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martedì 14 luglio 2026

J. C. De Brasi, interviste a Pier Paolo Pasolini - El Porteño, novembre 1983, da pag. 38 a pag. 43

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

J. C. De Brasi

interviste a Pier Paolo Pasolini

El Porteño

novembre 1983

da pag. 38 a pag. 43

( © Questa trascrizione da cartaceo e la traduzione, è stata curata da Bruno Esposito )

Nota critica all'intervista di Juan Carlos De Brasi a Pier Paolo Pasolini (El Porteño, 1983)

Pubblicati postumi nel novembre del 1983 sulla rivista argentina El Porteño, i "Dialoghi" curati da Juan Carlos De Brasi offrono una delle testimonianze più lucide, drammatiche e teoricamente dense dell'ultimo periodo di Pier Paolo Pasolini. Strutturato in due tempi — tra il Festival di Mar del Plata del 1970 e i mesi immediatamente precedenti al tragico 2 novembre 1975 nei pressi di Bologna — il colloquio si configura come un vero e proprio testamento intellettuale, attraversato da una profonda "furiosa dissolvenza" e da una radicale urgenza di resistenza culturale.
Sul piano teorico, l'intervista si rivela di straordinario interesse semiologico e filosofico. Pasolini anticipa e approfondisce la sua celebre intuizione del cinema come "lingua scritta della realtà", dove il segno filmico non simboleggia l'esistente (come fa la parola), ma si manifesta attraverso la mediazione della realtà stessa, fino a ipotizzare in modo quasi sacrale che la realtà stessa sia strutturata come un linguaggio. A questa rigorosa impalcatura semiotica, influenzata dal pensiero di Roland Barthes e Roman Jakobson, l'autore affianca una serrata decostruzione dell'ideologia borghese, riletta attraverso una duplice lente: la razionalità lucida del marxismo gramsciano e le dinamiche pulsionali della psicoanalisi freudiana.

domenica 12 luglio 2026

Pier Paolo Pasolini, intervista su Porcile rilasciata a Gian Piero Brunetta - Cahiers du Cinema, numero 212, maggio 1969, pag. 13-14-15

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Pier Paolo Pasolini
intervista su Porcile
rilasciata a Gian Piero Brunetta

Cahiers du Cinema
numero 212
maggio 1969
pag. 13-14-15
( © Questa trascrizione da cartaceo e la traduzione, è stata curata da Bruno Esposito )
(Intervista raccolta da Gian Piero Brunetta e tradotta dall'italiano da Marianne di Vettimo.)
Questa intervista, originariamente rilasciata a Gian Piero Brunetta, è di fondamentale importanza: Pasolini vi teorizza in modo chiarissimo il suo addio alla fase gramsciana e nazionale-popolare e il passaggio a una fase più allegorica e saggistica (Teorema, Porcile), legata alla mutazione antropologica dell'Italia in una società consumistica di massa.

Dal Popolo alla Massa: la nascita di Porcile


Nell’intervista concessa a Gian Piero Brunetta alla fine degli anni Sessanta, Pasolini coglie con una precisione quasi dolorosa il punto di rottura della propria cinematografia: il congedo definitivo dalla stagione epico‑lirica e l’ingresso nell’allegoria pura, quella di Teorema e soprattutto di Porcile. È il momento in cui il suo sguardo cambia natura, perché cambia il mondo che ha davanti.

Il testo ruota attorno a tre snodi che definiscono la nuova postura politica e poetica di Pasolini.

1. La fine del mondo gramsciano 
Pasolini lo dice senza esitazioni: non è più possibile lavorare “sotto il segno di Gramsci”. L’Italia ha subito una mutazione antropologica che ha dissolto il concetto stesso di popolo. Popolo e borghesia non sono più due soggetti contrapposti: si sono fusi nella massa consumistica, omogenea, indifferenziata, priva di quella vitalità arcaica che aveva alimentato i suoi primi film.

martedì 3 marzo 2026

Arts in society intervista Pier Paolo Pasolini: Registi cinematografici sul cinema - Arts in society, volume 4, inverno 1966/67, da pag. 72 a pag. 76

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Arts in society intervista Pier Paolo Pasolini

 Registi cinematografici  sul cinema

Arts in society
volume 4
inverno 1966/67
da pag. 72 a pag. 76

( © Questa trascrizione da cartaceo e la traduzione, è stata curata da Bruno Esposito )

Un simposio...

