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venerdì 10 aprile 2026

Pier Paolo Pasolini: Una dimostrazione di stupidità - Vie nuove, numero 34, 27 agosto 1960, pag. 6

 "Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pier Paolo Pasolini
Una dimostrazione di stupidità

Vie nuove

numero 34

27 agosto 1960

pag. 6

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Caro Pasolini, ho letto sui giornali – e credo lo abbia letto anche lei – che dopo una vivace azione dei parlamentari antifascisti, il governo s’è deciso a cancellare le scritte mussoliniane al Foro Italico. Però, dopo le prime cancellazioni, l’azione governativa s’è fermata. La reazione che ne è seguita ha tutta la mia comprensione: anche a me, soprattutto quando vado in provincia, capita sovente di irritarmi per il permanere di scritte sui muri e di fasci littori sui monumenti e sugli edifici. Ciò che mi infastidisce di più è il fatto che non si ritenga opportuno di cancellare finalmente le manifestazioni più ridicole di una demagogia e di una retorica che hanno mostrato tutto il vuoto che c’era dietro e che il tempo ha colmato di tragedia. In un certo senso, questi residui di un costume condannato dalla storia dovrebbero farmi piacere: le scritte rimaste dimostrano così chiaramente la loro stupidità che finiscono per essere controproducenti. 

martedì 7 aprile 2026

Pier Paolo Pasolini: Realismo e neo-purismo - Vie nuove, numero 30, 23 luglio 1960, pag. 6

 "Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pier Paolo Pasolini
Realismo e neo-purismo

Vie nuove

numero 30

23 luglio 1960

pag. 6

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Mi permetta di sottoporle due questioni (collegate fra loro) che riguardano da vicino la sua attività di scrittore e di teorico di certe tesi che poi nei suoi romanzi trovano la realizzazione pratica più probante.

Mi riferisco alla questione del linguaggio nell’opera d’arte in relazione al «realismo» e alla «obbligatoria» utilizzazione del dialetto – anzi dei dialetti – scrivendo di persone o gruppi sociali che nella realtà si esprimono appunto in dialetto o gergo. 

1) rapporto realismo-linguaggio: non le sembra che dare per pugnalato il realismo per mano di uno o più neo-puristi (mi riferisco al suo discorso «alla maniera di Antonio») sia un insistere su aspetti formali, polivalenti, e trascurare la sostanza che sta, per quanto riguarda la possibilità di definire realista uno scrittore, in altre questioni? Non è più giusto cioè esaminare se egli – come scrittore – è più o meno radicato nel reale, quale è il suo atteggiamento critico verso di esso, il suo giudizio del mondo, e quale è la sua posizione «ideologica» cioè la capacità o meno di tener presenti le linee generali di sviluppo della società che rappresenta, i «sentimenti di massa»? Misurati con questo metro – che non significa affatto interessarsi di quale partito essi preferiscono – alcuni degli scrittori che lei ha positivamente citato nella sua Orazione contro Cassola potrebbero rivelarsi non abbastanza «alti» da essere arruolati nelle file dell’esercito realista. Può essere invece che altri – che potrebbero fare… il soldato (magari in sussistenza) – finiscano con l’essere dal suo criterio lasciati in abito borghese. 

sabato 21 febbraio 2026

Tradisce i pattini per la bicicletta: Pasolini intervista Kapitonov - Pasolini alle Olimpiadi di Roma 1960 - Vie nuove, numero 36, 10 settembre 1960, pag. 38-39

 "Le pagine corsare " 

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Eretico e Corsaro


Tradisce i pattini per la bicicletta
Pasolini intervista Kapitonov
Pasolini alle Olimpiadi di Roma 1960

Vie nuove

numero 36

10 settembre 1960

pag. 38-39

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Vedi anche:

Dramma sul filo 

Tradisce i pattini per la bicicletta

Un mondo pieno di futuro


Pier Paolo Pasolini ha seguito per Vie Nuove i Giochi Olimpici ed è stato costretto di conseguenza a sospendere per alcuni numeri la sua rubrica "Dialoghi con Pasolini". 


Non ho altro da dire che di una cena. Banale, direi: perché consumata in un locale dove io sono stato mille volte, con gli amici consueti, che non ha nulla di straordinario, di eccitante. Per di più, la conversazione, anziché fluire liberamente e disordinatamente è, per necessità arginata, compressa, incasellata dalla presenza dell'inappuntabile interprete.

