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mercoledì 11 febbraio 2026

Morte sul Fiume - Dal romanzo "Ragazzi di vita" di Pier Paolo Pasolini - L'Avanti, 17 luglio 1955, pag, 3

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Morte sul Fiume
Dal romanzo "Ragazzi di vita"
di Pier Paolo Pasolini

L'Avanti

17 luglio 1955

pag, 3

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Suonarono da lontano le sirene del mezzogiorno.

«Fàmise er bagno, va» 

si disse a voce alta 

«sinnò er principale, che lo possino ammazzallo, se imbriaca, e li sordi cor cazzo che li pijo. Ce mancherebbe, che oggi dovessi da restà senza na brecola!»

Così dicendo si buttò a caposotto nel fiume, senza badare a Mariuccio che s’era già consolato e gli gridava dietro: 

«’O sai che Genesio traversa fiume pure lui?»

Genesio gli fece: 

«E statte zitto», 

e anziché farsi il bagno, si immerse a pensare un po’ sulle ultime cose. Ma poi s’incuriosì a quello che faceva il Riccetto in mezzo al fiume, e se lo stette a guardare attento come Borgo Antico e Mariuccio. S’avvicinò all’orlo dell’acqua, e voltandosi appena verso i fratellini tutti assorbiti dall’esibizione del Riccetto, fece a voce bassa: 

«Dopo se ne tornamo a casa, è mejo, sinnò mamma piagne». 

lunedì 9 febbraio 2026

Pasolini - La passione del '45 - L'Avanti, 25 aprile 1957, pag. 3

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Pasolini
La passione del '45

L'Avanti

25 aprile 1957

pag. 3

(Questa poesia P.P.Pasolini la dedicò al fratello Guido (Ermes) partigiano delle Brigate Osoppo fucilato a Porzus (Friuli) dai gappisti. )

La passione del '45

(da Epigrafi»)


Nel tuoi ritratti,

le tue vesti, i tuoi libri,

non sentiremo più la tua vita.

La tua giovinezza

non splende per noi chinata

sulla terra dell'orto

non splendono i tuoi capelli.

Fu un vento ignoto a spirare

sul tuo mondo, su te,

e vi ha tutto sconvolto.

Libertà, la tua bocca ridente,

Libertà, la tua fronte pallida,

Libertà, le tue spalle leggere.

Poi il vento è caduto.

***

Disperse la tua vita,

stringi nel pugno la tua fede.

Dai silenzi della tua vita

torna solo la voce

della tua fede silenziosa.

PIER PAOLO PASOLINI

Curatore, Bruno Esposito

Grazie per aver visitato il mio blog

giovedì 15 gennaio 2026

Pasolini alle prese con il mito di Edipo: Un'intervista con il regista di "Accattone - L'Avanti, Domenica 16 luglio 1967, pag. 11

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pasolini alle prese con il mito di Edipo
Una intervista con il regista di "Accattone

L'Avanti

Domenica 16 luglio 1967

pag. 11

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


A questo link, trovi tutte le interviste: Interviste a Pasolini - Le pagine Corsare 



Il nuovo film sarà presentato alla mostra di Venezia.

Tutto è centrato sui personaggi.

Il cast degli attori.


Pier Paolo Pasolini, autore e l'intellettuale forse più discusso dopo D'Annunzio, che getta sistematicamente lo scompiglio e il dubbio d'una passione senza limiti nelle polemiche culturali, estetiche e sa trovare una rara autonomia nel gioco pericoloso del dialogo cattolici-marxisti: e di nuovo al lavoro. Il Pasolini cineasta, che quasi prescindendo dalla << tecnica >> ( quella canonica, con le sue regole universali convenzioni hollywoodiane o neorealiste), seppe offrirci con << Accattone >> una rarità non contaminata da orpelli e bugie di populismo-spettacolo, ha continuato per la sua strada e ha cercato fra le ambigue dimensioni della realtà e della ideologia l'ipotesi poetica che costantemente lacerasse tessuto retorico delle mezze-verità politiche, sentimentali, sociologiche, esistenziali ecc. Con << Uccellaci e uccellini >>  il discorso sulla morte dell'ideologia - almeno quella ufficiale, che l'intellettuale di sinistra aveva accettato negli  anni post-stalinisti - diventa un gioco di metafore denso di significati e non certo disimpegnato come qualcuno sosteneva. Con l'episodio << La Terra vista dalla Luna >> ne << Le streghe >>, Pasolini accentua il carattere involutivo ed emblematico del suo cinema, vivificandolo con la fantasia mimica e la maschera grottesca di Totò. << L'Edipo Re >> è il nuovo film che Pasolini si appresta ad ultimare e che Ligi Chiarini vorrebbe a Venezia quest'anno per dare alla rappresentanza italiana nuovo e più indiscusso lustro. Il regista di << Il Vangelo secondo Matteo >> ha rilasciato la seguente intervista.

