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domenica 1 marzo 2026

Pier Paolo Pasolini: Ballata delle madri - Paragone, numero 146, febbraio 1962

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Ballata delle madri

Ballata delle madri  [«Paragone», Milano, febbraio 1962]

 Mi domando che madri avete avuto.
Se ora vi vedessero al lavoro
in un mondo a loro sconosciuto,
presi in un giro mai compiuto
d’esperienze cosi diverse dalle loro,
che sguardo avrebbero negli occhi?
Se fossero lì, mentre voi scrivete
il vostro pezzo, conformisti e barocchi, o lo passate a redattori rotti
a ogni compromesso, capirebbero chi siete?

Madri vili, con nel viso il timore
antico, quello che come un male
deforma i lineamenti in un biancore
che li annebbia, li allontana dal cuore, li chiude nel vecchio rifiuto morale.

giovedì 22 gennaio 2026

Pier Paolo Pasolini, Mamma Roma - Il film che nasce da un atto di ribellione: la cronaca si fa mito, la denuncia si fa arte.

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

© Angelo Novi

Pier Paolo Pasolini, Mamma Roma
Il film che nasce da un atto di ribellione:
la cronaca si fa mito, la denuncia si fa arte.

"Mostruoso è chi è nato

dalle viscere di una donna morta.

E io, feto adulto, mi aggiro

più moderno di ogni moderno

a cercare fratelli che non sono più."

( Le immagini inserite in questo post, sono prese dal "catalogo della mostra Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini nelle fotografie di © Divo Cavicchioli e © Angelo Novi" - 27 ottobre 2018 – 24 febbraio 2019 - Tutti i diritti riservati)


© Dino Cavicchioli
L’Italia, uscita dalle rovine della Seconda guerra mondiale, negli anni Sessanta vive il cosiddetto “miracolo economico”: una crescita vertiginosa che trasforma radicalmente la società, spingendo milioni di italiani dalle campagne alle città, dalle baracche alle nuove periferie urbane. La costruzione di autostrade, palazzi, capannoni industriali e infrastrutture accompagna la nascita di una nuova classe operaia e di un sottoproletariato urbano, spesso confinato nelle borgate romane, luoghi di marginalità e di esclusione sociale. In questo clima di fervore e contraddizioni, la cultura italiana si rinnova: il cinema, la letteratura, la moda e il design made in Italy influenzano il mondo, mentre la società si confronta con nuove libertà e una crescente domanda di partecipazione democratica. Tuttavia, il boom economico non cancella le disuguaglianze: la forbice tra Nord e Sud si allarga, la redistribuzione delle ricchezze rimane incompleta, e la modernità si scontra con un conservatorismo radicato. La presenza della Chiesa e del Partito Comunista Italiano, a pochi passi l’una dall’altro, simboleggia la dialettica tra spinte riformatrici e resistenze tradizionaliste.

venerdì 2 gennaio 2026

Pasolini-Magnani un'accoppiata da Gran Premio: l'autore ci parla di Mamma Roma - Telecineriz, anno III, numero 8, agosto 1962, pag.3-4

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Pasolini-Magnani un'accoppiata da Gran Premio
l'autore ci parla di Mamma Roma

Telecineriz

anno III

numero 8

agosto 1962

pag.3-4

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )

Dopo due anni di volontaria assenza la Magnani torna sullo schermo con un personaggio vivo, inquieto, esuberante, disperata << Mamma Roma >>. Il cinema l'aveva delusa, ma Pasolini, costruendole una sceneggiatura su misura, l'ha riconquistata, ed il cinema le è di nuovo entrato nelle vene. Il privilegio di averla di nuovo attratta davanti alla macchina da presa spetta per metà al produttore Alfredo Bini e per l'altra metà a Pier Paolo Pasolini. Il binomio Bini-Pasolini era una garanzia per Anna Magnani e << l'aventiniana >>  attrice si è fatta convincere.

