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venerdì 13 marzo 2026

Pasolini: Il pensiero selvaggio: dall'Aquila al Corvo percorrendo le strade della realtà - di Maria Vittoria Chiarelli

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pasolini: Il pensiero selvaggio
dall'Aquila al Corvo percorrendo le strade della realtà

di Maria Vittoria Chiarelli 

Riuscirà il domatore di animali del suo circo, Monsieur Courneau,  a convincere l'aquila reale a comportarsi come gli altri, ciascuno  inserito con un proprio ruolo in un sistema codificato, ad "accettare il mondo anche solo per rifiutarlo"?

Questa volta il domatore - Totò  non è "innocente" e "poetico" e sbraita  inutili minacce naziste contro l'aquila che impassibile, ostinata, distante , assiste alle sue disperate convulsioni, e sembra che irrida alle crudeli invettive.

L'episodio del Pensiero selvaggio avrebbe dovuto essere inserito da Pasolini prima dell'episodio dei frati in Uccellacci e uccellini, ma il non più innocente  Totò, divenuto "personaggio cosciente" , in "possesso di privilegi culturali", si ritrova ad imitare i movimenti dell'aquila  in un "ghirigoro simmetrico in molto bianco e molto nero". In effetti la sua figura, dismesso l'abito di scena, si staglia sul nudo biancore della parete ricoperta appunto  da un bianco lenzuolo, dove le sue parole coscienti e prosaiche perdevano la loro "abbondanza epressiva".

Pian piano il domatore divenuto aquila, con sguardo "mistico di rapace" , si avvicina all'uscita e fra lo sconcerto del suo giovane assistente e della moglie si libra alto nel cielo, verso le vette scintillanti. 

mercoledì 13 agosto 2025

LIED, un racconto di Pier Paolo Pasolini - L'approdo, anno III, numero 2, aprile/giugno 1954 - da pag. 6 a pag. 9

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


LIED
un racconto di Pier Paolo Pasolini


L'approdo
anno III
numero 2
aprile/giugno 1954
da pag. 6 a pag. 9

( © trascrizione da cartaceo curata da Bruno Esposito )

Premessa di "Le pagine corsare" 

(di seguito, il racconto)

Se si pensa ormai di conoscere tutto o quasi dell'immensa produzione letteraria di Pasolini, si cade facilmente in errore: ecco un racconto non inedito, perché è già stato pubblicato dalla rivista di lettere ed arti "L'Approdo" nel 1954, ma sconosciuto ai più, considerato che non fa parte di alcun volume dedicato alla narrativa del Poeta, né di alcuna antologia. È un gioiellino incastonato nella realtà contadina friulana con i suoi suoni, colori, sapori, che acquista consistenza in un humus letterario in cui si alimenta uno stile di scrittura perfettamente aderente alle situazioni di vita vissuta, mai avulse dalla storia intima, semplice, cadenzata dai rituali consueti che scandiscono le stagioni naturali come l'esistenza dei protagonisti del racconto.

Il titolo è sicuramente di natura sonora, "Lied", che dal tedesco significa "canzone" : e il racconto è pervaso da un continuo vociare, dai rintocchi delle campane che sembrano richiamarsi da un paese all'altro, dal coro finale cantato in chiesa.
Eppure è un racconto che ha lasciato perplessi me e l'amico Bruno Esposito, perché non emergeva subito il suo contesto, a parte che fosse di argomento friulano, per collegarlo ad una fase della produzione narrativa pasoliniana.
Ne è nato un simpatico "dialoghetto" contemporaneamente ad una ricerca immediata, in seguito a nostre intuizioni, che speriamo abbia sortito dei risultati positivi. I nostri amici lettori possono naturalmente esprimere le loro opinioni a tal proposito:

Maria Vittoria Chiarelli

 

Bruno: "Sai qualcosa del suo racconto Lied"?
Maria Vittoria Chiarelli: "Ho letto qualcosa di simile, non mi è nuovo nuovo il titolo, può darsi che l'ho visto da qualche parte...ora controllo, Bruno!"
( Vedo l'anteprima del post ).
 
