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venerdì 27 febbraio 2026

Pier Paolo Pasolini: Un discorso sbagliato - Vie nuove, numero 37, 23 settembre 1961

 "Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pier Paolo Pasolini
Un discorso sbagliato

Vie nuove

numero 37

23 settembre 1961

pag.

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Caro Pasolini, leggo in una recensione: «“Ragazzi di vita”» e «“Una vita violenta”» sono apparentemente dei drammi della povertà e del vizio, in realtà sono una esaltazione confusa della vita al di là del bene e del male, un inno dannunziano alla grandezza del biologico, un appello caldo di febbre alle forze le più primitive e selvagge… Si può sostenere che Pasolini ha del talento. Ma i suoi libri suonano falsi. Vi manca la dimensione dell’angoscia, dell’amore, della morte ed anche, piuttosto che un senso vero della vita, vi si trova un culto primario di vitalità». Io ho trovato tali osservazioni non del tutto infondate. Tu cosa ne pensi?

Bapilù pittore – Genova

È vero esattamente il contrario. E vedi la risposta alla lettera precedente. Di tutto mi si può accusare fuori che di mancare della «dimensione dell’angoscia, dell’amore, della morte». Semmai mi si può accusare di un eccesso, di tale dimensione: ed è una accusa che mi è stata mossa infatti recentemente da critici di sinistra. Mi pare che tu confonda i miei personaggi con me. In loro la vitalità esclude l’angoscia e la morte: che d’altra parte, cacciate dalla porta, rientrano dalla finestra, come si dice, e come rientrano. Da Ragazzi di vita a Accattone, l’angoscia è lì, plumbea, fatale, dietro ogni risata, ogni versaccio, ogni atto di vita. Insomma tu – e coloro che tu citi – fate a un livello più alto quello che fanno a un livello infimo, e magari in malafede, le centinaia di servi di fascisti o di preti nei giornaletti italiani: del contenutismo. Tu dici: i personaggi di Pasolini non pensano alla morte: quindi Pasolini non pensa alla morte. E quegli altri, i servi, dicono: i personaggi di Pasolini usano le parolacce, quindi Pasolini usa le parolacce. Bel ragionamento, come vedi.

Pier Paolo Pasolini


Curatore, Bruno Esposito

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martedì 24 febbraio 2026

Pier Paolo Pasolini: Il settarismo rende disumani - Vie nuove, numero 37, 23 settembre 1961, pag. 20

 "Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pier Paolo Pasolini
Il settarismo rende disumani

Vie nuove

numero 37

23 settembre 1961

pag. 20

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Ho avuto una discussione con un compagno iscritto al PCI dal 1921. Sostiene che Gesù Cristo lottava per l’uguaglianza e la libertà dei popoli e aggiunge che nel ’21 il PCI stampava ritratti di Gesù. Mi è capitato «Il pioniere». Vi ho letto: anche Gesù Cristo infatti morì sulla croce perché tutti gli uomini fossero uguali e tutti avessero giustizia (sulla storia di Spartaco). Nel Vangelo degli Apostoli, nella parabola del Seminatore, vi è scritto: «Infatti, a chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. Beato quel servo che il padrone tornando troverà a fare il suo dovere». Cortesemente chiedo una spiegazione anche di questa frase evangelica: «Quando sentirete guerre e rumori di guerre, non temete, è necessario che ciò avvenga». 

L. F. – Terni

È quasi un luogo comune dire che la dinamica morale del socialismo è profondamente cristiana. Tanto è vero che alcuni uomini di sinistra, un po’ schizzinosi, se ne vergognano, e torcono il naso davanti all’«umanitarismo», al «populismo» ecc. come fossero malattie infettive. Non bisogna più parlare di lealtà, amore, generosità, innocenza, perché altrimenti gli Asor Rosa decretano che si è reazionari e cristiani. Il settarismo rende disumani, questa è la verità. O altrimenti, chi è per traumi suoi, per sue ragioni private, disumano, o poco umano, tende al settarismo, alla miopia dell’eccesso ideologico-moralistico. In realtà, per conto mio, penso che alla radice o alla preistoria di ogni autentica posizione socialista, ci sia un sentimento cristiano, evangelico. E ciò, direi, per lunga tradizione storica. Proprio in questi giorni, durante la lunga corsa in macchina da Venezia a Roma, mi sono divertito a pensare a un dramma «brechtiano», in cui Dio fonda, direttamente, la Chiesa, e poi il Diavolo, piano piano, indirettamente, se la piglia.