Viktor Kapitonov è un giovanotto secco, alto, caldo di energia fisica, timido. Le sue grandi mani ossute toccano con la grazia della goffagine i piatti e i cibi del ristorante romano, e il suo sguardo è quello di un adolescente. Ogni volta che apre bocca mi pare che debba dire una frase friulana. Questa, del resto, è una impressione che avevo sempre a Mosca, benché Mosca sia una enorme capitale, e il Friuli, invece, sia tutto campagne e paesetti. Kapitonov mi pare un mio amico di quando stavo lassù: il biondo dei capelli è quello, e anche come sono pettinati, lisci alle tempie e gonfi al centro in un ciuffo ordinato e allegro. Mi sembra assurdo che per parlare con lui mi debba servire un interprete.

Un mondo pieno di futuro: Pasolini alle Olimpiadi di Roma 1960 - Vie nuove, numero 35, 3 settembre 1960, pag. 8-9

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Eretico e Corsaro


Un mondo pieno di futuro
Pasolini alle Olimpiadi di Roma 1960

Vie nuove

numero 35

3 settembre 1960

pag. 8-9

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Vedi anche:

Dramma sul filo 

Tradisce i pattini per la bicicletta

Un mondo pieno di futuro


Pier Paolo Pasolini ha seguito per Vie Nuove i Giochi Olimpici ed è stato costretto di conseguenza a sospendere per alcuni numeri la sua rubrica "Dialoghi con Pasolini". 

A dire il vero, mi aspettavo, lungo i viali che portano allo Stadio Olimpico, il caos delle partite di calcio, il solito colore delle domeniche calde, con la nota passione, vivace, convenzionale e plebea. Niente, invece intorno a me camminava con calma, e quasi in silenzio, una folla del tutto nuova: i vestiti insieme più vivaci e modesti dei nostri, le facce e i corpi meno belli ma più sani, i sorrisi senza ironia e senza volgarità, ma anche un po' senza vita. Erano quasi tutti stranieri: tra loro galleggiava la testa di qualche romano, sperduto, col sorriso un po' spento tra le labbra, come appunto deve essere un romano all'estero, con il suo estro come fossilizzato e fatto cosciente, e perciò falso, vecchio. I gelatari gridavano «Ice-cream!».

Così, con questa folla ordinata, entro nello stadio: il grande ovale è già tutto pieno, come, appunto, nei derbies, negli inesauribili incontri Roma-Lazio. Ma che pace! Che ordine! Che colore nuovo! Un colore come più secco, anestetizzato, lucido, pulito rossi laccati, marroncini, bianchi di bucato. Sì, l'enorme maggioranza è di stranieri. Intorno a me - punticino sperduto nel babelico ovale - sotto il sole disperato non si sentono che parole straniere, le più inafferrabili: finlandese, israeliano... Sembrano stridi di uccelli di rondini, come dicevano i greci, dei barbari: madri coi figli, gruppi di amici, vecchi signori. Come tutti gli stranieri, sono molto occupati a arrangiarsi, a fare del loro angoletto un piccolo accampamento: qui il cannocchiale, li la macchina da presa, e gli occhiali, e il copricapo, e il pacchetto dei baedeker e il mucchio dei programmi: tutto a posto.

Niente fusti, niente macchiette: sono tutti un po' anonimi, finlandesi, o israeliani, o statunitensi, o tunisini. Hanno un po' le facce dei deportati a Buchenwald o a Dakau: per questo mi sono molto simpatici, e non ho mai assistito a uno spettacolo in così rassicurante e fraterna compagnia.

mercoledì 5 novembre 2025

L’Orestiade di Pasolini: La forza del mito, la voce del poeta che reinventa Eschilo - di Bruno Esposito

"Le pagine corsare " 

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Eretico e Corsaro


L’Orestiade di Pasolini
La forza del mito
la voce del poeta che reinventa Eschilo

“Non ho tradotto Eschilo: l’ho riscritto 

come lo sentivo nel mio sangue.”


L’Orestiade di Eschilo, nella riscrittura di Pier Paolo Pasolini, non è solo una traduzione: è un atto poetico, politico e teatrale.


