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domenica 7 settembre 2025

Pier Paolo Pasolini, I Parlanti - Un ragazzo di Casarsa e uno di S. Lorenzo - Botteghe oscure, Quaderno VIII, 1951

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Pier Paolo Pasolini
I Parlanti
Un ragazzo di Casarsa e uno di S. Lorenzo

Botteghe oscure

Quaderno VIII

1951

( © Questa trascrizione da cartaceo è stata curata da Bruno Esposito )

La cucina col pavimento di mattoni rossi, due o tre poveri mobili, la vetrina piena di commoventi fotografie; il vestito della festa e quello da lavoro rigorosamente distinti; i pasti consumati sedendo sulla pietra del focolare; il lavoro dei campi diviso e concretato in immagini chiuse (egli che ritto sul carro guidato dal fratello minore pompa il solfato azzurro lungo i filari delle viti; egli che rincasa per la strada provinciale disteso in cima all'enorme mucchio di fieno ammassato sul carro; egli che, verso sera, finiti i lavori si lava alla pompa mentre il fratello minore abbevera i vitelli...) tutti questi fatti sono per me blocchi di materia marmorea, privi di imperfezione, di inquietudine e di scontento, e costruiscono la sua vita come se fosse necessaria e naturale, non come se fosse, e come realmente è, un sacrificio continuo che lo umilia e lo brucia con le aspirazioni inespresse e i viziosi malcontenti di cui egli, come la libellula del suo volo, non sa che la fatica. Contro la compattezza della persona di questo coetaneo ideale, Stefano o Pieri o cento altri, la mia simpatia spesso urta inutilmente, non entra, non passa il limite: se c'è ancora in lui un'immagine di me stesso da cui io mi sia ulteriormente distaccato per rimpianto, non la riconosco che in parte, e del resto la nostalgia l'ha già ricoperta di mistero. Ma è proprio per mezzo di una connivenza e complicità di coetaneo che posso avvicinarmi al centro senza forma e spiegazione ma ardente di vita che è nel suo petto, e sentir nascere quei suoi pensieri che sono l'equivalente del sole, dell'asfalto, dei campi freschi e deserti, della piazza vibrante di colori.

martedì 2 settembre 2025

Pier Paolo Pasolini, Il Rubicone - L'esperienza poetica, numero 2, aprile-giugno 1954, pag.14 e 15

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




Pier Paolo Pasolini
Il Rubicone

L'esperienza poetica

numero 2

aprile-giugno 1954

pag.14 e 15

( © Questa trascrizione da cartaceo è stata curata da Bruno Esposito )


Di là del Rubicone

duemila bifolchi

occupavano i campi

come la nascenza.

Di qua del Rubicone

venne giù Cristo

e si fermò sui solchi.

Di là del Rubicone

i duemila bifolchi

bestemmiavano Cristo,

di qua del Rubicone

Cristo prese un mitra

e uno dei duemila

cadde morto tra i solchi.

Di là del Rubicone

i bifolchi gridarono:

TE T'AN SI FIOL DE SIGNOR!

Di qua del Rubicone

Cristo gli gridava:

VUIETER A SI FIUL D'UN CA!

Di là del Rubicone

i bifolchi urlarono :

AIUT, NO A SA I TU FIUL!

Di qua del Rubicone

Cristo pensò alla stalla:

dalla mano il mitra

gli cadde sui solchi,

e il bifolco morto

guadò il fiume gridando:

ECC E CREST DU PUVRET!

Di qua del Rubicone

Cristo lacrimava.

Di là del Rubicone

un altro gridò:

L'È E CREST DLA MI MAMA!

e piangendo anche lui

guadò il Rubicone.

E un altro gridò:

L'È E CREST DLA MI MAMA!

e venne con Cristo

di qua del Rubicone.

Poi tutti i bifolchi

guadarono il fiume

svagliando sui campi.

(1949)

Nascenza, fertilità primaverile. Te t'an sì fiol de Signor, Tu non sei il figlio del Signore. Vuieter a find d'un ca, Voialtri siete figli d'un cane. Aiut, no a sa i tu fiul, Aiuto, noi siamo i tuoi figli. Ecce Crest du purret, Ecco il Cristo dei poveri. Ecce Crest dla mi mama, E' il Cristo della mia mamma. Svagliare, straripare.

