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giovedì 26 febbraio 2026

Pasolini sul set del film di Lizzani: Requiescant - L'Unità, 28 dicembre 1966, pag. 9

 "Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pasolini sul «set» del film di Lizzani
Requiescant

L'Unità

28 dicembre 1966

pag. 9

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


«Ho accettato di prendere parte come attore a questo film di Lizzani perchè mi piace il ruolo, perchè Lizzani e un mio amico e perchè fare l'attore mi serve ad accrescere la mia esperienza di regista»

— ha detto Pier Paolo Pasolini che ieri per la prima volta era sul set del film di Carlo Lizzani intitolato Requiescant, i cui ruoli principali sono coperti da Lou Castel e Mark Damon.

La parte assegnata a Pasolini e quella d'un rivoluzionario messicano dei primi del '900 che riesce a convincere un impavido guerrigliero (impersonato da Lou Castel) a mettersi a capo d'un gruppo di ribelli operanti al di la del Rio Grande, contro il Texas.

Pasolini aveva già fatto l'attore in un altro film dello stesso Lizzani: II gobbo.

Gli e stato chiesto di esprimere un giudizio sul genere western che non incontra le simpatie di certi ambienti culturali e viene ritenuto un prodotto artigianale.

«Il western e quasi sempre buon cinema — ha detto Pasolini — a parte il fatto che alcuni western di Ford e Howard Hawks sono considerati tra i classici dello schermo».

Del film di Lizzani lo scrittore ha detto che ha dei personaggi ben costruiti e una vicenda interessante. Oltre a Lou Castel e Mark Damon prendono parte al film nei ruoli principali anche Renato Nicolai, Barbara Frei, Rossana Crisman, Mirella Maravidi, Michele Rago. La sceneggiatura e stata scritta da Adriano Bolzoni.

11 film viene «girato» a colori con cinque macchine da presa usate per le scene di massa secondo il sistema americano « Pluri-shots».



Curatore, Bruno Esposito

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mercoledì 11 febbraio 2026

Pasolini: Vicoli di Trastevere - L'Unità, 30 ottobre 1956, pag. 3

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pasolini
Vicoli di Trastevere

L'Unità

30 ottobre 1956

pag. 3

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )



Imbocco San Michele, tra muraglie

basse, quasi di casematte, piazze

granulose su cui la luna abbaglia


come su decrepita ghiaia, terrazze

dove occhieggia un garofano

o una testa d’aruta, che ragazze


in vestaglia annacquano: e l’aria muta

porta le loro voci di prigioniere

tra mura di tufo con porte come buche


e bifore sbilenche. Ma risuonano fiere

le grida dei maschi ancora teneri che

rincasano dai primi spettacoli, canottiere


e magliette svolazzanti sopra le

vite strette e discinte... Nella piazzetta

sotto casa, sostano, intorno al caffè


già vuoto, o più in là tra le carrette

o i camion ruggini in file inanimate

dove più arde la luna, e i vicoletti,


sboccando, sono più bui – o illuminati

appena per svelare, di sbieco,

in una pietra leggera e disossata


come spugna, qualche gonfia parete

incrostata di rosoni e bugnati;

e, su questo messicano rione, rispecchia


il cielo il suo incanto ignorato,

con vapori freschi come buccia di mela,

sulle casupole del proletariato


che festeggia, rissoso e umile, la sera.

Pier Paolo Pasolini


Curatore, Bruno Esposito

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martedì 3 febbraio 2026

Pier Paolo, Ninetto ed io: autobiografia di un «accattone». Intervista a Franco Citti - L'Unità, 10 settembre 1992, pag. 7

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Pier Paolo, Ninetto ed io:
autobiografia di un «accattone». 
Intervista a  Franco Citti 

Luigi Amendola
L'Unità, 
10 settembre 1992, 
pag. 7
( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Franco Cittì, protagonista di tanti film di Pasolini, racconta di sé e di quegli anni. Dall'infanzia in riformatorio al casuale incontro col regista.