L'Edipo Re, andrà dunque a Venezia?

Me lo auguro. Lavoro intensamente per questa ragione, dato che Chiarini mi ha sollecitato in questo senso. Purtroppo non posso, essere sicuro che il film sia pronto per Venezia, dato che il montaggio è il momento sempre fra i più importanti e angosciosi per me. Girare e bello, terribile è decidere quale dovrà essere l'immagine da togliere e quella da mantenere.

mercoledì 17 dicembre 2025

Intervista esclusiva con Pier Paolo Pasolini - Pietro A. Buttitta, L'Avanti, 23 febbraio 1962, pag. 3

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

 

 Intervista esclusiva con Pier Paolo Pasolini

Pietro A. Buttitta

L'Avanti

23 febbraio 1962

pag. 3

( © Questa trascrizione inedita da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Di Pier Paolo Pasolini i giornali scrivono spesso ma quasi solo per contribuire a dare di lui al pubblico un'immagine errata, che vorrebbe forse essere polemica ma che riesce soprattutto falsa.

Un giudizio su Pasolini, il Pasolini vero cioè, va dato soltanto credendo nella sua sincerità, nella sincerità del suo lavoro che lo mostra così scoperto e fragile (è la parola che lui stesso ha usato), fragile perché disposto a non nascondere dietro alla preparazione culturale l'urgenza delle impressioni, l'abbandono all'ispirazione, la volontà di dire la verità o, meglio, quella che per lui, scrittore, è la verità.

Nel 61 Pasolini ha vinto un premio letterario, Chianciano, con il volume di versi La religione del mio tempo, ma non è per questo motivo che il pubblico ha guardato al suo lavoro, lo stesso Pasolini certamente ricorderà l'anno che è passato soprattutto perché ha segnato il suo incontro con il cinema.

Cosa pensa Pasolini di questa sua esperienza? La reputa irripetibile? 

Pasolini afferma: 

«Macchina da presa e penna sono per me la stessa cosa, un film prende corpo piano piano, man mano che ci lavori, esattamente come un'opera scritta. Il lavoro è diverso soltanto in apparenza, nella sostanza è identico, presenta cioè gli stessi problemi di rapporto fra contenuto e forma e per un artista il processo espressivo non può che essere identico, ma forse posso affermare ciò perché non faccio il cinema come regista di mestiere ma come autore ».

sabato 6 settembre 2025

Pier Paolo Pasolini, Parola e immagini - L'Avanti, anno LXIX, nuova serie, numero 289 - (supplemento della Domenica) - Roma, 5 dicembre 1965, pag. 8

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Pier Paolo Pasolini
Parola e immagini

Appunti di Pasolini sui problemi dell'espressione cinematografica

L'Avanti

anno LXIX

nuova serie

numero 289

(supplemento della Domenica)

Roma

5 dicembre 1965

pag. 8

( © Questa trascrizione da cartaceo è stata curata da Bruno Esposito )


Per gentile concessione dell'autore, pubblichiamo tre stralci di un ampio saggio sui problemi del linguaggio cinematografico al quale Pasolini sta attualmente lavorando.


La singola parola espressiva da potenti emozioni nei veri poeti perché collocata (per esprimersi molto rapidamente) in un momento traumatico dell'intero contesto: quando il contesto è quello di un poeta moderno la cui << scrittura >> non è più classica, ma usa le parole in senso verticale, come nei dizionari, imponendole nella loro ambiguità, nel loro mistero ece. ece. (Rimbaud), c'è ugualmente un contesto sia pure non convenzionale e classicistico che le carica, ece, ecc.