Il cinema oggi è considerato sempre più come un mezzo espressivo del regista. Sebbene il sistema delle star non sia certamente scomparso dall'industria cinematografica commerciale, i critici e gli studenti di cinema prestano sempre più attenzione al contributo stilistico del regista. Il concetto di “teoria dell'autore” con il suo corollario di “firma stilistica” è ampiamente riconosciuto. Sebbene il gioco del “Pantheon” abbia poca rilevanza nella valutazione di un film specifico, è importante una maggiore consapevolezza del contributo strutturale, drammatico, testuale e compositivo del regista. 

Questo simposio presenta opinioni e osservazioni di una vasta gamma di registi sull'arte e il mestiere della regia. I registi includono rappresentanti delle industrie americane ed europee, dell'Underground e di registi indipendenti dei tipi di film più sperimentali. Le loro risposte rivelano le loro personalità dinamiche e le loro opinioni estremamente diverse sullo stato attuale dell'arte cinematografica.

Gli studenti di storia e teoria del cinema dell'Università del Wisconsin che hanno collaborato alla compilazione di questo simposio sono Seyna Jo Bruskin, Peter Reiner, Dick Swaback, John Walker e Karen Weiskopf.

Registi cinematografici sul cinema: un simposio.

Partecipanti: Michael Cacoyannis, Alfred Hitchcock, Delbert Mann, Pier Paolo Pasolini, Gregory J. Markopoulos, Stan Brakhage, Carmen D'Avino, Ed Emshwiller, Bob Fleischner, Bruce Baillie, Storm DeHirsch, Mike Kuchar, Colin McCamy


Pier Paolo Pasolini* (Roma)

ACCATONE (61)

MAMMA ROMA (62)

IL VANGELO SECONDO MATTEO (64)


Alla fine degli anni '50 un'era culturale italiana stava volgendo al termine: il neorealismo stava svanendo con la scoperta della “vita quotidiana”; il marxismo, che era stato fonte di ispirazione e mediatore di quell'epoca, stava entrando in crisi.

In questo periodo ho iniziato a fare film verso i quarant'anni. Prima ero stato uno scrittore (romanzi, poesie e saggi). All'inizio della mia carriera cinematografica, abbandonando in parte la letteratura per il cinema, credevo di poter semplicemente cambiare tecnica. Solo oggi mi rendo conto che invece di abbandonare la letteratura, cioè l'uso della lingua italiana in quanto tale, non mi sono rivolto a una nuova tecnica, ma piuttosto a un nuovo linguaggio. Era la mia nuova forma di protesta radicale contro la società italiana della piccola borghesia; ed era anche un tentativo di ampliare l'orizzonte delle mie preoccupazioni, e ampliare il numero dei miei spettatori.

Nel realizzare un film, utilizzo chiaramente un linguaggio che è interclassista e internazionalista, senza tradizioni particolaristiche, eccetto quelle di una scuola cinematografica (ad esempio, il Neorealismo, la Nouvelle Vague, ecc.). Mentre il destino di un romanzo scritto in una lingua nazionale è legato al destino della sua nazione, attraverso l'“omologia” (cfr. Sociologia del romanzo di L. Goldmann), il destino del film è in parte sollevato da tali limitazioni, poiché non è espresso in una lingua nazionale, ma in un linguaggio comune a tutte le classi e a tutte le nazioni.

giovedì 26 febbraio 2026

Pasolini sul set del film di Lizzani: Requiescant - L'Unità, 28 dicembre 1966, pag. 9

 "Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pasolini sul «set» del film di Lizzani
Requiescant

L'Unità

28 dicembre 1966

pag. 9

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


«Ho accettato di prendere parte come attore a questo film di Lizzani perchè mi piace il ruolo, perchè Lizzani e un mio amico e perchè fare l'attore mi serve ad accrescere la mia esperienza di regista»

— ha detto Pier Paolo Pasolini che ieri per la prima volta era sul set del film di Carlo Lizzani intitolato Requiescant, i cui ruoli principali sono coperti da Lou Castel e Mark Damon.

