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giovedì 22 gennaio 2026

Pier Paolo Pasolini, Mamma Roma - Il film che nasce da un atto di ribellione: la cronaca si fa mito, la denuncia si fa arte.

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

© Angelo Novi

Pier Paolo Pasolini, Mamma Roma
Il film che nasce da un atto di ribellione:
la cronaca si fa mito, la denuncia si fa arte.

"Mostruoso è chi è nato

dalle viscere di una donna morta.

E io, feto adulto, mi aggiro

più moderno di ogni moderno

a cercare fratelli che non sono più."

( Le immagini inserite in questo post, sono prese dal "catalogo della mostra Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini nelle fotografie di © Divo Cavicchioli e © Angelo Novi" - 27 ottobre 2018 – 24 febbraio 2019 - Tutti i diritti riservati)


© Dino Cavicchioli
L’Italia, uscita dalle rovine della Seconda guerra mondiale, negli anni Sessanta vive il cosiddetto “miracolo economico”: una crescita vertiginosa che trasforma radicalmente la società, spingendo milioni di italiani dalle campagne alle città, dalle baracche alle nuove periferie urbane. La costruzione di autostrade, palazzi, capannoni industriali e infrastrutture accompagna la nascita di una nuova classe operaia e di un sottoproletariato urbano, spesso confinato nelle borgate romane, luoghi di marginalità e di esclusione sociale. In questo clima di fervore e contraddizioni, la cultura italiana si rinnova: il cinema, la letteratura, la moda e il design made in Italy influenzano il mondo, mentre la società si confronta con nuove libertà e una crescente domanda di partecipazione democratica. Tuttavia, il boom economico non cancella le disuguaglianze: la forbice tra Nord e Sud si allarga, la redistribuzione delle ricchezze rimane incompleta, e la modernità si scontra con un conservatorismo radicato. La presenza della Chiesa e del Partito Comunista Italiano, a pochi passi l’una dall’altro, simboleggia la dialettica tra spinte riformatrici e resistenze tradizionaliste.

venerdì 2 gennaio 2026

Pasolini-Magnani un'accoppiata da Gran Premio: l'autore ci parla di Mamma Roma - Telecineriz, anno III, numero 8, agosto 1962, pag.3-4

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Pasolini-Magnani un'accoppiata da Gran Premio
l'autore ci parla di Mamma Roma

Telecineriz

anno III

numero 8

agosto 1962

pag.3-4

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )

Dopo due anni di volontaria assenza la Magnani torna sullo schermo con un personaggio vivo, inquieto, esuberante, disperata << Mamma Roma >>. Il cinema l'aveva delusa, ma Pasolini, costruendole una sceneggiatura su misura, l'ha riconquistata, ed il cinema le è di nuovo entrato nelle vene. Il privilegio di averla di nuovo attratta davanti alla macchina da presa spetta per metà al produttore Alfredo Bini e per l'altra metà a Pier Paolo Pasolini. Il binomio Bini-Pasolini era una garanzia per Anna Magnani e << l'aventiniana >>  attrice si è fatta convincere.

Anna Magnani in Mamma Roma è una matura prostituta che, per amore del figlio, passa dall'infame commercio notturno ad un più rispettabile commercio di frutta e verdura in un mercato rionale. Mamma Roma (nome di << battaglia >> della prostituta) è una povera donna piena di buone intenzioni che cerca di creare un avvenire al figlio e una nuova reputazione per se stessa. Ma sbaglia tutto, per ignoranza e per colpa dell'ambiente. Che ne sa Mamma Roma della vita? Corre dal parroco e gli chiede aiuto. Ma che aiuto può chiedergli? Non lo sa nemmeno lei. Il suo ideale è un ideale piccolo-borghese di vita per bene, ma questo ideale si sovrappone a una vita le cui esperienze sono tutte atroci, volgari, sbagliate. E quando il prete le consiglia di fare imparare al figlio un mestiere, mandandolo magari in un cantiere, Mamma Roma si ribella

domenica 20 luglio 2025

Una bellissima intervista ad Anna Magnani: Una contro tutti - Marina Maffei, sul set di Mamma Roma - Noi Donne, numero 19, 13 maggio 1962, pag. da 38 a 41

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Una bellissima intervista ad Anna Magnani: 
Una contro tutti
Marina Maffei, sul set di Mamma Roma

Noi Donne
numero 19
13 maggio 1962
pag. da 38 a 41

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )

 




E' tornata davanti alla macchina da presa con l'entusiasmo di una debuttante. Nel film di Pier Paolo Pasolini crea un personaggio nuovo e audace, quello di una donna sola, in lotta contro l'indifferenza di un'intera città. 

« Mamma Roma è un personaggio nuovo, una donna che ha delle ambizioni piccolo borghesi, sproporzionate al mondo in cui ha vissuto. E' un personaggio bellissimo, una parte che mi fa sognare!». 

Con queste poche, precise, parole Anna Magnani spiega il motivo che l'ha convinta a tornare di nuovo davanti alla macchina da presa, dopo due anni di inattività. Produttori italiani e stranieri, registi famosi, per due anni l'hanno corteggiata, lusingata, offrendole contratti in bianco, ma Anna Magnani aveva sempre rifiutato ogni offerta. E se ne stava nel suo appartamento sui tetti di Palazzo Altieri, dal quale si vede mezza Roma, o nella sua villa al Circeo aspettando l'occasione buona, la parte che la « facesse sognare»: glie l'ha offerta Pier Paolo Pasolini con il film Mamma Roma. 
Per la verità tutto era cominciato a Venezia la scorsa estate, durante il Festival. Sullo schermo del Palazzo del cinema si proiettava Accattone, davanti ad un pubblico attento di critici, di giornalisti, di attori, ma anche di curiosi, di gente che voleva vedere, e non senza qualche prevenzione, il film dello scrittore che, tutto ad un tratto, si era messo a fare il regista. E c'era anche lei fra il pubblico, Anna Magnani. 
Dicevano che fosse venuta a Venezia apposta per vedere II brigante di Castellani, regista al quale è legata da grande amicizia fin dai tempi in cui girarono insieme Nella città l'inferno, e per vedere appunto il film di Pasolini. E forse anche lei era un pò prevenuta. 
L'avevo vista entrare nella sala: pantaloni verdi e camicetta a quadrucci dello stesso olore, scarmigliata; il volto pallido assolutamente  privo di trucco spiccava fra i visetti dipinti e abbronzati delle ragazze venute a Venezia per far colpo su registi e produttori, facendoli diventare di colpo scialbi e insignificanti. 
II film, com'è noto, ottenne un grande successo, anche se non mancarono i dissensi e le polemiche, e fra coloro che alla fine della proiezione applaudivano con maggior calore, c'era anche lei, Anna Magnani. Fu così presa da quel film, dalla sua drammatica realtà, che subito disse al produttore Alfredo Bini: 

