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giovedì 22 ottobre 2026

Pasolini, Bestemmia - Cinema & Film, Anno I, N. 2, Primavera 1967, pag.224

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Pasolini
Bestemmia

Cinema & Film

 Anno I

N. 2

Primavera 1967

pag.224

La pubblicazione su Cinema & Film nella primavera del 1967 di questo frammento di Bestemmia (scritto nel gennaio dello stesso anno, ma radicato in un nucleo lirico del 1962) illumina retroattivamente l'intero laboratorio formale del Vangelo secondo Matteo e de La ricotta. Pasolini teorizza qui il cortocircuito definitivo del suo cinema: il tentativo disperato di operare un azzeramento culturale – «voglio non solo non conoscere il Dante, o il Masaccio o il Pontormo» – per giungere a un grado zero della percezione, dove il sacro non è più mediato dall'iconografia rinascimentale, ma si impone per la sua scandalosa, biologica presenza.
Non si tratta di un ingenuo primitivismo. In questa "sceneggiatura in forma di poema", Pasolini rivendica lo statuto ontologico del mezzo cinematografico rispetto alla parola scritta. Il regista non è un letterato che nomina le cose; è un "mago" che le mostra nella loro immanenza. Attraverso il corpo di Bestemmia – sottoproletario, barbaro e analfabeta, specchio perfetto dell'innocenza animale – Pasolini insegue un Cristo che parla il linguaggio della pura corporeità, anteriore a ogni grammatica borghese: la parola della Carne.
Bruno Esposito


Frammento di Bestemmia
Pier Paolo Pasolini:


un solo ricordo di poemi o pitture;

voglio non solo non conoscere il Dante, o il Masaccio

o il Pontormo che a lungo hanno dominato

i miei occhi, il mio cuore,

i miei sensi: ma non voglio

neanche

conoscere la lingua e la pittura.

lunedì 6 luglio 2026

Pier Paolo Pasolini, L'usignolo della Chiesa Cattolica - 1958, Longanesi.

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

  


L'usignolo della chiesa cattolica - 1958


L'usignolo della Chiesa Cattolica 
(1943, 10 poesie)


Il pianto della rosa 
(1946, 16 poesie) 
(suddiviso a sua volta in 2 parti)


Lingua 
(1947, 5 poesie)


Paolo e Baruch 
(1948-49, 4 poesie)


L'Italia 
(1949, poemetto in 6 capitoli)


Tragiques 
(1949, 4 poesie)


La scoperta di Marx I-IX 
(1948-49, poemetto)




Con il titolo L'usignolo della Chiesa Cattolica Pasolini raccolse e pubblicò nel 1958, presso l'editore Longanesi, un gruppo di poesie, in lingua italiana, datate 1943-1949. 