La parte assegnata a Pasolini e quella d'un rivoluzionario messicano dei primi del '900 che riesce a convincere un impavido guerrigliero (impersonato da Lou Castel) a mettersi a capo d'un gruppo di ribelli operanti al di la del Rio Grande, contro il Texas.

Pasolini aveva già fatto l'attore in un altro film dello stesso Lizzani: II gobbo.

Gli e stato chiesto di esprimere un giudizio sul genere western che non incontra le simpatie di certi ambienti culturali e viene ritenuto un prodotto artigianale.

«Il western e quasi sempre buon cinema — ha detto Pasolini — a parte il fatto che alcuni western di Ford e Howard Hawks sono considerati tra i classici dello schermo».

Del film di Lizzani lo scrittore ha detto che ha dei personaggi ben costruiti e una vicenda interessante. Oltre a Lou Castel e Mark Damon prendono parte al film nei ruoli principali anche Renato Nicolai, Barbara Frei, Rossana Crisman, Mirella Maravidi, Michele Rago. La sceneggiatura e stata scritta da Adriano Bolzoni.

11 film viene «girato» a colori con cinque macchine da presa usate per le scene di massa secondo il sistema americano « Pluri-shots».



Curatore, Bruno Esposito

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sabato 21 febbraio 2026

Tradisce i pattini per la bicicletta: Pasolini intervista Kapitonov - Pasolini alle Olimpiadi di Roma 1960 - Vie nuove, numero 36, 10 settembre 1960, pag. 38-39

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Eretico e Corsaro


Tradisce i pattini per la bicicletta
Pasolini intervista Kapitonov
Pasolini alle Olimpiadi di Roma 1960

Vie nuove

numero 36

10 settembre 1960

pag. 38-39

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Vedi anche:

Dramma sul filo 

Tradisce i pattini per la bicicletta

Un mondo pieno di futuro


Pier Paolo Pasolini ha seguito per Vie Nuove i Giochi Olimpici ed è stato costretto di conseguenza a sospendere per alcuni numeri la sua rubrica "Dialoghi con Pasolini". 


Non ho altro da dire che di una cena. Banale, direi: perché consumata in un locale dove io sono stato mille volte, con gli amici consueti, che non ha nulla di straordinario, di eccitante. Per di più, la conversazione, anziché fluire liberamente e disordinatamente è, per necessità arginata, compressa, incasellata dalla presenza dell'inappuntabile interprete.

Viktor Kapitonov è un giovanotto secco, alto, caldo di energia fisica, timido. Le sue grandi mani ossute toccano con la grazia della goffagine i piatti e i cibi del ristorante romano, e il suo sguardo è quello di un adolescente. Ogni volta che apre bocca mi pare che debba dire una frase friulana. Questa, del resto, è una impressione che avevo sempre a Mosca, benché Mosca sia una enorme capitale, e il Friuli, invece, sia tutto campagne e paesetti. Kapitonov mi pare un mio amico di quando stavo lassù: il biondo dei capelli è quello, e anche come sono pettinati, lisci alle tempie e gonfi al centro in un ciuffo ordinato e allegro. Mi sembra assurdo che per parlare con lui mi debba servire un interprete.

venerdì 6 febbraio 2026

Edipo Re: conferenza stampa di P.P.Pasolini al Lido di Venezia - Barbarica e arbitraria la ricostruzione - Il Piccolo, 4 settembre 1967, pag. 3.

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dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Foto © Euro International Film (EIA)

Edipo Re: conferenza stampa di Pasolini al Lido di Venezia
<< Barbarica e arbitraria la ricostruzione >>

Il Piccolo

4 settembre 1967

pag. 3

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )

A questo link, trovi tutte le interviste: Interviste a Pasolini - Le pagine Corsare 

Ha aggiunto soltanto un prologo e un epilogo Franco Citti questa volta è sicuro di vincere.

