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venerdì 23 giugno 2023

L'oriente di Pasolini - L'idea delle mille e una notte - "Il Mondo", 31 maggio 1973

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Le immagini sono di Roberto Villa 
Roberto Villa ha donato il suo archivio alla Cinteca di Bologna.

L‟IDEA DELLE MILLE E UNA NOTTE
Giulia Massari
Da "Il Mondo", 31 maggio 1973


Trentacinque persone, macchine, i mille oggetti che servono a una troupe cinematografica, i costumi che Danilo Donati ha disegnato per le

Mille e una notte, e cioè lunghi e larghi vestiti, larghe e lunghe sciarpe che poi saranno integrati con antiche vesti prestate dal museo di Sana‟a e con qualche povero straccio ottenuto nei villaggi più sperduti, vincendo la grandissima diffidenza, come si trattasse di strapparsi un pezzo di carne, di uomini e donne arabi nemmeno attratti da un po‟ di denaro, i bagagli di ognuna di quelle trentacinque persone, vestite dapprincipio in maniera occidentale, poi sempre più semplificando, fino a un paio di calzoni con una camiciola, tutt‟al più un

martedì 28 dicembre 2021

Pier Paolo Pasolini, Il fiore delle mille e una notte - 1974

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Il fiore delle mille e una notte di P.P. PASOLINI

Le foto sono di Roberto Villa
Pasolini sul set
Fondo Roberto Villa, Cineteca di Bologna

Le immagini per cortese concessione di Roberto Villa per solo scopo culturale.

"Spero, possa essere usato per promuovere il Grande Uomo di Cultura che è stato in tutti i settori che ha toccato."
Roberto Villa


.
Troupe - Personaggi - Interpreti

Regia e sceneggiatura
: Pier Paolo Pasolini, liberamente ispirata a Le Mille e una notte (in particolare a Storia di Ali Shar e della schiava Zumurrud, Storia di Azíz e Aziza, Storia dei re Shariyàr e Shahzamàn, Storia del facchino e delle ragazze, Storia di Harún ar-Rashíd e di Zobeida, Storia di Abu Nuwàs e di Harún ar-Rashíd, Harún ar-Rashíd e le due schiave, Harún ar-Rashíd e le tre schiave, Storia del re Omar an-Numàn, Storia dell’amante e dell’amato: Tagi al-Mulúk e Dúnya

Collaborazione alla sceneggiatura: Dacia Maraini
Fotografia: Giuseppe Ruzzolini

domenica 9 maggio 2021

Pasolini, da Chaucer alle Mille e una notte - Liliana Madeo, La Stampa, 24 giugno 1972

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Il film liberato in censura 

Pasolini, da Chaucer alle Mille e una


 notte


Vuole completare la trilogia, iniziata con Boccaccio 



(Nostro servizio particolare) 

Roma. 23 giugno. 


Il sollievo di Pier Paolo Pasolini è profondo: I racconti di Canterbury, bocciato in prima istanza dalla censura, ha ottenuto il visto in appello. 

« Questa volta me l'ero vista brutta — confessa —. Avevo temuto che il film non potesse uscire, o che mi fossero chiesti tagli impossibili da accettare. Spesso ho avuto guai con la censura, mai però un rifiuto così reciso. Da anni vengono fatte promesse solenni di abolire questa arcaica istituzione, ma niente cambia. E i censori che un anno fa, anche se turbati, non avrebbero avuto il coraggio di negare ai Racconti il visto, oggi si sono fatti di nuovo aggressivi, imbaldanziti dal clima generale di restaurazione in Italia ». 

Nella sua casa all'Eur le finestre sono spalancate su un terrazzo pieno di piante e le tende sono gonfie di vento. Le carte della corrispondenza e degli appunti, i

martedì 30 marzo 2021

Pasolini - PER ESORCIZZARE UN FUTURO DI INTOLLERANZA

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

 

Le immagini sono di Roberto Villa
Roberto Villa ha donato il suo archivio alla Cineteca di Bologna.



PER ESORCIZZARE UN FUTURO DI INTOLLERANZA



La fonte d‟ispirazione „princeps‟ è una lettura critica delle Mille e una notte. Strana lettura critica. Io non sono infatti competente di letteratura araba, né di storia araba. È possibile la lettura critica di un testo al di fuori di ogni forma di storicismo? Evidentemente no. Ma c‟è qualche compenso. Per esempio la mia conoscenza esistenziale del mondo arabo. Posso dire di conoscere più gli arabi che i milanesi. (Cosa che si inquadra in una mia extravagante competenza del Terzo Mondo). Ho quindi potuto storicizzare le Mille e una notte per ciò che esse sono

La scomparsa della Repressione, l’avvento dell’epoca della Tolleranza - di Serafino Murri

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

 


La scomparsa della Repressione, l’avvento dell’epoca della Tolleranza
Uno stralcio dal volume di Serafino Murri



Il rapporto conflittuale di Pasolini con l’"uomo medio" resta intatto: tanto da far ricevere all’autore del Fiore delle Mille e una notte, nel giugno del 1974, una denuncia per oscenità conseguente, paradossalmente, alla proiezione unica di beneficenza del film, che il regista ha organizzato in anteprima a Milano, con lo scopo di raccogliere fondi per realizzare un documentario a favore della

Intervista a Pasolini, alla ricerca delle Mille e una Notte

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro





CON PASOLINI ALLA RICERCA DELLE MILLE E UNA NOTTE



"Che Le mille e una notte siano opera esotica e fiabesca è un luogo comune che io contesto. C‟è del magico, è vero, ma non è quello che conta. Conta invece, soprattutto, il realismo. Sotto la crosta stereotipa, sotto la finta mancanza di interesse psicologico vive sempre, in quasi tutti i racconti, la realtà storica precisa, interamente connotata. Basta ricordare, per esempio, gli elenchi delle vivande di ogni pasto descritto. Menù ricostruiti fino alla pignoleria, elencazioni di oggetti e di ambienti nei minimi dettagli, capaci di restituire intero il senso esistenziale della

martedì 16 marzo 2021

Pasolini, Una fiaba nella fiaba - Intervista a Roberto Villa a cura di Roberto Chiesi

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




UNA FIABA NELLA FIABA
Intervista a Roberto Villa


Quando ha incontrato per la prima volta Pier Paolo Pasolini?

