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mercoledì 11 febbraio 2026

Pasolini: Vicoli di Trastevere - L'Unità, 30 ottobre 1956, pag. 3

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pasolini
Vicoli di Trastevere

L'Unità

30 ottobre 1956

pag. 3

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )



Imbocco San Michele, tra muraglie

basse, quasi di casematte, piazze

granulose su cui la luna abbaglia


come su decrepita ghiaia, terrazze

dove occhieggia un garofano

o una testa d’aruta, che ragazze


in vestaglia annacquano: e l’aria muta

porta le loro voci di prigioniere

tra mura di tufo con porte come buche


e bifore sbilenche. Ma risuonano fiere

le grida dei maschi ancora teneri che

rincasano dai primi spettacoli, canottiere


e magliette svolazzanti sopra le

vite strette e discinte... Nella piazzetta

sotto casa, sostano, intorno al caffè


già vuoto, o più in là tra le carrette

o i camion ruggini in file inanimate

dove più arde la luna, e i vicoletti,


sboccando, sono più bui – o illuminati

appena per svelare, di sbieco,

in una pietra leggera e disossata


come spugna, qualche gonfia parete

incrostata di rosoni e bugnati;

e, su questo messicano rione, rispecchia


il cielo il suo incanto ignorato,

con vapori freschi come buccia di mela,

sulle casupole del proletariato


che festeggia, rissoso e umile, la sera.

Pier Paolo Pasolini


Curatore, Bruno Esposito

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Morte sul Fiume - Dal romanzo "Ragazzi di vita" di Pier Paolo Pasolini - L'Avanti, 17 luglio 1955, pag, 3

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Morte sul Fiume
Dal romanzo "Ragazzi di vita"
di Pier Paolo Pasolini

L'Avanti

17 luglio 1955

pag, 3

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Suonarono da lontano le sirene del mezzogiorno.

«Fàmise er bagno, va» 

si disse a voce alta 

«sinnò er principale, che lo possino ammazzallo, se imbriaca, e li sordi cor cazzo che li pijo. Ce mancherebbe, che oggi dovessi da restà senza na brecola!»

Così dicendo si buttò a caposotto nel fiume, senza badare a Mariuccio che s’era già consolato e gli gridava dietro: 

«’O sai che Genesio traversa fiume pure lui?»

Genesio gli fece: 

«E statte zitto», 

e anziché farsi il bagno, si immerse a pensare un po’ sulle ultime cose. Ma poi s’incuriosì a quello che faceva il Riccetto in mezzo al fiume, e se lo stette a guardare attento come Borgo Antico e Mariuccio. S’avvicinò all’orlo dell’acqua, e voltandosi appena verso i fratellini tutti assorbiti dall’esibizione del Riccetto, fece a voce bassa: 

«Dopo se ne tornamo a casa, è mejo, sinnò mamma piagne». 

lunedì 9 febbraio 2026

Pasolini - La passione del '45 - L'Avanti, 25 aprile 1957, pag. 3

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Pasolini
La passione del '45

L'Avanti

25 aprile 1957

pag. 3

(Questa poesia P.P.Pasolini la dedicò al fratello Guido (Ermes) partigiano delle Brigate Osoppo fucilato a Porzus (Friuli) dai gappisti. )

La passione del '45

(da Epigrafi»)


Nel tuoi ritratti,

le tue vesti, i tuoi libri,

non sentiremo più la tua vita.

La tua giovinezza

non splende per noi chinata

sulla terra dell'orto

non splendono i tuoi capelli.

Fu un vento ignoto a spirare

sul tuo mondo, su te,

e vi ha tutto sconvolto.

Libertà, la tua bocca ridente,

Libertà, la tua fronte pallida,

Libertà, le tue spalle leggere.

Poi il vento è caduto.

***

Disperse la tua vita,

stringi nel pugno la tua fede.

Dai silenzi della tua vita

torna solo la voce

della tua fede silenziosa.

PIER PAOLO PASOLINI

Curatore, Bruno Esposito

Grazie per aver visitato il mio blog

domenica 8 febbraio 2026

Pasolini: La passione, versi tratti da L'usignolo della Ciesa Cattolica

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


 

LA PASSIONE


I

Cristo nel corpo
sente spirare
odore di morte.
Ah che ribrezzo
sentirsi piangere!
Marie, Marie,
albe immortali,
quanto dolore...
Io fui fanciullo
e oggi muoio.

