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giovedì 26 marzo 2026

Teorema di Pasolini: il sacro tra scandalo, allegoria e rivoluzione del linguaggio cinematografico.

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Teorema di Pasolini
il sacro tra scandalo
allegoria
e rivoluzione del linguaggio cinematografico.

( Tutte le immagini sono tratte da - www.internetculturale.it )

Il 1968, anno di uscita di Teorema, è il culmine di una stagione molto agitata. Le proteste studentesche e operaie, la richiesta di nuove libertà e diritti, la crisi delle istituzioni tradizionali (famiglia, scuola, Chiesa) e una forte spinta verso una maggiore democratizzazione della società creano un clima di tensione e di speranza, ma anche di conflitto e smarrimento. In questo scenario, la borghesia italiana, pur modernizzandosi, conserva ancora tracce profonde delle sue origini rurali e di un rapporto ambiguo con il sacro, come sottolinea lo stesso Pasolini nelle sue interviste e nei suoi scritti.

Teorema vuole essere una fenditura nel corpo compatto della borghesia italiana degli anni Sessanta: un film che non racconta semplicemente una storia, ma mette in scena un trauma, un’irruzione, un contagio del sacro in un mondo che si credeva immune da ogni trascendenza. Non un dramma psicologico, non un apologo morale, ma un esperimento poetico e politico che usa il cinema come strumento di rivelazione. Pasolini costruisce un teorema, appunto: una dimostrazione per immagini. Introduce un ospite enigmatico, figura insieme angelica e demoniaca, in una famiglia borghese e la dissolve dall’interno. Ogni gesto, ogni sguardo, ogni corpo toccato dall’ospite diventa un punto della dimostrazione, un passaggio necessario per mostrare ciò che la borghesia non può sopportare: la propria vacuità, la propria incapacità di desiderare davvero, la propria condanna a un’esistenza senza sacro. Il film nasce in un’Italia attraversata da tensioni profonde e Pasolini ne fa un laboratorio di linguaggio. La narrazione si frantuma, la parola si ritrae, il silenzio diventa un campo di forze. Il sacro non è un tema: è un’energia che invade lo schermo, un’epifania che non consola ma distrugge. Come afferma lo stesso Pasolini, il film rappresenta una “rottura formale” ma non di contenuto: i temi della crisi, dell’irruzione del sacro, della contraddizione tra marxismo e misticismo erano già presenti nelle sue opere precedenti, ma in Teorema assumono una forma nuova, enigmatica, sospesa.

Teorema nasce parallelamente come progetto letterario e cinematografico. Nel marzo 1968 Pasolini pubblica il romanzo omonimo, che viene subito adattato in sceneggiatura e girato nella primavera dello stesso anno. Il film viene presentato in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia il 5 settembre 1968, in un clima di forti tensioni politiche e culturali legate alla contestazione del festival stesso. La proiezione del film è segnata da numerose difficoltà e polemiche. Pasolini, pur essendo coinvolto nelle proteste contro lo statuto fascista della Mostra di Venezia, decide di presentare il film per ragioni di "produzione", ma si oppone alla sua proiezione contro la propria volontà, in solidarietà con gli altri autori e con i movimenti di contestazione. Il film viene comunque proiettato, suscitando scandalo e dibattito sia in Italia che all’estero.

sabato 31 gennaio 2026

Pasolini parla del Teorema Intervista di Anne Capelle - Intervista riprodotta in Uno por uno – Collana Testimonianze , n. 1, marzo 1970

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pasolini parla del Teorema
Intervista di Anne Capelle

Intervista riprodotta in Uno por uno

Collana Testimonianze

n. 1

marzo 1970

A questo link, trovi tutte le interviste: Interviste a Pasolini - Le pagine Corsare 



– Quali sono l’ipotesi, la tesi e la dimostrazione di questo teorema ?