Maria Vittoria Chiarelli"Periodo friulano, quindi!
Bruno: "1954"
Maria Vittoria Chiarelli: "Come argomento, intendevo"
Bruno: "Sì. Tra un po' lo posto".
Maria Vittoria Chiarelli: "Allora , Bruno: tra i testi che ho attualmente non ho trovato questo racconto.
La data di pubblicazione è del 1954: non si trova nei volumi dei Romanzi e Racconti curati da Siti, ho controllato.
Può darsi che sia citato in qualche saggio...Volevi notizie per una maggiore contestualizzazione?
Maria Vittoria Chiarelli: " La famiglia dei Faedis è de "Il sogno di una cosa": non è che è un racconto interno al romanzo?"
Bruno: "Vedo".
Bruno: "No"
Maria Vittoria Chiarelli: "C'è la presenza di Nisiuti e potrebbe far parte di Atti Impuri!"
Bruno: "Vedo"
Bruno: "No"
Maria Vittoria Chiarelli: "Bruno, c'è la figlia dei Faedis, Ilde, che è presente in "Il sogno di una cosa"!"
Bruno: "Controllo tutte le parole".
Maria Vittoria Chiarelli: "Se troviamo pure Leonina, allora può darsi che sia un racconto che Pasolini aveva conservato e che per il romanzo ha rimaneggiato. Può darsi che i personaggi siano quelli, ma i racconti diversi: tipico di Pier Paolo fare di questi travasi!"
Bruno: " La parola Lied nel Sogno non c'è".
Maria Vittoria Chiarelli: " Ne "Il sogno di una cosa" compare anche Nisiuti, che si era fatto ormai giovincello!"
Bruno: "Mah, sarà un racconto dimenticato".
Bruno: "Se lui ha dato questo titolo, ( Lied ) significa qualcosa... ma adesso faccio un'analisi di tutte le parole".
Maria Vittoria Chiarelli: Sarebbe il caso di rileggere Il sogno: sono convinta che il periodo è quello della composizione del romanzo. Può darsi che il racconto a sé stante, faccia parte dello stesso materiale del romanzo, ma Pasolini ha ritenuto opportuno non inserirlo. Ma lo stile e i personaggi sono quelli..."
Bruno: "Leonina nel Sogno non c'è".
Bruno: "La località Arzene, non c'è.
Che lo spunto sia simile, sembra evidente..."
Bruno: "Ho un formato digitale un po' speciale del Sogno e con "trova parole", faccio in fretta a fare ricerche".
Maria Vittoria Chiarelli: Infatti...quindi solo Ilde e Nisiuti...Lo stile è quello del romanzo, però. Credo che il racconto sia stato scritto con l'intento di inserirlo nel romanzo, ma poi Pasolini si è accorto che lo scopo comunicativo del romanzo era indirizzato verso un'altra direzione e così non l'ha più considerato. L'ha poi pubblicato come racconto autonomo sull'Approdo".
Bruno: "E pare che nessuno se ne sia accorto".
Maria Vittoria Chiarelli: "Sull'Approdo non c'è nessuna introduzione, vero?"
Bruno: "No, sono tre racconti di tre autori diversi".
Maria Vittoria Chiarelli: " Voglio dire: non c'è alcuna introduzione al racconto di Pasolini?"
Bruno: "No! A mio avviso gli è stato richiesto e lo ha buttato giù in fretta..."
Maria Vittoria Chiarelli: " No, Bruno! Era meticoloso Pier Paolo! Se non era convinto della perfezione formale, non dava nulla! Ne sanno qualcosa gli intervistatori!
Per la questione della parola Lied: è un canto, infatti il racconto termina con un canto corale!"
Bruno: "Non parlo della forma..."
Maria Vittoria Chiarelli: "Del contenuto? È da leggerlo con attenzione, ma io respiro la stessa aria del Sogno!
Possiamo anche porre la questione agli amici lettori : secondo voi a quale periodo può essere ricollegato questo racconto? Rimanda ad altre opere per caratteristiche stilistiche, scelte lessicali...e soprattutto perché Pasolini avrebbe scelto di non inserirlo in un'opera più ampia?
Quale compiutezza esprime, se si può definire qualcosa di compiuto?"
Bruno: "A me viene in mente una poesia che ha lo stesso titolo":

Lied


Sotto i pioppi una vecchina
si muove nell'ultima luce,
lontana dal paese,
a raccogliere sterpi.
Che Domenica tranquilla!

L'alba la vedrà,
piegata con quella fascina,
sul suo sperduto fuocherello:
ultimi giorni incantati
di un vivere sconosciuto.

Bruno: "Lied, una poesia in friulano tratta da "La meglio gioventù" (1954)".
"Quindi, il racconto è ispirato alla poesia".
Maria Vittoria Chiarelli: "Sì, la rileggerò attentamente! Volevo chiarire meglio il significato di Lied! "
Bruno: "Canzone".
Maria Vittoria Chiarelli: "Spesso le vicende contadine sono accompagnate da canti...
C'è anche un suo dipinto Campagna casarsese ,del 1947 , che rimanda moltissimo al racconto, come tutti gli altri paesaggi campestri, e come anche le fotografie di Elio Ciol, che aveva compreso perfettamente l'essenza estetica di Casarsa e il mondo poetico di Pasolini : evocativa la foto che ritrae una vecchina in fondo ad una stradina di campagna, alle prime luci dell'alba o al tramonto...È indefinibile!"
Ecco perché parlo di arte totale in Pasolini: si rileva una fortissima impronta figurativa nei suoi scritti.
È un suono...una lingua...una luce..."
Bruno: "È una parola tedesca, che si diffuse in Friuli a partire dal XV secolo - canzone".
Maria Vittoria Chiarelli: "Perfetto. Anche "Il sogno di una cosa" è pieno di suoni...di canti..."


