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venerdì 9 gennaio 2026

Entervista con Pier Paolo Pasolini - Pubblicata in José Ángel Cortés, Interviste ai registi italiani, Madrid: Magisterio Español, 1972, pag. 161

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Entervista con Pier Paolo Pasolini
Pubblicata in José Ángel Cortés
Interviste ai registi italiani

Madrid

Magisterio Español

1972

pag. 161


A questo link, trovi tutte le interviste: Interviste a Pasolini - Le pagine Corsare 


( © Questa trascrizione da cartaceo e la traduzione, è stata curata da Bruno Esposito ) - (La traduzione, anche se non è precisa nella forma, lo è certamente nei contenuti)

 

—  Lei è un uomo che è arrivato al cinema dalla letteratura. Quali differenze fondamentali riscontra nel senso creativo e nell'espressione tra letteratura e cinema?

—  Letteratura e cinema sono due tecniche che non possono essere paragonate. Sarebbe come cercare di fare un ragionamento logico, che so, tra il numero 88 e la lingua scandinava. Non ci sono punti di contatto, perché appartengono a due sistemi di segni completamente diversi. La letteratura usa il codice del linguaggio scritto e parlato; cioè, usa un sistema di segni simbolici e convenzionali.

Per indicare un albero, la letteratura usa il significante "albero", che è un segno arbitrario e convenzionale. Il cinema, invece, per fare la stessa cosa, presenta lo stesso albero. Con questo intendo dire che il cinema è un sistema di segni che non sono né arbitrari né convenzionali, ma piuttosto gli oggetti stessi della realtà. Li chiamo "segni iconici viventi". Mentre la letteratura si esprime attraverso un sistema di segni per esprimere la realtà, il cinema lo fa attraverso la realtà stessa. Come potete vedere, la differenza è così grande che è alquanto assurdo tentare un paragone. I paragoni possono essere fatti in un campo non tecnico e non linguistico. Vale a dire, in un campo spirituale. Posso affermare che, sostanzialmente, per quanto riguarda la manifestazione del mio spirito, letteratura e cinema sono la stessa cosa. Ma, ripeto, a livello spirituale. In conclusione, insisto sul fatto che un confronto tra espressione letteraria e cinematografica è un confronto tra due momenti linguistici tecnici che non possono essere paragonati tra loro.

—   La domanda nasce da un tuo articolo in cui parlavi di metafora. Lo ricordi?

—  Lo so. Era un articolo iniziale che poi ho completamente superato e dimenticato, come molti altri; direi addirittura che è completamente sbagliato. Il cinema, Jacobs ha ragione, non è metaforico, ma metonimico.

—  Per quanto riguarda i risultati ottenuti, qual è la sua opinione?

—  Sono anche incomparabili. Sfidano il confronto, e qualsiasi tentativo di confrontarli è ingiusto. Proprio come non si può fare un confronto ragionevole tra i risultati ottenuti in prosa e in poesia. È pura retorica. Si può prendere un romanzo di Cechov scritto in prosa e poi una poesia di Rimbaud. Un confronto tra loro è assurdo, privo di senso. Lo trovo assurdo. Questi sono argomenti di discussione frequentemente usati, nei quali non trovo alcuna base scientifica.

—  Qual è il problema principale che incontri quando scegli la trama di un film?

—  Non lo scelgo mai. Parto sempre da un'idea. A un certo punto, mi viene l'idea, l'intuizione, che è quasi sempre un'intuizione formale di un film. È sempre stato così: mi viene l'idea e ho la visione che questo era il film che avrei dovuto fare.

mercoledì 22 ottobre 2025

Pier Paolo Pasolini, Empirismo Eretico - Il pensiero "ribelle" come laboratorio di verità scomode. Garzanti, 1972

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pier Paolo Pasolini
Empirismo Eretico

Biblioteca nazionale centrale di Roma
Copia di "Empirismo eretico" con dedica di Pasolini a Elsa Morante 

Il pensiero "ribelle"
come laboratorio di verità scomode 

Garzanti, 1972

Nel 1972 Pier Paolo Pasolini pubblica Empirismo eretico, una delle raccolte saggistiche più discusse e innovative del secondo Novecento italiano. Quest’opera si impone nel panorama intellettuale come un laboratorio teorico che attraversa le discipline della linguistica, della critica letteraria e della semiologia cinematografica, ma anche come una testimonianza del disagio civile, politico e culturale di un’epoca in rapida e tumultuosa trasformazione. Nel cuore del libro c’è la tensione tra una fede marxista vissuta in modo eretico e il bisogno costante di portare la speculazione sull’arte, sul linguaggio e sugli strumenti di rappresentazione oltre i confini della tradizione e del conformismo accademico o ideologico. Pasolini si configura qui come uno dei rari intellettuali capaci di intrecciare azione artistica e riflessione teorica, con una scrittura sempre polemica, spesso frammentaria, disorganica, tale da richiedere la partecipazione attiva e filologica del lettore per ricostruire il senso profondo e i nodi tematici dell’opera. Non è un caso che la raccolta venga identificata dagli studiosi come «opera per costellazioni», fatta di nuclei argomentativi attorniati da testi satellite (repliche, sviluppi, correzioni) che testimoniano la natura "vivente" della ricerca pasoliniana. Empirismo eretico si propone così come un punto di snodo in cui confluiscono questioni linguistiche, dibattiti marxisti, riflessione avanguardista, critica della società dei consumi e teorizzazione dell’arte come atto civile. L’eresia, centrale nel titolo, indica per Pasolini non solo la volontà di contrapporsi all’ortodossia (letteraria, politica, teorica), ma la pratica di uno stile conoscitivo e argomentativo che accoglie la contraddizione, il conflitto, la parresia – quella “verità rischiosa” che Michel Foucault individuerà come cifra dei grandi intellettuali testimoni di verità sgradite al potere. Siamo di fronte alla testimonianza simultaneamente personale, politica e stilistica di una crisi: quella della cultura italiana nell’era del boom e della società di massa, quella del ruolo tradizionale dell’intellettuale, quella delle lingue (e dei linguaggi) d’Italia nel momento della loro modernizzazione/omologazione.