lunedì 19 gennaio 2026

Incontro con lo scrittore Pasolini, divenuto regista: "Nella periferia romana nasce il film Accattone" - “l’Unità”, 7 aprile 1961, pag. 6

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Incontro con lo scrittore Pasolini, divenuto regista
"Nella periferia romana nasce il film Accattone"

“l’Unità”

7 aprile 1961

pag. 6

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )

( A causa della pagina poco leggibile, perchè usurata, la trascrizione di alcune parole è stata fatta a intuito) 

A questo link, trovi tutte le interviste: Interviste a Pasolini - Le pagine Corsare 



Al Pigneto c'è un'animazione insolita: da pochi giorni una piccola troupe cinematografica si è accampata nei pressi di via Fanfulla da Lodi a Roma, e richiama su di se l'attenzione dei passanti. Si gira Accattone, il film che rappresenta per lo scrittore Pier Paolo Pasolini l'esordio nella regia. La macchina da presa, una semplice Harriflex, di quelle che usano gli operatori per filmare le cine-attualità, e montata su un cavalletto, in un angolo di una caratteristica osteria periferica. Sergio Citti (qui credo sia un errore del giornalista - suppongo sia Franco Citti -, ma per fedeltà di trascrizione, riporto "Sergio"), un ragazzo che non ha mai recitato in vita sua, esegue una scena di particolare intensità drammatica. Il suo volto, duro ed espressivo, è percorso dalle lacrime: vi si legge uno sforzo di concentrazione emotiva che colpisce a prima vista: forse ci troviamo di fronte a uno di quegli attori istintivi che, se fossero coltivati,  potrebbero rinsanguare le magre riserve della nostra cinematografia. Attorno al campo risivo non ci sono grossi riflettori, né grovigli di cavi elettrici: da qualche praticabile pendono solamente grappoli di lampade da studio fotografico. Un solo gruppo elettrogeno ronza poco distante, mentre, a pochi metri dalla camera, sul nastro di un magnetofono portatile viene incisa la colonna sonora del film. Non occorre dire che Accattone nasce all'insegna di una formula produttiva non dispendiosa.

venerdì 16 gennaio 2026

Dichiarazioni di Pasolini a Parigi, in compagnia di Anna Magnani: al cinema Saint-Germain di Parigi per la presentazione di Accattone - Il Piccolo, 10 dicembre 1961, pag. 9

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Dichiarazioni di Pasolini a Parigi, in compagnia di Anna Magnani, al cinema Saint-Germain di Parigi per la presentazione di Accattone 

Il Piccolo

10 dicembre 1961

pag. 9

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


A questo link, trovi tutte le interviste: Interviste a Pasolini - Le pagine Corsare 


Dal nostro corrispondente Ugo Ronfani

Parigi, 9

Appena qualche brivido lungo i «décolletés» delle signore. Il film «Accattone» di Pier Paolo Pasolini presentato ieri sera in un cinematografo di Saint-Germain, in onore del comitato direttivo della Comunità europea degli scrittori non ha sollevato scandalo. La sala era tranquilla, quasi austera. Mai un film «maledetto» ha avuto un pubblico più «per bene». Un Premio Nobel, Hallord Laxness, una mezza dozzina di accademici di Francia, fra i quali André Chamson, un paio di «Premi Lenin» della letteratura: in breve, tutto il «gratin» della cultura europea attualmente a Parigi. E. Jonesco, timido e calvo Anna Magnani, vestita di nero al fianco di Pasolini, Marcel Carné, con un sorriso di bambino contento, Jean Seberg, Roger Vailland, Romain Gary, Leonor Fini. François Mauriac, René Clair, Edgar Faure e i Rothschild, avevano preferito la << prima de "Les Violons, Parfois" >> di Françoise Sagan: peggio per loro.

