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martedì 3 marzo 2026

Arts in society intervista Pier Paolo Pasolini: Registi cinematografici sul cinema - Arts in society, volume 4, inverno 1966/67, da pag. 72 a pag. 76

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Arts in society intervista Pier Paolo Pasolini

 Registi cinematografici  sul cinema

Arts in society
volume 4
inverno 1966/67
da pag. 72 a pag. 76

( © Questa trascrizione da cartaceo e la traduzione, è stata curata da Bruno Esposito )

Un simposio...

Il cinema oggi è considerato sempre più come un mezzo espressivo del regista. Sebbene il sistema delle star non sia certamente scomparso dall'industria cinematografica commerciale, i critici e gli studenti di cinema prestano sempre più attenzione al contributo stilistico del regista. Il concetto di “teoria dell'autore” con il suo corollario di “firma stilistica” è ampiamente riconosciuto. Sebbene il gioco del “Pantheon” abbia poca rilevanza nella valutazione di un film specifico, è importante una maggiore consapevolezza del contributo strutturale, drammatico, testuale e compositivo del regista. 

Questo simposio presenta opinioni e osservazioni di una vasta gamma di registi sull'arte e il mestiere della regia. I registi includono rappresentanti delle industrie americane ed europee, dell'Underground e di registi indipendenti dei tipi di film più sperimentali. Le loro risposte rivelano le loro personalità dinamiche e le loro opinioni estremamente diverse sullo stato attuale dell'arte cinematografica.

Gli studenti di storia e teoria del cinema dell'Università del Wisconsin che hanno collaborato alla compilazione di questo simposio sono Seyna Jo Bruskin, Peter Reiner, Dick Swaback, John Walker e Karen Weiskopf.

Registi cinematografici sul cinema: un simposio.

Partecipanti: Michael Cacoyannis, Alfred Hitchcock, Delbert Mann, Pier Paolo Pasolini, Gregory J. Markopoulos, Stan Brakhage, Carmen D'Avino, Ed Emshwiller, Bob Fleischner, Bruce Baillie, Storm DeHirsch, Mike Kuchar, Colin McCamy


Pier Paolo Pasolini* (Roma)

ACCATONE (61)

MAMMA ROMA (62)

IL VANGELO SECONDO MATTEO (64)


Alla fine degli anni '50 un'era culturale italiana stava volgendo al termine: il neorealismo stava svanendo con la scoperta della “vita quotidiana”; il marxismo, che era stato fonte di ispirazione e mediatore di quell'epoca, stava entrando in crisi.

In questo periodo ho iniziato a fare film verso i quarant'anni. Prima ero stato uno scrittore (romanzi, poesie e saggi). All'inizio della mia carriera cinematografica, abbandonando in parte la letteratura per il cinema, credevo di poter semplicemente cambiare tecnica. Solo oggi mi rendo conto che invece di abbandonare la letteratura, cioè l'uso della lingua italiana in quanto tale, non mi sono rivolto a una nuova tecnica, ma piuttosto a un nuovo linguaggio. Era la mia nuova forma di protesta radicale contro la società italiana della piccola borghesia; ed era anche un tentativo di ampliare l'orizzonte delle mie preoccupazioni, e ampliare il numero dei miei spettatori.

Nel realizzare un film, utilizzo chiaramente un linguaggio che è interclassista e internazionalista, senza tradizioni particolaristiche, eccetto quelle di una scuola cinematografica (ad esempio, il Neorealismo, la Nouvelle Vague, ecc.). Mentre il destino di un romanzo scritto in una lingua nazionale è legato al destino della sua nazione, attraverso l'“omologia” (cfr. Sociologia del romanzo di L. Goldmann), il destino del film è in parte sollevato da tali limitazioni, poiché non è espresso in una lingua nazionale, ma in un linguaggio comune a tutte le classi e a tutte le nazioni.

venerdì 6 febbraio 2026

Edipo Re: conferenza stampa di P.P.Pasolini al Lido di Venezia - Barbarica e arbitraria la ricostruzione - Il Piccolo, 4 settembre 1967, pag. 3.