«Mi devi far fare un film con Pier Paolo!»

lunedì 24 marzo 2025

Pier Paolo Pasolini, 10 giugno, "Io sono una forza del passato" - le poesie di Mamma Roma

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

© Immagine di Divo Cavicchioli


Pier Paolo Pasolini, 10 giugno, 
"Io sono una forza del passato"

le poesie di Mamma Roma 


       Un solo rudere, sogno di un arco,

       di una volta romana o romanica,

       in un prato dove schiumeggia un sole

       il cui calore è calmo come un mare,

       e, del mare, ha il sapore di sale,

       il mistero splendente: lì ridotto,

       sulla schiuma del mare della luce,

       il rudere è solo: liturgia

       e uso, ora profondamente estinti,

       vivono nel suo stile – e nel sole –

       per chi ne comprenda presenza e poesia.

       Fai pochi passi, e sei sull’Appia

       o sulla Tuscolana: lì tutto è vita,

       per tutti. Anzi, meglio è complice

       di quella vita chi non ne sa stile

       e storia. I suoi significati

       si scambiano nella sordida pace

       indifferenza e violenza. Migliaia,

       migliaia di persone, Pulcinella

       d’una modernità di fuoco, nel sole

       il cui significato è anch’esso in atto,

       si incrociano pullulando scure

       sugli accecanti marciapiedi, contro

       l’Ina-Case sprofondate nel cielo.

mercoledì 5 marzo 2025

L'addio di Pasolini alle borgate - Franco Calderoni intervista Pasolini sul set di Mamma Roma - Tempo, numero 19 del 12 maggio 1962

 "Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



L'addio di Pasolini alle borgate
Franco Calderoni intervista Pasolini sul set di Mamma Roma

Tempo, numero 19

12 maggio 1962

pag. 36, 37 e 39

( Questa trascrizione da cartaceo, è curata da Bruno Esposito )

Roma, maggio

<< Con Mamma Roma darò l'addio al mondo delle borgate e al sottoproletariato romano. E' un'addio pieno di tristezza il mio, ma è necessario >>.

Passeggio su e giù per via Sagunto con Pasolini. Ha appena finito di girare un primo piano della Magnani appoggiata alla ringhiera delle scale di uno dei palazzoni dell'Ina-Casa che sorgono al Quadraro. Una selva di finestre grigie come buchi nel tufo sputa le voci a tutto volume delle radio. I ragazzi giocano badando bene a non scompigliarsi le accurate capigliature.

<< Non è servito a niente - riprende Pasolini - io ho tentato di proporre all'attenzione e alla meditazione del pubblico un problema. Ma la mia voce è arrivata solo là dove non c'erano porte da sfondare... Gli altri hanno rifiutato il problema e hanno guardato il sottoproletariato, i suoi simboli, con scetticismo e ironia... quando non si è scesi addirittura agli insulti contro loro e contro me. Nessuno ha capito che quello del sottoproletariato non è un fatto folcloristico >>.

domenica 22 dicembre 2024

MAMMA ROMA - DIARIO AL REGISTRATORE di Pier Paolo Pasolini - 1962

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


@Angelo Novi - Marcel Carné con Pier Paolo Pasolini e Anna Magnani in visita sul set


MAMMA ROMA
 DIARIO AL REGISTRATORE 
di Pier Paolo Pasolini

1962


       3 maggio 1962, ore 9

       Ricordo che anche l’anno scorso quando dovevo fare Accattone – e pareva non dovessi più farlo – ho passato delle notti insonni, le sole della mia vita, perché, di solito, io dormo intensamente per nove ore di seguito con dei sogni spesso bellissimi. Invece in quel periodo ho fatto dei sogni terribili. Sognavo nel cuore della notte – avendo coscienza di essere nel cuore della notte – il sole, un sole radioso e stupendo, che era tanto più macabro quanto più era radioso. Perché era, appunto, un sole sognato nella notte, nel cuore della notte. Quel sole colpiva delle facce, o, meglio, dei «primi piani», degli amici di Accattone, al Ciriola, sul Tevere, con i profili delle statue bianche del Ponte degli Angeli. Nel fondo della notte, una luce ardente biancheggiava sulle facce degli amici di Accattone – Peppe il Folle, il Tedesco, Piede d’Oro – con un biancore che aveva qualcosa di mortuario, di funereo – il biancore che hanno le ossa dissepolte abbandonate in un pomeriggio d’estate, con la polvere. E questo senso di funereo che c’era nel sole, che pure era stupendo, era dovuto al fatto che quelle inquadrature erano, per me, irrealizzabili, mi erano impedite dalle circostanze.

martedì 28 dicembre 2021

1962 MAMMA ROMA

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



1962 MAMMA ROMA



Regia di Pier Paolo Pasolini (aiuto regia: Carlo Di Carlo)
Produzione: Alfredo Bini - Arco Film
Distribuzione: Cineriz
Soggetto e sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini
Collaborazione dialoghi: Sergio Citti
Fotografia: Tonino Delli Colli
Musica: Antonio Vivaldi (coord. Carlo Rustichelli)
Fra gli interpreti: Anna Magnani, Franco Citti, Paolo Volponi
PRIMA PROIEZIONE:
31 agosto 1962: XXIII mostra di Venezia.
USCITA NELLE SALE:
22 settembre 1962: Roma, Cinema Quattro Fontane

STORIA DEL FILM:
Film girato dal 9 aprile al giugno 1962 nei teatri di posa Incir De Paolis (Roma) e negli esterni di Roma, Frascati, Guidonia, Subiaco. Secondo film di Pasolini. Vince il Premio della FICC (Federazione Italiana dei Circoli del Cinema) alla XXIII Mostra di Venezia.

