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martedì 12 agosto 2025

Réal La Rochelle intervista Pier Paolo Pasolini - SÉQUENCES, numero 40, febbraio 1965, da pag. 35 a pag. 40

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Réal La Rochelle intervista Pier Paolo Pasolini

SÉQUENCES

n. 40

febbraio 1965

da pag. 35 a pag. 40

( © Traduzione dal francese e trascrizione curata da Bruno Esposito)


(Intervista registrata su nastro 

da Réal La Rochelle, 

e tradotta dall'italiano da Jacques Lemieux, 

Roma, ottobre 1964)


Il nostro collaboratore canadese a Parigi, Réal La Rochelle , ha trascorso alcune settimane a Roma. Gli abbiamo chiesto di provare a ottenere un'intervista con Pier Paolo Pasolini. Dopo lunghe trattative, è riuscito a trascorrere ben due ore con l'autore del Vangelo secondo Matteo . Questo ci ha permesso di realizzare un'intervista interessante e ricca di informazioni utili su un regista che si sta già affermando.

Pier Paolo Pasolini nacque il 5 marzo 1922 a Bologna. Fu prima poeta, romanziere, critico letterario, prima di avvicinarsi al cinema. In questo campo e attraverso questa nuova modalità espressiva, come in Lettere, Pasolini si distinse per il suo talento poliedrico prima di approdare alla regia. Fu attore ( Il Gobbo ), sceneggiatore ( La Notte Brava ), aiuto regista soprattutto in Le notti di Cabiria , La Notte Brava e Il bell'Antonio . Nel 1961 realizzò il suo primo film, Accatone , seguito subito dopo da Mamma Roma , poi da uno sketch di Rogopag e, infine, nel 1964, da Il Vangelo secondo Matteo .

Quest'ultimo film, basato sul testo del Vangelo secondo Matteo, ha suscitato accese polemiche in Italia alla sua uscita lo scorso autunno. Il pubblico è rimasto sorpreso, se non scioccato, che quest'opera di un marxista abbia ricevuto sia il Premio OCIC a Venezia che il Gran Premio OCIC ad Assisi. Ma le giurie hanno semplicemente incoronato un'opera potente, bella in sé, di grande significato spirituale e umano, e si sono unite alla maggioranza di questo pubblico che, al di là delle meschinità ideologiche e politiche, avrebbe presto frequentato e applaudito quest'opera che segna una data nella storia del cinema religioso e, forse, del cinema in generale.

 

Réal La Rochelle - Signor Pasolini, con Il Vangelo secondo Matteo pensava di fare un film religioso? E, in ogni caso, era consapevole di contrastare una certa produzione religiosa commerciale?

P.P.Pasolini - Sì, certamente, volevo fare di questo film un film religioso. L'idea di realizzarlo mi è venuta leggendo, o meglio rileggendo, il testo del Vangelo secondo Matteo. E volevo, in quest'opera, riprodurre cinematograficamente il testo di Matteo, con la massima fedeltà possibile. D'altra parte, non volevo fare un film spettacolare nel vero senso del termine. Inoltre, non mi è mai venuto in mente che questo film potesse trasformarsi in una polemica: questo problema non mi interessava.

venerdì 18 aprile 2025

Lettera di Pasolini a don Giovanni Rossi della “Pro Civitate Christiana

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pasolini - Eremo di Assisi delle Carceri - Convegno Cineasti-1963


