"Le pagine corsare "
dedicate a Pier Paolo Pasolini
Eretico e Corsaro
Una domanda a Pier Paolo Pasolini
Radiocorriere TV
5/11 gennaio 1969
Radiocorriere TV
5/11 gennaio 1969
| RADIOCORRIERE TV 12 - 18.06.1960 |
<< ideologia edonistica del consumo e della tolleranza modernistica di tipo americaneggiante >>;non l'Italia contadina e paleoindustriale, che
ed è presumibilmente in attesa di diventare qualcosa di molto simile all'Italia media, e quindi di assumerne i valori negativi, di farsi anch'essa<< è crollata, si e disfatta, non c'è più >>,
<< modernizzante, falsamente tollerante, americaneggiante >>.Fra questi italiani modificati è divenuto impossibile, secondo Pasolini, distinguere fra popolo e borghesia, operai e sottoproletari, e perfino tra fascisti e antifascisti.
<< La matrice che genera tutti gli italiani è ormai la stessa >>,dice lo scrittore-regista:
<< Non c'è più dunque differenza culturale apprezzabile tra un qualsiasi cittadino italiano fascista e un qualsiasi cittadino italiano antifascista. Essi sono culturalmente, psicologicamente e, quel che è più impressionante, fisicamente, intercambiabili >> Com'è logico, trattandosi d'un fenomeno recente, la confusione o << omologazione >> come Pasolini la definisce, riguarda soprattutto le giovani generazioni: << I giovani dei campi fascisti, i giovani delle SAM, i giovani che sequestrano e mettono bombe sui treni... sono in tutto e per tutto identici all'enorme maggioranza dei loro coetanei. Culturalmente, psicologicamente, somaticamente — ripeto — non c'è nulla che li distingua.„ Si può parlare casualmente per ore con un giovane fascista dinamitardo e non accorgersi che è un fascista. Mentre solo fino a dieci anni fa bastava non dico una parola, ma uno sguardo, per distinguerlo e riconoscerlo >>.
<<sinceramente non so in che cosa consista e chi lo rappresenti>>.Egli si sente di attribuirgli, vagamente,
<< dei tratti " moderni ", dovuti alla tolleranza e a una ideologia edonistica perfettamente autosufficiente: ma anche dei tratti feroci e sostanzialmente repressivi: la tolleranza infatti è falsa, perché in realtà nessun uomo ha mai dovuto essere tanto normale e conformista come il consumatore; e quanto all'edonismo, esso nasconde evidentemente una decisione a preordinare tutto con una spietatezza che la storia non ha mai conosciuto. Dunque questo nuovo Potere non ancora rappresentato da nessuno e dovuto a una " mutazione della classe dominante, è in realtà — se proprio vogliamo conservare la vecchia terminologia — una forma totale di fascismo >>.
<< c è una maniera sicura di distinguere un cittadino italiano fascista da un cittadino italiano antifascista, ed è quella di prendere in considerazione le idee e l'ideologia o la visione del mondo in cui mostra di credere >>.
<< solo nostalgia dell'Italia rustica e paesana, un mito letterario che non serve a niente >>.Il sociologo Franco Ferrarotti definisce la sortita pasoliniana
<< frutto di candida e accattivante ignoranza >>e aggiunge che
<< quando nessuna apprezzabile distinzione è più tracciabile tra fascisti e antifascisti, quando si è tutti fascisti, è chiaro che si è maturi per una sommaria assoluzione plenaria >>.Giorgio Bocca, che già in precedenti occasioni aveva giudicato indispensabile operare una distinzione fra il Pasolini « artista e letterato » e il politico
<< dilettante che farebbe meglio a stare attento alle parole >>,lo dichiara adesso
<< entrato in orbita >> e << scopritore dell'acqua calda >>.
<< letterato di corte, narcisista, politicamente mobilissimo >>Maurizio Ferrara con una lunga replica sull'Unità accusa Pasolini di confondere la politica con la metafisica, e quindi di compiere una pericolosa
<< fuga intellettuale dalla ragione e dai suoi obblighi >>e di
<< concedere un visto di entrata alle tesi di chi ha tutto l'interesse politico a che i contorni del fascismo restino annebbiati >>Nella pioggia di reprimende, che peraltro lo lasciano fermo nelle convinzioni che ha espresso e ribadito, l'unica voce parzialmente comprensiva è quella dello scrittore Leonardo Sciascia, che si dichiara in disaccordo sulla sostanza, ma gli riconosce almeno il merito di pensare.
<< Pasolini può anche sbagliare, può anche contraddirsi >>, dice, << ma sa pensare con quella libertà che pochi oggi riescono ad avere e ad affermare >>.
Lo sviluppo, ha detto, tende alla produzione intensa, disperata, ansiosa, smaniosa, di beni superflui, e conseguentemente ad imporne il consumo; e a volerlo e a incrementarlo sono i << nuovi padroni >> della società odierna, i detentori di quel << Potere >> con l'iniziale maiuscola di cui egli ha parlato nei suoi scritti.
II progresso si identifica invece con la creazione e produzione di beni che siano autenticamente necessari per i singoli e per la collettività.E in Italia è successo questo:
che i nuovi padroni, il Potere, hanno avuto partita vinta. spingendo gli italiani ad un consumismo fine a se stesso che li ha per l'appunto << omologati >> , ossia resi eguali nel desiderio di beni per lo più superflui, e disponibili all'accettazione di mode che anche esteriormente li hanno livellati fino a renderli indistinguibili l'uno dall'altro.