venerdì 12 settembre 2025

Eugenio Cefis, La mia patria si chiama multinazionale - Conferenza all'Accademia militare di Modena, 23 febbraio 1972

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Eugenio Cefis
La mia patria si chiama multinazionale

Conferenza all'Accademia militare di Modena

23 febbraio 1972

( © Questa trascrizione da cartaceo è stata curata da Bruno Esposito )


Signori, perché un ex allievo di questa Accademia torna dopo più di trent’anni tra queste mura a parlarVi di un tema così estraneo all’arte militare come le imprese multinazionali?

Perché un ex ufficiale che le vicende della guerra e del dopoguerra hanno portato su strade molto lontane dalla vita militare sente il bisogno di aprire un dialogo con i soldati di domani?

È molto semplice. Io sono convinto che Voi sarete chiamati nei prossimi anni a svolgere un ruolo importantissimo e vorrei esserVi utile offrendo la mia esperienza come elemento di meditazione.

giovedì 15 giugno 2023

Scontro “Rovente” a Milano su Pasolini e la pornografia, Il dibattuto su “Canterbury” al Circolo Turati di Milano (novembre 1972)

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Foto di Letizia Battaglia - Tutti i diritti riservati



Nel novembre 1972, al Circolo Turati di Milano Pasolini fu invitato a discutere della “libertà d’espressione tra repressione e pornografia”. Con lui, Morando Morandini, Giovanni Raboni, l’avvocato Marco Janni e Giancarlo Feretti, moderatore del dibattito. L’occasione era data dall’ultimo film di Pasolini, I racconti di Canterbury, continuamente bloccato e sbloccato dalla censura in ragione di una presunta offesa al comune senso del pudore, ai sensi dell’articolo 529 del Codice Rocco. E’ uno dei tanti capitoli dell’incredibile odissea giudiziaria di Pasolini, che pure in occasione di quell’incontro fu fatto oggetto di attenzione, ma anche di accuse arroventate di disimpegno e di deviazionismo decadente. Accuse dal “Movimento” e da sinistra, in quel caso.

CON IL NUOVO FILM TRATTO DA CHAUCER Pasolini ci svelerà il mondo delle allegre comari inglesi - STAMPA SERA Giovedì 13 - Venerdì 14 Gennaio 1972

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



 CON IL NUOVO FILM TRATTO DA CHAUCER 
Pasolini ci svelerà il mondo delle allegre comari inglesi 

Diavoli, carnefici e penitenti in una scena fantastica del film «I racconti di Canterbury» 

STAMPA SERA 

Giovedì 13 - Venerdì 14 Gennaio 

1972

nostro servizio Roma, 

giovedì sera. 

Pier Paolo Pasolini è sempre in prima fila. Dopo il successo incontrato dal Decameron (e mentre si stanno producendo in Italia altri quattro o cinque film, del filone boccaccesco, un filone che si annuncia più prolifico del western all'italiana) Pasolini ha riscoperto Geoffrey Chaucer, il grande poeta inglese contemporaneo del Boccaccio, più volte accusato dai critici letterari di aver plagiato qua e là il narratore italiano. The Tales of Canterbury («I racconti di Canterbury»), comunemente indicati come il Decameron inglese, forniscono al regista italiano una materia altrettanto gustosa: beffe, allegre comari, mariti traditi, monaci libertini e monache vogliose. 

Pier Paolo Pasolini, biografia breve - 1972 Scandalizzare è un diritto... Amen

"Le pagine corsare " 
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Eretico e Corsaro


Foto di Letizia Battaglia - Tutti i diritti riservati

Pier Paolo Pasolini
biografia breve
1972  
Scandalizzare è un diritto... Amen

A questo link, trovi la Biografia breve completa: Biografia Breve-Le Pagine Corsare


«Io penso che scandalizzare sia un diritto, 
essere scandalizzati un piacere, 
e chi rifiuta di essere scandalizzato è un moralista, 
il cosiddetto moralista»

«Nei saggi ideologici ci metto il mio senso comune:
solo per quelli poetici, oh Tetis, il mio acume»

 Nei primi sei mesi dell’anno, il suo impegno maggiore è  il lavoro di montaggio e doppiaggio de I racconti di Canterbury. 

