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lunedì 9 marzo 2026

Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini: la metafora del cammino dell’umanità, priva di una meta precisa.

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini
la metafora del cammino dell’umanità
priva di una meta precisa.

Uccellacci e uccellini (1966) si colloca in un punto nevralgico della traiettoria pasoliniana, in cui la crisi delle ideologie e la trasformazione antropologica dell’Italia del boom economico diventano non soltanto oggetto di rappresentazione, ma anche materia di una riflessione metacinematografica sulla possibilità stessa del discorso critico. Il
film si configura come un dispositivo allegorico complesso, in cui la stratificazione dei registri — comico, grottesco, parabolico, teorico — non risponde a un principio di contaminazione stilistica, bensì a un progetto epistemologico: interrogare i limiti del marxismo come linguaggio interpretativo del reale e, più in generale, la dissoluzione dei codici simbolici che avevano strutturato l’immaginario collettivo del dopoguerra.

venerdì 6 marzo 2026

Pier Paolo Pasolini: Le critiche del Papa - Tempo, numero 40, 28 settembre 1968, pag. 68

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Pier Paolo Pasolini
Le critiche del Papa

Tempo

numero 40

28 settembre 1968

pag. 68

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Le critiche del Papa

In un giornale di Roma, che oggi è espressione del cattolicesimo pregiovanneo (per usare un eufemismo) è apparso un misterioso articolo (il 15 settembre), che nessun altro giornale, che io sappia, almeno fino al momento in cui scrivo, ha più ripreso. Il titolo di questo articolo, su tre colonne, in prima pagina, era: "Critiche di Paolo VI allo Stato e ai partiti", il sottotitolo: "Il Papa scrive: la Costituzione può e deve essere riformata". L'articolo era accompagnato da un commento: "Stato estraneo".

Di cosa si tratta? Di una lettera di Paolo VI al Cardinale Giuseppe Siri, a proposito della 39a Settimana sociale dei cattolici, che si terrà in questi giorni a Catania. Il giornale romano precisa però: "Il documento reca la firma del Cardinal Segretario di Stato Amleto Giovanni Cicognani, ma i principî, le indicazioni e gli orientamenti che vi sono delineati rispecchiano fedelmente i più recenti sviluppi del pensiero politico-sociale di Paolo VI".

Pasolini: Il Vietnam è passato di moda? - Tempo, numero 43, 19 ottobre 1968, pag. 30

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Pasolini
Il Vietnam è passato di moda?

Tempo

numero 43

19 ottobre 1968

pag. 30

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Il Vietnam è passato di moda?

Da qualche settimana la parola Vietnam sembra scomparsa dai titoli dei giornali. L'urgenza, l'ostinazione, la ostentazione con cui tale parola "faceva notizia" fino a qualche tempo fa, hanno lasciato il posto a una distratta "routine", o almeno a una sorta di sospensione. Se a qualche pazzo venisse in mente di fare una ricerca filologica sul numero delle volte in cui la parola Vietnam è stata adoperata nella cronaca di questi anni, compilando delle liste sotto le diverse voci: partiti politici, giornali, persone ecc., si troverebbe davanti a una statistica che a suo modo darebbe perfettamente l'idea del clima politico e morale in cui siamo vissuti: e peccato che a tale indagine verrebbe a mancare l'apporto dell'uso orale che si è fatto di questa parola.

Posso dire con assoluta certezza che io sarei l'ultimo nella lista delle persone che hanno usato questa parola (per scritto e anche oralmente: per scritto non l'ho usata certamente più di tre volte). Me ne faccio un vanto. Infatti la parola Vietnam è stata nella maggior parte dei casi usata demagogicamente, ricattatoriamente, per obbligo, per moda, per moralismo, per necessità: al fine di strumentalizzare o di farsi strumentalizzare; con vanità, con superbia, con conformismo. Era un generale cupio dissolvi in un sentimento divenuto comune: insieme indifferenziato e discriminato, maggioritario ed elettivo.

giovedì 5 marzo 2026

Pasolini: Poetica popolare e colta - Ricordo di un poeta molisano: Eugenio Cirese - La Fiera Letteraria, 20 marzo 1955, pag. 5

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Pasolini: Poetica popolare e colta
Ricordo di un poeta molisano: Eugenio Cirese