NOSTRO SERVIZIO PARTICOLARE

Venezia Lido, 3

Non ha ancora trent'anni, nel '61 era un ragazzo della più squallida periferia romana, con poche lire in tasca, con un lavoro (quando c'era) incerto, con tanti amici come lui che gli facevano compagnia nelle scorribande in giro per le borgate e nelle «fughe» in città, alla ricerca di un mondo per loro esotico e sconosciuto. Il cinematografo lo conosceva soltanto attraverso le salette rionali di quarta visione. Oggi, Franco Citti è al Lido di Venezia per la terza volta.

La prima volta venne con «Accattone», la seconda con «Mamma Roma», la terza, adesso, con «Edipo re». Tre film con Pier Paolo Pasolini, l'uomo al quale Citti deve pressochè tutto. Tre film difficili, «impegnati», anticonformistici. Dalla folgorante scoperta del sottoproletariato romano alla poetica reinvenzione d'uno fra i più grandi e travagliati miti della civiltà occidentale.

Magliette multicolori di spugna, i capelli ricci, il sorriso aperto e accattivante, l'espressione sorniona e spesso sbigottita, Citti è convinto del futuro successo della pellicola: 

«Finora, i film di Pier Paolo non hanno avuto mai fortuna a Venezia. «Accattone» non lo vollero in concorso, e avrebbe sbaragliato il campo; «Mamma Roma» non lo vollero in concorso, e avrebbe sbaragliato il campo; «Mamma Roma» non lo capirono e non premiarono neppure la Magnani; questo vince, vince di sicuro».

giovedì 5 febbraio 2026

L'ambiguità di Pier Paolo Pasolini - Testo letto al convegno organizzato dalla Biennale nell’ottobre 1974 - Filmcritica, n° 248, ottobre 1974

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Eretico e Corsaro


L'ambiguità di Pier Paolo Pasolini
testo letto al convegno organizzato dalla Biennale nell’ottobre 1974

Filmcritica

n° 248

ottobre 1974

pag. 308-309-310

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )

A questo link, trovi tutte le interviste: Interviste a Pasolini - Le pagine Corsare 


Ogni opera è ambigua. Ma lo dico non in difesa della sua unità; bensì in polemica con la sua unità. Ogni unità è infatti idealistica. (Noi ci poniamo evidentemente, anzitutto, su un terreno culturale materialista). L'ambiguità dell'arte non è dunque, malgrado le apparenze, un dato negativo in quanto irrazionalistico, e quindi decadentistico e borghese. L'ambiguità dell'arte è un dato positivo, in quanto presuppone nell'opera due momenti diversi, che la lacerano, e ne distruggono l'unità, essa sì irrazionalistica, e quindi, se vogliamo, decadentistica e borghese. Il formalismo russo, specie attraverso Sklovskij ha rilanciato l'unità dell'arte, in quanto unità di funzionamento, unità del <<priem>>. Lo strutturalismo che, in questo senso, è lo sviluppo storico del formalismo, continua a ribadire l'unità dell'arte, come <<tutto solidale>>, <<coesività>> ecc. E' vero che sia i formalisti che gli strutturalisti non si dimenticano mai di parlare anche di ambiguità, o, per dirla tecnicamente meglio, di senso sospeso: ma tale ambiguità o canone della sospensione non è che un elemento formale o strutturale: uno dei tanti elementi che compongono l'unità idealistica dell'arte. L'ambiguità non viene opposta all'unità, come un modo totalmente altro di concepire l'arte. La mia ignoranza mi impedisce di definire cosa sia l'ambiguità dell'arte: cioè di dire quali sono due elementi contrari costanti che si scontrano dentro un'opera, inconciliabilmente, fondandone l'ambiguità. I soliti

sabato 31 gennaio 2026

Pasolini parla del Teorema Intervista di Anne Capelle - Intervista riprodotta in Uno por uno – Collana Testimonianze , n. 1, marzo 1970

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pasolini parla del Teorema
Intervista di Anne Capelle

Intervista riprodotta in Uno por uno

Collana Testimonianze

n. 1

marzo 1970

A questo link, trovi tutte le interviste: Interviste a Pasolini - Le pagine Corsare 



– Quali sono l’ipotesi, la tesi e la dimostrazione di questo teorema ?