L' Unità - 23 febbreio 1972
L' Unità - 9 dicembre 1972

Guido Enaudi chiede d tempo a Pasolini di lavoare ad una nuova edizione dell’antologia della Poesia dialettale del Novecento. In febbreio Pasolini scrive all’editore: 


Caro Einaudi,

scusami per il lungo silenzio: faccio tre film in una volta e trascuro gli amici! L’idea di riprendere in mano la «Poesia dialettale» mi attira – fra l’altro, in questi ultimi cinque o sei anni sono usciti dodici o tredici libri di poeti dialettali, anche giovani, molto buoni. Ma quando avrò il tempo di occuparmene? Tu mi dai un largo margine di tempo: ma l’anno che mi attende è occupato dalla fine dei lavori dei «Canterbury», poi dalle «Mille e una notte», e poi devo preparare il mio volume di teatro, e poi, a farla completa, mi sono venuti in mente ben due romanzi!1 Non ti posso dunque promettere niente, purtroppo: ma lascio a me stesso aperto uno spiraglio (in ogni caso, avresti un giovane che, per sollevarmi dalla ricerca, si occupasse di raccogliere i volumi dei dialettali usciti dopo la mia antologia?)

Un affettuoso saluto dal tuo

Pier Paolo Pasolini

martedì 13 giugno 2023

Per il «Decamerone» di Pasolini, 80 denunce - LA STAMPA Anno 106 - Numero 34 - Venerdì 11 Febbraio 1972

"Le pagine corsare " 
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Eretico e Corsaro


Liliana Madeo 
Per il «Decamerone» di Pasolini, 80 denunce.

LA STAMPA Anno 106

Numero 34

Venerdì 11 Febbraio 1972 

Tanti "moralizzatori,, fra il pubblico del cinema.  

L'opera di Pasolini ha ottenuto il record degli incassi e quello delle proteste - Gli italiani che si scandalizzano per i film sono gli spettatori più zelanti: le lettere alla Procura partono il giorno della « prima ». 

(Nostro servizio particolare) 

Roma. 10 febbraio 1972. 



Record degli incassi e delle frequenze, il Decameron di Pasolini detiene fino ad oggi anche il record delle sdegnate proteste. Oltre ottanta sono le denunce sporte contro questo film. Sono ancora in corso un paio di procedimenti giudiziari, che la Procura competente a giudicare — quella di Trento, dove il film era uscito il 25 agosto — aveva già archiviato: a Sulmona si sta preparando un'istruttoria formale e da Ancona sono stati inviati gli atti alla Corte di Cassazione dopo una movimentata altalena di sequestri e dissequestri. In queste denunce c'è un campionario di un possibile «Esercito della salvezza» nostrano. Sono denunce dettate a voce al più vicino commissariato, o consegnate a mano, o inviate per posta. Alcuni usano carta da bollo, altri semplici fogli bianchi o la carta intestata che li qualifica. C'è un medico-chirurgo di Venezia, il comitato romano del fronte monarchico giovanile, il comitato nazionale per la pubblica moralità di Napoli, l'ispettore generale del Corpo forestale di Ancona, ben due suore missionarie del S. Cuore di Milano. 

lunedì 21 novembre 2022

Michel-M. Campbell intervista Pier Paolo Pasolini - Pier Paolo Pasolini e la religione - SÉQUENCES Numero 69, aprile 1972

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Michel-M. Campbell intervista Pier Paolo Pasolini

Pier Paolo Pasolini e la religione

SÉQUENCES  Numero 69, aprile 1972

( © Traduzione dal francese e trascrizione curata da Bruno Esposito)


Ammiratore di Pier Paolo Pasolini, Michel-M. Campbell ha approfittato di un viaggia in Italia per incontrare l'autore del Vangelo secondo Matteo. In  questa sua intervista, il professore della Facoltà di Teologia dell'Università di Montréal non esita a rivolgere a Pasolini domande sulla religione. 

Sembra che il mondo religioso sia costantemente presente nei film di Pasolini.

L.B.

mercoledì 11 maggio 2022

I FULMINI DI PASOLINI - Intervista di Mario Farinella a Pier Paolo Pasolini, comparsa sull'Ora l'11 dicembre 1972

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




Intervista di Mario Farinella comparsa sull'Ora l'11 dicembre 1972
I FULMINI DI PASOLINI

In Sicilia per preparare “Il fiore delle Mille e una notte”, l'autore risponde colpo su colpo ai suoi molti detrattori. “Io pornografo? Sono i critici che si comportano da piccoli borghesi conformisti”. Sferzante con l'avanguardia letteraria e polemico con il risvolto borghese della contestazione giovanile, Pasolini racconta: “Verga il mio maestro. Guttuso e Sciascia i miei fari”. Un incontro commovente a Corleone

di MARIO FARINELLA

Piccolo teschio angoloso, occhi di scimmietta cattiva: è il malevolo schizzo che di Pier Paolo Pasolini ha tracciato, di recente, uno dei tanti acidi moralisti che pontificano anche sulle colonne dei giornali, rabbiosamente intento a demolire il suo ultimo film., “I racconti di Canterbury”. Non c'è da meravigliarsi: il richiamo al bestiario non è nuovo alle patrie lettere; anche di Foscolo – tanto per fermarci ad un precedente illustre – si scrisse che aveva fisionomia più di scimmia che di uomo. E con ciò? Se Foscolo ha scritto “I sepolcri”, se Pasolini – ci si perdoni l'accostamento - ci ha dato la Poesia a forma di rosa, c'è davvero da gridare evviva le bertucce.

