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Biografia, lavori in corso - a breve anche il 1974 e il 1975

mercoledì 2 gennaio 2019

Pier Paolo Pasolini: lettera o poesia a Panagulis - Di Mario Pozzi

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro





Pier Paolo Pasolini lettera – o poesia a Panagulis
   Il tragico destino di due poeti che lottarono per
la libertà  la dignità e l’uguaglianza dell’essere umano.
Da Trasumanar o Organizzar

Con questa lettera approfondiamo due aspetti che si assomigliano profondamente di queste due personalità rivoluzionarie e dediti alla poesia che hanno fatto a distanza di un anno una tragica fine dopo aver speso la propria vita per cambiare una società che per sua natura umana non può mai cambiare, perché governata dall’essere umano che porta in sé il germe del male e cambiare questa natura è pura illusione come hanno scritto i tragici Greci. Il loro pensiero dopo quattromila anni di storia rimane attuale e non è stato superato. Questo Pasolini lo sapeva molto bene ed è per questo riferendosi a Panagulis si rifà a Euripide tramite la tragedia la Fenice.



Alexsandros Panagulis è stato un poeta politico Greco - ora considerato eroe nazionale- che ha lottato contro il regime dei colonnelli, messo in carcere per tanti anni, torturato e ha quasi rasentato la morte poi per un intervento internazionale fu scarcerato e emigrato in Italia. In Italia si legò sentimentalmente con la scrittrici Oriana Fallaci amica di Pasolini.
  
Oriana Fallaci con Panagulis e Pasolini con Panagulis.