PIER PAOLO PASOLINI
 
Lied 


   Era stato segato l'ultimo fieno, erano stati raccolti i cartocci di granoturco e arati
i campi. Ormai non restava che tagliare le canne, o fare qualche piccolo lavoro 
per cui c'era tempo. Cosi nell'aria spoglia, ormai gelida in qualche ora, la casa 
risuonava di voci sgolate o scontente, di frasi rimandate dagli stanzoni della cantina ai solai pieni di mucchi arancione di granoturco, di foglie di tabacco appese ai fili di ferrò, di pomi allineati nei graticci dei bachi e uva distesa ad appassire.
 
   Ognuno, nella famiglia, aveva la sua frutta da parte: su cui i giovani esercitavano una sospettosa sorveglianza, contando il numero dei pomi o dei grappoli quasi ogni sera, ma mentre Leonina, la più bella dei Faedis, e soprattutto Ilde, durante il conto, sapevano resistere alla tentazione, magari morendo dalla voglia di mangiare almeno un grappolo d'uva, i maschi ai primi di novembre avevano già finito tutto: ed era molto se per il giorno dei morti avevano avanzato una mela ruggine e gelata. 

lunedì 18 aprile 2022

Pasolini - Un eros esistenziale e poetico che diviene progetto rivoluzionario - Di Maria Vittoria Chiarelli

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Un eros esistenziale e poetico che diviene progetto rivoluzionario

Di Maria Vittoria Chiarelli

Pasolini compie il suo primo viaggio in India nel 1961 in compagnia di Alberto Moravia ed Elsa Morante. Un Paese immenso che pullula di gente che dondola dolcemente il capo e che sembra dire sempre di sì, annuendo con mitezza. Eppure quel Paese, dopo la liberazione dal dominio coloniale inglese si chiede come affrontare nuove sfide, nel delicato passaggio da un'economia rurale ad una nuova svolta industriale che avrebbe determinato una scissione profonda tra una cultura millenaria e il nuovo corso che rischiava di occidentalizzarsi e di relegare ai margini la tradizione religiosa, pur connotata da una profonda divisione castale, ormai alla resa dei conti con un processo faticoso di democratizzazione che, già negli anni Sessanta, ravvisava nell'avvenire industriale l'unica strada possibile per superare la miseria sottoproletaria e l'arretratezza atavica delle campagne. Pasolini difende le forme antiche di una civiltà la cui religione consiste tutta in una serie di gesti pragmatici innocenti rivelando tutta la mitezza dello spirito della gente che li compie , come il rito della combustione dei morti , al cui calore i vivi si riscaldano traendone forza e rassegnazione insieme, in un anelito alla vita che si invera in un eterno sorriso di sacrificio, in cui si acquieta il dolore, rivivendo il ciclo dell'armonia universale senza fine. Già allora, in quel primo viaggio nella terra dell' "altrove", nella quale l' "odore" è diventato parola, l'espressione dei volti e i gesti ritmi poetici di un incedere rassegnato, ma autentico, disvelatori di ancestrali misteri divini, costituiscono una dimensione sacra che doveva essere salvata ad ogni costo, prima che gli ingranaggi di un sistema globale di dominio neocapitalistico potessero dissipare la luce che da quei roghi si riverberava nelle acque del Gange.

lunedì 22 marzo 2021

Pier Paolo Pasolini, "A Gigi er bullo" - di Maria Vittoria Chiarelli.

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro





Pier Paolo Pasolini
"A Gigi er bullo"
di Maria Vittoria Chiarelli.


Questa dedica di Pasolini (scovata per caso) ad un amico, un certo "Giggi", che si sarebbe accostato agli "Scritti corsari", perché ritenuto degno di ogni "scandalosa ricerca", mi ha emozionato, dal momento che ha fatto riemergere l'antica questione del destinatario delle opere di uno scrittore e, di un poeta, creatore di quel genere di espressione così particolare, sfuggente ad ogni pensabile categoria definita, che è la poesia. Quante volte Pasolini ha lamentato la perdita di un destinario, di essere una voce nel deserto, un "urlo" che sarebbe durato oltre ogni possibile fine, ma non compreso, se non addirittura inascoltato.
La distintiva scrittura di Pasolini si pone, in un contesto culturale spesso conformistico, come detonatore di un processo storico che ha annacquato il pensiero progressista , magari originatosi come controcorrente,

Pasolini - La modernità nella "forza del passato" - Di Maria Vittoria Chiarelli.

