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venerdì 30 gennaio 2026

Il Decamerone inglese di Pasolini - La Stampa, 25 novembre 1971, pag. 7

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Il Decamerone inglese di Pasolini

La Stampa

25 novembre 1971

pag. 7  

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


A questo link, trovi tutte le interviste: Interviste a Pasolini - Le pagine Corsare 


II regista gira un film da "I racconti di Canterbury,, Il Decamerone inglese di Pasolini  (Nostro servizio particolare I Londra, 22 novembre. Pasolini giudica Chaucer un borghese. Lo scrittore italiano sta girando in Inghilterra le Canterbury Tales. «Chaucer — ha dichiarato il regista al nuovo settimanale socialista " 7 Days " — non appartiene al popolo, anche se trae le sue storie dal popolo. Egli era già un borghese. Egli guarda verso la rivoluzione protestante e persino alla rivoluzione liberale, almeno nella misura' in cui le due cose erano combinate in Cromwell ». 

Pasolini ha confessato di essere « disincantato », deluso dalla vita. Il regista ha detto, parlando di se stesso:

 « Sento la perdita del mondo del passato. Sono un uomo deluso. Sono sempre stato in lotta con la società. Mi sono battuto contro di essa e da essa sono stato perseguitato, ma mi ha anche dato una misura di successo. Ora, non mi piace più. Non mi piace il suo modo di vivere, la qualità della sua vita. E per ciò, rimpiango il passato. Alla mia età, suppongo, è quasi convenzionale ». 

domenica 18 giugno 2023

Pasolini Appendice 2: «I racconti di Canterbury» - Pasolini su Pasolini, Conversazioni con Jon Halliday

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Fotogramma del film "I racconti di Canterbury" di Pier Paolo Pasolini


Pasolini Appendice 2: «I racconti di Canterbury»
Pasolini su Pasolini
Conversazioni con Jon Halliday


   Il regista Pier Paolo Pasolini si trova in Inghilterra per girarvi una trasposizione cinematografica dei Racconti di Canterbury di Chaucer. Siamo andati a Rye, nel Kent, per discutere con lui del suo nuovo film e anche della sua attuale posizione politica in Italia.

   L’abbiamo trovato, con un folto gruppo di tecnici suoi connazionali, in un tipico alberghetto di campagna inglese, dove sembrava decisamente fuori posto. Erano circa le otto di sera. La cittadina era ormai morta da varie ore. Pasolini sedeva a un tavolo ornato di bottigliette di senape e di ketchup, e cercava di ordinare qualcosa da mangiare. Il cameriere gli si rivolgeva chiamandolo «Mister Pas», avendo evidentemente rinunciato al tentativo di pronunciare correttamente quel cognome. Comunicava con Mister Pas in un francese zoppicante, e la ben nota anglofilia di Pasolini stava subendo un duro colpo.

sabato 17 giugno 2023

Al processo per querela, Pasolini nega di aver voluto offendere i frati - L'Unità, mercoledi 24 gennaio 1973

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Fotogramma del film, I racconti di Canterbury


 Al processo per querela
Pasolini nega di aver voluto offendere i frati 

L'Unità

mercoledi 24 gennaio

1973

(Trascrizione dal cartaceo, curata da Bruno Esposito)

L'Unità, mercoledi 24 gennaio 1973

Al Tribunale di Benevento è cominciato lunedi un nuovo processo contro il film I racconti di Canterbury di Pier Paolo Pasolini, in seguito alla denuncia presentata da un religioso, padre Antonio Gambale, che ha ravvisato in un episodio del film una offesa all'onore, al decoro, alla reputazione degli ordini religiosi francescani, oltre che alla religione dello Stato. 

Dopo alcune eccezioni della parte civile e della difesa, è stato interrogato il produttore Alberto Grimaldi, che ha contestato i capi d'accusa. Non e stato interrogato il regista, assente per indisposizione. Il tribunale ha quindi disposto la proiezione del film; il processo e stato rinviato per la discussione al 3 febbraio.