Lettera di Pasolini a don Giovanni Rossi della “Pro Civitate Christiana



Caro Don Giovani,

La ringrazio tanto per le sue parole della notte di Natale: sono state il segno di una vera e profonda amicizia; non c’è nulla di più generoso che il reale interesse per un’anima altrui. Io non ho nulla da darle per ricompensarla: non ci si può sdebitare di un dono che per sua natura non richiede d’essere ricambiato. Ma io ricorderò sempre il suo cuore di quella notte. Quanto ai miei peccati. il più grande è quello di pensare in fondo soltanto alle mie opere, il che mi rende un po’ mostruoso e non posso farci nulla; è un egoismo che ha trovato un suo alibi di ferro in una promessa con me stesso e gli altri da cui non mi posso sciogliere, Lei non avrebbe potuto assolvermi di questo peccato, perché io non avrei mai potuto prometterle realmente di avere intenzione di non commetterlo più. Gli altri due peccati che lei ha intuito, sono i miei peccati “pubblici”: ma quanto alla bestemmia, glielo assicuro, non è vero. Ho detto delle parole aspre contro una data Chiesa e un dato Papa: ma quanti credenti, ora, non sono d’accordo con me?

domenica 16 marzo 2025

Pasolini ci spiega il Vangelo - Epoca, 5 luglio 1964

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


 Pasolini ci spiega il Vangelo

Epoca, 5 luglio 1964
numero 719

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Vi presentiamo i personaggi del film che lo scrittore-cineasta gira attualmente in Italia per tradurre in immagini il racconto di San Matteo. Già accusato di vilipendio alla religione per un’altra pellicola, il regista è ora consigliato e incoraggiato da ecclesiastici di larghe vedute, e spera di poter concorrere alla Mostra di Venezia.

lunedì 27 giugno 2022

Come un corvo può essere corsaro, di Francesco Leonetti - Pasolini è stanco eppure si scatena in Testimonianze per il Vangelo di Pasolini - “L’Europa Letteraria” nn. 30-32, giugno-settembre 1964

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Come un corvo può essere corsaro
di Francesco Leonetti
Pasolini è stanco eppure si scatena in Testimonianze per il Vangelo di Pasolini

“L’Europa Letteraria” nn. 30-32, giugno-settembre 1964

( oggi anche in PASOLINI SCONOSCIUTO. Interviste, scritti, testimonianze a cura di Fabio Francione)


     Un giorno che passeggiavamo a Roma più di un anno fa, Pasolini e io discutemmo del suo progetto di un film dal Vangelo di Matteo. (Io ho ricordi-suoni di Bach, brandenburghesi, lezioni, e quei recitativi, che sono tutto del mio essere, in un periodo d’adolescenza...). Dal colloquio romano mi è rimasta un’incertezza su quanto egli può trasporre nel film della sua idea di una nuova moralità, che Gesù significa come maestro e giudice vivo e assoluto; e su quanto di languori troppo personali e troppo umani può pensare Pasolini di esprimere nel film. E insomma si rende, col film, religioso in modo tutto sublime, o in modo rivoluzionario?

martedì 28 dicembre 2021

1964 Il Vangelo secondo Matteo - Scheda (di Pier Paolo Pasolini)

"Le pagine corsare " 
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Eretico e Corsaro




Il Vangelo secondo Matteo

(regia di Pier Paolo Pasolini)
Scheda informativa curata dal Centro Studi Sampaolofilm, allegato alla videocassetta "Il Vangelo secondo Matteo", Cineteca Mastervideo)




Dati tecnici — Credit e cast

giovedì 1 aprile 2021

Cristo è un anarchico basco. Il Vangelo secondo Matteo

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Le immagini utilizzate per la composizione, sono di Domenico Notarangelo


Cristo è un anarchico basco. Il Vangelo secondo Matteo
di Alberto Altamura 


Il Vangelo secondo Matteofu presentato alla Mostra di Venezia il 4 settembre 1964. Premiato dall'Office Catholique International du Cinéma, il film fu proiettato nel dicembre dello stesso anno a Parigi, nel palazzo della Mutualité, di fronte a un folto pubblico composto, soprattutto, da studenti universitari, e seguito da un pubblico dibattito organizzato nello scenario prestigioso e inusuale della cattedrale di Notre-Dame.