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




La modernità nella "forza del passato"
Di Maria Vittoria Chiarelli.

Pasolini ha sempre sostenuto un rapporto dialettico con la Modernità, ne ha sempre vissuto le genesi dolorose, assorbito totalmente nella "forza del Passato", che non è statica, non un ventre passivo che cova un'umanità mai nata, ma feconda di germi inalterati perché inalterabili, secondo le prospettive di un Progresso vero.
Ma ciò che muta richiede un processo carico di lacerazioni anche per "farsi migliore".
Uccellacci e uccellini e Le Ceneri di Gramsci sono due momenti della passione ideologica di Pasolini che si esprime in direzioni differenti ed intersecatisi, certamente indicativi della riflessione e del fervore

SIAMO NOI I NUOVI LETTORI DI PASOLINI - Di Maria Vittoria Chiarelli

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro







" MIO CARO LETTORE, PARTICOLARMENTE CARO PERCHÉ NUOVO..." : 
SIAMO NOI
  I NUOVI LETTORI DI PASOLINI
( di Maria Vittoria Chiarelli )



E poi, tu credi,
che si possa fare un sogno, non ricordarlo,
e avere da questo sogno, mutata la vita?

(P. P. Pasolini, Poeta delle Ceneri)




Pasolini pubblica nel 1970, per Garzanti,  un'antologia delle sue poesie e ne cura la Prefazione intitolandola " Al lettore nuovo". Il Poeta si racconta : non era la prima volta, lo aveva fatto nelle interviste e nell'autobiografia in versi "Il poeta delle Ceneri", e a ritroso, risalendo alle pagine giovanili dei "Quaderni rossi", al romanzo "Atti impuri" , a Operetta marina e ad altri racconti friulani e romani. In verità, tutta l'opera pasoliniana è un racconto del sé, proiettato sulla realtà come in uno specchio che gli rimanda i suoi stessi sguardi, per cui soggettività e oggettività si sfumano in una perenne contaminazione poetico-figurativa in

Pasolini - Il PROCESSO A "LA RICOTTA": LA PERSECUZIONE NELLE AULE DI UN TRIBUNALE

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




Pasolini
Il PROCESSO A "LA RICOTTA":
LA PERSECUZIONE NELLE AULE DI UN TRIBUNALE
Di Maria Vittoria Chiarelli


Quando la sera del 1° marzo 1963 un ufficiale dei carabinieri si presenta nei locali del cinema Corso in Roma, con un decreto di sequestro firmato dal sostituto procuratore della Repubblica di Roma, dottor Giuseppe Di Gennaro, Pasolini era già nel mirino di una persecuzione non solo latente, sottile, come può essere quella indirizzata ad un qualsiasi intellettuale che esprima opposizione al sistema politico in cui si trova ad operare. No, nel caso di Pasolini si tratta di una vera e propria aggressione verbale e fisica che nel marzo del '63 sembra trovare quasi una sua legittimazione nelle aule di un tribunale, sede per eccellenza, in un Paese democratico, dell'equità e

Pasolini, lo sguardo di un Poeta - Di Maria Vittoria Chiarelli

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro






Pasolini, lo sguardo di un Poeta.
Di Maria Vittoria Chiarelli


"Ma la Bellezza è Bellezza, e non mente": un breve viaggio attraverso la Roma di Pasolini, alla ricerca di una bellezza che è verità umana, lontana da ogni forma stereotipata, dove la vita non sa di se stessa se non che è vita, una realtà popolare la cui coscienza di sé avrebbe potuto aprire altri scenari per un Progresso autentico, non certo la cieca sottomissione ad un potere che ha negato e distrutto la sua natura, spazzando via una cultura radicata nei secoli, sostituendola con modelli e stili di comportamento a lei estranei che con la loro pervasività monopolizzatrice, falsamente permissiva e democratica, hanno generato intolleranza e violenza.

"Alle volte è dentro di noi qualcosa
(che tu sai bene, perché è la poesia)
qualcosa di buio in cui si fa luminosa

La religione in Pasolini: le origini di una mancanza piena - Di Maria Vittoria Chiarelli

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro





La religione in Pasolini: le origini di una mancanza piena.


Nelle ultime sequenze de "Che cosa le nuvole", l'apparizione di un cielo terso su cui lentamente sco...rrono delle lievi nuvole accompagnano le ultime parole di Totò-Jago e di Ninetto - Otello:
(https://youtu.be/rjcKDfcmzZs).