– La presenza persistente dei grandi miti nel contesto della vita moderna mi ha sempre commosso, ma ancor di più l'incessante influenza del sacro sulla nostra vita quotidiana. È questa presenza, innegabile ma impossibile da analizzare razionalmente, che cerco di chiarire nei miei lavori scritti e filmati, e che spiego sotto forma di parabola in Teorema .

– Non hai paura della semplificazione eccessiva di una storia che sembra una dimostrazione matematica?

– “Solo la poesia mi attrae ancora come mezzo di espressione più poetico. Scopro una realtà che non ha nulla a che fare con il realismo. E poiché questa realtà mi preoccupa sempre di più, sono attratto dal cinema: il cinema coglie la realtà anche al di là della volontà del regista e degli attori. Teorema è la storia di uno sconosciuto molto bello, molto buono, molto diverso dalla famiglia borghese milanese che lo accoglie come ospite. Tutti lo amano, tutti saranno sfidati da lui, posseduti da lui nel senso assoluto del termine. Poi se ne va. E questa presenza che se ne va li lascia devastati.”

venerdì 30 gennaio 2026

Il Decamerone inglese di Pasolini - La Stampa, 25 novembre 1971, pag. 7

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Eretico e Corsaro

Il Decamerone inglese di Pasolini

La Stampa

25 novembre 1971

pag. 7  

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


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II regista gira un film da "I racconti di Canterbury,, Il Decamerone inglese di Pasolini  (Nostro servizio particolare I Londra, 22 novembre. Pasolini giudica Chaucer un borghese. Lo scrittore italiano sta girando in Inghilterra le Canterbury Tales. «Chaucer — ha dichiarato il regista al nuovo settimanale socialista " 7 Days " — non appartiene al popolo, anche se trae le sue storie dal popolo. Egli era già un borghese. Egli guarda verso la rivoluzione protestante e persino alla rivoluzione liberale, almeno nella misura' in cui le due cose erano combinate in Cromwell ». 

Pasolini ha confessato di essere « disincantato », deluso dalla vita. Il regista ha detto, parlando di se stesso:

 « Sento la perdita del mondo del passato. Sono un uomo deluso. Sono sempre stato in lotta con la società. Mi sono battuto contro di essa e da essa sono stato perseguitato, ma mi ha anche dato una misura di successo. Ora, non mi piace più. Non mi piace il suo modo di vivere, la qualità della sua vita. E per ciò, rimpiango il passato. Alla mia età, suppongo, è quasi convenzionale ». 

lunedì 19 gennaio 2026

Incontro con lo scrittore Pasolini, divenuto regista: "Nella periferia romana nasce il film Accattone" - “l’Unità”, 7 aprile 1961, pag. 6

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Incontro con lo scrittore Pasolini, divenuto regista
"Nella periferia romana nasce il film Accattone"

“l’Unità”

7 aprile 1961

pag. 6

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )

( A causa della pagina poco leggibile, perchè usurata, la trascrizione di alcune parole è stata fatta a intuito) 

A questo link, trovi tutte le interviste: Interviste a Pasolini - Le pagine Corsare 



Al Pigneto c'è un'animazione insolita: da pochi giorni una piccola troupe cinematografica si è accampata nei pressi di via Fanfulla da Lodi a Roma, e richiama su di se l'attenzione dei passanti. Si gira Accattone, il film che rappresenta per lo scrittore Pier Paolo Pasolini l'esordio nella regia. La macchina da presa, una semplice Harriflex, di quelle che usano gli operatori per filmare le cine-attualità, e montata su un cavalletto, in un angolo di una caratteristica osteria periferica. Sergio Citti (qui credo sia un errore del giornalista - suppongo sia Franco Citti -, ma per fedeltà di trascrizione, riporto "Sergio"), un ragazzo che non ha mai recitato in vita sua, esegue una scena di particolare intensità drammatica. Il suo volto, duro ed espressivo, è percorso dalle lacrime: vi si legge uno sforzo di concentrazione emotiva che colpisce a prima vista: forse ci troviamo di fronte a uno di quegli attori istintivi che, se fossero coltivati,  potrebbero rinsanguare le magre riserve della nostra cinematografia. Attorno al campo risivo non ci sono grossi riflettori, né grovigli di cavi elettrici: da qualche praticabile pendono solamente grappoli di lampade da studio fotografico. Un solo gruppo elettrogeno ronza poco distante, mentre, a pochi metri dalla camera, sul nastro di un magnetofono portatile viene incisa la colonna sonora del film. Non occorre dire che Accattone nasce all'insegna di una formula produttiva non dispendiosa.

