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Biografia, lavori in corso - a breve anche il 1974 e il 1975

martedì 15 dicembre 2020

Intervista a Pier Paolo Pasolini - Il futuro è già finito - «Panorama», 8 marzo 1973

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro






Intervista. Il futuro è già finito
Intervista di Massimo Conti


 

M.C. - La storia, allora ‘va avanti a forza di esagerazioni’?

P. - Certo. Di esagerazioni, di scandali, di tensioni.

M.C. - Lei dunque diceva che ci sono molti punti di contatto fra nazifascismo e gauchismo. Vuol spiegarci meglio questo concetto?

P. - Lo spiego esistenzialmente: oggi il fascista non ha bisogno di mentire fino in fondo, per ritrovarsi con i gauchisti. Basta che menta su alcuni punto. Per tutto il resto (l’atteggiamento, i miti che ha in testa, il linguaggio) l’identificazione non è difficile. Fascismo e gauchismo sono fondati sugli stessi principi filosofici (non, badi bene, ideologici e politici!). Si tratta di principi filosofici di carattere irrazionale-pragmatico.

M.C. - Che vuol dire?

P. - Che postulano obiettivi rigorosi, totali, assoluti, e, nel tempo stesso, danno il primato all’azione nei confronti del pensiero. La contropartita dell’irrazionalità è il mito dell’organizzazione. I nostri giovani mistici della politica sono anche formidabili organizzatori. Basta pensare alle loro manifestazioni di piazza, negli anni scorsi. Non si era mai visto nulla di simile, in passato. Il dato rivelatore dell’irrazionalismo sostanziale dei giovani è il verbalismo.

Pasolini sul suo teatro - Estratti audio dalle trasmissioni radiofoniche (1968-1972)

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




 Pasolini sul suo teatro Interviste radiofoniche (1968-1972) 

Estratti audio dalle trasmissioni radiofoniche: 

Intervista di Leoncillo Leoncilli a Pier Paolo Pasolini su Orgia (RAI, 27 novembre 1968) 

Fonte Teatro Stabile Torino
Centro  studi
   L. L. - Da Torino, Leoncillo Leoncilli... 

Nell’interpretazione di Laura Betti, Luigi Mezzanotte e Nelide Giammarco, sta per andare in scena al Deposito d’Arte Presente di via San Fermo il primo lavoro teatrale di Pier Paolo Pasolini, Orgia. È anche il primo esempio di ciò che lei, Pasolini, chiama teatro di Parola.

   P. P. P. - Il teatro di Parola è un teatro che si basa esclusivamente sul testo, che esclude l’azione. Cioè, nel palcoscenico non ci saranno duelli, baci, salti, contorsioni e altre cose del genere. Ma tutto sarà semplicemente testo, un po’ come gli antichi greci, insomma, Lo schema teatrale è preso dalla tragedia greca, in cui tutto – appunto – è parola.

   L. L. - Un dramma in versi, il suo, con una trama che racconta di un matrimonio naufragato e del suicidio di due coniugi. Ma il significato interiore qual è?

   P. P. P. - È prima di tutto la diversità. Cioè, che cosa è il diverso in una società che fa della normalità una specie di teologia. E poi, il senso della morte. Cioè, la morte può essere abitudine alla repressione, come dice Marcuse, e quindi può portare a una vita rassegnata da una parte, e peccaminosa dall’altra. Invece questa Orgia insegna in qualche modo a fare “buon uso della morte”.





Intervista di Giancarlo Barberis a Pier Paolo Pasolini e Laura Betti su Orgia (RAI, 1 dicembre 1968).



Fonte Teatro Stabile Torino
Centro  studi
   Conduttrice - A Torino è andata in scena – se così si può dire –una nuova opera di Pier Paolo Pasolini, intitolata Orgia. Come sempre le esperienze del poeta e cineasta friulano [sic] sono destinate a provocare polemiche, discussioni, curiosità.

   Conduttore - Comunque la fatica della ricerca di un linguaggio nuovo, di una nuova espressione scenica non possono lasciare indifferenti, poiché appartengono a quell’ansia di verità che costituisce il tormento, non sempre sterile, dell’attuale generazione.

   Conduttrice - Giancarlo Barberis ha assistito all’insolito spettacolo, restandone – ci sembra – alquanto soggiogato. È uno spettacolo affidato alla suggestione della parola, ed è tempo – ci pare – che la parola riacquisti la sua magia.


