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domenica 7 settembre 2025

Pier Paolo Pasolini, Jo i soj il soreli - La fiera letteraria, anno III, numero 16, 25 aprile 1948, pag. 3

 "Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Pier Paolo Pasolini
Jo i soj il soreli

La fiera letteraria

anno III

numero 16

25 aprile 1948

pag. 3

( © Questa trascrizione da cartaceo è stata curata da Bruno Esposito )


Zal arcènt in tal radic

gota di arzènt in tai fics

il me arsent al brusa amic

tal sèil clipit,

drenti tal mond rot dal limpit

sun di essi enciamò dismòt..

Drenti tal mond jo i lus crot.


Four dal mond jo i lus soul.

A è misdi: l'alba a doul

lontana, il me arsènt (timòur

di na muàrt

di arsent) tal mond soul al art.

A è misdi (um sun?): misdi.

Tal plen lun i sem: Sfluri!


Se a mi sovia la claritàt

dal mond di me inluminat?

Jo i no vuej chista etàt.

I vuej il timp.

cu'l mond torgul e limpit,

dal FRUT, arsènt tal radic,

dal VECIU, arzènt tai fics."

(Casarsa, Friuli)



IO SONO IL SOLE, (I) Giallo argento nel radicchio. goccia di argento nei fichi, il mio argento brucia amico nel gelo tiepido, dentro, nel mondo rotto dal limpido sogno di essere ancora desto. Dentro, nel mondo, lo risplendo nudo. (II) Fuori dal mondo io risplendo solo. E' mezzogiorno: l'alba duole lontana, il mio argento (paura di una morte di argento) sul mondo solo arde. E' mezzogiorno (un sogno?): mezzogiorno, Nella piena luce gemo: Sfiorire! (III) A che mi serve la chiarezza del mondo illuminato da me? lo non voglio questa età. Io voglio il tempo, torbido e limpido col mondo, del fanciullo, argento nel radicchio, del vecchio, argento nei fichi.


Pier Paolo Pasolini



@Eretico e Corsaro - Le Pagine Corsare


Curatore, Bruno Esposito


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martedì 2 settembre 2025

Pier Paolo Pasolini, Lettere inedite a Silvana Mauri - LINEA D'OMBRA, anno II, numero 8, febbraio 1985, da pag. 14 a pag. 19

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Pier Paolo Pasolini
Lettere a Silvana Mauri

LINEA D'OMBRA

anno II

numero 8

febbraio 1985

da pag. 14 a pag. 19

( © Questa trascrizione da cartaceo è stata curata da Bruno Esposito )


Casarsa 1948)

Carissima Silvana,

tu hai detto a Lerici che ormai noi due abbiamo meno bisogno di parlare. Sì, indubbiamente hai ragione, ma perché ammetterlo? Ho provato molto spesso che quando non ho più un sentimento o un bisogno, posso fingerlo: e non è ipocrisia, ma abilità. Si tratta di una specie di interregno in cui io, come reggente, prendo il potere; poi quel sentimento o quel bisogno ridiviene adulto e allora ricomincia a regnare lui. S’intende che abilità simili non si applicano se non ne vale la pena; e credi che la nostra amicizia non ne valga la pena? Io credo di sì; per quel che riguarda il passato tu rappresenti per me alcune delle ore più limpide della mia vita, e, soprattutto, la mia unica confidenza; per quel che riguarda il futuro... Non facciamo delle previsioni e non sfruttiamo la nostra «esperienza», è sempre possibile che un po’ di pazzia ci sia restata. Quando ci siamo incontrati, abbiamo parlato poco, con tutto quel Lerici intorno; del resto non potevamo pretendere di costituire artificialmente il calore necessario, e siamo vissuti di rendita. Però che cosa stupenda quel mare e quegli odiosi narcisi!

giovedì 24 aprile 2025

Pasolini 1948, "Il Friuli della mia piccola vita" - Il Friuli : rivista turistica della Regione, anno 12, n. 3 (giugno 1968), p. 15-17

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Pasolini
1948
"Il Friuli della mia piccola vita"

Il Friuli : rivista turistica della Regione

anno 12

numero 3

giugno 1968

da pag. 15 a pag. 17

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )



Pier Paolo Pasolini, che trascorse in Friuli gli anni felici de1l'ultima fanciullezza e quelli, meno generosi, della giovinezza, affida alla Rivista, da noi richiestegli, queste sue paginette dedicate, nell'ormai lontano 1948, e lasciate intatte, ad alcuni luoghi friulani. Sono momenti confidenziali di un poeta a cui il Friuli, paesaggio e popolo, aveva dato le prime emozioni ispiratrici, entrando nel suo canto.

lunedì 24 marzo 2025

Pasolini, (Ermes tra Musi e Porzùs) UNA LETTERA AL DIRETTORE DEL «MATTINO DEL POPOLO» - 8 febbraio 1948

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Pasolini, (Ermes tra Musi e Porzùs) 

UNA LETTERA AL DIRETTORE DEL  «MATTINO DEL POPOLO»

8 febbraio 1948


 Egregio Signor Direttore,


 sono passati tre anni dal giorno dell’eccidio di Porzùs, ma ancora io non so affrontare quella «difficoltà d’infinito» che protegge la vita di mio fratello Guido e il suo volontario sacrificio, dalle nostre disordinate interpretazioni. Certo «interpretare» Porzùs è ancora, dopo tre anni, un’operazione delicata, quasi intempestiva: due partiti, sullo sfondo di uno sconvolto cielo di confine, si contendono la competenza richiesta per estrarre dalle tremende cronache del ’44-’45 quei fatti e assumerli su un

  accomodante piano di storia o di leggenda. Possiamo ammettere che Bolla fosse forse un caso «in fieri» di nazionalismo e il suo rifiuto di fondere le forze osovane con quelle garibaldino-slave presenti qualche incrinatura, qualche vizio d’origine; ciò che però non possiamo ammettere, per appoggiare l’interpretazione democristiana, è che si debba trasferire tutto l’episodio senza limitazioni su un piano di patriottismo in funzione anti-slava e anti-comunista.

domenica 11 aprile 2021

Pasolini e Ungaretti -- Un poeta e Dio

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




Un poeta e Dio
Tratto da Passione e Ideologia, Garzanti.

La prima poesia religiosa di Ungaretti, in cui la religiosità si esprima  direttamente come problema di Dio, è Dannazione scritta a Mariano il 29 giugno  1916, e quindi una delle prime dell’Allegria: «Chiuso fra cose mortali | anche il  cielo stellato finirà | perché bramo Dio». C’è già il respiro irregistrabile attraverso una lettura puramente acustica del più alto Ungaretti, e forse ciò è dovuto all’altezza iniziale dell’argomento, anche se questo Dio non è quello della Pietà e tanto meno quello di Mio fiume anche tu. Lo stesso giorno (29 giugno) Ungaretti aveva scritto un’altra lirica, Peso, anch’essa spesso citata a documentare la verginità linguistica del primo Ungaretti; l’isolamento e l’alleggerimento del vocabolo (parti di quell’operazione che attraverso l’«immediatezza» non diaristica, e la