– La presenza persistente dei grandi miti nel contesto della vita moderna mi ha sempre commosso, ma ancor di più l'incessante influenza del sacro sulla nostra vita quotidiana. È questa presenza, innegabile ma impossibile da analizzare razionalmente, che cerco di chiarire nei miei lavori scritti e filmati, e che spiego sotto forma di parabola in Teorema .

– Non hai paura della semplificazione eccessiva di una storia che sembra una dimostrazione matematica?

– “Solo la poesia mi attrae ancora come mezzo di espressione più poetico. Scopro una realtà che non ha nulla a che fare con il realismo. E poiché questa realtà mi preoccupa sempre di più, sono attratto dal cinema: il cinema coglie la realtà anche al di là della volontà del regista e degli attori. Teorema è la storia di uno sconosciuto molto bello, molto buono, molto diverso dalla famiglia borghese milanese che lo accoglie come ospite. Tutti lo amano, tutti saranno sfidati da lui, posseduti da lui nel senso assoluto del termine. Poi se ne va. E questa presenza che se ne va li lascia devastati.”

venerdì 2 gennaio 2026

Pasolini intervistato da Gigi Ghirotti: andrà al Festival pur di non ottenere premi - La Stampa, 15 agosto 1968, pag 7

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Pasolini andrà al Festival pur di non ottenere premi

La Stampa

15 agosto 1968

pag 7

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


La difficile preparazione della Mostra di Venezia Pasolini andrà al Festival pur di non ottenere premi Ha accettato di presentare il suo film « Teorema » dichiarando in partenza che non ritirerà un eventuale riconoscimento - La stessa posizione è condivisa da Liliana Cavani, autrice di «Galileo», e Bernardo Bertolucci, presente con «Partner» - Pier Paolo Pasolini polemizza con i nemici della rassegna e attacca il terrorismo ideologico dei « fascisti di sinistra » 

(Dal nostro inviato speciale) 

Venezia, 14 agosto. 

Il Leone d'oro, premio della Mostra cinematografica di Venezia al miglior film della rassegna, quest'anno corre un rischio che gli anni passati non corse: il rischio di essere lasciato lì, a ruggire davanti la poltrona di Luigi Chiarini, direttore del Festival. Una lunga giornata di discussioni tra Chiarini e alcuni tra i possibili candidati al premio (Pasolini, per Teorema, Liliana Cavani per Galileo, Bertolucci per Partner) avrebbe maturato questa conclusione. 

I registi dì cui si discorre appartengono all'Anac, la associazione degli autori cinematografici che ufficialmente si è schierata contro il festival veneziano. Luigi Chiarini, nel difendere le sue posizioni, ha cercato di convincere l tre autori ad accettare senza storie la regola del gioco. Ma è riuscito a piegare soltanto a metà i suoi interlocutori. Infine hanno trovato l'accordo: ciascuno faccia la sua parte, il festival assegni pure il suo Leon d'oro, le sue coppe e i suoi bucintori. Se questi premi toccheranno a qualcuno dei contestatori, pazienza: essi non diranno di no, ma lasceranno la coppa, il leone e ogni altra suppellettile decorativa nelle mani di chi gliela vorrebbe assegnare. Soluzione di compromesso, dunque. Si contesta, sì, ma con giudizio. 

Domando a Pier Paolo Pasolini, che incontro al Lido nell'atrio dell'Excelsior, perché mai l'anno scorso egli fosse pronto a ricevere il Leone d'oro e oggi è pronto invece a lasciarlo perdere. Quel che l'anno scorso andava bene, quest'anno non va più? 