La Fiera Letteraria

20 marzo 1955

pag. 5

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Eugenio Cirese è indubbiamente come si usa dire una perfetta figura «rappresentativa» del suo tempo: quando alla parola «tempo» i lettori della «Fiera» attribuiscano un significato più complesso e più storicamente circostanziato di quello che solitamente gli si dà parlando di prodotti poetici. Il tempo in cui Cirese ha operato si presenta certamente come marginale e minore rispetto a quello centrale della poesia novecentesca, dalla «Voce» all'ermetismo: non solo per la ragione determinante che il suo mezzo linguistico è il dialetto, ma anche per la poetica che tale uso del dialetto comporta: poetica che ha avuto almeno due o tre fasi, chiaramente catalogabili, e tutte tipiche, quasi da laboratorio: una fase «melica» di tipo digiacomiano, una fase «socialistica» e una fase «squisita», se i cartellini hanno qualche valore, anche in uno schematico contributo commemorativo.

martedì 3 marzo 2026

Arts in society intervista Pier Paolo Pasolini: Registi cinematografici sul cinema - Arts in society, volume 4, inverno 1966/67, da pag. 72 a pag. 76

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Arts in society intervista Pier Paolo Pasolini

 Registi cinematografici  sul cinema

Arts in society
volume 4
inverno 1966/67
da pag. 72 a pag. 76

( © Questa trascrizione da cartaceo e la traduzione, è stata curata da Bruno Esposito )

Un simposio...

Il cinema oggi è considerato sempre più come un mezzo espressivo del regista. Sebbene il sistema delle star non sia certamente scomparso dall'industria cinematografica commerciale, i critici e gli studenti di cinema prestano sempre più attenzione al contributo stilistico del regista. Il concetto di “teoria dell'autore” con il suo corollario di “firma stilistica” è ampiamente riconosciuto. Sebbene il gioco del “Pantheon” abbia poca rilevanza nella valutazione di un film specifico, è importante una maggiore consapevolezza del contributo strutturale, drammatico, testuale e compositivo del regista. 

Questo simposio presenta opinioni e osservazioni di una vasta gamma di registi sull'arte e il mestiere della regia. I registi includono rappresentanti delle industrie americane ed europee, dell'Underground e di registi indipendenti dei tipi di film più sperimentali. Le loro risposte rivelano le loro personalità dinamiche e le loro opinioni estremamente diverse sullo stato attuale dell'arte cinematografica.

Gli studenti di storia e teoria del cinema dell'Università del Wisconsin che hanno collaborato alla compilazione di questo simposio sono Seyna Jo Bruskin, Peter Reiner, Dick Swaback, John Walker e Karen Weiskopf.

Registi cinematografici sul cinema: un simposio.

Partecipanti: Michael Cacoyannis, Alfred Hitchcock, Delbert Mann, Pier Paolo Pasolini, Gregory J. Markopoulos, Stan Brakhage, Carmen D'Avino, Ed Emshwiller, Bob Fleischner, Bruce Baillie, Storm DeHirsch, Mike Kuchar, Colin McCamy


Pier Paolo Pasolini* (Roma)

ACCATONE (61)

MAMMA ROMA (62)

IL VANGELO SECONDO MATTEO (64)


Alla fine degli anni '50 un'era culturale italiana stava volgendo al termine: il neorealismo stava svanendo con la scoperta della “vita quotidiana”; il marxismo, che era stato fonte di ispirazione e mediatore di quell'epoca, stava entrando in crisi.

In questo periodo ho iniziato a fare film verso i quarant'anni. Prima ero stato uno scrittore (romanzi, poesie e saggi). All'inizio della mia carriera cinematografica, abbandonando in parte la letteratura per il cinema, credevo di poter semplicemente cambiare tecnica. Solo oggi mi rendo conto che invece di abbandonare la letteratura, cioè l'uso della lingua italiana in quanto tale, non mi sono rivolto a una nuova tecnica, ma piuttosto a un nuovo linguaggio. Era la mia nuova forma di protesta radicale contro la società italiana della piccola borghesia; ed era anche un tentativo di ampliare l'orizzonte delle mie preoccupazioni, e ampliare il numero dei miei spettatori.