Pasolini ha fatto diffondere una dichiarazione in proposito:

«Io non ho mai avuto alcuna ragione per offendere i frati o polemizzare con loro — egli dice. Anzi, se c'è una categoria di persone per cui ho una forma di simpatia e di tenerezza sono proprio i frati. Lo dico anche adesso che uno di loro ha voluto querelarmi in nome dell' "onore" del "decoro" e della "reputazione" della categoria: che sono concetti non religiosi, ma piccolo-borghesi. La mia simpatia e la mia tenerezza per i frati sono sempre state determinate dal fatto che i frati mi appaiono come sostanzialmente fuori — per le loro stesse regole — dal mondo piccolo-borghese e clericale. Fuori dal mondo del potere, insomma. Se fosse dipeso da me, semmai, avrei collocato nell'Inferno, che non e "pasoliniano" ma "chauceriano", dei preti o dei porporati: sempre scherzosamente, si capisce. Ma io, in questo episodio più ancora che negli altri, ho voluto restare fedele al testo di Chaucer: e infatti vi sono restato fedele fino alla lettera, fino a ridurre il mio testo quasi al rango dell'Illustrazione.

«Cosa che accade meno nel resto del film, il quale, essendo "opera di autore", si ispira a Chaucer, ma non l'illustra". Tutto ciò che riguarda i frati — afferma il regista — il loro andare alla questua avidamente, la loro punizione infernale, e preso alla lettera dal testo di Chaucer, ossia da un testo che e per il mondo anglo-sassone (ossia, in pratica, per tutto il mondo, eccettuata la provincia culturale italiana) uno dei testi più alti di ogni letteratura. Chaucer e per gli anglosassoni ciò che per noi Dante. E' noto e universalmente pacifico, dunque, il carattere di tale testo: il suo senso profondamente moralistico e religioso, e insieme la sua assoluta liberta laica.

giovedì 15 giugno 2023

CON IL NUOVO FILM TRATTO DA CHAUCER Pasolini ci svelerà il mondo delle allegre comari inglesi - STAMPA SERA Giovedì 13 - Venerdì 14 Gennaio 1972

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



 CON IL NUOVO FILM TRATTO DA CHAUCER 
Pasolini ci svelerà il mondo delle allegre comari inglesi 

Diavoli, carnefici e penitenti in una scena fantastica del film «I racconti di Canterbury» 

STAMPA SERA 

Giovedì 13 - Venerdì 14 Gennaio 

1972

nostro servizio Roma, 

giovedì sera. 

Pier Paolo Pasolini è sempre in prima fila. Dopo il successo incontrato dal Decameron (e mentre si stanno producendo in Italia altri quattro o cinque film, del filone boccaccesco, un filone che si annuncia più prolifico del western all'italiana) Pasolini ha riscoperto Geoffrey Chaucer, il grande poeta inglese contemporaneo del Boccaccio, più volte accusato dai critici letterari di aver plagiato qua e là il narratore italiano. The Tales of Canterbury («I racconti di Canterbury»), comunemente indicati come il Decameron inglese, forniscono al regista italiano una materia altrettanto gustosa: beffe, allegre comari, mariti traditi, monaci libertini e monache vogliose. 

lunedì 9 maggio 2022

PROCESSO PER “I RACCONTI DI CANTERBURY” DI PIER PAOLO PASOLINI - TRIBUNALE DI BENEVENTO – SEZIONE PENALE, SENTENZA N. 308 DEL 20 OTTOBRE 1972

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



PROCESSO PER  I RACCONTI DI CANTERBURY 
DI PIER PAOLO PASOLINI.


