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lunedì 2 novembre 2026

Le Pagine Corsare, 2 novembre 2026: la Procura di Roma riapre il caso Pasolini. C'è un nuovo testimone.

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

 


Le Pagine Corsare
2 novembre 2026: 
la Procura di Roma riapre il caso Pasolini. 
C'è un nuovo testimone

Mentre nel nostro precedente intervento analizzavamo la natura pianificata del massacro e il legame fatale tra l’«Io so» e le carte di Petrolio (l'articolo completo è leggibile a questo link: https://pasolinilepaginecorsare.blogspot.com/2026/11/il-delitto-pasolini-fu-unesecuzione.html ), la cronaca giudiziaria irrompe a dare forma istituzionale a quelle medesime intuizioni.
Oggi, 2 novembre 2026, nel giorno esatto del cinquantunesimo anniversario dal martirio dell'Idroscalo di Ostia, la Procura di Roma ha ufficialmente riaperto un fascicolo d’indagine sull’omicidio di Pier Paolo Pasolini. Un atto formale che scuote le fondamenta di mezzo secolo di silenzi e dinieghi giudiziari, trasformando la ricorrenza della memoria in un’operazione di verità in tempo reale.
Ecco tutto ciò che sappiamo e che è emerso finora sulle ragioni di questa improvvisa e storica svolta:
I. La guida dell'indagine e l'istanza difensiva
Il nuovo procedimento penale è stato aperto e affidato alla sostituta procuratrice Silvia Santucci. Non si tratta di un'iniziativa spontanea del "Palazzo", ma del recepimento di un esposto dettagliato presentato nel novembre del 2025 dall'avvocato Stefano Maccioni — legale che cura gli interessi dell'Ordine dei Giornalisti del Lazio, del regista David Grieco e dello scrittore Giovanni Giovannetti — a cui è seguita una decisiva integrazione documentale depositata nel maggio del 2026.
II. Il gancio del presente: un testimone mai ascoltato
L'elemento di rottura più dirompente dell'intera istanza, che ha spinto la Procura a rompere gli indugi, risiede nella richiesta di escussione di un nuovo testimone. L'identità di questa persona è attualmente secretata dagli inquirenti per ovvie ragioni istruttorie, ma gli elementi in possesso dei legali indicano che il teste sarebbe in grado di riferire dettagli inediti, diretti e circostanziati sulla dinamica del massacro e, soprattutto, sui soggetti che componevano il commando all'Idroscalo la notte tra il 1° e il 2 novembre 1975.
III. I fotogrammi della Rai e la caccia ai complici
Accanto alla prova testimoniale, l'esposto poggia su un imponente lavoro di rianalisi visiva ed elettronica che supera i confini dei vecchi faldoni processuali:
  • I filmati d'archivio: La Procura ha acquisito una serie di immagini e servizi giornalistici provenienti direttamente dagli archivi storici della Rai, andati in onda a ridosso del delitto. Dall'esame fotogramma per fotogramma di quei materiali sarebbero emersi dettagli anomali, presenze ingiustificate o elementi di riscontro finora completamente ignorati dalle prime inchieste superficiali.
  • Il superamento definitivo dell'assassino solitario: L'obiettivo formale di questa nuova inchiesta non è ridiscutere la posizione del defunto Pino Pelosi, ma capitalizzare l'eredità scientifica del RIS (che isolò almeno tre DNA ignoti sulla scena) per dare finalmente un nome e un volto ai complici rimasti impuniti per oltre cinquant'anni.
«Vogliamo capire finalmente cosa accadde quella notte e perché», ha dichiarato a caldo l'avvocato Maccioni. Per noi che da anni cerchiamo di preservare la memoria eretica e corsara del poeta, la riapertura di questo fascicolo dimostra che il corpo di Pasolini non ha ancora finito di interrogarci e che l'inferno da lui denunciato non ha ancora vinto la sua battaglia contro la verità.
Bruno Esposito

 

Curatore, Bruno Esposito

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Il delitto Pasolini fu un'esecuzione: dall’«Io so» alle prove di Petrolio, la verità dell'Antimafia che cancella 50 anni di bugie

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Eretico e Corsaro


 

