"Le pagine corsare "
dedicate a Pier Paolo Pasolini
Eretico e Corsaro
Pasolini
Vicoli di Trastevere
L'Unità
30 ottobre 1956
pag. 3
( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )
L'Unità
30 ottobre 1956
pag. 3
( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )
L'Avanti
17 luglio 1955
pag, 3
( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )
Suonarono da lontano le sirene del mezzogiorno.
«Fàmise er bagno, va»
si disse a voce alta
«sinnò er principale, che lo possino ammazzallo, se imbriaca, e li sordi cor cazzo che li pijo. Ce mancherebbe, che oggi dovessi da restà senza na brecola!»
Così dicendo si buttò a caposotto nel fiume, senza badare a Mariuccio che s’era già consolato e gli gridava dietro:
«’O sai che Genesio traversa fiume pure lui?»
Genesio gli fece:
«E statte zitto»,
e anziché farsi il bagno, si immerse a pensare un po’ sulle ultime cose. Ma poi s’incuriosì a quello che faceva il Riccetto in mezzo al fiume, e se lo stette a guardare attento come Borgo Antico e Mariuccio. S’avvicinò all’orlo dell’acqua, e voltandosi appena verso i fratellini tutti assorbiti dall’esibizione del Riccetto, fece a voce bassa:
«Dopo se ne tornamo a casa, è mejo, sinnò mamma piagne».
L'Avanti
25 aprile 1957
pag. 3
(Questa poesia P.P.Pasolini la dedicò al fratello Guido (Ermes) partigiano delle Brigate Osoppo fucilato a Porzus (Friuli) dai gappisti. )
(da Epigrafi»)
Nel tuoi ritratti,
le tue vesti, i tuoi libri,
non sentiremo più la tua vita.
La tua giovinezza
non splende per noi chinata
sulla terra dell'orto
non splendono i tuoi capelli.
Fu un vento ignoto a spirare
sul tuo mondo, su te,
e vi ha tutto sconvolto.
Libertà, la tua bocca ridente,
Libertà, la tua fronte pallida,
Libertà, le tue spalle leggere.
Poi il vento è caduto.
***
Disperse la tua vita,
stringi nel pugno la tua fede.
Dai silenzi della tua vita
torna solo la voce
della tua fede silenziosa.
PIER PAOLO PASOLINI
L'ANNUNCIAZIONE
23 aprile
Il Piccolo
4 settembre 1967
pag. 3
( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )
A questo link, trovi tutte le interviste: Interviste a Pasolini - Le pagine Corsare
Ha aggiunto soltanto un prologo e un epilogo Franco Citti questa volta è sicuro di vincere.
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Venezia Lido, 3
Non ha ancora trent'anni, nel '61 era un ragazzo della più squallida periferia romana, con poche lire in tasca, con un lavoro (quando c'era) incerto, con tanti amici come lui che gli facevano compagnia nelle scorribande in giro per le borgate e nelle «fughe» in città, alla ricerca di un mondo per loro esotico e sconosciuto. Il cinematografo lo conosceva soltanto attraverso le salette rionali di quarta visione. Oggi, Franco Citti è al Lido di Venezia per la terza volta.
La prima volta venne con «Accattone», la seconda con «Mamma Roma», la terza, adesso, con «Edipo re». Tre film con Pier Paolo Pasolini, l'uomo al quale Citti deve pressochè tutto. Tre film difficili, «impegnati», anticonformistici. Dalla folgorante scoperta del sottoproletariato romano alla poetica reinvenzione d'uno fra i più grandi e travagliati miti della civiltà occidentale.
Magliette multicolori di spugna, i capelli ricci, il sorriso aperto e accattivante, l'espressione sorniona e spesso sbigottita, Citti è convinto del futuro successo della pellicola:
«Finora, i film di Pier Paolo non hanno avuto mai fortuna a Venezia. «Accattone» non lo vollero in concorso, e avrebbe sbaragliato il campo; «Mamma Roma» non lo vollero in concorso, e avrebbe sbaragliato il campo; «Mamma Roma» non lo capirono e non premiarono neppure la Magnani; questo vince, vince di sicuro».
(Il post si basa su quanto si è appreso dai media, sull'inchiesta Epstein)
Ci sono storie che non si incrociano mai, eppure sembrano parlarsi da lontano. Una appartiene alla cronaca del XXI secolo, fatta di jet privati, isole tropicali, contatti altolocati. L’altra è un film del 1975, ambientato in una villa isolata durante gli ultimi giorni della Repubblica di Salò. Eppure, se ci si avvicina abbastanza, si sente un’eco comune: la voce del potere quando nessuno lo guarda.
Immagina due porte che si chiudono. La prima è quella di una villa fortificata sulle colline emiliane, dove Pasolini ambienta il suo inferno laico. Dentro, quattro Signori fascisti hanno creato un mondo a parte, un laboratorio del dominio. La seconda porta è quella di una residenza privata, o di un’isola lontana, dove Epstein riceve ospiti, protegge segreti, costruisce relazioni. Sono epoche diverse, linguaggi diversi, ma la dinamica è simile: chi ha abbastanza potere può costruire un luogo dove la legge non entra.
Nel caso Epstein, secondo molte ricostruzioni giornalistiche e giudiziarie, il potere economico e relazionale avrebbe creato un sistema di sfruttamento e ricatto. In Salò, Pasolini mette in scena un potere assoluto che riduce i corpi a materia da usare, consumare, disciplinare. In entrambi i casi il potere non è un contesto, ma un meccanismo: una struttura che permette ad alcuni di trattare altri come oggetti.Filmcritica
n° 248
ottobre 1974
pag. 308-309-310
( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )
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Ogni opera è ambigua. Ma lo dico non in difesa della sua unità; bensì in polemica con la sua unità. Ogni unità è infatti idealistica. (Noi ci poniamo evidentemente, anzitutto, su un terreno culturale materialista). L'ambiguità dell'arte non è dunque, malgrado le apparenze, un dato negativo in quanto irrazionalistico, e quindi decadentistico e borghese. L'ambiguità dell'arte è un dato positivo, in quanto presuppone nell'opera due momenti diversi, che la lacerano, e ne distruggono l'unità, essa sì irrazionalistica, e quindi, se vogliamo, decadentistica e borghese. Il formalismo russo, specie attraverso Sklovskij ha rilanciato l'unità dell'arte, in quanto unità di funzionamento, unità del <<priem>>. Lo strutturalismo che, in questo senso, è lo sviluppo storico del formalismo, continua a ribadire l'unità dell'arte, come <<tutto solidale>>, <<coesività>> ecc. E' vero che sia i formalisti che gli strutturalisti non si dimenticano mai di parlare anche di ambiguità, o, per dirla tecnicamente meglio, di senso sospeso: ma tale ambiguità o canone della sospensione non è che un elemento formale o strutturale: uno dei tanti elementi che compongono l'unità idealistica dell'arte. L'ambiguità non viene opposta all'unità, come un modo totalmente altro di concepire l'arte. La mia ignoranza mi impedisce di definire cosa sia l'ambiguità dell'arte: cioè di dire quali sono due elementi contrari costanti che si scontrano dentro un'opera, inconciliabilmente, fondandone l'ambiguità. I soliti