(Squillo di tromba dallo spettacolo) 

   G.B. - Questo non è un comune squillo di tromba. È uno di quelli che accompagnano e sottolineano Orgia, il primo esperimento teatrale di Pier Paolo Pasolini, il suo approccio insomma al genere, un approccio che non poteva passare inosservato. Ha scosso, a Torino, quello squillo, una borghesia tranquilla, trasportata di peso davanti a una tragedia spaventosa, presentata in modo inabituale e in un luogo insolito, un deposito d’arte. Ha scosso solo la borghesia, perché solo questa, per ora, è ammessa all’Orgia pasoliniana.

Fonte Teatro Stabile Torino
Centro  studi
   P.P.P. - Sì, per le prime due settimane Orgia è data soltanto agli abbonati. Dopodiché comincia il mio vero e proprio esperimento, sulla ricerca di luoghi, come quello che lei ha descritto, che non siano i luoghi tipici del rito teatrale, cioè i teatri, con le loro poltrone di velluto, e d’altra parte non siano nemmeno i luoghi di protesta contro il tipo di teatro accademico, cioè le cantine. I luoghi che io cercherò sono luoghi che si definiscono già, per loro natura, come luoghi di incontri culturali.

   L.B. - Sì, sono luoghi, questi di cui parla Pier Paolo, in cui io spero proprio che possa succedere che si smentisca uno di quei cartelli che lui ha scritto, quello in cui dice “niente applausi”.

   G.B. - Lei proprio questa sera si è già fatta la sua brava piccola contestazione perché alla fine dello spettacolo è uscita e ha detto: “Qualcuno ha applaudito, grazie”.

   L.B. - Si capisce, si capisce.

   G.B. - Appunto.

   L.B. - Avevano applaudito, noi siamo arrivati in ritardo fuori, allora io sono uscita fuori e ho detto: “Qualcuno ha applaudito, quindi ri-applaudite”. Mi sono presa gli applausi e son tornata indietro. Cioè io contesto questo manifesto.

   G.B. - La contestataria è Laura Betti, principale strumento di Orgia, assecondata da Luigi Mezzanotte e da Nelide Giammarco. Nessuno dei tre è ‘attore’ della tragedia pasoliniana, che è in versi. È solo ‘strumento’ in mano al poeta. Come ha reagito il pubblico torinese?

   P.P.P. - Mah, sono le reazioni che io mi aspettavo, cioè di incomprensione, in realtà, del testo. Perché io, come lei sa, cerco altri destinatari, cioè non cerco il pubblico che generalmente va a teatro. Ma cerco degli spettatori che siano più che altro dei lettori di poesie. Siccome i lettori di poesia sono pochissimi, cerco in realtà pochi destinatari.


Fonte Teatro Stabile Torino
Centro  studi
   G.B. - Pasolini respinge, insomma, la comunicazione con la massa.

   P.P.P. - Come autore cinematografico ho fatto delle esperienze. Ho cominciato pensando che un’opera cinematografica dovesse essere quello che si dice ‘popolare’, ‘nazional-popolare’, in una sfera culturale gramsciana. Pian piano ho perso questa illusione. Siamo entrati in una nuova fase del capitalismo, il neocapitalismo, in cui la cultura è una cultura di massa. Che io voglia o che io non voglia. Il cinema, per sua natura, implica milioni di spettatori. Ora, la media del modo di recepire di questi milioni di spettatori un mio film fa sì che il mio film si trasformi completamente, diventi un’altra cosa. Ora ho capito che invece il teatro, per sua natura, non potrà mai essere un medium di massa.

   G.B. - E a questo punto entra un’altra forma di teatro, che è quella che lei è venuto a proporre a Torino, ed è il teatro di poesia pura.

   P.P.P. - Quello che io chiamo teatro di Parola è uno dei tanti generi teatrali in cui il teatro si sta articolando. Cioè, non si può più parlare di ‘teatro’, come si diceva fino a qualche anno fa, perché ormai c’è un teatro accademico, ufficiale ecc ecc, c’è un altro teatro d’avanguardia, gestuale, fatto di pura presenza fisica, e adesso c’è anche, timidamente, questo teatro di Parola, fondato tutto sulla parola…

   G.B. - Rischia di esporsi forse all’accusa, che del resto le è stata formulata, di antidemocraticità.

  P.P.P. - Mi pare che l’aristocraticità della mia operazione sia solo apparente, perché in realtà io, cercando questi piccoli pubblici, questo rapporto diretto con le persone, instauro un rapporto profondamente democratico. Il mio è un decentramento, praticamente, e ogni decentramento è democratico.