Nel 1972 a una tavola rotonda alla Casa della cultura di Milano. Credo che fosse una delle prime occasioni, se non la prima i...n assoluto, in cui ci si interrogava sulle conseguenze delle interruzioni pubblicitarie. Da un paio d‟anni erano operative alcune televisioni private come Telebiella. Alcune si limitavano a interrompere il film durante l‟intervallo fra primo e secondo tempo, altre avevano già „imparato‟ a piazzare i blocchi pubblicitari nei momenti di massimo

sabato 6 marzo 2021

PASOLINI E IL FIORE DELLE MILLE E UNA NOTTE

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

@Le immagini sono di Roberto Villa 
Roberto Villa ha donato il suo archivio alla Cinteca di Bologna. 

Le immagini, per gentile concessione di @Roberto Villa.

PASOLINI E IL FIORE DELLE MILLE E UNA NOTTE


In una lettera al produttore Franco Rossellini del 1970(1), Pier Paolo Pasolini illustrò il progetto di un film tratto dal Decameron di Boccaccio, sottolineando che intendeva realizzare un film "di almeno tre ore", da girarsi non solo a Napoli, ma anche in Sicilia, in Arabia ("Barberia"), a Parigi, nell‟Italia meridionale, nella Loira, nel deserto e sul mare. Da quella lettera emerge che, dopo i film "per élite" quali Teorema (1968), Porcile (1969), Medea (1969), per non parlare di Appunti per un’Orestiade africana (1970) che aveva appena concluso ma che rimarrà inedito fino al 1975 – Pasolini voleva affrontare un registro nuovo e cimentarsi con una narrazione di grande respiro, come indicano i numerosi set che aveva previsto. È un progetto che si impose su quello più rischioso del San Paolo (in preparazione dal 1968) e che forse (è un‟illazione) nacque anche come „risposta‟ pasoliniana al successo internazionale del Fellini Satyricon (un film che, a differenza di altre opere felliniane, Pasolini non aveva amato). Ossia la sfida di misurarsi con il personale adattamento di un classico letterario, usufruendo di mezzi produttivi più ricchi rispetto al passato (presto a Rossellini si affiancherà la potente PEA di Alberto Grimaldi, produttore del Fellini Satyricon, che finanzierà anche gli ultimi quattro film di Pasolini). Quando scriveva la lettera a Rossellini, Pasolini non aveva ancora pensato al Decameron come al primo film di una trilogia. È significativo che nella lettera non accenni nemmeno di sfuggita a quello che sarà il motivo dominante dell‟ispirazione del film in preparazione (come dei due successivi): l‟esaltazione della corporalità e dell‟eros popolare in epoche lontane (e più repressive, in apparenza, rispetto all‟Italia del 1970-71), come un fantasma del passato da rievocare contro il presente. Forse preferiva sottintenderlo, oppure non si era ancora precisato questo elemento della sua ispirazione e prevaleva il desiderio di un „affresco‟ per rievocare "tutto il mondo, tra il medioevo e l‟epoca borghese" (che si può tradurre: "il mondo italiano ed europeo prima dell‟epoca borghese"). 

Ma Pasolini dovrà presto rinunciare alle dimensioni narrative previste per Il Decameron. Dopo aver girato, montato ma poi tagliato un unico episodio girato nello Yemen, a Sana‟a, Alibech, rinuncerà a qualsiasi ambientazione diversa da quella napoletana. Come racconta egli stesso(2), fu proprio durante le riprese di Alibech che, innamoratosi di Sana‟a e della sua forma, ebbe l‟idea di un film tratto dalle Mille e una notte e poi di una trilogia che avrebbe definito "della vita". L‟idea di un film „magico‟ si legò quindi subito all‟immagine di una città „di sogno‟ quale era Sana‟a, ossia una città antica che esprimeva un senso dell‟armonia fra paesaggio e urbanesimo che la modernità stava cancellando brutalmente. Pasolini rilesse Le mille e una notte (che conosceva fin dalla giovinezza) nell‟edizione curata dal grande arabista Francesco Gabrieli (I Millenni, Einaudi 1948) e nell‟estate del 1972 lavorò freneticamente con Dacia Maraini alla stesura della sceneggiatura. Il coinvolgimento della Maraini non era casuale, perché Pasolini aveva deciso di assegnare un ruolo essenziale ad alcuni personaggi femminili e le affidò appunto i dialoghi che li riguardavano (riservandosi, naturalmente, di rivederli per la versione definitiva). Le oltre trecento pagine della sceneggiatura furono scritte in soli quindici giorni. Le fiabe a cui attinse erano Storia di Ali Shar e della schiava Zumurrud, Storia di Azíz e Aziza, Storia dei re Shariyàr e Shahzamàn, Storia del facchino e delle ragazze, Storia di Harún ar-Rashíd e di Zobeida, Storia di Abu Nuwàs e di Harún ar-Rashíd, Harún ar-Rashíd e le due schiave, Harún ar-Rashíd e le tre schiave, Storia del re Omar an-Numàn, Storia dell’amante e dell’amato: Tagi al-Mulúk e Dúnya.

lunedì 11 gennaio 2021

Loriente di Pasolini - 'UN RAPPORTO FISICO CON LE IMMAGINI - Intervista a Beatrice Banfi

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Le immagini sono di Roberto Villa 
Roberto Villa ha donato il suo archivio alla Cinteca di Bologna.