Anna Magnani in Mamma Roma è una matura prostituta che, per amore del figlio, passa dall'infame commercio notturno ad un più rispettabile commercio di frutta e verdura in un mercato rionale. Mamma Roma (nome di << battaglia >> della prostituta) è una povera donna piena di buone intenzioni che cerca di creare un avvenire al figlio e una nuova reputazione per se stessa. Ma sbaglia tutto, per ignoranza e per colpa dell'ambiente. Che ne sa Mamma Roma della vita? Corre dal parroco e gli chiede aiuto. Ma che aiuto può chiedergli? Non lo sa nemmeno lei. Il suo ideale è un ideale piccolo-borghese di vita per bene, ma questo ideale si sovrappone a una vita le cui esperienze sono tutte atroci, volgari, sbagliate. E quando il prete le consiglia di fare imparare al figlio un mestiere, mandandolo magari in un cantiere, Mamma Roma si ribella

mercoledì 17 dicembre 2025

Intervista esclusiva con Pier Paolo Pasolini - Pietro A. Buttitta, L'Avanti, 23 febbraio 1962, pag. 3

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

 

 Intervista esclusiva con Pier Paolo Pasolini

Pietro A. Buttitta

L'Avanti

23 febbraio 1962

pag. 3

( © Questa trascrizione inedita da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Di Pier Paolo Pasolini i giornali scrivono spesso ma quasi solo per contribuire a dare di lui al pubblico un'immagine errata, che vorrebbe forse essere polemica ma che riesce soprattutto falsa.

Un giudizio su Pasolini, il Pasolini vero cioè, va dato soltanto credendo nella sua sincerità, nella sincerità del suo lavoro che lo mostra così scoperto e fragile (è la parola che lui stesso ha usato), fragile perché disposto a non nascondere dietro alla preparazione culturale l'urgenza delle impressioni, l'abbandono all'ispirazione, la volontà di dire la verità o, meglio, quella che per lui, scrittore, è la verità.

Nel 61 Pasolini ha vinto un premio letterario, Chianciano, con il volume di versi La religione del mio tempo, ma non è per questo motivo che il pubblico ha guardato al suo lavoro, lo stesso Pasolini certamente ricorderà l'anno che è passato soprattutto perché ha segnato il suo incontro con il cinema.

Cosa pensa Pasolini di questa sua esperienza? La reputa irripetibile? 

Pasolini afferma: 

«Macchina da presa e penna sono per me la stessa cosa, un film prende corpo piano piano, man mano che ci lavori, esattamente come un'opera scritta. Il lavoro è diverso soltanto in apparenza, nella sostanza è identico, presenta cioè gli stessi problemi di rapporto fra contenuto e forma e per un artista il processo espressivo non può che essere identico, ma forse posso affermare ciò perché non faccio il cinema come regista di mestiere ma come autore ».

venerdì 21 novembre 2025

Il sogno di una cosa: Pasolini tra sperimentazione linguistica, memoria e disillusione politica - Il sogno infranto di una generazione: amore, lavoro e rivoluzione

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Foto: Gideon Bachmann - @ Archivio Cinemazero Images

Il sogno di una cosa
Pasolini tra sperimentazione linguistica
memoria e disillusione politica


Il sogno infranto di una generazione: 
amore, lavoro e rivoluzione

Il romanzo Il sogno di una cosa, concepito da Pier Paolo Pasolini tra il 1948 e il 1949 ma pubblicato solo nel 1962, si colloca in uno dei momenti più drammatici della storia italiana del Novecento. La narrazione si svolge negli anni immediatamente successivi alla fine della Seconda guerra mondiale, una fase storica segnata da profonde ferite fisiche, sociali e morali per il paese. L’Italia del dopoguerra affrontava la ricostruzione materiale delle città devastate, la perdita delle colonie e di alcuni territori orientali (la cosiddetta questione delle terre giuliane e del confine orientale è centrale per la regione del Friuli). Lo scenario nazionale era caratterizzato da una profonda incertezza politica, da un’acuta povertà diffusa soprattutto nelle campagne e da enormi movimenti migratori interni e transfrontalieri.