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Eretico e Corsaro

Foto © Euro International Film (EIA)

Edipo Re: conferenza stampa di Pasolini al Lido di Venezia
<< Barbarica e arbitraria la ricostruzione >>

Il Piccolo

4 settembre 1967

pag. 3

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )

A questo link, trovi tutte le interviste: Interviste a Pasolini - Le pagine Corsare 

Ha aggiunto soltanto un prologo e un epilogo Franco Citti questa volta è sicuro di vincere.

NOSTRO SERVIZIO PARTICOLARE

Venezia Lido, 3

Non ha ancora trent'anni, nel '61 era un ragazzo della più squallida periferia romana, con poche lire in tasca, con un lavoro (quando c'era) incerto, con tanti amici come lui che gli facevano compagnia nelle scorribande in giro per le borgate e nelle «fughe» in città, alla ricerca di un mondo per loro esotico e sconosciuto. Il cinematografo lo conosceva soltanto attraverso le salette rionali di quarta visione. Oggi, Franco Citti è al Lido di Venezia per la terza volta.

La prima volta venne con «Accattone», la seconda con «Mamma Roma», la terza, adesso, con «Edipo re». Tre film con Pier Paolo Pasolini, l'uomo al quale Citti deve pressochè tutto. Tre film difficili, «impegnati», anticonformistici. Dalla folgorante scoperta del sottoproletariato romano alla poetica reinvenzione d'uno fra i più grandi e travagliati miti della civiltà occidentale.

Magliette multicolori di spugna, i capelli ricci, il sorriso aperto e accattivante, l'espressione sorniona e spesso sbigottita, Citti è convinto del futuro successo della pellicola: 

«Finora, i film di Pier Paolo non hanno avuto mai fortuna a Venezia. «Accattone» non lo vollero in concorso, e avrebbe sbaragliato il campo; «Mamma Roma» non lo vollero in concorso, e avrebbe sbaragliato il campo; «Mamma Roma» non lo capirono e non premiarono neppure la Magnani; questo vince, vince di sicuro».

giovedì 15 gennaio 2026

Pasolini alle prese con il mito di Edipo: Un'intervista con il regista di "Accattone - L'Avanti, Domenica 16 luglio 1967, pag. 11

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Pasolini alle prese con il mito di Edipo
Una intervista con il regista di "Accattone

L'Avanti

Domenica 16 luglio 1967

pag. 11

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


A questo link, trovi tutte le interviste: Interviste a Pasolini - Le pagine Corsare 



Il nuovo film sarà presentato alla mostra di Venezia.

Tutto è centrato sui personaggi.

Il cast degli attori.


Pier Paolo Pasolini, autore e l'intellettuale forse più discusso dopo D'Annunzio, che getta sistematicamente lo scompiglio e il dubbio d'una passione senza limiti nelle polemiche culturali, estetiche e sa trovare una rara autonomia nel gioco pericoloso del dialogo cattolici-marxisti: e di nuovo al lavoro. Il Pasolini cineasta, che quasi prescindendo dalla << tecnica >> ( quella canonica, con le sue regole universali convenzioni hollywoodiane o neorealiste), seppe offrirci con << Accattone >> una rarità non contaminata da orpelli e bugie di populismo-spettacolo, ha continuato per la sua strada e ha cercato fra le ambigue dimensioni della realtà e della ideologia l'ipotesi poetica che costantemente lacerasse tessuto retorico delle mezze-verità politiche, sentimentali, sociologiche, esistenziali ecc. Con << Uccellaci e uccellini >>  il discorso sulla morte dell'ideologia - almeno quella ufficiale, che l'intellettuale di sinistra aveva accettato negli  anni post-stalinisti - diventa un gioco di metafore denso di significati e non certo disimpegnato come qualcuno sosteneva. Con l'episodio << La Terra vista dalla Luna >> ne << Le streghe >>, Pasolini accentua il carattere involutivo ed emblematico del suo cinema, vivificandolo con la fantasia mimica e la maschera grottesca di Totò. << L'Edipo Re >> è il nuovo film che Pasolini si appresta ad ultimare e che Ligi Chiarini vorrebbe a Venezia quest'anno per dare alla rappresentanza italiana nuovo e più indiscusso lustro. Il regista di << Il Vangelo secondo Matteo >> ha rilasciato la seguente intervista.