martedì 23 dicembre 2025

Pasolini: Non c'è più la luce di Natale - versi dedicati a S. M. Cassola e Giuliano Brambilla - Vie nuove, 21 gennaio 1961, pag. 6

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pasolini
Non c'è più la luce di Natale

versi dedicati a S. M. Cassola e Giuliano Brambilla

Vie nuove

21 gennaio 1961

pag. 6

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )





Sono un giovane operaio di 17 anni. Data la mia età posso iscrivermi al Partito comunista? Voglio inoltre raccontarle un episodio. Ho visto in un cinema di Bassano del Grappa, il film «Rocco e i suoi fratelli». Ne sono rimasto entusiasta. Ho deciso allora di recarmi a Castelfranco Veneto a rivederlo. Ma quello non era più «Rocco e i suoi fratelli». Era mutilato delle sue parti più impegnative. Chi è che fa scempio delle opere d’arte: i censori del paese oppure i gestori delle sale cinematografiche? Le invio i più calorosi auguri. Continui così. 

S. M. Cassola

Se vuoi iscriverti al PCI, credo che la cosa sia molto semplice: comincia intanto con l’iscriverti alla Federazione Giovanile Comunista. Entri, chiedi di avere la tessera, paghi la piccolissima quota e la cosa è fatta.

Quanto a Rocco, condivido la tua indignazione. E quanto «a continuare così» prendo i tuoi auguri per i più cari che mi sian giunti per l’anno nuovo.

Pier Paolo Pasolini 





Sono uno studente di 17 anni. In classe ebbi un aspro scontro con un collega per motivi politici. Io persi la pazienza e lo insultai. Mi pentii sinceramente di ciò e fui contento allorché gli altri compagni ci fecero fare la pace. Continuammo a discutere di politica appassionatamente ma cordialmente. Io sono il solo ad avere idee comuniste. Tutti mi sono contrari. Ma io non disarmo. Mi batto con vigore e mi documento molto per tener testa alla totalità dei compagni di classe i quali, ripeto, sono di idee nettamente contrarie alle mie. Ultimamente, ho raccolto un po’ di frutti. Alcuni miei amici si stanno spostando sulle mie posizioni. Altri cominciano a nutrire forti dubbi sulla validità delle idee che hanno sostenuto fino ad ora. 

Giuliano Brambilla – Concesio (Brescia)

Dalla tua lettera mi sembra sinceramente che tu ragioni con molta lucidità e precisione: un po’ schematicamente, forse, data la tua giovanissima età: ma i tuoi schemi sono fondamentalmente giusti, e resi vivi dalla tua reale passione. Non scoraggiarti mai, davanti al grigiore in cui sono immersi i tuoi compagni di scuola; sono appena adolescenti, la colpa non è loro: gli adolescenti sentono una forte attrazione verso il conformismo. Cerca di capirli caso per caso, ma con amore: con l’amore di Gramsci.

Al giovane operaio S. M. Cassola, e al giovane studente Giuliano Brambilla, vorrei dedicare questi versi, che ho scritto nei giorni di Natale, e che hanno preceduto la poesia Luglio, pubblicata poi sull’Unità del 29 Dic. 1960. S. M. e Brambilla sono idealmente tra i protagonisti di quella «luce» di cui in questi versi si parla: mai dedica è stata dunque più interna all’argomento.

lunedì 8 dicembre 2025

Accattone di Pier Paolo Pasolini: dal neorealismo al “cinema di poesia”, nasce dall’intreccio di forma e contenuto.

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Accattone di Pier Paolo Pasolini
dal neorealismo al “cinema di poesia”
nasce dall’intreccio di forma e contenuto.