Il contesto friulano acquisiva in quegli anni una specificità ulteriore. Situato nella zona di frontiera tra l’Ovest capitalistico e l’Est socialista, il Friuli era segnato sia dalla memoria del conflitto sia dalle tensioni della guerra fredda che vedevano la nascita dell’Italia repubblicana nel 1946 e la polarizzazione politica tra il blocco occidentale, a guida statunitense, e quello dell’Est sotto l’influenza sovietica. Nel Friuli del 1948-49 convivevano la “ferita” dell’esodo giuliano-dalmata, la minaccia di infiltrazioni jugoslave e la tensione tra i gruppi partigiani cattolici della ‘Osoppo’ e quelli comunisti delle ‘Brigate Garibaldi’. Tali tensioni esplosero anche nella memoria del tragico eccidio di Porzûs (7-18 febbraio 1945), in cui furono uccisi 17 partigiani osovani da gappisti comunisti filo-jugoslavi, evento di cui Pasolini, seppur indirettamente, risente nell’immaginario dell’epoca.

giovedì 13 novembre 2025

L’odore dell’India, Pasolini e il profumo della pietà, il tanfo del potere, Cristo, Marx e le vacche sacre.

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Biblioteca centrale Roma

L’odore dell’India
Pasolini e il profumo della pietà
il tanfo del potere
Cristo, Marx e le vacche sacre.

 L’odore dell’India è un’opera pubblicata per la prima volta nel 1962 che testimonia l’esperienza vissuta da Pier Paolo Pasolini durante il suo viaggio in India tra la fine del 1960 e l’inizio del 1961, compiuto in compagnia di Alberto Moravia ed Elsa Morante. Il libro nasce dall’esigenza dell’autore di restituire, tramite un diario di viaggio particolarissimo, la complessità, il fascino e le contraddizioni di un paese che, per l’Occidente degli anni Sessanta, incarnava ancora un luogo quasi “mitico”, remoto, avvolto nel mistero e segnato da una povertà sconvolgente ma anche da uno straordinario spessore spirituale e umano.

L’odore dell’India si presenta come un resoconto diaristico ed episodico, suddiviso in diversi capitoli che seguono le tappe di un viaggio fisico, esistenziale e intellettuale nel subcontinente. La struttura dell’opera riflette la stessa geometria emotiva e cognitiva di Pasolini: l’itinerario non è solo esteriore, legato agli spostamenti da una città all’altra, ma anche interiore, fatto di scoperte, smarrimenti, improvvise epifanie e riflessioni amare sugli uomini e sulle civiltà. Ogni tappa - Bombay, Aurangabad, Delhi, Agra, Benares, Calcutta, Madras, Cochin e altre località - funge da sfondo per incontri con singoli personaggi, scene di vita e meditazioni sul senso della miseria, della felicità e della religiosità. La narrazione ha spesso un ritmo sincopato, fatta di aneddoti, dialoghi, ritratti umani tratteggiati con rapidità ma con una forza emozionale intensa. Accanto a una descrizione “esterna” del paese, Pasolini fa emergere una cronaca di passioni e malinconie, alternando descrizioni quasi giornalistiche ad abbandoni lirici, osservazioni prosaiche e lampi di pietà. Il percorso geografico si intreccia costantemente con la raccolta di impressioni sensoriali e morali, che diventa la trama profonda del libro.

mercoledì 29 ottobre 2025

Pier Paolo Pasolini, Gli anni della rabbia - Vie nuove, numero 38, 20 settembre 1962, pag.35

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Pier Paolo Pasolini
Gli anni della rabbia

Vie nuove

numero 38

20 settembre 1962

pag.35

© Questa trascrizione da cartaceo è stata curata da Bruno Esposito )




Caro Pasolini, ho sentito che lei deve fare un film intitolato «La rabbia»: sarei curioso di sapere di cosa si tratta. 

