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lunedì 22 giugno 2026

Comizi d'amore di Pier Paolo Pasolini - Sessualità e società nell’Italia degli anni ’60

 "Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Comizi d’amore di Pier Paolo Pasolini


Comizi d’amore
è un film‑inchiesta che attraversa l’Italia dei primi anni Sessanta per sondare atteggiamenti, paure e contraddizioni intorno al sesso e all’amore.
Comizi d’amore (1964/65) è concepito come un’“inchiesta sociologica” in tre ricerche più prologo ed epilogo: Pasolini interroga persone comuni e intellettuali su amore, sesso, matrimonio e omosessualità, alternando registri comici e drammatici. Questa struttura ibrida tra cinema e saggio rende il film un documento storico e teorico. 

Contesto e obiettivo dell’inchiesta

Negli anni del boom economico l’Italia vive trasformazioni rapide: urbanizzazione, migrazioni interne e mutamenti dei costumi convivono con residui di moralità tradizionale. Pasolini trasforma questa contraddizione in oggetto di indagine: non per impartire lezioni, ma per mettere in scena la pluralità di voci che compongono il paese e far emergere, attraverso risposte spesso spontanee e contraddittorie, le paure e i pregiudizi che regolano la vita sessuale collettiva.

“È un film‑inchiesta sul sesso e sull'amore nell'Italia dei primi anni sessanta nel quale Pasolini intervistatore rivolge le sue domande a persone di diversa età, sesso, condizione sociale, dal sud contadino fino al nord industrializzato.”

sabato 28 marzo 2026

"Poesia in forma di rosa" di Pier Paolo Pasolini: Dal lirismo alla denuncia - il libro che segna il passaggio al "Pasolini corsaro"

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Copertina con dedica a Elsa Morante - Biblioteca nazionale Roma
A Elsa, terrificante e magnifica lettrice - Pier Paolo

"Poesia in forma di rosa"
di Pier Paolo Pasolini
Dal lirismo alla denuncia
il libro che segna il passaggio al

"Pasolini corsaro"

(Le immagini che seguono, sono fotogrammi dell'intervista televisiva, di Fernaldo Di Giammatteo a Pier Paolo Pasolini, 
"Le confessioni di un Poeta" 
1967 -  RSI Archivi) 


La raccolta "Poesia in forma di rosa" di Pier Paolo Pasolini, pubblicata nel 1964, si distingue per la sua struttura articolata, per la varietà dei registri stilistici e per la densità dei temi affrontati, che spaziano dall’autobiografia alla critica sociale, dalla riflessione linguistica al mito, dalla denuncia politica alla meditazione esistenziale. 

Il volume si presenta come una raccolta di poemetti e liriche che coprono un arco temporale dal 1961 al 1963, con alcune aggiunte successive. L’opera è suddivisa in sezioni che alternano componimenti di varia lunghezza e tono, tra cui spiccano testi come "Supplica a mia madre", "La Guinea", "Poesia in forma di rosa", "Una disperata vitalità", "Profezia", "Le belle bandiere", "Il sogno della ragione", "Progetto di opere future" e altri ancora. Non segue un’architettura rigida, ma adotta piuttosto un andamento diaristico, come lo stesso Pasolini afferma in un’intervista: 

«racconta punto per punto i progressi del mio pensiero e del mio umore in questi anni» - «nel pensiero o nell’umore in cui mi trovavo scrivendo». 

Questa scelta formale consente all’autore di restituire le contraddizioni, le oscillazioni e le tensioni che attraversano la sua esperienza personale e intellettuale, senza cercare una conciliazione o una sintesi definitiva, se non forse nell’ultima parte del libro.

La raccolta si caratterizza per una notevole varietà di registri espressivi: si passa dalla riflessione esistenziale al reportage, dal frammento epistolare alla cronaca di una giornata romana, dalla descrizione di un viaggio in Africa o in Israele alla narrazione di un processo subito dall’autore. Questa pluralità di forme è legata dal filo rosso di una drammatica interpretazione sociologica e politica della realtà, che si traduce in una tensione costante tra confessione privata e denuncia pubblica.

