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venerdì 13 febbraio 2026

Pasolini: Ritorno alla rubrica - Vie nuove, numero 42, 15 ottobre 1964, pag. 30

 "Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pasolini
Ritorno alla rubrica

Vie nuove
numero 42
15 ottobre 1964
pag. 30

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )

Dopo un anno

Riprendo questa pagina di corrispondenza dopo più di un anno, finito il lavoro troppo impegnativo, per fare qualcos’altro, del «Vangelo secondo Matteo». Un anno non passa mai, per fortuna, inutilmente, e quindi né io né i miei interlocutori, siamo più quelli di un anno fa. Non potrei assolutamente cominciare con un «heri dicebam». Che cosa sia cambiato, risulterà pian piano dal dialogo, dalle confessioni, dai contrasti ecc. Io, per ora, posso fare solo un’osservazione, che senz’altro può servire come discorso preliminare alla ripresa della corrispondenza: si tratta della sede, dell’atteggiamento, del tono, con cui io scambierò le mie opinioni: ed è lì che, forse, qualcosa è cambiato. Infatti: il rischio a cui non voglio neanche pensare – tanto è il disagio, quasi la vergogna che mi prende a pensarci – il rischio di questo mio parlare con degli ignoti lettori di «Vie nuove», per lo più uomini semplici, che fanno della cultura non la loro specializzazione, ma il loro nutrimento – era quello di una certa «ufficialità». Arrossisco nel prospettare la cosa sia pure solo come eventualità. Non dico «ufficialità» con tutti i suoi crismi, questo no («per la contraddizion che no’l consente», e tale «contraddizion» era nel mio animo, nel mio modo di essere): ma «ufficialità» in quanto autorità in qualche modo riconosciuta. Non voglio avere autorità, sappiatelo. Se ce l’avrò, l’avrò di volta in volta, per l’eventuale forza dei miei argomenti di quel dato momento, di quella data circostanza: e soprattutto per la sincerità. Il mostruoso dell’uomo autorevole è di usufruire di una sincerità, di un impegno e di un rischio totale di tutto sé stesso attraverso cui ha potuto raggiungere l’autorità, e che, una volta raggiunta, si sono riprodotti meccanicamente e aprioristicamente. Non voglio far parte della vostra mitologia, neanche per quel po’ che quel po’ di successo o di diffusione diffamatoria o celebratoria del mio nome, potrebbero consentirmelo. Vi prego il massimo di democraticità, non tanto da parte vostra, quanto nella pretesa che ci sia da parte mia. È difficile conservare non goffamente la propria democraticità, quando in qualche modo si è in cattedra: io qui, titolare di una rubrica, proposto, esposto, interrogato sulle mie opinioni ecc. ecc., rischio appunto la cattedra. In altri momenti posso forse aver avuto la inconscia debolezza di lasciarmi un po’ trascinare nel gioco (forse per impegni più importanti che mi tenevano piscologicamente e moralmente occupato, forse per immaturità, forse perché era fatale che ciò avvenisse, era uno scotto che si doveva pagare) comunque ora mi vergognerei selvaggiamente se dovessi prender in qualche modo atto del mio stato di influenza, del mio parlare con la protezione di meriti acquisiti nel campo della mia specializzazione.

giovedì 12 febbraio 2026

Pasolini: Lampi sull’Eni - Tratto da: Il libro nero delle stragi di Stato, a cura di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Pasolini: Lampi sull’Eni
Tratto da
Il libro nero delle stragi di Stato

a cura di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza 

© Chiarelettere editore srl

Lampi sull’Eni


Sfogliamo ora Petrolio. In particolare, analizziamo il testo chiave del 16 ottobre 1974, ovvero il riassunto dei capitoli che, a quella data, Pasolini ha già scritto. (1) È quanto ci rimane del piano complessivo dell’opera, compreso il riferimento al capitolo scomparso Lampi sull’Eni.

         Appunti 20-30

         Storia del problema del petrolio e retroscena

  ↓

  LAMPI SULL’ENI

 *

  Appunti 20-25 circa (antefatti): Le fonti

 Appunti 25-30 circa (la trama): Appendici gialle


* romanzo non tanto ‘a schidionata’ quanto ‘a brulichio’, o magari a ‘shish kebab’)

tutta questa è un’enorme digressione alla Sterne, che lascia Carlo nell’atto di andare al ricevimento della Signora F. e lo riprende quando egli entra.