Un suggestivo barcone sul Tevere fa da sfondo alla presentazione dell'autobiografia di Franco Citti, il non dimenticato interprete di Accattone. Vita di un ragazzo di vita (Sugarco), libro scritto a quattro mani con Claudio Valentini, racconta in prima persona; vicende dell'attore scoperto da Pasolini, quasi la sua vita fosse un calco perfetto di quelli dei personaggi interpretati nei film, dal citato Accattone (1961) a Una vita violenta (1961) e Mamma Roma (1962).

«Questo libro - si affretta a spiegare Franco Citti - vuole essere soprattutto un omaggio a Pasolini, un ricordo dell'uomo di cultura, dell'uomo di lettere, dell'uomo di cinema, o, più semplicemente, dell'uomo che aveva modi sinceri, onesti, un mondo tutto suo da far accettare. Un linguaggio che da noi nessuno aveva mai sentito. L'incontro con noi, me, mio fratello, i nostri amici, per lui interessato al nostro modo di vivere, è stato un incontro fortunato. Per lui e per noi... Non sapevo che nell'uomo timido ed educato ci avrebbe, a me e mio fratello, cambiato la vita».

lunedì 19 gennaio 2026

Incontro con lo scrittore Pasolini, divenuto regista: "Nella periferia romana nasce il film Accattone" - “l’Unità”, 7 aprile 1961, pag. 6

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Incontro con lo scrittore Pasolini, divenuto regista
"Nella periferia romana nasce il film Accattone"

“l’Unità”

7 aprile 1961

pag. 6

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )

( A causa della pagina poco leggibile, perchè usurata, la trascrizione di alcune parole è stata fatta a intuito) 

A questo link, trovi tutte le interviste: Interviste a Pasolini - Le pagine Corsare 



Al Pigneto c'è un'animazione insolita: da pochi giorni una piccola troupe cinematografica si è accampata nei pressi di via Fanfulla da Lodi a Roma, e richiama su di se l'attenzione dei passanti. Si gira Accattone, il film che rappresenta per lo scrittore Pier Paolo Pasolini l'esordio nella regia. La macchina da presa, una semplice Harriflex, di quelle che usano gli operatori per filmare le cine-attualità, e montata su un cavalletto, in un angolo di una caratteristica osteria periferica. Sergio Citti (qui credo sia un errore del giornalista - suppongo sia Franco Citti -, ma per fedeltà di trascrizione, riporto "Sergio"), un ragazzo che non ha mai recitato in vita sua, esegue una scena di particolare intensità drammatica. Il suo volto, duro ed espressivo, è percorso dalle lacrime: vi si legge uno sforzo di concentrazione emotiva che colpisce a prima vista: forse ci troviamo di fronte a uno di quegli attori istintivi che, se fossero coltivati,  potrebbero rinsanguare le magre riserve della nostra cinematografia. Attorno al campo risivo non ci sono grossi riflettori, né grovigli di cavi elettrici: da qualche praticabile pendono solamente grappoli di lampade da studio fotografico. Un solo gruppo elettrogeno ronza poco distante, mentre, a pochi metri dalla camera, sul nastro di un magnetofono portatile viene incisa la colonna sonora del film. Non occorre dire che Accattone nasce all'insegna di una formula produttiva non dispendiosa.

martedì 2 dicembre 2025

Piovene o Delfini? La polemica tra Pier Paolo Pasolini e Renato Guttuso, in occasione del Premio Viareggio 1963 - Dalle pagine Dell'Unità agosto/settembre 1963

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Piovene o Delfini? 
La polemica tra Pier Paolo Pasolini  e Renato Guttuso

in occasione del Premio Viareggio 1963

Dalle pagine Dell'Unità agosto/settembre 1963

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )

Il fatto:

Nel 1963, la candidatura al premio Viareggio, di Guido Piovene suscito forti critiche, legate ai suoi trascorsi fascisti negli anni Trenta. Olivetti, finanziatore del premio che aveva radici e sensibilità profondamente connesse alla memoria ebraica e all’impegno antifascista, manifestò la propria contrarietà all’assegnazione del riconoscimento.