venerdì 16 gennaio 2026

Dichiarazioni di Pasolini a Parigi, in compagnia di Anna Magnani: al cinema Saint-Germain di Parigi per la presentazione di Accattone - Il Piccolo, 10 dicembre 1961, pag. 9

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Dichiarazioni di Pasolini a Parigi, in compagnia di Anna Magnani, al cinema Saint-Germain di Parigi per la presentazione di Accattone 

Il Piccolo

10 dicembre 1961

pag. 9

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


A questo link, trovi tutte le interviste: Interviste a Pasolini - Le pagine Corsare 


Dal nostro corrispondente Ugo Ronfani

Parigi, 9

Appena qualche brivido lungo i «décolletés» delle signore. Il film «Accattone» di Pier Paolo Pasolini presentato ieri sera in un cinematografo di Saint-Germain, in onore del comitato direttivo della Comunità europea degli scrittori non ha sollevato scandalo. La sala era tranquilla, quasi austera. Mai un film «maledetto» ha avuto un pubblico più «per bene». Un Premio Nobel, Hallord Laxness, una mezza dozzina di accademici di Francia, fra i quali André Chamson, un paio di «Premi Lenin» della letteratura: in breve, tutto il «gratin» della cultura europea attualmente a Parigi. E. Jonesco, timido e calvo Anna Magnani, vestita di nero al fianco di Pasolini, Marcel Carné, con un sorriso di bambino contento, Jean Seberg, Roger Vailland, Romain Gary, Leonor Fini. François Mauriac, René Clair, Edgar Faure e i Rothschild, avevano preferito la << prima de "Les Violons, Parfois" >> di Françoise Sagan: peggio per loro.

giovedì 15 gennaio 2026

Pasolini alle prese con il mito di Edipo: Un'intervista con il regista di "Accattone - L'Avanti, Domenica 16 luglio 1967, pag. 11

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Eretico e Corsaro

Pasolini alle prese con il mito di Edipo
Una intervista con il regista di "Accattone

L'Avanti

Domenica 16 luglio 1967

pag. 11

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


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Il nuovo film sarà presentato alla mostra di Venezia.

Tutto è centrato sui personaggi.

Il cast degli attori.


Pier Paolo Pasolini, autore e l'intellettuale forse più discusso dopo D'Annunzio, che getta sistematicamente lo scompiglio e il dubbio d'una passione senza limiti nelle polemiche culturali, estetiche e sa trovare una rara autonomia nel gioco pericoloso del dialogo cattolici-marxisti: e di nuovo al lavoro. Il Pasolini cineasta, che quasi prescindendo dalla << tecnica >> ( quella canonica, con le sue regole universali convenzioni hollywoodiane o neorealiste), seppe offrirci con << Accattone >> una rarità non contaminata da orpelli e bugie di populismo-spettacolo, ha continuato per la sua strada e ha cercato fra le ambigue dimensioni della realtà e della ideologia l'ipotesi poetica che costantemente lacerasse tessuto retorico delle mezze-verità politiche, sentimentali, sociologiche, esistenziali ecc. Con << Uccellaci e uccellini >>  il discorso sulla morte dell'ideologia - almeno quella ufficiale, che l'intellettuale di sinistra aveva accettato negli  anni post-stalinisti - diventa un gioco di metafore denso di significati e non certo disimpegnato come qualcuno sosteneva. Con l'episodio << La Terra vista dalla Luna >> ne << Le streghe >>, Pasolini accentua il carattere involutivo ed emblematico del suo cinema, vivificandolo con la fantasia mimica e la maschera grottesca di Totò. << L'Edipo Re >> è il nuovo film che Pasolini si appresta ad ultimare e che Ligi Chiarini vorrebbe a Venezia quest'anno per dare alla rappresentanza italiana nuovo e più indiscusso lustro. Il regista di << Il Vangelo secondo Matteo >> ha rilasciato la seguente intervista.