Nel cinema tale carica è infinitamente più necessaria. In realtà per Dante bastano poche parole (<< conobbi il tremolar della marina >>), per dare la commozione estetica, anche prescindendo da tutto il resto del capitolo e del poema: mai un regista potrà raggiungere tale intensità con due o tre immagini (il corrispondente di un endecasillabo).

mercoledì 9 luglio 2025

Dichiarazione di Pasolini, durante l'occupazione della mostra di Venezia, 1968 - L'Avanti, 28 agosto 1968

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



 Infine il regista Pier Paolo Pasolini — che ieri aveva significato la sua adesione alla presa di posizione dell’ANAC — ha aggiunto alle precedenti dichiarazioni: 

Con l’occupazione del palazzo del cinema, noi dell'ANAC non solo non vogliamo infierire sulla persona di Luigi Chiarini, ma anzi dichiariamo la nostra stima per lui che consideriamo un precursore della nostra linea politica e culturale e che vorremmo avere al nostro fianco durante i lavori della pacifica occupazione della mostra.

 Ma il prof. Chiarini ha già risposto, per suo conto, a Pasolini con una serie di battute e dichiarazioni riportate da alcuni giornali che già hanno al Lido di Venezia il proprio inviato, e nelle quali da del << buffone >> a Pasolini e vanta di non avere alcuna intenzione di lasciarsi << esautorare >> dai << quattro o cinque buffoni >> che vogliono autogestire la Mostra di Venezia. Comunque, afferma ancora il direttore della mostra, la decisione di fare o non fare la mostra spetta al presidente della Biennale, cioè al sindaco di Venezia, ed eventualmente al consiglio di amministrazione dell'ente.

L'Avanti, 28 agosto 1968



Curatore, Bruno Esposito
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sabato 19 aprile 2025

Lucciole per lanterne, "Risposta a Pasolini e Andreotti" - Roberto Guiducci, L'Avanti di sabato 8 febbraio 1975

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



RISPOSTA a PASOLINI e ANDREOTTI
Lucciole per lanterne

pagina Avanti
sabato 8 febbraio 1975
pag. 5

( © Questa trascrizione da cartaceo, anche un po faticosa, è stata curata da Bruno Esposito )


.
Avevo deciso di non replicare questa volta a Pasolini (mentre l’avevo fatto nella «Tribuna aperta» del Corriere della Sera» a proposito del golpe), perché non trovo giusto che i problemi di fondo del nostro paese debbano essere sollevati solo perché questo o quell’« intellettuale » decide, per ragioni personali, di parlarne in modo bizzarro. Ma non trovo neanche giusto che se l’attenzione viene richiamata in questo modo affatto rigoroso, come «nuovi argomenti » richiederebbero, questa attenzione si monopolizzi.
Se, la polemica è inevitabile, avvenga allora su tutti fronti perché, altrimenti, al grande pubblico potrebbe sembrare che lo scontro fra Pasolini e Andreotti sia quello fra sinistra e destra, mentre è soltanto quello fra due cattolici, come aveva giustamente previsto Alberto Moravia ( per sapere cosa aveva previsto Moravia, clicca sul link di seguito: "Lo scandalo Pasolini"). Io cercherò di approfondire il perché, Pasolini, da tempo, va affermando che il proletariato si corrotto nell’ultimo decennio. Nella versione più recente Pasolini afferma: « Io, purtroppo, questa gente italiana, l'avevo amata » ( per saperne di più, clicca sul link di seguito: Pasolini, "Il vuoto del potere" ovvero "l’articolo delle lucciole").  Ma « ho visto, "coi miei sensi” il comportamento coatto del potere dei consumi ricreare e deformare la coscienza del popolo italiano, fino ad una irreversibile degradazione ». Dal canto suo Andreotti vede lo stesso fenomeno di decadenza uno «scivolamento infrenabile del permessivismo idealizzato». 

lunedì 1 gennaio 2024

Pasolini - La passione del '45 - L'Avanti, 25 aprile 1957

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




La passione del '45

(Questa poesia P.P.Pasolini la dedicò al fratello Guido (Ermes) partigiano delle Brigate Osoppo fucilato a Porzus (Friuli) dai gappisti. )