( Le immagini di Pasolini, dei personaggi di Accattone e della prima del film, © Istituto Luce - Tutti i diritti  riservati )

Accattone (1961) segna l’esordio cinematografico di Pier Paolo Pasolini e si presenta fin dall’inizio come un atto programmatico: non una semplice trasposizione narrativa, ma la messa in scena di una pratica insieme etnografica e poetica, volta a rendere visibile la condizione del sottoproletariato romano. Collocato nel pieno del boom economico italiano, il film assume la marginalità non come sfondo aneddotico, bensì come categoria interpretativa centrale: la miseria è mostrata come struttura sociale che determina comportamenti, relazioni e destini, mentre la macchina da presa lavora per trasformare questa realtà in un discorso estetico e morale.
Con Accattone, Pasolini inaugura il primo manifesto del suo progetto di “cinema di poesia”: un’operazione estetica che trasforma la cronaca sociale in mito visivo, facendo della periferia romana non soltanto un luogo narrativo, ma una fucina di figure archetipiche. Il film non si limita a documentare la miseria delle borgate; la rielabora, la mitizza e la interroga, mettendo in scena una comunità i cui rapporti economici e affettivi sono regolati da logiche di sopravvivenza.
Il risultato è un dispositivo estetico e politico: attraverso scelte di fotografia, montaggio, casting e suono, Pasolini costruisce un linguaggio cinematografico che produce conoscenza sociale e solleva una domanda etica sul ruolo della collettività nelle dinamiche di esclusione. La trasformazione della realtà in segno genera una rete di simboli, in cui la marginalità diventa categoria etica e poetica, oltre che sociologica.

domenica 7 dicembre 2025

Risposta di Salinari e replica di Pasolini - Vie nuove, 16 novembre 1961, numero 45, 16 novembre 1961, pag. 37

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pasolini a Casa Stella Assassino (Sulla rivista Ferrara del 1985, n. 6)




Risposta di Salinari e replica di Pasolini

Vie nuove

16 novembre 1961

numero 45

16 novembre 1961

pag. 37

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Qui L'art. del 9 novembre 1961: Una polemica su politica e poesia


Caro Pasolini, già nel passato (nell’indimenticabile 1956, se non sbaglio) avemmo occasione di polemizzare piuttosto aspramente e io ebbi modo di farti osservare che hai un brutto carattere, stizzoso «come quello di un ragazzino». Non ripeterò, oggi, quell’affermazione perché sei cresciuto molto, non solo in anni, ma di bravura e di fama: rimane però il fatto che sei permaloso. Non si giustifica altrimenti la tua risposta del numero scorso a Giordano Siviero, che, in realtà, è una risposta alle cose che ho recentemente scritto nei tuoi riguardi. 

Esaminiamo, oggettivamente, i problemi che stavano sul tappeto. C’era la questione del rapporto, in uno scrittore, fra ideologia e poesia. Ebbene, dopo una lunga esemplificazione, tu arrivi esattamente alle stesse conclusioni cui arrivavo io in un paio di periodi: che, cioè, l’ideologia «razionale oggettiva» (uso le tue parole per intenderci meglio, non perché siano precise) che uno scrittore esplicitamente professa è solo un elemento del complicato processo dialettico che porta a quella conoscenza della realtà che è propria della poesia. Solo che non hai il coraggio (che avevano invece Marx ed Engels) di arrivare fino in fondo e riconoscere che, nel corso di quel processo, l’ideologia «razionale e oggettiva» può (non deve) essere contraddetta e che, di conseguenza, uno scrittore che professa un’ideologia reazionaria può arrivare a un risultato poetico elevatissimo, e perciò progressivo. 