Questa posizione non si tradusse in un comunicato ufficiale, ma si espresse come atteggiamento diffuso tra gli intellettuali vicini all’impresa culturale olivettiana (pressione). Per loro, il premio a Piovene rappresentava un gesto di rimozione della responsabilità storica, un tentativo di normalizzare figure compromesse con il regime fascista all’interno del panorama letterario italiano. Mentre altri intellettuali, videro nella presa di posizione olivettiana, un'interferenza inaccettabile nella libertà di giudizio.


De Benedetti
su un art. apparso su L'Unità del 25 agosto 1963
dice:


"Sono d'accordo anche con i giuochi  funebri in onore di Delfini. Spero che portino fortuna alia sua opera, che se lo merita. Si sa che io ho votato Piovene fino all'ultimo. Riuscito o meno, il suo romanzo rientra in un tipo d'arte che preferisco…" 
[…] 
"Nel caso particolare di questo Premio Viareggio, è oramai luogo comune che ci siamo ribellati alle ipoteche che ci sono state messe, sia pure in modo molto
discreto e prudente, dal finanziatore…" 
[…] 
"Sono. anch'io un ebreo e ho sofferto quanto gli Olivetti del razzismo contro il quale ho scritto due brevi libri, quelli che più mi stanno a cuore. Ma una preclusione alio scrittore Piovene fatta in nome dei suoi trascorsi razzisti, mi pare sbagliata e controproducente…"


Eugenio  Montale ha detto: 
"Il mecenate Olivetti ha certamente ecceduto. Le sue ragioni sono tuttavia, apprezzabili. anche sc si e giunti all'eccesso opposto e cioè alia restrizione della libertà dei giudici. La giuria ha reagito in parte, perchè ha votato contro il veto per Piovene. Comunque gli altri, quelli che hanno votato per Delfini, potrebbero essere stati indotti ciò perchè spaventati"

Alberto Moravia ha dichiarato: 
"II mio  giudizio sarà espresso nella relazione finale. Apprezzo i sentimenti di Olivetti fondati su una esperienza affettiva considerando pero inammissibile questa interferenza nella giuria. La politica, ha continualo, è stata certamente nociva al premio anche se la giuria ha deciso al di fuori di ogni pressione: in liberta. Su Delfini posso dire che era il migliore autore e che il suo libro sarebbe stato scelto anche senza la polemica con Olivetti. Comunque' se non fosse stato premiato lui sarebbe stato premiato Piovene: non ci sarebbe stato qualcun altro"

Pier Paolo Pasolini ha detto: 
"I racconti di Delfini sono un'opera meravigliosa. Io l'ho portato nel Premio Viareggio e mi sono battuto per lui a spada tratta. Sulla questione Olivetti-Piovene posso dire che hanno torto tutti e due: io comunque sono contrario ad ogni forma di fascismo ed antisemitismo e nel caso specifico non potevo sostenere Piovene per le ragioni che tutti conoscono. Resta il  fatto. in definitiva. che questi premi  . procurano solo delle grosse arrabbiature e non so ancora se l'anno prossimo avrò intenzione di arrabbiarmi come quest'anno".

mercoledì 19 novembre 2025

Pasolini accorto e modesto - Conferenza stampa a Venezia per il Vangelo secondo Matteo - Aggeo Savioli, L'Unità, sabato 5 settembre 1964.

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Eretico e Corsaro

Immagine © Elio Ciol - Tutti i diritti riservati


Pasolini
accorto  e modesto 
Conferenza stampa a Venezia per il Vangelo secondo Matteo

Aggeo Savioli

L'Unità

sabato 5 settembre 1964.

