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Questo blog non ha alcuna finalità di "lucro".
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giovedì 2 ottobre 2025

Pier Paolo Pasolini, Non ti fidare, è un rivoluzionario. - Il Mondo», 13 marzo 1975 ( Con commento al testo )

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pier Paolo Pasolini
Non ti fidare, è un rivoluzionario

Il Mondo, 13 marzo 1975 
( Con commento al testo )

( In Lettere Luterane col titolo Paragrafo secondo: come devi immaginarmi)


Potrei dirti tante cose che è necessario che tu, Gennariello, sappia del tuo pedagogo.
Non voglio fare un elenco di particolari, che verranno certamente fuori un po' alla volta, necessitati dalle occasioni (infatti il nostro discorso pedagogico sarà pieno di parentesi e di divagazioni: appena qualcosa di attuale sarà così urgente e significativo da interrompere il nostro discorso, noi lo interromperemo).
(1)

Vorrei scegliere un solo punto: cioè ciò che la gente dice di me, e attraverso cui tu mi hai dunque finora conosciuto (ammesso che tu sappia della mia esistenza). Ciò che attraverso la gente hai saputo di me si riassume eufemisticamente in poche parole: uno scrittore-regista, molto «discusso e discutibile», un comunista «poco ortodosso e che guadagna dei soldi col cinema», un uomo «poco di buono, un po' come D'Annunzio».(2)

mercoledì 1 ottobre 2025

Pier Paolo Pasolini, A un ragazzo borghese venuto da Napoli. - «Il Mondo», 6 marzo 1975 ( Con commento al testo )

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Eretico e Corsaro


Pier Paolo Pasolini

A un ragazzo borghese venuto da Napoli

Il Mondo, 6 marzo 1975 

( In Lettere Luterane col titolo  Paragrafo primo: come ti immagino )



Poiché tu sei il destinatario di questo mio trattatello pedagogico (1), che qui esce a puntate - rischiando naturalmente di sacrificare l'attualità all'esecuzione progressiva del suo progetto - è bene, prima di tutto, che io ti descriva come ti immagino.

È molto importante, perché è sempre necessario che si parli e si agisca in concreto.

Come il tuo nome immediatamente suggerisce, sei napoletano (2). Dunque, prima di andare avanti con la tua descrizione, poiché la domanda sorge impellente, dovrò spiegarti in poche parole perché ti ho voluto napoletano.

Io sto scrivendo nei primi mesi del 1975: e, in questo periodo, benché sia ormai un po' di tempo che non vengo a Napoli, i napoletani rappresentano per me una categoria di persone che mi sono appunto, in concreto, e, per di più, ideologicamente, simpatici. Essi infatti in questi anni - e, per la precisione, in questo decennio - non sono molto cambiati. Sono rimasti gli stessi napoletani di tutta la storia. E questo per me è molto importante, anche se so che posso essere sospettato, per questo, delle cose più terribili, fino ad apparire un traditore, un reietto, un poco di buono. Ma cosa vuoi farci, preferisco la povertà dei napoletani al benessere della repubblica italiana (3), preferisco l'ignoranza dei napoletani alle scuole della repubblica italiana, preferisco le scenette, sia pure un po' naturalistiche, cui si può ancora assistere nei bassi napoletani, alle scenette della televisione della repubblica italiana. Coi napoletani mi sento in estrema confidenza (4), perché siamo costretti a capirci a vicenda. Coi napoletani non ho ritegno fisico, perché essi, innocentemente, non ce l'hanno con me.

mercoledì 30 ottobre 2024

Pier Paolo Pasolini - Lettera luterana a Italo Calvino - Il Mondo, 30 Ottobre 1975

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Pier Paolo Pasolini a Italo Calvino