L'Edipo Re, andrà dunque a Venezia?

Me lo auguro. Lavoro intensamente per questa ragione, dato che Chiarini mi ha sollecitato in questo senso. Purtroppo non posso, essere sicuro che il film sia pronto per Venezia, dato che il montaggio è il momento sempre fra i più importanti e angosciosi per me. Girare e bello, terribile è decidere quale dovrà essere l'immagine da togliere e quella da mantenere.

giovedì 8 gennaio 2026

Esclusiva intervista a Pier Paolo Pasolini: Una lucida passione - "Sette giorni in Italia e nel mondo", Numero 11, 27 Agosto 1967, pag. 31 a pag. 33

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Esclusiva intervista a Pier Paolo Pasolini:
Una lucida passione

Gaetano Stucchi

"Sette giorni in Italia e nel mondo"

Numero 11

27 Agosto 1967

pag. 31 a pag. 33

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


A questo link, trovi tutte le interviste: Interviste a Pasolini - Le pagine Corsare 



Ce n'è voluto perché ci decidessimo a prenderlo sul serio come cineasta Pasolini sempre agli onori della cronaca, letterato — bersaglio per le destre, regista di sorpresa, apparentemente intento solo a tradurre il suo repertorio verbale — narrativo — ideologico nel potente megafono del cinema. Invece, eccolo qui, applicato e diligente come un universitario dall'entusiasmo facile, eccolo che sta lavorando e sgobbando (a realizzare « Edipo ») con vero fanatismo professionale sotto il cielo di piombo incolore di Sant'Angelo Lodigiano, nell'attivissima Lombardia, così risentita un tempo "nei suoi confronti, cosi pronta a rimbeccargli le parolacce, il vernacolo, le superfici veriste della sua narrativa, offesa nel suo moralismo ( il più solido e refrattario di tutta la borghesia italiana). Va bene, è un lavoratore. Addirittura troppo impegnato. Chi vorrebbe salutarlo innocuo drammaturgo popolare dell'Italia '60 si scontra con l'ideologia, la lucida volontà dei suoi film, da « Accattone » ad « Edipo ».- e... in "Uccellacci e uccellini" 1'ideologia è il tema e il contenuto del film, quindi è esplicita; mentre in "Accattone' era implicita, e talmente implicita da essere sprofondata nello stile o nella storia, da non essere riconoscibile. Ma anche "Accattone" era profondamente ideologico, anzi era più disperatamente ideologico, in fondo, di "Uccellacci e uccellini", 

«quando io racconto una storia del sottoproletariato rimanendo immerso nel sottoproletariato, escludendone la borghesia, e quindi le sue problematiche, compio un atto estremamente ideologico. Una scelta tale che non può che essere ideologica: facendo "Accattone" ho dichiarato il mio odio verso la borghesia tale da non potermi nemmeno mettere dal suo punto di vista e accettarne i problemi; tale da riconoscere il mondo in una piccola sezione del mondo, a Roma, un mondo che però è enorme nel globo terrestre, cioè il Terzo Mondo, sottoproletariati, urbani o agricoli, ecc... sì, forse anche in "Edipo" l'ideologia fa parte del contenuto esplicito del film, cioè quello che si vede realmente passare sullo schermo, più che in "Accattone", ma in modo diverso sia da "Accattone" che da "Uccellacci e uccellini"».

venerdì 5 dicembre 2025

Edipo scherza solo nelle pause nel nuovo film di Pasolini - Vie nuove, numero 27, 6 luglio 1967, pag. 58-59-60

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Eretico e Corsaro

Edipo scherza solo nelle pause
nel nuovo film di Pasolini

Vie nuove

numero 27

6 luglio 1967

pag. 58-59-60

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Un corridoio stretto, pareti rosso mattone, maestose anche se grezze, sul pavimento un binario che curva per un breve tratto. Con passo meccanico un uomo giovane, con un grande abito di lana nero, lo percorre ed « è quasi un'amnesia che lo guida », fino a scomparire in una bassa porta.