TRIBUNALE DI BENEVENTO

SEZIONE PENALE

SENTENZA N. 308 

DEL 20 OTTOBRE 1972

PRESIDENTE ED ESTENSORE DOTTORE           DANIELE CUSANI

GIUDICI DOTTORI           ALFONSO BOSCO E BRUNO ROTILI


SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il 2 settembre 1972 veniva, in prima nazionale, proiettato in pubblico in Benevento il film "I racconti di Canterbury". Il 5 successivo uno spettatore napoletano (che tuttavia dichiarava che il suo pudore non era stato offeso dal film) sporgeva denunzia al Procuratore della Repubblica di Benevento, il quale, visionato il film ed esclusane l'oscenità, chiedeva al G.I. il decreto d'impromovibilità dell'azione penale, emesso il giorno 8. Il film, rapidamente diffuso in molte città italiane, era oggetto di altre otto denunzie e di qualche (a volte solo dubbiosa) segnalazione dell'autorità di P.S.=. Le Procure si limitarono a trasmettere i relativi atti a questa di Benevento, territorialmente competente. La Procura di Firenze ritenne opportuno far visionare il film in una saletta privata a tre Sostituti, i quali il 28 settembre sottoscrissero una collegiale relazione inquisitoria. Il Procuratore della Repubblica di Benevento ha quindi ordinato il sequestro del film e, ottenuto dal G.I. la revoca del decreto d'impromovibilità dell'azione, ha citato dinanzi a questo Tribunale col rito direttissimo il produttore Grimaldi, il regista Pasolini e il gestore Iannelli, perchè rispondessero del delitto di spettacolo osceno specificato in epigrafe.

Assenti i primi due imputati, presente il terzo, nelle udienze antimeridiane e pomeridiane del 18 e del 20 ottobre 1972 è stato celebrato il dibattimento, visionandosi (a porte chiuse) due volte il film in due diverse sale cinematografiche della città e acquisendosi agli atti numerosi documenti (altri venivano offerti dalla difesa solo in visione.

E’ stata con motivata ordinanza esclusa la costituzione di parte civile dell’Ordine dei Frati Minori.

Il P.M. ha quindi pronunciato ampia ed approfondita requisitoria, con la richiesta di assoluzione perché il fatto non costituisce reato. I difensori han perorato la medesima conclusione ed hanno chiesto l'immediato dissequestro del film.


martedì 28 dicembre 2021

Pier Paolo Pasolini,1972 I RACCONTI DI CANTERBURY

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro





Pasolini sul set dei Racconti di Canterbury 
Perché io sono giunto all’esasperata libertà di rappresentazione di gesti e atti sessuali, fino alla rappresentazione in dettaglio e in primo piano, del sesso? Ho una spiegazione che mi fa comodo e mi sembra giusta, ed è questa. In un momento di profonda crisi culturale (gli ultimi anni Sessanta), che ha fatto (e fa) addirittura pensare alla fine della cultura - che infatti si è ridotta, in concreto, allo scontro, a suo modo grandioso, di due sottoculture: quella della borghesia e

martedì 30 marzo 2021

Storia del sequestro del film “I Racconti di Canterbury” ad opera di un monaco scandalizzato e un partenopeo “bacchettone

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


 
Storia del sequestro del film “I Racconti di Canterbury” ad opera di un monaco scandalizzato e un partenopeo “bacchettone”

Esistono gesti ossessivi come quelli censori delle opere del pensiero che ancora oggi suonano come vecchi rituali magici, insiemi deliranti che sono posti nella stessa luce di antiche illuminazioni religiose; in una cultura in cui da tempo è scomparsa la presenza del sacro, si ritrova talvolta un morboso accanimento a profanare. “I Racconti di Canterbury” di Pasolini fu questo. Da un lato, da parte di

mercoledì 3 gennaio 2018

I Racconti di Canterbury, di Pier Paolo Pasolini Recensione di Cobra Verde

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



I Racconti di Canterbury,  di Pier Paolo Pasolini





con: Hugh Griffith, Laura Betti, Ninetto Davoli, Franco Citti, Pier Paolo Pasolini, Vernon Dobtcheff, Josephine Chaplin, Alan Webb.
Italia, Francia (1972)

Secondo capitolo della "Trilogia della Vita", "I Racconti di Canterbury" prosegue la rappresentazione pasoliniana di una società borghese ancora embrionale nella quale il sesso, l'amore, la spiritualità e la morte si rincorrono senza sosta.


Nel portare in scena l'opera omonima di Jeffrey Chaucer, Pasolini prediglige le novelle più licenziose ed erotiche; il corpo umano, come lui stesso affermerà, diviene il suo modello; la rappresentazione del sesso si fa qui più esplicita: le scene di nudo aumentano e gli amplessi sono ripresi in modo ancora più diretto; la gioia del sesso diviene di nuovo paradigma della felicità terrena e della spensieratezza di un epoca perduta.