Il Mondo, 30 Ottobre 1975

Tu dici: «I responsabili della carneficina del Circeo sono in molti e si comportano come se quello che hanno fatto fosse perfettamente naturale, come se avessero dietro di loro un ambiente e una mentalità che li comprende e li ammira».
Ma perché questo?
Tu dici: «Nella Roma di oggi quello che sgomenta è che questi esercizi mostruosi avvengono nel clima della permissività assoluta, senza più l’ombra di una sfida alle costruzioni repressive».

mercoledì 6 dicembre 2023

Pier Paolo Pasolini l'11 luglio 1974: Ampliamento del «bozzetto» sulla rivoluzione antropologica in Italia - intervista a cura di Guido Vergani, sul «Mondo» del 11 luglio 1974

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Pier Paolo Pasolini, l'11 luglio 1974. 
Ampliamento del «bozzetto» sulla rivoluzione antropologica in Italia 

(Sul «Mondo», intervista a cura di Guido Vergani)

   Noi intellettuali tendiamo sempre a identificare la «cultura» con la nostra cultura: quindi la morale con la nostra morale e l'ideologia con la nostra ideologia. Questo significa: 1) che non usiamo la parola «cultura» nel senso scientifico, 2) che esprimiamo, con questo, un certo insopprimibile razzismo verso coloro che vivono, appunto, un'altra cultura. Per la verità, data la mia esistenza e i miei studi, io ho sempre potuto abbastanza evitare di cadere in questi errori. Ma quando Moravia mi parla di gente (ossia in pratica tutto il popolo italiano) che vive a un livello pre-morale e pre-ideologico, mi dimostra di esserci caduto in pieno, in questi errori. Il pre-morale e il pre-ideologico esistono solo in quanto si ipotizzi l'esistenza di una sola morale e di una sola ideologia storica giusta: che sarebbe poi la nostra borghese, la sua di Moravia, o la mia, di Pasolini. Non esiste, invece, pre-morale o pre-ideologico. Esiste semplicemente un'altra cultura (la cultura popolare) o una cultura precedente. E' su queste culture che si innesta una nuova scelta morale e ideologica: per esempio, la scelta marxista, oppure la scelta fascista.

venerdì 23 giugno 2023

L'oriente di Pasolini - L'idea delle mille e una notte - "Il Mondo", 31 maggio 1973

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Eretico e Corsaro

Le immagini sono di Roberto Villa 
Roberto Villa ha donato il suo archivio alla Cinteca di Bologna.

L‟IDEA DELLE MILLE E UNA NOTTE
Giulia Massari
Da "Il Mondo", 31 maggio 1973


Trentacinque persone, macchine, i mille oggetti che servono a una troupe cinematografica, i costumi che Danilo Donati ha disegnato per le

Mille e una notte, e cioè lunghi e larghi vestiti, larghe e lunghe sciarpe che poi saranno integrati con antiche vesti prestate dal museo di Sana‟a e con qualche povero straccio ottenuto nei villaggi più sperduti, vincendo la grandissima diffidenza, come si trattasse di strapparsi un pezzo di carne, di uomini e donne arabi nemmeno attratti da un po‟ di denaro, i bagagli di ognuna di quelle trentacinque persone, vestite dapprincipio in maniera occidentale, poi sempre più semplificando, fino a un paio di calzoni con una camiciola, tutt‟al più un

mercoledì 27 luglio 2022

Pier Paolo Pasolini, "La sua intervista conferma che ci vuole il processo" - Il Mondo, 11 settembre 1975

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Immagine: 25 gennaio 1975
Fonte:
Italian magazine Epoca, N. 1268, year XXVI, p.64

(Questa è una fotografia il cui paese di origine è l'Italia e che è nel pubblico dominio in Italia poiché il suo copyright è scaduto. Secondo la legge 22 aprile 1941 n. 633 e successive modificazioni, «il diritto esclusivo sulle fotografie dura vent'anni dalla produzione della fotografia» (articolo 92) ovvero tali fotografie divengono di pubblico dominio a partire dall'inizio dell'anno solare seguente il termine dei vent'anni. In accordo al testo di legge, tali fotografie sono: «immagini di persone o di aspetti, elementi o fatti della vita naturale e sociale, ottenute col processo fotografico o con processo analogo, comprese le riproduzioni di opere dell'arte figurativa e i fotogrammi delle pellicole cinematografiche.) 