La sera del 17 giugno 1960, il cielo sopra Siracusa si tingeva di rosso mentre il sole calava dietro le antiche colonne del Teatro Greco. Il pubblico, assiepato sulle pietre millenarie, attendeva in silenzio. Poi, la voce di Agamennone ruppe l’aria, non in greco, ma in un italiano nuovo, arcaico e vibrante: quello di Pier Paolo Pasolini. Era il debutto della sua traduzione dell’Orestiade di Eschilo, affidata alla regia di Vittorio Gassman. Un evento che non fu solo teatrale, ma culturale, politico, poetico. Pasolini non aveva tradotto Eschilo per restituirne la filologia, ma per farlo parlare al presente. Il suo linguaggio, tagliente e lirico, portava in scena il conflitto tra vendetta e giustizia, tra arcaico e moderno, tra sangue e legge. In quella notte siciliana, il mito antico si fece corpo e voce, e il teatro tornò a essere rito.

 

L’adattamento dell’Orestiade di Eschilo realizzato da Pier Paolo Pasolini per il Teatro Greco di Siracusa nel 1960 rappresenta uno degli snodi fondamentali tanto nell’opera del poeta friulano quanto nella storia del teatro italiano del secondo Novecento. La versione pasoliniana della trilogia eschilea agì da detonatore di innovazione linguistica, drammaturgica e politico-ideologica, aprendosi a ulteriore rilettura attraverso il film-documentario "Appunti per un’Orestiade africana" (1970) e generando un dibattito nel campo della critica, della filologia e della regia teatrale che si prolunga fino ai giorni nostri.

La realizzazione dell’Orestiade pasoliniana si inserisce all’interno di una lunga e prestigiosa tradizione di rappresentazioni classiche presso il Teatro Greco di Siracusa, avviata agli inizi del Novecento allo scopo di restituire un legame vivo tra la cittadinanza e il dramma antico. Nel secondo dopoguerra, queste rappresentazioni divennero un appuntamento di rilievo nazionale e internazionale, con l’obiettivo di attualizzare il patrimonio drammatico greco, aprendolo a nuove letture e sensibilità. Il 1960 vide la precisa volontà dei registi Vittorio Gassman e Luciano Lucignani di operare una svolta netta alle traduzioni e all'estetica registica dominante, rifiutando la “soluzione archeologica” – ossia la semplice riproposizione filologica e monumentale – e la “soluzione estetica”, che privilegiava un classicismo astratto e distaccato dalle implicazioni storiche e politiche dei testi. In tal senso, la collaborazione fra Gassman, Lucignani e Pasolini nacque dalla volontà di non rinunciare a una interpretazione "storica", che concepisse la trilogia di Eschilo come riflesso di passaggi sociali epocali: il transito dalla vendetta privata e arcaica alla nascita della giustizia e della polis democratica.

lunedì 3 novembre 2025

Passione e ideologia, la lezione scomoda di Pasolini - l’intellettuale che non voleva piacere - Garzanti, 1960

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dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Biblioteca centrale Roma

Passione e ideologia
la lezione scomoda di Pasolini


Garzanti
1960

Il volume “Passione e ideologia” di Pier Paolo Pasolini, pubblicato nel 1960 da Garzanti, rappresenta la summa e il punto di svolta della critica letteraria pasoliniana, mostrando la vastità dei suoi interessi, l’impegno polemico e il peculiare modo di intendere il ruolo dell’intellettuale e la funzione della letteratura nella società italiana del dopoguerra. L’opera, ampiamente autobiografica e teorica insieme, raccoglie una serie di saggi, interventi e recensioni che coprono un arco cronologico di circa un decennio e che riflettono le tensioni ideali e stilistiche che caratterizzano il pensiero di Pasolini nelle sue fasi più fertili e discusse. La peculiarità del libro risiede nella sua struttura complessa e nella capacità di mettere in dialogo l’elaborazione critica con la produzione artistica autobiografica dell’autore. Le due anime, passione e ideologia, diventano poli dialettici e, al contempo, complementari di tutta la sua opera: la passione come energia, vitalità e ricerca delle radici; l’ideologia come scelta, presa di posizione storica e rigore critico. Analizzare i contenuti, i temi e il contesto di “Passione e ideologia” significa restituire il percorso di un intellettuale irriducibile alla mera cronaca letteraria, anticipatore dei grandi conflitti della modernità avanzata e attualissimo nel suo pensiero sulla crisi delle culture subalterne, sulla funzione della parola e sulla libertà della creazione.

