"Le pagine corsare "
dedicate a Pier Paolo Pasolini
Eretico e Corsaro
Pier Paolo Pasolini
Realismo e neo-purismo
Vie nuove
numero 30
23 luglio 1960
pag. 6
( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )
Mi permetta di sottoporle due questioni (collegate fra loro) che riguardano da vicino la sua attività di scrittore e di teorico di certe tesi che poi nei suoi romanzi trovano la realizzazione pratica più probante.
Mi riferisco alla questione del linguaggio nell’opera d’arte in relazione al «realismo» e alla «obbligatoria» utilizzazione del dialetto – anzi dei dialetti – scrivendo di persone o gruppi sociali che nella realtà si esprimono appunto in dialetto o gergo.
1) rapporto realismo-linguaggio: non le sembra che dare per pugnalato il realismo per mano di uno o più neo-puristi (mi riferisco al suo discorso «alla maniera di Antonio») sia un insistere su aspetti formali, polivalenti, e trascurare la sostanza che sta, per quanto riguarda la possibilità di definire realista uno scrittore, in altre questioni? Non è più giusto cioè esaminare se egli – come scrittore – è più o meno radicato nel reale, quale è il suo atteggiamento critico verso di esso, il suo giudizio del mondo, e quale è la sua posizione «ideologica» cioè la capacità o meno di tener presenti le linee generali di sviluppo della società che rappresenta, i «sentimenti di massa»? Misurati con questo metro – che non significa affatto interessarsi di quale partito essi preferiscono – alcuni degli scrittori che lei ha positivamente citato nella sua Orazione contro Cassola potrebbero rivelarsi non abbastanza «alti» da essere arruolati nelle file dell’esercito realista. Può essere invece che altri – che potrebbero fare… il soldato (magari in sussistenza) – finiscano con l’essere dal suo criterio lasciati in abito borghese.



































