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lunedì 16 marzo 2026

Pasolini: Le fasi del Corvo - tratto dal libro "Un film di P. P. Pasolini, Uccellacci e uccellini" - Garzanti 1966

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pasolini
Le fasi del Corvo 

tratto dal libro 
"Un film di P. P. Pasolini, Uccellacci e uccellini"
Garzanti 
1966


L’idea del corvo è passata attraverso varie fasi. Prima si trattava semplicemente di uno spirito saggio, un sapiente, in fondo un semplice moralista (ma la prima idea era l’idea non di un film ma di un racconto). Poi da moralista è passato a filosofo. A questo punto è intervenuta l’idea di fare del racconto (che non avrei mai potuto scrivere, non possedendo io una lingua adatta) un film. Il filosofo ha dovuto quindi precisarsi, poiché senza la precisione non è possibile la semplificazione (necessaria non come elemento obbligatorio, ma come affascinante norma prosodica), per un prodotto i cui destinatari siano gli spettatori cinematografici, ecc. ecc.

lunedì 9 marzo 2026

Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini: la metafora del cammino dell’umanità, priva di una meta precisa.

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini
la metafora del cammino dell’umanità
priva di una meta precisa.

Uccellacci e uccellini (1966) si colloca in un punto nevralgico della traiettoria pasoliniana, in cui la crisi delle ideologie e la trasformazione antropologica dell’Italia del boom economico diventano non soltanto oggetto di rappresentazione, ma anche materia di una riflessione metacinematografica sulla possibilità stessa del discorso critico. Il
film si configura come un dispositivo allegorico complesso, in cui la stratificazione dei registri — comico, grottesco, parabolico, teorico — non risponde a un principio di contaminazione stilistica, bensì a un progetto epistemologico: interrogare i limiti del marxismo come linguaggio interpretativo del reale e, più in generale, la dissoluzione dei codici simbolici che avevano strutturato l’immaginario collettivo del dopoguerra.

giovedì 26 febbraio 2026

Pasolini sul set del film di Lizzani: Requiescant - L'Unità, 28 dicembre 1966, pag. 9

 "Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pasolini sul «set» del film di Lizzani
Requiescant

L'Unità

28 dicembre 1966

pag. 9

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


«Ho accettato di prendere parte come attore a questo film di Lizzani perchè mi piace il ruolo, perchè Lizzani e un mio amico e perchè fare l'attore mi serve ad accrescere la mia esperienza di regista»

— ha detto Pier Paolo Pasolini che ieri per la prima volta era sul set del film di Carlo Lizzani intitolato Requiescant, i cui ruoli principali sono coperti da Lou Castel e Mark Damon.

La parte assegnata a Pasolini e quella d'un rivoluzionario messicano dei primi del '900 che riesce a convincere un impavido guerrigliero (impersonato da Lou Castel) a mettersi a capo d'un gruppo di ribelli operanti al di la del Rio Grande, contro il Texas.

Pasolini aveva già fatto l'attore in un altro film dello stesso Lizzani: II gobbo.

Gli e stato chiesto di esprimere un giudizio sul genere western che non incontra le simpatie di certi ambienti culturali e viene ritenuto un prodotto artigianale.

«Il western e quasi sempre buon cinema — ha detto Pasolini — a parte il fatto che alcuni western di Ford e Howard Hawks sono considerati tra i classici dello schermo».

Del film di Lizzani lo scrittore ha detto che ha dei personaggi ben costruiti e una vicenda interessante. Oltre a Lou Castel e Mark Damon prendono parte al film nei ruoli principali anche Renato Nicolai, Barbara Frei, Rossana Crisman, Mirella Maravidi, Michele Rago. La sceneggiatura e stata scritta da Adriano Bolzoni.

11 film viene «girato» a colori con cinque macchine da presa usate per le scene di massa secondo il sistema americano « Pluri-shots».