Intervista a Pier Paolo Pasolini sul teatro (RAI, 13 giugno 1972) 



   Giornalista - Il regicidio [Affabulazione] è una delle sei commedie scritte da Pasolini. Pasolini, vediamo innanzitutto il significato di questo suo testo.

   P.P.P. - È una cosa, guardi, che è impossibile da riassumere in poche parole in un’intervista di questo genere. Insomma, è un rapporto drammatico, ambiguo, complesso, tra un padre e un figlio. L’amore di un padre per un figlio.

   Giornalista - Vorremmo chiederle che tipo di teatro è il suo, che discorso teatrale intende fare.

   P. P. P. - Il mio è un teatro strettamente culturale. In realtà andrebbe letto in una stanza piccola, di fronte a una quarantina, a una cinquantina di persone. Questa è la vera destinazione del mio teatro. Ad ogni modo, certi criteri del mio teatro sono rigorosi, sono appunto quello che le ho detto: un teatro di cultura, fatto per poche persone, fatto per essere letto a voce alta, forse, ma non per essere rappresentato in quel rito sociale che è il teatro per la borghesia. Il mio teatro non è scritto in dialetto. È scritto in italiano letterario puro, e allora questo italiano letterario puro non ha un equivalente orale.

   Giornalista - Passiamo per un momento alla sua attività di regista e di autore cinematografico. In questo momento sta preparando qualcosa?

   P. P. P. - In questo momento sto finendo il missaggio e la stampa dei Canterbury Tales, I racconti di Canterbury. E sto già preparando Le mille e una notte. Qui, proprio mentre lei mi sta facendo questa intervista, c’è il costumista che deve fare i costumi delle Mille e una notte. Giornalista - Il quale è Danilo Donati, premio Oscar e notissimo scenografo del cinema italiano.
[...]

Fonte:  estratto da documento formato pdf


Curatore, Bruno Esposito

Collaborano alla creazione di queste pagine corsare:

Carlo Picca
Mario Pozzi
Alessandro Barbato
Maria Vittoria Chiarelli
Giovanna Caterina Salice
Simona Zecchi

Primo Piano 1967 - Intervista con Pier Paolo Pasolini - Pasolini si ricorda e si immagina

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




Pasolini si ricorda e si immagina
Intervista con Pier Paolo Pasolini
Primo Piano 1967
Audiovisivo AAMOD 

Di seguito: 
1- la descrizione del video; 
2- la trascrizione dell'intervista; 
3- il video 
4- materiale didattico 



“La storia della mia vita è la storia dei miei libri” 



Primo piano. 
Personaggi e problemi dell’italia d’oggi 

Genere: documentario

Tipologia: non fiction

Stato: finito

Titolo proprio: Pier Paolo Pasolini

Regia: DI Carlo, Carlo

Casa di produzione: Unitelefilm

Edizione: italiana - 1967

Lingua: italiana

Anno di produzione: 1967

Altre responsabilità

persone:
Bevilacqua, Angelo  (fotografia) 
Bocchetti, Alessandra  (collaborazione artistica) 
Da Subiaco, Giuseppe  (montaggio) 
Tarchi, Carlo  (fonico)


durata: 00:19:00
cromatismo: b/n
sonoro: sonoro



Abstract: Il film traccia un ritratto di Pier Paolo Pasolini e della sua attività letteraria e cinematografica, attraverso la video testimonianza di Pasolini stesso e una serie di riprese effettuate nelle borgate romane. Pasolini mette in risalto la sua vicenda di uomo di cultura, scrittore, poeta, cineasta, con riferimenti ai problemi della vita italiana degli ultimi venticinque anni, in particolare in rapporto alla condizione umana e sociale dei giovani e dei sottoproletari della periferia della capitale. Nel documentario sono inserite, come documentazione dell’attività cinematografica di Pasolini, alcune immagini tratte dai suoi film. Il documentario è l’unico realizzato nell’ambito del progetto “Primo piano. Personaggi e problemi dell’Italia d’oggi”. Bellissima la lettura finale di una sua poesia.