Fra le tante critiche apparse in quella circostanza, Pasolini si concentrò in modo particolare su quella di Michel Cournot, che in una recensione pubblicata il 4 marzo 1965 sul Nouvel Observateur, e provocatoriamente intitolata Tonton Marx à

Il Vangelo secondo Matteo, visto da Moravia - L'Espresso 4/10/1964

"Le pagine corsare " 
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Eretico e Corsaro



Il Vangelo secondo Matteo, visto da Moravia

Alcuni critici si sono meravigliati che Pier Paolo Pasolini, scrittore marxista,
traducendo sullo schermo Il
Vangelo secondo Matteo, si sia mantenuto fedele
al testo originale. Non c'è, infatti, incompatibilità assoluta fra il cristianesimo e
il marxismo? Fra gli apostoli e i ragazzi di vita? Fra la poesia civile di sinistra e
il cattolicesimo di destra? Nella meraviglia si esprimeva il moralismo d'una
società come quella italiana, pochissimo religiosa e perciò costretta ad un
conformismo di comportamento, Pasolini s'era “comportato” fin ora in un certo
modo; come poteva, ad un tratto, “comportarsi” in un modo tanto diverso?

martedì 30 marzo 2021

Il dialogo tra Pier Paolo Pasolini e la Pro Civitate Christiana sulla sceneggiatura de Il Vangelo secondo Matteo* - Tomaso Subini

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

http://www.pusc.it/
http://www.pusc.it/

Il dialogo tra Pier Paolo Pasolini
e la Pro Civitate Christiana sulla sceneggiatura
de Il Vangelo secondo Matteo*
Tomaso Subini



La mia religione è di un genere piuttosto atipico:
non si conforma a nessun modello 
(Pasolini, 1968).


* Sono qui riportati i risultati parziali di una ricerca in corso che confluirà in un volume di
prossima pubblicazione dedicato ai rapporti tra Pasolini e 
la Pro Civitate Christiana 
lungo l’intero arco degli anni ’60.

1. La religiosità atipica di Pasolini

http://www.pusc.it/

Quella che Pasolini stesso ha definito la sua “crisi religiosa” matura in un clima tragicamente mortifero (1). A suscitarla è il ritrovarsi per la prima volta in prossimità della morte: «Vivevo – scrive nel diario giovanile – in un continuo rischio di perdere la vita; per vari mesi anzi parve certo che uscire vivi da quell’inferno non era che un’assurda speranza. Questo mi dava un continuo senso del mio cadavere [...]. È in questo tempo che ebbi il senso di quel “limite” oltre il quale non c’ero più io, ma un altro. Tale fu la mia crisi religiosa» (2). Il faccia a faccia con la morte si concretizza al termine della guerra quando giungono notizie del fratello, caduto nella strage di Porzùs. A questa data Pasolini

sabato 27 marzo 2021

L'immagine di Cristo, vista dagli occhi di Pier Paolo Pasolini

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




L'immagine di Cristo
vista dagli occhi di Pier Paolo Pasolini


.
cadrà la pioggia/ e li farà lucenti,/ come la luce/ delle sue parole;/ penserà
la ‹‹spalliera››/ a darci ancora/ la fede e la speranza/ in Cristo povero.
E. De Filippo, O’ penziero e altre poesie di Eduardo, Einaudi, 1975


Premessa
Pasolini è un ingegno composito


La macchina da presa è solo uno dei numerosi mezzi con cui Pier Paolo Pasolini dava espressione al suo ingegno. E nonostante il suo lavoro cinematografico non sia forse il più rilevante nel complesso della sua attività, esso occupa un posto di sicura importanza all'interno della storia del cinema.
La formulazione teorica di un “cinema di poesia” (da contrapporsi al“cinema di prosa”) trova riscontro e attuazione in un linguaggio cinematografico nuovo e sempre capace di rinnovarsi, moderno e sperimentatore, incapace, questo sì, di adagiarsi su se stesso, fermarsi e compiacersi in una forma acquisita. Teoria e

Jesus Christ Superstar, visto da Pier Paolo Pasolini

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Jesus Christ Superstar, visto da Pier Paolo Pasolini

Leonardo Sciascia scrisse nel 1965 a proposito delle feste religiose in Sicilia: la figura di Gesù non è forse quella di un uomo abbandonato dai suoi amici, tradito da uno dei suoi più intimi e condannato a morte da una giustizia corrotta?