Pier Paolo Pasolini: Una polemica su politica e poesia - Polemica tra Pasolini e Salinari - Vie Nuove, numero 44, 9 novembre 1961, pag. 37-38

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pasolini a Casa Stella Assassino (Sulla rivista Ferrara del 1985, n. 6)

Pier Paolo Pasolini
Una polemica su politica e poesia
Polemica tra Pasolini e Salinari

Vie Nuove

numero 44

9 novembre 1961

pag. 37-38

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Qui L'art. del 16 novembre 1961: Risposta di Salinari e replica di Pasolini 


Egregio signor Pasolini, ho letto con meraviglia (nel n. 37 di «Vie nuove») la sua risposta a L. F. di Terni, in cui afferma la possibilità di parentela fra socialismo e cristianesimo. Io non sono della sua opinione: il Vangelo è intriso di rassegnazione, carità, pietà, rinunzia, perdono – sentimenti che hanno servito da sostegno, da sempre, alle classi sfruttatrici. La moglie dell’industriale, socia di associazioni di beneficenza dà qualche lira al povero, sfruttato dal marito industriale. Il Vangelo non serve alla classe operaia che lotta per liberarsi del giogo del capitalismo. Cristianesimo e socialismo scientifico, quindi, non possono avere punti in comune. Il Cristianesimo nacque nella società schiavistica, è permeato di infantilismo contemplativo, è irrazionale. È vero che il Cristianesimo, durante lo schiavismo, dovette affrontare le persecuzioni ordinate dai dirigenti della società pagana: è per questo che può ammantarsi di una aureola di martirio. Ma poi, durante il medio evo, il Cristianesimo svela la sua natura oscurantista, perseguitando quanti vogliano progredire. Mi permetta di domandarle poi, quale sarebbe secondo lei, l’autentica posizione socialista? Non quella marxista? I fatti dimostrano che il Cristianesimo cerca con tutti i mezzi di ostacolare l’avanzata del Socialismo, è nemico della dialettica materialistica come lo fu dell’Illuminismo. E non si creda che l’essenza del Cristianesimo sia stata tradita dal Papato. La Chiesa infatti è reazionaria in politica perché è reazionaria la sua ideologia. 

Giordano Siviero – Terville (Francia)


Rispondo alla lettera di Giordano Siviero partendo dallo scambio di lettere tra Salinari e un gruppo di comunisti cremonesi, apparso sul precedente numero di «Vie nuove». I lettori cremonesi mi fanno circa le stesse obiezioni di Siviero: portandole a conseguenze più generali e definitive, e, purtroppo – per loro, per la loro lealtà – rivolgendole a Salinari anziché a me. Come se, sordi e ciechi, non vedessero in questa mia rubrica il massimo sforzo di sincerità e di buona volontà intellettuale. Quello che mi costa – mi scusino i miei amici – tale assoluta sincerità, in tutte le sedi, non è certamente difficile da capire. E mi pare che stia a dimostrare in modo inconfutabile la saldezza della mia ideologia: la mia assoluta fede in essa. È dal ’45 ormai, che lotto, in questa posizione. E mi sembra addirittura offensivo quello che Salinari ha scritto nella sua risposta ai cremonesi, e cioè che ho cercato di condurre una battaglia per il comunismo come «partito di massa», «almeno finora».

venerdì 5 dicembre 2025

“La religione del mio tempo” di Pier Paolo Pasolini - La religione di una "umanità vile", perduta nel vuoto esistenziale del neocapitalismo.

 "Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Biblioteca nazionale centrale di Roma

“La religione del mio tempo”
di Pier Paolo Pasolini
La religione di una "umanità vile"
perduta nel vuoto esistenziale del neocapitalismo.


“La religione del mio tempo” è una delle raccolte poetiche più significative della maturità poetica di Pier Paolo Pasolini, pubblicata nel 1961 da Garzanti e composta da testi scritti tra il 1955 e il 1960. 

Pier Paolo Pasolini nasce a Bologna nel 1922 e trascorre l’infanzia e la giovinezza tra il Friuli materno e varie città del Nord Italia, seguendo i trasferimenti del padre ufficiale. La formazione friulana, segnata dalla lingua dialettale, dalla religiosità popolare e dalla tragedia della guerra (la morte del fratello Guido partigiano nell’eccidio di Porzûs), costituisce il nucleo originario della sua sensibilità poetica e della sua visione del mondo. Dopo lo scandalo e l’espulsione dal PCI friulano nel 1949, Pasolini si trasferisce a Roma con la madre, iniziando una nuova fase della sua vita e della sua produzione letteraria, caratterizzata dalla scoperta delle borgate romane e del sottoproletariato urbano.