Dal punto di vista metrico e compositivo, Pasolini abbandona progressivamente la terzina dantesca, che aveva caratterizzato le raccolte precedenti, a favore di moduli più liberi e adattabili, spesso vicini alla prosa poetica o al verso sciolto. Questa scelta riflette la volontà di rompere con ogni condizionamento formale e di adottare una pronuncia più aggressiva e provocatoria, in sintonia con la crescente urgenza di denuncia civile. Questa articolazione, che alterna nuclei tematici e stilistici diversi, consente a Pasolini di esplorare la complessità della propria esperienza e di quella collettiva, in un continuo dialogo tra passato e presente, privato e pubblico, storia e metastoria.

domenica 1 marzo 2026

Pier Paolo Pasolini: Ballata delle madri - Paragone, numero 146, febbraio 1962

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Ballata delle madri

Ballata delle madri  [«Paragone», Milano, febbraio 1962]

 Mi domando che madri avete avuto.
Se ora vi vedessero al lavoro
in un mondo a loro sconosciuto,
presi in un giro mai compiuto
d’esperienze cosi diverse dalle loro,
che sguardo avrebbero negli occhi?
Se fossero lì, mentre voi scrivete
il vostro pezzo, conformisti e barocchi, o lo passate a redattori rotti
a ogni compromesso, capirebbero chi siete?

Madri vili, con nel viso il timore
antico, quello che come un male
deforma i lineamenti in un biancore
che li annebbia, li allontana dal cuore, li chiude nel vecchio rifiuto morale.

domenica 15 febbraio 2026

Non sono venuto a portare la "pace", ma la "spada" - "Il Vangelo secondo Matteo" di Pier Paolo Pasolini: il Cristo visto da un marxista

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Non sono venuto a portare la "pace", 
ma la "spada" 
"Il Vangelo secondo Matteo" 
di Pier Paolo Pasolini: 
il Cristo visto da un marxista

"Il Vangelo secondo Matteo" di Pier Paolo Pasolini, uscito nel 1964, rappresenta una delle opere più discusse del cinema italiano. Questo film, che si propone di trasporre fedelmente il testo evangelico in immagini, è stato oggetto di innumerevoli analisi per la sua capacità di coniugare poesia, realismo, tensione ideologica e spiritualità. L'opera si colloca in un momento di profondo fermento culturale e sociale in Italia, segnato dal Concilio Vaticano II e da un acceso dibattito tra laici e credenti, marxisti e cattolici, tradizione e modernità. 

La realizzazione de "Il Vangelo secondo Matteo" si inserisce in un'Italia attraversata da profondi cambiamenti sociali, politici e culturali. Gli anni Sessanta sono segnati dal cosiddetto "miracolo economico", che porta a una rapida modernizzazione del paese, ma anche a squilibri e tensioni sociali. La crescita economica, infatti, non si traduce in un benessere diffuso: il sottoproletariato urbano e rurale rimane ai margini, mentre la società dei consumi inizia a erodere le tradizioni popolari e religiose.

In questo clima, il mondo culturale italiano è animato da un vivace dibattito tra le nuove avanguardie letterarie e artistiche, la sinistra marxista e il cattolicesimo progressista. Il Concilio Vaticano II (1962-1965) rappresenta un momento di apertura e dialogo tra la Chiesa e il mondo moderno, favorendo un clima di confronto tra credenti e non credenti, tra spiritualità e impegno sociale. Pasolini, intellettuale laico, marxista e profondamente legato alle radici popolari e contadine, si muove in questo scenario con una sensibilità unica, capace di cogliere le contraddizioni e le potenzialità rivoluzionarie del messaggio evangelico.