Da Pasolini a Gibson

Nella settimana di Pasqua (2004, ndr.), giungono contemporaneamente sugli schermi nostrani “La passione di Cristo”, il discusso film di Mel Gibson sulle ultime 12 ore di vita di Gesù, ed “Il Vangelo secondo Matteo” (1964) di Pier Paolo Pasolini, restaurato dal Centro sperimentale di Cinematografia con la collaborazione di Mediaset. Occasione più felice non poteva esserci per mettere a

Pasolini: così ho scelto il mio Gesù - Lettera a Nenni

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




Pasolini: così ho scelto il mio Gesù  

Una lettera inedita a Nenni all´epoca del "Vangelo secondo matteo"
 

Pier Paolo Pasolini e Pietro Nenni. Le lettere, entrambe inedite, che essi si scambiarono, e che qui pubblichiamo per concessione della Fondazione Nenni e degli eredi dello scrittore, risalgono al marzo del 1964. Ne emerge un quadro vivace di vita culturale. Pasolini sta lavorando al suo sesto film, Il Vangelo secondo

giovedì 11 marzo 2021

2 Lettere di Pier Paolo Pasolini - Il Cristo, se tornasse, sarebbe lo scandalo

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




Pasolini non è credente in Cristo figlio di Dio
ma crede che in Lui l'umanità sia così alta da andare al di là dei comuni termini dell'umanità stessa

Due lettere e una poesia del saggista, poeta e regista italiano Pier Paolo Pasolini


"Il Cristo, se tornasse, sarebbe lo scandalo" 
(Pier Paolo Pasolini). 

Commenta lo storico Alberto Melloni: 
"Si, perché rappresenta un modo di parlare di Dio che sfugge alle nostre schematizzazioni, che sbriciola i nostri tentativi di rappresentare Dio in una forma fruibile, utile. Il Dio di cui parla Gesù è sempre scandalosamente più buono di come lo vorremmo e, al tempo stesso, sempre scandalosamente più esigente di come a noi farebbe comodo".

Pasolini «...ebbi tentazione di santità»

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



«...ebbi tentazione di santità»



Così scrisse Pier Paolo Pasolini forse ripensando al suo incontro con un frate eremita che oggi è sulla via della beatificazione. Era la primavera del 1963 e lo scrittore stava lavorando a Il Vangelo secondo Matteo
di Giovanni Cubeddu

Un povero frate cieco, malandato in salute. Per andare a trovarlo occorreva lasciare l’automobile qualche chilometro prima ed incamminarsi pazientemente tra i monti dell’Oltrepò pavese. Era l’unico modo di raggiungere l’eremo di Sant’Alberto di Butrio, dimora del religioso già in fama di santità, al secolo Cesare Pisano, per la Chiesa frate Ave Maria, eremita della Divina Provvidenza, famiglia religiosa fondata da don Luigi Orione. È la primavera del 1963 quando Pier Paolo Pasolini intraprende anch’egli la lunga passeggiata per l’eremo. Sta lavorando al Vangelo secondo Matteo, e non è la prima volta che cerca ispirazione in colloqui con uomini di fede o visitando luoghi di preghiera. Lo accompagna un’amica, Angela Volpini, personalità nota nel mondo cattolico italiano di quegli anni e attualmente teste nel processo di beatificazione del frate, dichiarato venerabile nel dicembre 1997. Delle testimonianze della Volpini raccolte nell’archivio dell’Opera don Orione a Roma (cfr. box a p. 75 il cui contenuto è inedito) e di una precedente ricerca pubblicata in Messaggi di don Orione (n. 100/2000) ci siamo avvalsi nella ricostruzione dell’episodio, pressoché sconosciuto.

martedì 9 marzo 2021

Pasolini sulla via del Vangelo - di padre Virgilio Fantuzzi

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

 
 

Pasolini sulla via del Vangelo
di padre Virgilio Fantuzzi, S.I., apparso su “La Civiltà Cattolica”.