Il delitto Pasolini fu un'esecuzione: dall’«Io so» alle prove di Petrolio, la verità dell'Antimafia che cancella 50 anni di bugie

«La morte non è nel non poter comunicare, ma nel non poter più essere compresi». Quando Pier Paolo Pasolini scriveva questi versi in Una disperata vitalità, non lasciava solo un manifesto lirico sulla solitudine dell'intellettuale. Consegnava ai posteri la chiave di lettura della sua stessa fine.
Per cinquant'anni, il "Palazzo" – quel centro di potere senza volto che Pasolini ha lucidamente smascherato fino all'ultimo respiro – ha preteso di confinare il massacro della notte tra l'1 e il 2 novembre 1975 nei recinti angusti e degradati della cronaca nera, derubricandolo a un'accidentale "lite tra omosessuali" e condannando all'oblio la voce dell'autore. Oggi, tuttavia, la verità storica ed elementi istituzionali costringono a una riscrittura totale di quel cold case giudiziario.

lunedì 26 ottobre 2026

Pier Paolo Pasolini, Capodanno in cella: I fatti di Chioggia e la genesi della persecuzione giudiziaria.

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Il Capodanno in cella: 
i "fatti di Chioggia" 
e la genesi del calvario giudiziario 
di Pasolini

Gennaio 1951. Pier Paolo Pasolini è a Roma da appena un anno. È fuggito dal Friuli insieme alla madre Susanna, travolto dallo scandalo di San Vito al Tagliamento: un’accusa di atti osceni in luogo pubblico che gli è costata l’espulsione dal PCI e il licenziamento dall'insegnamento. A Roma vive mesi difficili, di assoluta indigenza, cercando faticosamente di ricostruire la sua vita letteraria e professionale.
È in questo limbo che si collocano i cosiddetti "fatti di Chioggia", una delle primissime, assurde tappe di quel «martirologio giudiziario» (oltre 33 procedimenti in tutta la vita) volto a colpire sistematicamente l'intellettuale per la sua radicale "diversità".

sabato 24 ottobre 2026

Pier Paolo Pasolini, una conversazione su Edipo Re, con Jean Narboni - Cahiers du Cinema, numero 192, luglio/agosto 1967, pag. 31

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Pier Paolo Pasolini
con Jean Narboni

una conversazione su Edipo Re

Cahiers du Cinema
numero 192
luglio/agosto 1967
pag. 31

(Intervista registrata al magnetofono da Jean Narboni e tradotta dall'italiano da M. Di Vettimo.)

( © Questa trascrizione da cartaceo e la traduzione, è stata curata da Bruno Esposito )

Cahiers Dopo "Uccellacci e uccellini", film moderno per eccellenza e persino quadro sintetico di quasi tutti i problemi moderni, lei si rivolge di nuovo al passato con l'adattamento dell'"Edipo" di Sofocle...

Pasolini "Edipo re" non è un film interamente antico. Ci sono un prologo e un epilogo moderni. Il prologo è l'infanzia di un bambino, che potrebbe essere uno di noi, il quale sogna l'intero mito di Edipo così come lo ha raccontato Sofocle, con elementi freudiani, s'intende. Alla fine, questo bambino è vecchio e cieco, ed è un po' quello che a suo tempo è stato Tiresia, cioè una sorta di profeta, di "homo sapiens", di saggio che suona motivi con il suo flauto e attraversa il mondo contemporaneo. La prima scena si svolge a Bologna nel 1967 e lì questo vecchio cieco suona un motivo che richiama l'epoca borghese, il mondo "liberale", insomma il mondo capitalista. La seconda scena si svolge a Milano, vicino a una fabbrica dove ci sono degli operai, e lì Edipo suona al flauto motivi della Rivoluzione Russa. Alla fine, sempre alla ricerca di un posto nuovo dove stabilirsi, dove fermarsi, ritorna verso i luoghi in cui per la prima volta ha visto sua madre, e nel film è accompagnato dal tema musicale della madre. Non abbandono quindi del tutto il mondo moderno con questo film e, d'altra parte, nel mito di Edipo vi è un gran numero di temi eterni, quindi attuali...

