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domenica 8 febbraio 2026

Pasolini: La passione, versi tratti da L'usignolo della Ciesa Cattolica

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


 

LA PASSIONE


I

Cristo nel corpo
sente spirare
odore di morte.
Ah che ribrezzo
sentirsi piangere!
Marie, Marie,
albe immortali,
quanto dolore...
Io fui fanciullo
e oggi muoio.

 

II


Cristo, il tuo corpo
di giovinetta
è crocifisso
da due stranieri.
Sono due vivi
ragazzi e rosse
hanno le spalle,
l'occhio celeste.
Battono i chiodi
e il drappo trema
sopra il Tuo ventre...
Ah che ribrezzo
col caldo sangue
sporcarvi i corpi
color dell'alba!
Foste fanciulli,
e per uccidermi
ah quanti giorni
d'allegri giochi
e d'innocenze.

 

III


Cristo alla pace
del Tuo supplizio
nuda rugiada
era il Tuo sangue.
Sereno poeta,
fratello ferito,
Tu ci vedevi
coi nostri corpi
splendidi in nidi
di eternità!
Poi siamo morti.
E a che ci avrebbero
brillato i pugni
e i neri chiodi,
se il Tuo perdono
non ci guardava
da un giorno eterno
di compassione?

 

IV


Cristo ferito,
sangue di viole,
pietà degli occhi
chiari dei Cristiani!
Fiore fiorente,
sul monte lontano
come possiamo
piangerti, o Cristo?
II cielo è un lago
che mugge intorno
al muto Calvario.
O Crocifisso,
lasciaci fermi
a contemplarti.

 

V


Cristo, ai tuoi poveri
figli dispersi
nell'infinito
cielo del vivere,
ecco, morendo
Tu lasci questa
finita Immagine.
Soave fanciullo,
corpo leggero,
ricci di luce...
è San Giovanni.
Perduti in nubi
d'indifferenza
in Sé ci chiama
e a Sé ci informa
questo Tuo Corpo.

 

VI

Cristo si abbatte
dentro il Suo corpo.
Da sé remote
in quali ardenti
campagne ha sguardo
la Sua pupilla?
Qui è ben cieco,
fermo sull'ossa:
un uccelletto
insanguinato
su una proda.
Dietro, la luce
marcisce il cielo.
Per le vallate
e per le vette
non suona voce:
ultimo e dolce
fruscio la serpe
che si rintana.
O Dio che ombre
dentro il chiarore
delle saette!

La Samaria
annega al buio,
la morte tuona
s'un cimitero
di fresche aiuole!
Polvere e fronde
echi di voci
riversi al vento
nel mesto buio.
Ah siamo uomini
dimentichiamo.
Dietro di Cristo
sui monti morti
il cielo fugge,
è un cieco fiume.
 
 
Pier Paolo Pasolini



L'USIGNOLO DELLA CHIESA CATTOLICA
di Pier Paolo Pasolini
Milano:Longanesi
1958.


 Fonte:
 
 

Curatore, Bruno Esposito

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Pasolini: Litania, versi tratti da L'usignolo della Ciesa Cattolica

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


L I T A N I A


JANUA COELI

La porta s'apre
quando la pioggia
marcisce la sera.
Allora un raggio

rompe dai nuvoli.
Tu nuda, o Vergine,
specchi nell'umido
il viso azzurro.
 
SPECULUM JUSTITIAE

Specchio del cielo!
In te le nubi
i muri gli alberi
cadono immoti.

Spio capovolto...
Che pace paurosa!
Non c'è un sospiro
nel cielo, un alito.
 
MATER PURISSIMA

Poveri miei occhi
di giovinetto
chini s'un corpo
colore dell'alba!

II gesto santo
del mio peccato
cade in un vespro
di castità
 
MATER CASTISSIMA

Ahi crudeltà
non trapassarmi
con gli occhi il corpo!
Sì, esso è nudo

caldo e innocente...
Sotto quel crudo
amore degli occhi
mi sento morire.
 
MATER INVIOLATA

Dal tuo grembiule
accieca il figlio
un lume candido
di albe e gigli.


Madre! quel lume
è tanto puro
che la tua coscia
pare di neve.
 
TURRIS EBURNEA

Seni di avorio
nidi di gigli,
non v'ha violato
mano di padre.

Fianchi lucenti
di nere nuvole
non vi fa scuro
la nostra pioggia.
 