Specchietto dell’Impero Eni poi Montedison

– Specchietto dell’Impero Monti secondo questo schema

– La signora presso cui c’è il ricevimento è la Signora titolare di un Ente Culturale finanziato (per ragioni di amicizia o parentela) sia da Cefis che da Monti (fascista) – Il salotto però è un salotto intellettuale di Sinistra.

– in questa occasione Carlo viene osservato e assunto da una delle due grandi Società: ma, risalendo attraverso le diramazioni petrolchimiche comuni – diventerà un pezzo grosso (vicepresidente o presidente nominale, come Beolchini) dell’altra

* Il racconto che porta al punto di incrocio del salotto della Signora è costituito tutto da notizie e informazioni di affari e parentele ecc. (Appunti 20-30). Ma anche nel punto di incrocio si raccontano <?> fatti di affari, interessi, mene, clientelismo che preparano la II parte

mercoledì 11 febbraio 2026

Pasolini: Vicoli di Trastevere - L'Unità, 30 ottobre 1956, pag. 3

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pasolini
Vicoli di Trastevere

L'Unità

30 ottobre 1956

pag. 3

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )



Imbocco San Michele, tra muraglie

basse, quasi di casematte, piazze

granulose su cui la luna abbaglia


come su decrepita ghiaia, terrazze

dove occhieggia un garofano

o una testa d’aruta, che ragazze


in vestaglia annacquano: e l’aria muta

porta le loro voci di prigioniere

tra mura di tufo con porte come buche


e bifore sbilenche. Ma risuonano fiere

le grida dei maschi ancora teneri che

rincasano dai primi spettacoli, canottiere


e magliette svolazzanti sopra le

vite strette e discinte... Nella piazzetta

sotto casa, sostano, intorno al caffè


già vuoto, o più in là tra le carrette

o i camion ruggini in file inanimate

dove più arde la luna, e i vicoletti,


sboccando, sono più bui – o illuminati

appena per svelare, di sbieco,

in una pietra leggera e disossata


come spugna, qualche gonfia parete

incrostata di rosoni e bugnati;

e, su questo messicano rione, rispecchia


il cielo il suo incanto ignorato,

con vapori freschi come buccia di mela,

sulle casupole del proletariato


che festeggia, rissoso e umile, la sera.

Pier Paolo Pasolini


Curatore, Bruno Esposito

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Morte sul Fiume - Dal romanzo "Ragazzi di vita" di Pier Paolo Pasolini - L'Avanti, 17 luglio 1955, pag, 3

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Morte sul Fiume
Dal romanzo "Ragazzi di vita"
di Pier Paolo Pasolini

L'Avanti

17 luglio 1955

pag, 3

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Suonarono da lontano le sirene del mezzogiorno.

«Fàmise er bagno, va» 

si disse a voce alta 

«sinnò er principale, che lo possino ammazzallo, se imbriaca, e li sordi cor cazzo che li pijo. Ce mancherebbe, che oggi dovessi da restà senza na brecola!»

Così dicendo si buttò a caposotto nel fiume, senza badare a Mariuccio che s’era già consolato e gli gridava dietro: 

«’O sai che Genesio traversa fiume pure lui?»

Genesio gli fece: 

«E statte zitto», 

e anziché farsi il bagno, si immerse a pensare un po’ sulle ultime cose. Ma poi s’incuriosì a quello che faceva il Riccetto in mezzo al fiume, e se lo stette a guardare attento come Borgo Antico e Mariuccio. S’avvicinò all’orlo dell’acqua, e voltandosi appena verso i fratellini tutti assorbiti dall’esibizione del Riccetto, fece a voce bassa: 

«Dopo se ne tornamo a casa, è mejo, sinnò mamma piagne». 

lunedì 9 febbraio 2026

Pasolini - La passione del '45 - L'Avanti, 25 aprile 1957, pag. 3

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Pasolini
La passione del '45

L'Avanti

25 aprile 1957

pag. 3

(Questa poesia P.P.Pasolini la dedicò al fratello Guido (Ermes) partigiano delle Brigate Osoppo fucilato a Porzus (Friuli) dai gappisti. )

La passione del '45

(da Epigrafi»)


Nel tuoi ritratti,

le tue vesti, i tuoi libri,

non sentiremo più la tua vita.

La tua giovinezza

non splende per noi chinata

sulla terra dell'orto

non splendono i tuoi capelli.

Fu un vento ignoto a spirare

sul tuo mondo, su te,

e vi ha tutto sconvolto.

Libertà, la tua bocca ridente,

Libertà, la tua fronte pallida,

Libertà, le tue spalle leggere.

Poi il vento è caduto.

