Benvenuto/a nel mio blog

Benvenuto nel blog

Questo blog non ha alcuna finalità di "lucro".
Viene aggiornato di frequente e arricchito sempre di nuovi contenuti, anche se non in forma periodica.
Sono certo che navigando al suo interno potrai trovare ciò che cerchi.
Al momento sono presenti oltre 1700 post e molti altri ne verranno aggiunti.
Ti ringrazio per aver visitato il mio blog e di condividere con me la voglia di conoscere uno dei più grandi intellettuali del trascorso secolo.
Visualizzazione post con etichetta il Popolo di Roma. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta il Popolo di Roma. Mostra tutti i post

sabato 18 ottobre 2025

Pier Paolo Pasolini, Referto per Botteghe Oscure - «Il Popolo di Roma», 15 settembre 1951- ( Con commento al testo )

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pier Paolo Pasolini
Referto per Botteghe Oscure

«Il Popolo di Roma»

15 settembre 1951.

© Questa trascrizione da cartaceo è stata curata da Bruno Esposito )

( Con commento al testo o "Referto del Referto" )


Ad aprire l'ultimo numero di Botteghe Oscure » è Carlo Betocchi con sette timide e intense poesie della sua ultima maniera, di cui si attende un testo completo, necessario a definire questo poeta uscito dalle esperienze, eccezionali, di « Realtà vince il sogno » e « Altre poesie », ma soprattutto del prima: resistente a quasi due decenni di riletture, scritto in quella sua pagina diafana, e dura, al contrario, come avorio. L'ambiguità del suo primo periodo, cosi ricca di immagini già per loro natura prima ancora che tecnicamente « poetiche », è ancora la costante della poesia di Betocchi. Ma con contenuti meno evasivi, più diaristici: quasi un debito ch'egli dovesse pagare alle cose, agli eventi e alle persone allora irrigiditi o angelicati nell'atmosfera onirica della sua poesia, in voli, sdoppiamenti, dissolvenze che potrebbero far pensare anche a Chagall. Per es. in « All'uscita notturna dal cantiere » si sente nella durata a inno, nella spolpata, quasi asessuale trama linguistica - pensata, dalla mente in su - lo sforzo dell'intervento di una realtà ridotta a fossili mentali (le diurne rotate, il guardiano, il legname inchiodato: fotogrammi da film neorealistico o poesia engagée, in Betocchi depurati fino allo spasimo, fino alla secchezza di un ideale Leopardi melico). Uno sfondo di ideale atticità e anche dietro le grafiche sfuriate di Bartolini, con qualche bel frammento che ha la lucida scompostezza delle sue incisioni: è un cibo un po' salato, ma non va male, tra tante vivande troppo civili, la reazione alle quali e tanto parte della sua lingua, ribollente di una invetio un po' improvvisata, e approssimativa, ma non di rado disposta in acerbe figure poetiche.

Senza apparente sforzo, quasi senza apparente ragione, invece, il delizioso Penna, tra queste sue nove poesie, prensili come oggetti, prossime quanto è possibile al più alto modulo di purezza, ci da almeno (I'XIII e la IX) due piccoli capolavori. Cose di una saggezza e di una pazzia indimenticabili. Al suo confronto, poi, l'altra poesia qui raccolta pare incerta e meno necessaria. Di Velso Mucci avevamo letto cose più intime, difficili - specie in prosa - nel suo libriccino di « Costume »  di due o tre anni fa: di Fortini, e meno ancora di Balestra, comprendiamo poco - o forse vogliamo poco comprendere - la poetica: ma Fortini ha qualche pezzo rilevato, arso dalla forza della voce. Su temi più scontati scrive Luciana Frezza, ma non è niente affatto da trascurare: la sua non nuova inquietudine si qualifica nella chiarezza con cui prende forma su una pagina che riesce a dare, sia pur in misura minima, la gioia della lettura: mentre invece finiremo col trovarci imbarazzati di fronte a « L'avventura » di Elsa Morante, capriccio a pastiche, o fondiglio di un tema narrativo: ondeggiante tra un dubbio gusto e un gusto squisito. Ultimo dei poeti abbiamo lasciato Rinaldi, con queste due poesie, « Canto di maggio » e « Fantasia » che, se non fosse per un lieve sospetto di eccesso, di troppa tensione, si potrebbero subito dire assai belle: d'una perfezione tecnica estrema, curate e soppesate fino all'ultima sillaba, benchè anche troppo caste, tacite. Dall'irrequietudine alla pienezza del sentimento: una concomitanza - resa, con la logica delle analogie poetiche, assolutamente indissolubile - tra l'emozione del poeta e l'evento naturale.