( © Questa trascrizione da cartaceo, fedele al testo per il 98% (a causa della difficoltà di lettura dovuta all'usura), è stata curata da Bruno Esposito )



Da uno dei nostri inviati

Venezia 4

Affollatissima la conferenza stampa di Pier Paolo Pasolini del produttore Alfredo Bini: quest'ultimo, per la verità, non ha quasi aperto bocca, limitandosi a una distribuzione delle poche copie del volume dedicato al film che era riuscito a far stampare, e per le quali c'era chi, con parecchia irriverenza, auspicava un nuovo miracolo: la moltiplicazione dei libri.

Il Pasolini ha risposto con cala a tutte le domande, in una atmosfera del resto neanche lontanamente paragonabile a quella che circondò le << prime >> veneziane di Accattone, nel '61, e di Mamma Roma, nel '62. C'è stato, certo, chi con fare furbesco, domandava la ragione dei << canti rivoluzioni russi >> inseriti nel commento musicale: il regista ha avuto buon gioco nel ribattere che si trattava di vecchi brani popolari, << adattati >> alla rivoluzione in un secondo momento. D'altronde, egli ha precisato, non senza malizia, che la proporzione tra l'elemento rivoluzionario e quello religioso nella colonna sonora come nella vicenda narrata sullo schermo, è giusta, priva di equilibri.

Qualcuno ha chiesto come Pasolini possa conciliare marxismo e cattolicesimo: la domanda era formulata in modo approssimativo e Pasolini ha potuto replicare anche lui semplicisticamente (ma se n'è scusato, sottolineando essere questo un problema difficile da discutere al livello giornalistico) di non vedere alcuna contraddizione fra le due cose.

Vi è stata una consulenza ecclesiastica per il film? 

Sì, risponde il regista: da parte della Pro Civitate Christiana di Assisi, cui era stato domandato un parere teologico-filologico. Prima della conferenza stampa, lo stesso organismo cattolico aveva fatto sapere -  tramite apposito comunicato - che i suoi esperti erano stati d'accordo nel trovare il Vangelo - assolutamente positivo, per limpidità morale e fedeltà al Sacro Testo -.

sabato 28 giugno 2025

Il Boccaccio di Pasolini senza << messaggi >> - Bavid Grieco, intervista Pier Paolo Pasolini - L'Unità del 23 settembre 1970, pag.9

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dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Il Boccaccio di Pasolini senza << messaggi >>
Bavid Grieco, intervista Pier Paolo Pasolini sul set del Decamerone

L'Unità del 23 settembre 1970

pag.9

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )

Nostro servizio

Caserta 22

<< Ve lo dico subito a scanso di equivoci in questo film non ci sono attori è tutta gente presa dallo stracciarolo >>

<< e tu allora che cosa sei? >>

<< Io n'attore?  Me voi offenne che so n'attore io? >>

(cosi ha esordito il simpatico Ninetto Davoli alla vista del curioso giornalista arrivato chissà come sul set dell' ultimo film di Pier Paolo Pasolini, II Decamerone. A dir la verità, c'era proprio da chiedersi come fare per raggiungere la troupe impegnata in un fantastico quanto remoto paesino. Si tratta di Caserta vecchia,  una cittadina medioevale arroccata sul cocuzzolo di collina abbastanza alta sopra l'altra Caserta, ed è qui che è stato dato il primo giro di manovella al Decamerone. Uno dei soliti grandi problemi del Sud.

sabato 3 maggio 2025

Pasolini? Ma io dico che è il più moderno - Giovanni Borgna, L'Unità del 15 settembre 1985

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

L'Unità del 15 settembre 1985 . pag.15



Pasolini? Ma io dico che è il più moderno

Giovanni Borgna

L'Unità del 15 settembre 1985

pag.15

 ( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


COSÌ NON SI può andare avanti. Bisognerà tornare indietro, e ricominciare daccapo. Perchè i nostri figli non siano educati dai borghesi, perchè le nostre case non siano costruite dai borghesi, perché le nostre anime non siano tentate dai borghesi. Perché, se la nostra cultura non potrà e non dovrà più essere la cultura della povertà, si trasformi in una cultura comunista… ».