STELLA MATUTINA

Nel duro silenzio
rustici uccelli
pungono l'aria
e il casto cuore.

Che calma morte!
Su ridestiamoci,
che il nostro cuore
vuole peccare.
 
REGINA PACIS

O Inesistente
quante preghiere
strappate al cuore
per ricadere

sul nostro cuore!
Febbrile e vano
suono degli angelus
sul giorno umano.

Pier Paolo Pasolini

Curatore, Bruno Esposito

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Pasolini: L'ANNUNCIAZIONE, versi tratti da L'usignolo della Ciesa Cattolica

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

L'ANNUNCIAZIONE

 

I FIGLI:


Madre, cos'hai
sotto il tuo occhio?
Cosa nascondi
nel riso stanco?
Domeniche antiche,
fresche di cielo,
antichi maggi
rossi negli occhi
delle tue amiche,
antichi incensi...
Ora, al tuo letto,
tremiamo per te,
madre, fanciulla,
per le domeniche,
gli incensi, i maggi.
Tu eri tanto
bella e innocente...
Madre... chi eri
quand'eri giovane?
E Lui, chi era?
Madre, che muoia...
Ah, sia fanciulla
sempre la vita
nella severa
tua vita fanciulla...

 
 
L' ANGELO:


Non senti i figli?
O lodoletta
canta in un'alba
di eterno amore...

 

MARIA:


Angelo, il grembo
sarà candore.
Pei figli vergini
io sarò vergine.


Pier Paolo Pasolini

Curatore, Bruno Esposito

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mercoledì 10 dicembre 2025

“L’usignolo della Chiesa Cattolica: laboratorio poetico e spirituale di Pasolini” - Un canto fragile e inquieto: la poesia come testimonianza e scandalo

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Biblioteca Nazionale Centrale Roma

“L’usignolo della Chiesa Cattolica:
laboratorio poetico e spirituale di Pasolini”


Un canto fragile e inquieto: 
la poesia come testimonianza e scandalo


La raccolta poetica L’usignolo della Chiesa Cattolica di Pier Paolo Pasolini si configura come un viaggio complesso e stratificato nel cuore della poesia italiana del Novecento. Pubblicata nel 1958 ma composta tra il 1943 e il 1949, l’opera si colloca in un momento cruciale della biografia e della formazione intellettuale dell’autore, segnando il passaggio dalla stagione friulana e dialettale a una nuova fase di ricerca espressiva in lingua italiana. La raccolta si distingue per la densità tematica e stilistica, affrontando con forza e originalità questioni di religione, identità, eros, politica e memoria. Essa si impone come un vero e proprio laboratorio poetico, in cui si sperimentano forme, registri e simboli che anticipano molte delle tensioni e delle contraddizioni destinate a attraversare l’intera produzione pasoliniana.

domenica 24 agosto 2025

Pier Paolo Pasolini, Notte nella città di Dio (primo frammento) - Il Contemporaneo, numero 7/8, ottobre-novembre 1958, da pag. 55 a pag. 72

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Pier Paolo Pasolini, Notte nella città di Dio
(primo frammento)

Il Contemporaneo
numero 7/8
ottobre-novembre 1958
da pag. 55 a pag. 71 

( © Questa trascrizione da cartaceo, curata da Bruno Esposito, è in molte parti differente rispetto al testo inserito nel libro, "Una vita violenta". Si tratta di un'anticipazione, che Pier Paolo Pasolini, fece pubblicare sul numero de "Il Contemporaneo", sopra citato. )

( Se ci sono parole o frasi che non riuscite a comprendere - probabilmente molte - in fondo alla pagina troverete la traduzione nel "glossario" e "locuzioni" )



   Roma era tutta gocciolante. Specie intorno al Tevere, da Testaccio a Porta Portese, alla Lungaretta. Cadeva giù un’acqua così fitta e leggera che si scioglieva prima di arrivare sul selciato. I viali e i vicoletti erano pieni di quel vapore caldo, dove galleggiavano da una parte l’Aventino, dall’altra Monteverde.

