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sabato 24 gennaio 2026

Pasolini, "La Ricotta": “La fame come croce, duemila anni di "imitatio Christi" e la borghesia più ignorante d'Europa ”

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pasolini
"La Ricotta":
“La fame come croce
duemila anni di "imitatio Christi"
la borghesia più ignorante d'Europa ”

 

 «Ma lei non sa cos’è un uomo medio… È un mostro, un pericoloso delinquente, conformista, colonialista, razzista, schiavista, qualunquista… Tanto lei non esiste… Il capitale non considera esistente la manodopera se non quando serve la produzione, e il produttore del mio film è anche il padrone del suo giornale… Addio.»

"La ricotta" nasce nel 1963, in una fase di straordinaria vitalità e fermento del cinema italiano. Sono gli anni di Fellini, Antonioni, Visconti, De Sica, ma anche di una nuova generazione di autori e registi come Pasolini, Bertolucci, Olmi, Bellocchio, che cercano di rinnovare linguaggi e tematiche. Il cinema a episodi, di cui "Ro.Go.Pa.G." (acronimo dei registi Rossellini, Godard, Pasolini, Gregoretti) è un esempio paradigmatico, riflette la pluralità di sguardi e la frammentazione della società italiana del tempo. Ogni episodio affronta un aspetto del "condizionamento dell’uomo nel mondo moderno": la sessualità repressa (Rossellini), l’alienazione post-atomica (Godard), la fame e la povertà (Pasolini), il consumismo (Gregoretti). Pasolini, in particolare, si inserisce in questo contesto come voce critica e fuori dal coro. Proveniente da una formazione letteraria e artistica, allievo di Roberto Longhi, Pasolini porta nel cinema una sensibilità poetica e una tensione etica che lo distinguono dai suoi contemporanei. Il suo sguardo si rivolge agli "ultimi", ai sottoproletari delle borgate romane, ai margini della società del benessere, in una Roma che si espande e si trasforma, inglobando e cancellando le periferie popolari.

Negli anni Sessanta, il rapporto tra cinema e religione è oggetto di acceso

dibattito. Da un lato, il cinema di massa produce kolossal biblici e peplum che spettacolarizzano la storia sacra; dall’altro, autori come Pasolini mettono in discussione la funzione e il senso del sacro nella società contemporanea. "La ricotta" si colloca esattamente su questa linea di confine: è un film che parla della Passione di Cristo, ma lo fa attraverso la lente della povertà, della fame, dell’alienazione, della desacralizzazione dei simboli religiosi. La scelta di ambientare la vicenda sul set di un film religioso, con una troupe impegnata a ricostruire tableaux vivants manieristi, è già di per sé una riflessione metacinematografica sulla crisi della rappresentazione e sulla perdita di autenticità del sacro. In questo senso, "La ricotta" anticipa e dialoga con altre opere coeve che tematizzano il "film nel film" e la crisi dell’autenticità, come "8½" di Fellini (1963).

"La ricotta" è un mediometraggio di circa 35 minuti, inserito come terzo episodio nel film collettivo "Ro.Go.Pa.G." La storia si svolge durante le riprese di un kolossal sulla Passione di Cristo, girato in una periferia romana. Il protagonista è Stracci, una comparsa scelta tra i sottoproletari locali, incaricato di interpretare il "buon ladrone" crocifisso accanto a Gesù.

Stracci è un uomo poverissimo, padre di una numerosa famiglia, costantemente affamato. Riceve dalla produzione un cestino per il pranzo, ma lo dona subito alla moglie e ai figli, restando a digiuno. Cerca allora, con vari espedienti, di procurarsi altro cibo: si traveste da donna per ottenere un secondo cestino, che però viene divorato dal cane di una diva del cast. Un giornalista, giunto sul set per intervistare il regista (interpretato da Orson Welles), compra il cane da Stracci per mille lire. Con quei soldi, Stracci si precipita dal "ricottaro" e si compra tutta la ricotta rimasta, che divora in una grotta, lontano dagli sguardi. Chiamato nuovamente sul set, Stracci viene legato alla croce per la scena della crocifissione. Durante una pausa, gli altri attori lo invitano a partecipare a una pantagruelica abbuffata con i resti del banchetto dell’Ultima Cena. Stracci mangia voracemente, ma la sua fame atavica si trasforma in tragedia: durante la ripresa della crocifissione, muore di indigestione, appeso alla croce, nella generale indifferenza della troupe. Il regista, con distacco, commenta: «Povero Stracci. Crepare... non aveva altro modo per ricordarci che anche lui era vivo...».