Epigrafi

Coi tuoi occhi infossati
i capelli leggeri,
il volto deciso
il riso impetuoso
e il silenzio insistente...
Tu non chiedevi altro che meritare
le più alte delle nostre parole:
e adesso è chiaro
quel tuo pudico tacere e gridare,
quel tuo umiliarti
e adirarti.
Tu cercavi in noi, inutilmente,
il tuo cuore...
È chiaro il tuo volto sofferente,
è chiaro il tuo riso
è chiaro il tuo pudore,
è chiara la tua innocenza,
e il tuo darti agli altri
smanioso di' offrirti,
di testimoniare
con forza giovanile
il tormento,
con la violenza la pietà.
Nei tuoi ritratti,
le tue vesti, i tuoi libri,
non sentiremo più la tua vita.
La tua giovinezza
non splende per noi chinata
sulla terra dell' orto
e non splendono i tuoi capelli.
Fu un vento ignoto a spirare
sul tuo mondo, su te,
e vi ha tutto sconvolto.
Libertà, la tua bocca ridente,
Libertà, la tua fronte pallida,
Libertà, le tue spalle leggere.
Poi il vento è caduto.
Dispersa la tua vita,
stringi nel pugno la tua fede.
Dai silenzi della tua vita
torna solo la voce
della tua fede silenziosa.
Possiamo noi pronunciare le parole
per cui hai dato il tuo corpo
temendo di non dare troppo?
Italia, Libertà...
e parole più umane, amore,
E a chi non vi creda
mostra le mutate
nel terribile sangue
che era di tua madre.
Fu questo il tuo gioco
per cui tua madre attende
d'essere morta,
nient' altro,
in questa estranea terra.
Ma che cosa ci hai dato?
Qualcosa di immenso,
e tu lo sapevi,
ragazzo,
lo sapevi morendo solo
sotto gli alberi testimoni
e la neve calpestata dai piedi
che andavano alla morte.
Qui in Italia
le nubi possono ora solcare il cielo
e il vento scuotere gli alberi,
l'Isonzo e gli altri fiumi
correre al mare...
Nella nostra Italia
gli uccelli possono cantare,
esser verdi le foglie
e giocare i ragazzi.
Il sole può illuminare le acque
e la pioggia cadere
e sui monti brillare la neve.
Tu non puoi essere,
tu che ci hai dato la neve
la pioggia, la luce,
i venti, le nubi...
-
Gridiamo: Amore,
gridiamo forte Amore,
che ne risuonino i monti,
e le valli,
e tuoni nelle orecchie: Amore!
C'è un ragazzo,
un candido morto,
che vive in quel grido.

.




@Eretico e Corsaro - Le Pagine Corsare

Curatore, Bruno Esposito

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martedì 15 febbraio 2022

1968, PIER PAOIO PASOLINI, sui festival - Lugubri come night club e utili come i «caroselli» L'Avanti, 5 settembre 1968

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




PIER PAOIO PASOLINI 
DA VENEZIA  SUI FESTIVAL
Lugubri come night club e utili come i «caroselli»

L'Avanti, 5 settembre 1968

(Trascrizione curata da Bruno Esposito)


DA UNO DEI NOSTRI INVIATI

VENEZIA LIDO. 4. 

Da Alexander Kluge, che abbiamo sentito ieri, a Pier Paolo Pasolini, che sentiamo oggi, il salto e notevole. Non tanto o non solo perchè Kluge rappresenta una posizione rispetto alla mostra veneziana e Pasolini ne rappresenta un'altra. Quanto proprio per ragioni di temperamento, per differenza di personalità, umana e poetica: se non proprio due differenti concezioni del mondo, Kluge e Pasolini rappresentano due diversi modi di vivere la propria avventura esistenziale. E tanto e sicuro, logico, razionalmente freddo il tedesco, quanto l'italiano è emotivamente perentorio, istintivamente ribelle, aperto nelle proprie contraddizioni, tutto "Passione e ideologia", come appunto si intitola un suo libro. Nella polemica, a volte furiosa, sulla contestazione alla mostra veneziana, ha assunto per settimane una posizione contraria a quella degli altri autori dell’ANAC, poi ha finito per attestarsi su una linea mediana (e a tratti mediatrice).

sabato 12 febbraio 2022

≪ Sono un rivoluzionario, non un contestatore ≫ Pier Paolo Pasolini spiega perchè va a Venezia - L'Avanti, 17 agosto 1968

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



CONTINUA LA POLEMICA SUL FESTIVAL
Pier Paolo Pasolini spiega perchè va a Venezia

≪ Sono un rivoluzionario, non un contestatore ≫, dice l’autore di << Teorema >> in un ’intervista alla Stampa. Sorpreso per il << no >> di Michelangelo Antonioni alla Mostra.