UN RAPPORTO FISICO CON LE IMMAGINI
Intervista a Beatrice Banfi 


Beatrice Banfi ha collaborato con Pier Paolo Pasolini come segretaria di edizione per oltre sette anni, dal 1968 al 1975, dalla lavorazione di Porcile a quella del suo ultimo film, Salò o le 120 giornate di Sodoma, passando attraverso titoli quali Medea (1969), Il Decameron (1971), I racconti di Canterbury (1972) e Il fiore delle Mille e una notte (1974). Dopo la morte di Pasolini, ha lavorato, sempre come segretaria di edizione, con altri prestigiosi cineasti italiani come Marco Ferreri (Storie di ordinaria follia, 1981, e Storia di Piera, 1983) e Franco Brusati (Il buon soldato, 1982). Intorno alla metà degli anni Ottanta diviene aiuto regista e collabora ancora con Ferreri per Il futuro è donna (1984), quindi con Margarethe Von Trotta (Paura e amore, 1988; L‟africana, 1990; Il lungo silenzio, 1993) e con Michelangelo Antonioni e Wim Wenders per Al di là delle nuvole (1995).

Lei ha lavorato per molti anni accanto a Pasolini. Come ricorda la sua personalità e la collaborazione con lui?

L‟incontro con Pasolini è stato uno degli eventi più importanti della mia vita. Lo ammiravo come intellettuale e come artista e ritengo una fortuna aver potuto conoscere l‟uomo. Era una personalità unica, di una creatività e un‟energia inesauribili, ma era anche un uomo che aveva un rispetto profondo per gli altri, per le loro esigenze, per la loro realtà. Un rispetto che si esprimeva in tutte le sue parole e gesti, sempre accompagnato da una profonda sicurezza e determinazione. Immagino che dentro di sé avesse molti dubbi, ma come regista aveva trovato un suo stile, un suo metodo, anche per quanto riguarda la sfera pratica, che gli creava intorno un‟aura di rispetto spontaneo e immediato. Non dava mai il tu ma sempre il lei, a chiunque, me compresa. Era un piccolo espediente efficace e semplice per mantenere quelle distanze che il suo ruolo imponeva. In generale, mi ha sempre colpito la sua enorme pazienza, la tolleranza che aveva con la gente, che però non era mai debolezza o arrendevolezza. Anche perché era una pazienza motivata. Per esempio nel Fiore delle Mille e una notte aveva scelto come attori dei pescatori siciliani che ovviamente non sapevano nemmeno l‟abc della recitazione e li seguiva con una pazienza infinita. Non perché facessero dei gesti da attori ma perché si comportassero davanti alla macchina da presa con la stessa spontaneità che avevano nella vita.

Lei ha lavorato accanto a Pasolini fin dal 1968 e da

Porcile. Durante la lavorazione del Fiore delle Mille e una notte ha notato dei cambiamenti nel suo modo di dirigere la troupe? No, direi di no, aveva acquisito però una maggiore padronanza della tecnica rispetto ai tempi di Porcile. Cambiava sempre obiettivo dal 25 al 75, anche il 18 e preferiva fare l‟operatore di se stesso. Col 100 o 75 doveva usare il cavalletto. Eravamo diventati velocissimi a cambiare obiettivo e mi cimentai anch‟io per velocizzare i tempi. Pasolini aveva la necessità di un rapporto diretto, anche fisico, con le immagini che voleva riprendere e questo accadeva già da anni, ma durante le riprese del Fiore ancora di più. Era quasi sempre lui stesso alla mdp. Due anni dopo, quando girammo Salò, Pasolini fece sempre da solo le riprese. L‟esigenza che aveva Pasolini, sempre, era di non perdere tempo. Non voleva assolutamente sprecarlo e trasmetteva, con i suoi stessi movimenti, con l‟azione stessa direi, più che con le parole o gli ordini, questa esigenza prioritaria. Ricordo un aspetto di Pasolini che mi colpì durante le riprese del Fiore rispetto ai film precedenti: era felice in quei luoghi, felice come non l‟ho mai visto né prima né dopo (sul set di Salò, al contrario, dominava un clima di estrema tensione). Credo che provasse un piacere totale a vivere le giornate in quegli spazi, in quelle città, circondato da popolazioni che amava. Ricordo anche che rideva più spesso del solito. Era come pacificato, disteso, nel suo elemento, cioè immerso in un mondo popolare e antico che corrispondeva a quello che amava di più.

Immagino che sarà stato un film molto faticoso, per la lunghezza delle riprese, i viaggi, i disagi...