***

Disperse la tua vita,

stringi nel pugno la tua fede.

Dai silenzi della tua vita

torna solo la voce

della tua fede silenziosa.

PIER PAOLO PASOLINI

Curatore, Bruno Esposito

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domenica 8 febbraio 2026

Pasolini: La passione, versi tratti da L'usignolo della Ciesa Cattolica

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


 

LA PASSIONE


I

Cristo nel corpo
sente spirare
odore di morte.
Ah che ribrezzo
sentirsi piangere!
Marie, Marie,
albe immortali,
quanto dolore...
Io fui fanciullo
e oggi muoio.

 

II


Cristo, il tuo corpo
di giovinetta
è crocifisso
da due stranieri.
Sono due vivi
ragazzi e rosse
hanno le spalle,
l'occhio celeste.
Battono i chiodi
e il drappo trema
sopra il Tuo ventre...
Ah che ribrezzo
col caldo sangue
sporcarvi i corpi
color dell'alba!
Foste fanciulli,
e per uccidermi
ah quanti giorni
d'allegri giochi
e d'innocenze.

 

III


Cristo alla pace
del Tuo supplizio
nuda rugiada
era il Tuo sangue.
Sereno poeta,
fratello ferito,
Tu ci vedevi
coi nostri corpi
splendidi in nidi
di eternità!
Poi siamo morti.
E a che ci avrebbero
brillato i pugni
e i neri chiodi,
se il Tuo perdono
non ci guardava
da un giorno eterno
di compassione?

 

IV


Cristo ferito,
sangue di viole,
pietà degli occhi
chiari dei Cristiani!
Fiore fiorente,
sul monte lontano
come possiamo
piangerti, o Cristo?
II cielo è un lago
che mugge intorno
al muto Calvario.
O Crocifisso,
lasciaci fermi
a contemplarti.

 

V


Cristo, ai tuoi poveri
figli dispersi
nell'infinito
cielo del vivere,
ecco, morendo
Tu lasci questa
finita Immagine.
Soave fanciullo,
corpo leggero,
ricci di luce...
è San Giovanni.
Perduti in nubi
d'indifferenza
in Sé ci chiama
e a Sé ci informa
questo Tuo Corpo.

 

VI

Cristo si abbatte
dentro il Suo corpo.
Da sé remote
in quali ardenti
campagne ha sguardo
la Sua pupilla?
Qui è ben cieco,
fermo sull'ossa:
un uccelletto
insanguinato
su una proda.
Dietro, la luce
marcisce il cielo.
Per le vallate
e per le vette
non suona voce:
ultimo e dolce
fruscio la serpe
che si rintana.
O Dio che ombre
dentro il chiarore
delle saette!

La Samaria
annega al buio,
la morte tuona
s'un cimitero
di fresche aiuole!
Polvere e fronde
echi di voci
riversi al vento
nel mesto buio.
Ah siamo uomini
dimentichiamo.
Dietro di Cristo
sui monti morti
il cielo fugge,
è un cieco fiume.
 
 
Pier Paolo Pasolini



L'USIGNOLO DELLA CHIESA CATTOLICA
di Pier Paolo Pasolini
Milano:Longanesi
1958.


 Fonte:
 
 

Curatore, Bruno Esposito

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Pasolini: Litania, versi tratti da L'usignolo della Ciesa Cattolica

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


L I T A N I A


JANUA COELI

La porta s'apre
quando la pioggia
marcisce la sera.
Allora un raggio

rompe dai nuvoli.
Tu nuda, o Vergine,
specchi nell'umido
il viso azzurro.
 
SPECULUM JUSTITIAE

Specchio del cielo!
In te le nubi
i muri gli alberi
cadono immoti.

Spio capovolto...
Che pace paurosa!
Non c'è un sospiro
nel cielo, un alito.
 
MATER PURISSIMA

Poveri miei occhi
di giovinetto
chini s'un corpo
colore dell'alba!

II gesto santo
del mio peccato
cade in un vespro
di castità
 
MATER CASTISSIMA

Ahi crudeltà
non trapassarmi
con gli occhi il corpo!
Sì, esso è nudo

caldo e innocente...
Sotto quel crudo
amore degli occhi
mi sento morire.
 
MATER INVIOLATA

Dal tuo grembiule
accieca il figlio
un lume candido
di albe e gigli.


Madre! quel lume
è tanto puro
che la tua coscia
pare di neve.
 
TURRIS EBURNEA

Seni di avorio
nidi di gigli,
non v'ha violato
mano di padre.