(Quest'articolo pubblicato dall'Avanti, è ripreso integralmente da un'intervista rilasciata da Pasolini, per "La Stampa" (che sarà pubblicata a breve su questo blog). Il fatto che questa intervista viene ripresa da due quotidiani, la rende particolarmente interessante)  

In un’intervista rilasciata all'inviato della Stampa, Gigi Ghirotti, il regista Pier Paolo Pasolini spiega le ragioni della sua decisione di partecipare alla Mostra cinematografica di Venezia.

Ecco il testo dell'intervista.

<< Domando a Pier Paolo Pasolini, che incontro al Lido nell'atrio 'dell'Excelsior, perchè poi l'anno scorso egli fosse pronto a ricevere il Leone d'oro e oggi è pronto invece. a lasciarlo perdere. Quel che l'anno scorso andava bene, quest'anno non va più? >>

sabato 8 gennaio 2022

Due domande a Pasolini a cura di Fr. Pal. - L'Avanti 23 dicembre 1965, pagina 3

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Due domande a Pasolini a cura  di  Fr.  Pal. 

L'Avanti 23 dicembre 1965
pagina 3


Prima domanda:
In che cosa  le  « autentici­tà »  di  Moravia  si  distingue dal  « realismo »?,  e  crede  che quella  autenticità  o  realismo debbano   pre-esistere   all’in­terno   della   dimensione   — psicologica,    sociale,    stori­ca  —  che  si  prende  in  esame  nel  lavoro  artistico?,  e in  che  misura  ritiene  che  u­na ideologia  possa  costituire metodo  di  ricerca? 

lunedì 14 dicembre 2020

Pasolini, lettera in versi a Nenni - Versi pubblicati il 31 dicembre 1961, su "L'Avanti".

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


"L'Avanti" domenica 31 dicembre 1961


Pasolini, lettera in versi a Nenni

Versi pubblicati su "L'Avanti"
domenica 31 dicembre 1961, pag. 8

(Trascrizione curata da Bruno Esposito)

Lettera 1961

Cari amici dell'<<Avanti>>, ho scritto questi versi proprio un anno fa in questi giorni. Li ho tenuti, come si dice, nel cassetto, perchè me ne vergognavo: sono stati buttati giù cosi, in una mattina, appunto. Come tanti altri che poi non pubblico. Ma la vergogna non era solo estetica, era anche morale. 
Avevo paura che questa <<lettera a Nenni>>  suonasse come una rinuncia a certe mie posizioni estreme, le uniche in cui posso vivere. 
E infatti, alla base dell'ispirazione di questi versi, c'era un profondo scoraggiamento, non lo nego. 
Ma adesso penso che in fondo ho il diritto, di scoraggiarmi, dopotutto: ci saranno anche delle ragioni obiettive - oltre che personali - in uno scoraggiamento politico. 
L'importante è che lo scoraggiamento duri lo spazio di una poesia... 
E, inoltre, il <<problema>> di cui si parla in questi versi è tornato di estrema attualità, è il problema essenziale della nostra nuova stagione storica: e - questo è ciò che mi importa annotare - _ la sua soluzione (il centro-sinistra) che un anno fa mi pareva dettata - in me, per mie ragioni personali - dallo scoraggiamento, mi pare invece ora difendibile sul piano razionale e politico. 
E' passato solo un anno e questa <<lettera senza scopo>>, ha trovato il suo scopo. 
(Quanto poi alla <<vergogna estetica>> ho provveduto, in sia pur minima parte, con un po di lima. Naturalmente - è inutile che lo dica - è chiaro che questi versi vogliono essere di auguri a voi, amici del PSI, per il nuovo anno).