L'uomo in nero è Edipo e dietro quella porta scoprirà Giocasta che si è tolta la vita impiccandosi. A seguirlo sui binari è Pier Paolo Pasolini con la sua troupe, che gli fa ripetere la scena, preludio alla tragica scoperta, almeno cinque volte. E Franco Citti-Edipo ripete, cupo dopo la parola « motore », in vena di scherzare durante le pause laboriose della troupe che si agita fra le stanze e i giardini della reggia di Tebe ricostruita nello studio n. 4 della De Laurentiis sulla via Pontina.

venerdì 21 novembre 2025

Pilade di Pasolini: mito e politica sul palcoscenico - La tragedia dell’amicizia come chiave per leggere colpa e responsabilità collettiva

"Le pagine corsare " 
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Eretico e Corsaro


Pilade di Pasolini
mito e politica sul palcoscenico


La tragedia dell’amicizia come chiave per leggere
 colpa e responsabilità collettiva

(immagini e ritagli stampa: © Teatro Stabile Torino)

La tragedia "Pilade" di Pier Paolo Pasolini concepita nel 1966 e pubblicata nel 1967, "Pilade" si afferma come seguito ideologico dell’Orestea di Eschilo ma, al contempo, come dramma autonomo profondamente radicato nel secondo Novecento italiano. Se, da una parte, la struttura richiama direttamente la tragedia greca, dall’altra l’opera si fa specchio del tormento storico e antropologico del proprio tempo, interrogando le metamorfosi della democrazia, le derive del potere, la lacerazione tra passato e modernità, ragione e mito, rivoluzione e fallimento.

"Pilade" nasce nel cuore di un'Italia attraversata da tensioni senza precedenti. Negli anni Sessanta, il Paese sta vivendo il cosiddetto "miracolo economico", con una modernizzazione rapida e spesso brutale che investe la società a tutti i livelli. L’ondata di benessere materiale però si accompagna a una crisi profonda sul piano dei valori, dei modelli familiari, dell’identità collettiva. Il clima politico risente da una parte dell’entusiasmo progressista, dall’altra di cupa incertezza e violenza latente, che andranno esplodendo negli anni Settanta. In Pasolini, questa stagione si traduce in un sentimento ambivalente; egli è attratto da alcune promesse della modernità ma allo stesso tempo fortemente diffidente verso l’omologazione culturale, la scomparsa delle culture subalterne, delle forme arcaiche di sacralità che egli vede spazzate via non solo dal capitalismo industriale ma anche dalla nuova borghesia urbanizzata.

giovedì 5 giugno 2025

Pasolini: Le confessioni di un Poeta (Trascrizione) - Di Fernaldo Di Giammatteo - Produzione: R.T.S.I., Radiotelevisione Svizzera Italiana del 23 febbraio 1967

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Eretico e Corsaro

Pasolini
Le confessioni di un Poeta
(Trascrizione)

Di Fernaldo Di Giammatteo
Produzione: R.T.S.I. 
Radiotelevisione Svizzera Italiana 
del 23 febbraio 1967 

( © Questa trascrizione, dal sonoro del video, è stata curata con molta pazienza da Bruno Esposito )

Essendo la trascrizione dal sonoro a tratti, noiosa ( vai avanti e ritorna indietro continuamente), chiedo scusa per eventuali piccoli refusi e piccole, quanto insignificanti, mancanze (termini che non ho compreso bene e che ho preferito non trascrivere). 


Leggenda delle sigle:

F. D.G. - Fernaldo Di Giammatteo - Intervistatore 

P.P.P. - Pier Paolo Pasolini - Intervistato

S.C.P. - Susanna Colussi Pasolini - Madre di P.P.Pasolini


F. D.G. - Ha scritto due romanzi, volumi di poesia, ha diretto alcuni film noti in tutto il mondo, è stato esaltato e aggredito con un accanimento incredibile, ma chi sia davvero, nessuno ha mai tentato di scoprirlo. Ha avuto per maestro il teorico e l'uomo d'azione più importante nella storia del comunismo italiano, Antonio Gramsci. A Gramsci ha dedicato nel 1954 un poema che è insieme una confessione e un gesto di rivolta. 