Partecipazione a manifestazioni: Festival dei Popoli - Firenze 1975

Descrizione delle sequenze:

01. Cartello con titolo - ‘Personaggi e problemi dell’Italia d’oggi’. Zoom in sulla scritta.
10:00:18:00 - 10:00:13:00

02. Panoramica su edifici di edilizia popolare e zoom in su un gruppo di baracche.
10:00:13:00 - 10:0043:00

03. Bambino, F.I., corre mentre gioca col cerchio.
10:00:44:00

04. TOT. su gruppo di anziani che parlano all’aperto con carrozzina.
10:00:55:00

05. Bambina, F.I. all’aperto vicino ad una altalena. P.P. Bambina con copricapo è ripresa attraverso uno steccato con un ditino nel naso.
10:00:58:00

06. Movimento di macchina a mano lungo un viottolo sterrato con recinzione laterale. Presenza di bambini, F.I., che corrono e giocano a pallone, donne, F.I., riprese durante faccende domestiche.
10:01:09:00

07. Ragazzo, P.P., segue l’obiettivo della macchina, accennando un sorriso, avanzando fino a un primissimo piano.
10:03:04:00

08. Intervista a Pier Paolo Pasolini, F.I.; l’uomo si muove all’interno della casa. Didascalia: ‘Pier Paolo Pasolini di carlo di carlo. cultura e società’
10:03:27:05

09. Pier Paolo Pasolini (MF e PP), seduto sul divano di casa. Parla della sua vita ‘che è la storia dei suoi libri’.
10:04:00:03

10. Zoom in sulle mani di Pier Paolo Pasolini.
10:11:29:00 - 10:12:00:00

11. Zoom in sui libri di Pasolini accanto a lui sul divano dov’ è seduto. Totale del libro: “Pier Paolo Pasolini, ‘Passioni e ideali’, Garzanti”
10:13:00:00

12. Pasolini parla del suo passaggio dalla lingua italiana ad una lingua internazionale, attraverso il cinema.
10:13:16:00

13. Fotografie di Pier Paolo Pasolini sul set dei suoi film. Fotografie di scena, riprese, immagini dei manifesti dei suoi film.
10:14:06:11 - 10:16:16:00

14. Riprende la parola Pier Paolo Pasolini, P.P.
10:16:17:00

15. Quartiere Don Bosco, panoramiche. Voce off di Pasolini che recita una sua poesia mentre la macchina realizza una lunga panoramica a 360° sulle rovine archeologiche dell’Acquedotto Felice.
10:16:50:00

16. Titoli di coda
10:18:59:00 - 10:19:17:00
- 10:19:18:00

Note dell’archivista: 
Per quanto riguarda la descrizione del contenuto si evidenzia quanto segue: durante la sua videotestimonianza Pier Paolo Pasolini, nella sua casa all’Eur, afferma, tra l’altro: “La storia della mia vita è la storia dei miei libri” - “Il cinema è una vera e propria lingua secondo me”. Pasolini ripercorre quindi la propria vicenda di intellettuale in relazione alla produzione letteraria e cinematografica e al rapporto conflittuale con quella che definisce società “piccolo borghese”.

Trascrizione da sonoro:

La storia della mia vita è la storia dei miei libri, i miei libri eccoli qua, quindi, in questo divano c'è tutta la mia vita, praticamente. Il primo mio libro è uscito nel 42, è un libro di poesie in dialetto friulano che è il dialetto di mia madre, le ho scritte verso i 18 anni e le ho pubblicate esattamente a 20 anni, nel 42 avevo 20 anni. 
Perchè ho scritto in friulano?
Allora non me ne sono reso ben conto, ma, me ne sono reso conto immediatamente appena è uscito il libro; appena uscito il libro alcuni critici avrebbero voluto recensirlo non l'hanno potuto recensire perchè le riviste di allora, erano gli ultimi anni del fascismo, non volevano che si parlasse di dialetti, non volevano che esistesse una letteratura dialettale; 
questo perchè? 
Perchè l'Italia di allora, l'Italia ufficiale di allora, era un'Italia completamente stereotipa e falsa, praticamente al di fuori di ogni forma di realismo, anche se completamente poetico, come era questo; cioè non si voleva che in Italia si parlasse di dialetto. 
Praticamente non si voleva che in Italia ci fossero dei contadini e degli operai.
Comunque in questo libro non c'è niente di quello che è stato chiamato poi "impegno".
E' un libro completamente poetico, di un amore un pò romanzato e fantastico, mio, per la terra di mia madre, per i contadini friulani, ecc. ecc...
Dopo poco, nel 45, durante la guerra, avevo fondato, nel paese di mia madre, Casarsa nel Friuli, una specie di accademia che chiamavamo piccola accademia di lingue friulana. In sede di questa accademia, a nostre spese, io e degli altri miei amici, pubblicammo dei libricini. Questo dunque, è il secondo libricino che è uscito, si chiama " Diario", questo però in lingua italiana.
Ancora poesie, diciamo cosi, anteguerra, di atmosfera culturale ancora simbolistica o surrealistica, o in un certo senso neoclassica, con qualche rapporto con l'ermetismo, ma comunque già qui ci sono degli elementi della mia poesia futura, cioè già qui parlo, per esempio, della morte del mio fratello partigiano, ecco, è già un tema nuovo nella mia poesia, evidentemente.  In questi anni ho continuato a scrivere sia in friulano che in lingua, le poesie friulane le ho raccolte soltanto dopo una decina d'anni, in un volume che si chiama "La meglio gioventù", le poesie italiane sono qui, "L'usignolo della chiesa cattolica"    che ho pubblicato pochissimo tempo fa. Fino a quel punto io credevo di essere letteralmente quello che in un senso tecnico si definisce poeta ma a un certo punto ho cominciato a vedere dei film. E vivevo  allora, benchè abbia studiato a Bologna, all'università di Bologna, però ho passato la mia giovinezza in gran parte appunto nel paese di mia madre nel Friuli, dove ero fuori da ogni contatto culturale. La cultura italiana del tempo mi è arrivata attraverso il cinema, e ho visto i primi del neorealismo italiano che mi hanno fatto venire in mente l'idea di poter scrivere anche dei racconti, o delle novelle o dei romanzi. Ho ratto dei tentativi che sono rimasti nel cassetto, e di cui uno soltanto ha visto la luce due o tre anni "Il sogno di una cosa". Ma arrivato a Roma. dove sono arrivato nel '50, immediatamente, cambiando ambiente, cambiando costumi, cambiando abitudini, cambiando conoscenze, ecc..., mi sono propriamente arricchito di questa dimensione narrativa che prima non avevo ed ho cominciato, appena arrivato a Roma, a scrivere, a scrivere dei racconti di ambiente romano, che poi ho radunato insieme, gli ho dato una certa unità, li ho raccolti nel volume "Ragazzi di vita" che è uscito nel '55. Con "Ragazzi di vita" è cominciato quello che posso definire il mio successo, letterario ma anche la serie dei miei guai perché con "Ragazzi di vita" ho subito il mio primo processo. Un processo allora trionfalmente vinto perché il pubblico stesso ha chiesto l'assoluzione in quanto si trattava di un'opera di poesia, di un'opera d'arte, almeno nelle intenzioni e non era imputabile di accuse di scurrilità e di oscenità di cui era stato accusato. Prima di scrivere il secondo romanzo ho continuato a scrivere dei versi e sono usciti quindi tre volumi. Il primo: 'Le ceneri di Gramsci", il secondo uscito subito nel '59: "La religione del mio tempo" e l'ultimo è uscito due o tre fa: "Poesia in foma di rosa". 
E' qui contenuta quella che io considero la parte più solida di quello che ho fatto finora. I romanzi sono stati un po' un'avventura per me, non considero ancora un romanziere. Sono arrivato al romanzo verso 30 anni, ho fatto due o tre esperimenti, in parte riusciti in parte no, non Io so, hanno avuto un certo peso cultura degli anni '50, credo, ma io continuo a considerarmi uno scrittore di versi. Ed ecco infatti 