 

II


Cristo, il tuo corpo
di giovinetta
è crocifisso
da due stranieri.
Sono due vivi
ragazzi e rosse
hanno le spalle,
l'occhio celeste.
Battono i chiodi
e il drappo trema
sopra il Tuo ventre...
Ah che ribrezzo
col caldo sangue
sporcarvi i corpi
color dell'alba!
Foste fanciulli,
e per uccidermi
ah quanti giorni
d'allegri giochi
e d'innocenze.

 

III


Cristo alla pace
del Tuo supplizio
nuda rugiada
era il Tuo sangue.
Sereno poeta,
fratello ferito,
Tu ci vedevi
coi nostri corpi
splendidi in nidi
di eternità!
Poi siamo morti.
E a che ci avrebbero
brillato i pugni
e i neri chiodi,
se il Tuo perdono
non ci guardava
da un giorno eterno
di compassione?

 

IV


Cristo ferito,
sangue di viole,
pietà degli occhi
chiari dei Cristiani!
Fiore fiorente,
sul monte lontano
come possiamo
piangerti, o Cristo?
II cielo è un lago
che mugge intorno
al muto Calvario.
O Crocifisso,
lasciaci fermi
a contemplarti.

 

V


Cristo, ai tuoi poveri
figli dispersi
nell'infinito
cielo del vivere,
ecco, morendo
Tu lasci questa
finita Immagine.
Soave fanciullo,
corpo leggero,
ricci di luce...
è San Giovanni.
Perduti in nubi
d'indifferenza
in Sé ci chiama
e a Sé ci informa
questo Tuo Corpo.

 

VI

Cristo si abbatte
dentro il Suo corpo.
Da sé remote
in quali ardenti
campagne ha sguardo
la Sua pupilla?
Qui è ben cieco,
fermo sull'ossa:
un uccelletto
insanguinato
su una proda.
Dietro, la luce
marcisce il cielo.
Per le vallate
e per le vette
non suona voce:
ultimo e dolce
fruscio la serpe
che si rintana.
O Dio che ombre
dentro il chiarore
delle saette!

La Samaria
annega al buio,
la morte tuona
s'un cimitero
di fresche aiuole!
Polvere e fronde
echi di voci
riversi al vento
nel mesto buio.
Ah siamo uomini
dimentichiamo.
Dietro di Cristo
sui monti morti
il cielo fugge,
è un cieco fiume.
 
 
Pier Paolo Pasolini



L'USIGNOLO DELLA CHIESA CATTOLICA
di Pier Paolo Pasolini
Milano:Longanesi
1958.


 Fonte:
 
 

Curatore, Bruno Esposito

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Pasolini: Litania, versi tratti da L'usignolo della Ciesa Cattolica

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


L I T A N I A


JANUA COELI

La porta s'apre
quando la pioggia
marcisce la sera.
Allora un raggio

rompe dai nuvoli.
Tu nuda, o Vergine,
specchi nell'umido
il viso azzurro.
 
SPECULUM JUSTITIAE

Specchio del cielo!
In te le nubi
i muri gli alberi
cadono immoti.

Spio capovolto...
Che pace paurosa!
Non c'è un sospiro
nel cielo, un alito.
 
MATER PURISSIMA

Poveri miei occhi
di giovinetto
chini s'un corpo
colore dell'alba!

II gesto santo
del mio peccato
cade in un vespro
di castità
 
MATER CASTISSIMA

Ahi crudeltà
non trapassarmi
con gli occhi il corpo!
Sì, esso è nudo

caldo e innocente...
Sotto quel crudo
amore degli occhi
mi sento morire.
 
MATER INVIOLATA

Dal tuo grembiule
accieca il figlio
un lume candido
di albe e gigli.


Madre! quel lume
è tanto puro
che la tua coscia
pare di neve.
 
TURRIS EBURNEA

Seni di avorio
nidi di gigli,
non v'ha violato
mano di padre.

Fianchi lucenti
di nere nuvole
non vi fa scuro
la nostra pioggia.
 