mercoledì 4 agosto 2021

Pasolini, Mamma Roma - Alberto Moravia, L'Espresso del 30/9/1962

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro





Mamma Roma il secondo film di Pier Paolo Pasolini racconta la storia di una prostituta che ha un figlio, Ettore. Questo figlio lei lo tiene presso contadini, a Guidonia; ma, una volta grande, lo prende con sé. Naturalmente, mamma Roma non desidera che Ettore sappia del suo mestiere; così un po' glielo nasconde e un po' lo sospende, facendosi fruttarola. Purtroppo, il suo antico pappone ricompare e la costringe di nuovo al marciapiede; e così Ettore viene a sapere che sua madre è una prostituta. Ma Ettore dal canto suo si è già demoralizzato da solo, senza aspettare questa rivelazione. Nonostante gli sforzi della madre che vorrebbe che lui lavorasse, s'impadronisse di un mestiere, diventasse, come dicono i borghesi, una persona normale, a soli quindici anni lui è già ladruncolo, vagabondo, traffica con le donne, fa parte di una banda di discoli. Così alla fine avviene quello che doveva avvenire: colto in flagrante furto, Ettore che è febbricitante viene rinchiuso nell'infermeria del carcere. Ma dà in smanie, lo legano allora sul tavolaccio di rigore e lì muore, solo e abbandonato, invocando la madre. Questi i fatti di Mamma Roma, dai quali forse non si può capire che in realtà il film è composto di due parti che scorrono parallele senza mai congiungersi veramente: la parte di mamma Roma e la parte di Ettore. Nell'intenzione del regista, queste due parti dovevano amalgamarsi, illuminandosi e completandosi a vicenda; ma questo non è avvenuto: le due parti stanno l'una accanto all'altra senza fondersi, come l’olio sta accanto all'aceto. Madre e figlio si incontrano, è vero, ma mai su un terreno veramente necessario ed essenziale; anche senza sua madre Ettore sarebbe quello che è e viceversa. In realtà mamma Roma è una prostituta ed Ettore un piccolo vagabondo; il fatto di essere madre e figlio non ha carattere determinante. E non lo ha, ovviamente, perché il regista non l'ha sentito così. D'altra parte questo sentimento di Pasolini non è di uguale intensità. Forte e profondo per tutta la parte di Ettore, quasi scompare in quella di mamma Roma. Così che alla fine si riporta l'impressione che il titolo del film tragga in inganno e che la storia principale e quella di Ettore e non quella di sua madre.
Che questo sia vero lo dimostra un esame anche superficiale e parti. La poesia elegiaca e civile, decadente ed epica di Pasolini si desta soltanto quando segue Ettore e i suoi compagni nei loro vagabondaggi, nei loro amori e nelle loro imprese ladresche per i prati della periferia, tra i ruderi romani e i casamenti popolari di cemento armato. Tutte le sequenze che riguardano Ettore e i suoi amici sono bellissime, rappresentano un progresso rispetto ad Accattone che non ha cose così delicate ed ineffabili, e fanno rimpiangere il film di soli ragazzi che Pasolini avrebbe potuto fare e non ha fatto. È stato detto che Pasolini è un artista il quale, in Accattone come nei romanzi, non parla mai delle cose che gli premono veramente cioè di se stesso. Ebbene, questa volta Pasolini in tutte le parti che riguardano Ettore è riuscito a fare di solito gli riesce soltanto nelle poesie: ha parlato di se stesso con la sua voce più autentica e più intima. Fino alla morte mantegnesca di Ettore nella quale, con un po' di narcisismo, ha vagheggiato la propria morte.
Tutt’altro discorso va tenuto per la parte che riguarda la madre di Ettore. Dispiace dirlo, ma questa parte appare poco necessaria sia perché qui la poesia di Pasolini tace e ci troviamo di fronte ad un film neorealista di normale fattura; sia perché, costruita per completare il dramma di Ettore, questa parte non aggiunge niente al personaggio già perfettamente definito dalla pietà con la quale il regista ha saputo inventarlo e contemplarlo. A riprova si veda per esempio l'errore di una scena come quella del ricatto; e il carattere generico della descrizione della vita delle prostitute ben diverso dalla precisione dell'analoga descrizione in Accattone. Anzi si ha l'impressione che per quest'aspetto Pasolini abbia utilizzato in Mamma Roma una materia già sfruttata nel suo primo film. Mentre gli avrebbe convenuto darci qualche cosa dissolutamente nuovo, come nelle sequenze di Ettore suoi amici.
In senso spettacolare la parte delle prostitute si regge soprattutto sulla interpretazione di Anna Magnani, al tempo stesso tempo misurata, vigorosa e commovente. Ma resta confermato che questa nostra grande attrice ha bisogno di film tagliati su misura per lei, e male si amalgama con l'impasto dei film di regia interpretati da attori presi dalla strada. Ettore Garofalo pur non avendo la forza di Franco Citti in Accattone, ha una sua patetica autenticità di cui Pasolini ha saputo servirsi fino in fondo. Abbiamo rivisto con piacere Franco Citti nel personaggio del pappone, secondario ma pieno di autorità. Efficaci tutti quanti gli attori delle parti minori tra i quali vogliamo ricordare Luisa Loiano, Silvana Corsini, Paolo Volponi, Luciano Gonini, Vittorio La Paglia, Piero Morgia.

Alberto Moravia
L'Espresso 30/09/1962





@Eretico e Corsaro - Le Pagine Corsare

Curatore, Bruno Esposito

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lunedì 22 marzo 2021

MAMMA ROMA - di Massimiliano Valente

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



 


MAMMA ROMA
di Massimiliano Valente
 

"Mamma Roma" e' il secondo film di Pier Paolo Pasolini, e come il precedente, "Accattone", si muove sullo sfondo della periferia romana. C'e' comunque una differenza sostanziale tra i due film, cioe' un passaggio da una responsabilita' individuale, di Accattone, a una responsabilita' collettiva, di Mamma Roma, questo aspetto verra' trattato piu' oltre. Il personaggio interpretato dalla Magnani assomiglia molto di piu' al Tommaso Puzzilli di "Una vita violenta" rispetto al disperato personaggio di Accattone, nel senso che Mamma Roma ha un moto di

La rabbia ereticale di Mamma Roma - Di Pino Bertelli

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



 
sett 2012 - collage e acrilici - Mamma Roma - Di Fabio Pop Gismondi 
La rabbia ereticale di Mamma Roma
Pino Bertelli