l'altro romanzo che prosegue i temi, i personaggi, l'ambiente, ecc..., ecc...,  dei "Ragazzi di vita", si chiama "Una vita violenta". Racconta la storia di un giovane che passa da una fase di piena Incoscienza civile e politica, attraverso varie esperienze, fino ad acquisire una coscienza di classe benché lui poi non appartenga a nessuna classe, appartenga In pieno a un sottoproletariato urbano, ondeggiante, che stato fascista e che quindi è privo di questa coscienza. Durante questi anni, appunto gli anni dell'impegno, è stata molto intensa anche la mia attività saggistica e critica. Ho raccolto tutti questi miei saggi In un volume che si chiama "Passione e ideologia" e soprattutto sono stato direttore con Leonetti e Roversi, di una rivista letteraria e politica che si chiama "L'officina". Questa mia attività ha avuto delle varie interruzioni, è stata ripresa recentemente, quando mi sono deciso a dirigere insieme a Carocci e Moravia, una nuova serie della rivista "Nuovi argomenti". 
Da che cosa stata caratterizzata tutta questa mia produzione in maniera assolutamente schematica e semplicistica? E' stata caratterizzata, prima di tutto, da un istintivo e profondo odio per lo stato in cui vivo, dico proprio stato, intendo dire stato di cose e stato nel senso politico della parola. Lo stato capitalistico piccolo borghese che io ho cominciato a odiare fin dall'infanzia. 
Naturalmente, con l'odio non si fa nulla, intatti, non sano riuscito a scrivere mai una sola parola che descrivesse o si occupasse o denunciasse il tipo umano piccolo borghese  italiano; il mio senso di repulsione cosi forte che non riesco a scriverne. Quindi ho scritto nei miei romanzi soltanto di ragazzi appartenenti al popolo; io vivo cioè con la piccola borghesia italiana. Ho rapporti o con il popolo o con intellettuali. La piccola borghesia si, però, è riuscita ad avere rapporti con me! e li ha avuti attraverso i mezzi che ha in mano cioè attraverso la magistratura e la polizia ed ha Intentato una serie di processi alla mia opera, la quale è caratterizzata, naturalmente. non solo dall'odio contro la polizia ma da una visione marxista delle cose, da un'analisi marxista della mia società. 
Questi processi sono cominciati con "Ragazzi di vita" e sono arrivati fino poco tempo fa, con il processo contro il mio film "La ricotta" per vilipendio alla religione; perchè nel frattempo sono passato ai film, ho abbandonato in parte la letteratura, o perlomeno ho abbandonato il romanzo non la poesia, per dedicarmi quasi esclusivamente al cinema. Questo accaduto negli anni '60 e non senza ragione perché anni '60 sono gli anni di una profonda crisi della cultura italiana. L'Italia sta passando da una fase di paleocapitalismo verso una forma di neocapitalismo. Questo ha Implicato una crisi di tutte le ideologie esistenti allora in Italia, soprattutto dell'ideologia marxista e dell'impegno. Sicché si parlato di crisi del romanzo, son sarti i movimenti avanguardistici che rompevano le tradizioni e le forme chiuse e classiche  di narrativa  e di poesia, si parlato di anti-romanzo. ecc.. ecc.. Io non ho potuto inserirmi in questo movimento perchè ormai la mia formazione era fatta, il carattere letterario era definito, non potevo tradirlo, tornarmene indietro. E son passato istintivamente al cinema, ho sostituito cioè, il racconto romanzesco col racconto cinematografico. E In principio ho creduto che si trattasse di una nuova tecnica, in realtà sono accorto che si tratta di una scelta vera e propria perché cinema è una vera e propria lingua. secondo me, forse realizzando con questo mio avventuroso, un pò scapestrato, desiderio di abbandonare la nazionalità italiana. Scrivendo con la lingua del cinema  mi esprimo in un'altra lingua che non è più l'italiano, è una lingua internazionale. E cosi ho fatto il mio primo film "Accattone". Ecco qui la sceneggiatura. Subito dopo "Mamma Roma", poi quell'episodio de "la ricotta", di cui ho parlato prima, accusato di vilipendio alla religione e subito dopo, con grande stupore di coloro che mi hanno condannato per vilipendio alla religione, il "Vangelo secondo Matteo" che è caduto negli anni del pontificato di Giovanni XXIII ed è stato una specie di concreto atto di dialogo e di rapporto tra un comunista, seppure non iscritto ai partito, e le forze avanzate del cattolicesimo italiano. 
L'ultimo mio film è "Uccellacci e uccellini" in cui in maniera favolosa, cosi, aneddotica e simbolica, racconto la crisi di cui dicevo poco fa, cioè la crisi dell'ideologia dell'impegno degli anni '50 e l'avvento di un nuovo orizzonte ideologico intorno a noi, nella società italiana. 

Per il futuro chi vivrà vedrà. 
Pier Paolo Pasolini
(Trascrizione da video di Bruno Esposito).



Il film è visionabile anche sul canale YouTube dell’Aamod.

A seguire alcuni materiali utili per la didattica, ovvero per illustrare con qualche esempio il contesto di produzione del film:

scheda del film PierPaoloPasolini (a cura dell’Aamod); nulla osta per la circolazione del film PierPaoloPasolinitesto del commento del film PieroPaoloPasolinitesto inglese del commento del film PierPaoloPasolini.
Si consiglia, dopo la visione, un confronto tra il Pasolini di questo documentario e il Pasolini che si racconta nei programmi della Rai… che trovate anche su you tube. Le differenze sono notevoli. 
Fonte: https://visionandonellastoria.net/2012/06/29/pier-paolo-pasolini-si-ricorda-e-si-immagina/



@Eretico e Corsaro - Le Pagine Corsare

Curatore, Bruno Esposito

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