Elio Filippo Carrozza
Isole Tremiti

È un film tratto da materiale di repertorio (novantamila metri di pellicola: il materiale cioè di circa sei anni di vita di un settimanale cinematografico, ora estinto). Un’opera giornalistica, dunque, più che creativa. Un saggio più che un racconto.
Per dargliene un’idea più precisa, le accludo il «trattamento» del lavoro: le solite cinque paginette che il produttore chiede per il noleggio. Tenga quindi conto della destinazione di questo scritto: una destinazione che implica da una parte una certa ipocrita prudenza ideologica (il film sarà molto più decisamente marxista, nell’impostazione, di quanto non sembri da questo riassunto), e dall’altra una certa goffaggine estetica (il film sarà molto più raffinato, nel montaggio e nella scelta delle immagini, di quanto non si deduca da queste affrettate righe).

venerdì 3 ottobre 2025

Pier Paolo Pasolini, Paura della morte - Vie nuove, numero 18, 3 maggio 1962, pag. 65 ( con Commento )

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Eretico e Corsaro


Pier Paolo Pasolini
Paura della morte

Vie nuove

numero 18

3 maggio 1962 

pag. 65

( con Commento )


( © Questa trascrizione da cartaceo è stata curata da Bruno Esposito )


Caro Pasolini, ho letto la sua risposta a «Della mitologia». È una risposta che sa troppo del pensiero del professor Donini. Io, per quanto è caduto sotto la mia esperienza, ritengo che la forza della Chiesa, oltre ad essere economica, si basa sullo sfruttamento del dolore. 

Infatti, il marxismo può eliminare le ingiustizie sociali, ma non la vecchiaia, le malattie, la morte. Di ciò approfitta la Chiesa. L’uomo ha bisogno di morfina e la prende dove la trova. 

Saggia politica non è (almeno fino a quando i segreti dell’universo non saranno completamente scoperti) «frenare» l’azione di una Chiesa, ma favorire la pluralità dei culti. Così, il monopolio del dolore non sarà esclusivo di una sola corrente religiosa. 

Saluti. 

Lucio Lupi

Caro amico, lei ha condensato in poche righe quello che io, nella mia risposta cui lei si riferisce, avrei voluto analizzare occupando un intero numero, dicevo, di «Vie nuove» o dell’«Osservatore romano»…

Tuttavia la sua nota, pur essendo molto giusta, non è del tutto giusta. Lo sfruttamento del dolore, come lei dice, è uno degli elementi ideologici della Chiesa in quanto strumento del potere, feudale o capitalistico che sia. Questa è addirittura una banalità… Si potrebbe dire che, oltre al dolore, vengono sfruttate l’ignoranza, il conformismo, la paura, la miseria ecc. ecc. Quando un uomo si accorge di questo (il che avviene o dal suo interno, per una libertà acquisita con le proprie forze, magari proprio attraverso gli strumenti culturali della Chiesa…; oppure, oggettivamente, attraverso la lotta di classe), non ha più bisogno della religione: non ha più bisogno nemmeno di una pluralità di religioni. È vero che in ogni «intimità» umana, in ogni dolore, in ogni angoscia, c’è qualcosa di religioso: ma si può trattare benissimo di una religiosità totalmente privata, individuale, laica.

lunedì 29 settembre 2025

Pier Paolo Pasolini, L’epoca dell’alienazione - Vie Nuove, numero 19, 10 maggio 1962, pag. 35