Gli anni Cinquanta vedono Pasolini affermarsi come poeta, narratore e intellettuale militante: pubblica “Ragazzi di vita” (1955), “Le ceneri di Gramsci” (1957), “Una vita violenta” (1959), e collabora con la rivista “Officina” (1955-1959), punto di riferimento per la nuova poesia civile e per il dibattito letterario e politico dell’epoca. La sua posizione di “intellettuale irregolare”, ai margini sia della borghesia che del proletariato, si fa sempre più consapevole e problematica, soprattutto dopo i fatti del 1956 (rivolta d’Ungheria, crisi del comunismo internazionale) e l’avvento del neocapitalismo in Italia.

“La religione del mio tempo” nasce in questo clima di crisi e di transizione: la raccolta raccoglie testi composti tra il 1955 e il 1960, anni segnati da profondi mutamenti sociali, politici e culturali. L’Italia sta vivendo il boom economico, l'allargamento periferie urbane, la crescita del consumismo e la perdita di centralità delle ideologie tradizionali. Il Partito Comunista Italiano, dopo la repressione ungherese e il XX Congresso del PCUS, attraversa una fase di stasi e di “desistenza rivoluzionaria”, mentre la Chiesa cattolica mantiene un ruolo dominante ma sempre più contestato.

venerdì 28 novembre 2025

Pasolini: Moravia e Antonioni - Vie nuove, numero 11, 18 marzo 1961, pag. 6

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pasolini:
Moravia e Antonioni

Vie nuove

numero 11

18 marzo 1961

pag. 6

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Caro Pasolini, seguo attentamente la sua rubrica e ne condivido l’impostazione. Vorrei chiederle, dato che tante opere letterarie e artistiche in genere sono dettate dalla cosiddetta «solitudine» dell’uomo moderno o, più precisamente, dalla antiumana condizione dell’uomo nella odierna società, la giustificazione di queste opere, la loro validità e la loro importanza e funzione. E le ragioni culturali di questo atteggiamento. Cordiali saluti. 

Giovanni Stefani – via S. Egidio 3, Firenze

Il suo biglietto, caro Stefani, è un invito a scrivere un libro. Lei infatti parla di «opere letterarie e artistiche» prodotte in questo ultimo periodo: e se io dovessi rispondere a tono, e con la rabbia analitica che mi è caratteristica, dovrei scrivere un intero capitolo di storia della cultura. Ma io voglio prendere la sua richiesta come una sollecitazione e trattare degli argomenti di attualità: le ultime «opere letterarie e artistiche» cui lei si riferisce, sono probabilmente i films di Antonioni e La noia di Moravia.

Sia La notte che La noia, esprimono, come lei dice, la «solitudine» dell’uomo moderno, o «più precisamente la antiumana condizione dell’uomo nell’odierna società». Eppure tra le due opere c’è una differenza sostanziale.

Intanto, La notte è scritta dall’autore, Antonioni, direttamente: la Moreau è «lei» e Mastroianni è «lui»: malgrado questa oggettività narrativa, l’opera è estremamente soggettiva e lirica. I due personaggi «ella» ed «egli» non sono che dei «flatus vocis», incaricati a esprimere quel vago, irrazionale e quasi inesprimibile stato di angoscia che è tipico dell’autore, e che nei personaggi diventa quasi un sentimento riflesso o riferito.

giovedì 20 novembre 2025

Accattone di Pasolini (libro) - Prefazione di Carlo Levi

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Accattone di Pasolini
(libro)
Prefazione  di Carlo Levi


Ho visto Accattone, il film di Pier Paolo Pasolini, appena montato, ancora prima delle ultime rifiniture, degli ultimi tagli, di quel lavoro di minuta revisione che, eseguito di lì a poco dall’autore, lo ha portato a compiutezza. Ho avuto l’immediata certezza di trovarmi di fronte a un’opera singolare e importante, che pone dei problemi di linguaggio e di tecnica espressiva, e costringe a meditarli, che si può considerare e analizzare con gli stessi criteri di un libro o di un quadro, perché, ed è quello che più conta, è, con chiara evidenza, l’opera di un poeta.