Il cielo è uno specchio dove si riflette la "straziante, meravigliosa bellezza del creato", da cui scaturisce, anzi "soffia" il "folle amore" del Poeta. La religiosità di Pasolini è compresa in tutto quell'amore cieco, assoluto, senza soluzione di continuità, che ha segnato la sua vita sempre intrisa di nostalgia del perduto, inarrivabile verità, essenza mai percepita fino in fondo, tediata dal suo contrario, apparenza e menzogna, che si dileguano solo con la morte, finalmente liberatrice e rivelatrice del vero.
Pasolini rivolge lo sguardo al mondo primordiale, prima di ogni credo religioso, codificato in senso storico, si pone al di qua della Storia, ma anche oltre, tra cielo e terra.

Pasolini, Salò o la rappresentazione del Potere - di Maria Vittoria Chiarelli.

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




Salò o la rappresentazione del Potere:
Pasolini, senza speranza, imbraccia la cinepresa come un combattente.




Opera dura, cinica, brutale, crudele, agghiacciante, rivoltante, da parte di un Autore, Pier Paolo Pasolini, che non possiede affatto queste connotazioni nel suo substrato umano e culturale, che proviene da tutt'altra formazione, forte nella mitezza esistenziale, narciso che si specchia nel lago della sua cultura umanistica per attingere le fonti del suo pensiero sempre analitico, tanto incline a discernere, a separare, a distinguere, da farlo sembrare profetico: invero si tratta di capacità intellettuale a collegare elementi anche lontani nel tempo, fatti e fenomeni e sviscerare attraverso un'argomentazione stringente le "prede" della sua esperienza culturale articolata,

Il Poeta "Pietro II" (Pasolini) racconta la sua storia di persecuzione - di Maria Vittoria Chiarelli

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro






Il Poeta "Pietro II" (Pasolini)
racconta la sua storia di persecuzione
di Maria Vittoria Chiarelli



Il Poeta "Pietro II" racconta la sua storia di persecuzione: Pasolini immagina di essere un secondo Pietro, primo apostolo di Cristo nel Vangelo, che è preparato, come lui, a subire un processo che lo porterà alla morte, infatti ritornerà sui propri passi, diretto verso la Roma di Nerone, per testimoniare la Verità. Pasolini diventa il Pastor Poeta, "perché solo un poeta potrà sapere di dover morire!" , "stupito di essere così solo". Un novello Pietro che fu Papa per "amor...e poetico di Cristo".

Pasolini, l' esperienza di una vita insperata - Il sogno della ragione,

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




Pasolini, l' esperienza di una vita insperata 
Il sogno della ragione,
di Maria Vittoria Chiarelli.


Negli anni '60 Pasolini già non parlava più di speranza, nel senso di una prospettiva di futuro ben delineato, perché progettabile su basi ideologiche e tensioni etiche certe: l'incertezza nel futuro , in una società che si intravede tra le nebbie di un difficile quanto doloroso travaglio di una storia dai contorni indefiniti , in un clima di tensioni tra il vecchio mondo paleoindustriale e nuovi bisogni di una realtà dallo sviluppo incontrollabile che rischiano di essere manipolati invece di costituirsi come conquiste consapevoli, è senz'altro materia di una poesia che lotta, una poesia civile, come quella di Pasolini, nei confronti della quale si tenta di tutto per fermarla, per neutralizzarne la forza contestatrice puntata a un conformismo di fondo che serpeggia tra le le pieghe della mentalità media borghese italiana.

Pasolini voleva essere compreso - Di Maria Vittoria Chiarelli.

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro





Pasolini voleva essere compreso 
Di Maria Vittoria Chiarelli.
( Tratto da una conversazione tra me (Bruno), Dario (Amico) e Maria Vittoria ( Amica autrice del commento )


Ecco cosa succede quando si ama sinceramente e, ribadisco, sinceramente uno scrittore che, volente o nolente, ha illuminato con tanti percorsi di intelligenza e di poesia la vita di tutti noi. Contraddittorio Pasolini? Ma certo, ci mancherebbe altro! Come si fa ad esprimere cultura senza contraddizioni? Credo profondamente che a Pasolini fosse estranea completamente ogni tentazione al successo "che è una cosa brutta per un uomo", ma la comprensione la voleva eccome, quella comprensione fraterna che viene dallo studio libero, dal confronto senza pregiudizi, dallo sguardo puro, senza conformismi. Pensare con la propria testa, esattamente come manifesta Bruno, quando dice che non sempre è d'accordo con il Poeta. 

Il mio Pasolini, di Maria Vittoria Chiarelli. video

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro





Il mio Pasolini, 
di Maria Vittoria Chiarelli.