La genesi del film avviene proprio negli anni del Concilio Vaticano II, in un clima di apertura e dialogo tra cattolici e comunisti. Pasolini viene invitato ad Assisi dalla Pro Civitate Christiana, dove, nella stanza d'albergo, trova una copia del Vangelo secondo Matteo che legge tutta d'un fiato, rimanendo folgorato dalla potenza poetica e morale del testo. La scelta di dedicare il film a Papa Giovanni XXIII, figura simbolo di rinnovamento e dialogo, testimonia la volontà di Pasolini di porsi come ponte tra mondi apparentemente inconciliabili.

venerdì 13 febbraio 2026

Pasolini: Ritorno alla rubrica - Vie nuove, numero 42, 15 ottobre 1964, pag. 30

 "Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pasolini
Ritorno alla rubrica

Vie nuove
numero 42
15 ottobre 1964
pag. 30

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )

Dopo un anno

Riprendo questa pagina di corrispondenza dopo più di un anno, finito il lavoro troppo impegnativo, per fare qualcos’altro, del «Vangelo secondo Matteo». Un anno non passa mai, per fortuna, inutilmente, e quindi né io né i miei interlocutori, siamo più quelli di un anno fa. Non potrei assolutamente cominciare con un «heri dicebam». Che cosa sia cambiato, risulterà pian piano dal dialogo, dalle confessioni, dai contrasti ecc. Io, per ora, posso fare solo un’osservazione, che senz’altro può servire come discorso preliminare alla ripresa della corrispondenza: si tratta della sede, dell’atteggiamento, del tono, con cui io scambierò le mie opinioni: ed è lì che, forse, qualcosa è cambiato. Infatti: il rischio a cui non voglio neanche pensare – tanto è il disagio, quasi la vergogna che mi prende a pensarci – il rischio di questo mio parlare con degli ignoti lettori di «Vie nuove», per lo più uomini semplici, che fanno della cultura non la loro specializzazione, ma il loro nutrimento – era quello di una certa «ufficialità». Arrossisco nel prospettare la cosa sia pure solo come eventualità. Non dico «ufficialità» con tutti i suoi crismi, questo no («per la contraddizion che no’l consente», e tale «contraddizion» era nel mio animo, nel mio modo di essere): ma «ufficialità» in quanto autorità in qualche modo riconosciuta. Non voglio avere autorità, sappiatelo. Se ce l’avrò, l’avrò di volta in volta, per l’eventuale forza dei miei argomenti di quel dato momento, di quella data circostanza: e soprattutto per la sincerità. Il mostruoso dell’uomo autorevole è di usufruire di una sincerità, di un impegno e di un rischio totale di tutto sé stesso attraverso cui ha potuto raggiungere l’autorità, e che, una volta raggiunta, si sono riprodotti meccanicamente e aprioristicamente. Non voglio far parte della vostra mitologia, neanche per quel po’ che quel po’ di successo o di diffusione diffamatoria o celebratoria del mio nome, potrebbero consentirmelo. Vi prego il massimo di democraticità, non tanto da parte vostra, quanto nella pretesa che ci sia da parte mia. È difficile conservare non goffamente la propria democraticità, quando in qualche modo si è in cattedra: io qui, titolare di una rubrica, proposto, esposto, interrogato sulle mie opinioni ecc. ecc., rischio appunto la cattedra. In altri momenti posso forse aver avuto la inconscia debolezza di lasciarmi un po’ trascinare nel gioco (forse per impegni più importanti che mi tenevano piscologicamente e moralmente occupato, forse per immaturità, forse perché era fatale che ciò avvenisse, era uno scotto che si doveva pagare) comunque ora mi vergognerei selvaggiamente se dovessi prender in qualche modo atto del mio stato di influenza, del mio parlare con la protezione di meriti acquisiti nel campo della mia specializzazione.

mercoledì 19 novembre 2025

Pasolini accorto e modesto - Conferenza stampa a Venezia per il Vangelo secondo Matteo - Aggeo Savioli, L'Unità, sabato 5 settembre 1964.

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Immagine © Elio Ciol - Tutti i diritti riservati


Pasolini
accorto  e modesto 
Conferenza stampa a Venezia per il Vangelo secondo Matteo

Aggeo Savioli

L'Unità

sabato 5 settembre 1964.