L'atmosfera leggera e solare viene accentuata dalla splendida fotografia di Tonino Delli Colli e soprattutto dai costumi di Danilo Donati, che predilige tinte sgargianti che si contrappongono in maniera vivida ed efficace ai colori smorti delle scenografie naturali (le strade di Canterbury e dei paesi rurali dell'Inghilterra); l'umorismo viene esasperato sia grazie all'uso della colonna sonora (foriera di splendide canzoni tradizionali britanniche), che delle gag, le quali sfociano sovente nello slapstick vero e proprio; su tutti è l'episodio del "Lazzarone" (Ninetto Davoli) ad essere il più divertente, nel quale Pasolini omaggia un'altra celebre figura della tradizione inglese: Charlie Chaplin.


Tuttavia, man mano che la narrazione procede ci si rende conto di come l'autore prediliga, di tanto in tanto, una risata beffarda e sardonica al riso gioviale; l'umorismo nero la fa da padrone in uno degli episodi più riusciti, quello del traditore, nel quale un fattore che arrotonda i suoi guadagni denuciando i libidinosi stringe un patto con il diavolo, ritrovandosi dannato a causa delle sue stesse parole; il tema della morte è in questo secondo capitolo della trilogia più presente e pregnante; la morte è violenza, cupidigia, avidità; la morte viene ritratta come un castigo per gli scellerati, una punizione per gli ottusi, i quali non possono contare su nessuna salvezza estrema.


Se "Il Decameron" si chiudeva con una visione paradisiaca, "Canterbury" si chiude con una visione infernale: il viaggio onirico di un frate cupido nel girone peggiore dell'Inferno, quello per i chierici, condannati a dimorare nel deretano di un satanasso; ed è nella rappresentazione folle e carnale di questo oltremondo beffardo e terribile che il film trova la perfetta catrarsi: un punto di arrivo nel quale confluiscono i tre temi centrali per creare un climax corrosivo e visionario.


Leggero e amaro, "I Racconti di Canterbury" non può contare sulla freschezza del suo predecessore, né sulla carica visiva del successivo "Il Fiore delle Mille e una Notte" (1974), ma resta comunque uno dei film più visionari e divertenti del grande autore emiliano. 


@Eretico e Corsaro - Le Pagine Corsare

Curatore, Bruno Esposito

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lunedì 8 settembre 2014

“I racconti di Canterbury”, di Pier Paolo Pasolini

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



I racconti di Canterbury, di Pier Paolo Pasolini

Pasolini sceglie nove delle ventidue novelle firmate da Chaucer, per officiare una celebrazione della vita nelle sue forme più impetuose e istintuali. Così come nelle altre due opere della Trilogia della vita, i temi rappresentati sono il sesso, l’amore e la morte. Ma a trionfare è la sessualità, autentica protagonista di questa pellicola, che del corpo e delle sue vitalistiche esibizioni tesse un vero e proprio elogio. 
"Sentieri selvaggi"


1971–1972 | I RACCONTI DI CANTERBURY 


(tratto da The Canterbury Tales, di Geoffrey Cahucer); 

scritto e diretto da: P.P.P.; 

fotografia: Tonino Delli Colli; 

scenografia: Dante Ferretti; 

costumista: Danilo Donati; 

musica: scelta da P.P.P. con la collaborazione e l’elaborazione di Ennio Morricone; 

montaggio: Nino Baragli; 

aiuti regia: Sergio Citti, Umberto Angelucci; 

assistente alla regia: Peter Shepherd; 

interpreti e personaggi: 

Hugh Griffith (Sir January); 
Laura Betti (la donna di Bath); 
Ninetto Davoli (Perkin il buffone); 
Franco Citti (il diavolo); 
Josephine Cahplin (May); 
John Francis Lane (il monaco); 
Alan Webb (il vecchio) J.P. Van Dyne (Cook); 
P.P.P. (Geoffrey Cahucer); 

produzione: P.E.A. Produzioni Europee Associate, Roma;
produttore: Alberto Grimaldi;
pellicola: Kodak Eastmancolor; 
formato: 35 mm., colore, 1:1.85; 
macchine da presa: Arriflex; 
sviluppo e stampa: Technicolor; 
sincronizzazione: Cinefonico Palatino; 
mixage: Gianni D’Amico; 
distribuzione: United Artists Europa; 

riprese: settembre-novembre 1971, 

interni: Safa Palatino, Roma, 
esterni: Canterbury, Maidstone, Cambridge, Bath, Wells, Hastings, Abbazia di Battle, Warwick, Chipping Campden, Layer Marney, Lavenham, Paycocks Greenacrey, Icklesham, Rolvenden (Inghilterra); Etna (Sicilia);
 
durata: 110’ (3038 m.); 

prima proiezione: XXII Festival di Berlino, 2 luglio 1972;
premi: Orso d’oro, XXII Festival di Berlino. 