Rivedo Pasolini, dopo tredici anni, a Palermo, in una sera gonfia di burrasca e i suoi occhi, anche se scimmieschi, così pungenti, così curiosi, così avidi, sono tra i più vivi e inquietanti che si possa immaginare. Anche il primo incontro era avvenuto in un giorno di pioggia a Crotone, in Calabria: polemiche, allora, attorno al suo nome, polemiche – scandalo anzi – anche ora. Veniva premiato tra dissensi e appassionate difese, per quel suo straordinario romanzo che è “Una vita violenta”. C'era stata persino l'interferenza astiosa di due partiti politici, la Dc e il Msi, che attraverso manifesti e pubbliche prese di posizioni ingiungevano alla Giuria (De Benedetti, Moravia, Gadda, Ungaretti, Repaci) di non assegnare a Pasolini il Premio Crotone perché “nemico della Calabria”.

Tredici anni sono tanti nell'esistenza di un uomo, di uno scrittore. E perciò mi vien quasi spontaneo di chiedere a Pasolini:

– Dall'”Usignuolo della Chiesa cattolica” alle “Ceneri di Gramsci”, da “Una vita violenta” al suo ultimo “Empirismo eretico” ne è corsa di acqua sotto i ponti. Ha pensato di tentare un bilancio della sua vita di scrittore?

La risposta è decisa, frettolosa: 

“No, ho sempre evitato di fare un bilancio perché lo trovo una cosa crudele e forse inutile. Io penso che uno scrittore o un uomo debba dare tutto quello che ha senza fare i conti. Se ha potuto dare tanto, ha dato tanto; se ha potuto dare poco, ha dato poco. Fare un bilancio mi sembra un atto moralistico nei propri confronti. È crudele, forse inutilmente crudele”.

lunedì 9 maggio 2022

PROCESSO PER “I RACCONTI DI CANTERBURY” DI PIER PAOLO PASOLINI - TRIBUNALE DI BENEVENTO – SEZIONE PENALE, SENTENZA N. 308 DEL 20 OTTOBRE 1972

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



PROCESSO PER  I RACCONTI DI CANTERBURY 
DI PIER PAOLO PASOLINI.


TRIBUNALE DI BENEVENTO

SEZIONE PENALE

SENTENZA N. 308 

DEL 20 OTTOBRE 1972

PRESIDENTE ED ESTENSORE DOTTORE           DANIELE CUSANI

GIUDICI DOTTORI           ALFONSO BOSCO E BRUNO ROTILI


SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il 2 settembre 1972 veniva, in prima nazionale, proiettato in pubblico in Benevento il film "I racconti di Canterbury". Il 5 successivo uno spettatore napoletano (che tuttavia dichiarava che il suo pudore non era stato offeso dal film) sporgeva denunzia al Procuratore della Repubblica di Benevento, il quale, visionato il film ed esclusane l'oscenità, chiedeva al G.I. il decreto d'impromovibilità dell'azione penale, emesso il giorno 8. Il film, rapidamente diffuso in molte città italiane, era oggetto di altre otto denunzie e di qualche (a volte solo dubbiosa) segnalazione dell'autorità di P.S.=. Le Procure si limitarono a trasmettere i relativi atti a questa di Benevento, territorialmente competente. La Procura di Firenze ritenne opportuno far visionare il film in una saletta privata a tre Sostituti, i quali il 28 settembre sottoscrissero una collegiale relazione inquisitoria. Il Procuratore della Repubblica di Benevento ha quindi ordinato il sequestro del film e, ottenuto dal G.I. la revoca del decreto d'impromovibilità dell'azione, ha citato dinanzi a questo Tribunale col rito direttissimo il produttore Grimaldi, il regista Pasolini e il gestore Iannelli, perchè rispondessero del delitto di spettacolo osceno specificato in epigrafe.

Assenti i primi due imputati, presente il terzo, nelle udienze antimeridiane e pomeridiane del 18 e del 20 ottobre 1972 è stato celebrato il dibattimento, visionandosi (a porte chiuse) due volte il film in due diverse sale cinematografiche della città e acquisendosi agli atti numerosi documenti (altri venivano offerti dalla difesa solo in visione.

E’ stata con motivata ordinanza esclusa la costituzione di parte civile dell’Ordine dei Frati Minori.

Il P.M. ha quindi pronunciato ampia ed approfondita requisitoria, con la richiesta di assoluzione perché il fatto non costituisce reato. I difensori han perorato la medesima conclusione ed hanno chiesto l'immediato dissequestro del film.


martedì 28 dicembre 2021

Pier Paolo Pasolini,1972 I RACCONTI DI CANTERBURY

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro





Pasolini sul set dei Racconti di Canterbury 
Perché io sono giunto all’esasperata libertà di rappresentazione di gesti e atti sessuali, fino alla rappresentazione in dettaglio e in primo piano, del sesso? Ho una spiegazione che mi fa comodo e mi sembra giusta, ed è questa. In un momento di profonda crisi culturale (gli ultimi anni Sessanta), che ha fatto (e fa) addirittura pensare alla fine della cultura - che infatti si è ridotta, in concreto, allo scontro, a suo modo grandioso, di due sottoculture: quella della borghesia e

domenica 9 maggio 2021

Pasolini, da Chaucer alle Mille e una notte - Liliana Madeo, La Stampa, 24 giugno 1972

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Il film liberato in censura 

Pasolini, da Chaucer alle Mille e una


 notte


Vuole completare la trilogia, iniziata con Boccaccio 



(Nostro servizio particolare) 

Roma. 23 giugno. 