Sì, Il fiore è stato senz‟altro l‟impresa più epica che io abbia affrontato in vita mia. Il direttore di produzione, Mario Di Biase, ci aveva avvertiti che sarebbe stata una lavorazione difficile, che avremmo dovuto affrontare molti disagi. C‟erano anche Ferretti, il grande Ferretti, Umberto Angelucci, Shepherd, ovviamente il direttore della fotografia Ruzzolini. Danilo Donati invece era rimasto a Roma. Non credo che avrebbe potuto sopportare quell‟avventura. Partimmo da Roma che nevicava e la prima tappa fu l‟Eritrea, dove era caldissimo. Non avemmo neanche il tempo di abituarci al clima e riprenderci dal viaggio che iniziarono le riprese a Burji, un altopiano scomodissimo da raggiungere. Era uno dei tipici luoghi che Pasolini sceglieva, luoghi straordinari, ma impossibili. Quando ci arrivammo eravamo distrutti dalla fatica e dal caldo. Lì girammo la sequenza in cui Franco Citti, il demone, trasforma in scimmia Alberto Argentino, alias Shazhanmàn. Provammo sulle prime a truccare Argentino da scimmia ma non funzionava. Allora ricorremmo a una scimmia vera che però morì, poverina, e dovemmo sostituirla con un‟altra. Se si fa attenzione, nel film appaiono scimmie di dimensioni diverse e tutte interpretano Shazhanmàn trasformato... Ricordo che a Keren, in Eritrea, le piccole oasi nel deserto erano meravigliose. Improvvisamente ti trovavi in mezzo a una vegetazione favolosa e credo che Pasolini avesse scelto quei luoghi proprio per questo e il contrasto con il deserto.

Nelle fotografie di scena scattate in Eritrea, compare anche Sergio Citti, che però non è accreditato...

Sergio aveva già girato il suo primo film come regista e stava preparando il secondo, Storie scellerate. Venne per alcuni giorni in Eritrea ad aiutare per il casting. Inizialmente Pasolini avrebbe voluto girare anche in Nigeria tutto un blocco di storie. Ma aveva deciso di rinunciarvi, perché il film sarebbe venuto lunghissimo. Non era un pazzo che s‟impuntava, era molto saggio e attento ai problemi pratici. Dopo l‟Eritrea andammo nello Yemen e i disagi aumentarono. I viaggi per spostarci da una località all‟altra, prima l‟aereo (aerei non proprio tali da rassicurare...) poi la jeep, anche un giorno o due di viaggio. I viaggi erano pericolosi perché le linee aeree erano traballanti, e bisognava trasportare i costumi, le scenografie, quindi era davvero difficile. C‟erano molti disagi, era difficile mangiare e ovviamente alcuni della troupe protestavano, si lamentavano. Non erano abituati a quel genere di problemi, a quelle scomodità. Io ero giovane e talmente innamorata del progetto, che potevo soffrire qualsiasi difficoltà. La PEA aveva messo a disposizione una notevole larghezza di mezzi ma nello Yemen era appena finita la guerra e non c‟era niente. Devo dire che da parte di Grimaldi esisteva una fiducia incondizionata verso Pasolini e Mario Di Biase. Nemmeno sapeva dov‟eravamo, non interveniva mai, non chiedeva nulla. La produzione era forse la più discreta che io abbia mai visto. Non hanno mai fatto pressioni su nulla e ogni decisione è stata presa da Pier Paolo in totale autonomia.

Pasolini come affrontava i disagi?

Devo dire che ero sempre impressionata e ammirata dalla sua energia fisica. Non si lamentava mai. Ho visto gente disidratata e distrutta. Lui non l‟ho mai visto stanco, era indistruttibile. Non si fermava mai. Durante le pause, l‟avrò visto una volta o due rimanere assorto e non fare nulla, perché di solito leggeva o scriveva. Infatti viaggiava con una borsa stracolma di libri e la Olivetti piccola. Fisicamente, sembrava fatto solo di muscoli e ossa. Era però silenziosissimo, forse quello era il suo modo di riposarsi. Era concentratissimo sulle riprese, che lo assorbivano totalmente. Non perdeva mai le staffe. Non l‟ho mai sentito offendere qualcuno o alzare la voce. Al massimo diceva: "Che salame" e batteva i piedi per insofferenza. Ma non andava oltre. Insomma aveva un controllo assoluto di se stesso.

Come erano organizzate le giornate di ripresa?

Tolte quelle girate a Roma, le sequenze erano tutte con la luce naturale. Si giravano prima i primi piani poi le sequenze importanti all‟alba o al crepuscolo. Nello Yemen giravamo all‟alba. Verso mezzogiorno la luce non è più buona, troppo cruda. Alle tre del mattino si vestivano gli attori e le comparse e alle quattro e trenta, con le prime luci, si iniziava, per finire nel primo pomeriggio. Pasolini era velocissimo e sicuro, quindi non si perdeva mai tempo, si approfittava di qualsiasi momento. 

Che cosa ricorda delle riprese a Sana’a?  

Il contrasto fra la bellezza magica, incredibile della città, degli edifici, degli spazi e il fetore. L‟aria era irrespirabile perché i gabinetti erano fuori dalle case, poi c‟erano i cammelli ovunque con quello che lasciavano per strada e la gente non è che si lavasse molto, diciamo. Per andare avanti, tenevamo i fazzoletti davanti alla bocca. C‟era da svenire. Sorgevano sempre molte complicazioni e problemi continui, ma Di Biase era molto abile a facilitare il più possibile le cose, a scegliere le persone che potessero facilitarle. Ricordo che alcuni abitanti erano delle apparizioni magiche, per esempio le donne con gli abiti neri e sotto intravedevi l‟oro. A Hal Hudaydah, dove risiedevamo, mi accadde una brutta avventura. Avevo la febbre ed ero rimasta indietro rispetto agli altri della troupe. Sono passata dietro a una casupola. Fuori da ogni casa era appesa un‟anfora e anche lì ce n‟era una, quindi mi fermai per prendere un po‟ d‟acqua. All‟improvviso si è aperta la porta e sono apparse tre streghe che mi hanno trascinato dentro. Sono stati dieci minuti da incubo. Volevano trattenermi, mi ghermivano da tutte le parti. Scalciando e divincolandomi e picchiando con tutte le forze e anche col copione in mano, sono riuscita a fuggire. Ma ho avuto veramente paura. Evidentemente era un harem. Avranno visto questa creatura, per loro esotica, che girava da sola, a portata di mano, e avranno pensato di aggiungerla al serraglio umano. In Persia fu molto più comodo e ricordo le riprese realizzate nella moschea di Esfahan. C‟era il sostegno dello Scià e di sua sorella. Eravamo dei privilegiati. Dopo la Persia, Pasolini, Ferretti e Di Biase fecero un sopralluogo in Afghanistan e gli altri, me compresa, ritornarono a Roma. Ma pare che l‟Afghanistan non fosse piaciuto a Pasolini e vi rinunciò. Dopo avere fatto qualche ripresa a Roma, siamo ripartiti per il Nepal, dove si verificò anche un episodio molto spiacevole con una maestranza. In Nepal c‟era un‟atmosfera straordinaria ed è rimasta nel film, nella parte finale dell‟episodio di Shazhanmàn e in quella iniziale di Yunàn. In un primo tempo Pasolini avrebbe voluto girare anche in India, ma rinunciò. Dopo il Nepal girammo ancora a Roma agli stabilimenti della Dear alcune sequenze di interni della storia di Azíz e Aziza.