Tornare indietro? Ricominciare daccapo? Ma allora è proprio vero? Allora hanno ragione tutti coloro (compresi i miei amici Sanguineti e Asor Rosa) che definiscono Pasolini un intellettuale «reazionario»; sia pure grande, naturalmente. La questione è in effetti tra le più controverse della critica pasoliniana.

domenica 27 aprile 2025

«Noi di Lotta continua e il nemico-amico Pasolini» - Adele Cambria, L'Unità del 31 ottobre 2005

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pier Paolo Pasolini - Imagoeconomica


«Noi di Lotta continua e il nemico-amico Pasolini» 

Adele Cambria

L'Unità

31 ottobre 2005

pag.1 e pag. 21

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


ADRIANO SOFRI, a trent’anni dalla morte, parla del suo rapporto con l’artista e con l’uomo. «Fu lui, nel ’68 a Venezia, che volle conoscerci. Aveva scritto quella poesia su Valle Giulia. Ma poi col nostro movimento fu enormemente generoso»


ADELE CAMBRIA


Sete e fame di Pasolini? Del suo «corpo mistico», distribuito, a trent’anni dal suo assassinio, in frammenti, quasi particule eucaristiche? Lo chiedo ad Adriano Sofri, nel suo studiolo della Normale di Pisa, una stanzuccia affollata di carte, con un vaso di azalee rosse fragranti sul davanzale della finestra.

Nella mia prima domanda, per l’intervista da realizzare come «contributo» alla tavola rotonda del prossimo 3 novembre ad Arezzo, avevo accennato all’incipit dei versi de Le ceneri di Gramsci: 

«Lo scandalo del contraddirmi/

dell’essere con te e contro te/

con te nel cuore/

in luce, contro te nelle buie viscere…».

segue a pagina 21

Segue dalla prima

Era per parlare della contraddizione in Pier Paolo Pasolini: «Un dato perenne» osserva Sofri «della sua personalità».

«Pasolini» continua «è stato un grande mitologo. Io penso che abbia inventato, da par suo, una mitologia dell’Italia perduta, l’umile Italia, circostanziandola in tutti i dettagli: l’anno, il mese, il giorno, l’ora, in cui la sua Italia, amabile e amata, era scomparsa…» 

mercoledì 25 dicembre 2024

Pasolini porta Sade a Salò tra i repubblichini, David Grieco intervista Pasolini sul set del suo film - L'Unità, domenica 19 gennaio 1975

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

L'Unità, domenica 19 gennaio 1975 pag. 9


Pasolini porta Sade a Salò tra i repubblichini

David Grieco intervista Pasolini sul set del suo film

 L'Unità, domenica 19 gennaio 1975

pag. 9

( Trascrizione dal cartaceo curata da ©Bruno Esposito )  


Incontro con lo scrittore-regista

La collaborazione per le edizioni italiane di « Trash » di Morrissey e di «Sweel Movie» di Makavejev Fra tre settimane il primo giro di manovella per la versione cinematografica delle « 120 giornale di Sodoma » - Intanto sta completando un romanzo-fiume

« E' molto importante i morti debbono essere "riciclati". trasformati in cibo e quindi mangiati » 

Cosi sentenzia con tono grave l'eclettico regista Dusan Makavejev, di passaggio a Roma per presentare il suo più recente film Swect Movie, visto nella primavera scorsa alla «Quinzaine des réalisateurs » del Festival di Cannes II quarantatreenne cineasta di Belgrado, al suo quinto lungometraggio — ricordiamo L'uomo non è un uccello (1963), Un affare di cuore (1967). Verginità indifesa (1968) e W. R.: i misteri dell'organismo (1971) — ha incontrato i giornalisti romani a casa di Pier Paolo Pasolini, il quale ha curato, insieme con Dacia Marainl, l'adattamento italiano di Swect Movie (letteralmente «Dolce film»).

venerdì 1 dicembre 2023

I connotati di un potere reale - Ancora sulle recenti prese di posizione di Pier Paolo Pasolini - di Maurizio Ferrara