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Vie Nuove, il settimanale diretto all’epoca da Maria Antonietta Macciocchi, rappresentava allora uno dei principali organi di discussione e divulgazione culturale vicini al Partito Comunista Italiano.
Dal giugno 1960 al settembre 1965, Pasolini vi tenne una rubrica di “dialoghi con il lettore” che rappresenta una delle esperienze più originali di interazione tra intellettuale e pubblico dell’epoca.
Ne L’epoca dell’alienazione, pubblicato nel n. 19 del 10 maggio 1962, Pasolini apre con una confessione tanto lucida quanto amara: 
«Io patisco ciò che di peggio può patire uno scrittore. La mistificazione della mia opera: una mistificazione totale, completa, irrimediabile. Una vera e propria operazione industriale. Tutto quanto io dico e scrivo subisce, attraverso l’interpretazione calcolata della stampa ‘libera’, una metamorfosi implacabile: discredito, denigrazione e diffamazione, che, un po’ alla volta, finiscono di essere dei puri e semplici strumenti teppistici, e diventano una realtà, che trasforma sociologicamente il mio stile.»

domenica 20 luglio 2025

Una bellissima intervista ad Anna Magnani: Una contro tutti - Marina Maffei, sul set di Mamma Roma - Noi Donne, numero 19, 13 maggio 1962, pag. da 38 a 41

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Una bellissima intervista ad Anna Magnani: 
Una contro tutti
Marina Maffei, sul set di Mamma Roma

Noi Donne
numero 19
13 maggio 1962
pag. da 38 a 41

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )

 




E' tornata davanti alla macchina da presa con l'entusiasmo di una debuttante. Nel film di Pier Paolo Pasolini crea un personaggio nuovo e audace, quello di una donna sola, in lotta contro l'indifferenza di un'intera città. 

« Mamma Roma è un personaggio nuovo, una donna che ha delle ambizioni piccolo borghesi, sproporzionate al mondo in cui ha vissuto. E' un personaggio bellissimo, una parte che mi fa sognare!». 

Con queste poche, precise, parole Anna Magnani spiega il motivo che l'ha convinta a tornare di nuovo davanti alla macchina da presa, dopo due anni di inattività. Produttori italiani e stranieri, registi famosi, per due anni l'hanno corteggiata, lusingata, offrendole contratti in bianco, ma Anna Magnani aveva sempre rifiutato ogni offerta. E se ne stava nel suo appartamento sui tetti di Palazzo Altieri, dal quale si vede mezza Roma, o nella sua villa al Circeo aspettando l'occasione buona, la parte che la « facesse sognare»: glie l'ha offerta Pier Paolo Pasolini con il film Mamma Roma. 
Per la verità tutto era cominciato a Venezia la scorsa estate, durante il Festival. Sullo schermo del Palazzo del cinema si proiettava Accattone, davanti ad un pubblico attento di critici, di giornalisti, di attori, ma anche di curiosi, di gente che voleva vedere, e non senza qualche prevenzione, il film dello scrittore che, tutto ad un tratto, si era messo a fare il regista. E c'era anche lei fra il pubblico, Anna Magnani. 
Dicevano che fosse venuta a Venezia apposta per vedere II brigante di Castellani, regista al quale è legata da grande amicizia fin dai tempi in cui girarono insieme Nella città l'inferno, e per vedere appunto il film di Pasolini. E forse anche lei era un pò prevenuta. 
L'avevo vista entrare nella sala: pantaloni verdi e camicetta a quadrucci dello stesso olore, scarmigliata; il volto pallido assolutamente  privo di trucco spiccava fra i visetti dipinti e abbronzati delle ragazze venute a Venezia per far colpo su registi e produttori, facendoli diventare di colpo scialbi e insignificanti. 
II film, com'è noto, ottenne un grande successo, anche se non mancarono i dissensi e le polemiche, e fra coloro che alla fine della proiezione applaudivano con maggior calore, c'era anche lei, Anna Magnani. Fu così presa da quel film, dalla sua drammatica realtà, che subito disse al produttore Alfredo Bini: 

«Mi devi far fare un film con Pier Paolo!»

mercoledì 28 maggio 2025

Pier Paolo Pasolini, Il soldato di Napoleone - Sergio Endrigo, 1962 - Canzoni scritte da Pier Paolo Pasolini

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Pier Paolo Pasolini
Il soldato di Napoleone