Mamma Roma è un piccolo capolavoro sul tramonto degli oracoli. L’anarchia di Pasolini qui è sentita nel profondo. Alla solitudine disperata di Accattone risponde l’impossibilità di essere normale di Mamma Roma e qui si coglie con maggiore invettiva, la responsabilità della società verso quella comunità abbandonata, soggiogata, offesa... laggiù, nei bassifondi della scala conviviale. La povertà,

Pasolini, Mamma Roma - di Angela Molteni

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro





Mamma Roma
di Angela Molteni


Scritto e diretto da Pier Paolo Pasolini
Collaborazione ai dialoghi di Sergio Citti
Fotografia Tonino Delli Colli 

Architetto Flavio Mogherini 
Coordina­mento musicale Carlo Rustichelli
Montaggio Nino Baragli 
Aiuto alla regia Carlo di Carlo 
Assistente alla regia Gianfrancesco Salma

Interpreti e personaggi: 

lunedì 8 marzo 2021

ANCHE ROMA HA UNA MAMMA - DI ALBERTO MORAVIA - 'L'ESPRESSO', 1973

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




ANCHE ROMA HA UNA MAMMA 
DI ALBERTO MORAVIA
 'L'ESPRESSO', 1973

Alberto Moravia, in occasione della morte di Anna Magnani ( 26 settembre 1973), scrisse questo articolo su 
l'Espresso numero 40, dell'ottobre 1973
oggi in 
Alberto Moravia, Cinema italiano, Recensioni e interventi 1933-1990" a cura di Alberto Pezzotta e Anna Girardelli. 





In genere non si crea il culto della personalità se prima di tutto non si è, nell’intimo, dediti a questo culto.  Si pensi, per esempio a D’Annunzio: la sua popolarità, come figura pubblica, derivava prima di tutto dal suo eccezionale narcisismo. Anna Magnani, invece, era quel raro personaggio che è un narcisista amaro, scontento, insicuro, profondamente diffidente della propria popolarità anche se incapace d’approfondire e rimuovere i motivi di questa sua diffidenza.

sabato 2 gennaio 2021

L’urlo di Pasolini - di Michele Guerra

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




L’urlo di Pasolini
di Michele Guerra



La sera del 22 settembre del 1962, alla prima romana di Mamma Roma, Pasolini prende a schiaffi un giovane studente di estrema destra che gli urlava «Pasolini, in nome della gioventù nazionale, ti dico che fai schifo». Lo studente reagisce e a sua volta colpisce Pasolini, dando soddisfazione, ad esempio, a Lo Specchio che intitola un articolo (di rara volgarità e tetro godimento) Hanno battuto le mani a “Mamma Roma” sulla faccia di Pasolini. In quelle poche righe, l’anonimo articolista racconta di un Pasolini picchiato, salvato solo dall’intervento di Sergio Citti («che si notava per la particolare distinzione») e infine ritiratosi tra le fila dei suoi sodali «Laura Betti, l’attore dalla faccia di mattone Ettore Garofalo, Pietro Murgia, l’assistente alla regia Banchero, il regista Bertolucci con Adriana Asti e ultimo Alberto Moravia». Vengono pubblicate tre fotografie, due con Pasolini (nell’atto di sferrare il suo colpo e tramortito dal colpo dell’altro) e una con Sergio Citti che si getta a peso morto sullo studente, atterrandolo.
A guardarle oggi, quelle foto, Pasolini non è, come vorrebbero i redattori di quelle pagine, il debole frocio, l’esangue intellettuale, il noioso comunista che poi, dopo averle prese di santa ragione e aver tentato «di reagire con poco profitto», se ne va con gli amici al party offerto da Anna Magnani per festeggiare l’uscita del film (ci sarebbero già abbastanza elementi per uno studio socio-politico-culturale del nostro cinema…). A guardarle oggi, Pasolini è come l’avremmo voluto sempre vedere: teso, pronto a scattare, incapace di porgere l’altra guancia, inadatto alle iconografie da Ecce Homo, servo umile delle verità scomode, concentrato di tutto ciò che di minoritario o contraddittorio può esistere. Non c’è, nella fotografia del Pasolini picchiatore, nessuna voluttà nella sofferenza, nessun nemico nascosto, nessuna conoscenza certa priva di prove, ma c’è la ribellione del corpo, negli occhi semichiusi dietro gli occhiali spessi, nei denti digrignati che cancellano le spigolosità familiari del viso (così evidenti, invece, nell’immagine del Pasolini colpito), nel piccolo pugno fermato lontano dal suo bersaglio.



Prima ancora che Mamma Roma uscisse, Pasolini scriveva su Vie Nuove che quel film gli dava la sinistra impressione di non potersi permettere di sbagliare mai un’opera e gli riportava nell’animo l’infantile paura «di essere condannato innocente». Quello che prova di fronte a questo assalto di timori è «un senso di rivolta, di ripugnanza, di esasperazione che non ha equivalenti: qualcosa che non si può esprimere se non nell’urlo bestiale, nella furia epilettica». Eppure questi sentimenti Pasolini li vuole dominare e li vuole «riordinati subito, com’è mia antica abitudine, in pensieri, in sforzo di capire: in amore, infine». Quel che gli manca, e gli facilita il compito di riordinare i sentimenti, di trattenere l’urlo bestiale, è la possibilità effettiva di trovarsi faccia a faccia con il nemico, che invece d’improvviso gli si para davanti al Quattro Fontane. E Pasolini lo picchia. Lo Specchio non lo scrive, ma Pasolini ha preso a schiaffi uno studente e non se ne pente. Sempre su Vie Nuove, si sfoga così, a distanza di tre mesi dal primo articolo su Mamma Roma:
Dovrei vergognarmi di quella mia reazione improvvisa, degna della giungla: sono “partito per primo”, come dicono i tanto disapprovanti ragazzacci del suburbio, e gli ho dato un “sacco di botte”. Dovrei vergognarmi, e invece devo constatare che […] provo una vera e propria soddisfazione: finalmente il nemico ha mostrato la sua faccia, e gliel’ho riempita di schiaffi, com’era mio sacrosanto diritto.
Pasolini, che solo pochi mesi prima scriveva di ritenere ancora valido «il metodo di lotta di Cristo: la non violenza, la mitezza, la persuasione», si trasforma in picchiatore, anche se solo per un attimo e poi toccherà a Sergio Citti fargli vedere come si lotta corpo a corpo, per terra. Ma in quell’attimo è esploso l’urlo brutale, hanno prevalso la rivolta, la ripugnanza, l’esasperazione; e a guardarlo fisso, in quella posa inusuale, torna in mente la fine di Teorema:

È impossibile dire che razza di urlo
sia il mio: è vero che è terribile
– tanto da sfigurarmi i lineamenti
rendendoli simili alle fauci di una bestia –
ma è anche, in qualche modo, gioioso,
tanto da ridurmi come un bambino.
È un urlo fatto per invocare l’attenzione di qualcuno
o il suo aiuto; ma anche, forse, per bestemmiarlo.
È un urlo che vuole far sapere,
in questo luogo disabitato, che io esisto,
oppure, che non soltanto esisto,
ma che so. È un urlo
in cui in fondo all’ansia
si sente qualche vile accento di speranza;
oppure un urlo di certezza, assolutamente assurda,
dentro a cui risuona, pura, la disperazione.
Ad ogni modo questo è certo: che qualunque cosa
questo mio urlo voglia significare,
esso è destinato a durare oltre ogni possibile fine.

C’è molto del ‘monumento’ Pasolini in queste parole, ma se le rileggiamo avendo negli occhi il Pasolini furioso delle Quattro Fontane, quasi davvero gioiamo di quella momentanea incapacità a «dominare», a «riordinare», di quella fulminea sospensione dell’«amore, infine» e ci sembra di riuscire a protrarre quell’urlo isolato oltre ogni possibile fine…
Michele Guerra


Bibliografia

P.P. Pasolini, Teorema, Milano, Garzanti, 1968.
P.P. Pasolini, ‘Come un incubo dell’infanzia’, Vie Nuove, 28, XVII, 12 luglio 1962, ora in Id., Le belle bandiere. Dialoghi 1960-65, a cura di G.C. Ferretti, Roma, Editori Riuniti, 1977, pp. 207-210.
P.P. Pasolini, ‘Sfogo per «Mamma Roma»’, Vie Nuove, 40, XII, 4 ottobre 1962, ora in ivi, pp. 227-232.
s.a., ‘Hanno battuto le mani a “Mamma Roma” sulla faccia di Pasolini’, Lo Specchio, 23 settembre 1962.




Fonte:

martedì 22 dicembre 2020

Il diario di lavorazione del film Mamma Roma di Pier Paolo Pasolini - Carlo Di Carlo

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


“Mamma Roma” scolpito dal 44enne scultore romano, Gianluca Bagliani.
 
 
Il diario di lavorazione del film Mamma Roma
firmato dall’aiuto regista Carlo Di Carlo
[da "L'Europa letteraria", III, n. 17, ottobre 1962, Roma]



 Lunedì, 9 aprile

 "L'Europa letteraria", III, n. 17, ottobre 1962
 Il ciak a Casal Bertone. C’è la troupe al completo: Pasolini, Ettore, la Magnani, Franco Citti e suo fratello Sergio, l’insostituibile aiutante e collaboratore di Pier Paolo, Tonino Delli Colli e suo cugino Franco operatore alla macchina l’assistente Gioacchino Sofia, Lina D’amico, la segretaria di edizione, Boschi, Franchi, Bruno Frascà, Casati della produzione, Mariano il capo, con Gianduia, Alberto, Alfredino, Profili, Conti, Silvio Citti e gli altri. É la stessa troupe di Accattone. Il sole oggi fa nascondino e si girano quindi solo pochi esterni: l’arrivo a casa di Mamma Roma con Ettore. Franco Citti che nel film sarà Carmine, il pappone di Mamma Roma, non si è fatto crescere i baffi come doveva. Li porterà finti e assomiglierà a Don Fefè Cefalù, il personaggio di divorzio all’italiana, interpretato da Mastroianni. C’è una schiera foltissima di fotografi che salutano il ritorno di Nannarella sul set e il ciak di Mamma Roma. – Sarà meglio di Accattone? – Non sanno dire altro. A pranzo Pier Paolo mi parla del prossimo film che girerà prima di quello africano, prima de Il padre selvaggio. Sarà uno sketch per un film a episodi sul vitalismo degli italiani. In breve la storia è questa: si sta girando un film storico, la scena della passione di Cristo. Sul Calvario le tre croci, la Maddalena, due angeli… il protagonista è il ladrone buono. Tutto è pronto; il regista si agita, strilla, urla. Si dispongono gli attori sulle croci, da ultimo il ladrone buono. Ma nell’attimo in cui viene inchiodato, è colpito da un infarto. Gli parlo di Buñuel. Penso anche all’inzio di Mamma Roma. Mi ricorda l’ultima cena di Viridiana. Pasolini mi dice che non conosce nulla di Buñuel e che vorrebbe finalmente vedere il film.


 Lunedì, 9 aprile

 Il ciak a Casal Bertone. C’è la troupe al completo: Pasolini, Ettore, la Magnani, Franco Citti e suo fratello Sergio, l’insostituibile aiutante e collaboratore di Pier Paolo, Tonino Delli Colli e suo cugino Franco operatore alla macchina l’assistente Gioacchino Sofia, Lina D’amico, la segretaria di edizione, Boschi, Franchi, Bruno Frascà, Casati della produzione, Mariano il capo, con Gianduia, Alberto, Alfredino, Profili, Conti, Silvio Citti e gli altri. É la stessa troupe di Accattone. Il sole oggi fa nascondino e si girano quindi solo pochi esterni: l’arrivo a casa di Mamma Roma con Ettore. Franco Citti che nel film sarà Carmine, il pappone di Mamma Roma, non si è fatto crescere i baffi come doveva. Li porterà finti e assomiglierà a Don Fefè Cefalù, il personaggio di divorzio all’italiana, interpretato da Mastroianni. C’è una schiera foltissima di fotografi che salutano il ritorno di Nannarella sul set e il ciak di Mamma Roma. – Sarà meglio di Accattone? – Non sanno dire altro. A pranzo Pier Paolo mi parla del prossimo film che girerà prima di quello africano, prima de Il padre selvaggio. Sarà uno sketch per un film a episodi sul vitalismo degli italiani. In breve la storia è questa: si sta girando un film storico, la scena della passione di Cristo. Sul Calvario le tre croci, la Maddalena, due angeli… il protagonista è il ladrone buono. Tutto è pronto; il regista si agita, strilla, urla. Si dispongono gli attori sulle croci, da ultimo il ladrone buono. Ma nell’attimo in cui viene inchiodato, è colpito da un infarto. Gli parlo di Buñuel. Penso anche all’inzio di Mamma Roma. Mi ricorda l’ultima cena di Viridiana. Pasolini mi dice che non conosce nulla di Buñuel e che vorrebbe finalmente vedere il film.