Il sollievo di Pier Paolo Pasolini è profondo: I racconti di Canterbury, bocciato in prima istanza dalla censura, ha ottenuto il visto in appello. 

« Questa volta me l'ero vista brutta — confessa —. Avevo temuto che il film non potesse uscire, o che mi fossero chiesti tagli impossibili da accettare. Spesso ho avuto guai con la censura, mai però un rifiuto così reciso. Da anni vengono fatte promesse solenni di abolire questa arcaica istituzione, ma niente cambia. E i censori che un anno fa, anche se turbati, non avrebbero avuto il coraggio di negare ai Racconti il visto, oggi si sono fatti di nuovo aggressivi, imbaldanziti dal clima generale di restaurazione in Italia ». 

Nella sua casa all'Eur le finestre sono spalancate su un terrazzo pieno di piante e le tende sono gonfie di vento. Le carte della corrispondenza e degli appunti, i

domenica 31 gennaio 2021

1972 - 12 DICEMBRE

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




Perché ho fatto questo film insieme a un gruppo di giovani compagni di Lotta Continua? Il perché c’è sicuramente, ma, per essere sincero io non lo so dire. Ho criticato a suo tempo, con violenza e forse con inopportunità, l’azione politica dei giovani: molte di quelle mie critiche si sono sfortunatamente rivelate giuste, e non ne abiuro. Tuttavia mi sembra che la tensione rivoluzionaria reale sia vissuta oggi dalle minoranze di estrema sinistra. La critica globale e quasi intollerante che queste esprimono contro lo stato italiano e la società capitalistica mi trovano completamente d’accordo nella sostanza, anche se non spesso sulla forma. Perciò, fin che ne sono capace, e ne ho la forza, è ad esse che mi unisco...

P.P. Pasolini, Il cinema in forma di poesia, 
Pordenone, Cinemazero, 1979; p. 97.

1972 DODICI DICEMBRE

Regia di Pier Paolo Pasolini (non accreditato) e Giovanni Bonfanti (aiuto regia: Maurizio Ponzi, Fabio Pellarin, Umberto Angelucci)
Produzione: Giovanni Bonfanti - Lotta Continua
Distribuzione: Circoli Ottobre - Lotta Continua / DAE
Soggetto: Giovanni Bonfanti e Goffredo Fofi
Sceneggiatura: Giovanni Bonfanti
Fotografia: Giuseppe Pinori, SEbastiano Celest Enzo Tosi, Roberto Lombardi, Dimitri Nicolau
Musica: Pino Masi


STORIA:
La regia del film è attribuita interamente a Giovanni Bonfanti. In realtà Pasolini ne diresse personalmente circa la metà. Il film si impernia sulla strage alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano, la strage di Piazza Fontana, avvenuta il 12 dicembre 1969.




@Eretico e Corsaro - Le Pagine Corsare

Curatore, Bruno Esposito

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venerdì 18 dicembre 2020

Pasolini sul suo teatro - Interviste radiofoniche (1968-1972)

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro





Pasolini sul suo teatro 
Interviste radiofoniche (1968-1972) 
Estratti audio dalle trasmissioni radiofoniche 
tratte da:



Intervista di Leoncillo Leoncilli a Pier Paolo Pasolini su Orgia 
(RAI, 27 novembre 1968)


Leoncillo Leoncilli - Nell’interpretazione di Laura Betti, Luigi Mezzanotte e Nelide Giammarco, sta per andare in scena al Deposito d’Arte Presente di via San Fermo il primo lavoro teatrale di Pier Paolo Pasolini, Orgia. È anche il primo esempio di ciò che lei, Pasolini, chiama teatro di Parola.
Pier Paolo Pasolini  - Il teatro di Parola è un teatro che si basa esclusivamente sul testo, che esclude l’azione. Cioè, nel palcoscenico non ci saranno duelli, baci, salti, contorsioni e altre cose del genere. Ma tutto sarà semplicemente testo, un po’ come gli antichi greci, insomma, Lo schema teatrale è preso dalla tragedia greca, in cui tutto – appunto – è parola.
Leoncillo Leoncilli - Un dramma in versi, il suo, con una trama che racconta di un matrimonio naufragato e del suicidio di due coniugi. Ma il significato interiore qual è?
Pier Paolo Pasolini  - È prima di tutto la diversità. Cioè, che cosa è il diverso in una società che fa della normalità una specie di teologia. E poi, il senso della morte. Cioè, la morte può essere abitudine alla repressione, come dice Marcuse, e quindi può portare a una vita rassegnata da una parte, e peccaminosa dall’altra. Invece questa Orgia insegna in qualche modo a fare “buon uso della morte”.

Intervista di Giancarlo Barberis a Pier Paolo Pasolini e Laura Betti su Orgia 
(RAI, 1 dicembre 1968).


Conduttrice - A Torino è andata in scena – se così si può dire –una nuova opera di Pier Paolo Pasolini, intitolata Orgia. Come sempre le esperienze del poeta e cineasta friulano [sic] sono destinate a provocare polemiche, discussioni, curiosità.

Conduttore - Comunque la fatica della ricerca di un linguaggio nuovo, di una nuova espressione scenica non possono lasciare indifferenti, poiché appartengono a quell’ansia di verità che costituisce il tormento, non sempre sterile, dell’attuale generazione.