domenica 7 settembre 2025

Pier Paolo Pasolini, Gli intellettuali e le basi - Vie nuove, numero 27, 2 luglio 1960 - pag. 6

"Le pagine corsare " 

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Eretico e Corsaro


Pier Paolo Pasolini
Gli intellettuali e le basi

Vie nuove

numero 27

2 luglio 1960

pag. 6

( © Questa trascrizione da cartaceo è stata curata da Bruno Esposito )


Ho letto nelle cronache dei recenti fatti del Giappone che gli intellettuali erano in prima fila nelle manifestazioni contro il patto nippo-americano. Non ti pare che anche in Italia sarebbe auspicabile una maggiore partecipazione degli intellettuali alla vita politica del paese? Le basi USA le abbiamo anche in Italia, ma non mi risulta che ci sia stata una presa di posizione di intellettuali, se non in forma generica, contro questo pericolo che ci sovrasta. 

Stefano Zuppa – Livorno

Da quasi dieci anni non faccio altro che accusare i miei colleghi intellettuali, in qualsiasi sede. Dico colleghi in quanto intellettuali, per una pura ragione tecnica. In realtà bisognerebbe distinguere: una cosa è un intellettuale borghese, e un’altra cosa è un intellettuale marxista. Il cartellino «intellettuale» non può comprendere tutti, non può formare una categoria:

mercoledì 6 agosto 2025

Pier Paolo Pasolini, La donna non è uomo - Vie nuove, numero 26, 26 giugno 1960, pag. 6

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Eretico e Corsaro



Pier Paolo Pasolini
La donna non è uomo

Vie nuove
numero 26
25 giugno 1960
pag. 6

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )

L’evoluzione della donna dovrà portare necessariamente a quella libertà più o meno gratuita di cui gode l’uomo nella nostra attuale società, oppure esistono, per le rappresentanti del cosiddetto «sesso debole», delle limitazioni imposte dal differente ordine fisiologico? E più precisamente: la donna dovrebbe sentirsi autorizzata a comportarsi come un uomo, o avere un limite di carattere morale che, nel caso, si potrebbe definire «squisito»?

Marco Berba – Vercelli

La donna non è uomo. Quindi quando si dice che la donna, in qualsiasi campo, ha gli stessi diritti dell’uomo, s’intende che questi diritti vanno dimensionati alle possibilità diverse dei due diversi sessi. È difficile immaginare una donna che fa il facchino. Ciononostante si può tranquillamente enunciare che la donna ha lo stesso diritto dell’uomo a fare il facchino.

Nel campo sessuale le caratteristiche «sentimentali» dell’uomo e della donna sono diverse. In parole molto semplici: il maschio è caratterizzato dalla ricerca, la femmina dall’attesa. È difficile immaginare una ragazza che, montata in lambretta, vada in cerca di maschi, come è difficile immaginare un giovanotto che passi la domenica seduto sul muretto del ponticello ad aspettare che delle femmine lo cerchino.

Anche se dotata della massima libertà sessuale, che teoricamente la eguaglia totalmente all’uomo, la donna non potrà prescindere dai suoi caratteri sessuali e sentimentali, dominati da quella «squisitezza» che lei dice. Soltanto che questa «squisitezza» non sarà più un mito, una rivalsa della repressione sessuale a cui, in tante zone della società moderna, la donna è ancora costretta: ma un dato biologico cosciente.

Pier Paolo Pasolini

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lunedì 4 agosto 2025

Pier Paolo Pasolini, Evasione nella lettura erotica - Vie nuove, numero 26, 25 giugno 1960, pag. 6

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Eretico e Corsaro



Pier Paolo Pasolini
Evasione nella lettura erotica

Vie nuove
numero 26
25 giugno 1960
pag. 6

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )

Da qualche tempo abbiamo una produzione letteraria a sfondo prettamente sessuale, con un linguaggio crudo e senza reticenze. La questione che si pone è questa: sono le tendenze o le preferenze dei lettori a determinare questo stato di cose o, viceversa è la nuova letteratura che tende a influenzare in modo più o meno allettante, il pubblico dei lettori? Gestisco a Catania una delle più frequentate librerie ed è impressionante, per me, che i titoli più richiesti siano, ad esempio: «Il riposo del guerriero», «Lolita», «I cugini», «I peccatori di Peyton», «Donne pericolose», ecc. Anche i suoi Una vita violenta e Ragazzi di vita hanno riscosso un grande successo, a mio parere, per le stesse ragioni. 