Nel realizzare un film, utilizzo chiaramente un linguaggio che è interclassista e internazionalista, senza tradizioni particolaristiche, eccetto quelle di una scuola cinematografica (ad esempio, il Neorealismo, la Nouvelle Vague, ecc.). Mentre il destino di un romanzo scritto in una lingua nazionale è legato al destino della sua nazione, attraverso l'“omologia” (cfr. Sociologia del romanzo di L. Goldmann), il destino del film è in parte sollevato da tali limitazioni, poiché non è espresso in una lingua nazionale, ma in un linguaggio comune a tutte le classi e a tutte le nazioni.

lunedì 2 marzo 2026

Pier Paolo Pasolini, Il Ferrobedò (Ragazzi di vita) - Paragone, numero 18, giugno 1951

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Eretico e Corsaro

© Collezioni d’Arte Fondazione Cariparma – Donazione Carlo Bavagnoli


Pier Paolo Pasolini
Il Ferrobedò

Pubblicato la prima volta su Paragone nel giugno 1951, numero 18
(Poi in Ragazzi di vita, 1955, Garzanti)


Ragazzi di vita, di Pier Paolo Pasolini


  • I.  - Il Ferrobedo - pag. 1 
  • II.  - Il Riccetto - pag. 25 
  • III.  - Nottata a Villa Borghese - pag. 57 
  • IV.  - Ragazzi di vita - pag. 80 
  • V.  - Le notti calde - pag. 107 
  • VI.  - Il bagno sullíAniene - pag. 150 
  • VII.  - Dentro Roma - pag. 177 
  • VIII.  - La comare secca - pag. 220 
  • Glossario - pag. 246 
  • Appendice - pag. 251
Pasolini in visita a una borgata con Ninetto Davoli intorno al 1968.



I PERSONAGGI DE ‘RAGAZZI DI VITA

IL RICCETTO: è il protagonista che funge da filo conduttore.

AGNOLO: amico d'infanzia del Riccetto. 

MARCELLO: amico d'infanzia di Riccetto. 

ALDUCCIO: è cugino del Riccetto.

IL BEGALONE: è amico del Riccetto e di Alduccio.

IL CACIOTTA: è amico del Riccetto.

AMERIGO: vecchio amico del Caciotta.

IL LENZETTA: amico del protagonista, identico nei tratti fisionomici (riccio, piccolo, con una faccetta gonfia da delinquente).

GENESIO-BORGO ANTICO-MARIUCCIO: sono i "tre moschettieri".

PIATOLETTA: è una specie di nanerottolo deforme e rachitico, porta in capo un inseparabile berretto per coprire il cranio spelacchiato.

SOR ANTONIO: personaggio che conduce il Riccetto ed il Lanzetta a rubare i cavolfiori...

SORA ADELE: madre del Riccetto

NADIA: prostituta che viene condotta ad Ostia dal Riccetto...

NADIA: figlia maggiore del sor Antonio

LUCIANA: figlia del sor Antonio

3a FIGLIA DEL SOR ANTONIO: ragazza del Riccetto

SORA ADRIANA: moglie del sor Antonio.

Immagine tratta dal film, "Sotto il sole di Roma" - 1948



Immagine tratta dal film, "Sotto il sole di Roma" - 1948

Il periodo a cui la vicenda si riferisce è l'inizio degli anni '50.L’opera è ad episodi e si sviluppa in un arco narrativo che mostra l'evoluzione di Riccetto (il protagonista), che da ragazzino sensibile e impulsivo che salva una rondine che sta annegando, diventa un uomo integrato e praticamente intrappolato (privo di passioni),  nel ruolo imposto dalla società.
I dialoghi dei personaggi, che si esprimono nel gergo delle borgate romane, rendono la narrazione molto appassionante e realistica. In fondo al romanzo Pasolini inserisce un piccolo glossario del dialetto romanesco.
Di seguito alcuni stralci tratti dal primo episodio, 
Il Ferrobedo 