L'usignolo della Chiesa Cattolica

Sotto il titolo L'usignolo della Chiesa Cattolica Pasolini raccolse e pubblico' nel 1958, presso l'editore Longanesi, un gruppo di poesie, in lingua italiana, datate 1943-1949. Il nucleo centrale della raccolta e' rappresentato dal magma di contraddizioni che si sviscera nell'anima di Pasolini.
L'origine delle liriche della raccolta, quindi, va ricercato nella scoperta, da parte del poeta, del dissidio individuale e interiore che lo travaglia, un dissidio non ancora interrotto dalla delusione cocente di una societa' che manifesta la sua falsita', il suo vuoto e la sua mancanza di coscienza. Questo dissidio, nella pagina lirica, si cela nella parola pura, dolcemente poetica: in una parola che cerca un estremo termine di paragone e una straziato parallelo nelle forme e nelle manifestazioni del mondo naturale. Le tensioni dell'anima si snodano cosi' in un effluvio di contemplati odori che portano il poeta a un'immedesimazione, non solo d'immagini, ma concreta, con i protagonisti del mondo agreste friulano.
La figura dell'usignolo che appare nel titolo e' chiaramente emblematica ed e' anche la chiave di lettura dell'intero libro. Il piccolo uccello infatti e', per Pasolini, il vivente simbolo dei campi, della rugiada e delle colme sere friulane, ed e' anche, al contempo, l'alter ego dello scrittore, la sua immagine immedesimata. Di fatto, nell'ottavo dialogo della poesia L'usignolo, la giovinetta gli si rivolge dicendogli: "Povero uccelletto, dall'albero, tu fai cantare il cielo. Ma che pena udirti fischiettare come un fanciullino!". Queste poche righe racchiudono in se' il senso che regge l'intera raccolta: la contraddizione esistente tra il volgere lo sguardo questuante all'infinito, nel gesto di "far cantare il cielo" e il ricadere entro il limite di un "fischiettare" tutto umano, quasi rabbrividito dentro "una pena" incolmabile.
Nella raccolta, il dissidio che si crea nell'uomo tra la tensione celeste e la condizione umana e' raffigurato da Pasolini in una serie di dialoghi che cantano lo splendore della terra e della natura, quasi che questi elementi, nella potenza di verita', avessero il privilegio della parola. Cosi' il poeta concede la voce e l'atto del "parlante" anche alle albe e ai cardellini, alle sere e alle primule: essi, solo essi, sono i veri compagni della solitudine dell'uomo.
Ma Pasolini in questi versi ricerca anche se stesso attraverso una tensione mitica che lo faccia pervenire alla cognizione della trascendenza. Si spiega cosi' l'altro tema dominante di L'usignolo della Chiesa Cattolica, ovvero l'inesausta preghiera dell'uomo Pasolini "all'immoto Dio". Il poeta, infatti, si rivolge a Dio chiedendogli di manifestarsi e offrendogli il dolore che gli viene dal continuo dissidio tra "carne e cielo" che lo travaglia, insomma, anela alla protezione del Padre, affinche' si plachino in lui il senso del peccato e il rovello per la castita' che ha violato con i suoi desideri sessuali: chiede che "L'Occhio di Dio" ritorni su di lui, nonostante "l'amore sacrilego" che lo pervade.
La figura del Cristo negli istinti ultimi della Passione diviene termine di confronto di questo nuovo centro tematico. Nel Cristo crocefisso Pasolini ricerca la parte buona di se', il suo esasperato bisogno di essere figlio di fronte all'occhio vigile del Padre. Si rivolge, infatti, a Cristo dicendo:

domenica 1 marzo 2026

Pier Paolo Pasolini: Ballata delle madri - Paragone, numero 146, febbraio 1962

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Ballata delle madri

Ballata delle madri  [«Paragone», Milano, febbraio 1962]

 Mi domando che madri avete avuto.
Se ora vi vedessero al lavoro
in un mondo a loro sconosciuto,
presi in un giro mai compiuto
d’esperienze cosi diverse dalle loro,
che sguardo avrebbero negli occhi?
Se fossero lì, mentre voi scrivete
il vostro pezzo, conformisti e barocchi, o lo passate a redattori rotti
a ogni compromesso, capirebbero chi siete?

Madri vili, con nel viso il timore
antico, quello che come un male
deforma i lineamenti in un biancore
che li annebbia, li allontana dal cuore, li chiude nel vecchio rifiuto morale.

sabato 21 febbraio 2026

Pier Paolo Pasolini: Poesia per Marilyn - Linea D'Ombra, numero 63, settembre 1991, pag. 33

 "Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pier Paolo Pasolini
Poesia per Marilyn

Linea D'Ombra
numero 63
settembre 1991
pag. 33

In agosto succedono sempre tante cose. Marilyn Monroe, per esempio, morì suicida il 5 agosto del 1962, ventinove anni fa. In quell'anno, Pier Paolo Pasolini accettò di realizzare 50 minuti di un film-documentario di montaggio diviso in due parti, una "di sinistra", la sua, e una "di destra" affidata a Giovanni Guareschi: un "primo" e un "secondo tempo" che formarono La rabbia, uscito con scarso successo nel '63. La parte più commovente del lavoro di Pasolini (e ovviamente di tutto il film) era una riflessione sulla morte di Marilyn, a commento di immagini radiose o dolorose dell'attrice di cui, come scrisse Piergiorgio Bellocchio sui "Piacentini", eravamo stati innamorati un po' tutti, quelli di una o due generazioni, quelli che avevano allora più di sedici anni... Ricordiamo Marilyn pubblicando il brano del testo di La rabbia che Pasolini le ha dedicato. Esso è ancora ci pare inedito in volume.


