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venerdì 9 aprile 2021

Pasolini direttore di Lotta Continua - Di fronte al »tribunale speciale... il processo.

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Pasolini direttore di Lotta Continua
Di fronte al »tribunale speciale... 
il processo.



Per collaborare con loro ammise di aver messo a tacere parte della sua coscienza.


Dal primo marzo 1971 Pasolini risulta ufficialmente direttore responsabile del periodico "Lotta Continua", organo di un gruppo extraparlamentare dell'estrema sinistra. Ciò è dovuto alle leggi italiane che impongono che ogni pubblicazione debba avere un direttore iscritto al ruolo dei giornalisti professionisti. Così gli esponenti di Lotta Continua chiedono agli intellettuali italiani iscritti all'albo dei 
giornalisti, di assumere a rotazione la carica di direttore del loro periodico. Pasolini accetta, pur non condividendo la linea politica di Sofri e compagni, è quindi direttore di "Lotta Continua" dal 1 marzo al 30 aprile 1971.

domenica 31 gennaio 2021

1972 - 12 DICEMBRE

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




Perché ho fatto questo film insieme a un gruppo di giovani compagni di Lotta Continua? Il perché c’è sicuramente, ma, per essere sincero io non lo so dire. Ho criticato a suo tempo, con violenza e forse con inopportunità, l’azione politica dei giovani: molte di quelle mie critiche si sono sfortunatamente rivelate giuste, e non ne abiuro. Tuttavia mi sembra che la tensione rivoluzionaria reale sia vissuta oggi dalle minoranze di estrema sinistra. La critica globale e quasi intollerante che queste esprimono contro lo stato italiano e la società capitalistica mi trovano completamente d’accordo nella sostanza, anche se non spesso sulla forma. Perciò, fin che ne sono capace, e ne ho la forza, è ad esse che mi unisco...

P.P. Pasolini, Il cinema in forma di poesia, 
Pordenone, Cinemazero, 1979; p. 97.

1972 DODICI DICEMBRE

Regia di Pier Paolo Pasolini (non accreditato) e Giovanni Bonfanti (aiuto regia: Maurizio Ponzi, Fabio Pellarin, Umberto Angelucci)
Produzione: Giovanni Bonfanti - Lotta Continua
Distribuzione: Circoli Ottobre - Lotta Continua / DAE
Soggetto: Giovanni Bonfanti e Goffredo Fofi
Sceneggiatura: Giovanni Bonfanti
Fotografia: Giuseppe Pinori, SEbastiano Celest Enzo Tosi, Roberto Lombardi, Dimitri Nicolau
Musica: Pino Masi


STORIA:
La regia del film è attribuita interamente a Giovanni Bonfanti. In realtà Pasolini ne diresse personalmente circa la metà. Il film si impernia sulla strage alla Banca Nazionale dell’Agricoltura di Milano, la strage di Piazza Fontana, avvenuta il 12 dicembre 1969.




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venerdì 18 dicembre 2020

Sofri, «Noi di Lotta continua e il nemico-amico Pasolini» - Di ADELE CAMBRIA

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



SOFRI, PASOLINI E LOTTA CONTINUA
ADELE CAMBRIA
L'Unità, lunedì31 ottobre 2005


Sete e fame di Pasolini? Del suo «corpo mistico», distribuito, a trent’anni dal suo assassinio, in frammenti, quasi particule eucaristiche? Lo chiedo ad Adriano Sofri, nel suo studiolo della Normale di Pisa, una stanzuccia affollata di carte, con un vaso di azalee rosse fragranti sul davanzale della finestra.
Nella mia prima domanda, per l’intervista da realizzare come «contributo» alla tavola rotonda del prossimo 3 novembre ad Arezzo, avevo accennato all’incipit dei versi de Le ceneri di Gramsci: 

«Lo scandalo del contraddirmi/
dell’essere con te e
contro te/con te nel cuore/in luce,
contro te nelle buie viscere…».

