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domenica 28 settembre 2025

Pier Paolo Pasolini, Calderon - di Bruno Esposito

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Immagine: Laura Betti e Luca Ronconi - Calderon (1992/93) - Teatro Stabile Torino


Pier Paolo Pasolini
Calderon

di Bruno Esposito


L’opera teatrale 'Calderón' di Pier Paolo Pasolini, composta nel 1966 e pubblicata nel 1973, è unanimemente considerata il vertice della drammaturgia pasoliniana e una delle prove più mature e complesse del teatro italiano del secondo Novecento. Ispirandosi a 'La vida es sueño' di Pedro Calderón de la Barca, Pasolini trasferisce i motivi e la struttura di quel classico del Siglo de Oro spagnolo nella Spagna franchista del 1967, operando una potente riscrittura che impasta temi metateatrali, storici e politici, con la carica espressiva lirica e autobiografica che caratterizza tutta l’opera pasoliniana.

'Calderón' non è soltanto una trasposizione moderna di un grande classico: è soprattutto una riflessione radicale sulla crisi dell’identità, il potere, la repressione, l’impossibilità della fuga individuale e collettiva di fronte all’omologazione e all’autoritarismo. L’opera si distingue per la struttura meta-narrativa e per l’uso di molteplici livelli di realtà e sogno, in cui la protagonista, Rosaura, attraversa e incarna di volta in volta classi sociali e storie diverse, in un escalation di risvegli che si rivelano solo ulteriori illusioni.

Protagonista assoluto è il confronto tra sogno e realtà, tra individuo e potere, tra il desiderio di evasione e la costrizione della storia. L’ambientazione nella Spagna franchista, e la scenografia che richiama il quadro 'Las Meninas' di Velázquez, sono strumenti potenti per riflettere in parallelo anche sulla società italiana ed europea degli anni Sessanta e Settanta.


martedì 21 novembre 2023

La stesura originale della relazione di Pier Paolo Pasolini al convegno Erotismo Eversione Merce (Tetis) - organizzato a Bologna (15-17 dicembre 1973) dalla Commissione Cinema del Comune di Bologna e dalla Mostra Internazionale del Cinema Libero di Porretta Terme.

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

In fotografia Pier Paolo Pasolini durante un’intervista alla Festa de l’Unità di Bologna del 1974 (Archivio fotografico del Partito comunista italiano, Federazione provinciale di Bologna).


Qualche anno fa Contini 

mi ha fatto osservare 

come in greco Tetis 

voglia dire sesso 

(sia maschile che femminile)

La stesura originale della

Relazione di Pier Paolo Pasolini al convegno Erotismo Eversione Merce

organizzato a Bologna (15-17 dicembre 1973) 

dalla Commissione Cinema del Comune di Bologna 

e dalla Mostra Internazionale del Cinema Libero di Porretta Terme.


La Fondazione Gramsci Emilia-Romagna in occasione del centenario della nascita di Pier Paolo Pasolini (Bologna, 5 marzo 1922 – Roma, 2 novembre 1975) condivide il documento originale dell’intervento intitolato Tetis, che Pasolini pronunciò durante il Convegno Erotismo, eversione, merce, organizzato a Bologna (15-17 dicembre 1973) dalla Commissione Cinema del Comune di Bologna e dalla Mostra Internazionale del Cinema Libero di Porretta Terme.

Il documento fa parte dell’archivio di Aldo d’Alfonso, partigiano, giornalista, scrittore e assessore alla Cultura della Provincia di Bologna per due mandati dal 1970 al 1980.