PIER PAOLO PASOLINI

@Eretico e Corsaro - Le Pagine Corsare


Curatore, Bruno Esposito


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martedì 25 febbraio 2025

Il testo inedito dell'intervento di Pier Paolo Pasolini, al 1° congresso della federazione comunista di Pordenone ( 1 febbraio 1949 )

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

1 febbraio 1949: il primo congresso della Federazione di Pordenone. Alla presidenza, tra gli altri, ( Gino Beltrame, Mario Lizzero, Giaconao Pellegrini, Ameigo Clocchiatti, Arturo Colombi, e (il secondo da destra) Pier Paolo Pasolini (che era allora nel direttivo FGCI di Casarsa) 


Il testo inedito dell'intervento di Pier Paolo Pasolini
al 1° congresso della federazione comunista di Pordenone 
( 1 febbraio 1949 )

Rinascita
venerdi 4 settembre 1977
numero 43
pag.48
© Trascrizione integrale da cartaceo, curata da Bruno Esposito )


Il 21 agosto 1945 Pier Paolo Pasolini scrive da Versuta una lunga lettera all'amico bolognese Luciano Serra. Vi racconta, nei particolari, la morte del fratello Guido in uno sventurato conflitto tra partigiani. Guido era stato iscritto al Partito d'azione. « Spinto da queste circostanze - leggiamo nella lettera - anch'io mi sono iscritto a questo partito». Ma non si trattava solo di una scelta affettiva, del bisogno di continuare la milizia politica di Guido. Più tardi, il 15 luglio 1961, nella rubrica che' teneva su Vie Nuove, rievocando con « lucidità critica » la morte del fratello ci parla delle proprie posizioni iniziali (« io allora non avevo ancora letto Marx, ed ero liberale con tendenza al Partito d'azione») ma per aggiungere, subito dopo, di vedere nelle posizioni « socialiste » (in senso lato e non di partito) assunte in seguito una continuità con le idee di Guido « è certo che oggi sarebbe stato al mio fianco». 

Fedeltà, dunque, in Pier Paolo Pasolini, a una scelta di collocazione, ideale e personale insieme, di cui fa prova tutta la sua vita; e che troverà anche una denominazione « formale » (ma non certo secondaria) nella sua breve partecipazione militante nelle file del PCI, della quale il documento che qui si pubblica è una testimonianza. 

Breve, questa partecipazione, non certo per sua volontà. Nell'ottobre 1949 egli fu espulso dalla Federazione comunista di Pordenone per indegnità morale », in seguito a una denunzia sporta contro di lui dai carabinieri. Il trauma fu certo profondo; e ne ritroveremo gli echi in molti degli scritti, letterari e giornalistici, di Pier Paolo Pasolini; non tale, tuttavia, da impedirgli di rimanere, sino alla line, dalla parte, del comunismo, e di mantenere costantemente, da una distanza più o meno ravvicinata, un dialogo continuo e appassionato con il Pci: « Non sono qui come radicale. Non sono qui come socialista, Non sono qui come progressista. Sono qui come marxista che vota per il Pci», dirà ancora nel suo ultimo scritto, l'intervento al congresso del partito radicale, letto a Firenze il 4 settembre 1975, due giorni dopo «il suo assassinio. 

venerdì 20 maggio 2022

Pasolini, Poesia d'oggi - La Panàrie, maggio-dicembre 1949,

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Pier Paolo Pasolini
Poesia d'oggi

La Panàrie
Maggio‑Dicembre 1949


Quando nel 1943 la mia famiglia venne a stabilirsi definitivamente in Friuli, nella vecchia casa materna di Casarsa, io del Friuli non sapevo praticamente nulla e non conoscevo nessuno se non i miei compagni d'infanzia.

Avevo però con me un libretto di versi, stampato da pochi mesi dalla «Libreria Antiquaria» a Bologna, e quel libretto era scritto in friulano: un curioso friulano che una appassionata lettura del Pirona, previe s'intende le mie predilezioni un po' estetizzanti per la lingua letterariamente assoluta dei provenzali e le delizie di una poesia popolare quale poteva essere quella dei Canti del popolo greco del Tommaseo, assolutezza e abbandono che insieme si prestavano a essere due componenti di un medesimo gusto letterario molto contemporaneo - aveva trasformato da casarsese in una specie di koinè un po' troppo raffinata da una parte un po' troppo candida dall'altra. Non si tratta ora di chiarire quale fosse (ed è ancora) la mia vocazione letteraria nei suoi rapporti con