 Martedì 10 aprile

 Oggi si girano gli interni nella stanza della casa di Casal Bertone. E naturalmente fuori c’è il sole che serve per svelare Pasolini calciatore. La Magnani incontra Citti: “Buongiorno, signor Citti, sempre stanco della vita, no?”. Franco non si scompone. Si gira dodici volte una scena con la Magnani, ma non diventerà una abitudine. Arriveremo a girare cinquantasei inquadrature in una giornata. Pasolini vuole “seguire” Anna nella battute e desidera indicarle le sfumature, i toni che lei ha già trovato ovunque nelle didascalie della sceneggiatura rigorosissima. Quasi non bastasse questa, Pasolini disegna nervosamente ogni inquadratura su dei fogli volanti con accanto il dettaglio tecnico e l’eventuale battuta. Serve anche per Delli Colli, che capisce a volo ciò che Pier Paolo vuole. Tra l’altro, è un abile giocatore di luci. Si prepara la scena del tango, sotto gli occhi di Bini, in visita alla troupe. Il lavoro prosegue fino al tardo pomeriggio. Sarà il ritmo di tutti i giorni. Dopo si andrà a vedere il “girato” del giorno prima. Bini non vuole nessun estraneo – oltre la Magnani, Delli Colli, Salina (l’assistente) e me – tranne Ettore che si abitua da oggi a “vedersi”. Forse non si è proprio reso conto di che cosa sia il cinema. Non nasconde esteriormente una certa ribellione all’immagine, ma in fondo è intimamente soddisfatto e contento.

 Venerdì 13 aprile

 Continuano gli interni a Casal Bertone. La Magnani è di un altro umore, ora che si è “rodata” e si è intesa con Tonino. Ha indovinato le luci per il suo naso, che lei chiama “la sciabola”. Seguita però a discutere con Pier Paolo perché insiste a farle recitare le battute staccate e mai unite. Mai una scena intera. Dice che “recita” e non è naturale come la vuole lui, girando in questo modo inconsueto. L’odio, la rabbia, l’umore, insomma, improvviso e secco com’è richiesto dal copione – non può essere “estratto” battuta per battuta. Ma Pasolini insiste. Le discussioni seguiteranno anche nei giorni a venire e Anna alla fine prenderà l’abitudine e ne sarà contenta. Oggi si girano anche le prime scene con Carmine (Franco Citti). È un attore nato, un temperamento eccezionale. Non occorre dirgli la battuta più di una volta, non occorre che Pasolini gli dica niente oltre alcuni suggerimenti e la posizione fisica. Lo chiamano Fefè; sta al gioco e recita alcune battute in siciliano. Ettore parla con gli amici dell’intervista che hanno strappato a Franco nell’ultima trasmissione di “Cinema d’oggi”. L’artificio televisivo è stato esemplare e sono riusciti a presentarlo come volevano. Franco invece è tutto il contrario: basta rimanere poco tempo con lui e ci si rende conto. È difficile capirlo perché non dà confidenza, è scontroso, ha un habitus esteriore che è esattamente il contrario di se stesso. (Solo Pasolini l’ha capito). Fa il cinema perché Accattone gli ha aperto questa strada, ma fa l’attore così come un altro mestiere. Tutto ciò che guadagna lo spende e non gli interessa; perché – dice – se questa esperienza dovesse finire, ricomincerei tutto da capo.

 Sabato 14 aprile

“Mamma Roma” scolpito dal 44enne scultore romano, Gianluca Bagliani.

 Finiti gli ultimi esterni a Casal Bertone, finalmente ci spostiamo. Sembravamo dei confinati. Gli interni per ora sono finiti e si va, nonostante l’inclemenza del tempo – un cielo grigio e buio che promette pioggia, un sottile e continuo vento di tramontana che agita mulinelli di polvere – a Torre Spaccata, al villaggio Ina-Casa, dietro Cinecittà. Ogni giorno scopriamo una Roma inedita, che Pasolini in questi anni è andato a cercare con la pazienza, l’attenzione e l’osservazione di un esploratore. Si gira la scena della “fontanella” dove Ettore, preso a botte dai compagni, arriva grondante di sangue e incontra un vecchio “frocio” che lo spaventa, e scappa. Sarà una scena che ci perseguiterà giorni e giorni. Infatti il tempo non ci darà pace quasi fino agli ultimi giorni di riprese. Alla fine poi questa scena sarà tolta, al montaggio. C’è un prato lunghissimo che pare una collina e un deserto contemporaneamente. Un muretto, vicino, a strisce nere e bianche. In fondo una torraccia e, ai lati, enormi caseggiati popolari – una distesa – che paiono un muro. In proiezione vediamo tutto il girato. Ci sono delle scene stupende, quella del tango soprattutto. La Magnani è molto contenta e Pier Paolo questa volta non sa nascondere la sua soddisfazione e il suo compiacimento.


 Lunedì 16 aprile

 Pier Paolo mi dice che il commento musicale di Mamma Roma sarà costituito da brani del Cimento dell’armonia e dell’invenzione e del Concerto di San Lorenzo di Antonio Vivaldi. Si parla di musica. Chiedo se gli piace la musica elettronica, “Non mi piace Antonioni, non mi piace l’arte astratta e nemmeno la musica elettronica”. Nei prossimi giorni ci saranno accese discussioni.