L’intervento è anche pubblicato in:

Erotismo, eversione, merce, a cura di Vittorio Boarini, Bologna, Cappelli, 1974

Erotismo, eversione, merce, a cura di Vittorio Boarini, Nuova edizione a cura di Fabio Francione, Udine, Mimesis, 2019

Pier Paolo Pasolini, Saggi sulla politica e sulla società, a cura di W. Siti e S. De Laude,  Milano, Mondadori, 1999, (pp. 257-264)

Il programma del convegno:



Intervento al convegno Erotismo, eversione, merce, organizzato a Bologna (15-17 dicembre 1973) con il proposito di «analizzare teoricamente la funzione sociale e quindi politica dell'Eros». il volume, a cura di Vittorio Boarini (Cappelli, Bologna 1973), comprende, fra gli altri, interventi di Félix Guattari, Alberto Lattuada, Nanni Loy, Fernanda Pivano, Gianni Scalia, Elémire Zolla. 


Le forme di un racconto letterario non sono solo tecnico-linguistiche: ci sono anche delle forme non verbali e quindi non reperibili nella pagina: per esempio, l'arco dello sviluppo di un personaggio, i tratti in evoluzione della sua psicologia. La critica strutturale, attraverso specchietti e grafici, è in grado di rendere "visibili" anche questi dati interni: ma si tratta di una visibilità astratta, statistica.

sabato 29 luglio 2023

Pier Paolo Pasolini, biografia breve - 1973, Il Corsaro prende il largo.

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Pier Paolo Pasolini
biografia breve
1973
Il Corsaro "issa" le vele e prende il largo.

A questo link, trovi la Biografia breve completa: Biografia Breve-Le Pagine Corsare


La Stampa, 4 gennaio 1973

Il 4 gennaio 1973, su "La Stampa", viene pubblicata un'intervista di Enzo Biagi a Pasolini, dal titolo "Dicono di lei Pasolini".

Corriere della sera. 7 gennaio 1973

venerdì 28 luglio 2023

Trascrizione di Pasolini e…”La forma della città” - Io e…, un programma di Anna Zanoli, regia di Paolo Brunatto, - Rai, 7 febbraio 1974

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Trascrizione di Pasolini e…”La forma della città” 
Io e…, un programma di Anna Zanoli

regia di Paolo Brunatto,
Rai, 7 febbraio 1974



Scheda del programma:


Titolo della serie: Io e…

Titolo della puntata: Pasolini e…”la forma della città”

Un programma di Anna Zanoli

Regia di Paolo Brunatto

Fotografia: Mario Gianni

Montaggio: Franca Di Lorenzo Visco

Organizzazione: Roberto Pascucci

Ricerche e documentazione: Nicoletta Paterno

Tecnico audio: Tullio Petricca

Commento musicale a cura di Giuliano Sorgini


(Pasolini e la forma della città,

andato in onda sulla Rai 

il 07/02/1974)


Qui di seguito è trascritto il testo integrale del film La forma della città dedicato da Pasolini alla città di Orte

mercoledì 26 luglio 2023

“Tetis” di Pier Paolo Pasolini, da “Erotismo, eversione, merce” - Cappelli, Bologna 1973

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Tetis
di Pier Paolo Pasolini


in Erotismo, eversione, merce

Cappelli, Bologna 1973

ora in Saggi sulla politica e sulla società
(Saggi sparsi)

a cura di W. Siti e S. De Laude

“Meridiani” Mondadori, Milano 1999

da pp. 257-264



Le forme di un racconto letterario non sono solo tecni­co-linguistiche: ci sono anche delle forme non verbali e quindi non visibili nella pagina: per esempio, l’arco del­lo sviluppo di un personaggio, i tratti in evoluzione della sua psicologia. La critica strutturale, attraverso spec­chietti e grafici, è in grado di rendere visibili anche que­sti dati interni: ma si tratta di una visibilità astratta, stati­stica.
Per il racconto cinematografico vale lo stesso discor­so, perché l’autore di un film sceglie e rappresenta alcu­ni momenti della vita di un personaggio, il resto lo lascia all’interno del film, dentro le giunte.
Tra un personaggio che appare ridendo nella prima sequenza del film, e poi scompare, per riapparire, pian­gendo, nella terza sequenza, c’è un passaggio psicologi­co che non è una forma audiovisiva, pur essendo co­munque una forma del film.

domenica 16 luglio 2023

Pier Paolo Pasolini, Perché dicono che il mio Calderón non ha peso politico? - Tempo, 18 novembre 1973, pag. 123

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Eretico e Corsaro



Pier Paolo Pasolini
Perché dicono che il mio Calderón non ha peso politico? 