Intervista realizzata da Roberto Chiesi il 18 marzo e il 15 maggio 2011





Tratto dal volume pubblicato in occasione della mostra L’oriente di Pasolini. Il fiore delle Mille e una notte nelle fotografie di Roberto Villa 26 maggio - 7 ottobre 2011, Sala Espositiva Cineteca di Bologna a cura di Roberto Chiesi
© 2011 Edizioni Cineteca di Bologna via Riva di Reno 72 40122 Bologna

Le immagini, per gentile concessione di Roberto Villa.

@Eretico e Corsaro - Le Pagine Corsare

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L'oriente di Pasolini - IL MIO LUNGO VIAGGIO

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

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Roberto Villa ha donato il suo archivio alla Cinteca di Bologna.
 
 


IL MIO LUNGO VIAGGIO

È stato il mio tentativo più ambizioso, quello che mi è costato più attenzione formale e impegno stilistico. È facile il film politico-ideologico. Assai più difficile è fare il film puro, ricercare la pura affabulazione come nei classici, tenendosi fuori dalle ideologie ma evitando al tempo stesso di cedere all'evasione. Più di un elemento ideologico è nascosto in questi miei tre film: il principale è la nostalgia di quel passato che ho cercato di ricreare sullo schermo. Visti dall'interno, visti da me, devo dire che questi miei ultimi film, i film della Trilogia della vita costituiscono per me un'esperienza affascinante. L'enorme maggioranza dei racconti delle Mille e una notte consistono in un viaggio. Quando il racconto è talmente breve da non consentire la possibilità della descrizione di un vero e proprio viaggio, allora si tratta di un aneddoto successo a un viaggiatore: e quindi, anche se il racconto è tutto lì, in quel crocevia, in quel mercato, siamo comunque in un "altrove‟. I viaggi delle Mille e una notte sono sempre l'effetto di un'iniziale anomalia del destino. Tutto è normale: il destino è normalità: ed ecco che succede la cosa inaspettata: il destino si „manifesta‟ improvvisamente in modo anormale. Si tratta di una forma parzialmente dissacrata e, in genere, scherzosa, di ierofania. La normalità è così interrotta dall'intervento del Dio (o del suo Meccanismo, il Destino), e alla prima anomalia ecco che ne segue un'altra. Nasce una catena di anomalie. E questa catena si dispone poi narrativamente secondo lo schema del viaggio, ossia lo schema della conoscenza e della conquista dell'‟altrove‟. L'eroe è destinato a ritornare; e a ritornare, per la precisione, alla normalità. Però ci ritorna evidentemente diverso. La sua scoperta dell'‟altrove‟ è stata una forma di iniziazione. Anche il mio film Il fiore delle Mille e una notte è un lungo viaggio, e l'eroe (o gli eroi) sia pure molto passivamente, hanno il passo eroico di chi si sottopone a una grande prova. Lo schema strutturale del „viaggio‟ era anche lo schema di Uccellacci e uccellini; e, se si vuole, anche lo schema del Vangelo (il viaggio verso Gerusalemme): tanto che, infatti, tutto realmente comincia con l'inizio del viaggio di Cristo ("Cristo alla sua prima uscita sembrava un pittore che per la prima volta nella storia della pittura andasse a dipingere "au plein air", mi ha detto Roberto Longhi a proposito di questa scena del Vangelo: e queste sue parole me le tengo chiuse e care in fondo al cuore come un inestimabile tesoro). Ora, finite le Mille e una notte sono incerto tra due progetti: il San Paolo, e un film sull'Ideologia. Il San Paolo significa i "viaggi‟ di San Paolo: sarà dunque anche questo un film di viaggi. Ma per San Paolo l'iniziazione è già avvenuta, fulminea: egli è nato per la seconda volta, cioè è veramente nato, sulla strada di Damasco (in viaggio!). I viaggi successivi sono viaggi organizzativi, o elettorali, o catechistici. Perciò sono viaggi antipatici. Il mio film su San Paolo è infatti un film contro la Chiesa (fondata da San Paolo, non dal buon San Pietro). Ai viaggi di San Paolo prete si contrappone l'immobilità del San Paolo santo. Il film è dunque anche la rappresentazione di una dissociazione: netta fino alla schizofrenia. Da una parte il fondatore della Chiesa, forte, vitale, sicuro di sé, fanatico (e quindi odioso), e dall'altra l'umile creatura "rapita al Terzo Cielo", malata, debole, tormentata dal problema di Dio. Ma anche l'altro progetto, quello sull'Ideologia, è la storia di un grande viaggio. Una cometa (l'Ideologia) trascina dietro a sé un Re Magio, il quale seguendola, viaggia a lungo, facendo dunque esperienza dell'intera realtà, da un "altrove‟ all'altro. Napoli, Roma, Milano, Parigi: che sono metafore, però, di altre città, archetipe. Non so, ripeto, quale dei due film farò per primo. Sostanzialmente però, so appunto che rappresenterò dei viaggi: proprio adesso che giunto verso la conclusione dei miei viaggi, non sono nello stato d'animo, certo, di chi ricorda, né, per la verità, di chi ha imparato qualcosa. 