Serafino Murri 
Pier Paolo Pasolini
Il Castoro cinema


Il film

Un tripudio di natura per un’esaltazione della corporeità e della sessualità. È la cifra stilistica che caratterizza I racconti di Canterbury, il secondo film della Trilogia della vita firmata da Pier Paolo Pasolini nei primi anni Settanta. Se per la prima opera l’ispirazione proveniva dal Decamerone di Giovanni Boccaccio e per la terza e ultima dalle novelle arabe raccolte ne Il fiore delle Mille e una notte, il lungometraggio centrale della trilogia attinge direttamente dalla penna del poeta inglese Geoffrey Chaucer per adattare al grande schermo quello che è considerato il suo capolavoro, una raccolta di racconti pervenuta incompleta, scritta dal letterato sul finire del 1300 e ispirata al Decamerone di Boccaccio.
I racconti di Canterbury pasoliniani, premiati con l’Orso d’Oro al Festival di Berlino, mantengono la struttura a episodi del modello letterario ma, a differenza di quest’ultimo, i diversi racconti non sono intervallati dalle voci dei narratori (i pellegrini diretti alla tomba di san Tommaso Becket a Canterbury) e l’unica cornice mantenuta dal regista è incarnata dalla presenza di Chaucer (interpretato dallo stesso Pasolini) che, all’inizio del film, si unisce idealmente ai pellegrini e in seguito è colto all'interno di uno studio mentre scrive i racconti. L’assenza di intermezzi tra un episodio e l’altro rende i passaggi lievemente artificiosi, ma il regista ha preferito questa soluzione stilistica, come attestano i tagli apportati alla prima e più lunga versione del film.
Pasolini sceglie nove delle ventidue novelle firmate da Chaucer, per officiare una celebrazione della vita nelle sue forme più impetuose e istintuali. Così come nelle altre due opere della trilogia, i temi rappresentati, più che trattati, sono il sesso, l’amore e la morte. 


Quest’ultima incombe, con la sua aura sinistra, su quasi tutti gli episodi del film e, nonostante sia spesso cruenta (un uomo accusato di sodomia bruciato vivo su pubblica piazza, un altro impiccato), impersonata dal diavolo (incarnato da un misterioso Franco Citti nell’episodio più surreale e affascinante dell’intero film) o raffigurata in maniera irriverente all’Inferno, appare anch’essa del tutto naturale, genuina, pronta a lasciare spazio ad altra vita e nuovi godimenti (come ben rappresentato nel Racconto della Donna di Bath, dove il funerale del marito è subito seguito dal nuovo matrimonio della vedova, tratteggiato in chiave macchiettistica). 

Molto probabilmente la naturalezza estrema della morte è diretta conseguenza del trionfo della sessualità, autentica protagonista di questa pellicola, che del corpo e delle sue vitalistiche esibizioni tesse un vero e proprio elogio. Per il regista, non c’è peccato nel sesso, né senso di colpa, ma solo sano godimento. 
Questa apologia della corporeità ben si adatta alla scelta di un’ambientazione storica in cui le sofisticate e complicanti sovrastrutture della moderna società dei consumi non trovano spazio. Il Medioevo chauceriano, valorizzato dall’accurata e splendida scenografia di Dante Ferretti e dalle musiche curate da Ennio Morricone (melodiosi e semplici richiami a canzoni popolari inglesi medievali e rinascimentali), è visto da Pasolini come un’epoca che esalta la genuina naturalezza e vitalità del corpo e dei suoi bisogni, non conoscendo i falsi pudori e il viscido moralismo dei benpensanti borghesi. Gli eroi pasoliniani sono contadini, artigiani, gente semplice, umile, magari anche rozza ma autentica, incarnazione di un erotismo potente e liberato. La presenza di tali personaggi allontana da questo film i toni gravi e nichilisti delle opere precedenti e permea I racconti di Canterbury di un’ironia (come nell’omaggio a Charlie Chaplin nel simpatico personaggio interpretato da Ninetto Davoli) e di una leggerezza che costituiscono le cifre distintive anche degli altri due capitoli della trilogia. 

