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Pasolini - VITA, OPERE E MORTE
Pasolini Biografia Breve - Le Pagine Corsare
martedì 9 dicembre 2025
Pasolini - La mia provocatoria indipendenza - Tempo illustrato, numero 2, 11 gennaio 1969,pag.10
Pier Paolo Pasolini, Festività e consumismo - Tempo, numero 1, 4 gennaio 1969, pag. 10
"Le pagine corsare "
dedicate a Pier Paolo Pasolini
Eretico e Corsaro
Pier Paolo Pasolini, Festività e consumismo
lunedì 10 novembre 2025
La verità di Marco: Lettera di Pier Paolo Pasolini a Marco Baldisseri (Caso Lavorini), pubblicata nella Rubrica Il Caos - Tempo, numero 45, 8 novembre 1969, pag.34
"Le pagine corsare "
dedicate a Pier Paolo Pasolini
La verità di Marco
Lettera di Pier Paolo Pasolini a Marco Baldisseri (Caso Lavorini)
Tempo
numero 45
8 novembre 1969
pag.34
Contestualizzazione della "Lettera"
Il caso Lavorini fu uno dei più sconvolgenti dell’Italia del dopoguerra: il rapimento e omicidio del dodicenne Ermanno Lavorini nel 1969 scatenò un'ondata di indignazione, depistaggi e polemiche politiche. Il 31 gennaio 1969 Ermanno Lavorini, 12 anni, originario di Viareggio fu rapito a scopo di estorsione, il suo corpo fu ritrovato il 9 marzo 1969 sepolto sotto la sabbia a Marina di Vecchiano. Il riscatto richiesto: 15 milioni di lire, richiesto telefonicamente il giorno stesso della scomparsa.Le indagini iniziali si concentrarono su una presunta pista pedofila, con accuse infondate verso frequentatori omosessuali della pineta di Viareggio. In realtà, il rapimento era stato orchestrato da un gruppo di giovani monarchici di estrema destra, che volevano finanziare la loro associazione eversiva. Per sviare le indagini, fu costruita una falsa pista sessuale, alimentata anche dai media, che portò a linciaggi pubblici e gravi errori giudiziari. Il caso ebbe un impatto devastante sull’opinione pubblica e sulla fiducia nelle istituzioni. Fu il primo rapimento di un bambino nella storia italiana, anticipando l’epoca dell’“Anonima sequestri”. Il processo e le condanne successive furono segnati da forti polemiche, con alcuni colpevoli che scontarono pene brevi e altri che furono assolti.
venerdì 4 luglio 2025
Pier Paolo Pasolini, A un'ora e cinquanta da New York - Tempo, 3 maggio 1969, pag. 12
"Le pagine corsare "
dedicate a Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini
A un'ora e cinquanta da New York
Tempo, 3 maggio 1969
pag. 12
( Questo scritto di Pasolini, fa parte della rubrica Il Caos - ma nel volume dedicato ai dialoghi ( Il Caos), non lo troverete)
( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )
...In questa quinta soglia
- dell'albero che vive della cima
- e frutta sempre, e mai non perde foglia.
- Perché viene la disperazione non alla quinta soglia
- ma a undicimila metri d'altezza. Basta
- scherzare su me stesso: cosi non si va avanti.
- C'é poco da ridere, e proprio non ci voleva
- dopo quarant'anni, questa riscoperta dell'umorismo.
- Ma non c'é nulla da: tutto dipende
- dal fatto che non sono abbandonato
- dai miei genitori nel deserto.
- Perché, padre, madre, non mi avete riservato il destino degli orfani? Eh?
- Sento il profumo delle vallette senza erba.
- Non sarei mai stato un sacerdote,
- ricattatore, che grida come rivelazioni
- nozioni ragionevolmente comuni alla sua cerchia:
- perciò non vedo le pietre e i pietroni come ideogrammi, io.
- Vedo le pietre vere, dei monti di Idria.
- E' perciò, e perciò
- per non essere stato orfano,
- che ora apprendo a "sorridere" di me stesso,
- come usano fare le autorità.
PIER PAOLO PASOLINI
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Pier Paolo Pasolini, Queen's College - 5' Avenue - Tempo, 3 maggio 1969, pag. 12
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dedicate a Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini
Queen's College - 5' Avenue
Tempo, 3 maggio 1969
pag. 12
( Questo scritto di Pasolini, fa parte della rubrica Il Caos - ma nel volume dedicato ai dialoghi ( Il Caos), non lo troverete)
( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )
Ah, ho. quanto vorrei che ogni mia sillaba
- fosse una sillaba anceps,
- e tutti gli elementi dei miei versi, facoltativi!
- invece no: parlo seriamente con un lindo apostolo
- delI'S.D.S. (al Queen's College, in un refettorio).
- Un dolore civico profondo si abbatte su di me
- quando per caso in un corridoio del n. 100 della 5" Avenue
- vedo un ufficio dello SNCC completamente vuoto.