Tempo, 
18 novembre 1973 
pag. 123
poi con il titolo Calderón, in Descrizioni di descrizioni .



Interrogato sulla sua opinione intorno alla politicità di un’opera teatrale in versi appena uscita, Adriano Sofri (che, secondo l’offensivo termine convenzionale, è il «leader» di «Lotta Continua») ha dichiarato che «dal punto di vista personale la tragedia lo interessa anche, ma dal punto di vista politico non ha commenti da fare, la sua rilevanza è nulla, non ha peso».

sabato 15 luglio 2023

Pasolini giudica i temi di italiano (La prima, vera rivoluzione di destra) - Tempo, 15 luglio 1973, numero 28, pag.10

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Pasolini 
giudica i temi di italiano 
(La prima, vera rivoluzione di destra, negli Scritti corsari) 

Tempo

15 luglio 1973

numero 28

pag.10




Nel 1971-72 è cominciato uno dei periodi di reazione più violenti e forse più definitivi della storia. In esso coesistono due nature: una è profonda, sostanziale e assolutamente nuova, l'altra è epidermica, contingente e vecchia. La natura profonda di questa reazione degli anni settanta è dunque irriconoscibile; la natura esteriore è invece ben riconoscibile. Non c'è nessuno infatti che non la individui nel risorgere del fascismo, in tutte le sue forme, comprese quelle decrepite del fascismo mussoliniano, e del tradizionalismo clericale-liberale, se possiamo usare questa definizione tanto inedita quanto ovvia.

   Questo aspetto della restaurazione (che però nel nostro contesto si presenta come termine improprio, perché in realtà niente d'importante viene restaurato) è un comodo pretesto per ignorare l'altro aspetto, più profondo e reale, che sfugge alle nostre abitudini interpretative di ogni specie. Esso viene colto solo empiricamente e fenomenologicamente dai sociologi o dai biologi, che naturalmente sospendono il giudizio, oppure lo rendono ingenuamente apocalittico.

venerdì 7 luglio 2023

Pier Paolo Pasolini, Padre nostro - da Affabulazione

"Le pagine corsare " 
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Eretico e Corsaro



Pier Paolo Pasolini
Padre nostro
da Affabulazione






Padre nostro che sei nei Cieli,

io non sono mai stato ridicolo in tutta la vita.

Ho sempre avuto negli occhi un velo d'ironia.

Padre nostro che sei nei Cieli:

ecco un tuo figlio che, in terra, è padre...

È a terra, non si difende più...

mercoledì 5 luglio 2023

Pasolini, Ai Studens Grecs Ta Un Flat - Agli studenti greci, in un fiato - La Stampa, 16 dicembre 1973

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Pasolini
Ai Studens Grecs Ta Un Flat
Agli studenti greci, in un fiato



La Stampa

16 dicembre 1973


Recuardàisi, zòvins vifs (i no parli
a chej muàrs) ch’al è zòvin encia
il timp, par vualtris. Cà a vi vuàrdin
coma vecius chej ch’a àn la vustra cosiensa

insièmit cu la vustra etàt. Un dì,
che par chis’cius vustris fradis al è vuei,
i savarèis encia vu che il pèsul nemìc
ch’al vi firìs e al vi copa, al è miej

di chej ch’a comandin in chistu gris
dì da l’avignì. I Fassis’c a no tocin
l’anima. Jo i sai che tal me paìs
par vinc’ àins a àn provàt: ma bocis

e òmis a son restàs chej di duciu i sècui.
Copàju, metèju in preson, coma
ch’a fan lòur. A son pucs. Si secin
e a tornin a cressi coma la grama.

Il pòpul al era il furmìnt ch’a no’l mòur.
Adès al scumìnsia a murì. Qualchidùn
a à tociàt la so anima. Bocis e òmis
a vivin, brus e tris’c, coma ta un siùn.