Pier Paolo Pasolini
"Tempo illustrato", 31 maggio 1974





Tratto dal volume pubblicato in occasione della mostra L’oriente di Pasolini. Il fiore delle Mille e una notte nelle fotografie di Roberto Villa 26 maggio - 7 ottobre 2011, Sala Espositiva Cineteca di Bologna a cura di Roberto Chiesi
© 2011 Edizioni Cineteca di Bologna via Riva di Reno 72 40122 Bologna
Le immagini, per gentile concessione di Roberto Villa
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lunedì 14 dicembre 2020

Pasolini: "Conosco di più gli arabi che i milanesi - Stampa Sera, 29 agosto 1974

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dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Stampa  Sera, 29 agosto 1974


Pasolini: "Conosco di più gli arabi che i milanesi
Stampa Sera
29 agosto 1974

(Trascrizione curata da Bruno Esposito)

Il regista Pier Paolo Pasolini firma questa serie di appunti pubblicati dalla « Pea - Produzioni Europee Associate » in occasione dell'anteprima al festival di Cannes. La fonte d'ispirazione «princeps» è una lettura critica delle Mille e una notte. Strana lettura critica. Io non sono infatti competente di letteratura araba, né di storia araba. E' possibile la lettura critica di un testo al di fuori di ogni forma di storicismo? Evidentemente no. Ma c'è qualche compenso. Per esempio la mia conoscenza esistenziale del mondo arabo. Posso dire di' conoscere più gli arabi che i milanesi. (Cosa che si inquadra in una mia ex-stravagante competenza del Terzo Mondo). Ho quindi potuto storicizzare le Mille e una notte per ciò che esse sono adesso nel loro contesto popolare.
Stampa  Sera, 29 agosto 1974
Tutti i personaggi delle Mille e una notte sono artigiani, commercianti e contadini, oltre naturalmente che regnanti e nobili (ma come in tutte le società feudali, poveri e ricchi la pensano allo stesso modo; lo rivela in modo incontrovertibile il senso estetico che è identico in tutti). La mia condanna marxista, di un mondo di « sfruttamento dell'uomo sull'uomo » non è retroattiva neanche un po'. Non considero i « poveri » del passato « subumani » solo perché non hanno avuto coscienza di classe e si sono ribellati solo saltuariamente attraverso ribellioni di carattere sottoproletario e contadino. Non condanno né disprezzo la loro rassegnazione e la loro passività. Sono anche queste forme di vita. Se nella maggior parte dei casi, peraltro, esse sono « estraneità culturale » dalla cultura del potere, non mi sembra che questo sia il caso del mondo arabo delle Mille e una notte: i poveri qui hanno la stessa cultura dei ricchi (mondo magico, omosessualità, senso comune, frazionamento del Potere, che sembrerebbero elementi arcaici e fortemente tradizionali, non sono elementi della cultura dei poveri, ma anche dei ricchi e dei privilegiati). Forse in questa unità di potenti e di sudditi consiste il fascino delle Mille e una notte: un fascino per me, potente. Intanto perché non c'è uomo nel mondo delle Mille e una notte, che non senta profondamente la propria dignità (neanche il Più misero dei mendicanti ne è privo), e poi perché, non so per quali vie misteriose, attraverso tale unità culturale — in cui ognuno attinge il proprio diritto alla dignità umana — prende forma e viene vissuto un eros particolarmente profondo, violento e felice (è nei periodi di repressione che il commercio dei sensi è più fitto, fortunato ed esaltante). Quella che conta è la tolleranza popolare non la tolleranza del potere. E ogni morale popolare fondata sull'onore è tollerante.
Pier Paolo Pasolini

Stampa  Sera, 29 agosto 1974

Stampa  Sera, 29 agosto 1974


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mercoledì 1 febbraio 2017

Il Fiore delle Mille e una Notte, di Pier Paolo Pasolini. - Recensione di Cobra Verde

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro





Il Fiore delle Mille e una Notte
di Pier Paolo Pasolini
Recensione di Cobra Verde
 

 con: Ines Pellegrini, Franco Merli, Ninetto Davoli, Franco Citti, Tessa Bouchè, Margaerth Clementi, Luigina Rocchi, Alberto Argentino, Francesco Paolo Governale, Salvatore Sapienza, Zeudi Biasolo, Elisabetta Genovese.

Erotico/Avventura/Fantastico

Italia, Francia (1974)


Ultimo capitolo della Trilogia della Vita, "Il Fiore delle Mille e una Notte" è l'opera più grande e spettacolare dell'intera filmografia di Pasolini; girato tra Yemen, Iran, Nepal, India, Etiopia ed Eritrea, è il culmine della sfrenata visionarità del grande autore messa al servizio di un racconto non privo di ombre, ma, come d'obbligo, spensierato, piccante e gioioso.
Al mercato degli schiavi, la bella e vispa Zumurrud (Ines Pellegrini) si fa acquistare dall'imberbe Nur Ed Din (Franco Merli), che inizia ai piaceri dell'amore; il giorno seguente, Zumurrud viene rapita da un mercante invidioso e Nur Ed Din parte alla disperata ricerca del suo amore; durante le loro peregrinazioni, i due amanti vivranno strambe avventure erotiche e saranno testimoni di storie altrettanto bizzarre e carnali.