P.P.P. - 

Lo scandalo del contraddirmi,
dell'essere
con te e contro te; con te nel core,
in luce, contro te nelle buie viscere;
 
del mio paterno stato traditore
- nel pensiero, in un'ombra di azione -
mi so ad esso attaccato nel calore
 
degli istinti, dell'estetica passione;
attratto da una vita proletaria
a te anteriore, è per me religione
 
la sua allegria, non la millenaria
sua lotta: la sua natura, non la sua
coscienza: è la forza originaria
 
dell'uomo, che nell'atto s'è perduta,
a darle l'ebbrezza della nostalgia,
una luce poetica: ed altro più
 
io non so dirne, che non sia
giusto ma non sincero, astratto
amore, non accorante simpatia...
 
Come i poveri povero, mi attacco
come loro a umilianti speranze,
come loro per vivere mi batto
 
ogni giorno. Ma nella desolante
mia condizione di diseredato,
io possiedo: ed è il più esaltante
 
dei possessi borghesi, lo stato
più assoluto. Ma come io possiedo la
storia,
essa mi possiede; ne sono illuminato:
 
ma a che serve la luce?

F.D.G. - Le cenere di Gramsci si intitola questa poesia, la tomba dell'uomo politico, morto al confino durante il fascismo, è al cimitero degli inglesi a Roma, nel quartiere popolare del Testaccio. Qui, sotto un colle di detriti c'è il mattatoio comunale, venuto a Roma dal nord nei primi anni del dopoguerra Pier Paolo Pasolini poeta e romanziere si formò in questa periferia rumorosa, ammucchiata accanto alle rive del Tevere, dove il fiume sta per uscire dalla città, come i poveri povero, imparò qui ad amare i diseredati, la loro allegria naturale e irragionevole, più che la loro lotta e la loro storia. Mucchi di case, mucchi di gente, i diseredati in cinque a dormire in una stanza e quelli che già sono un gradino più su, usciti appena dal buio della miseria, in questa periferia, in queste case prigione, qui Pasolini cominciò allora oscuramente a sentirsi un traditore. Un'altra Roma vede ora Pier Paolo Pasolini, la Roma lustra e solenne del nuovo quartiere dell'euro, dove il fascismo lasciò il segno di una civiltà di cartapesta, è la tipica Roma dei ricchi di oggi, dove il passato incompiuto si impasta con il futuro, la chiesa di San Pietro e Paolo, tonda, goffa e imperiale, nasconde piccoli edifici eleganti, dove non giungono rumori proletari, dove non arriva nemmeno il frastuono del caotico traffico romano, qui vive, appartato, il poeta delle ceneri di Gramsci, vive in una grande casa accogliente, protetto dall'amore di una piccola donna di 60 anni, sua madre. 

sabato 3 maggio 2025

Una polemica in prosa ( caro Pasolini ) - Eduardo Sanguineti, Officina, numero 11 del 1957

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Una polemica in prosa ( caro Pasolini )
Eduardo Sanguineti

Officina
numero 11 
del 1957


Una polemica in prosa

Io non dubito, caro Pasolini,

non voglio dubitare, che per Sua

cortesia Lei ospiterà sul prossimo

numero di “Officina” questa mia

lettera aperta, apertissima, in cui

voglio discutere un poco (e Lei può

facilmente concedermelo, io credo)

l’alienazione che io (o piuttosto i miei

Erotopaegnia) ho subito sull’ultimo

numero (9-10) della Sua

rivista. Io non discuto, Lei m’intenda

sabato 5 agosto 2023

"Pier Paolo Pasolini - (Video) Le confessioni di un poeta", PLAY RSI, 23.02.1967. Di Fernaldo Di Giammatteo.

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Eretico e Corsaro



"Pier Paolo Pasolini
Le confessioni di un poeta"

PLAY RSI

23.02.1967

Di Fernaldo Di Giammatteo.

(Video integrale)

Un incontro intimo, privilegiato con Pier Paolo Pasolini che si racconta a tutto tondo tra poesia, cinema, famiglia e impegno civile. 

lunedì 7 febbraio 2022

Pier Paolo Pasolini, biografia breve - 1967, La storia della mia vita è la storia dei miei libri.

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Pier Paolo Pasolini,   biografia breve
1967
La storia della mia vita è la storia dei miei libri.