A son coma màs, a no cognossin pietàt,
a zirin blancs di musa coma rinegàs,
par chel puc di richessa e libertàt
che forsi àn vulùt, ma no si son vuadagnàs.

A ghi l’àn data, e no par bon còur,
i vecius Antifassis’c ch’a son i vèir Fassis’c... 

( 1 - sotto la traduzione di questa prima parte )

lunedì 26 giugno 2023

Pier Paolo Pasolini. Libertà e sesso secondo Pasolini - Corriere della Sera, 4 febbraio 1973, pagina 2

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Eretico e Corsaro



Pier Paolo Pasolini
Libertà e sesso secondo Pasolini 

Corriere della Sera, 4 febbraio 1973

pagina 2

( Ora in << Pasolini, Per il cinema >> - Tomo I°, Meridiani Mondadori, a cura di Walter Siti )

Corriere della Sera, 4 febbraio 1973
Al Decameron è seguita una lunga serie di film che non soltanto lo imitavano, ma cercavano (e ci riuscivano, presso il grande pubblico) di esserne delle perfette contraffazioni; di passare per i suoi «seguiti»; di riprodurne, insomma l'autenticità. Si trattava dunque di vere e proprie truffe o sofisticazioni. La stessa cosa è successa ai Racconti di Canterbury (e addirittura alle Mille e una notte, che devo ancora girare, per esempio, con un Finalmente le Mille e una notte). Insomma la concorrenza è stata ed è continua, sleale, sfacciata, brutale. Una torma di sciacalli ha seguito il Decameron e segue ora i Racconti di Canterbury, valendosi di metodi che dovrebbero essere inconcepibili in una società appena civile. E, del resto, sono inconcepibili: nessuno di noi potrebbe concepire infatti che uscisse un prodotto chiamato «Agip n. 2», oppure «Finalmente Fiat» (col «finalmente» in caratteri molto piccoli).

domenica 25 giugno 2023

Pasolini: sono morali «I racconti di Canterbury» - Il processo in appello a Napoli - L'Unità, 20 giugno 1973

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Pasolini: sono morali «I racconti di Canterbury»
Il processo in appello a Napoli

L'Unità, 20 giugno 1973

(Trascrizione dal cartaceo curata da Bruno Esposito)

L'Unità, 20 giugno 1973

L'Unità, 20 giugno 1973
Le dichiarazioni del regista nel corso di un interrogatorio di notevole interesse. 

Attesa per il 2 luglio la sentenza.

Nostro servizio

NAPOLI, 19

«Vi è oscenità soltanto là dove c'è volgarità; nella mia opera di volgarità non ve ne è neppure l'ombra; quindi ritengo il mio film non soltanto privo di oscenità, ma, per i motivi che poi illustrerò, addirittura altamente morale».

Con queste parole ha esordito davanti alla I Sezione della Corte di Appello di Napoli Pier Paolo Pasolini nel procedimento voluto dalla Procura generale che impugnò la sentenza con la quale il Tribunale di Benevento dichiarò non osceno perchè opera d'arte, il film Racconti di Canterbury e prosciolse da ogni accusa Pasolini e il produttore Alberto Grimaldi.

L'interrogatorio degli imputati ha avuto una impostazione un po' insolita, di un certo livello. Il presidente Sabelli non si è limitato alle solite domande per l'accertamento di una realtà «esteriore», ma si è sforzato di vedere «dal di dentro» il film di Pasolini; ha cercato cioè di immedesimarsi nella visione che dell'opera aveva avuto lo stesso autore.

PRESIDENTE: « Quale è stata l'idea animatrice del suo film? ».

