"Le pagine corsare "
dedicate a Pier Paolo Pasolini
Eretico e Corsaro
Pasolini: sono morali «I racconti di Canterbury»
Il processo in appello a Napoli
L'Unità, 20 giugno 1973
(Trascrizione dal cartaceo curata da Bruno Esposito)
| L'Unità, 20 giugno 1973 |
Le dichiarazioni del regista nel corso di un interrogatorio di notevole interesse. L'Unità, 20 giugno 1973
Attesa per il 2 luglio la sentenza.
Nostro servizio
NAPOLI, 19
«Vi è oscenità soltanto là dove c'è volgarità; nella mia opera di volgarità non ve ne è neppure l'ombra; quindi ritengo il mio film non soltanto privo di oscenità, ma, per i motivi che poi illustrerò, addirittura altamente morale».
Con queste parole ha esordito davanti alla I Sezione della Corte di Appello di Napoli Pier Paolo Pasolini nel procedimento voluto dalla Procura generale che impugnò la sentenza con la quale il Tribunale di Benevento dichiarò non osceno perchè opera d'arte, il film Racconti di Canterbury e prosciolse da ogni accusa Pasolini e il produttore Alberto Grimaldi.
L'interrogatorio degli imputati ha avuto una impostazione un po' insolita, di un certo livello. Il presidente Sabelli non si è limitato alle solite domande per l'accertamento di una realtà «esteriore», ma si è sforzato di vedere «dal di dentro» il film di Pasolini; ha cercato cioè di immedesimarsi nella visione che dell'opera aveva avuto lo stesso autore.
PRESIDENTE: « Quale è stata l'idea animatrice del suo film? ».
PASOLINI: «Di questa mia opera debbo parlare su due piani; uno tecnico e uno morale o concettuale. Tecnicamente, mi ero proposto di fare un film che non fosse la semplice illustrazione di un'opera d'arte, ma l'interpretazione di essa, dello spirito libero, addirittura dissacrante che poi caratterizzò tutto l'umorismo inglese. Come idea nel senso più lato, ho voluto fare un film fuori di ogni attualismo, cioè non ancorato a questa o quella realtà o visione contingente, ma a valori universali e permanenti».