- Una fila di sedie spaiate a sinistra, ecc.,
- a destra una parete puritana come più non si può essere
- con una carta geografica del continente africano.
- Dico, tutto vuoto: lo spirito dell'anticorpo
- vi è esalato, vinto dai potenti antisettici del potere.
- Sono, all'aspetto, un "nice fellow" che la prende con filosofia
- mentre in me il poeta impegnato soffre: ma programmando,
- appunto, un certo quantitativo di sillabae ancipites
- ed elementi facoltativi, in uno schema rigidamente selettivo.
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giovedì 3 luglio 2025
Pier Paolo Pasolini, Lungo le rive dell'Eufrate - Tempo, 3 maggio 1969, pag. 12
"Le pagine corsare "
dedicate a Pier Paolo Pasolini
Pier Paolo Pasolini
Lungo le rive dell'Eufrate
Tempo, 3 magggio 1969
pag. 12
( Questo scritto di Pasolini, fa parte della rubrica Il Caos - ma nel volume dedicato ai dialoghi ( Il Caos), non lo troverete)
( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )
Il cittadino ubbidiente - per cui la Mecca è a Sud Ovest... - meno male. - vedo dell'azzurro verso Raqqua. - Ah, russi. aristocratici, anzi, carismatici. - Come i cavalieri, laggiù, al loro Krak, - i cui scheletri disorientati, - te cui afflitte, introvertite ossa... - siete invisibili: presenze manifestate dalle opere, - (militari, per essere precisi). - Ma restiamo alle ossa. - Dove sono sparite? - Il grande pomeriggio che domina le erosioni bianche - lo sa, ma non lo dice. La vecchiezza è tanta, - tutto è cosi consumato! - Non si può dire che i siriani - provino per voi un grande attaccamento: - ma i militari si, loro. Teste rapate come oltre il Sauro. - Hanno una sola idea, in quelle teste innocenti, - e molto appetito. E' finito l'incubo agricolo, - e si mangia. Si mangia a Homs - si mangia a Aleppo. - Sono stati lavati, tosati, vestiti, calzati: - e ora il padre con le mammelle li guarda, bravi figlioli - che si sono liberati dai sacrifici umani e dalla siccità, - e, inebetiti da tale "catastrofe spirituale", - se ne vanno nudi sotto i panni militari, come vermi, - come bambini. Non puoi accennare un sorriso - che subito ti sorridono di rimando, fino a ridere abbracciandoti. - Breznev e Kossighin, loro non sorridono certo, capirai. - Vere e proprie cratofanie, non
lunedì 30 giugno 2025
Pasolini, Bagdad: stragi brutali - Tempo, 15 febbraio 1969, pag. 18
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dedicate a Pier Paolo Pasolini
Pasolini
Bagdad: stragi brutali
Tempo
15 febbraio 1969
pag. 18
( Questo scritto di Pasolini, fa parte della rubrica Il Caos - ma nel volume dedicato ai dialoghi ( Il Caos), non lo troverete)
( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )
Non riesco a cancellare dalla mia mente le immagini dei giovani impiccati nell'Irak.
L'impersonalità dei loro lineamenti giovanili me li rende familiari: come in tutti i Paesi poveri e antichi, gli uomini, le donne, i ragazzi si somigliano tutti fra loro. E così questi giovani bruni, coi capelli neri, ricciuti e corti, che penzolano così dolcemente rassegnati — così leggeri e deboli da poter essere retti contro il cielo da una cordicella quasi invisibile — mi sembra di averli visti e conosciuti. Questo senso di conoscenza fisica con chi muore è il sentimento che si dovrebbe sempre avere, per chi muore (mentre noi ci rifugiamo. sempre, per evitare di soffrire, dietro l'anonimato e l'immensa lontananza che ce ne separa). Nel momento in cui Israele ha ragione ha anche torto, così gli Arabi. Ragione e torto, in questo caso, non si possono dividere. Che cosa spiega le stragi dei giovani arabi e dei giovani ebrei?
Nulla.