A volte penso a parole semplici con cui potrei comunicare qualcosa della personalità e dell'opera di Pier Paolo Pasolini. Se dovessi iniziare un racconto conversando con qualcuno che non lo conoscesse, o magari ne abbia solo sentito parlare confusamente in giro, come potrei catturare la sua attenzione? Esiste un'immagine che lo rappresenta, che possa concentrare in sé l'essenza di un uomo, il suo sentire, la sua intelligenza, i suoi atteggiamenti, la sua emotività, anche pochi gesti o sguardi che possano esprimere quel "quid" che è il senso di un'intera vita? Le foto catturano l'anima , raccontano più delle parole, fissano attimi che diventano preziosi sedimenti che il tempo incastona nella nostra immaginazione che si trasforma in memoria, un moto vitale che fa lievitare la comprensione delle cose e delle persone, immortalandone il respiro in un patrimonio ideale che appartiene a tutti. 

Maria Vittoria Chiarelli - Pasolini, "disperata vitalità"

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




Pasolini, "disperata vitalità"
Di Maria Vittoria Chiarelli

Pier Paolo Pasolini, intellettuale eretico e corsaro nato nel nostro Paese che egli amò con tutte le sue forze, consumandosi in un lavoro incessante, oltre ogni speranza, senza riserve, affinché recuperasse la sua vera storia per ricostruire una nuova umanità, le cui radici erano state avvelenate da un Potere senza volto, omologante che ha distrutto la vera ricchezza del nostro popolo.


mercoledì 24 febbraio 2021

Laura Betti, le pagine inedite - Tratto da Laura Betti illuminata di nero.

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Laura Betti, illuminata di nero, a cura di Roberto Chiesi 


Laura Betti, le pagine inedite 
tratto da Laura Betti illuminata di nero, 
a cura di Roberto Chiesi 

(Un ringraziamento a Maria Vittoria Chiarelli, per la sua accurata trascrizione)

Teta Velata


Questa e altre pagine inedite sono state ritrovate in una cartella dell'archivio di Laura Betti, accanto a brani dattiloscritti del romanzo Teta Veleta. Possiamo quindi ipotizzare che si tratti di passaggi successivamente eliminati dalla stesura definitiva dell'opera.






7 gennaio 1976


Laura Betti, illuminata di nero, a cura di Roberto Chiesi 

Sono finite le feste. Natale. Capo d'Anno. Epifania. Giorni e giorni di silenzio atono e stravolto. Silenziose anche le urla di Susanna, la mia ultima figlia(1).
Poi le urla di Susanna sono state chiuse dentro ad un'automobile rossa che volava per l'autostrada Trieste-Casarza (sic) fino a diventare un solo, unico urlo prolungato, impastato di Pavesini, di Esso e di caschi colorati. Via, via mia figlia Susanna, chiusa dentro il suo urlo cieco, chiusa nella mia mano che le ha strappato un lieve odore di primule.

giovedì 24 dicembre 2020

Pasolini da la sua versione - La mia avventura a Panico - Un articolo dimenticato.

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Biblioteca nazionale centrale - Roma


Pasolini da la sua versione
La mia avventura a Panico
Un articolo dimenticato.

Una lettera di Pier Paolo Pasolini
“La mia avventura a Panico” 
5 luglio 1960
"Popolo di Roma"
Biblioteca nazionale centrale - Roma

*****
A seguire:
La lettera di Pasolini
Un breve cronaca giudiziaria
Un commento di Maria Vittoria Chiarelli

La mia avventura a Panico

Pier Paolo Pasolini ha dato la sua versione dei fatti a sua tempo accaduti in via Panico in una lettera al direttore di «Paese» e «Paese Sera» pubblicata ieri dal nostro confratello del pomeriggio e che riprendiamo per i nostri lettori.