PASOLINI: «Di questa mia opera debbo parlare su due piani; uno tecnico e uno morale o concettuale. Tecnicamente, mi ero proposto di fare un film che non fosse la semplice illustrazione di un'opera d'arte, ma l'interpretazione di essa, dello spirito libero, addirittura dissacrante che poi caratterizzò tutto l'umorismo inglese. Come idea nel senso più lato, ho voluto fare un film fuori di ogni attualismo, cioè non ancorato a questa o quella realtà o visione contingente, ma a valori universali e permanenti».

martedì 20 giugno 2023

Pier Paolo Pasolini - Sandro Penna: «Un po' di febbre» - Tempo, 10 giugno 1973, pag. 81

"Le pagine corsare " 
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Eretico e Corsaro




Pier Paolo Pasolini
Sandro Penna: «Un po' di febbre»
Tempo, 10 giugno 1973
pag. 81
(Oggi in Scritti corsari)




Caro Sandro, non è forse giusto ch'io dica a te cose che riguardano te, e che ti dipingono con tanto amore. Io ho un culto di te. E, come tutti i culti, mi dà il rimorso di non essere così forte e fedele da praticarlo degnamente. Ciò lo dico come se ambedue fossimo morti, e la vita non ci toccasse dunque più con la sua miseria, che giorno per giorno, ora per ora, contraddice ciò che tu sei e ciò che io penso tu sia...


   Questo libro è un brano di tempo ritrovato. È qualcosa di materiale. Un delicatissimo materiale fatto di luoghi cittadini con asfalto e erba, intonaci di case povere, interni coi modesti mobili, corpi di ragazzi coi loro casti vestiti, occhi ardenti di purezza e innocente complicità. E com'è sublime il completo, totale disinteresse di Penna per ciò che accadeva al di fuori di questa esistenza tra il popolo. Niente è stato più antifascista di questa esaltazione di Penna nell'Italia sotto il fascismo, vista come un luogo di inenarrabile bellezza e bontà. Penna ha ignorato la stupidità e la ferocia del fascismo: non l'ha considerata esistente. Peggiore insulto non poteva - innocentemente - inventare contro di esso. Che Penna è crudele: non ha pietà per ciò che minimamente non è investito dalla grazia della realtà, figurarsi per ciò che n'è fuori o contro. La sua condanna - non pronunciata - è assoluta, implacabile, senza appello.


Che paese meraviglioso era l'Italia durante il periodo del fascismo e subito dopo! La vita era come la si era conosciuta da bambini, e per venti trent'anni non è più cambiata: non dico i suoi valori — che sono una parola troppo alta e ideologica per quello che voglio semplicemente dire — ma le apparenze parevano dotate del dono dell'eternità: si poteva appassionatamente credere nella rivolta o nella rivoluzione, che tanto quella meravigliosa cosa che era la forma della vita, non sarebbe cambiata. Ci si poteva sentire eroi del mutamento e della novità, perché a dare coraggio e forza era la certezza che le città e gli uomini, nel loro aspetto profondo e bello, non sarebbero mai mutati: sarebbero giustamente migliorate soltanto le loro condizioni economiche e culturali, che non sono niente rispetto alla verità preesistente che regola meravigliosamente immutabile i gesti, gli sguardi, gli atteggiamenti del corpo di un uomo o di un ragazzo. Le città finivano con grandi viali, circondati da case, villette o palazzoni popolari dai «cari terribili colori» nella campagna folta: subito dopo i capolinea dei tram o degli autobus cominciavano le distese di grano, i canali con le file dei pioppi o dei sambuchi, o le inutili meravigliose macchie di gaggie e more. I paesi avevano ancora la loro forma intatta, o sui pianori verdi, o sui cucuzzoli delle antiche colline, o di qua e di là dei piccoli fiumi.

domenica 18 giugno 2023

Pasolini, "Contro i capelli lunghi" - Corriere della sera, 7 gennaio 1973, Tribuna libera, pagina 2

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Eretico e Corsaro

Foto di Roberto Villa - Tutti i diritti riservati
Fonte: 
https://www.beniculturali.it/evento/pasolini-passaggio-in-iran-1973-2023

Pasolini, "Contro i capelli lunghi"

Corriere della sera
7 gennaio 1973
Tribuna libera
pagina 2

( in Scritti corsari con il titolo: 7 gennaio 1973. Il «discorso» dei capelli ) 