Il mondo erotico e disinibito questa volta è lontano chilometri dalla civilità puritana e mercificatoria dell'Occidente: è quel Terzo Mondo tanto dissimile dalla società borghese quanto ancorato ad un passato che sembra essersi congelato; Pasolini immerge alcuni dei racconti della antologia di Sherezade in un universo primordiale, ma, a differenza di quanto accadeva nel Ciclo del Mito, purgato dagli aspetti più cupi; il mondo delle "Mille e una Notte" è un regno incantato, una dimensione in cui le immagini raggiungono una carica poetica ed una forza visiva a tratti insostenibile, ove natura ed architettura si fondono in un unica cornice per i corpi nudi e caldi degli attori; e nel quale la raffinatezza dei costumi è il perfetto contrappunto delle beltà sempre più presenti e mostrate senza alcun pudore.

L'erotismo è al solito felice e spensierato, ma, a differenza dei precedenti capitoli, smontato da ogni carica provocatoria per farsi pura celebrazione del sentimento amoroso, mai così adulato e decantato dall'autore; è l'amore che muove i due protagonisti e, con loro, l'intero enorme caleidoscopio di personaggi che incontrano personalmente o per il tramite delle storie che leggono; il racconto si fa così più che mai stratificato, con trame e sottotrame che si intrecciano, si scontrano e si sovrappongono senza mai cadere in confusione o contraddizione; e l'erotismo diviene sublimazione del sentimento amoroso o gioco innocente, come nella divertente scena del "bagno a quattro", nel quale i personaggi mostrano esuberanza e al contempo un innocenza che ormai l'Occidente consumista ha dimenticato.

Ma sesso e amore non sono gli unici sentimenti a fare da padrone; come ne "I Racconti di Canterbury" anche qui c'è spazio per gli anfratti più oscuri dell'animo umano, che si personificano in tre splendidi e struggenti racconti. Nella storia di Aziz (Ninetto Davoli) il giovane protagonista si invaghisce perdutamente della bella Budur (Luiigina Rocchi) nel giorno stesso del matrimonio con sua cugina Aziza (Tessa Bouchè); sarà quest'ultima a sacrificarsi affinchè il suo promesso sposo coroni la sua lussuria; Aziz è il simbolo della leggerezza, un giovanotto spensierato e un pò scemo caduto tra le spire di un'amante volitiva e salvato solo dalle sagge parole della giovanissima cugina; l'amore di questa è puro, innocente come il suo volto angelico, mentre quello di Budur è esclusivamente carnale e possessivo, ossia il lato più distruttivo del sentimento stesso, il quale porta alla morte dell'innocenza (splendidamente portata in scena con l'espediente dell' "arco fallico") ma anche alla distruzione del corpo come punizione per la lascivia; e nel dare corpo e (sopratutto) volto ad Aziz, Ninetto Davoli, all'ultima collaborazione con il suo mentore, dà prova di aver raggiunto la piena maturitità come attore.


Il principe Shahzmah (Alberto Argentino) è invece protagonista di una storia di lussuria e castigo più breve ma non meno incisiva; incontrata per caso una bella ragazza prigioniera di un feroce demone (Franco Citti), il giovane la fa sua e sfida il invano il feroce rivale, il quale fa a pezzi la ragazza e lo trasforma in uno scimpanzè: solo il sacrificio di un'altra giovane lo salverà; anche Shazmah, come Aziz, è un lussurioso ed un codardo: la sua lascivia lo porta a sfidare il demone e a causare la morte di due innocenti; il sesso non viene però dipinto nemmeno qui come un peccato, quanto come un viatico per l'errore e, con esso, per la conseguente redenzione.

Più picaresca è la storia di Yunan (Salvatore Sapienza), giovane imbelle che viene chiamato da Dio per sconfiggere una calamità naturale; Yunan non raggiunge l'illuminazione o il cammino della redenzione grazie al corpo, ma tramite il sacrificio della sua innocenza e l'immolazione di una vittima sacrificale, simbolo della sua giovinezza perduta; e più che sul suo esito finale, Pasolini rimarca il cammino che lo porta sulla via del Signore, irto di pericoli ed insidie come quelle di un Odisseo orientale.

Su tutto, però, trionfa il sentimento amoroso, l'attrazione fisica ed umana tra amanti impossibili (Zeudi e Tagi) o separati dalla fortuna (Zumurrud e Nur Ed Din), la riconciliazione tra la carne e l'anima, tra il materiale e lo spirituale, in un tripudio di colori sgargianti, paesaggi spettacolari e forme ammalianti; una conclusione leggera e trionfale per la "facile" Trilogia della Vita, nonchè l'ultimo sorriso beffardo, spensierato e sincero prima della Morte, prima della distruzione totale del successivo "Salò o le 120 giornate di Sodoma" (!975), uscito appeno un anno dopo.