Sergio Endrigo
1962


 1962 - Il soldato di Napoleone 

Autori del testo - Pier Paolo Pasolini, Sergio Endrigo 

Autori della musica - Sergio Endrigo 

Interprete - Sergio Endrigo


Fu un’idea di Ennio Melis, il direttore artistico della RCA, quella di farmi collaborare con Pier Paolo Pasolini. Anzi lui voleva che Pasolini scrivesse i testi per delle ballate che parlassero del mondo che aveva descritto nei suoi romanzi, i ragazzi di vita, la Roma delle periferie, e che io le musicassi. Così ci incontrammo e io gli parlai di questa idea, ma lui in quel momento stava partendo per l’Africa, doveva fare dei sopralluoghi per un film che doveva girare, non aveva molto tempo e mi disse di guardare tra le sue poesie friulane, in una raccolta che si chiamava “La Meglio Gioventù”, e che prendessi pure quello che volevo. “La Meglio Gioventù” è la storia di una famiglia friulana, la famiglia Colussi, la famiglia della madre di Pasolini, dall’età di Napoleone alla Resistenza. Io presi la prima parte, c’era già la traduzione, mi limitai a togliere qualche sillaba e ad adattarla alla metrica della musica che avevo scritto e così registrai Il Soldato Di Napoleone.

(da “Sergio Endrigo. La Voce Dell’Uomo” -Edizioni Associate, 2002)


Addio, addio Casarsa vado via per il mondo

Lascio il padre e la madre vado via con Napoleone
Addio vecchio paese, addio giovani amici
Napoleone chiama la meglio gioventù
Quando si alza il sole al primo chiaro del giorno
Vincenzo col suo cavallo di nascosto se ne è partito
Correva lungo il Tagliamento e quando suona mezzodì
Vincenzo si presenta a Napoleone
Come furono passati sette mesi sono in mezzo al ghiaccio
A conquistare la Russia perduti e abbandonati
Come furono passati sette giorni sono in mezzo al gelo
Della grande colonia feriti e prigionieri
Spaventato il cavallo, fuggiva per la neve
E sopra aveva Vincenso che ferito delirava
Gridava fermati cavallo, ferma, fermati ti prego
Che è ora che ti dia un mannello di fieno
Il cavallo si ferma e con locchio quieto buono
Guarda il suo padrone che ormai muore di freddo
Lincenso gli squarcia il ventre, la sua baionetta
E dentro vi ripara la vita che gli avanza
Susanna con suo padre passa di lì sul carro
E vede il giovincello nei visceri del cavallo
Salviamolo padre mio questo povero soldato che muore nella colonia
Caduto e abbandonato
Chi siete bel soldato venuto da lontano
Sono Colussi Vincenzo un giovane italiano
E voglio portarti via appena sarò guarito
Perché nel petto con gli occhi mi hai ferito
No, no che non vengo via perché mi sposo questa pasqua
No, no che non vengo via perché a pasqua sarò già morta
La domenica degli ulivi piangevano tutti e due
E luno e laltra a piangere si vedevano di lontano
Il lunedì santo si vedono nellorto
E si danno un bacio come due colombi
Il giovedì santo che nascono rose e fiori
Scappano dalla colonia per saziare lamore
La domenica di pasqua che tutto il mondo canta
Arrivano innamorati in terra di Francia
La domenica di pasqua che tutto il mondo canta
Arrivano innamorati in terra di Francia




@Eretico e Corsaro - Le Pagine Corsare


Curatore, Bruno Esposito

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martedì 13 maggio 2025

Pasolini, Il rosso di Guttuso - Rinascita, 13 ottobre 1962, pag. 32.

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Eretico e Corsaro



Pasolini, Il rosso di Guttuso

Rinascita
13 ottobre 1962
pag. 32.

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )



La poesia sul “rosso di Guttuso” apparve per la prima volta, senza titolo, sul numero 23 di Rinascita (13 ottobre 1962) a pag. 32. La pagina porta il titolo redazionale "L'amico del popolo". 