    La prima volta che ho visto i capelloni, è stato a Praga. Nella hall dell'albergo dove alloggiavo sono entrati due giovani stranieri, con i capelli lunghi fino alle spalle. Sono passati attraverso la hall, hanno raggiunto un angolo un po' appartato e si sono seduti a un tavolo. Sono rimasti lì seduti per una mezzoretta, osservati dai clienti, tra cui io; poi se ne sono andati. Sia passando attraverso la gente ammassata nella hall, sia stando seduti nel loro angolo appartato, i due non hanno detto parola (forse - benché non lo ricordi - si sono bisbigliati qualcosa tra loro: ma, suppongo, qualcosa di strettamente pratico, inespressivo).

sabato 17 giugno 2023

Al processo per querela, Pasolini nega di aver voluto offendere i frati - L'Unità, mercoledi 24 gennaio 1973

"Le pagine corsare " 
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Eretico e Corsaro

Fotogramma del film, I racconti di Canterbury


 Al processo per querela
Pasolini nega di aver voluto offendere i frati 

L'Unità

mercoledi 24 gennaio

1973

(Trascrizione dal cartaceo, curata da Bruno Esposito)

L'Unità, mercoledi 24 gennaio 1973

Al Tribunale di Benevento è cominciato lunedi un nuovo processo contro il film I racconti di Canterbury di Pier Paolo Pasolini, in seguito alla denuncia presentata da un religioso, padre Antonio Gambale, che ha ravvisato in un episodio del film una offesa all'onore, al decoro, alla reputazione degli ordini religiosi francescani, oltre che alla religione dello Stato. 

Dopo alcune eccezioni della parte civile e della difesa, è stato interrogato il produttore Alberto Grimaldi, che ha contestato i capi d'accusa. Non e stato interrogato il regista, assente per indisposizione. Il tribunale ha quindi disposto la proiezione del film; il processo e stato rinviato per la discussione al 3 febbraio.

Pasolini ha fatto diffondere una dichiarazione in proposito:

«Io non ho mai avuto alcuna ragione per offendere i frati o polemizzare con loro — egli dice. Anzi, se c'è una categoria di persone per cui ho una forma di simpatia e di tenerezza sono proprio i frati. Lo dico anche adesso che uno di loro ha voluto querelarmi in nome dell' "onore" del "decoro" e della "reputazione" della categoria: che sono concetti non religiosi, ma piccolo-borghesi. La mia simpatia e la mia tenerezza per i frati sono sempre state determinate dal fatto che i frati mi appaiono come sostanzialmente fuori — per le loro stesse regole — dal mondo piccolo-borghese e clericale. Fuori dal mondo del potere, insomma. Se fosse dipeso da me, semmai, avrei collocato nell'Inferno, che non e "pasoliniano" ma "chauceriano", dei preti o dei porporati: sempre scherzosamente, si capisce. Ma io, in questo episodio più ancora che negli altri, ho voluto restare fedele al testo di Chaucer: e infatti vi sono restato fedele fino alla lettera, fino a ridurre il mio testo quasi al rango dell'Illustrazione.

«Cosa che accade meno nel resto del film, il quale, essendo "opera di autore", si ispira a Chaucer, ma non l'illustra". Tutto ciò che riguarda i frati — afferma il regista — il loro andare alla questua avidamente, la loro punizione infernale, e preso alla lettera dal testo di Chaucer, ossia da un testo che e per il mondo anglo-sassone (ossia, in pratica, per tutto il mondo, eccettuata la provincia culturale italiana) uno dei testi più alti di ogni letteratura. Chaucer e per gli anglosassoni ciò che per noi Dante. E' noto e universalmente pacifico, dunque, il carattere di tale testo: il suo senso profondamente moralistico e religioso, e insieme la sua assoluta liberta laica.