venerdì 23 ottobre 2026

Pasolini, 9 domande sul romanzo - Nuovi Argomenti, N. 38-39 - Maggio-Agosto 1959, pag. 45-46-47

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Eretico e Corsaro


Pasolini, 9 domande sul romanzo

NUOVI ARGOMENTI 

N. 38-39 - Maggio-Agosto 1959

Rivista bimestrale diretta da 

ALBERTO MORAVIA e ALBERTO CAROCCI 

 SOMMARIO 

 9 DOMANDE SUL ROMANZO 

con le risposte di Giorgio Bassani,

Italo Calvino, 

Carlo Cassola,

Eugenio Montale, 

Elsa Morante, 

Alberto Moravia, 

Pier Paolo Pasolini, 

Guido Piovene, 

Sergio Solmi, 

Elémire Zolla. 


Le domande:

9 DOMANDE SUL ROMANZO

1) Credete che ci sia una crisi del romanzo in quanto genere letterario o piuttosto una crisi del romanzo in quanto il romanzo partecipa della crisi più generale di tutte le arti?

2) Si parla molto del romanzo saggistico. Pensate che esso sia destinato a prendere il posto del romanzo di pura rappresentazione (ossia behaviurista?). In altri termini Musil sostituirà Hemingway?

3) La scuola narrativa francese di cui fanno parte Butor, Rob-. be-Grillet, Nathalie Serraute e altri proclama che il romanzo volta definitivamente le spalle alla psicologia. Bisognerebbe far parlare gli oggetti, tenersi ad una realtà puramente visiva. Qual è il vostro parere?

4) Non vi sarà sfuggito che i romanzi moderni sono scritti sempre meno in terza persona, sempre più spesso in prima persona. E che questa prima persona tende sempre più ad essere la voce stessa dell'autore (l'io di Moll Flanders, tanto per fare un esempio, equivaleva invece ad una terza persona). Credete che si potrà mai tornare al romanzo di pura oggettività, del tipo ottocentesco? Oppure pensate che il romanzo oggettivo non è più possibile?

5) Che cosa pensate del realismo socialista nella narrativa?

6) Il problema del linguaggio nel romanzo è prima di tutto il problema del rapporto dello scrittore con la realtà della sua narrativa. Credete che questo linguaggio debba essere trasparente come un'acqua limpida in fondo alla quale si distinguono tutti gli oggetti, in altri termini credete che il romanziere debba lasciar parlare le cose? Oppure credete che il romanziere debba prima di tutto essere scrittore e anche perfino vistosamente scrittore?

7) Che cosa pensate nell'uso del dialetto nel romanzo? Credete che si possa dire tutto con il dialetto, sia pure in maniera dialettale? Oppure pensate che soltanto la lingua sia il linguaggio della cultura e che il dialetto abbia dei limiti molto forti?

8) Credete alla possibilità di un romanzo nazionale storico? Ossia nel quale in qualche modo siano rappresentati i fatti d'Italia, recenti o meno recenti. Credete che sia possibile, in altri termini, ricostruire vicende e destini che non siano puramente individuali? e fuori del tempo « storico »?

9) Quali sono i romanzieri che preferite e perché?


(Nota redazionale)


Le risposte di Pier Paolo Pasolini al celebre questionario su “9 domande sul romanzo”, apparse nel fascicolo di Nuovi Argomenti del maggio-agosto 1959, rappresentano un documento teorico di eccezionale importanza per decifrare la transizione dal Pasolini romanziere delle borgate al Pasolini regista. Siamo nel 1959, l'anno di Una vita violenta: il dibattito letterario italiano è scosso dalle accuse di "naturalismo" mosse a Pasolini dalla critica comunista ortodossa e dalle prime avvisaglie del formalismo strutturalista. In questo intervento, Pasolini rivendica con forza una posizione eretica e militante: il romanzo non è un'evocazione intimistica o un esercizio di "anima bella", ma pura rappresentazione mediata dalla fisicità più immediata.