Da quando lo studio del cinema è entrato a pieno titolo nelle aule universitarie, la critica cinematografica, la cui superficialità e imprecisione era stata più volte stigmatizzata da Pier Paolo Pasolini, si è dotata di strumenti che le consentono di uscire dall’«impressionismo» giornalistico e di misurarsi ad armi pari con le discipline alle quali fanno capo la critica letteraria e quella che si occupa delle cosiddette arti maggiori (1). Che il gap di un tempo sia stato felicemente colmato ne danno prova, fra l’altro, due libri dovuti a due docenti universitari (Stefania Parigi e Tomaso Subini) che analizzano due film degli esordi di Pasolini (Accattone e La ricotta) con un’attenzione, riservata ai testi audiovisivi, alle loro fonti e alle loro possibili interpretazioni, che può essere definita ineccepibile sotto ogni punto di vista (2).

lunedì 21 dicembre 2020

Pasolini col Vangelo alla mano muove gli attori senza volto - 1964, Il Giorno.

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Biblioteca nazionale centrale - Roma

Pasolini col Vangelo alla mano muove gli attori senza volto
di Luigi Locatelli
26-04-1964
Ritaglio di "Il Giorno"
Biblioteca nazionale centrale - Roma

(Trascrizione curata da Bruno Esposito)

Roma, aprile

 
Biblioteca nazionale centrale - Roma
 
Il "vento proviene" da una enorme ruota a pale, i bagliori di fuoco sono di alcune torce alle spalle delle persone. La luce, si suppone che sarà fredda, drammatica. L’obiettivo è stato schermato con un vetro scuro per l’effetto notturno. I trucchi sono tutti lì, evidenti. Otello Sestili sa di essere un camionista: il suo nome è perfino scritto a penna su un foglietto appuntato al colletto della maglia con uno spillone di sicurezza. Quel giallo e azzurro che si intravedono tra gli ulivi, sono la gonna e la camicetta della moglie. Sestili la vede mentre porta a sgambettare la bambina. Settimio Di Porto conosce benissimo la sua identità: è alto, massiccio, semplice e rude come la gente del popolo, senza complessi, senza momenti di cedimento. Commercia in ferramenta, il suo furgone è parcheggiato dieci metri più in là, sulla Tiburtina Valeria, dopo la curva del ventottesimo chilometro. Alcuni minuti fa, stava raccontando con spavaldo compiacimento che gli basta serrare le mascella e fissare in faccia la moglie per farla scoppiare in lacrime.

   L’atmosfera è quella, un po’ goliardica, che si ritrova tra tutte le troupes cinematografiche. Allegria e serietà, scapigliatura e lavoro sodo. Quando il. regista, lo scrittore Pier Paolo Pasolini dà i tradizionali ordini per girare la scena, « motore », « azione », qualche cosa di diverso succede. Il bravo Tonino Delli Colli, l'operatore di « Accattone ». comincia a muovere la piccola Arriflex.