E sotto er monumento de Mazzini...
Canzone popolare

Immagine tratta dal film, "Sotto il sole di Roma" - 1948
Era una caldissima giornata di luglio. Il Riccetto che doveva farsi la prima comunione e la cresima, s'era alzato già alle cinque; ma mentre scendeva giù per via Donna Olimpia coi calzoni lunghi grigi e la camicetta bianca, piuttosto che un comunicando o un soldato di Gesù pareva un pischello quando se ne va acchittato pei lungoteveri a rimorchiare. Con una compagnia di maschi uguali a lui, tutti vestiti di bianco, scese giù alla chiesa della Divina Provvidenza, dove alle nove Don Pizzuto gli fece la comunione e alle undici il Vescovo lo cresimò. Il Riccetto però aveva una gran prescia di tagliare: da Monteverde giù alla stazione di Trastevere non si sentiva che un solo continuo rumore di macchine. Si sentivano i clacson e i motori che sprangavano su per le salite e le curve, empiendo la periferia già bruciata dal sole della prima mattina con un rombo assordante. Appena finito il sermoncino del Vescovo, Don Pizzuto e due tre chierici giovani portarono i ragazzi nel cortile del ricreatorio per fare le fotografie: il Vescovo camminava fra loro benedicendo i familiari dei ragazzi che s'inginocchiavano al suo passaggio. Il Riccetto si sentiva rodere, lì in mezzo, e si decise a piantare tutti: uscì per la chiesa vuota, ma sulla porta incontrò il compare che gli disse: «Aòh, addò vai?» «A casa vado,» fece il Riccetto, «tengo fame.» «Vie' a casa mia, no, a fijo de na mignotta,» gli gridò dietro il compare, «che ce sta er pranzo.» Ma il Riccetto non lo filò per niente e corse via sull'asfalto che bolliva al sole. Tutta Roma era un solo rombo: solo lì su in alto, c'era silenzio, ma era carico come una mina. Il Riccetto s'andò a cambiare.

domenica 1 marzo 2026

Pier Paolo Pasolini: Ballata delle madri - Paragone, numero 146, febbraio 1962

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Eretico e Corsaro



Ballata delle madri

Ballata delle madri  [«Paragone», Milano, febbraio 1962]

 Mi domando che madri avete avuto.
Se ora vi vedessero al lavoro
in un mondo a loro sconosciuto,
presi in un giro mai compiuto
d’esperienze cosi diverse dalle loro,
che sguardo avrebbero negli occhi?
Se fossero lì, mentre voi scrivete
il vostro pezzo, conformisti e barocchi, o lo passate a redattori rotti
a ogni compromesso, capirebbero chi siete?

Madri vili, con nel viso il timore
antico, quello che come un male
deforma i lineamenti in un biancore
che li annebbia, li allontana dal cuore, li chiude nel vecchio rifiuto morale.

venerdì 27 febbraio 2026

Pier Paolo Pasolini: Un discorso sbagliato - Vie nuove, numero 37, 23 settembre 1961

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Eretico e Corsaro

Pier Paolo Pasolini
Un discorso sbagliato

Vie nuove

numero 37

23 settembre 1961

pag.

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Caro Pasolini, leggo in una recensione: «“Ragazzi di vita”» e «“Una vita violenta”» sono apparentemente dei drammi della povertà e del vizio, in realtà sono una esaltazione confusa della vita al di là del bene e del male, un inno dannunziano alla grandezza del biologico, un appello caldo di febbre alle forze le più primitive e selvagge… Si può sostenere che Pasolini ha del talento. Ma i suoi libri suonano falsi. Vi manca la dimensione dell’angoscia, dell’amore, della morte ed anche, piuttosto che un senso vero della vita, vi si trova un culto primario di vitalità». Io ho trovato tali osservazioni non del tutto infondate. Tu cosa ne pensi?

Bapilù pittore – Genova

È vero esattamente il contrario. E vedi la risposta alla lettera precedente. Di tutto mi si può accusare fuori che di mancare della «dimensione dell’angoscia, dell’amore, della morte». Semmai mi si può accusare di un eccesso, di tale dimensione: ed è una accusa che mi è stata mossa infatti recentemente da critici di sinistra. Mi pare che tu confonda i miei personaggi con me. In loro la vitalità esclude l’angoscia e la morte: che d’altra parte, cacciate dalla porta, rientrano dalla finestra, come si dice, e come rientrano. Da Ragazzi di vita a Accattone, l’angoscia è lì, plumbea, fatale, dietro ogni risata, ogni versaccio, ogni atto di vita. Insomma tu – e coloro che tu citi – fate a un livello più alto quello che fanno a un livello infimo, e magari in malafede, le centinaia di servi di fascisti o di preti nei giornaletti italiani: del contenutismo. Tu dici: i personaggi di Pasolini non pensano alla morte: quindi Pasolini non pensa alla morte. E quegli altri, i servi, dicono: i personaggi di Pasolini usano le parolacce, quindi Pasolini usa le parolacce. Bel ragionamento, come vedi.