 Giovedì 19 aprile

 Dopo alcuni esterni – siamo stati a Guidonia, nei giorni scorsi – eccoci di nuovo in interno. Siamo alla cava Aurelia, dietro San Pietro, per girare le scene del ricatto. C’è Luisa Orioli che nel film sarà Biancofiore, la compagna di vita di Mamma Roma. Lui, il ricattato è un certo signor Pellissier (La Paglia è il vero nome) proprietario di un ristorante, il quale darà a Ettore un posto di cameriere nel suo locale. È altissimo con una faccia allungata e grassoccia, la fronte molto alta e i capelli tutti dietro. Lo si trova sempre in un bar e non si sa bene cosa faccia nella vita. Non è stato scelto casualmente da Pier Paolo – come d’altronde non lo è stato nessun altro dei suoi personaggi – ma questo in modo particolare. Assomiglia a Qualcuno…

Venerdì 20 aprile

 Come Accattone ebbe la Morante, così Mamma Roma avrà Paolo Volponi. Sarà il prete, a cui Mamma Roma andrà a chiedere di sistemare suo figlio. Rifiuta il posto di manovale che il prete le offre e Mamma Roma cercherà qualcosa di più degno. Siamo ancora nella casa di Biancofiore: una stanzetta di poco più di quattro metri quadrati. Incredibile davvero che in questa superficie trovino posto la troupe, Biancofiore, Pellisier, la Magnani, Zaccaria, Pasolini e noi, oltre a quel cimitero di luci e di croci-sostegno appesi alle pareti e al soffitto. Vengono Moravia e Levi a trovare Pasolini. Ma Moravia è impaziente, non riesce a fermarsi più di pochi minuti, mentre invece Levi scopre luoghi bellissimi da dipingere, è divertito della definizione di Pier Paolo: Geova onirico e preconfessionale.

 Sabato 28 aprile

 Franco Citti è stato arrestato. Pasolini sapeva solo del fatto, ma non dell’arresto. È accaduto ieri sera a Piazzale Flaminio che a beneficio degli automobilisti è stato mosso e rimosso, coperto di bianco e di nero, di strisce e di zebre e pare diventato un parco per le automobiline dei ragazzini. Franco e un amico, ubriachi, in macchina, avrebbero “assalito”, con ingiurie, due dipendenti comunali che stavano rinfrescando di bianco alcune strisce, nel nuovo caos del piazzale, insultato pubblici ufficiali e fatto gesti osceni. Domani si scatenerà un’altra delle solite vergognose campagne della nostra stampa perbene. Non sembrerà vero a questi giornalisti di avere in mano il nuovo caso di quello che viene definito “il suo pupillo”, per sputare sulla figura e sull’opera di Pasolini. Quanti meriteranno, domani, un epigramma?

 Giovedì 3 maggio

 A Cecafumo. Laggiù l’acquedotto con una fila interminabile di baracche, le baracche degli umili – penso ai Rudy di via Veneto che ubriachi e molestatori, ma di altra condizione sociale… vengono accompagnati alla loro casa dopo gli schiamazzi notturni, dagli agenti che chiedono scusa ai loro genitori – un prato lunghissimo, verde con l’erba alta e qualche rudere sparso qua e là, circondato da una cintura di case enormi, bianche, a ventaglio: un paesaggio stranissimo, il più strano che ho visto qui a Roma. Il sole è infuocato e bruciante. Mi viene in mente una poesia di Pasolini: Al sole. “No, non a noi: tu manchi / a loro, che pure vivono a livelli / d’esistenza di sole, in pienezza, / e tra le baracche e sterri, / prati zeppi di canne e d’immondezza, / sentono in questa disorientata brezza, / con altro cuore, il tuo non esserci… Io sono qui, nel loro / mondo (ma sempre al mio impoetico / livello d’uomo colto, come sopra / un muro che si sgretola): / col vero cuore sento che tu manchi, sole”. Con Pier Paolo in macchina parliamo di Franco. Si confesserà, con la bocca amara e i ricordi vivi, al registratore, con me, isolato dagli altri.

 Venerdì 4 maggio

 Il ritmo del film sembrava essersi rallentato. La notizia di Franco ci ha tutti un po’ sconvolti. Si parla con Sergio, suo fratello, si domandano notizie ad altri amici. Il 15 ci sarà il processo. Pier Paolo è sempre più preoccupato. Franco, come ogni altro personaggio, è insostituibile. Non sono molte le scene da girare con lui, ma devono essere girate ancora quasi tutte. Ora siamo alle prese col mercato. Il mercato lunghissimo di Cecafumo.

 Venerdì 11 maggio

“Mamma Roma” scolpito dal 44enne scultore romano, Gianluca Bagliani.

 Da mercoledì fermi nei pressi di un ospedale, dietro a piazza dei Navigatori a girare tutte le scene di Ettore con i compagni, l’ingresso, la corsia, il furto della radiolina all’ammalato Roscio. Durante le pause parlo con Maggiorani. Farà la parte di un malato, a cui Ettore ruberà la radiolina. Sul suo volto si legge tristezza e malinconica rassegnazione. I suoi ricordi migliori sono ancora fermi a Ladri di biciclette, per la cui interpretazione prese seicentocinquantamila lire. Mi dice che la sua debolezza è di non essere capace di chiedere. Non fu capace di chiedere allora, non è stato capace dopo. [...]
Spera che l’incontro con Pasolini segni il nuovo incontro col cinema che gli sta tanto a cuore. Di Pier Paolo mi ha detto: “Non mi è nuovo, ma lo credevo più vecchio”. [...]


Martedì 15 maggio

 Siamo di nuovo in interni, agli stabilimenti De Paolis, dove è stata ricostituita, fredda e d’un biancore spettrale, la cella di segregazione che vede Ettore legato ad un tavolaccio di pietra, disteso come un crocefisso. Sono gli ultimi momenti di vita di Ettore, che, delirante invoca la madre. Pasolini stamattina usa per la prima volta il dolly sul corpo di Ettore, in inquadrature simmetriche di evidente ispirazione figurativa. Masaccio e Vivaldi si accomuneranno in una delle sequenze del film, forse la più bella.

 Mercoledì 16 maggio

 Franco Citti è stato condannato per i fatti del Flaminio a un anno e tre mesi di reclusione. A Ciampini, che uccise un uomo, daranno tre anni e alcuni mesi. La stampa si è scatenata. Ma la perla, in questo processo che riempie colonne e colonne di piombo, è la requisitoria del P.M., dottor Pedote. Un atto d’accusa, un processo alla letteratura e al cinema… [...]