Curatore, Bruno Esposito

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giovedì 13 novembre 2025

Pier Paolo Pasolini: Datemi una strega tutta colorata - Una strana intervista rilasciata a Maurizio Ponzi - Vie Nuove, numero 50, 15 dicembre 1966, da pag. 50 a pag. 54

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Pier Paolo Pasolini: Datemi una strega tutta colorata
Una strana intervista rilasciata a Maurizio Ponzi

Vie Nuove
numero 50
15 dicembre 1966
da pag. 50 a pag. 54

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


 Su Pier Paolo Pasolini non si è mai aggiornati. Non si fa in tempo a sapere che dirige un episodio del film Le streghe che eccolo già in partenza per il Marocco, per girare Edipo, sempre dopo l'America, per un giro di conferenze nelle università. E poi c'è un non tanto improvviso amore per il teatro, sta lavorando a più di una commedia (ma difficilmente le darà ad attori italiani, forse le tradurrà in francese, il timore per la lingua morta, assurda, convenzionale degli attori di prosa italiani è troppo grande), e stava per debuttare nella regia teatrale, Il mondo è quello che è, solo l'impazienza di Moravia lo ha per ora dispensato.

I lettori conoscono bene Pasolini. Bene in modo particolare perché la rubrica che egli ha tenuto sul settimanale per tanto tempo, era un po' come un'intervista permanente che lo rivelava compiutamente in quanto intervista a «totale». Si trattasse di politica, di ideologia, di cinema, di letteratura, di poesia, o più semplicemente, di un consiglio, il tono di Pasolini veniva fuori con una sua pacata e ingenua spregiudicatezza. E a parlarci si sente che è lo stesso Pasolini, si ha l'impressione che in lui non ci sia differenza fra lingua scritta e lingua parlata. Forse per questo fa il cinema, l'unico mezzo d'espressione che gli appaia capace di dire direttamente. «L'azione stessa che parla».

Che cos'è La terra vista dalla luna, l'episodio diretto per Le streghe?

Pasolini ci risponde: 

«E' una favola picaresca che nasce dal rimpianto di non aver fatto di Uccellacci e uccellini un film più puro, isolando Totò e Ninetto. Ho capito dopo che la poesia di Uccellacci sono loro due, il loro stare insieme, il modo di camminare ».

mercoledì 12 novembre 2025

Un corvo ideologo finisce mangiato: Pier Paolo Pasolini, Uccellacci e Uccellini - A. Trombadori, Vie Nuove, numero 20, 19 maggio 1966, pag. 56

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Eretico e Corsaro

Un corvo ideologo  finisce mangiato

Pier Paolo Pasolini

Uccellacci e Uccellini

 A. Trombadori

Vie Nuove

numero 20

19 maggio 1966

pag. 56

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Dove va il mondo? Boh...! 

Mao Tse-tung.

 

Con questa epigrafe satirica ma agghiacciante ha inizio il film di Pasolini Uccellacci e Uccellini.  L'attribuzione forzata di una simile frase al capo della rivoluzione cinese, contiene già tutto intiero il senso dello stile e del contenuto della più recente fatica cinematografica del poeta-regista. Uno stile che egli ha felicemente chiamato « ideo-comico », un contenuto che sembra come nutrito di quella proposizione di Engels nella quale è detto: « Tutto ciò che esiste è degno di perire ». Invano però si cercherà in Uccellacci e Uccellini quell'atteggiamento « rabbioso » o, all'occorrenza, flebilmente evasivo che da tante parti ci viene proposto come sola alternativa possibile alla confusione attuale. Al contrario, il piglio del film di Pasolini è quello della certezza. Di due cose fondamentali Uccellacci e Uccellini vuole renderci socraticamente edotti: che non sappiamo e che dobbiamo sapere. Pasolini perciò, ad onta del dato di partenza che sembrerebbe consigliare soluzioni unicamente irrazionaliste (nel momento in cui tace la ragione il solo rimedio è quello di abbandonarsi nelle braccia dei mostri), rimane radicalmente e, si vorrebbe dire, ostinatamente, sul terreno dell'analisi dialettica, del ricorso alle armi della critica, insomma, della costatazione che quando insorge un conflitto fra la realtà e l'ideologia quel che occorre non è di far luogo a un qualsiasi pragmatismo ma di ritessere, al lume dei fatti, l'ideologia stessa. Che è quanto dire: distruggere la ideologia come falsa coscienza e fondare una nuova autentica coscienza della realtà. Non va oltre la segnalazione di tale stato di cose il film di Pasolini. Ma questa stessa segnalazione è già un modo di servirsi del dubbio per cessare di dubitare e per muovere verso la ricerca e l'azione. La vicenda, se di vicenda si può parlare, è collocata, come in una favola esopica o in un'operetta morale leopardiana o in un racconto gnomico alla Voltaire, fra il dato più grezzo della cronaca e il volo più elaborato dell'immaginazione. Cronaca e immaginazione si cibano reciprocamente di se stesse in modo tale che ogni situazione, ogni personaggio, ogni squarcio di ambiente e di paesaggio sembrano continuamente spostarsi sotto i nostri occhi dal fuoco di una meravigliosa lente di ingrandimento: ora, perciò, essi ci appaiono nelle loro dimensioni naturali, e si immiseriscono persino, ora assumono lo spessore, il gesto e la nobile aerea levità di veri e propri simboli storici.