« Questo festival dovrebbe essere la prefigurazione di quello che il festival dovrà essere nel prossimo futuro, cioè un libero incontro di artisti del cinema, senza lo sfondo competitivo che ha avuto finora. Di nuovo quest'anno c'è stata la protesta dei giovani: per merito degli studenti certe posizioni sono venute a maturazione. Noi stiamo passando dalla democrazia formale alla democrazia sostanziale, e ciò non avviene senza scossoni ». 

martedì 11 marzo 2025

Pasolini, "Non posso scendere al livello della TV" - Maria Maffei intervista Pasolini - Noi donne numero 20, del 18 maggio 1968, pag.12 e 13

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Pier Paolo Pasolini
"Non posso scendere al livello della TV"
Maria Maffei intervista Pasolini

Noi donne 

numero 20

18 maggio 1968

pag.12 e 13

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )



Forse mai, come in questo periodo, il cinema ha sofferto di quel male che va sotto il nome di << incomunicabilità >>.  Da un lato esso offre al pubblico pellicole di facilissime << digestione >>, assoluto disimpegno (western, polizieschi, commedie giallo-rosa), e dall’altra propone opere impegnate, importanti, che indagano nelle pieghe più nascoste della nostra società e nell’animo dell'individuo con intendimenti seri e polemici, e con risultati intellettualmente e artisticamente assai vividi, ma che si esprimono con un linguaggio non sempre comprensibile alla parte più vasta (e culturalmente meno preparata) del pubblico. 

Soprattutto i registi giovani (più aggressivi, severi, meno disposti a lasciarsi corrompere dalle regole della produzione commerciale) risultano i più misteriosi, con le loro immagini fatte di simboli e i loro personaggi ai limiti della nevrosi. Il pubblico più sprovveduto si accosta a questi film con modestia e con un grande desiderio di capire, ma sovente ne esce confuso, insoddisfatto, perfino umiliato. 

domenica 22 dicembre 2024

Pier Paolo Pasolini - «Ho cambiato idea per farla cambiare» ­«II Giorno», 22 agosto 1968

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Pier Paolo Pasolini
«Ho cambiato idea per farla cambiare»

­«II Giorno», 22 agosto 1968

Caro Chiarini,

dopo aver scritto su queste stesse colonne del «Gior­no» le ragioni per cui ho deciso di mandare al tuo Festi­val il mio film dissentendo così con l’Anac e tutte le altre formazioni culturali e politiche che si erano allineate nel contestarlo, oggi succede un fatto nuovo e inaspettato (anche a me stesso): non mando più il mio film al Festi­val di Venezia così come era ufficialmente — e sia pure fortunosamente e con grande e imperterrita passione da parte tua — istituito. Che cos’è successo, che mi ha fatto prendere una diversa decisione?

E qual è questa diversa decisione?

Rispondo prima alla seconda domanda. Io mando il mio film a Venezia attraverso l’Associazione autori cine­matografici (Anac) anziché attraverso la normale orga­nizzazione da te diretta: questo significa che aderisco alla «occupazione di lavoro», decisa di comune accordo con l'Anac, della Mostra del Cinema: occupazione di lavoro durante la quale saranno proiettati i film (da te invitati) e verrà elaborato il nuovo regolamento della Mostra.

venerdì 25 febbraio 2022

Pier Paolo Pasolini, "Ora posso lavorare tranquillo" - La Stampa, 24 novembre 1968

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Lo scrittore-regista a Torino: 
"Ora posso lavorare tranquillo"
 

La Stampa, 24 novembre 1968

Pasolini ha appreso la notizia dell'assoluzione a Torino, mentre stava terminando le prove della commedia che andrà in scena mercoledì sera, per la stagione del nostro Teatro Stabile. Gliel'ha telefonata da Venezia il produttore del film, Franco Rossellini, nipote del celebre regista. Lo abbiamo incontrato pochi minuti dopo, nel « deposito d'arte San Fermo », il singolare ambiente da lui scelto per il debutto teatrale, alla barriera Crimea; un grande capannone bianco di calce, con tante panche di legno per sostituire le poltrone dì velluto rosso -del teatro « borghese », e il minuscolo palcoscenico sul fondo.