   Il silenzio si fa più impegnato. L'attenzione di tutti è più avvertita del solito. Tocca girare al protagonista, « vai Enrique, vai », ordina con calma Pasolini. Enrique Irazoqui è seduto su un tronco di ulivo. La faccia pallida, magra, avvolta in un grezzo mantello di lana marrone, il corpo fasciato da una semplice tunica avena. Legge le parole che deve pronunciare davanti alla macchina da presa su una lavagnetta sorretta dall’aiuto regista.
« Voi sentirete parlare di guerre e rumori di guerre; badate di non turbarvi; bisogna che questo avvenga ma non sarà la fine. Si solleverà infatti nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno pestilenze e carestie e terremoti in vari luoghi; ma tutto Questo non sarà che il principio dei dolori »… 
   La drammatica predizione che Gerusalemme sarà distrutta: la fine del mondo. Le parole del Vangelo di San Matteo, che Pasolini sta traducendo in film.


Biblioteca nazionale centrale - Roma
   La lavorazione è cominciata da qualche giorno, senza il consueto can-can pubblicitario che accompagna il primo giro di manovella… Anzi, produttore e regista preferiscono portare avanti il loro lavoro in silenzio, con tutta tranquillità. Si tratta di un lavoro quanto mai impegnativo, difficile, inconsueto perché il film non sarà una riedizione della vita di Gesù Cristo, né un racconto interpolato delle vicende bibliche. Non c'è soggetto, non c'è sceneggiatura, non c'è dialogo costruito a tavolino sia pure sulla falsariga dei Vanigeli, ma la traduzione in immagini del testo genuino scritto da Matteo, il pubblicano di Cafarnao  diventato apostolo. La strada più difficile, dunque, è stata scelta da Pasolini per questo film.

   Un'idea che lascia perplessi, quella di trasportare sullo schermo il primo dei quattro Vangeli, soprattutto conoscendo la diffusa preferenza per argomenti commerciali di molti nostri cinematografari- Ma Pasolini non è di questo parere…
« La storia di uno che nasce povero » dice, che ha una vita ricca e complessa come è raccontato nel Vangelo, e consegna agli uomini il messaggio del cristianesimo, « ha tanti elementi favolosi anche per il grosso pubblico ».
   Il progetto di realizzare il «Vangelo secondo Matteo» Pasolini l’ha studiato e maturato per un paio d'anni. Nell'ottobre… '62 si trovava ad Assisi. Era stato invitato dalla « Pro Civitate Christiana » ad‘un dibattito sul suo « Accattone ». Finito il convegno, lo scrittore-regista voleva tornarsene a casa, ma le strade erano ingorgate di traffico. Code di automobili lunghe chilometri e, per le vie di Assisi, migliaia di persone arrivate per la visita di Giovanni XXIII. Non c’era altro da fare che aspettare che fosse partito il treno del Papa, prima di prendere la via del ritorno.
« In camera mia, sul tavolo c’era un Vangelo. L'avevamo messo lì per farlo leggere agli ospiti, e ci sono riusciti perché io lo presi e cominciai a sfogliarlo ». 
   Un libro stimolante dice Pasolini: leggeva e si convinceva che quel racconto era un ottimo soggetto cinematografico. Per un po', ha tenuto l'idea perse,  poi una volta ne ha parlato ad Alfredo Bini, che era stato il produttore dei suoi film.
« Eravamo in Africa, con Bini, per i sopralluoghi di "Padre selvaggio", e Bini è stato subito entusiasta ».
Biblioteca nazionale centrale - Roma
   In questi due anni, Pasolini non ha scritto nessuna sceneggiatura, ma si è preoccupato di studiare, immaginare le scene, i movimenti della macchina da presa, il volto degli attori perchè non ha aggiunto ne tolto nulla al racconto di San Matteo,  limitandosi a filtrarlo con la sua fantasia  poetica. Ha discusso, però, a lungo l'idea con gli amici della "Pro Civitate Christiana" che l'hanno incoraggiato concedendogli fiducia e libertà.
« Non ho nessuna intenzione dl proporre interpretazioni teologiche. Sarà un'vangelo assolutamente canonico » 
dice. Con padre Favero particolarmente ha avuto lunghe discussioni, numerosi  scambi di lettere per evitare qualsiasi imprecisione, anche di dettagli storici e di costume, nelle ambientazioni, nell’impostazione delle scene, dei personaggi. Anche adesso che sta girando, le lettere tra lui e il religioso continuano. Un viaggio compiuto successivamente in Terra Santa con padre Andrea Carrano, « un veneto simpaticissimo », ha convinto il regista che non era il caso di andare a girare nei luoghi originari. Il paesaggio descritto dai Vangeli non esiste più, perciò il film verrà girato in Italia. Le prime scene, che si svolgono sul monte degli ulivi e nell’orto” di Getsemani sono state girate in un uliveto ai piedi di Tivoli, su Monte Cavo il discorso della montagna. Altre scene in Calabria, a Crotone, Matera, tra Barletta e Taranto, dove la campagna del meridione è più somigliante alla Palestina.

