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domenica 16 marzo 2025

Pasolini ci spiega il Vangelo - Epoca, 5 luglio 1964

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


 Pasolini ci spiega il Vangelo

Epoca, 5 luglio 1964
numero 719

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Vi presentiamo i personaggi del film che lo scrittore-cineasta gira attualmente in Italia per tradurre in immagini il racconto di San Matteo. Già accusato di vilipendio alla religione per un’altra pellicola, il regista è ora consigliato e incoraggiato da ecclesiastici di larghe vedute, e spera di poter concorrere alla Mostra di Venezia.

Pasolini non vuole firmare «La rabbia» - Andrea Barbato intervista Pasolini - Il Giorno, 13 aprile 1963

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Pasolini non vuole  firmare  «La rabbia» 
 Andrea Barbato intervista Pasolini

Il Giorno

13 aprile 1963

ROMA, 12 aprile

( © Trascrizione integrale da cartaceo, curata da Bruno Esposito ) 



« HO GIA' ciato incarico al mio avvocato » , dice Pier Paolo Pasolini, « di ritirare la mia firma dal Film. Non so se riusciremo, e non so neppure che utilità potrà avere questo gesto. Ma qualcosa devo fare, per protestare ». 

Il film di cui parliamo è quel documentario di repertorio a due voci, « La rabbia » di cui s'è scritto molto nei mesi scorsi l'originalità della sua formula: gli avvenimenti di questi anni, l'angoscia del nostro tempo, visti per metà da un autore di destra e per metà da un autore di sinistra. Il film, come è noto, è stato pensato in questo modo dopo che Pasolini aveva completato il montaggio di un intero lungometraggio. Spaventato all'idea che non passasse in censura, il produttore propose di «equilibrare» il lavoro del poeta con quello di un autore di idee opposte. 

« Avemmo molti dubbi sul nome da scegliere », dice oggi Pasolini, « perchè scrittori veramente di destra non ce ne sono. Pensammo a un giornalista come Montanelli o Barzini, a un anticomunista come Fabbri o Vigorelli. Ma nessuno di questi andava bene. Quando usci il nome di Guareschi, io recalcitrai. Non avevo letto nulla di lui, se non certe vignette antifasciste sul "Bertoldo" d'anteguerra. Poi mi convinsero che poteva fare al caso nostro, e io mi rassegnai, anche perchè non potevo fare altro ».