mercoledì 3 dicembre 2025

Pasolini condannato: Inquisizione con moviola - Vie nuove, 14 marzo 1963, pagine 19-20-21-22

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Pasolini condannato
Inquisizione con moviola
Vie nuove

14 marzo 1963

pagine 19-20-21-22

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )

PER LA PRIMA volta nella storia giudiziaria del nostro Paese, una moviola è stata introdotta nell'aula di un tribunale. E per la prima volta, un regista cinematografico è stato condannato per «vilipendio alla religione di Stato»: quattro mesi di reclusione sono stati infatti comminati a Pier Paolo Pasolini per aver perpetrato il suo « delitto » ideologico nell'episodio «La ricotta » del film « Rogopag».

La moviola lo scriviamo per gli ignari della tecnica cinematografica è lo strumento degli addetti al montaggio dei film: una sorta di macchina da proiezione su piccolo schermo che consente a comando di accelerare, rallentare, fermare e far retrocedere la pellicola, in modo da visionare senza inutili perdite di tempo i brani che più interessano.

Perchè in Africa? Dialogo con Pasolini - Vie nuove, 7 febbraio 1963, pagine 48-49-50-51

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

 in Africa?
Dialogo con Pasolini

Vie nuove

7 febbraio 1963

pagine 48-49-50-51

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )

P. P. Pasolini, dopo una permanenza di alcune settimane in Africa, è rientrato a Roma. La sua sosta in Italia sarà però breve. Dal suo soggiorno africano Pasolini è tornato con idee concrete e pronto ad iniziare, fra poco, le riprese di «Il padre selvaggio». Dopo aver vissuto, durante un precedente viaggio, vicino alle popolazioni del «continente nero», in mezzo alle genti che da poco hanno conquistato la libertà per la quale hanno lottato e sofferto lunghi anni, lo scrittore ha deciso di fare un film nel quale verrà analizzato il dramma interiore di un giovane studente africano che, strappato alla «sua» realtà culturale, si trova improvvisamente davanti alla primitiva realtà del proprio villaggio. Nell'intervista concessa al nostro giornale Pasolini spiega le ragioni che l'hanno indotto a fare questo film, che è un atto d'amore verso i popoli liberi dell'Africa.

martedì 2 dicembre 2025

Piovene o Delfini? La polemica tra Pier Paolo Pasolini e Renato Guttuso, in occasione del Premio Viareggio 1963 - Dalle pagine Dell'Unità agosto/settembre 1963

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Piovene o Delfini? 
La polemica tra Pier Paolo Pasolini  e Renato Guttuso

in occasione del Premio Viareggio 1963

Dalle pagine Dell'Unità agosto/settembre 1963

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )

Il fatto:

Nel 1963, la candidatura al premio Viareggio, di Guido Piovene suscito forti critiche, legate ai suoi trascorsi fascisti negli anni Trenta. Olivetti, finanziatore del premio che aveva radici e sensibilità profondamente connesse alla memoria ebraica e all’impegno antifascista, manifestò la propria contrarietà all’assegnazione del riconoscimento.

Questa posizione non si tradusse in un comunicato ufficiale, ma si espresse come atteggiamento diffuso tra gli intellettuali vicini all’impresa culturale olivettiana (pressione). Per loro, il premio a Piovene rappresentava un gesto di rimozione della responsabilità storica, un tentativo di normalizzare figure compromesse con il regime fascista all’interno del panorama letterario italiano. Mentre altri intellettuali, videro nella presa di posizione olivettiana, un'interferenza inaccettabile nella libertà di giudizio.