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


l'Unità / giovedì 27 giugno 1974


Maurizio Ferrara con questo..., risponde all'articolo 
di Pier Paolo Pasolini apparso sul Corriere della sera, i
l 24 giugno 1974, dal titolo: 
Il Potere senza volto

(Trascrizione curata da Bruno Esposito)


Maurizio Ferrara
l'Unità / giovedì 27 giugno 1974

l'Unità / giovedì 27 giugno 1974

Vivere esteticamente la vicenda politica, aiutandosi con un po' di semiologia, può essere elegante, ma è un errore. Pier Paolo Pasolini torna a compierlo questo errore. Replicando a un nostro intervento sull'Unità {Corriere della Sera, 24 giugno) egli conferma — con qualche estrosità facile in meno e qualche concessione alla ragione politica in più — che, in fondo, il potere va trattato con la P maiuscola perchè è «un tutto » indefinibile ( forse «industrializzazione totale») non identificabile né con il Vaticano, né con le forze armate, né con i potenti democristiani, né con la grande industria.

Tuffi perdenti

Tutte realtà, queste, abdicanti: le quali cedono alla « ideologia edonistica» del nuovo potere (che è «senza volto», come avrebbe scritto Carolina Invemizio se si fosse occupata di queste cose) i loro migliori principi e parametri risucchiati dal nuovo mostro, lo sviluppo, di fronte al quale siamo tutti eguali e perdenti, ricchi e poveri, fascisti e antifascisti.

domenica 25 giugno 2023

Pasolini: sono morali «I racconti di Canterbury» - Il processo in appello a Napoli - L'Unità, 20 giugno 1973

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Pasolini: sono morali «I racconti di Canterbury»
Il processo in appello a Napoli

L'Unità, 20 giugno 1973

(Trascrizione dal cartaceo curata da Bruno Esposito)

L'Unità, 20 giugno 1973

L'Unità, 20 giugno 1973
Le dichiarazioni del regista nel corso di un interrogatorio di notevole interesse. 

Attesa per il 2 luglio la sentenza.

Nostro servizio

NAPOLI, 19

«Vi è oscenità soltanto là dove c'è volgarità; nella mia opera di volgarità non ve ne è neppure l'ombra; quindi ritengo il mio film non soltanto privo di oscenità, ma, per i motivi che poi illustrerò, addirittura altamente morale».

Con queste parole ha esordito davanti alla I Sezione della Corte di Appello di Napoli Pier Paolo Pasolini nel procedimento voluto dalla Procura generale che impugnò la sentenza con la quale il Tribunale di Benevento dichiarò non osceno perchè opera d'arte, il film Racconti di Canterbury e prosciolse da ogni accusa Pasolini e il produttore Alberto Grimaldi.

L'interrogatorio degli imputati ha avuto una impostazione un po' insolita, di un certo livello. Il presidente Sabelli non si è limitato alle solite domande per l'accertamento di una realtà «esteriore», ma si è sforzato di vedere «dal di dentro» il film di Pasolini; ha cercato cioè di immedesimarsi nella visione che dell'opera aveva avuto lo stesso autore.

PRESIDENTE: « Quale è stata l'idea animatrice del suo film? ».

PASOLINI: «Di questa mia opera debbo parlare su due piani; uno tecnico e uno morale o concettuale. Tecnicamente, mi ero proposto di fare un film che non fosse la semplice illustrazione di un'opera d'arte, ma l'interpretazione di essa, dello spirito libero, addirittura dissacrante che poi caratterizzò tutto l'umorismo inglese. Come idea nel senso più lato, ho voluto fare un film fuori di ogni attualismo, cioè non ancorato a questa o quella realtà o visione contingente, ma a valori universali e permanenti».

sabato 17 giugno 2023

Al processo per querela, Pasolini nega di aver voluto offendere i frati - L'Unità, mercoledi 24 gennaio 1973

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Fotogramma del film, I racconti di Canterbury


 Al processo per querela
Pasolini nega di aver voluto offendere i frati 

L'Unità

mercoledi 24 gennaio

1973

(Trascrizione dal cartaceo, curata da Bruno Esposito)

L'Unità, mercoledi 24 gennaio 1973

Al Tribunale di Benevento è cominciato lunedi un nuovo processo contro il film I racconti di Canterbury di Pier Paolo Pasolini, in seguito alla denuncia presentata da un religioso, padre Antonio Gambale, che ha ravvisato in un episodio del film una offesa all'onore, al decoro, alla reputazione degli ordini religiosi francescani, oltre che alla religione dello Stato. 