( © Questa trascrizione da cartaceo, fedele al testo per il 98% (a causa della difficoltà di lettura dovuta all'usura), è stata curata da Bruno Esposito )



Da uno dei nostri inviati

Venezia 4

Affollatissima la conferenza stampa di Pier Paolo Pasolini del produttore Alfredo Bini: quest'ultimo, per la verità, non ha quasi aperto bocca, limitandosi a una distribuzione delle poche copie del volume dedicato al film che era riuscito a far stampare, e per le quali c'era chi, con parecchia irriverenza, auspicava un nuovo miracolo: la moltiplicazione dei libri.

Il Pasolini ha risposto con cala a tutte le domande, in una atmosfera del resto neanche lontanamente paragonabile a quella che circondò le << prime >> veneziane di Accattone, nel '61, e di Mamma Roma, nel '62. C'è stato, certo, chi con fare furbesco, domandava la ragione dei << canti rivoluzioni russi >> inseriti nel commento musicale: il regista ha avuto buon gioco nel ribattere che si trattava di vecchi brani popolari, << adattati >> alla rivoluzione in un secondo momento. D'altronde, egli ha precisato, non senza malizia, che la proporzione tra l'elemento rivoluzionario e quello religioso nella colonna sonora come nella vicenda narrata sullo schermo, è giusta, priva di equilibri.

Qualcuno ha chiesto come Pasolini possa conciliare marxismo e cattolicesimo: la domanda era formulata in modo approssimativo e Pasolini ha potuto replicare anche lui semplicisticamente (ma se n'è scusato, sottolineando essere questo un problema difficile da discutere al livello giornalistico) di non vedere alcuna contraddizione fra le due cose.

Vi è stata una consulenza ecclesiastica per il film? 

Sì, risponde il regista: da parte della Pro Civitate Christiana di Assisi, cui era stato domandato un parere teologico-filologico. Prima della conferenza stampa, lo stesso organismo cattolico aveva fatto sapere -  tramite apposito comunicato - che i suoi esperti erano stati d'accordo nel trovare il Vangelo - assolutamente positivo, per limpidità morale e fedeltà al Sacro Testo -.

giovedì 6 novembre 2025

Vittoria, di Pier Paolo Pasolini - In Poesia in forma di rosa (1964), Appendice 1964

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Vittoria
di Pier Paolo Pasolini

In Poesia in forma di rosa

 Appendice

1964

Pier Paolo Pasolini scrive “Vittoria” come un atto di accusa e insieme di confessione: il titolo promette una gioia storica che il testo smonta riga dopo riga. In un linguaggio che mescola parlata popolare, riferimenti colti e immagini di guerra, la poesia fa della verbalità stessa il terreno di battaglia dove si giocano responsabilità etiche, smarrimenti personali e la memoria collettiva dei morti. 

Pasolini mette in scena il paradosso di una parola — vittoria — che sopravvive ma perde contenuto. L’io lirico apre con una domanda essenziale: dove sono le armi? La risposta implicita è che le uniche «armi» disponibili sono la parola e la ragione. Da qui nasce il nodo tematico: parlare di lotta senza strumenti materiali espone al ridicolo, ma tacere equivale a tradire la memoria dei caduti. La poesia non risolve il dilemma; lo accentua, trasformando il titolo in una lente ironica che svela l’inconsistenza delle rivendicazioni quando la società ricuce il trauma nella routine quotidiana.

"Vittoria" rimane un testo vivo perché chiede al lettore di fare qualcosa di semplice e difficile insieme: non limitarsi ad ascoltare la parola, ma misurare la parola con la storia. Pasolini non offre risposte consolatorie; mette in scena lo scarto tra promessa e realtà, tra linguaggio e azione, e ci obbliga a rivedere la nostra idea di responsabilità civile. La poesia diventa così strumento di memoria e denuncia, capace di trasformare il dubbio in una forma di impegno intellettuale.