A questo link, trovi la Biografia breve completa: Biografia Breve-Le Pagine Corsare



Il 1967 inizia con molte idee e progetti in cantiere. In una lettera a Garzanti Pasolini fa un elenco di nuovi lavori letterari abbozzati:
Pagine Tratte da "Lettere" a cura di Nico Naldini

In un’intervista rilasciata a Manlio Cancogni a febbraio dichiara (L'intervista completa la trovi qui):


Un piccolo Paese non può dare un grande scrittore. Lo ha detto Goldmann.
...
Sì. Ogni libro è in rapporto al suo background culturale. Se questo è mediocre anche il libro lo sarà.

[...]

...Non scrivo poesie perché non ho destinatario. Non so più a chi mi rivolgermi. So che ci sono in Italia un diecimila persone che amano la poesia. Ma a loro mi rivolgo lo stesso, anche senza scrivere... 

[...]

...Il teatro invece mi consente di fare nello stesso tempo poesia e romanzo. Poesia perché come sai scrivo le mie tragedie in versi-romanzo perché racconto una storia...

(Manlio Cancogni intervista Pier Paolo Pasolini

1967

Un piccolo Paese non può dare un grande scrittore.)

 

martedì 1 febbraio 2022

Pier Paolo Pasolini: Se nasci in un piccolo paese sei fregato - Manlio Cancogni, La Fiera letteraria, a. XLII, n. 50, 14 dicembre 1967.

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Manlio Cancogni intervista Pier Paolo Pasolini
Se nasci in un piccolo paese sei fregato


P.P.P. - Se è possibile scrivere un capolavoro? È sciocco chiederselo. Il problema non esiste. E comunque, chi potrebbe saperlo? 

M. C. - È una domanda pretesto. Considerala come un punto di partenza. D’altra parte è pur vero che si scrivono molti libri tutti abbastanza modesti. Come mai?
P.P.P. - Un piccolo Paese non può dare un grande scrittore. Lo ha detto Goldmann.
Tu sottoscrivi?
P.P.P. - Sì. Ogni libro è in rapporto al suo background culturale. Se questo è mediocre anche il libro lo sarà. Possono esserci delle eccezioni, è vero, ma allora si tratta di persone culturalmente apolidi, che vivono in Italia e scrivono in italiano per combinazione. Scrittori che hanno un taglio europeo, cresciuti in un circuito culturale più vasto. L’Italia è una piccola nazione, meschina. Lo ripeto: non può dare un grande libro.
Ma chi ti obbliga a vivere nella meschineria del tuo Paese? Puoi benissimo restare in Italia in ‘terra di pipe’, come si dice, e infischiartene della sua cultura, del suo ambiente, dei suoi problemi, e della sua società letteraria. Certo che se invece di osservare la realtà e la vita, vivi in mezzo alle chiacchiere dei letterati, sei per forza condizionato dalla cultura, chiamiamola così, del tuo Paese.

Pier Paolo Pasolini - PERCHÉ QUELLA DI EDIPO È UNA STORIA - 1967

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Eretico e Corsaro



1967
PERCHÉ QUELLA DI EDIPO È UNA STORIA

       di Pier Paolo Pasolini

Prefazione all’edizione a stampa di Edipo re, pubblicata da Garzanti nel settembre 1967.

       

Il cinema sarebbe dunque naturalistico.

       Io oso infatti dire: «Se attraverso il linguaggio cinematografico io voglio esprimere un facchino, prendo un facchino vero e lo riproduco: corpo e voce».

       Allora Moravia ride: «Ecco, il cinema è naturalistico, come vedi. È naturalistico, è naturalistico. Ma il cinema è immagine. E solo rappresentando un facchino muto (con eleganza) tu puoi fare del cinema in qualche modo non naturalistico».

       «Niente affatto», dico io, «il cinema è “semiologicamente” una tecnica audiovisiva. Quindi facchino in carne ossa e voce.»