Dopo alcune eccezioni della parte civile e della difesa, è stato interrogato il produttore Alberto Grimaldi, che ha contestato i capi d'accusa. Non e stato interrogato il regista, assente per indisposizione. Il tribunale ha quindi disposto la proiezione del film; il processo e stato rinviato per la discussione al 3 febbraio.

Pasolini ha fatto diffondere una dichiarazione in proposito:

«Io non ho mai avuto alcuna ragione per offendere i frati o polemizzare con loro — egli dice. Anzi, se c'è una categoria di persone per cui ho una forma di simpatia e di tenerezza sono proprio i frati. Lo dico anche adesso che uno di loro ha voluto querelarmi in nome dell' "onore" del "decoro" e della "reputazione" della categoria: che sono concetti non religiosi, ma piccolo-borghesi. La mia simpatia e la mia tenerezza per i frati sono sempre state determinate dal fatto che i frati mi appaiono come sostanzialmente fuori — per le loro stesse regole — dal mondo piccolo-borghese e clericale. Fuori dal mondo del potere, insomma. Se fosse dipeso da me, semmai, avrei collocato nell'Inferno, che non e "pasoliniano" ma "chauceriano", dei preti o dei porporati: sempre scherzosamente, si capisce. Ma io, in questo episodio più ancora che negli altri, ho voluto restare fedele al testo di Chaucer: e infatti vi sono restato fedele fino alla lettera, fino a ridurre il mio testo quasi al rango dell'Illustrazione.

«Cosa che accade meno nel resto del film, il quale, essendo "opera di autore", si ispira a Chaucer, ma non l'illustra". Tutto ciò che riguarda i frati — afferma il regista — il loro andare alla questua avidamente, la loro punizione infernale, e preso alla lettera dal testo di Chaucer, ossia da un testo che e per il mondo anglo-sassone (ossia, in pratica, per tutto il mondo, eccettuata la provincia culturale italiana) uno dei testi più alti di ogni letteratura. Chaucer e per gli anglosassoni ciò che per noi Dante. E' noto e universalmente pacifico, dunque, il carattere di tale testo: il suo senso profondamente moralistico e religioso, e insieme la sua assoluta liberta laica.

martedì 1 novembre 2022

L'affannoso racconto di Ninetto Davoli «Pasolini pareva amareggiato dopo tante minacce e ripetuti affronti» - L'Unità del 3 novembre 1975

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



 L'affannoso racconto di Ninetto Davoli
«Pareva amareggiato dopo tante minacce e ripetuti affronti»

 L'Unità del 3 novembre 1975

Come è giunta lo notizia in casa dagli amici più cari. L'attere ha effettuato il riconoscimento del corpo - L'ansia a casa - Gli occhiali nell'auto.

2 novembre 1975

E' passato da poco mezzogiorno quando Ninetto Davoli arriva in via Eufrate all'EUR e infila il portone del palazzo dove abita la famiglia di Pasolini. L'attore ritorna dall'Idroscalo di Ostia dove, poche ore prima, è stato ritrovato il cadavere del regista. E' stato lui l'ultimo degli amici che l'hanno visto sabato sera, ed è toccato a lui, stamane, riconoscere nel povero viso sfigurato i lineamenti di Pasolini.