giovedì 17 febbraio 2022

Pasolini in tribunale a Venezia - «"Teorema" è un'opera scandalosa ma soltanto in senso ideologico» La Stampa, 10 novembre 1968

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Pasolini in tribunale a Venezia
«"Teorema" è un'opera scandalosa ma soltanto in senso ideologico» 

 La Stampa, 10 novembre 1968

Pasolini in tribunale a Venezia difende il suo film «"Teorema" è un'opera scandalosa ma soltanto in senso ideologico» Il regista ha detto che le scene incriminate vanno viste alla luce di un racconto simbolico - I rapporti erotici dei personaggi sono l'unico modo di comunicazione autentica La pellicola è stata proiettata ieri mattina in un cinema veneziano per giudici e difensori 

(Dal nostro corrispondente) 

Venezia, 9 novembre. 

mercoledì 16 febbraio 2022

Pasolini invita il pubblico a non vedere Teorema - Conferenza alla mostra di Venezia 1968 - LA STAMPA, venerdì 6 Settembre 1968

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro






Pasolini invita il pubblico a non vedere Teorema
Anno 102 - Numero 202 
LA STAMPA 
Venerdì 6 Settembre 1968
Venezia, 5 settembre.
 
(Trascrizione curata da Bruno Fraccaroli)

Dal nostro inviato speciale

Sta per accendersi lo schermo per la proiezione del film Teorema quando il suo autore, Pier Paolo Pasolini, sale sul palcoscenico: il film, egli annuncia, si proietta contro la sua volontà, perciò coloro che vogliono solidarizzare con lui contro questa decisione della Mostra, sono invitati ad uscire. Ciò è avvenuto nella sala grande del Palazzo del Cinema, stamane, all'inizio della proiezione riservata ai critici. All'appello di Pasolini, dieci o venti tra il pubblico abbandonano la sala al seguito di P.P.P.; ma i più rimangono. Teorema si proietta senza incidenti. Ma due ore dopo, conferenza stampa esplicativa. Sotto le piante, nel parco d'un grande albergo del Lido, 

P.P.P., in piedi sopra un tavolo risponde al tiro incrociato di critici e cineasti delle più varie estrazioni: contestatori, antì-contestatori, rivoluzionari, ecc. 

« Come mai », 

   domanda il critico Paolo dì Valmarana, del giornale de II Popolo: 

martedì 28 dicembre 2021

1968 TEOREMA

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




Le immagini di Pasolini e dei sui attori sul "set",  in questo post, sono di 
Angelo Frontoni - www.internetculturale.it
(Dal nostro inviato speciale)

Sta per accendersi lo schermo per la proiezione del film Teorema quando il suo autore, Pier Paolo Pasolini, sale sul palcoscenico: il film, egli annuncia, si proietta contro la sua volontà, perciò coloro che vogliono solidarizzare con lui contro questa decisione della Mostra, sono invitati ad uscire. Ciò è avvenuto nella sala grande del Palazzo del Cinema, stamane, all'inizio della proiezione riservata ai critici. All'appello di Pasolini, dieci o venti tra il pubblico abbandonano la sala al seguito di P.P.P.; ma i più rimangono. Teorema si proietta senza incidenti. Ma due ore dopo, conferenza stampa esplicativa. Sotto le piante, nel parco d'un grande albergo del Lido,

P.P.P., in piedi sopra un tavolo risponde al tiro incrociato di critici e cineasti delle più varie estrazioni: contestatori, antì-contestatori, rivoluzionari, ecc.

giovedì 1 aprile 2021

Pasolini - Inchiesta sulla santità

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



 
Inchiesta sulla santità
Tratto da teorema libro, Garzanti 1969
 
Il lettore dovrà a questo punto compiere un difficile e forse non gradevole ripiegamento, dal corso della storia, al suo fondo: cosa che comporta una interruzione, naturalmente arida e prosaica, come ogni consuntivo.
E com'è brutto, banale e inutile il significato di ogni parabola, senza la parabola!
Ciò che il miracolo della santa ha portato intorno al casolare, non è nient'altro, del resto, in conclusione, che una grande e variopinta folla contadina: la stessa che si vede, la domenica, nei santuari. I cortili ne sono così gremiti che si scorge a

Pasolini - «Ah, miei piedi nudi...»