Del mondo antico e del mondo futuro

era rimasta solo la bellezza, e tu,

povera sorellina minore,

quella che corre dietro i fratelli più grandi,

e ride e piange con loro, per imitarli,


tu sorellina più piccola,

quella bellezza l’avevi addosso umilmente,

e la tua anima di figlia di piccola gente,

non ha mai saputo di averla,

perché altrimenti non sarebbe stata bellezza.

mercoledì 11 febbraio 2026

Pasolini: Vicoli di Trastevere - L'Unità, 30 ottobre 1956, pag. 3

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pasolini
Vicoli di Trastevere

L'Unità

30 ottobre 1956

pag. 3

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )



Imbocco San Michele, tra muraglie

basse, quasi di casematte, piazze

granulose su cui la luna abbaglia


come su decrepita ghiaia, terrazze

dove occhieggia un garofano

o una testa d’aruta, che ragazze


in vestaglia annacquano: e l’aria muta

porta le loro voci di prigioniere

tra mura di tufo con porte come buche


e bifore sbilenche. Ma risuonano fiere

le grida dei maschi ancora teneri che

rincasano dai primi spettacoli, canottiere


e magliette svolazzanti sopra le

vite strette e discinte... Nella piazzetta

sotto casa, sostano, intorno al caffè


già vuoto, o più in là tra le carrette

o i camion ruggini in file inanimate

dove più arde la luna, e i vicoletti,


sboccando, sono più bui – o illuminati

appena per svelare, di sbieco,

in una pietra leggera e disossata


come spugna, qualche gonfia parete

incrostata di rosoni e bugnati;

e, su questo messicano rione, rispecchia


il cielo il suo incanto ignorato,

con vapori freschi come buccia di mela,

sulle casupole del proletariato


che festeggia, rissoso e umile, la sera.

Pier Paolo Pasolini


Curatore, Bruno Esposito

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lunedì 9 febbraio 2026

Pasolini - La passione del '45 - L'Avanti, 25 aprile 1957, pag. 3

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Pasolini
La passione del '45

L'Avanti

25 aprile 1957

pag. 3

(Questa poesia P.P.Pasolini la dedicò al fratello Guido (Ermes) partigiano delle Brigate Osoppo fucilato a Porzus (Friuli) dai gappisti. )

La passione del '45

(da Epigrafi»)


Nel tuoi ritratti,

le tue vesti, i tuoi libri,

non sentiremo più la tua vita.

La tua giovinezza

non splende per noi chinata

sulla terra dell'orto

non splendono i tuoi capelli.

Fu un vento ignoto a spirare

sul tuo mondo, su te,

e vi ha tutto sconvolto.

Libertà, la tua bocca ridente,

Libertà, la tua fronte pallida,

Libertà, le tue spalle leggere.

Poi il vento è caduto.

***

Disperse la tua vita,

stringi nel pugno la tua fede.

Dai silenzi della tua vita

torna solo la voce

della tua fede silenziosa.

PIER PAOLO PASOLINI

Curatore, Bruno Esposito

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domenica 8 febbraio 2026

Pasolini: La passione, versi tratti da L'usignolo della Ciesa Cattolica

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


 

LA PASSIONE


I

Cristo nel corpo
sente spirare
odore di morte.
Ah che ribrezzo
sentirsi piangere!
Marie, Marie,
albe immortali,
quanto dolore...
Io fui fanciullo
e oggi muoio.

 

II


Cristo, il tuo corpo
di giovinetta
è crocifisso
da due stranieri.
Sono due vivi
ragazzi e rosse
hanno le spalle,
l'occhio celeste.
Battono i chiodi
e il drappo trema
sopra il Tuo ventre...
Ah che ribrezzo
col caldo sangue
sporcarvi i corpi
color dell'alba!
Foste fanciulli,
e per uccidermi
ah quanti giorni
d'allegri giochi
e d'innocenze.

 

III


Cristo alla pace
del Tuo supplizio
nuda rugiada
era il Tuo sangue.
Sereno poeta,
fratello ferito,
Tu ci vedevi
coi nostri corpi
splendidi in nidi
di eternità!
Poi siamo morti.
E a che ci avrebbero
brillato i pugni
e i neri chiodi,
se il Tuo perdono
non ci guardava
da un giorno eterno
di compassione?