Vittoria

Dove sono le armi? Io non conosco

che quelle della mia ragione:

e nella mia violenza non c'è posto


NEANCHE PER UN'OMBRA DI AZIONE

NON INTELLETTUALE. Faccio ridere

ora, se, suggerite dal sogno,

martedì 12 agosto 2025

Réal La Rochelle intervista Pier Paolo Pasolini - SÉQUENCES, numero 40, febbraio 1965, da pag. 35 a pag. 40

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Réal La Rochelle intervista Pier Paolo Pasolini

SÉQUENCES

n. 40

febbraio 1965

da pag. 35 a pag. 40

( © Traduzione dal francese e trascrizione curata da Bruno Esposito)


(Intervista registrata su nastro 

da Réal La Rochelle, 

e tradotta dall'italiano da Jacques Lemieux, 

Roma, ottobre 1964)


Il nostro collaboratore canadese a Parigi, Réal La Rochelle , ha trascorso alcune settimane a Roma. Gli abbiamo chiesto di provare a ottenere un'intervista con Pier Paolo Pasolini. Dopo lunghe trattative, è riuscito a trascorrere ben due ore con l'autore del Vangelo secondo Matteo . Questo ci ha permesso di realizzare un'intervista interessante e ricca di informazioni utili su un regista che si sta già affermando.

Pier Paolo Pasolini nacque il 5 marzo 1922 a Bologna. Fu prima poeta, romanziere, critico letterario, prima di avvicinarsi al cinema. In questo campo e attraverso questa nuova modalità espressiva, come in Lettere, Pasolini si distinse per il suo talento poliedrico prima di approdare alla regia. Fu attore ( Il Gobbo ), sceneggiatore ( La Notte Brava ), aiuto regista soprattutto in Le notti di Cabiria , La Notte Brava e Il bell'Antonio . Nel 1961 realizzò il suo primo film, Accatone , seguito subito dopo da Mamma Roma , poi da uno sketch di Rogopag e, infine, nel 1964, da Il Vangelo secondo Matteo .

Quest'ultimo film, basato sul testo del Vangelo secondo Matteo, ha suscitato accese polemiche in Italia alla sua uscita lo scorso autunno. Il pubblico è rimasto sorpreso, se non scioccato, che quest'opera di un marxista abbia ricevuto sia il Premio OCIC a Venezia che il Gran Premio OCIC ad Assisi. Ma le giurie hanno semplicemente incoronato un'opera potente, bella in sé, di grande significato spirituale e umano, e si sono unite alla maggioranza di questo pubblico che, al di là delle meschinità ideologiche e politiche, avrebbe presto frequentato e applaudito quest'opera che segna una data nella storia del cinema religioso e, forse, del cinema in generale.

 

Réal La Rochelle - Signor Pasolini, con Il Vangelo secondo Matteo pensava di fare un film religioso? E, in ogni caso, era consapevole di contrastare una certa produzione religiosa commerciale?

P.P.Pasolini - Sì, certamente, volevo fare di questo film un film religioso. L'idea di realizzarlo mi è venuta leggendo, o meglio rileggendo, il testo del Vangelo secondo Matteo. E volevo, in quest'opera, riprodurre cinematograficamente il testo di Matteo, con la massima fedeltà possibile. D'altra parte, non volevo fare un film spettacolare nel vero senso del termine. Inoltre, non mi è mai venuto in mente che questo film potesse trasformarsi in una polemica: questo problema non mi interessava.

sabato 5 luglio 2025

Pier Paolo Pasolini, Una disperata vitalità - da Poesia in forma di rosa, 1964

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Una disperata vitalità

(da Poesia in forma di rosa, 1964)


(Stesura, in «cursus» di linguaggio «gergale» 

corrente, dell'antefatto: Fiumicino, il vecchio 

castello e una prima idea vera della morte.) 


I

Come in un film di Godard: solo

in una macchina che corre per le autostrade

del Neo-capitalismo latino – di ritorno dall’aeroporto –

[là è rimasto Moravia, puro fra le sue valige]

solo, «pilotando la sua Alfa Romeo»

in un sole irriferibile in rime

non elegiache, perché celestiale

il più bel sole dell’anno –

come in un film di Godard:

giovedì 29 maggio 2025

Pier Paolo Pasolini, Il fascino del Juke-box, intervista a cura di Gianfranco Calligarich - Vie nuove, 8 ottobre 1964, pag. 14

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Pier Paolo Pasolini
Il fascino del Juke-box


QUEL CHE PENSO DELLA CANZONE 
Intervista a cura di Gianfranco Calligarich 

Vie nuove
8 ottobre 1964
pag. 14

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )

Potrebbe interessarti anche: Canzoni scritte da Pier Paolo Pasolini


QUEL CHE PENSO DELLA CANZONE 

Gianfranco Calligarich chiede la propria opinione a Moravia, Blasetti, Fratini, Pasolini, Ziveri, Monachesi, Ottieri, Pirro, Eco sulla canzone italiana. Ovviamente, a noi interessa quella di Pasolini. 