   Erano le sei o sette di sera, e perciò quando Tommaso, Lello e il Cagone, scesero dal 13 ai giardinetti davanti al Ponte Quattro Capi, lì era tutto vuoto o quasi, c’erano solo le prime zoccole che cominciavano a girare e un passaggio di motorini che battevano da Ponte Garibaldi a Caracalla; ma appena passato il ponte, alla Lungaretta, c’era tutta la confusione della domenica sera. I giovincelli passavano a cricche, uscendo dal Reale, dall’Esperia, dal Fontana, o da qualche pidocchietto dei preti, avventurandosi a prendere un po’ d’aria prima d’andare a cena. C'erano pure le famiglie intere, con la nonna, la madre e la figlia, tutte belle cicciotte e acchittate, in fila, e appresso il padre, che le accompagnava magro come un alicione, sorvegliandole locco locco, con la fede, l'anello, l'orologio e la capezza d'oro. 

   Tutti, i cappotti e le sciallette, li portavano solo per apparenza: e faceva bene Lello, a essere uscito senza cappotto o giubbotto a parte il fatto che non ce l’aveva tutto bello e malandro col maglione a striscioni rossi e blu, e intorno al collo, arrotolato stretto un fazzoletto di seta grigio coi fiorellini rossi.

   La sede del Mis era al Vicolo della Luce. Ma Tommaso e gli altri non ebbero bisogno d’arrivare fin lì: incontrarono Ugo all’angolo del vicolo.

   Stava accendendosi una paglia: per questo s’era fermato lì all’angolo, e faceva una smorfia che gli arricciava tutta la faccia, sotto le onde e i riccioletti duri come serci.

   «Mbè?» gli fece Tommaso, alzando incerto una mano a mezz’aria. Quello gettò via il cerino, tirando una bella boccata.

   Poi con la lingua stretta tra le labbra fece schizzare via qualche caccoletta di tabacco che gli dava fastidio e non si voleva distaccare dalla bocca bagnata.

Pier Paolo Pasolini, Notte nella città di Dio (secondo frammento) - Il Contemporaneo, numero 7/8, ottobre-novembre 1958, da pag. 72 a pag. 82

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Pier Paolo Pasolini, Notte nella città di Dio
(secondo frammento)

Il Contemporaneo
numero 7/8
ottobre-novembre 1958
da pag. 55 a pag. 71 

( © Questa trascrizione da cartaceo, curata da Bruno Esposito, è in molte parti differente rispetto al testo inserito nel libro, "Una vita violenta". Si tratta di un'anticipazione, che Pier Paolo Pasolini, fece pubblicare sul numero de "Il Contemporaneo", sopra citato. )

( Se ci sono parole o frasi che non riuscite a comprendere - probabilmente molte - in fondo alla pagina troverete la traduzione nel "glossario" e "locuzioni" )

   Passarono a tutta spinta Ponte Galeria; e intanto ricominciarono a cadere le prime gocce di pioggia. Era tutto buio e deserto. Poi, in fondo a una curva, si videro delle luci: erano un po’ di case e un’osteria. Più indietro c’era il benzinaro, in uno spiazzo della strada appena costruito, pieno di brecciola bianca bianca, e tutto illuminato. Il benzinaro era occupato a pulire con uno straccetto un’isomoto, col mozzone incollato sul labbro che col fumo gli bruciava gli occhi.

   Come vide i clienti, alzò la testa, e buttando il mozzone con una schìcchera, lì squadrò. Fece capire subito che gli ficcavano poco. Era pure lui un buro, con una massa di capelli che gli stavano sulla testa come un uccellaccio accucciato, un po’ scuri e un po’ biondi: e la faccia secca, affilata, cattiva, con gli spigoli alti. Guardò i compari, chiese quanto, e andò alla pompa della benzina, piano piano, con calma calcolata, pronto a qualsiasi movimento balordo. La rivoltella doveva averla dentro la saccoccia della tuta, una di quelle saccocce fonde fonde, che arrivano quasi al ginocchio. Intanto Lello aveva rifatto, al volante, tutto giobbone, sbadigliando: «A Spia, guarda un po’ le gomme, come stanno». Tommaso s’era alzato, e era sgusciato fuori pure Ugo. Tommaso aveva dato due calci alle gomme e aveva detto: «Stanno bbene!», e intanto guardava il benzinaro con la bocca che gli tremava. 

domenica 2 marzo 2025

Un racconto di Pier Paolo Pasolini, Matrimonio nella baracca - Vie nuove numero 46, 22 novembre 1958

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Un racconto di

Pier Paolo Pasolini
Matrimonio nella baracca

Vie nuove numero 46
22 novembre 1958

( © Trascrizione integrale da cartaceo, curata da Bruno Esposito )

    « DOV'E' Pescron »? Nessuno a Douai sapeva dov'era questo Pescron: un campo di baracche di minatori italiani. Douai è una cittadina vicino a Lilla: perduta in una pianura ch'è tutta una immensa e desolata città. Una città di miniere, col pavé, le piccole case che sembrano di ferro, laccate di rosso e affumicate di carbone sotto i tetti gotici di lavagna. Nel sole, triste, nella tenebra del maltempo nordico, tristissima. Neanche i suoi abitanti, i francesi di Douai, hanno un'aria allegra. 