       «Ah, ah, il neorealismo!» fa Moravia.

domenica 30 gennaio 2022

Israele «Nuovi Argomenti», n.s., 6, aprile-giugno 1967

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Eretico e Corsaro


Pier Paolo Pasolini, Israele

«Nuovi Argomenti», n.s., 6, aprile-giugno 1967

Giuro sul Corano che io amo gli arabi quasi come mia madre. Sono in trattative per comprare una casa in Marocco e andarmene là. Nessuno dei miei amici comunisti lo farebbe, per un vecchio, ormai tradizionale e mai ammesso odio contro i sottoproletariati e le popolazioni povere. Inoltre forse tutti i letterati italiani possono essere accusati di scarso interesse intellettuale per il Terzo Mondo: non io. Infine, in questi versi, scritti nel ’63, come è fin troppo facile vedere, sono concentrati tutti i motivi di critica a Israele di cui è ora piena la stampa comunista.

Alfredo Bini e Pier Paolo Pasolini - Una collaborazione finita senza rancori

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Una collaborazione finita senza rancori

Alfredo Bini Hotel Pasolini - Un’autobiografia

Dietro le quinte del cinema italiano -

 A cura di Simone Isola e Giuseppe Simonelli 

Il Saggiatore


     In molti mi hanno chiesto i reali motivi della fine della collaborazione tra me e Pasolini, come se dietro questa separazione professionale ci fosse un segreto inconfessabile. La mia non è reticenza: non ci fu un vero e proprio motivo, tutto qui. Il rapporto andò incontro a un normale, e credo inevitabile, logoramento. Qualche volta ho avuto la sensazione, una sensazione curiosa, che ormai tutto fosse inutile – metodi di valutazione che non collimavano, idee non più comuni, discorsi diversi – e che rimanesse un’unica possibilità: ricominciare da capo. Da zero. Come se si giocasse alla roulette e ci si ostinasse a puntare con accanimento le fiches a un tavolo cui manca il croupier. Stavamo lì attenti, seduti per non perdere il posto, e non ci accorgevamo che il gioco era finito. Continuava, è vero, ma da un’altra parte… Forse, la goccia che fece traboccare il vaso fu la nostra partecipazione alla Mostra del cinema di Venezia del 1967, per Edipo re. Durante i giorni della presentazione di Uccellacci e uccellini a Cannes, Pasolini aveva elaborato l’idea di Teorema. A me il progetto non interessava e non ero disposto a produrre il film. Per Edipo re, un suo vecchio pallino, ero assolutamente pronto, anche perché c’era chiaramente la possibilità di realizzare riprese all’estero, e dunque di avviare rapporti di coproduzione o collaborazione con cinematografie in crescita. Alla fine Pasolini accettò, anche se mi fece presente che prima o poi avrebbe realizzato Teorema.

Pier Paolo Pasolin, La cultura contadina della scuola di Barbiana - «Momento», IV, 15-16, gennaio 1968.

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Eretico e Corsaro




La cultura contadina della scuola di Barbiana

   «Momento», IV, 15-16, gennaio 1968. Intervento introduttivo a una discussione coi ragazzi della scuola di Barbiana organizzata alla Casa della Cultura di Milano il 17-18 ottobre 1967.


   Io farò una breve storia della lettura della Lettera a una professoressa. I destinatari di questa mia breve storia sono i ragazzi di Barbiana e mi rivolgerò sempre e costantemente a loro.


   Come sempre succede quando ci si trova di fronte a un libro, che istintivamente si capisce che sarà di grande interesse, non ho avuto la pazienza di cominciarlo subito dalla prima riga: ho cominciato a sfogliare impazientemente qua e là; e ho letto alcune frasi che mi hanno leggermente irritato. Ve ne leggo soltanto due brevissime: «è il sistema che adoperano in America per creare le differenze tra bianchi e neri: scuola peggiore ai poveri fin da piccini»; un’altra: «parlava senza guardarci, chi insegna pedagogia all’università i ragazzi non ha bisogno di guardarli, li sa tutti a mente come noi si sa le tabelline»; e un’altra ancora: «più tardi scoprono che son belline anche le altre», poi si accorge che è bella anche la storia.

giovedì 27 gennaio 2022

Pier Paolo Pasolini, "A Allen Ginsberg. New York" - 1967

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Eretico e Corsaro



A Allen Ginsberg New York

[ Milano, 18 ottobre 1967 ]