L'Edipo Re, andrà dunque a Venezia?

Me lo auguro. Lavoro intensamente per questa ragione, dato che Chiarini mi ha sollecitato in questo senso. Purtroppo non posso, essere sicuro che il film sia pronto per Venezia, dato che il montaggio è il momento sempre fra i più importanti e angosciosi per me. Girare e bello, terribile è decidere quale dovrà essere l'immagine da togliere e quella da mantenere.

martedì 13 gennaio 2026

Il Vangelo della ribellione - Pier Paolo Pasolini: cinema, borghesia, rivoluzione - Pubblicato in Analysis , n. 371, 22 aprile 1968, Buenos Aires

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Eretico e Corsaro



Il Vangelo della ribellione
Pier Paolo Pasolini: cinema, borghesia, rivoluzione

Pubblicato in Analysis

n. 371

22 aprile 1968

Buenos Aires


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Intervista condotta da Joaquín Sokolowic


"Sono un borghese, certo. 

Come lo era Lenin, 

come lo è ora Castro."


In nessun momento delle due ore dedicate la scorsa settimana a Joaquín Sokolowicz, inviato speciale di Análisis , Pier Paolo Pasolini ha abbandonato il suo stile brusco e senza sorriso, un misto di estrema precisione nelle risposte e rabbia a malapena contenuta nella voce. Quello che segue è il risultato di quell'intervista esclusiva rilasciata da Pasolini a Roma.

La sua figura scarna, il suo volto ascetico e affascinante, sono saliti ai vertici dell'iconografia giornalistica mondiale in meno di otto anni. Pier Paolo Pasolini, come le più grandi star del cinema, seppur in modo diverso, è diventato anche sinonimo di scandalo. È legato alle polemiche ai massimi livelli della critica letteraria, agli incidenti di polizia (rapinò una modesta attività commerciale nel 1962), ai procedimenti giudiziari (fu condannato penalmente due volte, una delle quali per "offese alla religione" in una scena del film Rogopag ), alle sue furiose diatribe legate agli eventi politici e artistici italiani, ad atti in contrasto con la morale dominante, e al suo status di marxista dissidente che dedicò il suo film Il Vangelo secondo Matteo , uno dei capolavori del cinema cristiano, "alla dolce e amata memoria di Papa Giovanni XXIII".

Attualmente vive in un appartamento immacolato, elegantemente ordinato, nel quartiere EUR, alla periferia di Roma. Ma Pasolini ha conosciuto altri livelli, a pochi passi da Via Veneto, dove miseria, criminalità e corruzione hanno alimentato le sue prime visioni cinematografiche: a quel tempo, era un insegnante di liceo nella capitale. In realtà, la sua vita è stata nomade: è nato a Bologna nel 1922 (figlio di padre romagnolo e madre friulana) e ha vissuto successivamente a Parma, Belluno, Conediano, Sacile, Idria e Casarsa, seguendo le diverse destinazioni della sua famiglia. Questa bestia nera dell'ipocrisia, aspra, caustica e tagliente; questo delinquente, questo poeta dialettale – il suo primo libro di versi, del 1954, scritto in friulano, si intitola La meglio gioventù –; Questo militante comunista, il cui secondo romanzo, Una vita violenta , trae ispirazione da eventi contemporanei ("gli eventi in Ungheria preannunciano soluzioni luminose: la revisione dello stalinismo, un fecondo rinnovamento interno del Partito Comunista"), è profondamente legato alla madre e alla memoria del fratello. Nel Vangelo secondo Matteo, sua madre interpretava il ruolo della Vergine Maria adulta. Dopo aver visto il film, il cardinale Urbani, patriarca di Venezia, gli chiese: "Come faceva sua madre a esprimere un tale dolore?". La risposta di Pasolini rivelò, insieme al suo segreto registico, il suo legame familiare: "Ho motivato mia madre facendole pensare a mio fratello Guido. Ha rivissuto il dolore della perdita di suo figlio". Guido Pasolini morì il 12 febbraio 1955, ucciso a colpi di arma da fuoco dagli jugoslavi al comando del maresciallo comunista Tito in una battaglia di confine contro miliziani italiani su un territorio conteso tra i due paesi. Anche Guido era comunista.