giovedì 22 ottobre 2026

Pasolini, Bestemmia - Cinema & Film, Anno I, N. 2, Primavera 1967, pag.224

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Eretico e Corsaro


Pasolini
Bestemmia

Cinema & Film

 Anno I

N. 2

Primavera 1967

pag.224

La pubblicazione su Cinema & Film nella primavera del 1967 di questo frammento di Bestemmia (scritto nel gennaio dello stesso anno, ma radicato in un nucleo lirico del 1962) illumina retroattivamente l'intero laboratorio formale del Vangelo secondo Matteo e de La ricotta. Pasolini teorizza qui il cortocircuito definitivo del suo cinema: il tentativo disperato di operare un azzeramento culturale – «voglio non solo non conoscere il Dante, o il Masaccio o il Pontormo» – per giungere a un grado zero della percezione, dove il sacro non è più mediato dall'iconografia rinascimentale, ma si impone per la sua scandalosa, biologica presenza.
Non si tratta di un ingenuo primitivismo. In questa "sceneggiatura in forma di poema", Pasolini rivendica lo statuto ontologico del mezzo cinematografico rispetto alla parola scritta. Il regista non è un letterato che nomina le cose; è un "mago" che le mostra nella loro immanenza. Attraverso il corpo di Bestemmia – sottoproletario, barbaro e analfabeta, specchio perfetto dell'innocenza animale – Pasolini insegue un Cristo che parla il linguaggio della pura corporeità, anteriore a ogni grammatica borghese: la parola della Carne.
Bruno Esposito


Frammento di Bestemmia
Pier Paolo Pasolini:


un solo ricordo di poemi o pitture;

voglio non solo non conoscere il Dante, o il Masaccio

o il Pontormo che a lungo hanno dominato

i miei occhi, il mio cuore,

i miei sensi: ma non voglio

neanche

conoscere la lingua e la pittura.

sabato 26 settembre 2026

Pasolini, da « La ricotta » a « Il Vangelo secondo Matteo » - di Virgilio Fantuzzi, da "Lo scandalo Pasolini, Bianco e Nero, fascicolo 1/4, gennaio/aprile 1976

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Eretico e Corsaro


Pasolini
da « La ricotta » a « Il Vangelo secondo Matteo »

di Virgilio Fantuzzi
da "Lo scandalo Pasolini
Bianco e Nero
fascicolo 1/4
gennaio/aprile 1976

[Introduzione della Redazione]
La faglia del sacro e il corpo a corpo con la forma

Rileggere oggi l'intervento di Virgilio Fantuzzi, pubblicato nel fascicolo speciale di Bianco e Nero a ridosso dell'assassinio di Pasolini, significa sottrarre Il Vangelo secondo Matteo sia all'agiografia cattolica sia alla liquidazione moralistica della sinistra ortodossa dell'epoca. Fantuzzi penetra nel laboratorio più doloroso del regista, cogliendo il biennio 1962-1964 non come una parabola di "ritorno all'ovile" o di pacificazione neocattolica, ma come un corpo a corpo disperato tra ragione marxista e irrazionalismo poetico.

Il saggio svela la traiettoria sotterranea che lega il film mancato su un santo eretico (Bestemmia) all'autocaricatura de La ricotta, fino all'approdo al testo di Matteo. Pasolini non cerca il dogma; compie un'operazione di mimesi eretica. Sceglie di guardare l'evento cristiano attraverso gli occhi di un credente ipotetico per liberare una sacralità arcaica e barbarica, usandola come arma contromoderna contro l'imminente omologazione neocapitalista.

Bruno Esposito


Pasolini, da « La ricotta » a « Il Vangelo secondo Matteo »

di Virgilio Fantuzzi («Bianco e Nero», fascicolo 1/4, gennaio/aprile 1976)

Dopo la realizzazione di Mamma Roma Pasolini aveva in mente due progetti cinematografici che non riuscì a condurre a termine; si tratta de Il padre selvaggio, un film ambientato in Africa, in un Paese di recente indipendenza, del quale è stata pubblicata a sceneggiatura, e sul cui contenuto farò qualche cenno più avanti, e di Bestemmia, la storia di un santo eretico del Medioevo, a proposito del quale si conoscono solo pochi dati sui quali vale qui la pena di soffermarsi.
[Per integrare le analisi filologiche precedenti su queste transizioni formali, si veda l'analisi del Cinema di Poesia su Le Pagine Corsare e gli Appunti storici dopo Accattone - Le Pagine Corsare.]