De Benedetti
su un art. apparso su L'Unità del 25 agosto 1963
dice:


"Sono d'accordo anche con i giuochi  funebri in onore di Delfini. Spero che portino fortuna alia sua opera, che se lo merita. Si sa che io ho votato Piovene fino all'ultimo. Riuscito o meno, il suo romanzo rientra in un tipo d'arte che preferisco…" 
[…] 
"Nel caso particolare di questo Premio Viareggio, è oramai luogo comune che ci siamo ribellati alle ipoteche che ci sono state messe, sia pure in modo molto
discreto e prudente, dal finanziatore…" 
[…] 
"Sono. anch'io un ebreo e ho sofferto quanto gli Olivetti del razzismo contro il quale ho scritto due brevi libri, quelli che più mi stanno a cuore. Ma una preclusione alio scrittore Piovene fatta in nome dei suoi trascorsi razzisti, mi pare sbagliata e controproducente…"


Eugenio  Montale ha detto: 
"Il mecenate Olivetti ha certamente ecceduto. Le sue ragioni sono tuttavia, apprezzabili. anche sc si e giunti all'eccesso opposto e cioè alia restrizione della libertà dei giudici. La giuria ha reagito in parte, perchè ha votato contro il veto per Piovene. Comunque gli altri, quelli che hanno votato per Delfini, potrebbero essere stati indotti ciò perchè spaventati"

Alberto Moravia ha dichiarato: 
"II mio  giudizio sarà espresso nella relazione finale. Apprezzo i sentimenti di Olivetti fondati su una esperienza affettiva considerando pero inammissibile questa interferenza nella giuria. La politica, ha continualo, è stata certamente nociva al premio anche se la giuria ha deciso al di fuori di ogni pressione: in liberta. Su Delfini posso dire che era il migliore autore e che il suo libro sarebbe stato scelto anche senza la polemica con Olivetti. Comunque' se non fosse stato premiato lui sarebbe stato premiato Piovene: non ci sarebbe stato qualcun altro"

Pier Paolo Pasolini ha detto: 
"I racconti di Delfini sono un'opera meravigliosa. Io l'ho portato nel Premio Viareggio e mi sono battuto per lui a spada tratta. Sulla questione Olivetti-Piovene posso dire che hanno torto tutti e due: io comunque sono contrario ad ogni forma di fascismo ed antisemitismo e nel caso specifico non potevo sostenere Piovene per le ragioni che tutti conoscono. Resta il  fatto. in definitiva. che questi premi  . procurano solo delle grosse arrabbiature e non so ancora se l'anno prossimo avrò intenzione di arrabbiarmi come quest'anno".

lunedì 23 giugno 2025

Comizi d'amore 1963, il cinema-verità di Pier Paolo Pasolini - Trascrizione

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Comizi d'amore
di Pier Paolo Pasolini
1963
Cinema-verità


Trascrizione delle parti salienti del film

(Una parte dei dialoghi sono tratti da "Pasolini.net", di Angela Molteni)


PASOLINI   Sentiamo un po' cosa sanno dirmi questi malandrini. Senti ue', guagliò, come nascono i bambini, lo sai? Salvatore, dimmelo tu. Come nascono i figli? Come sei nato tu, non lo sai? Se me lo dici un regalo. Dillo a te.
1° BAMBINO  Uno zio mio.
PASOLINI   Eh? Uno zio tuo - sei nato... T'ha portato uno zio?
2° BAMBINO   A me mi ha portato la cicogna.
PASOLINI   T'ha portato la cicogna. E tu? Come sei nato?
3° BAMBINO   Sono nato sotto 'e cuperte.
PASOLINI   Senti, vediamo un pò chi di voi tre sa dirmi come... come voi siete nati, come nascono i bambini. Chi me lo sa dire? Tu lo sai dire?
4° BAMBINO   No.
PASOLINI   Non lo sai dire? E tu Matteo lo sai come sono nati i bambini... E tu? Neanche tu... E tu?
Lo sai come sono nati i picciriddi?
5° BAMBINO   Io 'o saccio.
4° BAMBINO   E diccello, diccello.
PASOLINI   Vieni qui, vieni qui, vieni qui. Tu non lo sai? Non lo sai? Non sono nati sotto i fiori, sotto i cavoli, li ha portati la cicogna no?
6° BAMBINO   No...
PASOLINI   E allora come sono nati?
BAMBINO   Eh...
PASOLINI   Come sono nati i picciriddi?

[...]

martedì 18 marzo 2025

Pier Paolo Pasolini, il dialogo integrale tra Pedotti del Tegliesera e il Regista - La ricotta - ARCO FILM s.r.l. 4 marzo 1963

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Pier Paolo Pasolini
il dialogo integrale tra Pedotti del Tegliesera e il Regista


La ricotta

 ARCO FILM s.r.l. 