STELLA MATUTINA

Nel duro silenzio
rustici uccelli
pungono l'aria
e il casto cuore.

Che calma morte!
Su ridestiamoci,
che il nostro cuore
vuole peccare.
 
REGINA PACIS

O Inesistente
quante preghiere
strappate al cuore
per ricadere

sul nostro cuore!
Febbrile e vano
suono degli angelus
sul giorno umano.

Pier Paolo Pasolini

Curatore, Bruno Esposito

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Pasolini: L'ANNUNCIAZIONE, versi tratti da L'usignolo della Ciesa Cattolica

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

L'ANNUNCIAZIONE

 

I FIGLI:


Madre, cos'hai
sotto il tuo occhio?
Cosa nascondi
nel riso stanco?
Domeniche antiche,
fresche di cielo,
antichi maggi
rossi negli occhi
delle tue amiche,
antichi incensi...
Ora, al tuo letto,
tremiamo per te,
madre, fanciulla,
per le domeniche,
gli incensi, i maggi.
Tu eri tanto
bella e innocente...
Madre... chi eri
quand'eri giovane?
E Lui, chi era?
Madre, che muoia...
Ah, sia fanciulla
sempre la vita
nella severa
tua vita fanciulla...

 
 
L' ANGELO:


Non senti i figli?
O lodoletta
canta in un'alba
di eterno amore...

 

MARIA:


Angelo, il grembo
sarà candore.
Pei figli vergini
io sarò vergine.


Pier Paolo Pasolini

Curatore, Bruno Esposito

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Pier Paolo Pasolini, le poesie di Mamma Roma - 23 aprile

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pier Paolo Pasolini
le poesie di Mamma Roma
 23 aprile

 

23 aprile

Una coltre di primule. Pecore

controluce (metta, metta, Tonino,

il cinquanta, non abbia paura

che la luce sfondi – facciamo

questo carrello contro natura!).

L’erba fredda tiepida, gialla tenera,

vecchia nuova – sull’Acqua Santa.

Pecore e pastore, un pezzo

di Masaccio (provi col settantacinque,

e carrello fino al primo piano).

Primavera medioevale. Un Santo eretico

(chiamato Bestemmia, dai compari.

Sarà un magnaccia, al solito. Chiedere

al dolente Leonetti consulenza

su prostituzione Medioevo).

venerdì 6 febbraio 2026

Edipo Re: conferenza stampa di P.P.Pasolini al Lido di Venezia - Barbarica e arbitraria la ricostruzione - Il Piccolo, 4 settembre 1967, pag. 3.

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Foto © Euro International Film (EIA)

Edipo Re: conferenza stampa di Pasolini al Lido di Venezia
<< Barbarica e arbitraria la ricostruzione >>

Il Piccolo

4 settembre 1967

pag. 3

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )

A questo link, trovi tutte le interviste: Interviste a Pasolini - Le pagine Corsare 

Ha aggiunto soltanto un prologo e un epilogo Franco Citti questa volta è sicuro di vincere.

NOSTRO SERVIZIO PARTICOLARE

Venezia Lido, 3

Non ha ancora trent'anni, nel '61 era un ragazzo della più squallida periferia romana, con poche lire in tasca, con un lavoro (quando c'era) incerto, con tanti amici come lui che gli facevano compagnia nelle scorribande in giro per le borgate e nelle «fughe» in città, alla ricerca di un mondo per loro esotico e sconosciuto. Il cinematografo lo conosceva soltanto attraverso le salette rionali di quarta visione. Oggi, Franco Citti è al Lido di Venezia per la terza volta.

La prima volta venne con «Accattone», la seconda con «Mamma Roma», la terza, adesso, con «Edipo re». Tre film con Pier Paolo Pasolini, l'uomo al quale Citti deve pressochè tutto. Tre film difficili, «impegnati», anticonformistici. Dalla folgorante scoperta del sottoproletariato romano alla poetica reinvenzione d'uno fra i più grandi e travagliati miti della civiltà occidentale.