  Caro direttore; inutile ricapitolare. le cose son note. Ma male. Le scrivo questa lettera di precisazione, perchè vorrei che almeno i suoi lettori fossero informati bene. Ecco telegraficamente. come sono andate le cose:
Biblioteca nazionale centrale - Roma
    Percorro Corso Vittorio, diretto verso casa (sono poco meno delle una di notte), quando sento un fischio e una voce; «A Pa'!» Guardo indietro, e vedo il Tedesco, un giovane di Trastevere, vecchio amico mio, che incontro quasi tutte le sere. rincasando, da quelle parti; è con un Suo compagno, il Picchio, che conosco solo di vista. I due vengono quasi di corsa verso la mia macchina, con «la faccia stupita, sorridente e cordiale delle grandi occasioni: la grande occasione è la mia Giulietta TI, nuova, che ho da pochi giorni, e che il Tedesco vede per la prima volta (mi aveva visto prima in bicicletta, poi con una seicento di seconda mano, poi con una millecento): e quindi accorre per congratularsi. Subito, naturalmente, mi chiede anche di provarla. Non più di cinque minuti,  eh! Ché ho sonno!» gli faccio. «Sì. cinque minuti, cinque minuti!» e monta. con Picchio.
   Fatto il giro di Largo Argentina, e comprato il « Paese Sera », quello con i miei 180 endecasillabi secondo l‘orazione di Marcantonio - che il Tedesco già nel pomeriggio aveva visto, naturalmente senza tentare d'affrontarli - imbocchiamo di nuovo Corso Vittorio: piano piano giriamo per la zona. Si tratta soltanto di provare la macchina. quindi non c'è meta: imbocchiamo via delle Campanelle, e poi via Panico.
   Là in fondo, all’altro angolo, verso via dei Coronari, cosa succede?
   Una ventina di persone, che urlano, gemono. invocano: si sarà fatto male qualcuno? Una lite in famiglia? Accendo gli abbaglianti, e compaiono, bianchi come tanti fornai, dei vecchi e delle vecchie, mezzi nudi o in mutande, che corrono qua e là, come agitati dalla briga infernale: mi avvicino. E‘ una colluttazione tra due giovani, in mezzo a questo coro scomposto di vecchi: un maschio e una femmina.  «Saranno un fratello e una sorella - penso - o due fidanzati...».  Essi si stanno colpendo furiosamente, afferrandosi per la gola e urlando. E' un attimo: il Tedesco accanto a me, grida: «Quello è il Barone. lo conosco…. ». «Scendi e portalo via! gli dico subito. E' chiaro che bisogna dividere i due, subito, quelli son capaci di farsi chissà che cosa, conosco i miei polli, e benché nel leggero trauma che mi danno gli urli di tutta quella genie in mutande, non ho il minimo dubbio su questa prima necessità. Il Tedesco è altrettanto rapido, scende, afferra per le braccia il giovane e lo spinge con forza dentro la macchina. La giovane continua a urlare, la sua voce si confonde tra gli urli degli altri: metto in moto e parto.
Biblioteca nazionale centrale - Roma
   Così il giretto in macchina continua, col Barone. E' agitato, ansimante Ha una faccia bruna, fine e abbastanza gentile: è anche pulito. Con voce un po‘ rotta, dice in due parole come è andata, né io insisto, perché, tutto sommato, la cosa, a prima vista mi pare abbastanza banale, roba vecchia... In una casa di via Panico, vicino a casa sua, son venute a stare due di quelle (così egli mi dice), frequentate da degli amici: tra loro e la gioventù di via Panico, la situazione è alquanto tesa (lo credo: andare a stare lì è come mettere un dito in un vespaio), quella sera si sono presi a parole, una parola tira l'altra, dalle parole sono passati ai fatti,  ed è nata la rissa. tra le due donne e i loro accompagnatori e i ragazzi della strada, botte, cazzotti, strilli delle madri e dei padri... Poi il mio arrivo di inaspettato pacere in Giulietta.
   Presto il Barone, ch‘è un ragazzo di vita, si calma, e il sorriso torna sulla sua faccia: continuiamo il giro, chiacchierando del più e del meno, e, infine, il Tedesco e il Picchio, scendono nel punto dove li ho presi. Col Barone prolungo ancora un po’ il giro, pensando che ancora, là sotto casa, a via Panico, le acque non si siano del tutto calmate: ma dopo una decina di minuti. punto decisamente da quella parte. E‘ ora di andare a dormire, si avvicinano le due.
   Arrivati però in fondo a una delle stradette di Borgo Panico, immersa nel suo povero, antico, buio, vediamo che, laggiù, all’angolo della via Panico, si muovono delle figure: sono quelli che i giornali chiamerebbero «giovinastri». che sostano lì, in silenzio, con aria poco rassicurante. Sono preoccupato io, e vedo che è preoccupato anche il Barone, «Vedo che qui non tira aria ancora tanto buono» dico. Ho paura per lui, e anche un po‘ per me. lo confesso: potrebbero essere amici delle ragazze, parenti, che si vogliono vendicare.