Il fascino del juke-box 


Pier Paolo Pasolini, nonostante abbia sempre scritto o filmato storie di giovani non si è mai servito delle canzoni come elemento descrittivo preferendo affidarsi alla grande tradizione musicale classica. Delle canzoni però apprezza il valore evocativo. 

venerdì 16 maggio 2025

Colloquio con Pasolini: Una visione del mondo epico-religiosa: "prima parte" - Bianco e Nero, numero 6, giugno 1964, da pag.12 a pag.41

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Bianco e Nero, numero 6, giugno 1964 

Colloquio con Pasolini
Una visione del mondo epico-religiosa

prima parte

Bianco e Nero
numero 6
giugno 1964
da pag.12 a pag.41
 

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )



Questa conversazione ha avuto luogo, sotto la direzione del dott. Leonardo Fioravanti, in un'aula del Centro Sperimentale di Cinematografia il 9 marzo 1964. Trascriviamo fedelmente, salvo gli inevitabili adattamenti di forma, dalla registrazione su nastro magnetico. Ha redatto il testo Lodoletta Lupo.

Bianco e Nero, numero 6, giugno 1964

La trascrizione sotto, è stata fedelmente ripresa dal  numero 6, del giugno 1964, di Bianco e Nero. ( Già nei Meridiani Mondadori, a cura di Walter Siti - Pasolini per Il cinema ). 




D. (LEONARDO FIORAVANTI)
: Cercheremo, nel corso della conversazione di dilatare i temi della discussione perché dalle molteplici esperienze di Pasolini come autore, scrittore, poeta, cineasta, potremo avere delle illuminazioni più vaste di quelle ché si possono invece trarre da un artista che abbia svolto la sua attività soltanto nel campo della realizzazione cinematografica.

Pasolini con i suoi film ha sollevato molte polemiche; queste polemiche si sono appuntate a volle sul contenuto, a volte sulla struttura drammatica, a volte ancora sulla evoluzione dei personaggi, i quali sono apparsi questo punto i pareri sono stati davvero contrastanti ad alcuni del tutto privi di ogni contenuto morale, ad altri invece ricchi di un anelito morale Che li riscatta da ogni bassezza. Devo anche dire che i film di Pasolini hanno suscitato molte perplessità in certi paesi stranieri, fra cui debbo annoverare anche l'Unione Sovietica. Ricordo infatti che durante il convegno promosso dall'Associazione Italia-URSS a Roma, nell'ottobre del 1963, quando il discorso cadde sulle nuove correnti del cinema italiano (e naturalmente non poteva non essere ricordato Pasolini), il regista Ciuèrai, che nella generazione nuova del cinema sovietico appare come una forza di rinnovamento
e quasi d'avanguardia, espresse un giudizio piuttosto negativo sui di Pasolini ed in particolare su Accattone, affermando che il mondo pasoliniano non lo interessava trattandosi più di una esercitazione intellettualistica che di una realtà vissuta o sentita. Naturalmente non è che noi chiediamo a Pasolini di dirci una parola a questo riguardo, ma l'argomento potrebbe essere forse
motivo di discussione nel corso del nostro incontro.