Pier Paolo Pasolini 



NENNI
(1960)

Era il pieno dell'estate, quell'estate
dell'anno bisestile, così triste
per la nazione in cui sopravviviamo.
Un governo fascista era caduto, e dappertutto
c'era, se non quell'aria nuova, quella nuova
luce che colorò genti, città, campagne,
il venticinque Luglio - una sia pur incerta
luce, che dava al cuore un'allegrezza
eccezionale, il senso di una festa.
E io come il "naufrago che guata" (scrivo
a un uomo che certo mi concede il cedere
a delle citazioni dannunziane…)
felice d'aver salvato la pelle - bisestile
doppiamente per me, è stato l'anno -
ho avuto, per un attimo, dentro, il senso
d'un "poema a Fanfani": e non soltanto
per solidale antifascismo e gratitudine,
ma per un contributo, anche se ideale,
di letterato: un "appoggio morale", com'è
uso dire. Fu l'idea di un mattino
bruciato dal sole di quell'estate
che qualcuno aveva maledetto, e il cui biancore
faceva dell'Italia ricca - che ronzava
in lidi popolari e in grandi alberghi,
nelle strade delle Olimpiadi incombenti -
l'imitazione d'una civiltà sepolta.

E poi, ero ridotto a una sola ferita:
se ancora ero in grado di resistere,
lo dovevo a una forza prenatale, ai nonni
o paterni o materni, non so, a una natura
radicata ormai in un'altra società.
Eppure, in quel mio slancio, mezzo
pazzo e mezzo troppo razionale,
c'era una necessità reale: lo vedo
meglio ora, che la collaborazione
è un problema politico: e Lei lo pone.
Dal quarantotto siamo all'opposizione:
dodici anni di una vita: da Lei
tutta dedicata a questa lotta - da me,
in gran parte, seppure in privato
(quanti interni terrori, quante furie).
Con che amore io vedo Lei, acerbo,
gli occhiali e il basco d'intellettuale,
e quella faccia casalinga e romagnola,
in fotografie, che, a volerle allineare,
farebbero la più vera storia d'Italia, la sola.
Io ero ancora in fascie, e poi bambino,
e poi adolescente antifascista per estetica
rivolta… Timidamente La seguivo
d'una generazione: e L'ho vista trionfare
con Parri, con Togliatti, nei grandiosi,
dolenti, picareschi giorni del Dopoguerra.
Poi è ricominciata: e questa volta
abbiamo, sia pur lontani, ricominciato insieme.
Dodici anni, è, in fondo, tutta la mia vita.
Io mi chiedo: è possibile passare una vita
sempre a negare, sempre a lottare, sempre
fuori dalla nazione, che vive, intanto,
ed esclude da sé, dalle feste, dalle tregue,
dalle stagioni, chi le si pone contro?
Essere cittadini, ma non cittadini,
essere presenti ma non presenti,
essere furenti in ogni lieta occasione,
essere testimoni solamente del male,
essere nemici dei vicini, essere odiati
d'odio da chi odiamo per amore,
essere in un continuo, ossessionato esilio
pur vivendo in cuore alla nazione?
E poi, se noi non lottiamo per noi,
ma per la vita di milioni di uomini,
possiamo assistere impotenti a una fatale
inattuazione, al dilagare tra loro
della corruzione, dell'omissione, del cinismo?
Per voler veder sparire questo stato
di metastorica ingiustizia, assisteremo
al suo riassestarsi sotto i nostri occhi?
Se non possiamo realizzare tutto, non sarà
giusto accontentarsi a realizzare poco?
La lotta senza vittoria inaridisce.


(Una lettera, di solito, ha uno scopo.
Questa che io Le scrivo non ne ha.
Chiude con tre interrogativi ed una clausola.
Ma se fosse qui confermata la necessità
di qualche ambiguità della Sua lotta,
la sua complicazione ed il suo rischio,
sarei contento di avergliela scritta.
Senza ombre la vittoria non dà luce.

Pier Paolo Pasolini





Curatore, Bruno Esposito

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Pasolini difende "Accattone" contro la censura di Helfer - L'Avanti, venerdi 20 ottrobre 1961

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




Pasolini difende "Accattone" 
contro la censura di Helfer 

L'Avanti, venerdi 20 ottrobre 1961

( @ Trascrizione dal cartaceo curata da Bruno Esposito )