Pier Paolo Pasolini
"La sua intervista conferma che ci vuole il processo"

Il Mondo, 11 settembre 1975

Signor Presidente, ho letto con molta emozione il resoconto sia pur frammentario e divagante delle sue conversazioni di Ferragosto. Lei vi si esprimeva con l'ansia e il senso di impotenza di un qualsiasi cittadino italiano, la cui visione delle cose non può essere che parziale. Ciò dava nobiltà «democratica» alle sue parole. La rendeva «uno di noi». Ed è questa la ragione per cui le scrivo questa lettera.

sabato 3 aprile 2021

"Lettera luterana a Italo Calvino" di Pier Paolo Pasolini 30 ottobre 1975

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"Lettera luterana a Italo Calvino"
di Pier Paolo Pasolini
30 ottobre 1975
.
Tu dici (“Corriere della Sera”, 8 ottobre 1975): "I responsabili della carneficina del Circeo sono in molti e si comportano come se quello che hanno fatto fosse perfettamente naturale, come se avessero dietro di loro un ambiente e una mentalità che li comprende e li ammira".
Ma perché questo?

Tu dici: " Nella Roma di oggi quello che sgomenta è che questi esercizi mostruosi avvengono nel clima della permissività assoluta, senza più l’ombra di una sfida alle costruzioni repressive...."

lunedì 22 febbraio 2021

Pier Paolo Pasolini, La padroncina impaziente - Il Mondo, 27 gennaio 1954

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Pier Paolo Pasolini, La padroncina impaziente

Il Mondo, 27 gennaio 1954
Biblioteca nazionale centrale Roma


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giovedì 18 febbraio 2021

Pasolini, L'accelerato Venezia-Udine. Il Mondo, 17 giugno 1950

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Biblioteca nazionale centrale Roma

Pier Paolo Pasolini 
Il Mondo, 17 giugno 1950
L'accelerato Venezia - Udine

Biblioteca nazionale centrale Roma

Biblioteca nazionale centrale Roma



Curatore, Bruno Esposito

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mercoledì 3 febbraio 2021

Pier Paolo Pasolini: SOGGETTO PER UN FILM SU UNA GUARDIA DI P.S. - «Il Mondo», 7 agosto 1975.

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1975 SOGGETTO PER UN FILM SU UNA GUARDIA DI P.S.



Soggetto per un film su una guardia di PS


Tutti l'hanno distrattamente letto. Circa un mese fa un poliziotto si è ucciso perché il detenuto che gli era stato affidato è fuggito approfittando della fiducia che il poliziotto gli aveva concesso.
Un amico di questo poliziotto, svolgendo indagini per conto proprio nelle ore di libera uscita, e dopo un lungo appostamento, è riuscito a catturare l'evaso. L'ombra del ragazzo suicida è stata così, almeno nella fantasia del suo amico, e almeno in parte, placata.
Ho chiamato altrove («Corriere della Sera», 18 luglio 1975) questo episodio un episodio di obbedienza. Obbedienza a una serie di norme, e quindi di valori, che definiscono una cultura ora scomparsa (quasi totalmente, benché da pochi anni). Queste norme e questi valori erano tradizionali. Appartenevano cioè realmente a un universo popolare che, attraverso essi, si era creato un modo di essere ormai funzionante da secoli. Nel tempo stesso però, tali norme e tali valori, assunti dal potere, venivano alienati e reimposti attraverso la repressione poliziesca, di carattere clerico-fascista (si tratta di una operazione non incoerente perché infatti tali norme e tali valori, anche nella realtà della vita popolare nel suo momento autonomo, erano di carattere religioso e paternalistico).
Ora, ripeto, tali norme e tali valori sono caduti, perché è stata distrutta la cultura che li esprimeva e ne era espressa. Essi restano «cristallizzati» nell'ala reazionaria e sopravvivente del potere clerico-fascista. Ma nessuno ci crede in realtà più, né i preti né i generali.