Successivamente, con il titolo "Rosso Guttuso, viene inserita in un inserto al numero 42 di Rinascita, di sabato 9 novembre 1985, dal titolo: Dialogo con Pasolini.

giovedì 8 maggio 2025

Pier Paolo Pasolini, La navigazione verso Cuba - Vie nuove, 8 novembre 1962, pag.23

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Pier Paolo Pasolini
La navigazione verso Cuba

Vie nuove

8 novembre 1962

pag. 23

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Cari amici, spedisco alla redazione di << Vie Nuove >> una poesia, anzichè le lettere solite. E' una poesia d'occasione, e come tale non si differenzia poi molto dall'eventuale mia risposta a qualcuno che mi chiedesse l'opinione sui fatti di Cuba... Consideratela un po' come tradotta, in sogno, dal cubano... 


La navigazione verso Cuba 


In un mattino di quest'anno, 

azzurrino nella profondità dei secoli, 

il convoglio va verso Cuba. 


In un mattino di quest'anno, 

buio nelle viscere dei secoli, 

un poeta dorme nel suo lettuccio. 

lunedì 24 marzo 2025

Pier Paolo Pasolini, 10 giugno, "Io sono una forza del passato" - le poesie di Mamma Roma

"Le pagine corsare " 

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Eretico e Corsaro

© Immagine di Divo Cavicchioli


Pier Paolo Pasolini, 10 giugno, 
"Io sono una forza del passato"

le poesie di Mamma Roma 


       Un solo rudere, sogno di un arco,

       di una volta romana o romanica,

       in un prato dove schiumeggia un sole

       il cui calore è calmo come un mare,

       e, del mare, ha il sapore di sale,

       il mistero splendente: lì ridotto,

       sulla schiuma del mare della luce,

       il rudere è solo: liturgia

       e uso, ora profondamente estinti,

       vivono nel suo stile – e nel sole –

       per chi ne comprenda presenza e poesia.

       Fai pochi passi, e sei sull’Appia

       o sulla Tuscolana: lì tutto è vita,

       per tutti. Anzi, meglio è complice

       di quella vita chi non ne sa stile

       e storia. I suoi significati

       si scambiano nella sordida pace

       indifferenza e violenza. Migliaia,

       migliaia di persone, Pulcinella

       d’una modernità di fuoco, nel sole

       il cui significato è anch’esso in atto,

       si incrociano pullulando scure

       sugli accecanti marciapiedi, contro

       l’Ina-Case sprofondate nel cielo.

mercoledì 5 marzo 2025

L'addio di Pasolini alle borgate - Franco Calderoni intervista Pasolini sul set di Mamma Roma - Tempo, numero 19 del 12 maggio 1962

 "Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



L'addio di Pasolini alle borgate
Franco Calderoni intervista Pasolini sul set di Mamma Roma

Tempo, numero 19

12 maggio 1962

pag. 36, 37 e 39

( Questa trascrizione da cartaceo, è curata da Bruno Esposito )

Roma, maggio

<< Con Mamma Roma darò l'addio al mondo delle borgate e al sottoproletariato romano. E' un'addio pieno di tristezza il mio, ma è necessario >>.

Passeggio su e giù per via Sagunto con Pasolini. Ha appena finito di girare un primo piano della Magnani appoggiata alla ringhiera delle scale di uno dei palazzoni dell'Ina-Casa che sorgono al Quadraro. Una selva di finestre grigie come buchi nel tufo sputa le voci a tutto volume delle radio. I ragazzi giocano badando bene a non scompigliarsi le accurate capigliature.

<< Non è servito a niente - riprende Pasolini - io ho tentato di proporre all'attenzione e alla meditazione del pubblico un problema. Ma la mia voce è arrivata solo là dove non c'erano porte da sfondare... Gli altri hanno rifiutato il problema e hanno guardato il sottoproletariato, i suoi simboli, con scetticismo e ironia... quando non si è scesi addirittura agli insulti contro loro e contro me. Nessuno ha capito che quello del sottoproletariato non è un fatto folcloristico >>.