Pier Paolo ispirandosi a Meneceo dalla tragedia la fenice di Euripide, consiglia a Panagulis di non fare come Meneceo che gli Dei tramite Tiresia chiesero di sacrificarsi buttandosi dalle mura della città per salvarla dandosi la morte. Tanto il suo sacrificio resterà vano per chi detiene il potere nella città resterà sempre lo stesso. E lui che non è più giovane come il giovane Meneceo dove gli ideali erano una fonte viva dove si poteva illudersi che il mondo potesse cambiare. Ma il mondo di quegli ideali è finito, il partito comunista e divenuto un partito piccolo borghese che lotta per interessi che non sono più per quelli dei sottoproletari dove regna la dignità umana, ma interessi puramente economici dove il seme del nuovo capitalismo nascente sta germogliando. Allora che vale sacrificarsi se il potere anche trasformandosi rimane un potere disumano. Scrive Pasolini: “al contrario di Meneceo che non aveva una lira, benché figlio dello zio re. Quando si è al verde e si possiede solo quello che si ha addosso, allora si è eroi. Euripide lo sapeva, e sapeva anche che nessuno avrebbe riso delle sue risate retoriche attribuite ai ragazzi eroi che volevano obbedire all’oracolo e morire.” “Io Mario Pozzi poeta del sogno e della vita sottoscrivo quello che Pasolini dichiara sopra. Ho vissuto molti anni con le pezze al culo e nella miseria, ma nella miseria ho trovato l’unico senso della vita.” La dignità della povertà era una dignità umana, il mondo imperialista e globalista rende disumano l’uomo e disumana la vita. Pericle: la guerra deve essere fatta per la sopravvivenza dell’impero. L’impero globalista contemporaneo usa il ricatto monetario per affamare milioni di persone tenendo il potere in mano a poche persone e se non arriva con la persuasione come fecero gli Ateniesi con l’isola di Meli usando la forza “Tucidide -dialogo dei Meli.”La guerra del Peloponneso che contrappose Sparta e Atene dal 431 al 421 a. C. per il dominio della Grecia e che si concluse con la pace stipulata dal generale Ateniese Nicia e la vittoria Ateniese con la sottomissione di tutte le isole Greche meno che quella di Meli che rimase libera e indipendente. Non volendosi arrendere con la persuasione furono sottomessi con la guerra facendo di tutti gli uomini sopravvissuti degli schiavi. Da questa analisi facciamo il paragone con ciò che è successo con la Grecia di Alexis Tsipras dove davanti all’imperialismo Europeo come quello Ateniese sottomise la sua volontà egemonica non più con la guerra ma con la supremazia economica piegando la volontà democratica espressa dal voto popolare per conservare la loro indipendenza e la loro dignità con il voto democratico contro la dittatura autocratica finanziaria dell’Europa. Rendendo nella povertà e nella schiavitù un intero popolo che con il suo pensiero ha dato luce al mondo. Questo vuol dire che il potere nel corso dei secoli pur trasformandosi rimane sempre lo stesso, anzi diventa sempre più crudele e in particolare il potere omologante della società contemporanea “Porcile e Salò” nella sua spietatezza ha distrutto l’unica evasione che rimaneva all’essere umano quella di sognare. In questa società della mercificazione del mercato non ci sono più sogni ma un unico deserto come un encefalogramma piatto dove non esiste il risveglio “Calderon - da una delle tragedie di Pasolini”.
Da un uomo di Oriana Fallaci. Panagulis: “quel popolo che fino a ieri ti aveva scansato, lasciato solo come un cane scomodo ignorandomi quando dicevi non lasciarti intruppare dai dogmi, dalle uniformi, dalle dottrine, lasciarti turlupinare da chi mi comanda, da chi mi promette, da chi mi spaventa, da chi vuole sostituire un padrone da un nuovo padrone non sia legge per Dio. Non riparatevi sotto le colpe altrui, lottate, ragionate con il vostro cervello, ricordateci che ciascuno è qualcuno, un individuo prezioso responsabile artefice di se stesso. Difendete il vostro io nocciolo d’ogni libertà. Libertà è un dovere prima che un diritto, un dovere, ora t’ascoltavamo ora che eri morto. Dirigendosi verso la piovra portavano il tuo ritratto, cartelli di minacce e di sfida, bandiere, ghirlande d’alloro, corone a forma di a di qui di z – a per Alecos, qui per Panagulis, z per zi zi zi. Gardenie, garofani , rose e face un caldo atroce quel 5 maggio 1976, il puzzo mi appestava, mi toglieva il respiro quanto sapere se tutto ciò sarebbe durato un giorno, poi il ruggito si sarebbe spento, il dolore si sarebbe dissolto nell’indifferenza e la rabbia nell’ubbidienza. Le acque si sarebbero placate, morbide, obliose sul gorgo della tua nave affondata, il potere avrebbe vinto ancora una volta. L’eterno potere non muore mai, cade sempre per risorgere dalle sue ceneri. Magari credi di averlo abbattuto con una rivoluzione o un macello che chiamano rivoluzione e invece eccolo intatto, diverso nel colore e basta. Dal nero al rosso al giallo o verde o viola mentre il popolo accetta o subisce o s’adegua. Per questo sorridevi con quel sorriso impercettibile amaro e beffardo.”
Questo canto di libertà di chi subisce un potere e lo lotta contro di esso e va al martirio come un giovane eroe Greco e si perde nel suo stesso eroismo. Ritornando a queste due figure del sogno contemporaneo che hanno lottato in modo diverso per la dignità umana perché l’uomo continuasse a sognare. Si sono sacrificati come Meceneo. Pasolini verrà ucciso il 5 novembre del 1975 e Panagulis morì in un misterioso incidente automobilistico in Grecia il 1 maggio del 1976.


La tomba di Pier Paolo Pasolini a Casarsa  con la Madre
La tomba di Panagulis insieme alla madre nel cimitero di Atene. 

Anche nella morte sono stati affini e riposano accanto alla madre. “Sopravviviamo: ed è la confusione di una vita fuori della ragione. Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire. Sono qui solo, con te, in un futuro aprile … dalla poesia Supplica a mia madre Pasolini.”



Mario Pozzi 
anno domini 2019



Curatore, Bruno Esposito

Collaborano alla creazione di queste pagine corsare:

Carlo Picca
Mario Pozzi
Alessandro Barbato
Maria Vittoria Chiarelli
Giovanna Caterina Salice
Simona Zecchi