Del resto, come scrive un soddisfatto Chaucer alla fine della pellicola, le novelle sono state raccontate solo per il piacere di raccontarle. Ciò non impedisce al regista di imbastire un richiamo alla critica sociale di cui sono intessuti tutti i suoi lungometraggi e che qui prende le forme della denuncia dell’avarizia che corrompe le coscienze, anche quelle di chi (la Chiesa cattolica) vende promesse di liberazione dal peccato (la pratica delle indulgenze).


Il commento di Pagine corsare

Su alcuni aspetti relativi alle origini letterarie del film, il regista risponderà così in un'intervista: 

"I racconti di Canterbury sono stati scritti quarant'anni dopo il Decameron ma i rapporti tra realismo e dimensione fantastica sono gli stessi, solo Chaucer era più grossolano di Boccaccio; d'altra parte era più moderno, poiché in Inghilterra esisteva già una borghesia, come più tardi nella Spagna di Cervantes. Cioè esiste già una contraddizione: da un lato l'aspetto epico con gli eroi grossolani e pieni di vitalità del Medioevo, dall'altro l'ironia e l'autoironia, fenomeni essenzialmente borghesi e segni di cattiva coscienza". 

All'inizio del film, Chaucer/Pasolini si unisce idealmente ai molti pellegrini diretti all'Abbazia di Canterbury; in seguito Pasolini rappresenterà il narratore che, all'interno di uno studio, penserà e scriverà i racconti. I temi di Canterburysono, come in Decameron, sesso, amore e morte, con un'accentuazione di quest'ultimo: in tutti gli episodi, viene infatti rappresentato un funerale, o un assassinio, o un condannato a morte, o un moribondo. 
Pasolini affronta poi con grande ironia i temi della violenza esercitata dalla ricchezza, e dell'immoralità del potere. La sgradevolezza dei personaggi dei ceti “alti” è messa in particolare risalto da un trucco molto pesante, carico, volgare. Nella gente comune (come al solito Pasolini utilizza attori non professionisti) si ritrovano la stessa gestualità, le stesse espressioni e fisionomie di quelle presentate in Decameron
La musica (curata da Ennio Morricone) si richiama a canzoni popolari inglesi medievali e rinascimentali. Riappare la famosa canzone napoletana Fenesta 'ca lucive (già utilizzata in Decameron) – che parla della morte improvvisa di una giovane donna – quasi a costituire un ulteriore richiamo al tema della morte. 
Una delle regole più rigorose, nei film di Pasolini, è quella di eseguire un doppiaggio integrale.
 

"Il doppiaggio", diceva Pasolini, "deformando la voce, alterando le corrispondenze che legano il timbro, le intonazioni, le inflessioni di una voce, a un viso, a un tipo di comportamento, conferisce un sovrappiù di mistero al film. Con il fatto poi che molto spesso, se si vuole ottenere un rapporto determinato tra suono e immagine, un rapporto di valori preciso, si è costretti a cambiare voce. Detto questo, mi piace elaborare una voce, combinarla con tutti gli altri elementi di una fisionomia, di un comportamento… Amalgamare… Sempre la mia propensione per il pastiche, probabilmente! E… il rifiuto del naturale."