giovedì 30 ottobre 2025

Affabulazione di Pasolini: struttura, ideologia, tragedia - Analisi critica del dramma borghese tra mito, inconscio e linguaggio

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Affabulazione di Pasolini:
struttura, ideologia, tragedia
Analisi critica del dramma borghese tra mito, inconscio e linguaggio

( Le immagini sono relative alla rappresentazione di Affabulazione del 1994, regia di Luca Ronconi)
( i ritagli di giornali, Teatro Stabile di Torino)


L’opera teatrale Affabulazione di Pier Paolo Pasolini rappresenta una delle vette della sua produzione drammaturgica e uno spartiacque nel percorso artistico e ideologico dell’autore. Scritta nel 1966 e pubblicata in seguito, parzialmente, sul n. XV del luglio-settembre del 1969 della rivista Nuovi Argomenti e infine in un'edizione postuma nel volume Affabulazione - Pilade, edito a Milano da Garzanti nel 1977. La tragedia si configura come una riflessione inquieta sul declino della borghesia, sul rapporto padre-figlio e sulle radici mitologiche e psicoanalitiche dell’identità contemporanea.

lunedì 27 ottobre 2025

PIER PAOLO PASOLINI << Padre nostro che sei nei Cieli >> (l’uso della preghiera come rovesciamento etico e la crisi del sé borghese.) - tratto da "Affabulazione", Garzanti.

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Eretico e Corsaro



PIER PAOLO PASOLINI

<< Padre nostro che sei nei Cieli >>
(l’uso della preghiera come rovesciamento etico e la crisi del sé borghese.)

tratto da "Affabulazione". 

Garzanti

( dopo i versi segue breve commento)

*****

Padre nostro che sei nei Cieli,

io non sono mai stato ridicolo in tutta la vita.
Ho sempre avuto negli occhi un velo d'ironia.
Padre nostro che sei nei Cieli:
ecco un tuo figlio che, in terra, è padre...
È a terra, non si difende più...
Se tu lo interroghi, egli è pronto a risponderti.
È loquace. Come quelli che hanno appena avuto
una disgrazia e sono abituati alle disgrazie.
Anzi, ha bisogno, lui, di parlare:
tanto che ti parla anche se tu non lo interroghi.
Quanta inutile buona educazione!
Non sono mai stato maleducato una volta nella mia vita.
Avevo il tratto staccato dalle cose, e sapevo tacere.
Per difendermi, dopo l'ironia, avevo il silenzio.

giovedì 11 settembre 2025

Pier Paolo Pasolini, Io penso che nessuno in nessuna società sia libero - 20 luglio 1966

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Pier Paolo Pasolini
Io penso che nessuno in nessuna società sia libero

20 luglio 1966


     Io penso che nessuno in nessuna società sia libero e che quindi l’opera di ogni artista sia per forza un’opera di contestazione. Non essendo libero in una società ed essendo schiacciato dalla normalità e dalla media in qualsiasi società egli viva, l’artista è, in un certo senso, una contestazione vivente. Egli rappresenta sempre l’altro rispetto a quell’idea che ogni uomo ha di se stesso in qualsiasi società. Io trovo che ogni artista, per questa ragione, sia sempre impegnato.

     [...]

domenica 4 maggio 2025

Intervento di Pasolini al dibattito su "I pugni in tasca" di Marco Bellocchio - Rinascita del 2 aprile 1966

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Intervento di Pasolini al dibattito su 
"I pugni in tasca" di Marco Bellocchio

organizzato dal Circolo Culturale Ludovisi il 6 marzo 1966

e riprodotto su “Rinascita”

2 aprile 1966.

 ( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )



Epoca 25  dicembre 1965
Non farò un discorso particolare, sul film di Bellocchio, non ne farò una recensione, come del resto non l’ha fatta nemmeno Petri, perché di questo film si è, parlato, credo in questi mesi, in molte sedi: quindi credo sia inutile soffermarsi sul film in quanto opera particolare, tanto più che appunto non ho avuto il tempo di condurre un esame particolare, come a me piace, cioè filologico-stilistico sul testo. Farò dunque sul film di Bellocchio, e spero che questo interessi anche all’autore, un discorso più generale, cioè io inquadrerei il film in una situazione culturale che in qualche modo lo supera, lo trascende, lo include, e mi riallaccerò quindi a certi miei discorsi, a certi miei ragionamenti teorici fatti a più riprese e che hanno come centro l’individuazione della nascita del cosiddetto cinema di poesia. Lo riassumo proprio in due parole, proprio per intenderci: alle origini il cinema è stato una ‘lingua poetica’, voi sapete che in letteratura c’è contemporaneamente una lingua della poesia e una lingua della prosa; la lingua della poesia, mettiamo, in un dato momento storico usava le parole ‘fé’ o ‘speme’, che in prosa non si usavano: ora il cinema ci viene presentato come una lingua cinematografica se capisce di poesia.

martedì 5 dicembre 2023

Guerra civile . Pier Paolo Pasolini

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Guerra civile 


Da “Paese sera”, venerdì 18 novembre 1966, in risposta alla lettera di un lettore
Ora in Empirismo eretico (Appendice), Garzanti, Milano 1995



Pier Paolo Pasolini photographed
by Richard Avedon,
New York, Sept. 24, 1966.
© The Richard Avedon Foundation.
A proposito della vita e della lotta politica negli Stati Uniti, le citazioni, che io citavo a memoria e riassumendole, sono dovute ad autori americani della Nuova Sinistra, e precisamente a due ideologi dello SNCC (Student Nonviolent Coordinating Committee), Tom Hayden e Jimmy Garrett. Del primo sono le osservazioni sul fatto che la collettivizzazione comunista non porta necessariamente (storicamente) l’operaio alla completa partecipazione al potere, ossia alla decisione sul proprio destino, e che, se mai, è vero il contrario, cioè che la creazione di un’«anticomunità» in cui il lavoratore giunga all’esasperata coscienza democratica del dovere e del diritto dalla completa partecipazione al potere, può condurre, come conseguenza, alla collettivizzazione dei beni. L’osservazione sul comunista come «uomo vuoto», è dovuta a Jimmy Garrett. La cito: «Amico, i comunisti sono vuoti, sono uomini vuoti. Hanno le stesse idee stantie, la stessa burocrazia... Quando si mescola fra noi, un <Commy> muore, e una persona si sviluppa.»
Queste osservazioni non sono mie, ma io le ho, in qualche modo, adottate.
In Cecoslovacchia, in Ungheria e in Romania, ho vissuto il mio soggiorno in mezzo agli intellettuali, ed è quindi attraverso loro, attraverso la loro inquietudine, il loro malessere, che ho sentito l’inquietudine e il malessere di quei paesi: di cui credo si possa schematicamente e sommariamente indicare la causa nel fatto che «la rivoluzione non è continuata», ossia che lo Stato non si è decentrato, non è scomparso, egli operai nelle fabbriche non sono veramente partecipi e responsabili del potere politico, e sono invece dominati - chi non lo sa, ormai, e non lo ammette? - da una burocrazia che di rivoluzionario ha solo il nome. E che naturalmente, dà dei «rivoluzionaristi piccolo-borghesi» a coloro che invece credono ancora che la «rivoluzione debba continuare».

lunedì 7 marzo 2022

Pilade di Pier Paolo Pasolini a Taormina - Il Dramma, 13 ottobre 1969

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Eretico e Corsaro




Pilade di Pasolini a Taormina - 1969

(Trascrizione curata da Bruno Esposito)

Proprio mentre tra Grado e Venezia si sviluppava il discorso sul nuovo film di Pier Paolo Pasolini, e il poeta spiegava - venendo meno a qualche cautela logica - che le complicazioni espressive e le conseguenti difficoltà di comprensione, unanimemente riconosciute a Porcile, andavano messe nel conto di una sua precisa intenzione di costruire prodotti fruibili dal minor numero possibile di persone (estrema difesa dell’intellettuale dalla massificazione del suo lavoro); mentre, dunque, tra Grado e Venezia, Pasolini portava cosi la sua gioia e la sua angoscia, la nativa ritrosia friulana e la acquisita sfrontatezza romana, a Taormina, una specie di genius loci quale e il regista Cutrufelli, metteva in scena una tragedia di Pier Paolo Pasolini, Pilade, vecchia di qualche anno, già pubblicata su ≪ Nuovi Argomenti ≫.

mercoledì 26 gennaio 2022

Pier Paolo Pasolini, biografia breve - 1966, l’ideologia e "la sua atroce amarezza" .