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lunedì 8 settembre 2014

Sulle tracce di Pasolini, tra cinema,musica e poesia - Una disperata vitalità

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


L'oriente di Pasolini, nelle immagini di Roberto Villa

 

 
Sulle tracce di Pasolini, tra cinema,musica e poesia
Una disperata vitalità
 
 
Il 19 di Settembre si apre, a Como, al Broletto, una serie di eventi che premiano il nostro lavoro e dei "Pasoliniani" tutti che ci aiutano e seguono, e che portano avanti le tematiche del Letterato e Regista da più parti e punti di vista.
"Quando con la Fotografia si creano eventi e si fa Cultura la Fotografia è VIVA!"
Siete tutti invitati!
Roberto Villa
 
 
 
 
50 giorni di formidabili eventi con la partecipazione del Direttore del Centro Studi Pasolini di Casarsa, della scrittrice prof Angela Felice, del critico cinematografico Mario Bianchi, dell' attore Ninetto Davoli, del Critico Cinematografico, studioso di cinema, Direttore del Centro Studi Pasolini della Cineteca di Bologna, Roberto Chiesi, dei musicisti Maurizio Deho e Nadio Marenco, di un recital delle poesie di Pasolini de grande attore Moni Ovadia, del regista Carlo Di Carlo, del critico cinematografico Matteo Marelli ed infine il provocatore di questo turbinio di attività autore delle foto, e pronto ad esporsi al pubblico ludibrio, il titolare del Fondo Roberto Villa.

 

Sono Laura Longo, Roberto, non vuole intervenire parlando di se e di PierPaolo, ma, diversamente da molti che parlano di qualcosa che hanno letto o sentito dire da qualcuno che a suo volta ha udito un racconto ... ha realizzato un grande documento quando Pasolini era in vita!
E' la più documentazione analitico-fotografica mai realizzata al mondo sul lavoro del Regista e Poeta con il quale, il Maestro Roberto Villa ha lavorato per oltre 3 mesi, circa 8000 foto di cui ne sono esposte poco più del 1,5 %.
E forse vale la pena di qualche informazione in più su quel ciclopico lavoro.
C' è chi ha lasciato, per cento giorni, un lavoro proficuo, di fotografo pubblicitario, ed ha seguito Pierpaolo Pasolini e la sua troupe in Medio Oriente nella realizzazione del film "Il fiore delle mille e una notte", realizzando un documento unico nella storia del Cinema e della Fotografia.
L' ha fatto Roberto Villa, un Maestro della Fotografia Italiana, che NON è conosciuto per le Mostre, i Concorsi o le presentazioni fatte da amici, ma che è conosciuto dalle Università, dai Grandi del Cinema, i premi Oscar, (Registi, Sceneggiatoti, Scenografi, Critici) per i suoi interessi linguistici del cinema, quelli di cui ha parlato, per oltre tre mesi, con un Grande come Pierpaolo Pasolini, ed il motivo che lo hanno visto invitato sul set del film.
Oggi, questo formidabile documento fotografico, è richiesto dalle Grandi Cineteche Internazionali, dalla Cineteca di Bologna, che ha istituito un Fondo a nome di Roberto Villa, ed ecco:Esposizioni della mostra solo negli ultimi 5 anni:

2010 - A Coruña - Spagna - Fundación Luis Seoane
2011 - Cineteca di Bologna - la più Importante Cineteca Europea - Expo 6 mesi + seminari e tavole rotonde
2011 - Roma - International Film Festival - scenografia degli Oscar Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo
2011 - Roma - Università Roma Tre - Dams - Teatro Palladio - proiezione
2012 - Sao Paulo - Brasile - MSI - Museu de Imagem e do Som - Consolato e IIC
2012 - Casarsa della Delizia - Centro Studi Pasolini -3 mesi + seminari tavole rotonde
2012 - New York - MoMA - Expo limitata - unico fotografo italiano a tuttoggi invitato
2013 - Londra - IIC -Expo limitata
2013 - Buenos Aires - Cinemateca Argentina - Fotogalería del Teatro San Martín
2013 - Buenos Aires - Ambasciata Italiana - Consolato Italiano - Istituto Italiano di Cultura
2013 - Los Angeles - Consolato e Showroom IIC - Hammer Museum
2013 - Tallinn - Estonia - Galleria Baltic Film Media University e Ambasciata Italiana e IIC
2013 - Tallinn - Estonia - Expo Architecture and Design Gallery - Ministero Cultura Estone- Ambasciata It
2013 - Tallinn - Estonia - Expo Palazzo del Parlamento - Commissione Interparlamentare Estone
2013 - Milano - Milano Art Gallery
2014 - Toronto - Canada - proiezione al TIFF (Toronto International Film Festival)
2014 - Toronto - Canada - Expo -Showroom Istituto Italiano di Cultura
2014 - Milano - Biblioteca Comunale Sicilia - Proiezione
2014 - Genova - Palazzo Ducale - Art Commission + Eventi e Tavole rotonde
2014 - Chia - Soriano Castello Orsini- Gruppo Roccaltia - Viterbo Cinema + Eventi e Tavole rotonde
2014 - Spoleto - Festival dei due Mondi - Curatore della mostra Vittorio Sgarbi
2014 - Lecce - Castello Carlo V - Curatore Mostra prof Gianni Canova Preside IULM
2014 - Lima - Perù - Ambasciata Italiana - Consolato Italiano e Istituto Italiano di Cultura
2014 - Como - Broletto - Curatrice Barbara Lombardi - Rosaria Gioia
 
 

Nel 1968 Gillo Dorfles aveva tacciato pubblicamente, al Teatro dell' Arte a Milano, i fotografi di Ignoranza ...
Recentemente Gillo Dorfles (105 anni) ha incontrato Roberto Villa e gli ha fatto, ancora una volta, i suoi complimenti per quel ciclopico documento di Cinema e Fotografia.
All' osservazione di un giornalista che "forse il Maestro Roberto Villa avrebbe dovuto essere più "autocelebrativo" e più "presenzialista", ed più "Commerciale" e "Commerciabile", Dorfles ha risposto "è vero, ma, forse, sarebbe solamente INUTILMENTE FAMOSO come tanti altri " fotografi"!
 
 
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