L'intensa vita letteraria di Pasolini, incarnata, oltre che nelle opere già citate, nel suo primo romanzo, Ragazzi di vita (1955), nelle raccolte di poesie L'usignolo nella chiesa cattolica (1958), Le ceneri di Gramsci (1957) e La religione del mio tempo (1961), e in numerosi saggi di critica e filologia, alimenta il fondamento coerente della sua opera, compresa la produzione cinematografica. In essa, la lingua assume un significato particolare; da qui la rottura con la lingua ufficiale e l'uso delle forme dialettali, del lunfardo (gergo argentino), come espressione necessaria del sottoproletariato. In questo modo, segna il suo divorzio dal classicismo e segnala la costruzione dei propri strumenti, della sua emarginazione belligerante. È stato giustamente detto che il suo film Mamma Roma sarebbe impossibile da doppiare in un'altra lingua, tale è il grado di comunione intrinseca dei personaggi con la loro lingua parlata. Per Carlo Levi, “Pasolini crea un mondo di pre-espressione” che, nei casi estremi, ricorre all’interiezione, alla manifestazione di una vitalità pura, non ancora articolata e organizzata come linguaggio.

Pasolini spiega, dal suo punto di vista e in occasione del suo primo film, Accattone : "È davvero necessario che l'analisi di un male culmini nella prescrizione di una terapia pratica? Non sono né un politico né un sociologo, sono uno scrittore. La terapia di uno scrittore differisce da quella di un politico o di un sociologo in quanto la prima è parte intima dell'analisi, inseparabile da essa, un elemento integrante. In altre parole, la preoccupazione e la speranza implicita che uno scrittore nutre per l'analisi sociale ne sono la 'espressione': quanto più pertinente e poetica è tale espressione, tanto meno ha bisogno di aggiunte didattiche, istruttive, edificanti e così via."

Un testo di Pier Paolo Pasolini - Amilcar G. Romero - El Escarabajo de Oro , n. 41, novembre 1970, pag. 16-17-18

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Un testo di Pier Paolo Pasolini

 Amilcar G. Romero

El Escarabajo de Oro

n. 41

novembre 1970

pag. 16-17-18

( © Questa trascrizione da cartaceo e la traduzione in italiano, è stata curata da Bruno Esposito )


A questo link, trovi tutte le interviste: Interviste a Pasolini - Le pagine Corsare 

 

Abbiamo registrato il seguente testo di Pasolini sulla base di domande che il lettore potrà dedurre dai sottotitoli. La traduzione, autorizzata dall'autore, è di nostra proprietà.
AMILCAR G. ROMERO

Ho già parlato e scritto di ciò che intendo, a livello semiologico, nel cinema, per piano sequenza. Si tratta di un'azione che si svolge interamente in un'unica inquadratura, con la macchina da presa fissa su un punto, dotata solo di un suo particolare movimento – una panoramica laterale o dall'alto verso il basso – e che ha, a mio avviso, la caratteristica di essere il più naturalistico tra i mezzi tecnici o figure retoriche a cui fa appello il linguaggio cinematografico. Ad esempio, se qualcuno volesse filmare noi adesso, qui, intorno al tavolo di questo hotel, e ricorresse al mezzo più naturalistico, userebbe la ripresa in piano sequenza. Posiziona la telecamera in un punto qualsiasi e riprende interamente questa conversazione, ciò che diciamo e facciamo, senza muoversi, nel senso che quello è il punto fisso da cui si guarderà tutto.

L'unica operazione soggettiva è scegliere il punto di vista. Una volta scelto questo punto di vista, che è quello della telecamera, tutto ciò che lui rappresenterà è la realtà. Ma nel momento in cui Ma nel momento in cui il cameraman elaborasse altri - che siano primi piani di ciascuno di noi, dettagli delle nostre mani, del tavolo e poi li montasse -, allora non sarebbe più un'operazione naturalistica. In questo caso starebbe manipolando la realtà, stilizzandola.