"Le pagine corsare "
dedicate a Pier Paolo Pasolini
Eretico e Corsaro
Dramma sul filo
Pasolini alle Olimpiadi di Roma 1960
Vie nuove
numero 37
17 settembre 1960
pag. 20-21
( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )
Vedi anche:
Dramma sul filo
Tradisce i pattini per la bicicletta
Un mondo pieno di futuro
Pier Paolo Pasolini ha seguito per Vie Nuove i Giochi Olimpici ed è stato costretto di conseguenza a sospendere per alcuni numeri la sua rubrica "Dialoghi con Pasolini".
Mi sono accorto di essere un pessimo spettatore di gare atletiche. So che questo può dispiacere. E dispiace anche a me stesso, del resto. Intendo dire che sono un pessimo spettatore di gare di atletica pura, quella ideale, quella per cui si fanno le Olimpiadi vere. Ieri sera, per televisione in una pizzeria della Marranella mi sono veramente divertito, agli incontri di boxe, e alla partita Italia-Jugoslavia: ma divertito fino a saltare sulla sedia e a gridare, come gli altri, intorno a me, ai tavolini unti, giovani operai o disoccupati, rauchi nell'odore di fritto.Trovavo splendido Musso, i polacchi, lo straripante Cassius Clay: trovavo ottimo l'adolescente attacco della nazionale italiana, Rivera, Rossano... Ero insomma veramente partecipe. Oggi, all'Olimpico, battuto ora dal sole cocente, ora da un freddo che gelava, sono rimasto quasi sempre indifferente.
Ci sarà pure una ragione. Qual è? Io temo che sia poco lusinghiera, per quanto mi riguarda: ma sarà pur necessaria, e quindi al di là di ogni giudizio di valore. Da troppo tempo lo sport è spettacolo: e tutta l'organizzazione sportiva è per lo spettacolo. Il prato erboso degli stadi e il ring sono dei palcoscenici: che hanno addirittura sostituito i palcoscenici veri. E' inutile rimpiangere le cose che passano: bisogna coraggiosamente affrontare quelle che si presentano, nuove, portate da nuove necessità. Ci sono degli sport che, piano piano, hanno finito col non coincidere più con lo spettacolo. Solo per pochi reggerebbe uno spettacolo teatrale composto da letture di liriche: davanti a un pubblico medio, questo non è concepibile. La gara atletica pura è una lirica, più o meno breve: i cento metri un endecasillabo, i duecento un emistichio, i quattrocento una quartina... Già la maratona è spettacolo, perché è come un lungo monologo, disperato, drammatico... Insomma, mentre la corsa e il lancio erano nell'antichità dei fenomeni necessari anche fuori dallo sport, nella vita quotidiana, nella guerra, ecc., la loro purezza era relativa, e la loro bellezza si basava sulla necessità. Oggi, pian piano, nulla di ciò che è fisico è necessario, dato che tutto è stato sostituito dalla macchina: e lo sport è diventato lentamente, quanto a necessità, un puro fatto igienico: e sopravvive soltanto, direi, perché sfoga certi istinti aggressivi e competitivi, di predominio, che nell'uomo moderno non si sono ancora spenti. Ed è quindi divenuto spettacolo, per l'esigenza di masse enormi che senza dubbio non amano la brevità squisita di un endecasillabo...