 

Primavera medioevale. Un Santo eretico
(chiamato Bestemmia, dai compari.
Sarà un magnaccia, al solito. Chiedere
al dolente Leonetti consulenza
su prostituzione Medioevo).
Poi visione. La passione popolare
(una infinita carrellata con Maria
che avanza, chiedendo in umbro
del figlio, cantando in umbro l'agonia) ⁵⁸.
Bestemmia
avrebbe dovuto essere una specie di san Francesco, ma completamente reinventato e legato solo da vaghi punti di riferimento al santo di Assisi; avrebbe dovuto comporre un suo cantico delle creature, ma con un linguaggio molto più rozzo di quello di san Francesco ⁵⁹; passato all'eresia, avrebbe dovuto essere giustiziato dai soldati del Papa. Tra i frammenti di questa concezione originaria del film, successivamente rielaborati da Pasolini, si conosce il momento nel quale Bestemmia ha una visione del Crocifisso di impressionante realismo.
Così Bestemmia vide Cristo — e per forza!
Lo vide com'era lui: un corpo [...].
Aveva la sua stessa natura, e, tacendo, parlava con lui.
Era prossimo suo, figlio d'un'altra madre; ancora giovane;
ma cosa diceva il linguaggio della sua Carne?
Che moriva.
Lo dicevano gli occhi rovesciati,
le guance tese e grige di mummia,
i capelli coperti di un sudore denso come pus,
il piccolo torace d'uomo sapiente squarciato
con le labbra della ferita orlate di marciume,
le braccia disperatamente tese,
e tutto il corpo tirato giù dal suo peso
come una vittima nuda sul trogolo,
le gambe bagnate di orina
gocciolata giù come alle bestie,
finò sui piedi, a mescolarsi col sangue,
le feci incollate alle coscie e puzzolenti,
le nuove sopra le vecchie, già secche,
perdate dal povero ano senza più volontà ⁶⁰.

mercoledì 23 settembre 2026

Pier Paolo Pasolini: "La mia vita la mia carne..." - Epoca, n. 1310, 15 novembre 1975, pag. 24 e 25

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


FOTO DI VITTORIANO RASTELLI
Epoca, n. 1310, 15 novembre 1975
 
È un pezzo dal valore inestimabile e toccante, poiché funge da vero e proprio testamento autobiografico spirituale. Pasolini ripercorre i nodi cruciali della sua esistenza: la scoperta della poesia tramite la madre, il legame viscerale con la terra e il dialetto friulano, la tragica morte del fratello partigiano Guido e il traumatico ma fecondo impatto con le borgate romane. Il testo evidenzia la sua costante scissione interiore tra il rigore della lingua colta e l'amore per l'autenticità popolare.

Bruno Esposito 

Creazione lirica e angoscia esistenziale in una testimonianza autobiografica
 

Pier Paolo Pasolini

La mia vita la mia carne...

Epoca
numero 1310
15 novembre 1975
pag. 24 e 25

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )

Gli anni di Casarsa, dove visse da ragazzo, la morte del fratello partigiano, la fuga a Roma e i primi incontri con i ragazzi di vita
DI PIER PAOLO PASOLINI:
Misteriosamente, un bel giorno, mia madre... mi presentò un sonetto, composto da lei, in cui esprimeva il suo amore per me (non so per quali costrizioni di rima la poesia finiva con le parole «di bene te ne voglio un sacco»). Qualche giorno dopo scrissi i miei primi versi: dove si parlava di «rosignolo» e di «verzura». Credo che non avrei saputo distinguere allora un rosignolo da un fringuello, come del resto un pioppo da un olmo: e del resto a scuola (ad opera della signora Ada Costella, toscana, mia maestra in quarta, indimenticabile seconda elementare) Petrarca certo non si leggeva. Dunque non so dove avessi imparato il codice classicistico dell'elezione e della scissione linguistica. Forse sia che, non vivendo conto dell'abbondanza corale di mia mamma, ho cominciato, come rigidamente «selettivo» ed «eletto».