Magliette multicolori di spugna, i capelli ricci, il sorriso aperto e accattivante, l'espressione sorniona e spesso sbigottita, Citti è convinto del futuro successo della pellicola: 

«Finora, i film di Pier Paolo non hanno avuto mai fortuna a Venezia. «Accattone» non lo vollero in concorso, e avrebbe sbaragliato il campo; «Mamma Roma» non lo vollero in concorso, e avrebbe sbaragliato il campo; «Mamma Roma» non lo capirono e non premiarono neppure la Magnani; questo vince, vince di sicuro».

giovedì 5 febbraio 2026

Epstein e Salò di Pasolini - Potere, élite e mercificazione dei corpi: un paragone possibile

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Epstein e Salò di Pasolini
Potere, élite e mercificazione dei corpi
un paragone possibile

(Il post si basa su quanto si è appreso dai media, sull'inchiesta Epstein)

Ci sono storie che non si incrociano mai, eppure sembrano parlarsi da lontano. Una appartiene alla cronaca del XXI secolo, fatta di jet privati, isole tropicali, contatti altolocati. L’altra è un film del 1975, ambientato in una villa isolata durante gli ultimi giorni della Repubblica di Salò. Eppure, se ci si avvicina abbastanza, si sente un’eco comune: la voce del potere quando nessuno lo guarda.

Immagina due porte che si chiudono. La prima è quella di una villa fortificata sulle colline emiliane, dove Pasolini ambienta il suo inferno laico. Dentro, quattro Signori fascisti hanno creato un mondo a parte, un laboratorio del dominio. La seconda porta è quella di una residenza privata, o di un’isola lontana, dove Epstein riceve ospiti, protegge segreti, costruisce relazioni. Sono epoche diverse, linguaggi diversi, ma la dinamica è simile: chi ha abbastanza potere può costruire un luogo dove la legge non entra.

Nel caso Epstein, secondo molte ricostruzioni giornalistiche e giudiziarie, il potere economico e relazionale avrebbe creato un sistema di sfruttamento e ricatto. In Salò, Pasolini mette in scena un potere assoluto che riduce i corpi a materia da usare, consumare, disciplinare. In entrambi i casi il potere non è un contesto, ma un meccanismo: una struttura che permette ad alcuni di trattare altri come oggetti.

L'ambiguità di Pier Paolo Pasolini - Testo letto al convegno organizzato dalla Biennale nell’ottobre 1974 - Filmcritica, n° 248, ottobre 1974

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


L'ambiguità di Pier Paolo Pasolini
testo letto al convegno organizzato dalla Biennale nell’ottobre 1974

Filmcritica

n° 248

ottobre 1974

pag. 308-309-310

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )

A questo link, trovi tutte le interviste: Interviste a Pasolini - Le pagine Corsare 


Ogni opera è ambigua. Ma lo dico non in difesa della sua unità; bensì in polemica con la sua unità. Ogni unità è infatti idealistica. (Noi ci poniamo evidentemente, anzitutto, su un terreno culturale materialista). L'ambiguità dell'arte non è dunque, malgrado le apparenze, un dato negativo in quanto irrazionalistico, e quindi decadentistico e borghese. L'ambiguità dell'arte è un dato positivo, in quanto presuppone nell'opera due momenti diversi, che la lacerano, e ne distruggono l'unità, essa sì irrazionalistica, e quindi, se vogliamo, decadentistica e borghese. Il formalismo russo, specie attraverso Sklovskij ha rilanciato l'unità dell'arte, in quanto unità di funzionamento, unità del <<priem>>. Lo strutturalismo che, in questo senso, è lo sviluppo storico del formalismo, continua a ribadire l'unità dell'arte, come <<tutto solidale>>, <<coesività>> ecc. E' vero che sia i formalisti che gli strutturalisti non si dimenticano mai di parlare anche di ambiguità, o, per dirla tecnicamente meglio, di senso sospeso: ma tale ambiguità o canone della sospensione non è che un elemento formale o strutturale: uno dei tanti elementi che compongono l'unità idealistica dell'arte. L'ambiguità non viene opposta all'unità, come un modo totalmente altro di concepire l'arte. La mia ignoranza mi impedisce di definire cosa sia l'ambiguità dell'arte: cioè di dire quali sono due elementi contrari costanti che si scontrano dentro un'opera, inconciliabilmente, fondandone l'ambiguità. I soliti