Pier Paolo Pasolini


Curatore, Bruno Esposito

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Pier Paolo Pasolini: Il mondo salvato dai ragazzini - Tempo, numero 35, 27 agosto 1968, pag. 12

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Eretico e Corsaro

Pier Paolo Pasolini
Il mondo salvato dai ragazzini

Tempo

numero 35

27 agosto 1968

pag. 12

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Si può parlare di ingiustizia a proposito del mancato "grande" successo, di critica e di vendita, del Mondo salvato dai ragazzini di Elsa Morante?

Intendiamoci: successo di vendita e critica c'è stato, ma normale. Mentre il libro della Morante rappresenta un avvenimento eccezionale. É vero che non è un caso raro che un avvenimento poetico eccezionale passi sotto silenzio oppure sia accolto in un clima di normale amministrazione. Ma io ho davanti a me un "caso" particolare, e non ho voglia di generalizzare, e fare pianti greci sulle ingiustizie umane e sulla loro fatalità. La fatalità non esiste, o esiste nella misura in cui un autore (nel caso di un libro) la provochi. La critica italiana, insomma, non è mai brillata per particolare genialità: in questi ultimi anni, poi, si può addirittura dire che è letteralmente "finita". I giovani corrono dietro a stupide chimere, imposte terroristicamente e tutto ciò che non "sa" di queste intimidatorie novità, viene lasciato da parte, addirittura non accepito. Gli anziani, in parte a causa dello stesso terrorismo, un po' seguono i giovani, un po' sono completamente nelle mani dell'industria culturale. Anche la minoranza di spiriti liberi, la cui presenza va pure registrata in Italia, ha un'aria equivoca: cioè non è la "vera" minoranza di spiriti liberi, ma ne ha solo l'aspetto, le caratteristiche, il codice; in realtà è anch'essa automatica, e fa tutto ciò che una minoranza di spiriti liberi deve fare; gli scandali sono tutti, come dire?, preordinati, accadono sotto la benedizione del ghetto, anziché sotto la benedizione del potere; ecco tutto. Il libro della Morante si presenta al di fuori di tutti questi schemi culturali; nessuno è, così, pronto ad accoglierlo; ed esso suscita ammirazioni ovvie, anche adorazioni ovvie.

giovedì 26 febbraio 2026

Pasolini sul set del film di Lizzani: Requiescant - L'Unità, 28 dicembre 1966, pag. 9

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Eretico e Corsaro

Pasolini sul «set» del film di Lizzani
Requiescant

L'Unità

28 dicembre 1966

pag. 9

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


«Ho accettato di prendere parte come attore a questo film di Lizzani perchè mi piace il ruolo, perchè Lizzani e un mio amico e perchè fare l'attore mi serve ad accrescere la mia esperienza di regista»

— ha detto Pier Paolo Pasolini che ieri per la prima volta era sul set del film di Carlo Lizzani intitolato Requiescant, i cui ruoli principali sono coperti da Lou Castel e Mark Damon.

La parte assegnata a Pasolini e quella d'un rivoluzionario messicano dei primi del '900 che riesce a convincere un impavido guerrigliero (impersonato da Lou Castel) a mettersi a capo d'un gruppo di ribelli operanti al di la del Rio Grande, contro il Texas.

Pasolini aveva già fatto l'attore in un altro film dello stesso Lizzani: II gobbo.

Gli e stato chiesto di esprimere un giudizio sul genere western che non incontra le simpatie di certi ambienti culturali e viene ritenuto un prodotto artigianale.

«Il western e quasi sempre buon cinema — ha detto Pasolini — a parte il fatto che alcuni western di Ford e Howard Hawks sono considerati tra i classici dello schermo».

Del film di Lizzani lo scrittore ha detto che ha dei personaggi ben costruiti e una vicenda interessante. Oltre a Lou Castel e Mark Damon prendono parte al film nei ruoli principali anche Renato Nicolai, Barbara Frei, Rossana Crisman, Mirella Maravidi, Michele Rago. La sceneggiatura e stata scritta da Adriano Bolzoni.

11 film viene «girato» a colori con cinque macchine da presa usate per le scene di massa secondo il sistema americano « Pluri-shots».



Curatore, Bruno Esposito

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