Era per parlare della contraddizione in Pier Paolo Pasolini: «Un dato perenne» osserva Sofri «della sua personalità».
«Pasolini» continua «è stato un grande mitologo.
Io penso che abbia inventato, da par suo, una mitologia dell’Italia perduta, l’umile Italia, circostanziandola in tutti i dettagli: l’anno, il mese, il giorno, l’ora, in cui la sua Italia, amabile e amata, era scomparsa…» E poi, transitando dal Pasolini «mitologo» al mito (sacro) di Pasolini, che gli propongo, Sofri puntualizza:

«Per creare un mito, bisogna esserne all'altezza…

Pasolini è una personalità molto presente ed ingombrante, e questo è un bene. È diventato una specie di idolo, è avvenuta, anche per lui, una transustanziazione da maglietta per adolescenti, dal Che a Pier Paolo… Ma questa commemorazione come dici tu “eucaristica”, ha una sua ragione ineliminabile: l’incarnazione di un pensiero-poetico, letterario, profetico e così via- in una persona capace di usare il proprio corpo come forma di espressione. Pasolini ha fatto del suo stesso corpo l’elemento cruciale del suo linguaggio».
«E siccome il suo corpo è stato precocemente martirizzato, in una specie di sacrificio finale che non a caso piace alla gente,fino a dare credito a teorie ridicole di complotti, che non stanno in piedi… La teoria del complotto» ribadisce Sofri «è falsa e da respingere,specie se combinata con quella che Pier Paolo sia andato deliberatamente incontro alla morte. È un oltraggio che gli si fa: lui non è andato a farsi ammazzare ma a fare l’amore,come in tante altre notti della sua vita». «Detto questo» e qui il tono della voce di Adriano si fa più incisivo «resta il dato reale di una società che oggi fa di Pasolini
un feticcio sacro, ma l’aveva perseguitato in tutta la sua esistenza, perché era un omosessuale».

Ed un intellettuale scomodo… Anche trent’anni fa si poteva essere omosessuali, ma non un omosessuale ribelle…
«Attenzione! Pier Paolo, negli ultimi anni, come saggista e polemista, scriveva sul Corriere della Sera, la vetrina più prestigiosa del giornalismo italiano, dove avevano scritto o scrivevano Moravia, Montale, Calvino.
Ma la sua firma, su quel giornale, era tutta un'altra cosa. Non solo per le cose che scriveva, ma perché era uno che poteva rivendicare, in qualunque discussione con gli altri:

“Voi scrivete, io vivo le cose che voi scrivete”.

Che ci fosse, sul Corriere della Sera, qualcuno come Pier Paolo che, secondo me, con una grandissima efficacia, (sono imparagonabili i suoi articoli sul Corriere con i suoi romanzi romani), scriveva quello che scriveva… è stato qualcosa che eccede qualunque tradizione italiana, prima e dopo di lui. Quegli articoli erano firmati da una persona conosciuta da tutti come omosessuale, con un passato addirittura giudiziario, vicende con i ragazzi, espulsione e riammissione in un grande partito, notti randagie…
Eppure lui scriveva non solo di essere contro l’aborto, pur ammettendo che una legge fosse indispensabile, ma anche che bisogna mettere in discussione il coito eterosessuale… E ,sia pure con l’alibi di prevenire la catastrofe del pianeta per eccesso di popolazione, in pratica lanciava un appello che esprimeva il nucleo essenziale della sua vita: nessun Padre, solo madri e figli disperati, e solo figli disperati che amano altri uomini…»

Adriano- gli chiedo - che cosa pensavi di Pasolini, quando, tanti anni fa, facevi i blocchi stradali davanti alla Fiat?