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

 
 
 
 «Ah, miei piedi nudi...»
Tratto da teorema libro, Garzanti 1968
 
 
 Ah, miei piedi nudi, che camminate
sopra la sabbia del deserto!
Miei piedi nudi, che mi portate
là dove c'è un' unica presenza
e dove non c'è nulla che mi ripari da nessuno sguardo!
Miei piedi nudi
che avete deciso un cammino

martedì 30 marzo 2021

Il “Teorema” del sacro. Pasolini fra abiura e Cielo - di Emanuele Di Marco

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Angelo Frontoni - www.internetculturale.it

Il “Teorema” del sacro. Pasolini fra abiura e Cielo

di Emanuele Di Marco

( Le immagini sono di Angelo Frontoni e sono prese da Internet Culturale ed utilizzate in questo sito, senza nessuno scopo di lucro. Il video è preso da LaRecherche.it )


Pier Paolo Pasolini e il concetto di “sacro”. Rapporto notoriamente complesso e di non chiara né univoca lettura è elemento che sembra emergere e scomparire senza mai veramente perdersi del tutto. All’esplicita contrapposizione al cattolicesimo o, comunque, a qualsiasi religiosità di tipo confessionale, in realtà, ha ininterrottamente fatto da contraltare il tentativo di adesione al modello del Cristo, tanto profondamente radicato da apparire quasi travisato e nascosto,

giovedì 25 febbraio 2021

Pasolini, Teorema Libro - «Il primo paradiso, Odetta... »

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Internet culturale
Teorema di Pier Paolo Pasolini, ci cala nella realtà borghese, venata di meschinità... la realtà di una famiglia destabilizzata dall’arrivo improvviso di un ospite... 


«Il primo paradiso, Odetta... »


Il primo Paradiso, Odetta, era quello del padre. 
C'era un'alleanza dei sensi, nel figlio
- maschio o femmina – 
dovuta all'adorazione di qualcosa di unico. 
E il mondo, intorno, 
aveva un lineamento solo: quello del deserto.

Internet culturale
In quella luce oscura e senza fine, 
nel cerchio del deserto come un grembo potente, 
il bambino godeva il Paradiso.
Ricordati: c'era un Padre soltanto (non la madre). 
La sua protezione
aveva un sorriso adulto ma giovane, 
e lievemente ironico, come ha sempre chi protegge 
il debole, il tenerino - maschio o femminuccia.

Tu sei stata in questo Primo Paradiso 
fino a oggi: e, in quanto femmina, 
non ne perderai mai il ricordo e la venerazione. 
Sarai, per natura, adoratrice... Ma prima 
di tornare a te, per avvertirti dei pericoli 
della religione, voglio farti la storia 
di tuo fratello, ch'è dello stesso sesso di Dio.
Anch'egli, in tempi in cui era veramente bambino,
(più bambino ancora di quand'era nel ventre materno
o di quando succhiò il primo latte dal seno)
è vissuto in quel Primo Paradiso del Padre.

lunedì 14 dicembre 2020

Incontro con Pier Paolo Pasolini: Teorema - Lino Peroni, Inquadrature, n.15-16, autunno 1968, pag. 33 a pag 37

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



La seguente intervista è apparsa su "Inquadrature – rassegna di studi cinematografici"
(n.15-16, autunno 1968, pag. 33 a pag. 37).