mercoledì 25 giugno 2025

Pier Paolo Pasolini, IL DISTRIBUTORE DI BENZINA - Tratto da "Gridalo" di Roberto Saviano - © 2020 Giunti Editore S.p.A. / Bompiani

 "Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Pier Paolo Pasolini
IL DISTRIBUTORE DI BENZINA

Tratto da "Gridalo"

di Roberto Saviano 

© 2020 Giunti Editore S.p.A. / Bompiani



 Dovunque sia il cadavere, là si raduneranno gli avvoltoi.

 Matteo, 24,28


 Il 18 novembre del 1961 un uomo percorre in macchina la strada litoranea che da Sabaudia porta al Circeo. Sono da poco passate le tre quando si ferma a un distributore di benzina. Entra nel bar e ordina una Coca-Cola.

 Il sole è ancora caldo nonostante sia autunno inoltrato, perché al Circeo l’estate di san Martino dura più a lungo.

 Il bar sorge in un’area nuova di zecca resa calpestabile dalla bonifica mussoliniana, che lì ha piantato foreste di eucalipti voraci che hanno svuotato il terreno dagli acquitrini.

 La presenza del mare tutto intorno è talmente forte e le dune di sabbia così ipnotiche da favorire, come in mezzo al deserto, frequenti stati di allucinazione.

 Il bevitore di Coca-Cola posa il bicchiere ormai vuoto sul bancone e inizia a infilarsi lentamente un paio di guanti di pelle nera. A operazione ultimata tira fuori una pistola, apre piano il tamburo, recupera dalla tasca un proiettile e si accinge a caricare. Un raggio di sole si spinge pigro dentro al locale, va a sbattere sulla canna della pistola e rivela allo spaventato barista un altro particolare insolito: il proiettile è d’oro.

 L’uomo punta ora la pistola contro il barista, reclamando l’incasso dell’intera giornata, comprensivo degli introiti della pompa di benzina. Il barista non si perde d’animo, afferra un coltello dal lato della lama, colpisce col manico il rapinatore e lo mette in fuga.

 Il giorno dopo lo vede ricomparire in compagnia di un amico davanti al bar. Stavolta annota il numero di targa.

mercoledì 18 giugno 2025

Pier Paolo Pasolini, Bandung capitale di mezza Italia - Vie nuove, n. 30, 29 luglio 1961, pag. 22

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Pier Paolo Pasolini
Bandung capitale di mezza Italia

Vie nuove

n. 30

29 luglio 1961

pag. 22

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )

Egregio Pasolini, la lettura di «Vie nuove» mi ha dato la possibilità di conoscere veramente Lei e il suo modo di pensare – così pieno di umanità e comprensione –. Mi sono ricreduto di quello che pensavo di Lei in precedenza, dopo aver letto «Vita violenta», libro in cui metteva a nudo la vita nelle sezioni del Partito comunista, quella misera dei poveri e quella degli invertiti. Perché, mi domandavo, questo giovane scrittore rivolge la sua indagine al nostro ambiente, prende per protagonista povera gente quando avrebbe potuto con più efficacia scrivere della dolce vita dell’alta borghesia di ogni paese? Ora, le domando le ragioni per cui ha scritto cose poco piacevoli riguardo la povera gente. Lei conosce la vita che noi conduciamo, la stanchezza del lavoro. La miseria che ci vieta ogni possibilità. Lei sa che i grossi borghesi spendono fior di milioni per una «mantenuta» ma non concedono 10 lire d’aumento all’operaio. I luoghi frequentati dai «vitelloni» non sono alla portata dei poveri, l’inversione sessuale è molto diffusa nelle classi alte. Noi abbiamo duramente combattuto 10 anni fa contro i licenziamenti alla Breda: avrebbe dovuto vedere com’eravamo fieri della solidarietà degli intellettuali, dei quali abbiamo bisogno per trovare la giusta strada. Rispettosi saluti. 

Giuseppe Cosmo