Nuccio Costa – Catania

La cosa è abbastanza semplice, mi sembra. L’enorme maggioranza dei lettori appartiene alla media e piccola borghesia (i grossi agrari e i grossi industriali non leggono, in genere; gli operai non hanno soldi per comprare libri, e devono arrangiarsi coi prestiti o nelle biblioteche). Ora la media e piccola borghesia italiana è in piena fase neo-capitalistica: un certo benessere e una profonda involuzione intellettuale e ideologica. Tipico fatto di questi stati di involuzione è l’evasione. E nella evasione ha sempre avuto gran posto la letteratura erotica. (Tengo a precisare che non ho letto nessuno dei libri che lei elenca: tranne Lolita, che mi sembra un prodotto molto notevole. Quanto ai miei libri, il caso è diverso: lì forse, ad attrarre il lettore «evasivo», è la libertà di linguaggio, non l’argomento erotico, che non c’è).

Pier Paolo Pasolini 

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Pier Paolo Pasolini, Un problema morale - Vie nuove, numero 26, 25 giugno 1960, pag. 6

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Eretico e Corsaro



Pier Paolo Pasolini
Un problema morale

Vie nuove
numero 26
25 giugno 1960
pag. 6

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


L’attuale società è profondamente ammalata di sessofobia, esistono cioè degli invalicabili «tabù» per tutto ciò che concerne l’amore non spiritualmente inteso, e questo soprattutto per l’influenza della morale cattolica. Quel che non posso capire, anche se non del tutto scusare, sono le ragioni per cui la stampa che si batte per l’emancipazione delle classi lavoratrici non affronta sufficientemente questo problema e, quando lo fa, risente, in parte, della ipocrita morale corrente. E neanche posso spiegarmi bene, anche per mancanza di documentazione, quel ritorno ad una forma di puritanesimo che si nota – lo documentano le lettere pubblicate tempo addietro da «Nuova Generazione» – nei giovani sovietici. 

Paolo Boccaletti – Modena

Le sue impressioni sono giuste. C’è della pruderie, nella stampa comunista italiana: delle volte, certi articoli dell’«Unità» sembrano scritti con l’angoscia proibizionistica di una vecchia zitella. E anche «Vie nuove» (diciamolo brutalmente) non scherza… Ma la cosa si spiega benissimo: alle origini della scelta marxista di un borghese (e borghesi di origine sono, naturalmente, anche parte dei dirigenti comunisti) c’è un irrazionale impeto morale. E questa moralità, spesso indignata – di sacrosanta indignazione – informa di sé tutto il successivo comportamento. Il problema sessuale – cui lei accenna – non è, evidentemente, un problema morale: ma, poiché la piccola borghesia cattolica è abituata, ipocritamente, a considerarlo tale, tale lo considera anche il dirigente medio comunista, come, direi, per inerzia. Infatti, la questione non è mai stata impostata a chiare lettere: dato che si tratta di una questione secondaria. Ci sono questioni più importanti da affrontare e risolvere. Ciononostante un’operazione irrazionalità, da parte dei marxisti, sarebbe auspicabile: essi, infatti, identificando l’irrazionalità con l’irrazionalità del decadentismo, la ignorano. Ma l’irrazionalità (in cui si iscrive il problema sessuale) è una categoria dell’animo umano: ed è quindi un problema sempre attuale e urgente.

Pier Paolo Pasolini 

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mercoledì 30 luglio 2025

Pier Paolo Pasolini, La traduzione dell'Orestiade di Eschilo, su richiesta di Vittorio Gassman (Prima parte: Lettera del traduttore) - Il Contemporaneo, numero 24, anno III, aprile 1960

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Eretico e Corsaro


Pier Paolo Pasolini
La traduzione dell'Orestiade di Eschilo
su richiesta di Vittorio Gassman 


(Prima parte: Lettera del traduttore)

Il Contemporaneo

numero 24

anno III

aprile 1960

da pag. 42 a pag. 69  

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Sommario:

Prima ParteLettera del traduttore

Seconda ParteDall' « Agamennone »

Terza ParteDalle « Coefore » 