"Inquadrature" 
rivista realizzata a cura del Centro di Studi Cinematografici dell’Università di Pavia,
fondata e diretta da Lino Peroni.
Incontro con Pier Paolo Pasolini
di Lino Peroni

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )




Peroni: In alcuni film di questi ultimi anni (per esemplificare: il suo Uccellacci e uccellini e Sovversivi, La guerra è finita e La cinese) passa, a livelli e con esiti diversi, un discorso abbastanza comune. L’interesse per queste opere nasce dal fatto che, qui, la coscienza della «crisi delle ideologie» non viene elusa con schemi ottimistici ma neppure mistificata dal formalismo delle neoavanguardie. Che cosa pensa di questa ricerca in atto e, in particolare, si sente interessato a proseguirla, e in quale direzione?

Pasolini: Mi sento interessato a proseguire questo tipo di esperienza. Infatti Teorema continua questo discorso. Teorema parla ancora di un’esperienza religiosa. Si tratta dell’arrivo di un visitatore divino dentro una famiglia borghese. Tale visitazione butta all’aria tutto quello che i borghesi sapevano di se stessi; quell’ospite è venuto per distruggere. L’autenticità, per usare una vecchia parola, distrugge l’inautenticità. Però quando egli se ne va, ognuno si ritrova con la coscienza della propria inautenticità e, in più, l’incapacità di essere autentico: per l’impossibilità classista e storica di esserlo. Così ognuno dei membri di questa famiglia ha una crisi, e il film finisce più o meno con la seguente morale: che qualunque cosa un borghese faccia, sbaglia. A parte gli errori storici, infatti, come l’idea di Nazione, l’idea di Dio, l’idea di Chiesa confessionale eccetera, anche se la ricerca del borghese è sincera, intima e nobile, tuttavia è sempre sbagliata. Ma questa condanna della borghesia, mentre prima (prima, fino al 1967: è un dato autobiografico) era precisa, era ovvia, qui rimane «sospesa», perché la borghesia in realtà sta cambiando. L’indignazione e la rabbia contro la borghesia classica, come la si è sempre intesa, non ha più ragione di essere dal momento in cui la borghesia sta cambiando rivoluzionariamente se stessa, cioè sta identificando tutto l’uomo al piccolo borghese. Ormai è tutta l’umanità che sta diventando piccolo borghese: e allora nascono delle nuove domande a cui è il borghese stesso che deve rispondere, e non più l’operaio oppure chi è all’opposizione. Ora a queste domande non possiamo rispondere né noi borghesi che siamo all’opposizione, né il borghese «naturale» stesso. Ecco perché il film rimane «sospeso», e finisce con una specie di urlo, che nella sua irrazionalità pura significa questa sospensione. Quindi vi sono in esso dei motivi politici, ideologici (mettiamo il rapporto tra religione e contestazione politica, la rabbia antiborghese, eccetera, tipici anche di Uccellacci e uccellini), che saranno chiari solamente a film finito. 

Peroni: Quindi, a parte la novità di offrire, almeno per quanto riguarda la sua opera cinematografica, un ambiente e dei personaggi borghesi, quali risultati si propone. In particolare lei accennò a una sua posizione «sacrale» come autore di fronte al personaggio della preistoria o mitico. Sembra ora che, proprio con Uccellacci e uccellini, questa sua posizione esistenziale, e quindi stilistica, tenda a mutarsi. Quale sarà in concreto il suo atteggiamento stilistico di fronte ai personaggi borghesi (e quindi probabilmente negativi) di Teorema?

Pasolini: Direi che questo mio passare a un ambiente borghese è puramente nominale. Perché non è che io faccia un film di costume sulla borghesia, non parlano mai, intanto, questi borghesi (il film è quasi muto), quindi non usano i loro modi di dire, non hanno atteggiamenti, eccetera. Insomma sono visti anche loro in quel modo particolare, che io chiamo «sacrale», con cui vedo tutti gli esseri umani (nella specie, finora i sottoproletari). Questi personaggi borghesi non sono mai visti in modo vivace o in modo polemico, come li vedono normalmente nei film di costume (come li descrive Arbasino, come li descrive la Cederna). Ora se io spoglio un borghese di tutto questo, egli si presenta nella sua nudità, nella sua essenzialità. Quindi si tratta di personaggi piuttosto assoluti e visti sempre nel mio modo eternamente sacrale e mitico.