4 marzo 1963

( © Trascrizione integrale da cartaceo, curata da Bruno Esposito ) 




[...]

2° Rullo


TEGLIESERA   -  

Permette una parola? 

Scusi tanto, forse disturbo? 

Sono Pedotti del Tegliesera.




REGISTA  - 

Dica, dica.


TEGLIESERA 

Permette? Vorrei da lei una piccola intervista.

domenica 16 marzo 2025

Pasolini non vuole firmare «La rabbia» - Andrea Barbato intervista Pasolini - Il Giorno, 13 aprile 1963

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Pasolini non vuole  firmare  «La rabbia» 
 Andrea Barbato intervista Pasolini

Il Giorno

13 aprile 1963

ROMA, 12 aprile

( © Trascrizione integrale da cartaceo, curata da Bruno Esposito ) 



« HO GIA' ciato incarico al mio avvocato » , dice Pier Paolo Pasolini, « di ritirare la mia firma dal Film. Non so se riusciremo, e non so neppure che utilità potrà avere questo gesto. Ma qualcosa devo fare, per protestare ». 

Il film di cui parliamo è quel documentario di repertorio a due voci, « La rabbia » di cui s'è scritto molto nei mesi scorsi l'originalità della sua formula: gli avvenimenti di questi anni, l'angoscia del nostro tempo, visti per metà da un autore di destra e per metà da un autore di sinistra. Il film, come è noto, è stato pensato in questo modo dopo che Pasolini aveva completato il montaggio di un intero lungometraggio. Spaventato all'idea che non passasse in censura, il produttore propose di «equilibrare» il lavoro del poeta con quello di un autore di idee opposte. 

« Avemmo molti dubbi sul nome da scegliere », dice oggi Pasolini, « perchè scrittori veramente di destra non ce ne sono. Pensammo a un giornalista come Montanelli o Barzini, a un anticomunista come Fabbri o Vigorelli. Ma nessuno di questi andava bene. Quando usci il nome di Guareschi, io recalcitrai. Non avevo letto nulla di lui, se non certe vignette antifasciste sul "Bertoldo" d'anteguerra. Poi mi convinsero che poteva fare al caso nostro, e io mi rassegnai, anche perchè non potevo fare altro ». 

martedì 28 dicembre 2021

1963 La ricotta

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



La ricotta 1963

Quarto episodio del film RoGoPaG. Gli altri episodi sono:


  • Illibatezza di Rossellini
  • Il nuovo mondo di Godard
  • Il pollo ruspante di Gregoretti .

Scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini 
Fotografia
Tonino Delli Colli
architetto Flavio Mogherini
costumi Danilo Donati
commento e coordinamento musicale Carlo Rustichelli
montaggio Nino Baragli
aiuto alla regia Sergio Citti, Carlo di Carlo. 

Interpreti e personaggi 

Orson Welles (il Regista, doppiato da Giorgio Bassani); 
Mario Cipriani (Stracci); 
Laura Betti (la "diva"); 
Edmonda Aldini (un'altra "diva")
Vittorio La Paglia (il giornalista); 
Maria Berardini (la stripteaseuse); 
Rossana Di Rocco (la figlia di Stracci).

martedì 8 giugno 2021

Il processo a Pasolini, di Enzo Siciliano - L'Unità 17 maggio 1994

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




Nel 1963 per il film «La ricotta» Pier Paolo Pasolini fu accusato di vilipendio alla religione dello Stato.
Nel '62 Pasolini girò «La ricotta», un episodio del film Rogopag che prese il nome dalle prime lettere dei cognomi dei quattro autori (Rossellini, Godard, Pasolini e Gregoretti). Un anno dopo il regista fu denunciato e iniziò il processo più celebre mai fatto in Italia per il reato di «vilipendio alla religione».
Di seguito l'introduzione che Enzo Siciliano fece per il volume pubblicato il 18 maggio 1994 dall'Unità, per la collana "I grandi processi", nel quale si ricostruisce

giovedì 15 aprile 2021

Pasolini - Belli genio isolato nel deserto senza nipoti né nipotini

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Belli genio isolato nel deserto senza nipoti né nipotini
Biblioteca nazionale centrale di Roma
Fondo Falqui
18/12/1963



@Eretico e Corsaro - Le Pagine Corsare

Curatore, Bruno Esposito

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