   Tutti gli attori sono nuovi al cinematografo. La loro ricerca è stata particolarmente difficile perché Pasolini non voleva nessun viso che il pubblico potesse ricordare o identificare con altri
personaggi. Irazoqui è entrato nel film casualmente.
« In un primo tempo pensavo a qualche poeta, per il personaggio di Cristo. Ne avevo interpellati diversi,. avevo anche fatto dei tentativi con alcuni scrittori, uno russo, uno americano, uno spagnolo. Alia fine mi ero quasi deciso per un attore tedesco che andava benissimo ». 
   Enrique Irazoqui un giorno gli ha telefonato a casa. Voleva conoscerlo, aveva letto l’unico suo libro tradotto in Spagna « Ragazzi di vita » e gli altri nell'edizione originale. Voleva discutere con lui di problemi culturali… Appena lo vide, con quel viso che ricorda i Cristi dipinti dal Greco, Pasolini gli ha proposto di lavorare nel film. Per la ricerca degli altri personaggi, lo scritture-regista è stato aiutato dalla scrittrice Elsa Morante. Un giovane nipote della scrittrice apparirà nel film come San Giovanni. Il critico musicale e fotografo Ferruccio Nuzzo è san Matteo, lo scrittore Enzo Siciliano, Alfonso Gatto, lo studente Giorgio Agamben sono altri Apostoli: è il gruppo intellettuale del cast, che passa le lunghe attese tra una scena e l’altra leggendo libri sui vampiri e sullo zen.

   Con il camionista del portico d’Ottavia e il commerciante in ferramenta, ci sono nelle vesti di Apostoli e discepoli, contadini e pastori calabresi e lucani, facce dure, rozze, quasi primitive, come dovevano esserlo probabilmente i pescatori del mare di Galilea, gli artigiani e i contadini di Nazareth e della Palestina che per primi seguirono Gesù. Cristo.

La difficoltà tremenda, da angoscia - dice Pasolini - è nel creare la figura del Cristo ». Una difficoltà che si avverte, concretamente, quando è il momento di girare, e sul set produce una atmosfera diversa da quella delle altre realizzazioni cinematografiche, sia pure impegnative: trasforma il vento della grande ruota a pale e le fiamme delle torce in segni premonitori dell’apocalisse, muta il camionista nel traditore Giuda, il commerciante di ferramenta nell’Apostolo Pietro, lo studente catalano di scienze economiche e commerciali nella figura del Cristo. prossimo ai suoi momenti più dolorosi.

Luigi Locatelli


(Trascrizione curata da B. Esposito)

Biblioteca nazionale centrale - Roma




Curatore, Bruno Esposito

Collaborano alla creazione di queste pagine corsare:

Carlo Picca
Mario Pozzi
Alessandro Barbato
Maria Vittoria Chiarelli
Giovanna Caterina Salice
Simona Zecchi

lunedì 14 dicembre 2020

Cialtronata di fascisti contro il Vangelo di Pasolini

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


(Trascrizione curata da Bruno Esposito)

I premi OCIC e Cineforum al « Vangelo » di Pasolini 

VENEZIA LIDO, 9 settembre.  