Peroni: Il personaggio centrale di Teorema, questa figura misteriosa e affascinante dotata di una sconvolgente carica di vitalità, avrà l’aspetto dell’angelo o sarà piuttosto il Cristo secondo Matteo; cioè l’autenticità di questo personaggio divino assumerà corpo attraverso la condanna oppure attraverso una presenza angelica, di amore?

Pasolini: Questo personaggio ha finito col diventare ambiguo, cioè a metà strada tra l’angelico e il demoniaco. Il visitatore è bello, dolce, ma ha anche qualcosa di volgare (non per niente è un borghese anche lui). Non c’è borghese non colto (perché soltanto la cultura può purificare) che non sia volgare. E lui ha quel tanto di volgarità che ha accettato di avere per scendere tra questi borghesi; è perciò che è ambiguo. Ciò che è autentico invece, è l’amore che suscita, perché è un amore fuori dei compromessi, fuori dei patti con la vita, un amore scandaloso, un amore che distrugge, che modifica l’idea che il borghese ha di sé: ora l’autentico è l’amore, e la causa di questo amore è questo personaggio ambiguo.


Peroni: Dunque non esistono riferimenti con il Cristo di Matteo, poi suo.

Pasolini: Questo personaggio non è identificabile con Cristo; è se mai Dio, il Dio Padre (o un inviato che rappresenta il Dio Padre). È insomma il visitatore biblico dell’Antico Testamento, non il visitatore del Nuovo testamento.


Peroni: Dal momento che molto spesso ci sono state coincidenze tra le sue opere cinematografiche e quelle letterarie, si ricollega Teorema a qualche sua esperienza precedente e quanto è legato alla sua recente produzione letteraria?

Pasolini: La storia dell’idea di Teorema è molto curiosa e significativa. Circa tre anni fa ho cominciato a scrivere, per la prima volta in vita mia, delle cose di teatro; ho scritto quasi contemporaneamente sei tragedie in versi e Teorema era, come prima idea, una tragedia in versi, la settima. Avevo già cominciato a elaborarla come tragedia, come dramma in versi; poi ho sentito che l’amore tra questo visitatore divino e questi personaggi borghesi era molto più bello se silenzioso. Questa idea mi fatto pensare che allora forse era meglio farne un film, ma mi sembrava che come film fosse irrealizzabile e, in un primo momento, ho buttato giù un racconto che è rimasto molto schematico e, nella prima stesura, molto rozzo; poi l’ho elaborato come sceneggiatura e contemporaneamente ho anche modificato questo primo canovaccio di appunti che è diventato un’opera letteraria abbastanza autonoma. Quindi Teorema ha due momenti: un primo momento teatrale, che poi è caduto, e un secondo momento che si è diviso in due rami; uno cinematografico e uno letterario. Dunque si tratta di un rapporto stranissimo tra letteratura e cinema.


Peroni: Secondo quali criteri ha scelto gli attori per Teorema? Penso ci si debba ancora una volta rifare al discorso sul piano-sequenza o, meglio, al rifiuto del piano-sequenza.