Colloquio con Pasolini: Una visione del mondo epico-religiosa: "seconda parte" - Bianco e Nero, numero 6, giugno 1964, da pag.12 a pag.41

"Le pagine corsare " 
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Eretico e Corsaro

Bianco e Nero, numero 6, giugno 1964 

Colloquio con Pasolini
Una visione del mondo epico-religiosa

seconda parte

Bianco e Nero
numero 6
giugno 1964
da pag.12 a pag.41
 

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )






Colloquio con Pasolini
Una visione del mondo epico-religiosa

seconda parte

Bianco e Nero
numero 6
giugno 1964
da pag.12 a pag.41 

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Questa conversazione ha avuto luogo, sotto la direzione del dott. Leonardo Fioravanti, in un'aula del Centro Sperimentale di Cinematografia il 9 marzo 1964. Trascriviamo fedelmente, salvo gli inevitabili adattamenti di forma, dalla registrazione su nastro magnetico. Ha redatto il testo Lodoletta Lupo.

Bianco e Nero, numero 6, giugno 1964

La trascrizione sotto, è stata fedelmente ripresa dal  numero 6, del giugno 1964, di Bianco e Nero. ( Già nei Meridiani Mondadori, a cura di Walter Siti - Pasolini per Il cinema ). 


D. (ANTONIETTA FIORITO, 2° anno recitazione): Nei suoi film lei ha usato attori non professionisti, tranne Anna Magnani in Mamma Roma. Ora io vorrei sapere quali sono i motivi che l' banno indotta a scegliere attori non professionisti, quali sono i criteri che lei ha usato nella scelta di questi attori e a quali problemi si è trovato di fronte nel dirigere questi attori. 


R. : Se devo rispondere a voi che vi accingete ad essere dei professionisti, debbo farlo con sincerità. lo ho una specie di idiosincrasia per gli attori professionisti. Non ho però, sia ben chiaro, una prevenzione totale e ciò perché non voglio mai sottoporre la mia attività a delle regole precise, a delle coazioni. Questo mai. Io infatti non soltanto ho usato Anna

Colloquio con Pasolini: Una visione del mondo epico-religiosa: "terza parte" - Bianco e Nero, numero 6, giugno 1964, da pag.12 a pag.41

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Bianco e Nero, numero 6, giugno 1964 

Colloquio con Pasolini
Una visione del mondo epico-religiosa

terza parte

Bianco e Nero
numero 6
giugno 1964
da pag.12 a pag.41
 

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )




Questa conversazione ha avuto luogo, sotto la direzione del dott. Leonardo Fioravanti, in un'aula del Centro Sperimentale di Cinematografia il 9 marzo 1964. Trascriviamo fedelmente, salvo gli inevitabili adattamenti di forma, dalla registrazione su nastro magnetico. Ha redatto il testo Lodoletta Lupo.

Bianco e Nero, numero 6, giugno 1964

La trascrizione sotto, è stata fedelmente ripresa dal  numero 6, del giugno 1964, di Bianco e Nero. ( Già nei Meridiani Mondadori, a cura di Walter Siti - Pasolini per Il cinema ). 

D. (HARTOG): Da quanto lei dice discende forse il suo atteggiamento nei confronti del film La commare  secca, che desidererei conoscere. 

R. Come ho già scherzosamente sostenuto, io credo che mentre la mia idea estetica è un'idea di un mondo frontale, massiccio, romantico, chiaroscurale, a tutto tondo, statuario, invece l'idea di Bertolucci è un'idea più elegante, moderna, cioè un'idea impressionistica poiché i pittori che sono alla radice dell'ispirazione visiva di Bertolucci sono gli impressionisti francesi e il cinema francese anche. A me piace tuttavia La commare secca, ci sono molti punti belli. 

D. (HARTOG): Io non so se la sceneggiatura è totalmente realizzata come lei l'ha scritta. 

R. : La sceneggiatura non l'ho scritta io, io ho scritto soltanto il soggetto. La sceneggiatura l'ha fatta lo stesso Bertolucci con la mia consulenza ed il mio aiuto, in verità se l'è fatta lui ed è stato abbastanza fedele alla sua sceneggiatura. Ma è successo quello che è successo sia con Rossi che con Bolognini. Cioè evidentemente quando si dà un testo ad un autore, anche se non è un grandissimo autore, quello lo trasforma inevitabilmente in cosa sua. lo stesso quando giro un mio film da una mia sceneggiatura avverto poi quel famoso salto di cui si parlava in principio tra la stesura iniziale e la realizzazione cinematografica.