Conduttrice - Giancarlo Barberis ha assistito all’insolito spettacolo, restandone – ci sembra – alquanto soggiogato. È uno spettacolo affidato alla suggestione della parola, ed è tempo – ci pare – che la parola riacquisti la sua magia. (Squillo di tromba dallo spettacolo)

Giancarlo Barberis - Questo non è un comune squillo di tromba. È uno di quelli che accompagnano e sottolineano Orgia, il primo esperimento teatrale di Pier Paolo Pasolini, il suo approccio insomma al genere, un approccio che non poteva passare inosservato. Ha scosso, a Torino, quello squillo, una borghesia tranquilla, trasportata di peso davanti a una tragedia spaventosa, presentata in modo inabituale e in un luogo insolito, un deposito d’arte. Ha scosso solo la borghesia, perché solo questa, per ora, è ammessa all’Orgia pasoliniana.

Pier Paolo Pasolini - Sì, per le prime due settimane Orgia è data soltanto agli abbonati. Dopodiché comincia il mio vero e proprio esperimento, sulla ricerca di luoghi, come quello che lei ha descritto, che non siano i luoghi tipici del rito teatrale, cioè i teatri, con le loro poltrone di velluto, e d’altra parte non siano nemmeno i luoghi di protesta contro il tipo di teatro accademico, cioè le cantine. I luoghi che io cercherò sono luoghi che si definiscono già, per loro natura, come luoghi di incontri culturali.
Laura Betti - Sì, sono luoghi, questi di cui parla Pier Paolo, in cui io spero proprio che possa succedere che si smentisca uno di quei cartelli che lui ha scritto, quello in cui dice “niente applausi”.
Giancarlo Barberis  - Lei proprio questa sera si è già fatta la sua brava piccola contestazione perché alla fine dello spettacolo è uscita e ha detto: “Qualcuno ha applaudito, grazie”.
Laura Betti  - Si capisce, si capisce.
Giancarlo Barberis  - Appunto.
Laura Betti  - Avevano applaudito, noi siamo arrivati in ritardo fuori, allora io sono uscita fuori e ho detto: “Qualcuno ha applaudito, quindi ri-applaudite”. Mi sono presa gli applausi e son tornata indietro. Cioè io contesto questo manifesto.
Giancarlo Barberis  - La contestataria è Laura Betti, principale strumento di Orgia, assecondata da Luigi Mezzanotte e da Nelide Giammarco. Nessuno dei tre è ‘attore’ della tragedia pasoliniana, che è in versi. È solo ‘strumento’ in mano al poeta. Come ha reagito il pubblico torinese?
Pier Paolo Pasolini  - Mah, sono le reazioni che io mi aspettavo, cioè di incomprensione, in realtà, del testo. Perché io, come lei sa, cerco altri destinatari, cioè non cerco il pubblico che generalmente va a teatro. Ma cerco degli spettatori che siano più che altro dei lettori di poesie. Siccome i lettori di poesia sono pochissimi, cerco in realtà pochi destinatari.
Giancarlo Barberis  - Pasolini respinge, insomma, la comunicazione con la massa.
Pier Paolo Pasolini  - Come autore cinematografico ho fatto delle esperienze. Ho cominciato pensando che un’opera cinematografica dovesse essere quello che si dice ‘popolare’, ‘nazional-popolare’, in una sfera culturale gramsciana. Pian piano ho perso questa illusione. Siamo entrati in una nuova fase del capitalismo, il neocapitalismo, in cui la cultura è una cultura di massa. Che io voglia o che io non voglia. Il cinema, per sua natura, implica milioni di spettatori. Ora, la media del modo di recepire di questi milioni di spettatori un mio film fa sì che il mio film si trasformi completamente, diventi un’altra cosa. Ora ho capito che invece il teatro, per sua natura, non potrà mai essere un medium di massa.
Giancarlo Barberis  - E a questo punto entra un’altra forma di teatro, che è quella che lei è venuto a proporre a Torino, ed è il teatro di poesia pura.
Pier Paolo Pasolini  - Quello che io chiamo teatro di Parola è uno dei tanti generi teatrali in cui il teatro si sta articolando. Cioè, non si può più parlare di ‘teatro’, come si diceva fino a qualche anno fa, perché ormai c’è un teatro accademico, ufficiale ecc ecc, c’è un altro teatro d’avanguardia, gestuale, fatto di pura presenza fisica, e adesso c’è anche, timidamente, questo teatro di Parola, fondato tutto sulla parola…
Giancarlo Barberis  - Rischia di esporsi forse all’accusa, che del resto le è stata formulata, di antidemocraticità.
Pier Paolo Pasolini  - Mi pare che l’aristocraticità della mia operazione sia solo apparente, perché in realtà io, cercando questi piccoli pubblici, questo rapporto diretto con le persone, instauro un rapporto profondamente democratico. Il mio è un decentramento, praticamente, e ogni decentramento è democratico.