Pasolini: I criteri con cui scelgo gli attori dei miei film sono sempre gli stessi: scelgo un attore per quello che è e non per quello che ha l’abilità di sembrare. Non sempre ci si riesce perché alle volte così come sono non corrispondono al personaggio; quindi ci si deve fatalmente accontentare, in questo senso, di approssimazioni, soprattutto per i film di ambiente e di carattere borghese. Per i film proletari basta andare per la strada e si trova subito uno disposto a dare se stesso veramente, totalmente, senza mediazioni, senza paure, senza pudori, senza il senso del ridicolo, generosamente insomma. Mentre l’idea di prendere un industriale milanese che facesse un industriale milanese in un film è praticamente irrealizzabile, e così la moglie di un industriale, così i figli di un industriale; quindi c’è fatalmente, nella scelta degli attori, un certo compromesso. Il collegamento con il discorso sul piano-sequenza è giusto: nei miei film non faccio mai dei piani-sequenza appunto perché i piani-sequenza permettono l’abilità dell’attore. Se io punto la macchina da presa su un uomo del popolo, su un ragazzo del popolo, su una vecchia contadina, allora il piano-sequenza andrebbe benissimo ugualmente, soprattutto se loro non se ne accorgono; ma se io la metto su un attore, allora viene fuori l’attore e si perde la sua realtà. In Teorema ho fatto dei piani-sequenza più lunghi del solito per certe situazioni particolari, però tutto sommato anche questo film l’ho girato a rapidissimi frammenti, in cui cogliere l’espressione essenziale, di volta in volta, e non permettere all’attore di sfoggiare sfumature e abilità, al di fuori della sua natura reale.


Peroni: perché non ha mai realizzato Il padre selvaggio. E, a parte le difficoltà che incontrò a suo tempo, non sente l’opportunità di ritornare oggi su un progetto che, a giudicare dalle pagine che ci sono rimaste, avrebbe potuto tradursi in un film di grande interesse?

Pasolini: Il prossimo film che farò si intitolerà Appunti per un poema sul Terzo Mondo e comprenderà quattro o cinque episodi e uno di questi si svolgerà in Africa e sarà Il padre selvaggio; però non ne sono certo. Può darsi che anziché fare Il padre selvaggio faccia un altro film che mi è venuto in mente, sempre però su questa linea, cioè una Orestiade ambientata in Africa. Ricreerei delle analogie, per quanto arbitrarie e poetiche, e in parte irrazionali, tra il mondo arcaico greco, in cui appare Atena che dà, attraverso Oreste, le prime istituzioni democratiche, e l’Africa moderna. Quindi Oreste sarebbe un giovane negro, mettiamo Classius Clay (pensavo a lui come protagonista), che ripete la tragedia di Oreste. Comunque sia che si tratti di un film su Il padre selvaggio sull’Orestiade, in ogni caso non sarà fatto come un vero e proprio film, ma come un «film da farsi». Questo «film da farsi» l’ho sperimentato in India qualche tempo fa. Anche in India sono andato con un soggetto di film, la storia di un maràgia il quale, secondo una leggenda mitica indiana, offre il proprio corpo alle tigri per sfamarle (questo, idealmente, prima della liberazione dell’India); e, dopo la liberazione dell’India, sempre idealmente, cioè implicando i problemi moderni dell’India, la famiglia di questo maràgia scompare perché i suoi membri muoiono ad uno ad uno di fame durante una carestia. Questa era l’idea del film. Così sono andato in India a fare una specie di inchiesta per verificare se questa idea era attendibile o no. Per sentire dagli indiani, i più diversi, da un maràgia stesso ad alcuni santoni, dalla gente del popolo a degli scrittori, se questo film poteva essere fatto o no. Ora ne è venuto fuori un film che ha tuttavia questa trama: la trama rimane, la storia rimane, però appunto, come trama «da farsi». Questa esperienza, fatta senza volerlo in India, vorrei allargarla, e girare un episodio simile per ognuno dei luoghi che sono tipici del Terzo Mondo; e uno di questi forse sarà appunto Il padre selvaggio (a meno che non sia sostituito dall’Orestiade).



Curatore, Bruno Esposito

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venerdì 16 ottobre 2020

Teorema, Si spogliano fra le ciminiere, di Alberto Moravia - L'Espresso, 15 settembre 1968

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Si spogliano fra le ciminiere

Alberto Moravia

L'Espresso, 15 settembre 1968


(Biblioteca Gino Bianco)






Curatore, Bruno Esposito

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