«Non posso dirti che non avevo mai pensato a Pasolini… Certo che quando facevamo i blocchi stradali, e ne ho fatti molti prima del ‘68… c’era in noi un'alterigia, una voglia di prendere il mondo per il bavero senza curarci di tutto ciò che era venuto prima… Insomma era difficile per noi prendere sul serio non dico Pasolini, ma chiunque. Poi a Venezia, a fine estate del ‘68, lui è venuto a cercarci. C’era la Mostra del Cinema, contestata dai registi e dagli autori, e lui e gli altri vennero a Ca’ Foscari dove era in corso una assemblea come se ne facevano in quegli anni, di tutto il movimento studentesco. Per Pasolini non era certo un buon momento per venire in mezzo a noi, dopo la famosa brutta poesia che aveva deliberatamente scritto sull’occupazione a Valle Giulia, contro gli studenti figli di-papà …Naturalmente, quando lo videro arrivare tutti si misero a sghignazzare, ad insultare i registi contestatori, ma il bersaglio era lui… Uscii nel cortile, perché non volevo partecipare alla canea, e Pasolini mi fermò e guardandomi mi disse:

”Tu erò mi ami”.

A me veniva da ridere, ma lui era serio, e così, scherzando, replicai:”

Amarti proprio no!”.

Dopo ci siamo frequentati, e, da parte di lui, con la passione di capire, di capirci… Era enormemente generoso con Lotta Continua, ha assunto la direzione del quindicinale, ha in parte realizzato per noi il documentario 12 dicembre, ci aiutava quando avevamo l'acqua alla gola per i soldi, ed allora io glieli chiedevo. In quanto al discorso politico, lui ci rimproverava di dilapidare la nostra intelligenza, noi gli rinfacciavamo che quello era il momento di fuoco, che bisognava lanciarsi nella mischia. Poi i nostri rapporti si sono diradati, per ragioni pratiche, come succede, ma anche politiche. Lui dava- precocemente, secondo me- per esaurita la nostra “buona ragione” di militanti, e conservava un rapporto molto stretto, ed a volte di fedeltà eccessiva, con il Pci. E poi le sue analisi sul primo e sul secondo fascismo italiano, quello del dopoguerra, che Pasolini riteneva fosse stato il vero corruttore del popolo italiano “innocente”, coincidevano con le analisi dei radicali, di Pannella. Io ad ogni modo sono lusingatissimo perché all’epoca Marco Pannella mi faceva addirittura erede di Parri, parlando dell’antifascismo obsoleto, o qualcosa del genere, della linea Parri-Sofri!»




Curatore, Bruno Esposito

Collaborano alla creazione di queste pagine corsare:

Carlo Picca
Mario Pozzi
Alessandro Barbato
Maria Vittoria Chiarelli
Giovanna Caterina Salice
Simona Zecchi

mercoledì 1 gennaio 2014

Pasolini, Sofri, Pannella, i reati d'opinione e l'ordine dei giornalisti ...

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro





Pasolini, Sofri, Pannella, i reati d'opinione e l'ordine dei giornalisti ...


Estratti dal libro “Pasolini: cronaca giudiziaria, persecuzione, morte” , AA.VV. (a cura di Laura Betti), Garzanti 1977:

<<… il 18 ottobre 1971 la corte di Assise di Torino processa Pier Paolo Pasolini insieme ad altre 41 persone, tra le quali Adriano Sofri, Luigi Bobbio, Guido Viale, Marco Pannella, Pier Giorgio Bellocchio. E’ imputato, come gli altri, di avere

“istigato militari a disobbedire alle leggi”

di avere

“svolto propaganda antinazionale e per il sovvertimento degli ordinamenti economici e sociali costituiti dello Stato”,

di avere

“pubblicamente istigato a commettere delitti”