giovedì 7 gennaio 2021

Pasolini - Bisognerebbe processare i gerarchi DC - [lettera inviata al direttore de Il Mondo, 28 agosto 1975]

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Pasolini - Bisognerebbe processare i gerarchi DC
[lettera inviata al direttore de Il Mondo]
Il Mondo
28 agosto 1975
poi in Lettere luterane


Caro Ghirelli, credo che mi resterà a lungo impressa nella memoria la prima pagina del «Giorno» del 21 luglio 1975. Era una pagina anche tipograficamente particolare: simmetrica e squadrata come il blocco di scrittura di un manifesto, e, al centro, un’unica immagine anch’essa perfettamente regolare, formata dai riquadri uniti di quattro fotografie di quattro potenti democristiani.
Quattro: il numero di De Sade.
Parevano infatti le fotografie di quattro giustiziati, scelte dai familiari tra le loro migliori, per essere messe sulla lapide. Ma, al contrario, non si trattava di un avvenimento funebre, bensì di un rilancio, di una resurrezione. Quelle fotografie al centro della monolitica pagina del «Giorno» parevano infatti voler dire allo sbalordito lettore, che quella lì era la vera realtà fisica e umana dei quattro potenti democristiani. Che gli scherzi erano finiti. Che le raggianti risate di chi detiene il potere non sfiguravano più le loro facce. Né le sfigurava più l’ammiccante furbizia. Il brutto sogno si era dissolto nella chiara luce del mattino. Ed eccoli lì, veri. Seri, dignitosi, senza smorfie, senza ghigno, senza demagogia, senza la bruttura della colpevolezza, senza la vergogna della servilità, senza l’ignoranza provinciale. Si erano rinfilati il doppiopetto e li baciava in fronte il futuro delle persone serie.
Sarei però ingiusto se non aggiungessi che il «Giorno» non è stato il solo ad assumersi il ruolo di rassicurare, in quel momento, la nazione, e di dare il crisma della pacificazione generale alla soluzione del quadrumvirato (e poi a quella del «rispettabile» Zaccagnini).

Pier Paolo Pasolini - LETTERA LUTERANA A ITALO CALVINO. - Il Mondo, 30 ottobre 1975

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Eretico e Corsaro



Pier Paolo Pasolini


LETTERA LUTERANA A ITALO CALVINO


. Tu dici (“Corriere della Sera”, 8 ottobre 1975): 
"I responsabili della carneficina del Circeo sono in molti e si comportano come se quello che hanno fatto fosse perfettamente naturale, come se avessero dietro di loro un ambiente e una mentalità che li comprende e li ammira". 
Ma perché questo? 

Tu dici: 


" Nella Roma di oggi quello che sgomenta è che questi esercizi mostruosi avvengono nel clima della permissività assoluta, senza più l’ombra di una sfida alle costruzioni repressive...."
Ma perché questo? 

Tu dici: 


"... il pericolo vero viene dall’estendersi nella nostra società di strati cancerosi..."
Ma perché questo? 

Tu dici: 


"Non c’è che un passo dall’atonia morale e dalla irresponsabilità sociale (di una parte della borghesia italiana, tu dici) alla pratica di seviziare e massacrare..."
Ma perché questo? 

Tu dici: 


" Viviamo in un mondo in cui l’escalation nel massacro e nella umiliazione della persona è uno dei segni più vistosi del divenire storico (onde criminalità politica e criminalità sessuale sembrano in questo caso definizioni riduttive e ottimistiche, tu dici)".
Ma perché questo? 

Tu dici 


" I nazisti possono essere largamente superati in crudeltà in ogni momento"