Per gli spettacoli classici che ogni due anni si danno al teatro Greco di Siracusa, Pier Paolo Pasolini ha tradotto la trilogia di Eschilo, l'Orestiade. La notizia è già largamente nota, come è noto che la trilogia viene curata e allestita da Vittorio Gassman, il quale scegliendo Pasolini ha compiuto un atto di coraggio e, in certa misura, critico. Noi già formulammo in altre occasioni le nostre riserve sui grandi sforzi organizzativi e finanziari che si compiono per i cosiddetti spettacoli " classici ". Si possono comprendere le ragioni turistiche: splendido paesaggio, teatri antichi, per quanto restaurati, di gran fascino, suggestione spettacolare indubbia. Solo che, a nostro avviso, tanti sforzi, prima di tutto, andrebbero compiuti nei riguardi del teatro nazionale, che langue in una avvilente agonia. Senza contare delle censure, spesso gravissime, che si possono muovere a molte messinscena di classici, dove si va da una mistura di barocco grossolano, o di estetismo d'accatto, alla faciloneria e all'improvvisazione, che si basa su traduzioni comunque raffazzonate, o su trascrizioni onuste di retorica e di vecchiume. Vi son le eccezioni, si capisce. Ma nulla tolgono alla validità del nostro discorso. E alla nostra diffidenza, che riguarda anche l'iniziativa di Gassman. Comprendiamo tutte le ragioni che l'hanno convinto ad accettare la rappresentazione di Eschilo, e le apprezziamo. Non v'è dubbio però che lo preferiamo impegnato, con tutti i rischi che tale impegno comporta, su testi come l'Adelchi: la tragedia greca ha collaudi d'ogni tipo. Ma, a nostro avviso, un elemento Io riscatta apriori, ed è la traduzione di Pasolini. Delle tre tragedie, pubblichiamo qui sotto, in anteprima, la versione di due brani tratti da Agamennone e da Le Coefore, i primi due tempi della trilogia. Si tratta, per l'Agamennone, della tremenda profezia della prigioniera Cassandra, prima dell'atroce delitto ai Clitennestra; e per Le Coefore della scena finale, della vendetta del figlio di Agamennone, Oreste. Come ognuno vedrà, siamo dinanzi a un testo poetico (mi riferisco ai versi di Pasolini) di grande intensità e modernità. Nulla del contorto parafrasare di molte versioni; spedito e preciso; attento alla costanza tragica, alla tensione, all'urto dei prossimi eventi. Non è il caso di avviare ora un ennesimo discorso sul tradurre. A nostro giudizio, vi è qui una salutare lezione di versione moderna (e proprio perciò più precisamente storicizzata e filologica), che, oltretutto, potrà grandemente aiutare la fatica degli attori, impegnati in una rappresentazione che rischia troppo spesso di aver sapore d'archeologia o di mero estetismo. 

Pier Paolo Pasolini, La traduzione dell'Orestiade di Eschilo, su richiesta di Vittorio Gassman (Terza parte: Dalle « Coefore » ) - Il Contemporaneo, numero 24, anno III, aprile 1960

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Eretico e Corsaro



Pier Paolo Pasolini
La traduzione dell'Orestiade di Eschilo
su richiesta di Vittorio Gassman

 
(Terza parte: Dalle « Coefore »)

Il Contemporaneo

numero 24

anno III

aprile 1960

da pag. 42 a pag. 69

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )

Sommario:

Prima Parte - Lettera del traduttore

Seconda Parte - Dall' « Agamennone »

Terza Parte Dalle « Coefore » 



Dalle « Coefore » 


CORO 

Che cosa si compie? Come finisce, qui dentro? 
Andiamo via! La lotta si conclude, 
non vogliamo mostrarci complici dell'omicidio! 


(Il Coro si ritira. Esce un servo, corre 
verso la porta del gineceo, bussando disperatamente) 

SERVO 

Aiuto, aiuto! Egisto è colpito a morte! 
Aiuto! Aiuto! Il nostro re non è più! 
Aprite la porta, aprite presto la porta, 
aprite le stanze delle donne. Ah, un uomo giovane, 
nel fiore delle forze, occorrerebbe adesso! 
Eppure neanche lui potrebbe far nulla per chi muore! 
Ascoltate, ascoltate! 
Grido ai sordi, a chi dorme, in folle pace, 
e non mi sente! Dov'è Clitennestra? Cosa fa? 
Io vedo il suo collo, dovunque sia, che cade 
su un rasoio, e rotola a terra: la giustizia lo vuole!
 
(Clitennestra esce dalle 
stanze delle donne)