 

IV


Cristo ferito,
sangue di viole,
pietà degli occhi
chiari dei Cristiani!
Fiore fiorente,
sul monte lontano
come possiamo
piangerti, o Cristo?
II cielo è un lago
che mugge intorno
al muto Calvario.
O Crocifisso,
lasciaci fermi
a contemplarti.

 

V


Cristo, ai tuoi poveri
figli dispersi
nell'infinito
cielo del vivere,
ecco, morendo
Tu lasci questa
finita Immagine.
Soave fanciullo,
corpo leggero,
ricci di luce...
è San Giovanni.
Perduti in nubi
d'indifferenza
in Sé ci chiama
e a Sé ci informa
questo Tuo Corpo.

 

VI

Cristo si abbatte
dentro il Suo corpo.
Da sé remote
in quali ardenti
campagne ha sguardo
la Sua pupilla?
Qui è ben cieco,
fermo sull'ossa:
un uccelletto
insanguinato
su una proda.
Dietro, la luce
marcisce il cielo.
Per le vallate
e per le vette
non suona voce:
ultimo e dolce
fruscio la serpe
che si rintana.
O Dio che ombre
dentro il chiarore
delle saette!

La Samaria
annega al buio,
la morte tuona
s'un cimitero
di fresche aiuole!
Polvere e fronde
echi di voci
riversi al vento
nel mesto buio.
Ah siamo uomini
dimentichiamo.
Dietro di Cristo
sui monti morti
il cielo fugge,
è un cieco fiume.
 
 
Pier Paolo Pasolini



L'USIGNOLO DELLA CHIESA CATTOLICA
di Pier Paolo Pasolini
Milano:Longanesi
1958.


 Fonte:
 
 

Curatore, Bruno Esposito

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Pasolini: Litania, versi tratti da L'usignolo della Ciesa Cattolica

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


L I T A N I A


JANUA COELI

La porta s'apre
quando la pioggia
marcisce la sera.
Allora un raggio

rompe dai nuvoli.
Tu nuda, o Vergine,
specchi nell'umido
il viso azzurro.
 
SPECULUM JUSTITIAE

Specchio del cielo!
In te le nubi
i muri gli alberi
cadono immoti.

Spio capovolto...
Che pace paurosa!
Non c'è un sospiro
nel cielo, un alito.
 
MATER PURISSIMA

Poveri miei occhi
di giovinetto
chini s'un corpo
colore dell'alba!

II gesto santo
del mio peccato
cade in un vespro
di castità
 
MATER CASTISSIMA

Ahi crudeltà
non trapassarmi
con gli occhi il corpo!
Sì, esso è nudo

caldo e innocente...
Sotto quel crudo
amore degli occhi
mi sento morire.
 
MATER INVIOLATA

Dal tuo grembiule
accieca il figlio
un lume candido
di albe e gigli.


Madre! quel lume
è tanto puro
che la tua coscia
pare di neve.
 
TURRIS EBURNEA

Seni di avorio
nidi di gigli,
non v'ha violato
mano di padre.

Fianchi lucenti
di nere nuvole
non vi fa scuro
la nostra pioggia.
 
STELLA MATUTINA

Nel duro silenzio
rustici uccelli
pungono l'aria
e il casto cuore.

Che calma morte!
Su ridestiamoci,
che il nostro cuore
vuole peccare.
 
REGINA PACIS

O Inesistente
quante preghiere
strappate al cuore
per ricadere

sul nostro cuore!
Febbrile e vano
suono degli angelus
sul giorno umano.

Pier Paolo Pasolini

Curatore, Bruno Esposito

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Pasolini: L'ANNUNCIAZIONE, versi tratti da L'usignolo della Ciesa Cattolica

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

L'ANNUNCIAZIONE

 

I FIGLI:


Madre, cos'hai
sotto il tuo occhio?
Cosa nascondi
nel riso stanco?
Domeniche antiche,
fresche di cielo,
antichi maggi
rossi negli occhi
delle tue amiche,
antichi incensi...
Ora, al tuo letto,
tremiamo per te,
madre, fanciulla,
per le domeniche,
gli incensi, i maggi.
Tu eri tanto
bella e innocente...
Madre... chi eri
quand'eri giovane?
E Lui, chi era?
Madre, che muoia...
Ah, sia fanciulla
sempre la vita
nella severa
tua vita fanciulla...