<< il punto sta nella necessità di identificare le forze sociali che hanno un interesse oggettivo a un tipo di sviluppo che sia anche progresso sociale equilibrato, e quelle che invece spingono a fondo per una espansione economica che, mentre non soddisfa i bisogni elementari, accelera e addirittura fagocita il mercato e le persone con l'offerta di beni superflui. E qui si può già capire che oggi, per esempio, il fascismo e la conservazione non sono più quelli di ieri, sono forze che si legano non a una condizione statica. ma che paradossalmente si presentano come forze dinamiche. Questo è il fatto nuovo: la conservazione è diventata dinamica, è diventata tecnocratica >>.
<< insufficiente a delimitare il campo della questione >>se la si mantiene, come a suo parere fanno sia Pasolini sia Ferrarotti, in una dimensione unicamente economica. << In Italia >>, dice
<< c'è stato uno sviluppo distorto. ci sono state scelte sbagliate, antipopolari, assolutamente al servizio di un certo tipo di profitto; ma questo ha creato delle contraddizioni e delle contro-spinte, ha creato un movimento politico del tutto nuovo. Dobbiamo mettere nel conto positivo di questi 25-30 anni il fatto che l'Italia è profondamente cambiata e migliorata >>.
<< A furia di essere tutti fascisti, nessuno lo è più, e si arriva alla vanificazione della terminologia, a uno sterile nominalismo >>
<< In fondo è vero che in una piazza non possiamo distinguere lo studente, o il ragazzo del Sud, o il vecchio, da come sono vestiti e da come sono fatti. Ma se guardiamo a come sono fatte le nostre città, noi distinguiamo perfettamente le borgate dal villino residenziale. Distinguiamo perfettamente chi ha la piscina e va a farsi il bagno comodamente. e chi invece deve andare a bagnarsi in certe acque infette perché, per esempio a Napoli non sono stati risolti i problemi delle fogne >>.
<< proprio contro chi vuole la giustizia, il progresso, e non lo sviluppo economico puro e semplice. I fascisti di oggi, prodotto di questa società consumistica, sono forse diversi da quelli del passato quanto a matrice, ma restano gli stessi come modulo ideologico. come violenza politica; senza rispetto per la libertà, per lo spirito, per i valori che secondo me sono eterni. Di fronte ad esso non possiamo assumere un atteggiamento liquidatorio, ne dal punto di vista estetico, né da quello culturale o sociologico >>
<<malattia ereditaria dello Stato e della società italiana>>cambiato per certi aspetti esteriori; esso tuttavia
<<sopravvive e tende a sopravvivere a se stesso>>Il rischio di una omologazione ingannatrice può quindi farci perdere il senso di una minaccia che e ancora all'interno della nostra società e che c'impone di stimolare gli << anticorpi >> che pure esistono e che devono servire ad evitare il conformismo e l'accettazione delle spinte al consumismo e alle mode livellatrici. La nostra società può ancora farlo, dice Pandolfi, è ancora in grado di esprimere
<< creatività di valori. Al di là dei rischi vedo una creatività nuova. e più nelle giovani generazioni che in quella cui appartiene la maggior parte di noi >>
<< non vorrebbero mai tornare indietro, a quella famosa Italietta rustica e rozza >>e in ciò sono i naturali alleati, anzi i portabandiera del « nuovo Potere» che non ha più bisogno di dittatura e autoritarismo espliciti, dichiarati. perché può ottenere lo stesso effetto con la forza della produzione, con l'imposizione dei suoi prodotti e con il generale livellamento che ne deriva. Qui sta il nuovo fascismo, qui stanno i massimi rischi, nei quali gli italiani « omologati » (ossia tutti gli italiani) sono già immersi fino al collo, e dai quali non potranno liberarsi se continueranno a riflettere e ad agire secondo schemi superati, insufficienti e non più utilizzabili.
<< non solo su un tema come questo, ma su qualsiasi tema: non c'è problema che non possa essere visto da punti d'osservazione contrari, e non c'è punto d'osservazione che non contenga almeno un nocciolo di verità >>.
Indice dei post – Politica, società e rivoluzione antropologica secondo Pasolini
| Titolo del post (cliccabile) | Descrizione breve |
|---|---|
| Pier Paolo Pasolini, «Gli italiani non sono più quelli» – Studio sulla rivoluzione antropologica in Italia | Analisi della trasformazione antropologica dell’Italia del boom economico e della mutazione dei comportamenti collettivi secondo Pasolini. |
| Politica e società secondo Pasolini – I pasticci dell’esteta, di Maurizio Ferrara | Commento critico di Ferrara sulle posizioni politiche di Pasolini, tra estetismo, polemica civile e lettura dei mutamenti sociali. |
| Pier Paolo Pasolini – Il potere senza volto | Riflessione sul nuovo potere impersonale e tecnocratico denunciato da Pasolini negli anni ’70, privo di identità e più pervasivo dei poteri tradizionali. |
| Ancora sulle recenti prese di posizione di Pier Paolo Pasolini – di Maurizio Ferrara | Ferrara risponde alle ultime dichiarazioni pubbliche di Pasolini, analizzandone implicazioni politiche e culturali. |
| Pasolini, gli Italiani oggi – Controcampo, trasmissione del 19 ottobre 1974 | Sintesi dell’intervento televisivo di Pasolini a Controcampo, dove discute la crisi morale, la mutazione antropologica e il nuovo conformismo italiano. |