lunedì 6 giugno 2022

Pier Paolo Pasolini, Calderón

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Pier Paolo Pasolini
Il teatro
Calderón
1973

commento di Massimiliano Valente

Calderón è stato l'unico dramma teatrale pubblicato in vita da Pier Paolo Pasolini (presso Garzanti di Milano). Pasolini si rifà al grande tragediografo spagnolo del "Siglo de Oro" Pedro Calderón de la Barca (1600-1681) e alla Vida da es sueno, considerato il suo capolavoro. I personaggi si chiamano, come in Calderón, Basilio, Sigismondo, Rosaura, ma la trama è diversa. Il dramma è ambientato in Spagna, ma nella Spagna franchista del 1967, e si sviluppa, rispetto alla trama, in tre sogni successivi, in tre ambienti: aristocratico, proletario, medioborghese. E' soprattutto una parabola sull'impossibilità di evadere dalla propria condizione sociale.
La protagonista è Rosaura che attraverso il sogno tenta di infrangere e sottrarsi al clima soffocante in cui vive. Ma la diversità di Rosaura, il suo essere donna, madre, figlia, e il suo puerile tentativo di fuga non porterà a nulla, perché il potere la spingerà "a obbedire senza essere obbediente".

Pier Paolo Pasolini, Pilade

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro





Pier Paolo Pasolini
Il teatro
Pilade
1973


"Pilade non è tanto un dramma 'dialettico' contro il potere, quanto epico-lirico sul potere. Non ne metaforizza il contrasto con l'individuo quanto ne descrive l'inarrestabile ascesa. A dispetto dell'infittirsi degli episodi, dell'accrescersi dei personaggi (ma anche questi, in Pasolini, così avverso al plot, sono segnali; per negativo, molto parlanti), Pilade è di una estrema linearità: non ha più novità strutturale (non la struttura ad eclisse, d'improvviso tronca, di Orgia: non quella a cerchi concentrici di Calderón; non quella a politico di Affabulazione), è una sorta di (rassegnata?) appendice dell'Orestiade eschilea (tradotta da Pasolini nel 1960); ma il timbro e il ritmo stesso della scrittura sono piuttosto quelli di un'aspra e pessimistica epitome: e, per di più, epitome (cioè, compendio) del già accaduto, che si contempla a ritrovo con l'amara consapevolezza che il "tempo" ci "ha lasciati indietro". Atena, la Ragione-Potere "non ha ricordi - sa soltanto la realtà. - Ciò che essa sa, il mondo è..." Sotto la sua luce imperiosa le Furie si sono mutate in Eumenidi, le quali ora "sanno - dar grazia con la parola a quei sogni - che ci facevano solo urlare" (giacché ormai "il Passato noi dobbiamo soltanto sognarlo"). Certo Pilade ("l'obbediente, - il silenzioso, il discreto, - il timido, Pilade, nato per essere amico") è ancora figura di "diverso" ("uno di noi", ma "dotato di una misteriosa grazia"): ma Atena "non conosce il ventre-materno, né le perversioni che nascono dalla nostalgia". La "cieca irragionevole voglia di distruzione" dell'uno, l'"abbietto e intransigente - desiderio di capire e di negare" non sanno risolversi altrimenti che nel gesto, splendido ma gratuito, di un "poeta", non sanno produrre altro che "un terribile, - sanguinario, puro, disperato amore". Pilade rincorre "come un santo una luce" che lo distrae: è la luce, purtroppo "consolatrice", della Ragione-Potere, che, dopo averlo abbagliato, sorride di lui ("Tutto dunque finisce - in una elegia notturna?") e lo abbandona all'atroce tortura di "una pura e semplice incertezza". "Usare la Non Ragione contro la Ragione" (come hanno fatto, per l'appunto, nel recente passato, "poeti" e "assassini") non muta in nulla il futuro della "vecchia città", che s'appresta impavida alla sua "nuova storia", sotto "la prima luce" di un'immutabile aurora".