L'Avanti, venerdi 20 ottrobre 1961



   La lotta - dico la lotta di argomenti e di allusioni - che si è accesa, a distanza, tra me e Helfer, è assolutamente impari.
   Io credo tutta l'anima a quello che faccio e che dico - che faccio e dico proprio nell'atto del fare e del dire - e perciò sono vulnerabile, scoperto, esasperato.
   Helfer non crede a quello che fa e che dice, perchè quello che fa e che dice non consiste, realmente, nell'atto concreto e immediato del fare e del dire e perciò è invulnerabile, riparato, freddo.
   Io sono uno scrittore e lui è un uomo di governo: a me non interessa di perdere o di guadagnare nulla, perchè il mio interesse è quello della poesia, non è cioè, un interesse pratico. A lui invece il perdere o il guadagnare interessa fino in fondo, perchè il suo interesse è totalmente pratico, un atto di potere politico.
   Io se fossi insincero, non sarei uno scrittore. Helfer, se fosse sincero, non sarebbe un censore nello stato attuale dell'organo censorio. I nostri argomenti sono di natura totalmente diversa: un luogo franco, dove, realmente scontrarsi, non lo potremo mai trovare.
L'Unità  mercoledi 18 ottobre 1961
   << Accattone >> è l'oggetto in comune, è vero: ma lo è solo nominalmente. Perchè io, quando cerco di chiarire l'aspetto politico della mia opera poetica, lo faccio ingenuamente, scoprendo tutte le carte, perchè, ripeto, non potrei mai essere insincero. L'insincerità sarebbe per me un'intima, ed essa si inappellabile, condanna. Quando invece Helfer cerca di chiarire l'aspetto estetico dei miei assunti politici, lo fa aprioristicamente, tenendo ben coperte le sue carte. La sincerità è incompatibile con la sua posizione politica.
   E' possibile, dunque, una discussione? No, certo, perchè io l'ho perduta in partenza. Chi si getta allo sbaraglio, con passione, con dolore, senza curarsi della propria incolumità, è destinato a perdere. Anche se la sua sconfitta, è, intimamente una vittoria.
   Helfer sa benissimo che ho ragione io. E io so che lo sa. Questo da esasperazione a me, sicurezza a lui.
L'Avanti, venerdi 20 ottrobre 1961
   Cionondimeno, non posso esimermi dal lottare. Un rassegnato silenzio, da parte mia, sarebbe una colpa. Helfer mi ha messo davanti agli occhi un mulino a vento, e io non posso che buttarmici addosso alla disperata.
   Il mulino a vento è nella fattispecie, il comunicato che Elfer ha dato alla stampa, a proposito di <<Accattone>>, della sua quarantena in censura e della protesta di un gruppo di scrittori, magistrati, uomini politici, cattolici, liberali e marxisti.
   Se Helfer si rileggesse il comunicato nella sua intimità spoglia della sua carica, dei suoi doveri, dei suoi credo - in presenza cioè - per un attimo, un solo attimo, della sua anima - si accorgerebbe di doverne arrossire fino ai capelli.
   Egli, intanto (per cattivarsi le simpatie dei fascisti?) dice che il mio film si svolge esclusivamente in un ambiente di lenoni, ladri, prostitute, violenti. Ebbene? Intanto non è vero: la protagonista, Stella, è, nella sua totale semplicità di alienata, qualcosa come un angelo: un angelo senza volontà, passivo, arreso, ma ma intimamente impastato do incorruttibile bene. Un personaggio un po charlottiano, lo so: l'ho voluto cosi. La vuole dimenticare, Helfer? E il fratello di Accattone? E la povera Nannina, con le sue cinque creature alle sottene?
L'Unità sabato 14 ottobre 1961
   Questo a voler accettare lo schema, del tutto falso e in malafede, di Helfer: perchè in realtà bisognerebbe dirgli e ridirgli che ci sono dei << peccatori >> nel film, è vero, ma il loro peccato è meccanico, esteriore a loro, imposto da una cosi atroce condizione umana d'alienazione pura, la lasciarli indenni e innocenti nelle loro scatenata vitalità. Che una specie di torbidi moralisti calcolatori della nostra classe dirigente non sono certo più vicini al bene di quelle povere creature, che negano i propri impulsi sinceri perchè li temono come negazione dell'unico modo di vita che è loro consentito...
   Dunque, è il momento dei <<psichicamente deboli >>. Questa è la grande svolta della cultura italiana. il mondo di << Accattone >>, potrebbe malamente influire sui minorati psichici, di cui l'Italia sembra improvvisamente popolata. A leggere il comunicato di Helfer ( a volerlo prendere sul serio ), si disegna d'incanto intorno a noi, un'Italia-clinica, un'Italia-Neuro, un'Italia di minorati. Frotte di scemi girano per le strade, resse di nevrotici affollano le sale  cinematografiche: un paesaggio che soltanto un umorista sarebbe capace di descrivere. Io, non ho certo voglia di scherzare.