domenica 29 giugno 2025
Pier Paolo Pasolini, L'Italia non italiana (Fasana) - Tempo, numero 5 del 01 febbraio 1969, pag.18
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Pier Paolo Pasolini
L'Italia non italiana
(Fasana)
Tempo, numero 5 del 01 febbraio 1969
pag.18
( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )
Dopo Trieste comincia in effetti qualcosa di "diverso". Io, almeno, in Italia non ho mai visto niente di simile. É vero: potrebbe trattarsi di una delle tante forme diverse in cui consiste l'Italia. Ma sul fatto, comunque, che qui non sia Italia non c'è niente da ridire. Per me particolarmente (che da bambino ho vissuto a Idria) questa diversità, che coincide, nel profondo, con qualcosa di famigliare, è quasi un trauma. Come nei sogni tristi con stupendi paesaggi. Non dirò che il paesaggio, in Istria, sia oggettivamente stupendo; però è originale, unitario, e splende su esso - sui suoi ruggini dolorosi - un solicello indicibile. Insieme all'antica familiarità (quella dimenticata aria respirata da
sabato 31 maggio 2025
Pasolini, Brividi di gelo - Del costume - La scrittura del poeta - Tempo, 25 ottobre 1969, pag. 27
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Pasolini
Brividi di gelo
Del costume
La scrittura del poeta
Tempo
25 ottobre 1969
pag. 27
( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )
Brividi di gelo
Leggo sul Messaggero una notizia riportata da Novella Duemila: il ministro Gava si appresterebbe a una riforma radicale della censura italiana. La lettura del titolo di tale notizia mi ha riempito di speranza... sia pure riformistica, sia pure colpevole... Poi la lettura dell'articolo mi ha agghiacciato. La fonte (Il Messaggero) non è decisamente attendibile, se non in questioni di cronaca nera, e l'altra fonte, quella mediante (Novella Duemila), per quanto mettiamo molto più rispettabile dell'Europeo, non si presenta nemmeno essa, per questioni così gravi, come l'ideale. Ma il fatto che il ministro Gava si appresterebbe ad abolire la censura dando il benservito alle sue varie commissioni, e a chiamare al suo posto un unico collegio di censori, a livello della magistratura romana, per dare il beneplacito ai film, fondandosi solamente e formalmente sul Codice, è una cosa che nel suo insieme fa correre brividi gelati per la schiena.
Un'unica commissione romana di magistrati?
Il Codice fascista Rocco?
venerdì 30 maggio 2025
Pasolini, UMANITÀ TIPO 2 - Tempo, 25 ottobre 1969, pag. 27
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Pasolini
UMANITÀ TIPO 2
Tempo
25 ottobre 1969
pag. 27
( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )
Leggo con straordinario interesse nell’«Express» (6-12 ottobre 1969) un’intervista a Henry Ford (molto fotogenico). L’intervistatore ottempera a tutti i suoi obblighi: l’obbligo a essere distaccato, l’obbligo a essere dotato di humour, l’obbligo, soprattutto, a essere intelligente. Ma se questi obblighi, esercitati su un povero diavolo o su un artista, o comunque su un comune mortale che vive onestamente e prosaicamente i problemi del suo tempo, sono ingiusti e offensivi, esercitati su Henry Ford sembrano avere, per una volta, il tono giusto. Non che io voglia ingloriosamente infierire su Ford: egli è, come spesso succede, un uomo innocente e simpatico (i suoi delitti capitalistici sono involontari,
mercoledì 21 maggio 2025
Pasolini, Canzonissima (con rossore) - Tempo, 1 novembre 1969 - pag. 17
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Eretico e Corsaro
Pasolini
Canzonissima (con rossore)
Tempo
1 novembre 1969
pag. 17
( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )
È incredibile quello che hanno visto ieri sera i miei occhi, per non più di cinque minuti, fin troppo esaurienti, alla televisione. In quei cinque minuti stavo cenando in fretta, e i miei occhi non potevano non cadere sul «video» acceso, proprio davanti alla tavola (mia madre e mia zia sono tra i dannati che vedono la televisione tutte le sere).
Il mio sguardo era acre, s’intende. Infatti, per tutta la mezz’ora precedente la cena, avevo corretto delle bozze, e la voce sciocca e futile, piena di insopportabile ottimismo, della televisione, mi aveva tormentato.
Acri, erano dunque i miei occhi, ma tutto sommato abbastanza distratti e lontani. Ho realizzato solo dopo un po’ quello che stavo vedendo: due donne molto simili una all’altra, stavano facendo delle evoluzioni, d’una assoluta facilità, come due automi caricati a molle, che sanno fare solo quei due o tre gesti, capaci di dare una inalterabile e iterativa soddisfazione al bambino che li osserva. Due o tre mossucce idiote, incastonate in un ritmo, che voleva essere gioioso e invece era soltanto facile. A cosa alludevano quelle mossucce, quei colpetti di reni e quelle tiratine di collo? Non si capiva bene, ma certo a qualcosa di estremamente convenzionale comunque: a un’allegria collegiale e orgiastica, in cui la donna appariva come una scema, con dei pennacchi umilianti addosso, un vestituccio indecente che nascondeva e insieme metteva in risalto le rotondità del corpo, così come se le immagina, se le sogna, le vuole un vecchio commendatore sporcaccione e bigotto. Tutto ciò, che si presentava come leggero, era invece pesantemente volgare. La «disparità dei sessi» era sbandierata spudoratamente come una legge fatale e prepotente di un «sentimento comune». (Si lotta per il divorzio, e poi si continua a volere e vedere la donna come una buffona, vestita e agghindata come per un mercatino delle schiave?)





