Intervista a Pier Paolo Pasolini sul teatro 
(RAI, 13 giugno 1972)



Giornalista - Il regicidio [Affabulazione] è una delle sei commedie scritte da Pasolini. Pasolini, vediamo innanzitutto il significato di questo suo testo.
Pier Paolo Pasolini  - È una cosa, guardi, che è impossibile da riassumere in poche parole in un’intervista di questo genere. Insomma, è un rapporto drammatico, ambiguo, complesso, tra un padre e un figlio. L’amore di un padre per un figlio.
Giornalista - Vorremmo chiederle che tipo di teatro è il suo, che discorso teatrale intende fare.
Pier Paolo Pasolini  - Il mio è un teatro strettamente culturale. In realtà andrebbe letto in una stanza piccola, di fronte a una quarantina, a una cinquantina di persone. Questa è la vera destinazione del mio teatro. Ad ogni modo, certi criteri del mio teatro sono rigorosi, sono appunto quello che le ho detto: un teatro di cultura, fatto per poche persone, fatto per essere letto a voce alta, forse, ma non per essere rappresentato in quel rito sociale che è il teatro per la borghesia. Il mio teatro non è scritto in dialetto. È scritto in italiano letterario puro, e allora questo italiano letterario puro non ha un equivalente orale.
Giornalista - Passiamo per un momento alla sua attività di regista e di autore cinematografico. In questo momento sta preparando qualcosa?
Pier Paolo Pasolini  - In questo momento sto finendo il missaggio e la stampa dei Canterbury Tales, I racconti di Canterbury. E sto già preparando Le mille e una notte. Qui, proprio mentre lei mi sta facendo questa intervista, c’è il costumista che deve fare i costumi delle Mille e una notte.
Giornalista - Il quale è Danilo Donati, premio Oscar e notissimo scenografo del cinema italiano.



Curatore, Bruno Esposito

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martedì 15 dicembre 2020

Pasolini sul suo teatro - Estratti audio dalle trasmissioni radiofoniche (1968-1972)

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




 Pasolini sul suo teatro Interviste radiofoniche (1968-1972) 

Estratti audio dalle trasmissioni radiofoniche: 

Intervista di Leoncillo Leoncilli a Pier Paolo Pasolini su Orgia (RAI, 27 novembre 1968) 

Fonte Teatro Stabile Torino
Centro  studi
   L. L. - Da Torino, Leoncillo Leoncilli... 

Nell’interpretazione di Laura Betti, Luigi Mezzanotte e Nelide Giammarco, sta per andare in scena al Deposito d’Arte Presente di via San Fermo il primo lavoro teatrale di Pier Paolo Pasolini, Orgia. È anche il primo esempio di ciò che lei, Pasolini, chiama teatro di Parola.

   P. P. P. - Il teatro di Parola è un teatro che si basa esclusivamente sul testo, che esclude l’azione. Cioè, nel palcoscenico non ci saranno duelli, baci, salti, contorsioni e altre cose del genere. Ma tutto sarà semplicemente testo, un po’ come gli antichi greci, insomma, Lo schema teatrale è preso dalla tragedia greca, in cui tutto – appunto – è parola.

   L. L. - Un dramma in versi, il suo, con una trama che racconta di un matrimonio naufragato e del suicidio di due coniugi. Ma il significato interiore qual è?

   P. P. P. - È prima di tutto la diversità. Cioè, che cosa è il diverso in una società che fa della normalità una specie di teologia. E poi, il senso della morte. Cioè, la morte può essere abitudine alla repressione, come dice Marcuse, e quindi può portare a una vita rassegnata da una parte, e peccaminosa dall’altra. Invece questa Orgia insegna in qualche modo a fare “buon uso della morte”.





Intervista di Giancarlo Barberis a Pier Paolo Pasolini e Laura Betti su Orgia (RAI, 1 dicembre 1968).



Fonte Teatro Stabile Torino
Centro  studi
   Conduttrice - A Torino è andata in scena – se così si può dire –una nuova opera di Pier Paolo Pasolini, intitolata Orgia. Come sempre le esperienze del poeta e cineasta friulano [sic] sono destinate a provocare polemiche, discussioni, curiosità.

   Conduttore - Comunque la fatica della ricerca di un linguaggio nuovo, di una nuova espressione scenica non possono lasciare indifferenti, poiché appartengono a quell’ansia di verità che costituisce il tormento, non sempre sterile, dell’attuale generazione.

   Conduttrice - Giancarlo Barberis ha assistito all’insolito spettacolo, restandone – ci sembra – alquanto soggiogato. È uno spettacolo affidato alla suggestione della parola, ed è tempo – ci pare – che la parola riacquisti la sua magia.


(Squillo di tromba dallo spettacolo) 

   G.B. - Questo non è un comune squillo di tromba. È uno di quelli che accompagnano e sottolineano Orgia, il primo esperimento teatrale di Pier Paolo Pasolini, il suo approccio insomma al genere, un approccio che non poteva passare inosservato. Ha scosso, a Torino, quello squillo, una borghesia tranquilla, trasportata di peso davanti a una tragedia spaventosa, presentata in modo inabituale e in un luogo insolito, un deposito d’arte. Ha scosso solo la borghesia, perché solo questa, per ora, è ammessa all’Orgia pasoliniana.

Fonte Teatro Stabile Torino
Centro  studi
   P.P.P. - Sì, per le prime due settimane Orgia è data soltanto agli abbonati. Dopodiché comincia il mio vero e proprio esperimento, sulla ricerca di luoghi, come quello che lei ha descritto, che non siano i luoghi tipici del rito teatrale, cioè i teatri, con le loro poltrone di velluto, e d’altra parte non siano nemmeno i luoghi di protesta contro il tipo di teatro accademico, cioè le cantine. I luoghi che io cercherò sono luoghi che si definiscono già, per loro natura, come luoghi di incontri culturali.