Venerdì 18 maggio

 Siamo all’anulare olimpico, in fondo alla Flaminia vicino al Palazzetto dello sport. Sono le 20. Di sera, questo posto sembra un cimitero; c’è solo più luce. Alberi al neon fittissimi e tante strisce bianche per terra. Ne avremo per alcuni giorni; si devono girare gli esterni-notte più spettacolari del film ed anche i più tipici. Una carrellata continua, ininterrotta, un camera-car di oltre un chilometro e mezzo che segue Mamma Roma in una camminata piena di folgorazioni inventive, mentre “batte e balla il cha-cha-cha della vita”. Lo scenario è allucinante: sullo schermo si vedrà un nero assoluto, stagliato da figure che paiono ombre, da tanti punti di luce e da una croce, quella del Calvario. Freddo. Umido. Si rimane fino alle quattro di mattina. Prove su prove, chilometri di strada. Per alcune sere è stata abbandonata l’Arriflex per la Mitchell…[...]

Sabato 26 maggio

 Due ragazzi che scompaiono e riappaiono, mentre lavoriamo hanno visto ieri sera Una vita violenta, in un cinema di periferia. Pensando a Citti, hanno detto a Pasolini: «Si era quasi salvato e invece ha voluto fare lo stronzo un’altra volta».

Lunedì 28 maggio

 Un grande salone – enorme, bianchissimo, vuoto – in uno dei tanti palazzoni dell’Eur è stato scelto come interno della Chiesa. Qui gli incontri di Mamma Roma col prete e altre scene d’ambiente. C’è Volponi, dopo il clamoroso successo del Memoriale, che non ha difficoltà a vestire la tonaca e ad entrare immediatamente nel personaggio. Deve essere un prete apparentemente sincero e dall’aria dimessa, ma con un fondo sostanzialmente ipocrita, che reagisce freddamente al dolore di Mamma Roma.

 Lunedì 4 giugno

 Finalmente Franco è uscito. Le ansie e le preoccupazioni – siamo ormai agli ultimi giorni delle riprese e non in molti abbiamo creduto alla sua scarcerazione – sono finite. Pasolini è piuttosto freddo con lui, quando lo rivede. L’incontro rientra nella normalità. Anna lo accoglie calorosamente e scherza. “Se le do uno schiaffo Citti, lei me lo restituisce?”. “No, le porgo l’altra guancia: è così che mi hanno insegnato”.

Giovedì 7 giugno

 Non ho mai domandato alla Magnani, prima d’ora, cosa pensa di Mamma Roma e come avvenne l’incontro con Pasolini. È giunto il momento: siamo agli ultimi giorni ed è stato visto quasi tutto il “girato” che è stato quotidianamente montato con l’aiuto del bravissimo Baragli. “Molti hanno parlato del “ritorno” della Magnani” – mi ha detto Nannarella. “Non c’è nulla di eccezionale nel fatto che abbia accettato la parte di Mamma Roma, dopo due anni. Non ho mai interpretato più di un film in un simile intervallo di tempo, altrimenti sarei un’attrice ricca e invece non lo sono. Faccio solo i film che mi interessano, che giudico adatti a me, nonostante le continue, insistenti offerte che ho avuto e che seguito ad avere. “L’incontro con Pier Paolo: andai a Venezia per Castellani, la sera della prima de Il brigante. Fu lì che vidi Accattone e ne uscii sconvolta. Avevo conosciuto casualmente Pasolini, una volta, in casa di Elsa De Giorgi, e mi aveva detto che stava pensando a una storia – che sarebbe poi stata quella di Mamma Roma. Me ne parlò sommariamente e mi propose di interpretarla. Dopo la proiezione di Accattone, al Palazzo del cinema, ci fu l’incontro definitivo. Una sera, in macchina, dopo essere stati a cena, Pasolini mi raccontò come sarebbe stato in definitiva il vero volto di Mamma Roma. Nacque così il film. Il rapporto con Pier Paolo, nei primi tempi”, continua la Magnani, “è stato difficile, ma si è risolto subito in un rapporto di cordialità e di amicizia, come avviene di solito tra persone intelligenti che si capiscono. Sono contenta di lavorare con questi straordinari personaggi, soprattutto perché, quando posso, preferisco lavorare con i non attori”. La domanda che le pongo è imbarazzante, ma alla fine risponde: “Sono molto affezionata ai personaggi di Roma città aperta, di Amore, de La rosa tatuata, ma se non sbaglio credo che questo sia il personaggio più “grosso” che ho interpretato finora”.

Venerdi 8 giugno

 Una sala, appena rinfrescata di calce, all’interno di una fattoria abbandonata, nei pressi di Frascati, è il luogo scelto per girare il pranzo di nozze, la prima scena del film. La tavola è a ferro di cavallo, piena di invitati: da Mamma Roma a Zaccaria, da Biancofiore ai papponi. Al centro, Carmine, lo sposo, la sposa e il padre. Mamma Roma deve entrare con tre maialetti vestiti con le giarrettiere, con un giglio in testa e col nastrino rosa. C’è da faticare. Ma in fondo anche questo problema è risolto felicemente. Sarà l’exploit comico del film: una sarabanda di battute, di invenzioni, di stornelli “burini” su arrangiamenti musicali dei “pezzi” di Vivaldi, in una cornice da ultima cena. [...]

 Giovedì 14 giugno

 Da oggi, e per alcuni giorni, siamo confinati in un luogo terribile: è chiamato “canalone”. Sembra il letto di un fiume, abbastanza largo, con l’erba gialla, arido, infuocato dal sole bruciante di questa estate senza vegetazione. Dobbiamo girare “le scene del prato”, cioè gli incontri di Ettore con Bruna, con gli amici, la lotta. L’altro luogo, ancora per queste scene, sarà quel meraviglioso prato di Cecafumo attorno al quale abbiamo ruotato per tanti giorni, all’inizio. Ci si ripara sotto miseri ombrelloni da spiaggia, cercando ognuno di noi di rubare all’altro un centimetro d’ombra o comunque di riparo, tranne Pasolini che imperterrito seguita a stare ore e ore sotto il sole romano di piena. A Cecafumo non è stato dato il permesso alla produzione per girare sul prato. È di proprietà di persone che qualcuno di tanto in tanto ha letto nelle cronache romane, nei pettegolezzi su via Veneto. L’odio per Pasolini è un odio viscerale, categorico. Forse quell’epigramma? “Non siete mai esistiti, vecchi pecoroni papalini / ora un po’ esistete, perché un po’ esiste Pasolini”. Ma giriamo ugualmente, alla macchia, tra pochi giorni il film sarà finito.

“Mamma Roma” scolpito dal 44enne scultore romano, Gianluca Bagliani.




Curatore, Bruno Esposito

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