L'edizione italiana dei Racconti di Canterbury fu doppiata in gran parte a Bergamo con le voci di persone scelte nella città e dintorni.
Il tema sessuale sarà uno degli elementi di provocazione del film che verrà subito raccolto dai difensori di un ipocrita senso della morale e del pudore. Le denunce per pornografia e oscenità fioccheranno sul film fin dalla sua apparizione nelle sale di proiezione italiane. In un convegno tenutosi a Bologna in quel periodo sul tema “Erotismo, eversione, merce”, Pasolini fece un lungo intervento, nel quale tra l'altro disse:
 

"Perché io sono giunto all'esasperata libertà di rappresentazione di gesti e atti sessuali, fino, appunto, come dicevo, alla rappresentazione in dettaglio e in primo piano, del sesso? Ho una spiegazione che mi fa comodo e mi sembra giusta, ed è questa. In un momento di profonda crisi culturale (gli ultimi anni Sessanta), che ha fatto (e fa) addirittura pensare alla fine della cultura – che infatti si è ridotta, in concreto, allo scontro, a suo modo grandioso, di due sottoculture: quella della borghesia e quella della contestazione ad essa – mi è sembrato che la sola realtà preservata fosse quella del corpo […] Protagonista dei miei film è stata così la corporalità popolare. Non potevo – e proprio per ragioni stilistiche – non giungere alle estreme conseguenze di questo assunto. Il simbolo della realtà corporea è infatti il corpo nudo: e, in modo ancor più sintetico, il sesso […] I rapporti sessuali mi sono fonte di ispirazione anche di per se stessi, perché in essi vedo un fascino impareggiabile, e la loro importanza nella vita mi pare così alta, assoluta, da valer la pena di dedicarci ben altro che un film. Tutto sommato il mio ultimo cinema è una confessione anche di questo, sia detto chiaramente. E, siccome ogni confessione è anche una sfida, contenuta nel mio cinema è anche una provocazione. Una provocazione su più fronti. Provocazione verso il pubblico borghese e benpensante […] Provocazione verso i critici, i quali, rimuovendo dai miei film il sesso, hanno rimosso il loro contenuto, e li hanno trovati dunque vuoti, non comprendendo che l'ideologia c'era, eccome, ed era proprio lì, nel cazzo enorme sullo schermo, sopra le loro teste che non volevano capire".  

Per la realizzazione del film furono impiegate nove settimane di riprese in Inghilterra e un lungo lavoro di montaggio e di doppiaggio. 


"[…] era un periodo molto particolare, ero molto, molto, molto infelice, non ero adatto per una trilogia nata all'insegna della spensieratezza, dello “stile medio”, del sogno e anche del comico, per quanto astratto.", dichiarò Pasolini. "E forse se non fossi stato così infelice, non mi sarebbe venuto in mente di citare Chaplin così apertamente, con bastoncino e cappello." 


Qui Pasolini si riferisce alla sequenza interpretata da Ninetto Davoli che fa il verso a Charlie Chaplin riproducendone alcune gag famose. Continua il regista: 


"Devo anche dire che il mondo che ho trovato in Inghilterra, quando giravo Canterbury, era molto diverso; a Napoli e nell'Oriente non avevo confini, potevo scatenare intorno a me questo linguaggio della terra, delle cose, dei vulcani, delle palme, delle ortiche e soprattutto della gente. Invece in Inghilterra […] le persone che sceglievo appartenevano a un mondo ormai storicizzato, borghese, e questa costrizione pesava sul mio stato d'animo. È difficile parlare di un film come test di uno stato d'animo, ma comunque ho un rapporto sempre molto passionale con i film che giro. Si tratta di veri e propri amori".



Il Dvd
Il DVD, prodotto dalla Dall’Angelo Pictures e distribuito dalla Sony Pictures Home Entertainment, ha una qualità appena sufficiente. I problemi iniziano già con l’immagine, a tratti sgranata e rovinata da graffiature. I danni apportati dal tempo sono evidenti anche nei colori, meno vividi rispetto all’originale. Neppure l’audio si presenta in condizioni ottimali: una leggera ma fastidiosa gracchiatura si mantiene costante per l’intero film, in particolare quando dai dialoghi si passa alla musica e al canto. Un’altra nota dolente è l’assenza di contenuti extra. Il formato video è disponibile in 1.85:1 e in 16:9. Limitata al target nazionale la scelta della lingua: italiano 1.0 Dolby Digital. Disponibili i sottotitoli in italiano per non udenti.

Il commento di Angela Molteni.





Curatore, Bruno Esposito

Collaborano alla creazione di queste pagine corsare:

Carlo Picca
Mario Pozzi
Alessandro Barbato
Maria Vittoria Chiarelli
Giovanna Caterina Salice
Simona Zecchi