 
 
L' ANGELO:


Non senti i figli?
O lodoletta
canta in un'alba
di eterno amore...

 

MARIA:


Angelo, il grembo
sarà candore.
Pei figli vergini
io sarò vergine.


Pier Paolo Pasolini

Curatore, Bruno Esposito

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Pier Paolo Pasolini, le poesie di Mamma Roma - 23 aprile

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pier Paolo Pasolini
le poesie di Mamma Roma
 23 aprile

 

23 aprile

Una coltre di primule. Pecore

controluce (metta, metta, Tonino,

il cinquanta, non abbia paura

che la luce sfondi – facciamo

questo carrello contro natura!).

L’erba fredda tiepida, gialla tenera,

vecchia nuova – sull’Acqua Santa.

Pecore e pastore, un pezzo

di Masaccio (provi col settantacinque,

e carrello fino al primo piano).

Primavera medioevale. Un Santo eretico

(chiamato Bestemmia, dai compari.

Sarà un magnaccia, al solito. Chiedere

al dolente Leonetti consulenza

su prostituzione Medioevo).

martedì 23 dicembre 2025

Pasolini: Non c'è più la luce di Natale - versi dedicati a S. M. Cassola e Giuliano Brambilla - Vie nuove, 21 gennaio 1961, pag. 6

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pasolini
Non c'è più la luce di Natale

versi dedicati a S. M. Cassola e Giuliano Brambilla

Vie nuove

21 gennaio 1961

pag. 6

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )





Sono un giovane operaio di 17 anni. Data la mia età posso iscrivermi al Partito comunista? Voglio inoltre raccontarle un episodio. Ho visto in un cinema di Bassano del Grappa, il film «Rocco e i suoi fratelli». Ne sono rimasto entusiasta. Ho deciso allora di recarmi a Castelfranco Veneto a rivederlo. Ma quello non era più «Rocco e i suoi fratelli». Era mutilato delle sue parti più impegnative. Chi è che fa scempio delle opere d’arte: i censori del paese oppure i gestori delle sale cinematografiche? Le invio i più calorosi auguri. Continui così. 

S. M. Cassola

Se vuoi iscriverti al PCI, credo che la cosa sia molto semplice: comincia intanto con l’iscriverti alla Federazione Giovanile Comunista. Entri, chiedi di avere la tessera, paghi la piccolissima quota e la cosa è fatta.

Quanto a Rocco, condivido la tua indignazione. E quanto «a continuare così» prendo i tuoi auguri per i più cari che mi sian giunti per l’anno nuovo.

Pier Paolo Pasolini 





Sono uno studente di 17 anni. In classe ebbi un aspro scontro con un collega per motivi politici. Io persi la pazienza e lo insultai. Mi pentii sinceramente di ciò e fui contento allorché gli altri compagni ci fecero fare la pace. Continuammo a discutere di politica appassionatamente ma cordialmente. Io sono il solo ad avere idee comuniste. Tutti mi sono contrari. Ma io non disarmo. Mi batto con vigore e mi documento molto per tener testa alla totalità dei compagni di classe i quali, ripeto, sono di idee nettamente contrarie alle mie. Ultimamente, ho raccolto un po’ di frutti. Alcuni miei amici si stanno spostando sulle mie posizioni. Altri cominciano a nutrire forti dubbi sulla validità delle idee che hanno sostenuto fino ad ora. 

Giuliano Brambilla – Concesio (Brescia)

Dalla tua lettera mi sembra sinceramente che tu ragioni con molta lucidità e precisione: un po’ schematicamente, forse, data la tua giovanissima età: ma i tuoi schemi sono fondamentalmente giusti, e resi vivi dalla tua reale passione. Non scoraggiarti mai, davanti al grigiore in cui sono immersi i tuoi compagni di scuola; sono appena adolescenti, la colpa non è loro: gli adolescenti sentono una forte attrazione verso il conformismo. Cerca di capirli caso per caso, ma con amore: con l’amore di Gramsci.