L'italiano che vedemmo, e distinguemmo subito, era invece riconoscibile per un'aria di intima allegria, di benessere fisico. Era estremamente timido, alle nostre prime domande: coi suoi occhi chiari, la sua parola difficile. Un siciliano ventenne di Aragona. Ci portò lui a Pescron. Le baracche erano di legno scuro, come magazzini in abbandono, allineate in ordine su praticelli d'erba triste e pulita. 

Pier Paolo Pasolini, Neocapitalismo televisivo - Intervista rilasciata ad Arturo Gismondi - Vie Nuove numero 50, del 20 dicembre 1958.

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Pier Paolo Pasolini
Neocapitalismo televisivo

Intervista rilasciata ad  Arturo Gismondi
Vie Nuove numero 50
del 20 dicembre 1958.

( © Trascrizione integrale da cartaceo, curata da Bruno Esposito )


Pier Paolo Pasolini appartiene alla schiera di giovani scrittori italiani. Autore di alcuni volumi di poesie, egli ha scritto con Ragazzi di vita uno sconcertante romanzo, ambientato nella periferia romana e composto in dialetto romanesco, che ha suscitato vivaci polemiche. Pasolini che alterna l'attività di narratore a quella di giornalista e di sceneggiatore cinematografico, attualmente sta lavorando attorno a un nuovo libro, che sarà pubblicato con il titolo Rio della grana.

Come scrittore attento alla vita del popolo, in particolare alla vita degli strati più umili del popolo romano, i più indifesi; anche culturalmente parlando, ha notato particolari influenze della Tv nella vita e nella cultura delle persone con le quali è a contatto?

giovedì 27 febbraio 2025

Pier Paolo Pasolini, Il fronte della città, Viaggio per Roma e dintorni - Vie nuove, 3 maggio 1958

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Nel 1958 Pier Paolo Pasolini conduce l’inchiesta sulle periferie di Roma dal titolo


 Viaggio per Roma e dintorni

suddivisa in tre articoli

1) Il fronte della città


2) I campi di concentramento


3) I tuguri


pubblicati su Vie Nuove nel mese di maggio.

( © Trascrizione integrale da cartaceo, curata da Bruno Esposito )


Le abitazioni di Roma si dividono in tre categorie: 

1) abitazioni vere e proprie; 

2) baracche, grotte e cantine; 

3) alloggi collettivi (casermaggi, scuole): 

cosi afferma il censimento del 1951. Sono 11.000 i romani che vivono in « alloggi di seconda categoria »: grotte e cantine, baracche e tuguri e capanne, fatti di legno, di lamiera, di sassi e di cartone, costruiti a ridosso delle vecchie borgate, a fianco dei medi quartieri o tra le arcate ed i ruderi di mura romane. Le stesse « borgate » costruite venticinque anni fa per gli abitanti delle zone demolite per far posto alte mostruose costruzioni imperiali, sono ormai un vero agglomerato di malattie di squallore di miseria. I bambini vi sono condannati alla ignoranza ed alta malattia: a Pietralata soltanto 90 bambini sui 117 in età scolastica frequentano le elementari e solo 14 su 94 1'asilo. Su 583 persone, 131 pari al 22,47% sono ammalate. 

Il fronte della città

Cos'è Roma ? 

Qual è Roma ? 

Dove finisce e dove comincia Roma? 

Pier Paolo Pasolini, I campi di concentramento, Viaggio per Roma e dintorni - Vie nuove, 10 maggio 1958

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Nel 1958 Pier Paolo Pasolini conduce l’inchiesta sulle periferie di Roma dal titolo


 Viaggio per Roma e dintorni

suddivisa in tre articoli

1) Il fronte della città


2) I campi di concentramento


3) I tuguri


pubblicati su Vie Nuove nel mese di maggio.