Il premio dell'Ufficio cattolico internazionale del cinema è stato assegnato al film « Il Vangelo secondo Matteo -, di Pier Paolo Pasolini, con la seguente motivazione: 

« per aver espresso in immagini d'una autentica dignità estetica le parti essenziali del testo sacro. L'autore — senza rinunciare alla propria ideologia — ha tradotto fedelmente, con una semplicità ed una densità umana, talvolta assai commoventi, il messaggio sociale del Vangelo — in particolare l'amore per I poveri e gli oppressi — rispettando sufficientemente la dimensione divina di Cristo ». 

Al film di Pasolini è stato inoltre assegnato il Premio Cineforum.

L'Unità 10 settembre 1964

(L'Unità 5 settembre 1964)

(La Stampa 5 settembre 1964)


*****

Un «bravo» del cardinale Urbani al giovane interprete di Cristo
« Un po' duro a volte, ma ai bimbi ha saputo sorridere »,
ha detto il Patriarca di Venezia allo studente spagnolo Irazoqui, durante il tradizionale incontro con la gente del cinema -
Poi, rivolto a Pasolini:
«Sua madre nella parte della Madonna, mi ha ricordato la mia, che ha 87 anni »



(La Stampa Sabato 6 settembre 1964)




(Nostro servizio particolare)
Lido di Venezia, 5 settembre.

« Quando poi un regista cerca ben alto il suo modello, in un libro sacro e in una storia umana e divina insieme, l'impresa riveste un impegno tutto speciale, esige un rispetto assoluto alle convinzioni religiose, impone una scrupolosa serietà di intenzione e una consapevole fedeltà di interpretazione. Negli anni della mia giovinezza ricordo l'impressione enorme che fece nel pubblico, colto e non colto, la storia di Cristo scritta da Giovanni Papini. Essa segnava, dopo «L'uomo finito», l'approdo di un'intelligenza superiore al lido della fede cattolica ». 

Queste le parole del cardinale patriarca di Venezia, Giovanni Urbani, rivolte alla gente del Festival del Cinema, invitata all'incontro tradizionale, dai tempi di Angelo Roncalli — Papa Giovanni XXIII — nella Sala dei banchetti del Palazzo patriarcale. C'erano il presidente della Biennale veneziana Mario Marcazzan, c'era il direttore della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, Luigi Chiarini. E c'era il regista Pier Paolo Pasolini, con l'interprete del suo film « Il Vangelo secondo Matteo », lo spagnolo Enrique Irazoqui. A Pasolini erano evidentemente rivolte le parole del cardinale Urbani che abbiamo riportate.
Il patriarca ha continuato citando le conversioni diPaolo di Tarso e Agostino di  Tagaste :


« La nostra fiducia nella potenza divina è senza limiti: Paolo di Tarso, Agostino di Tagaste ne sono i capolavori da tutti ammirati... Nell'uno e nell'altro vi fu però un distacco pieno e completo con la vita di ieri ».

Finito il discorso, il cardinale — che aveva parlato in piedi — ha disceso i pochi gradini del trono di velluto rosso ed ha attraversato la sala alto e dritto. Gli è stato presentato anche Pasolini. Il cardinale gli ha detto:


« Ho visto ieri il suo film. Mi è piaciuta molto sua madre. Una vera artista. Ho pensato a mia madre che ha ottantasette anni. Ho pensato che lei deve avere molto amore e molto rispetto per la mamma. Per sceglierla a fare la madre del Cristo ». 

Poi, rivolto a Irazoqui:


« E lei ha interpretato il Cristo, non è vero? Un po' duro a volte, un po' brusco, ma ai bambini ha saputo sorridere. Bravo, bravo! ». 
Adele Cambria
La Stampa
Sabato 6 settembre 1964





Curatore, Bruno Esposito

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