Davoli ha ancora gli occhi rossi, si stringe nell'impermeabile, cerca di raccontare quanto è successo - 

« Stamattina presto — dice — mi ha telefonato la cugina di Pier Paolo, Graziella, che vive con lui e con la madre. Era preoccupata Mi ha detto che i carabinieri avevano trovato l'automobile rubata a Paolo, ed erano venuti a casa sua alle due di mattina. Ma che di Paolo ancora non si sapeva nulla ».

« Mi sono precipitato qui, e poi sono andato subito dai carabinieri. Ho chiesto informazioni, notizie, ma nessuno mi ha saputo dire niente. Poi ho sentito che avevano trovato un cadavere a Ostia. Dicevano che non poteva essere quello di Pasolini. Neanche lo ci volevo credere, ma ho convinto i carabinieri ad accompagnarmi sul posto. Volevo vedere, accertarmi».

Davoli è circondato dai giornalisti che arrivano uno dietro l'altro. Continua il suo racconto. 

« Ad Ostia mi sono prima fatto portare all'automobile, quella rubata. Quando ho visto che dentro c'erano gli occhiali, ho capito che era successo qualcosa a Paolo; non si separava mai dai suoi occhiali. Poi. quando siamo arrivati all'Idroscalo l'ho riconosciuto ».

Qualcuno gli chiede particolari sul riconoscimento, ma Davoli non vuole parlarne.

« Che vi devo dire? E' una cosa atroce. Non riesco a capire come si possa passare avanti e indietro, con un'auto sul corpo di un uomo ».

martedì 28 dicembre 2021

Poer Paolo Pasolini, 1969 - PORCILE

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro





1969 PORCILE


Scritto e diretto
da: P.P.P.; 
fotografia: Armando Nannuzzi (1° ep.), Tonino Delli Colli, Giusppe Ruzzolini (2° ep.); 
costumi: Danilo Donati; 
musica originale: Benedetto Ghiglia; 
montaggio: Nino Baragli; 
aiuti regista: Sergio Citti, Fabio Garriba; 
assistente alla regia: Sergio Elia; 

interpreti e personaggi: 


1° episodio: 
Pierre Clementi (1° cannibale); 
Franco Citti (2° cannibale); 
Luigi Barbini (il soldato); 
Ninetto Davoli (Maracchione, il testimone dei due episodi); 
Sergio Elia (un domestico); 

2° episodio: 
Jean-Pierre Léaud (Julian); 
Alberto Lionello (Klotz, il padre); 
Margherita Lozano (M.me Klotz, la madre, doppiata da Laura Betti); 
Anne Wiazemsky (Ida); 
Ugo Tognazzi (Herdhitze); 
Marco Ferreri (Hans Guenther, doppiato da Mario Missiroli); 

produzione 


1 ° episodio: Gianni Barcelloni Corte, BBG cin. s.r.l.;produzione 
2° episodio: Gian Vittorio Baldi e IDI Cinematografica (Roma), I Film dell’Orso, C.A.P.A.C. Filmédis (Paris);

pellicola
: Kodak Eastmancolor; 
formato: 35 mm., colore, 1:1.85; 
macchine da presa: Arriflex, non sonora nel 1° episodio; 
sviluppo e stampa: Technostampa; doppiaggio: C.I.D.; 
sincronizzazione e sonorizzazione: NIS Film; 
distribuzione: INDIEF; 

riprese: 

martedì 8 giugno 2021

Il processo a Pasolini, di Enzo Siciliano - L'Unità 17 maggio 1994

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




Nel 1963 per il film «La ricotta» Pier Paolo Pasolini fu accusato di vilipendio alla religione dello Stato.
Nel '62 Pasolini girò «La ricotta», un episodio del film Rogopag che prese il nome dalle prime lettere dei cognomi dei quattro autori (Rossellini, Godard, Pasolini e Gregoretti). Un anno dopo il regista fu denunciato e iniziò il processo più celebre mai fatto in Italia per il reato di «vilipendio alla religione».
Di seguito l'introduzione che Enzo Siciliano fece per il volume pubblicato il 18 maggio 1994 dall'Unità, per la collana "I grandi processi", nel quale si ricostruisce