Fianchi lucenti
di nere nuvole
non vi fa scuro
la nostra pioggia.
 
STELLA MATUTINA

Nel duro silenzio
rustici uccelli
pungono l'aria
e il casto cuore.

Che calma morte!
Su ridestiamoci,
che il nostro cuore
vuole peccare.
 
REGINA PACIS

O Inesistente
quante preghiere
strappate al cuore
per ricadere

sul nostro cuore!
Febbrile e vano
suono degli angelus
sul giorno umano.

Pier Paolo Pasolini

Curatore, Bruno Esposito

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Pasolini: L'ANNUNCIAZIONE, versi tratti da L'usignolo della Ciesa Cattolica

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

L'ANNUNCIAZIONE

 

I FIGLI:


Madre, cos'hai
sotto il tuo occhio?
Cosa nascondi
nel riso stanco?
Domeniche antiche,
fresche di cielo,
antichi maggi
rossi negli occhi
delle tue amiche,
antichi incensi...
Ora, al tuo letto,
tremiamo per te,
madre, fanciulla,
per le domeniche,
gli incensi, i maggi.
Tu eri tanto
bella e innocente...
Madre... chi eri
quand'eri giovane?
E Lui, chi era?
Madre, che muoia...
Ah, sia fanciulla
sempre la vita
nella severa
tua vita fanciulla...

 
 
L' ANGELO:


Non senti i figli?
O lodoletta
canta in un'alba
di eterno amore...

 

MARIA:


Angelo, il grembo
sarà candore.
Pei figli vergini
io sarò vergine.


Pier Paolo Pasolini

Curatore, Bruno Esposito

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Pier Paolo Pasolini, le poesie di Mamma Roma - 23 aprile

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pier Paolo Pasolini
le poesie di Mamma Roma
 23 aprile

 

23 aprile

Una coltre di primule. Pecore

controluce (metta, metta, Tonino,

il cinquanta, non abbia paura

che la luce sfondi – facciamo

questo carrello contro natura!).

L’erba fredda tiepida, gialla tenera,

vecchia nuova – sull’Acqua Santa.

Pecore e pastore, un pezzo

di Masaccio (provi col settantacinque,

e carrello fino al primo piano).

Primavera medioevale. Un Santo eretico

(chiamato Bestemmia, dai compari.

Sarà un magnaccia, al solito. Chiedere

al dolente Leonetti consulenza

su prostituzione Medioevo).

venerdì 6 febbraio 2026

Edipo Re: conferenza stampa di P.P.Pasolini al Lido di Venezia - Barbarica e arbitraria la ricostruzione - Il Piccolo, 4 settembre 1967, pag. 3.

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Foto © Euro International Film (EIA)

Edipo Re: conferenza stampa di Pasolini al Lido di Venezia
<< Barbarica e arbitraria la ricostruzione >>

Il Piccolo

4 settembre 1967

pag. 3

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )

A questo link, trovi tutte le interviste: Interviste a Pasolini - Le pagine Corsare 

Ha aggiunto soltanto un prologo e un epilogo Franco Citti questa volta è sicuro di vincere.

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Venezia Lido, 3

Non ha ancora trent'anni, nel '61 era un ragazzo della più squallida periferia romana, con poche lire in tasca, con un lavoro (quando c'era) incerto, con tanti amici come lui che gli facevano compagnia nelle scorribande in giro per le borgate e nelle «fughe» in città, alla ricerca di un mondo per loro esotico e sconosciuto. Il cinematografo lo conosceva soltanto attraverso le salette rionali di quarta visione. Oggi, Franco Citti è al Lido di Venezia per la terza volta.

La prima volta venne con «Accattone», la seconda con «Mamma Roma», la terza, adesso, con «Edipo re». Tre film con Pier Paolo Pasolini, l'uomo al quale Citti deve pressochè tutto. Tre film difficili, «impegnati», anticonformistici. Dalla folgorante scoperta del sottoproletariato romano alla poetica reinvenzione d'uno fra i più grandi e travagliati miti della civiltà occidentale.

Magliette multicolori di spugna, i capelli ricci, il sorriso aperto e accattivante, l'espressione sorniona e spesso sbigottita, Citti è convinto del futuro successo della pellicola: 

«Finora, i film di Pier Paolo non hanno avuto mai fortuna a Venezia. «Accattone» non lo vollero in concorso, e avrebbe sbaragliato il campo; «Mamma Roma» non lo vollero in concorso, e avrebbe sbaragliato il campo; «Mamma Roma» non lo capirono e non premiarono neppure la Magnani; questo vince, vince di sicuro».