Ma perchè questa Italia di minorati sarebbe cosi diabolicamente influenzata da << Accattone >>? Perchè, osserva Helfer, il mio personaggio, che è un lenone, è visto da me con << simpatia >>, e quindi, riuscendo simpatico, potrebbe indurre tutti i milioni di scemi che secondo Helfer popolano l'Italia, a fare i lenoni. Ah, non c'è dubbio, la prospettiva è molto divertente! Soprattutto implica una estrema fiducia di Helfer negli italiani! I padri di famiglia, che tanta speranza ripongono in uomini, come Helfer - i censori, i difensori dell'ordine - sono serviti: basta, per Helfer, che i loro figli vadano al cinema a vedere il mio film perchè ne escano scemi come sono, lenoni. L'amore che Helfer ha per i suoi cittadini è un vero e proprio insulto alla loro dignità: ma, pazienza, pazienza... Senonchè tanta cura del cristiano Helfer verso i suoi concittadini di certo è cultura inferiore, è viziata da un errore fondamentale di interpretazione.
L'Unità
17 ottobre 1961
   La << simpatia >> di cui Helfer mi accusa per il mio personaggio - per il mio povero Cataldi Vittorio, detto Accattone - è una cosa che egli ha totalmente dimenticato: la pietà cristiana.
   Sono marxista: ma sono anni che dico che non ci può essere marxismo senza quel profondo impulso irrazionale di amore in cui, in tanti secoli, si è distillato lo spirito cristiano. 
   Helfer legga i miei libri: o se non ne ha voglia, legga la molto più facile e compromettente rubrica che tengo da un anno su un settimanale di sinistra e vedrà se questa è la prima volta che rivendico questa intima pietà cristiana alle origini del socialismo. se dubita, si faccia spiegare dai suoi amici fascisti, Helfer, perchè io sono marxista: per quali altre ragioni, se non per questo ideale amore cristiano per il prossimo. Certo, questo è il primo momento, il momento irrazionale, appunto, di una ideologia: è il primo, ma è quello che permane più a lungo, e più tenacemente, nell'atto poetico.
Io non potevo rappresentare Accattone che con simpatia: E l'ha ben capito Carnelutti, quando parla del profondo dolore che pervade tutto il mio film. Il peccato fa pietà, e la pietà fa piangere.
   Non c'è nessuno di coloro che ha visto il film, che non siano usciti dalla sala della proiezione stretti dall'angoscia: un'angoscia fino eccessiva, direi, per quanto mi riguarda, se, alla fine, io penso che la qualità estetica dovrebbe bruciarla o lenirla. Ma non è della qualità del mio film, ch'io parlo.
   L'incredibile, lo scandaloso della dichiarazione di Helfer, è alla fine. Egli propone, o si propone, di rimandare il nullaosta al film dopo che sia stata approvata la nuova legge sulla censura la quale prevede elevato a diciott'anni il limite della minore età cinematografica.
   In altre parole Helfer non vuole responsabilità. Anzitutto credo che sia legalmente ridicolo che un sottosegretario in funzione si appelli a una legge non in funzione, e che forse non sarà mai in funzione. Ma non è l'aspetto giuridico della faccenda che mi compete. Volevo solo qui dedurre la viltà dell'atto: la mossa abile e cinica. Io confesso che credevo Helfer un uomo in buona fede, un << trentino moralista e fanatico >>, ma in buona fede. L'ho anche detto, in giro, agli inizi di questa triste storia: e molte persone possono testimoniarlo. E invece no: anche lui è uno dei tanti qualunquisti morali, che, come si dice, tirano a campare, vivono di compromessi e ripieghi. Il moralismo è idiota, è disumano, è insano: ma almeno è rispettabile, come tutte le malattie, e spesso implica un certo coraggio, una certa purezza. Ma quello di Helfer, allora, non è nemmeno moralismo: è un patteggiare con amici e nemici, è una condotta di compromesso, una rinuncia alla propria responsabilità, che non gli fa onore.
   Io, per conto mio sono molto scoraggiato. Vedo un futuro nero per << Accattone >>. Dalla malafede, dall'odio aprioristico, dal qualunquismo, dal conformismo, non si può sperare nulla. 
Pier Paolo Pasolini

L'Avanti, venerdi 20 ottrobre 1961


Curatore, Bruno Esposito

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