…Dal 1· marzo 1971, Pasolini risulta direttore responsabile del periodico “Lotta Continua” … come precisa un avviso pubblicato sullo stesso periodico, non è un militante del gruppo, ma “Con la sua concreta solidarietà” permette al giornale di “superare le difficoltà create dalle leggi fasciste sulla stampa”. Le leggi fasciste sulla stampa vigenti in Italia autorizzano la pubblicazione di un giornale soltanto a condizione che il direttore responsabile risulti iscritto all’ordine nazionale dei giornalisti. Priva di militanti appartenenti alla corporazione dei giornalisti, “Lotta Continua” chiede ad intellettuali di sinistra regolarmente iscitti di figurare quali firmatari direttori responsabili del loro giornale. Anche Pasolini acconsente e figurerà direttore responsabile di “Lotta Continua” per due mesi, dal marzo al maggio 1971 …

Il 23 febbraio 1973 il tribunale di Siena processa Pier Paolo Pasolini insieme con altre 14 persone. E’ accusato, come gli altri imputati, di “istigazione a delinquere”, di “istigazione all’odio tra le classi sociali”, di “apologia di reato”. Articoli del fascista codice Rocco solidi e quasi inamovibili riappaiono nel secondo procedimento giudiziario contro Pasolini per aver diretto il periodico “Lotta Continua” come tanti altri intellettuali, per una difesa dei valori democratici della libertà di opinione.
In realtà il rapporto tra Pasolini e Lotta Continua è polemico e alquanto contrastato.

Nel 1971, insieme a Giovanni Bonfanti, un compagno del gruppo extraparlamentare, gira un film, “12 Dicembre”, a cui collabora anche Goffredo Fofi. Un documentario di controinformazione, un tentativo di fare politica allo stato puro, senza compromessi o demagogie. Per Pasolini Lotta Continua è

“… un movimento politico vero e proprio, che continua sempre più testardamente il proprio lavoro. I ragazzi di Lotta Continua sono degli estremisti, d’accordo, magari fanatici e protervamente rozzi dal punto di vista culturale, ma tirano la corda e mi pare che , proprio per questo, meritino di essere appoggiati. Bisogna volere il troppo per volere il poco. E’ sempre con forme di estremismo che si riesce ad andare avanti”
(“Panorama”, 8 marzo 1973).

Nel 73 esce in libreria “Calderon”, un’opera teatrale di Pasolini violentemente discussa e criticata. Adriano Sofri, uno dei leader di lotta continua, dichiara su “L’espresso” del 1· novembre 1973 che :

” … dal punto di vista personale la tragedia lo interessa anche, ma dal punto di vista politico non ha commenti da fare, la sua rilevanza è nulla, non ha peso.”.

Pasolini risponde il 18/11/73 su ” Tempo Illustrato” :

“Adriano Sofri è uno di quei giovani nati col ‘68, nel ‘68. Per lui <<politica>> significa <<azione politica>> nella pratica <<intervento politico>> in ogni altro campo…Per lui il pensiero non è pensiero se non si manifesta come azione…I gauchisti per anni…hanno fatto del Potere…l’oggetto d un <<transfert>>: su tale oggetto essi hanno scaricato tutte le colpe, liberando così, per mezzo di un meccanismo estremamente arcaico, la propria piccolo-borghese<<coscienza infelice>>. Attraverso la drastica identificazione di <<sistema>> e <<Male>> - attuato in modo manicheo e calvinista - si sono delineate di conseguenza sul fronte opposto forme di esistenza e di azione che dovevano per forza essere <<buone>>: donde il trionfalismo, il fanatismo, la disperazione. Che peso ha avuto tutto questo sull’azione politica (con cui i gauchisti identificano totalmente la politica, come chi identificasse l’applicazione della scienza con la scienza)? E’molto semplice. Il risultato di una convenzionale, approssimativa, banale, e quindi mitica ed irrazionale idea del Potere, ha fatto sì che l’azione politica contro il Potere - accanto ai caratteri di originalità e di necessità insiti nella propria natura - accumulasse anche i caratteri <<negativi>> del nemico: non si può condurre una lotta intelligente contro un nemico considerato irreparabilmente stupido. I giovani di LC, dunque, sono stati limitati nella loro azione politica da questi due dati:

a) non hanno saputo o voluto individuare quanto di <<intimo>> li legasse al Potere, nel cui spazio sono nati e si sono educati, conservandone molti caratteri sotto l’etichetta di purezza assoluta che si sono ingenuamente attribuiti;

b) hanno pronunciato sul Potere un aprioristico giudizio negativo di stupidità che è poi ricaduto sulla loro lotta.