( © Trascrizione integrale da cartaceo, curata da Bruno Esposito )


 OGNI CITTA' italiana, anche nel Nord, ha, alla periferia, dietro gli ultimi orti, i suoi piccoli campi di concentramento per « miserabili » : sono per Io più capannoni, casermette, baracche. Ma in nessuna citta italiana il fatto presenta aspetti cosi impressionanti, complessi, direi grandiosi, come a Roma. La « borgata » è un fenomeno tipicamente romano, in quanto Roma fu capitale dello Stato fascista. E' vero, continuano a sorgere anche oggi delle « borgate ». Ma, per così dire, sono borgate « libere » : ammassi di casette a uno o due piani, senza tetto, per anni e anni senza infissi, e senza intonaco, biancheggianti di calce in fondo alle campagne semi-abbandonate — lussureggianti o fangose — come villaggi beduini. Le strade sono per lo più piste di fango o polverone: come a Rebibbia, ad esempio: dove un certo Graziosi ha venduto il terreno a lotti, facendo firmare ai lottizzatori (operai che si sarebbero poi costruiti da sè la casa) dei compromessi in cui essi accettavano di comprare col lotto anche la sede stradale, con l'assicurazione del tempestivo intervento comunale per la costruzione della strada. Alcuni lottizzatori accettarono, altri no, all'insaputa gli uni degli altri: sicchè la sede stradale, frazionata, è rimasta tale e quale: l'intera borgata ha per strade sentieri polverosi o rigagnoli, secondo le stagioni. 

Pier Paolo Pasolini, I tuguri, Viaggio per Roma e dintorni - Vie nuove, 24 maggio 1958

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Nel 1958 Pier Paolo Pasolini conduce l’inchiesta sulle periferie di Roma dal titolo


 Viaggio per Roma e dintorni

suddivisa in tre articoli

1) Il fronte della città


2) I campi di concentramento


3) I tuguri


pubblicati su Vie Nuove nel mese di maggio.

( © Trascrizione integrale da cartaceo, curata da Bruno Esposito )

Uno dei più miseri agglomerati della Roma di periferia, il Mandrione, un budello, che si snoda tra un massiccio muraglione e un tratto di strada ferrata. A ridosso del muraglione sorgono i tuguri, piccoli, fetidi, simili a tanti oscuri e malsani canili, la visione panoramica del villaggio di tuguri dell'Acquedotto Felice. Sotto il cielo annuvolato il desolato paesaggio acquista un rilievo anche più drammatico, nè certo allieta la presenza di due bambini e di un povero cane randagio in cerca di rifiuti. 



I villaggi di tuguri si contano a decine, si acquattano tra gli squarci della città, si aggrappano ai muraglioni degli acquedotti, si stendono lungo gli argini di ferrovie e terrapieni. Queste tane d'uomini sono focolai di malattie, di miseria, spesso di violenza e di malavita, nei cui confronti l'unica misura che le autorità responsabili sono state capaci di adottare è quella della inutile repressione poliziesca : null'altro è stato mai fatto per risanare questa tragica piaga.

 


di Pier Paolo Pasolini 


IL TETTO di De Sica, Le notti di Cabiria di Fellini, i vari prodotti minori del neorealismo: non c'è nessuno in Italia che non abbia almeno una immagine vaga di cosa siano i tuguri della periferia di Roma. 
Ma siamo alle solite: la cultura italiana di questi dieci anni non è stata una cultura realmente realistica, se non forse nei generi specializzati, saggi e inchieste: tutti di fondo o d'ispirazione marxista. Soltanto indirettamente e mediatamente tale realismo è passato in prodotti artistici, films, romanzi o poesie. 

lunedì 31 maggio 2021

Pier Paolo Pasolini - Come leggere Penna

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




Come leggere Penna
Pier Paolo Pasolini
Tratto da Passione e Ideologia
Garzanti -1960.


   Un esame critico della poesia di Penna, abbastanza esteso, sulla rivista «Paragone» l’abbiamo scritto a proposito della plaquette Una strana gioia di vivere (Scheiwiller , 1956) ora inclusa nelle recenti poesie (Garzanti, 1957, e uno dei premi Viareggio dell’anno): a proposito di queste poesie, dunque, che sono gran parte della produzione di Penna, non ci resterebbe qui che riassumerci: perciò preferiamo fare alcune osservazioni marginali ma nuove.