"Le pagine corsare "
dedicate a Pier Paolo Pasolini
Eretico e Corsaro
Pier Paolo Pasolini
Un discorso sbagliato
Vie nuove
numero 37
23 settembre 1961
pag.
( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )
Caro Pasolini, leggo in una recensione: «“Ragazzi di vita”» e «“Una vita violenta”» sono apparentemente dei drammi della povertà e del vizio, in realtà sono una esaltazione confusa della vita al di là del bene e del male, un inno dannunziano alla grandezza del biologico, un appello caldo di febbre alle forze le più primitive e selvagge… Si può sostenere che Pasolini ha del talento. Ma i suoi libri suonano falsi. Vi manca la dimensione dell’angoscia, dell’amore, della morte ed anche, piuttosto che un senso vero della vita, vi si trova un culto primario di vitalità». Io ho trovato tali osservazioni non del tutto infondate. Tu cosa ne pensi?
Bapilù pittore – Genova
È vero esattamente il contrario. E vedi la risposta alla lettera precedente. Di tutto mi si può accusare fuori che di mancare della «dimensione dell’angoscia, dell’amore, della morte». Semmai mi si può accusare di un eccesso, di tale dimensione: ed è una accusa che mi è stata mossa infatti recentemente da critici di sinistra. Mi pare che tu confonda i miei personaggi con me. In loro la vitalità esclude l’angoscia e la morte: che d’altra parte, cacciate dalla porta, rientrano dalla finestra, come si dice, e come rientrano. Da Ragazzi di vita a Accattone, l’angoscia è lì, plumbea, fatale, dietro ogni risata, ogni versaccio, ogni atto di vita. Insomma tu – e coloro che tu citi – fate a un livello più alto quello che fanno a un livello infimo, e magari in malafede, le centinaia di servi di fascisti o di preti nei giornaletti italiani: del contenutismo. Tu dici: i personaggi di Pasolini non pensano alla morte: quindi Pasolini non pensa alla morte. E quegli altri, i servi, dicono: i personaggi di Pasolini usano le parolacce, quindi Pasolini usa le parolacce. Bel ragionamento, come vedi.




