Caro, angelico Ginsberg, 

ieri sera ti ho sentito dire tutto quello che ti veniva in mente su New York e San Francisco, coi loro fiori. Io ti ho detto qualcosa dell' Italia (fiori solo dai fiorai). La tua borghesia è una borghesia di PAZZI, la mia una borghesia di IDIOTI. Tu ti rivolti contro la PAZZIA con la PAZZIA (dando fiori ai poliziotti): ma come rivoltarsi contro l' IDIOZIA? Ecc. ecc.: queste sono state le nostre chiacchiere. Molto, molto più belle le tue, e te l' ho anche detto il perché. Perché tu, che ti rivolti contro i padri borghesi assassini, lo fai restando dentro il loro stesso mondo... classista (sì, in Italia ci esprimiamo così), e quindi sei costretto a inventare di nuovo e completamente giorno per giorno, parola per parola il tuo linguaggio rivoluzionario. Tutti gli uomini della tua America sono costretti, per esprimersi, ad essere degli inventori di parole! Noi qui invece (anche quelli che hanno adesso sedici anni) abbiamo già il nostro linguaggio rivoluzionario bell' e pronto, con dentro la sua morale. Anche i Cinesi parlano come degli statali. E anch' io come vedi. Non riesco a MESCOLARE LA PROSA CON LA POESIA (come fai tu!) e non riesco a dimenticarmi MAI e naturalmente neanche in questo momento che ho dei doveri linguistici. Chi ha fornito a noi anziani e ragazzi il linguaggio ufficiale della protesta? Il marxismo, la cui unica vena poetica è il ricordo della Resistenza, che si rinnovella al pensiero del Vietnam e della Bolivia. E perché mi lamento di questo linguaggio ufficiale della protesta che la classe operaia attraverso i suoi ideologi (borghesi) mi fornisce? Perché è un linguaggio che non prescinde mai dall' idea del potere, ed è quindi sempre pratica e razionale. Ma la Pratica e la Ragione non sono le stesse divinità che hanno reso PAZZI e IDIOTI i nostri padri borghesi? Povero Wagner e povero Nietzsche! Hanno preso tutta loro la colpa. E non parliamo poi di Pound! 

Tuo Pier Paolo




Curatore, Bruno Esposito

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giovedì 20 gennaio 2022

Pier Paolo Pasolini, il poemetto "Poeta delle Ceneri"

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Poeta delle Ceneri
Poesie disperse II

P.P. Pasolini, il poeta delle ceneri, a cura di Enzo Siciliano, in "nuovi argomenti" n. 67-68, Roma, luglio dicembre 1980.
ora in:
Pier Paolo Pasolini, Bestemmia. Tutte le poesie, vol. I, Garzanti, Milano 1993




Un testo quasi autobiografico del 1966 di Pier Paolo Pasolini pubblicato postumo da Enzo Siciliano nel 1980.
Il dattiloscritto è rimasto chiuso in un cassetto senza essere stato mai pubblicato, ritrovato solo dopo la tragica morte dello scrittore fra le carte del suo studio in via Eufrate.
“E oggi, vi dirò, che non solo bisogna impegnarsi nello scrivere,
ma nel vivere” 
"Ma io non sto facendo che un poema bio-bibliografico..."



Sono uno
che è nato in una città piena di portici nel 1922.
Ho dunque quarantaquattro anni, che porto molto bene
(soltanto ieri due o tre soldati, in un boschetto di puttane,
me ne hanno attribuiti ventiquattro – poveri ragazzi
che hanno preso un bambino per un loro coetaneo);
mio padre è morto nel ’59, mia madre è viva.
Piango ancora, ogni volta che ci penso,
su mio fratello Guido,

martedì 28 dicembre 2021

1967 LA TERRA VISTA DALLA LUNA (3° episodio di LE STREGHE)

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro





1967 LA TERRA VISTA DALLA LUNA 

(3° episodio de LE STREGHE)

( Le immagini della sceneggiatura a fumetti sono tratte da Pier Paolo Pasolini per Il cinema, tomo primo, I meridiani Mondadori a cura di Walter Siti e Franco Zambagli )