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Eretico e Corsaro

Pier Paolo Pasolini
biografia breve
1966
l’ideologia e "la sua atroce amarezza"

A questo link, trovi la Biografia breve completa: Biografia Breve-Le Pagine Corsare



 A gennaio del 1966, inizia la nuova serie di Nuovi argomenti. Pasolini affiancato da Alberto Moravia e Alberto Carocci, da vita ad un laboratorio che vuole essere la sede delle autonome ricerche di un gruppo di amici-nemici, con l’obiettivo di << risolvere la difficile situazione della cultura italiana >>. Pasolini nel suo primo articolo spiega cosa vuole essere il nuovo corso della rivista: Pasolini "Sulla formula di «Nuovi Argomenti»"  - «Nuovi Argomenti», numero 1, gennaio-marzo 1966.

martedì 25 gennaio 2022

PASOLINI l'enragé (TV) 1966 in Italiano et Français Sub. English

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Eretico e Corsaro




Pasolini l’enragé (1966), ovvero “Pasolini l’arrabbiato”

Intervista televisiva rilasciata a  Jean-André Fieschi


Pasolini l’enragé (1966), ovvero “Pasolini l’arrabbiato” è il primo, importante ritratto in forma di film-intervista dedicato al cineasta. E' la Francia e non l'Italia, con Jean-André Fieschi, a riconoscere per prima l'importanza ed il ruolo culturale di questo grande intellettuale italiano. 




Curatore, Bruno Esposito

Grazie per aver visitato il mio blog

domenica 23 gennaio 2022

Liliana Madeo intervista a Pier Paolo Pasolini - gira a colori il suo Edipo moderno - La Stampa, venerdi 2 - sabato 3 dicembre 1966

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Liliana Madeo intervista a Pier Paolo Pasolini 
Gira a colori il suo Edipo moderno

La Stampa, venerdi 2 - sabato 3 dicembre 1966

Il personaggio della tragedia di Sofocle trasformato in un provinciale italiano piccolo-borghese.

Incontro con il regista nella sua casa romana. 

Roma, venerdì sera. 

Il primo film a colori di Pier Paolo Pasolini inizierà a dicembre. Il titolo è Edipo Re, gli interpreti principali Silvana Mangano nel ruolo di Giocasta, Franco Citti in quello' di Edipo e Orson Welles nelle vesti dell'indovino Tiresia. Dice il regista: 

<< Nel '61 quando giravo Accattone, pensai per la prima volta ad utilizzare Citti in una storia che prendesse le mosse dal dramma di Sofocle. L'idea si trasformò alcuni anni dopo, quando tradussi L'Orestiade e progettai di farne una trasposizione cinematografica. Ma quest'estate sono ritornato al progetto originario ». 

In un'ardita mescolanza di storia e mito, realtà contemporanea e fantasie poetiche, Pasolini narrerà la vicenda di un Edipo moderno, l'avventura di un bambino di estrazione piccolo-borghese che intorno agli anni trenta vive nella provincia italiana e passa attraverso le fasi tipiche dì un complesso edipico. 

<< Freud ha spiegato tutto ciò molto bene — egli dice. — A me non interessava il ricorso a termini psicanalitici.. Ho scelto invece la via della poesia, Sofocle appunto, della cui tragedia — che io stesso ho tradotto e ridotto — sarà costituita la parte centrale del film >>. 

In Friuli, la terra dove Pasolini ha trascorso i suoi primi anni, a Bologna e a Milano verrà << girata >> l'infanzia, la maturità e la vecchiaia dell'Edipo << contemporaneo >>. Mentre la parentesi <<.mitica >> di Edipo — quello illuminante — avrà per sfondo il Marocco, coi suoi magici colori: il rosso estenuato della terra, il bruno delle abitazioni, i verdi tenerissimi della vegetazione. 

<< L'ambiente e i costumi sono liberamente inventati, come già feci per il Vangelo. E tale operazione non mi sembra arbitraria, poiché Edipo non è personaggio storico ma figura emblematica, che appartiene al mito, anteriore allo sfesso Sofocle >>. 