Al giovane operaio S. M. Cassola, e al giovane studente Giuliano Brambilla, vorrei dedicare questi versi, che ho scritto nei giorni di Natale, e che hanno preceduto la poesia Luglio, pubblicata poi sull’Unità del 29 Dic. 1960. S. M. e Brambilla sono idealmente tra i protagonisti di quella «luce» di cui in questi versi si parla: mai dedica è stata dunque più interna all’argomento.

mercoledì 10 dicembre 2025

“L’usignolo della Chiesa Cattolica: laboratorio poetico e spirituale di Pasolini” - Un canto fragile e inquieto: la poesia come testimonianza e scandalo

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Biblioteca Nazionale Centrale Roma

“L’usignolo della Chiesa Cattolica:
laboratorio poetico e spirituale di Pasolini”


Un canto fragile e inquieto: 
la poesia come testimonianza e scandalo


La raccolta poetica L’usignolo della Chiesa Cattolica di Pier Paolo Pasolini si configura come un viaggio complesso e stratificato nel cuore della poesia italiana del Novecento. Pubblicata nel 1958 ma composta tra il 1943 e il 1949, l’opera si colloca in un momento cruciale della biografia e della formazione intellettuale dell’autore, segnando il passaggio dalla stagione friulana e dialettale a una nuova fase di ricerca espressiva in lingua italiana. La raccolta si distingue per la densità tematica e stilistica, affrontando con forza e originalità questioni di religione, identità, eros, politica e memoria. Essa si impone come un vero e proprio laboratorio poetico, in cui si sperimentano forme, registri e simboli che anticipano molte delle tensioni e delle contraddizioni destinate a attraversare l’intera produzione pasoliniana.

giovedì 4 dicembre 2025

La meglio gioventù di Pier Paolo Pasolini - La lingua “naturaliter poetica”, come codice estetico e simbolico.

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


La meglio gioventù di Pier Paolo Pasolini
La lingua “naturaliter poetica”
come codice estetico e simbolico.

La raccolta poetica La meglio gioventù di Pier Paolo Pasolini rappresenta uno dei vertici della poesia dialettale italiana del Novecento. Pubblicata nel 1954, essa raccoglie testi composti tra il 1941 e il 1953, prevalentemente in friulano, e si configura come un canzoniere che intreccia autobiografia, mito, memoria collettiva e riflessione politica. L’opera, dedicata a Gianfranco Contini, si colloca all’incrocio tra la crisi della lingua poetica italiana, la riscoperta delle radici popolari e la tensione verso una lingua “vergine”, capace di restituire la realtà nella sua immediatezza e autenticità.

La meglio gioventù nasce in un periodo di profonde trasformazioni per l’Italia: la fine della Seconda guerra mondiale, la caduta del fascismo, la ricostruzione, l’avvento della Repubblica e l’inizio del boom economico. In questo scenario, la questione della lingua assume un ruolo centrale: il fascismo aveva tentato di imporre l’italiano standard, reprimendo i dialetti e le identità locali. Nel dopoguerra, la riscoperta delle culture regionali e delle lingue minoritarie diventa anche una forma di resistenza e di rivendicazione identitaria. Pasolini si inserisce in questa dinamica scegliendo il friulano come lingua poetica, in polemica con la tradizione letteraria italiana e con la cultura borghese dominante. La sua operazione si pone in continuità con la stagione della poesia dialettale novecentesca, che da Salvatore Di Giacomo a Virgilio Giotti aveva progressivamente emancipato il dialetto dal ruolo di lingua subalterna, comica o folclorica, per farne strumento di espressione lirica e di esplorazione dell’io.

Il Friuli, e in particolare Casarsa della Delizia, paese natale della madre di Pasolini, diventa per il poeta un luogo mitico, simbolo di un’umanità arcaica, di una società pre-capitalistica e di una religiosità primitiva, in opposizione alla devastazione della storia e della modernità. La scelta di ambientare le poesie in Friuli e di utilizzare il friulano occidentale (casarsese) risponde a un’esigenza di autenticità, di ritorno alle origini e di ricerca di una lingua pura, non corrotta dalle mediazioni letterarie e intellettuali.