Una meditazione, non demagogica, su ciò che è realmente il Potere, sarebbe a questi giovani rivoluzionari molto utile, anche per ciò che riguarda l’azione politica immediata che è la sola che essi
(forse giustamente) ritengono valida.”.

Fonte:
http://www.radioradicale.it/exagora/pasolini-sofri-pannella-i-reati-dopinione-e-lordine-dei-giornalisti




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domenica 28 ottobre 2012

«Tu però mi ami!». Pasolini e la sua "Lotta continua":il documentario 12 dicembre

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



«Tu però mi ami!»
Pasolini e la sua "Lotta continua":
il documentario 12 dicembre
di Pasquale Colizzi

Per collaborare con loro ammise di aver messo a tacere parte della sua coscienza. Di contro quei giovani lo consideravano un compagno di strada «sospetto». Il rapporto tra Pier Paolo Pasolini e il collettivo di Lotta continua fu dall'inizio burrascoso ma possibile perchè basato sulla massima sincerità intellettuale. Così, messe da parte contestazioni e sputi, il regista e il collettivo realizzarono il documentario 12 dicembre sullo stato della lotta ad un anno dalla bomba di piazza Fontana – disponibile su alcuni siti internet – e riproposto dall'Accademia di Francia a Roma nell'omaggio al "Pasolini antropologo. L'attività documentaristica". Una versione inedita rispetto a quella uscita nel '72, tagliata e rimontata dal Fondo Pasolini, con la collaborazione di Adriano Sofri. 
Le prime riserve rispetto all'intellettuale friulano nacquero quando nel '68 uscì su l'Espresso la poesia "Il Pci ai giovani!": comunque la si voglia mettere il movimento di contestazione si era trovato un altro nemico da combattere. Eppure, secondo Adriano Sofri, Pasolini «aveva una voglia matta di essere riconosciuto dai ragazzi del '68 ma era troppo orgoglioso per poterlo chiedere esplicitamente, non li avrebbe mai adulati. Allora usò i suoi mezzi, e ingaggiò come sempre un corpo a corpo che era foriero poi di una riconciliazione». Il corpo a corpo ci fu durante il Festival di Venezia del '68, dove il regista presentava Teorema mentre il movimento aveva occupato Ca' Foscari. Decise di avventurarsi in territorio nemico, ben sapendo che sarebbe stato deriso e attaccato ferocemente. Così fu: si prese gli sputi, le offese e poi fu cacciato fisicamente dai ragazzi in assemblea. E mentre usciva dal palazzo, incrociandolo con lo sguardo, Sofri ricorda che Pasolini lo fulminò con una frase che lo fece sorridere: «Tu però mi ami!».