La preparazione del film è stata rapida. A Pasolini non è stata d'intralcio la lavorazione di un episodio delle. Streghe attualmente al montaggio, né l'intensa attività critica — << prevalentemente saggi di teoria cinematografica linguistica >> — ne l'improvvisa quanto feconda produzione teatrale — un dramma in versi scritto in tre giorni, ambientato in una grande città industriale, Milano... ma potrebbe essere anche New York, centrato sul valore della morte; la storia di un poeta cecoslovacco negli anni dal '50 al '60; ed altri tre lavori abbozzati in meno di un mese. 

Nel bel salotto della sua casa, una villetta all'Eur, << l'arrabbiato numero uno della cultura italiana >> prende con delicatezza dalle mani della madre la sua camomilla bollente. Gli occhi lucidi e severi, la voce sottile, egli non sorride mai. Indossa un pullover nocciola, pantaloni di velluto a coste color miele  e scarpe pesanti: << La tuta da lavoro >> dice scusandosi. Giunto al quarto film, più due episodi, il bilancio che trae è positivo. 

<< Nei miei interessi — dice — il cinema ha preso il posto della narrativa: dopo Accattone non ho più scritto romanzi. Lo stesso sta avvenendo con il teatro: scrivo i drammi in versi, e non compongo poesie da oltre un anno. Iniziai ad usare la macchina da presa come in un atto di ribellione, alla ricerca di un nuovo modo di raccontare. Ma oggi il cinema ha assunto per me un significato ancora più originale, quasi un'esperienza di tipo filosofico. Eppure, rivedendo i miei film, mi accorgo che lo stile è unitario e io — pur avendo narrato storie diverse in chiavi diverse — ho girato sempre lo stesso film >>. 

Liliana Madeo



Curatore, Bruno Esposito

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sabato 22 gennaio 2022

Pasolini, l'arrabbiato sono io - Giorgio Bocca, «Il Giorno», 19 luglio 1966.

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dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pasolini, l'arrabbiato sono io

Giorgio Bocca
«Il Giorno», 19 luglio 1966.

Certi mattini, al risveglio, il pensiero dell’età è come una folgore. L’ulcera, un mese a letto, la debolezza, i riguardi. Mi sono sentito un vecchio, per la prima volta.

 



Già, il vecchio Pasolini Pier Paolo, cinquanta chili di una rabbia che è solitudine, amore, timidezza, incontinenza, paura, genio. Cinquanta chili di uomo. Ma non è questo che fa tenerezza o mette a disagio, ma ben altro: sentirsi in debito con lui per conto di tutti e non sapere che fare, come ripagarlo dell’intelligenza che ci ha dato in questi anni, generosamente. Non è il denaro che vuole anche se noi ci guardiamo bene dal darglielo; né siamo autorizzati a concedergli quella esenzione dalla morale comune che chiede con tanta ingenua insistenza: diamogli almeno la stima intellettuale che merita (su diamogliela cuori spugnosi e cervellini esangui), diciamolo che è il migliore di tutti.

 

La mamma porta il caffè all’ospite e la camomilla al figlio. Sediamoci nel giardino, c’è un po’ di vento. Così, tanto per sfuggire al patetico, attacco un po’ alla balorda. 

giovedì 20 gennaio 2022

Pier Paolo Pasolini, il poemetto "Poeta delle Ceneri"

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Eretico e Corsaro



Poeta delle Ceneri
Poesie disperse II

P.P. Pasolini, il poeta delle ceneri, a cura di Enzo Siciliano, in "nuovi argomenti" n. 67-68, Roma, luglio dicembre 1980.
ora in:
Pier Paolo Pasolini, Bestemmia. Tutte le poesie, vol. I, Garzanti, Milano 1993




Un testo quasi autobiografico del 1966 di Pier Paolo Pasolini pubblicato postumo da Enzo Siciliano nel 1980.
Il dattiloscritto è rimasto chiuso in un cassetto senza essere stato mai pubblicato, ritrovato solo dopo la tragica morte dello scrittore fra le carte del suo studio in via Eufrate.
“E oggi, vi dirò, che non solo bisogna impegnarsi nello scrivere,
ma nel vivere” 
"Ma io non sto facendo che un poema bio-bibliografico..."



Sono uno
che è nato in una città piena di portici nel 1922.
Ho dunque quarantaquattro anni, che porto molto bene
(soltanto ieri due o tre soldati, in un boschetto di puttane,
me ne hanno attribuiti ventiquattro – poveri ragazzi
che hanno preso un bambino per un loro coetaneo);
mio padre è morto nel ’59, mia madre è viva.
Piango ancora, ogni volta che ci penso,
su mio fratello Guido,