Di Pilade sono degne di nota due edizioni teatrali successive: la prima, nella Cavea del Teatro Greco di Taormina, il 29 agosto 1969, per la regia di Giovanni Cutrufelli, interpreti, tra gli altri: Annibale e Arnaldo Ninchi, Claudia Giannotti e Lombardo Fornara; la seconda, per la regia di Melo Freni, nel giugno 1981, intrepreti Luigi Mezzanotte, Ida Di Benedetto, Franco Interlenghi, Mario Maranzana. Nel 1982, in sede di ripresa, gli attori furono Michele Placido, Barbara Valmorin, Franco Interlenghi, Guido Leontini.


Fonte: dalla Prefazione di Guido Davico Bonino a Pier Paolo Pasolini. Il teatro, Garzanti, Milano 1973.

@Eretico e Corsaro - Le Pagine Corsare

Curatore, Bruno Esposito

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martedì 19 aprile 2022

Pier Paolo Pasolini, Il folle slogan dei jeans Jesus - Corriere della sera, 17 maggio 1973

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




Pier Paolo Pasolini 
Il folle slogan dei jeans Jesus

Corriere della sera, 17 maggio 1973

( In Scritti corsari con il titolo "Analisi linguistica di uno slogan" ) 


   Il linguaggio dell'azienda è un linguaggio per definizione puramente comunicativo: i «luoghi» dove si produce sono i luoghi dove la scienza viene «applicata», sono cioè i luoghi del pragmatismo puro. I tecnici parlano fra loro un gergo specialistico, sì, ma in funzione strettamente, rigidamente comunicativa. Il canone linguistico che vige dentro la fabbrica, poi, tende ad espandersi anche fuori: è chiaro che coloro che producono vogliono avere con coloro che consumano un rapporto d'affari assolutamente chiaro.

   C'è un solo caso di espressività- ma di espressività aberrante -nel linguaggio puramente comunicativo dell'industria: è il caso dello slogan. Lo slogan infatti deve essere espressivo, per impressionare e convincere. Ma la sua espressività è mostruosa perché diviene immediatamente stereotipa, e si fissa in una rigidità che è proprio il contrario dell'espressività, che è eternamente cangiante, si offre a un'interpretazione infinita.

   La finta espressività dello slogan è così la punta massima della nuova lingua tecnica che sostituisce(1) la lingua umanistica. Essa è il simbolo della vita linguistica del futuro, cioè di un mondo inespressivo, senza particolarismi e diversità di culture, perfettamente omologato e acculturato. Di un mondo che a noi, ultimi depositari di una visione molteplice, magmatica, religiosa e razionale della vita, appare come un mondo di morte.

   Ma è possibile prevedere un mondo così negativo? E' possibile prevedere un futuro come «fine di tutto»? Qualcuno - come me - tende a farlo, per disperazione: l'amore per il mondo che è stato vissuto e sperimentato impedisce di poter pensarne un altro che sia altrettanto reale; che si possano creare altri valori analoghi a quelli che hanno resa preziosa una esistenza. Questa visione apocalittica del futuro è giustificabile, ma probabilmente ingiusta.

martedì 9 novembre 2021

Pier Paolo Pasolini, Gadda ha tolto il disturbo - Tempo, 3 giugno 1973

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Pier Paolo Pasolini
Gadda ha tolto il disturbo

Tempo, 3 giugno 1973
pag. 22
Biblioteca Nazionale Centrale Roma

 
 Gadda è morto, e io sono pregato di farne un epicedio. Ho gli occhi asciutti, poco dolore. Probabilmente abbiamo avuto da lui tutto quello che dovevamo avere. E la sua morte ci mette anche in questo — nei suoi riguardi — la coscienza in pace. D’altra parte, forse noi, a nostra volta, avremmo avuto qualcosa da dare a lui, e in tal caso sarebbe più grave che la nostra coscienza si sentisse assolta dal ritiro di Gadda da questa vita. Ma io credo che Gadda, in realtà, non volesse niente da nessuno. Spesso si lamentava di non ricevere, di avere bisogno di informazioni, di aiuti, di compagnia, di affetto, di amore. Ma in realtà non era vero. O era vero in un luogo più profondo