   L.B. - Sì, sono luoghi, questi di cui parla Pier Paolo, in cui io spero proprio che possa succedere che si smentisca uno di quei cartelli che lui ha scritto, quello in cui dice “niente applausi”.

   G.B. - Lei proprio questa sera si è già fatta la sua brava piccola contestazione perché alla fine dello spettacolo è uscita e ha detto: “Qualcuno ha applaudito, grazie”.

   L.B. - Si capisce, si capisce.

   G.B. - Appunto.

   L.B. - Avevano applaudito, noi siamo arrivati in ritardo fuori, allora io sono uscita fuori e ho detto: “Qualcuno ha applaudito, quindi ri-applaudite”. Mi sono presa gli applausi e son tornata indietro. Cioè io contesto questo manifesto.

   G.B. - La contestataria è Laura Betti, principale strumento di Orgia, assecondata da Luigi Mezzanotte e da Nelide Giammarco. Nessuno dei tre è ‘attore’ della tragedia pasoliniana, che è in versi. È solo ‘strumento’ in mano al poeta. Come ha reagito il pubblico torinese?

   P.P.P. - Mah, sono le reazioni che io mi aspettavo, cioè di incomprensione, in realtà, del testo. Perché io, come lei sa, cerco altri destinatari, cioè non cerco il pubblico che generalmente va a teatro. Ma cerco degli spettatori che siano più che altro dei lettori di poesie. Siccome i lettori di poesia sono pochissimi, cerco in realtà pochi destinatari.


Fonte Teatro Stabile Torino
Centro  studi
   G.B. - Pasolini respinge, insomma, la comunicazione con la massa.

   P.P.P. - Come autore cinematografico ho fatto delle esperienze. Ho cominciato pensando che un’opera cinematografica dovesse essere quello che si dice ‘popolare’, ‘nazional-popolare’, in una sfera culturale gramsciana. Pian piano ho perso questa illusione. Siamo entrati in una nuova fase del capitalismo, il neocapitalismo, in cui la cultura è una cultura di massa. Che io voglia o che io non voglia. Il cinema, per sua natura, implica milioni di spettatori. Ora, la media del modo di recepire di questi milioni di spettatori un mio film fa sì che il mio film si trasformi completamente, diventi un’altra cosa. Ora ho capito che invece il teatro, per sua natura, non potrà mai essere un medium di massa.

   G.B. - E a questo punto entra un’altra forma di teatro, che è quella che lei è venuto a proporre a Torino, ed è il teatro di poesia pura.

   P.P.P. - Quello che io chiamo teatro di Parola è uno dei tanti generi teatrali in cui il teatro si sta articolando. Cioè, non si può più parlare di ‘teatro’, come si diceva fino a qualche anno fa, perché ormai c’è un teatro accademico, ufficiale ecc ecc, c’è un altro teatro d’avanguardia, gestuale, fatto di pura presenza fisica, e adesso c’è anche, timidamente, questo teatro di Parola, fondato tutto sulla parola…

   G.B. - Rischia di esporsi forse all’accusa, che del resto le è stata formulata, di antidemocraticità.

  P.P.P. - Mi pare che l’aristocraticità della mia operazione sia solo apparente, perché in realtà io, cercando questi piccoli pubblici, questo rapporto diretto con le persone, instauro un rapporto profondamente democratico. Il mio è un decentramento, praticamente, e ogni decentramento è democratico.



Intervista a Pier Paolo Pasolini sul teatro (RAI, 13 giugno 1972) 



   Giornalista - Il regicidio [Affabulazione] è una delle sei commedie scritte da Pasolini. Pasolini, vediamo innanzitutto il significato di questo suo testo.

   P.P.P. - È una cosa, guardi, che è impossibile da riassumere in poche parole in un’intervista di questo genere. Insomma, è un rapporto drammatico, ambiguo, complesso, tra un padre e un figlio. L’amore di un padre per un figlio.

   Giornalista - Vorremmo chiederle che tipo di teatro è il suo, che discorso teatrale intende fare.

   P. P. P. - Il mio è un teatro strettamente culturale. In realtà andrebbe letto in una stanza piccola, di fronte a una quarantina, a una cinquantina di persone. Questa è la vera destinazione del mio teatro. Ad ogni modo, certi criteri del mio teatro sono rigorosi, sono appunto quello che le ho detto: un teatro di cultura, fatto per poche persone, fatto per essere letto a voce alta, forse, ma non per essere rappresentato in quel rito sociale che è il teatro per la borghesia. Il mio teatro non è scritto in dialetto. È scritto in italiano letterario puro, e allora questo italiano letterario puro non ha un equivalente orale.

   Giornalista - Passiamo per un momento alla sua attività di regista e di autore cinematografico. In questo momento sta preparando qualcosa?

   P. P. P. - In questo momento sto finendo il missaggio e la stampa dei Canterbury Tales, I racconti di Canterbury. E sto già preparando Le mille e una notte. Qui, proprio mentre lei mi sta facendo questa intervista, c’è il costumista che deve fare i costumi delle Mille e una notte. Giornalista - Il quale è Danilo Donati, premio Oscar e notissimo scenografo del cinema italiano.
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Fonte:  estratto da documento formato pdf

Curatore, Bruno Esposito

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