La riconcilazione tuttavia non tardò ad arrivare. Già all'inizio del '70 c'era stato un riavvicinamento tra il poeta e questo collettivo che «dà il primo posto alla passione, al sentimento», come si trovò a definirli. Si inizia a discutere e lavorare al documentario 12 dicembre: l'idea è di raccontare lo stato della lotta in Italia ad un anno esatto dalla strage di piazza Fontana a Milano. Ne viene fuori un ritratto in parte drammatico. Perché si vedono certo gli operai e le masse proletarie che un po' ovunque – dalle grandi fabbriche del triangolo industriale alle disperate città del sud – prendono coscienza della possibilità di sovvertire finalmente l'ordine borghese e padronale che li sta schiacciando. Ma è anche lampante come la prima Repubblica, una giovane appena ventenne, stia vivendo un conflitto sanguinoso che incide nel corpo vivo della società. Il documentario, autoprodotto, fu pronto per l'inizio del '72 e nonostante gli screzi che ne nacquero – si arrivò al compromeso di scrivere "da un'idea di Pier Paolo Pasolini" – per intercessione del regista friulano ebbe la sua visibilità passando anche al festival di Berlino (dove lui portava I racconti di Canterbury). Lo stesso anno Pasolini si prese anche due denunce, per istigazione alla disobbedienza delle leggi dello Stato, istigazione a delinquere e apologia di reato, in quanto prestava generosamente la sua firma di direttore responsabile (oltre alle sovvenzioni in denaro) per il giornale Lotta continua. Il grosso del girato di 12 dicembre fu opera di Giovanni Bonfanti, che insieme a Goffredo Fofi lo aveva anche sceneggiato. Il taglio è quello del documentarismo militante che in quegli anni era diffusissimo. Si filmano i compagni, li si fanno parlare cercando di evitare le domande. Nasce un affresco della realtà operaia degli anni settanta: da Carrara, dove si muore "inavvertitamente" schiacciati dai massi di marmo bianco alla Montecatini Edison, alla Pirelli e alla Fiat di Torino.

Le facce degli operai in assemblea mostrano preoccupazione ma anche una lucida consapevolezza: non si muore solo di fumi nocivi ma anche di alienazione dopo otto ore passate a ripetere lo stesso movimento. E ancora, nel '70 Reggio Calabria come Belfast. Nella città in rivolta contro l'assegnazione di capoluogo di regione a Catanzaro, si intravede il prologo di una possibile rivolta di classe. Alcuni ragazzi ammettono che negli scontri con l'esercito si sono infiltrati elementi poco chiari «mentre i padroni si godevano la battaglia dal balcone». Ma è lampante la condizione di miseria indicibile dei baraccati filmati alle porte della città e la loro frustrazione riversata per le strade contro le forze dell'ordine, l'unico avamposto di Stato che abbiano conosciuto. Le parti girate da Pasolini, ad un occhio attento, sono facilmente individuabili. Partecipò all'episodio iniziale, quello di Milano, intervistando la famiglia Pinelli e l'avvocato di Lotta continua Marcello Gentini. Poi è la volta del tassista Luciano Paolucci, che convinse il collega Cornelio Rolandi a rivolgersi alla polizia dopo essersi accorto che quel giorno aveva accompagnato in auto l'uomo con la valigetta carica di esplosivo. Paolucci racconta di essere stato più volte contattato dalla polizia allarmata del fatto che potesse conoscere i particolari della vicenda. Rolandi invece morì in circostanze anomale nel dicembre del '71.


Ma fu soprattutto nelle riprese all'Italsider di Bagnoli che venne fuori la distanza di cifra stilistica e di senso che divideva Pasolini dal collettivo di Lotta continua. Perchè lui che fu un regista di corpi e di volti cerca una metafora violenta, scomposta, primordiale, per denunciare lo stato di malessere di tanti disoccupati napoletani. La trova nel gesticolare sgraziato, nello sforzo inutile di esprimersi di un handicappato che non riesce a trovare parole comprensibili ma colpisce emotivamente con tutta la sua rabbia. Poi filma una specie di controcanto alle immagini del lungo corteo che apre il documentario, una carrellata di persone che scandiscono slogan senza che si possano distinguere le facce. Pasolini, anche con un po' di ironia rivolta ai compagni del collettivo (e a tutti i ragazzi del movimento di contestazione), passa in rassegna uno per uno i volti di un gruppo di bambini napoletani che sorridenti, con il pugno chiuso, intonano Bandiera rossa. Un omaggio a chi ancora era nel pieno della lotta (che forse avrebbe potuto vincere), da parte di chi sentiva di aver perso molte sue battaglie.


fonte: Rifondazione Comunista Pescara
Sito della Federazione di Pescara





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