   Basta: rigiro la Giulietta e punto verso Trastevere. a un baretto vicino a Ponte Garibaldi, che sia aperto fino a tardi, e dove so che indugiano fin tardi, nelle notti calde, il Tedesco e gli amici. «Ti lascio a quei baretto, e a casa ci andrai da solo fra un po‘..… Io adesso me ne vado a dormire…». E così, davanti al baretto scintillante sui vecchi sampietrini di via dei Re, lo saluto, e salgo a Monteverde.
La Stampa 30-06-1960
   La mattina dopo alle sette, mentre dormo ancora perdutamente, la porta della mia cameretta si apre, irrompe una luce innaturale, che mi sveglia, e vedo la faccia di mia madre: e dietro a lei altre facce, sconosciute. Una faccia sfilata e nera, di giovane uomo, ironica e sfuggente, una faccia di ragazza anemica e crudele, un‘altra faccia maschile anonima e un po’ ammaccata. Una voce mi chiede: «Lei ha assistito a una rissa ieri sera a Panico?». Capisco di che si tratta. e rispondo subito di si, togliendomi la cera dalle orecchie e vestendomi.
   Mia madre è spaventata, mi guarda con una angoscia di bambina negli occhi: in tutto quest’affare niente in fondo mi duole o mi importa. Sono cose che accadono. e quando accadono vanno affrontate con coraggio, e quasi, direi, con allegria.  Ma c‘è mia madre. ch’è rimasta una bambina friulana, e la sua paura, il suo dolore, mi fanno perdere la testa, mi svuotano, mi fanno venir voglia  di morire.
   Mi alzo, mi vesto in un attimo, e seguo coloro che son venuti a prelevarmi, come un ladro: mia madre resta sola a casa, non so dire cos‘erano i suoi occhi e il suo viso in quel momento, quando sono uscito dalla porta.
   Fuori, nell‘atroce solicello del mattino acerbo, dei poliziotti, e due cani: uno è il cane Dox. passa anche - non so se per caso. la «pantera» l‘«Alfa millenove» della polizia, Il guardiano notturno del garage, il padrone del baretto sotto casa, che si sta aprendo, mi guardano spaventati. Salgo coi due borghesi, la donna e i cani nella mia famosa Giulietta, e insieme arriviamo al Commissariato Ponte. che è nello stesso edificio della Questura Centrale.
   Sono introdotto, e mi trovo nello squallido ufficio del commissario, un uomo alto, grosso, con dei leggeri baffi e gli occhi amari, che subito mi investono come colpevole di non so che cosa: seduti su un divanetto di cuoio, lì davanti, sono i tre - che sono venuti a prelevarmi dal letto, e una seconda ragazza, procace. La prima ragazza - che è coi famosi calzoni attillati - e che ora realizzo essere la colluttante della notte - ha cambiato faccia: è gialla, gli occhi le brillano furiosi e isterici. Mi accusa: è lui, è il complice, non ha portato via un ragazzo ma due tre…. li ho visti io coi miei occhi. ha portato via tutti quelli che mi hanno aggredita...
L'Unità 30-06-1960
   Io cerco di restare calmo: ma qui siamo al processo delle streghe. Come arrestare quella eruzione di accuse, totalmente inaspettate, non so. Mi vien quasi da ridere: «Ma signorina, io sono uno scrittore, non ho bisogno di aiutare dei ladri a rubare una catenina...».
   E cerco di raccontare al commissario come sono andate le cose. Ma ho l‘impressione di non essere affatto creduto. Allora dico che con me c'erano, nella macchina due persone, che vengano interrogate: la loro versione combacerà certamente con la mia... Chi sono queste due persone? La dico subito. Sono certo che il Tedesco non me ne vorrà, se trascino anche lui nel pasticcio.
   Così.. tre agenti in borghese e io, partiamo seguiti dalla campagnola, per Trastevere, sotto il solicello ormai cocente.
   Arriviamo a piazza Renzi, io imbocco lo scrostato portoncino dove abita il Tedesco: non sono mai entrato. non so l‘interno dove abita, lo cerco, lo chiamo, c‘è un cortiletto interno, vecchio come il Colosseo, coi muri così usati che paiono di cartilagine, sotto la vampa del sole mattutino. Lì una donna lava i  panni, a una fontanella scrostata.
   E‘ la madre del Tedesco, lo capisco subito. Com'è diversa dalla mia: resta indifferente, calma: un‘antica esperienza le si dipinge negli occhi, passivi, rassegnati, duri. Lascia. che le portino via il figlio. senza smettere di lavare: e il Tedesco, mezzo nudo e assonnato, lascia quel suo stanzone invaso dal sole, quel suo romito cortiletto, quella sua madre che tace. Ma guardandola, i suoi occhi sempre allegri e malandrini, hanno un breve sgomento. un’ombra…
   L‘altro, il Picchio, non è in casa, dove, in questi giorni, vive solo.
La Stampa 03-07-1960

   Torniamo al commissariato: qui il Tedesco e io siamo divisi. Aspetto in uno squallido; stanzone per quasi un‘ora e mezza, con un‘angoscia che non so dire al pensiero di mia madre sola a casa.
   Alla fine sono richiamato nell‘ufficio: lì c'è anche il vice-questore, gentile: l'atmosfera intorno a me è cambiata.
   Non sono più un delinquente comune, da cane Dox. Rìpeto la versione dei fatti, che poi viene verbalizzata. Posso andarmene.  Subito, fuori, nel fuoco del sole ormai a picco, ci sono i fotografi: e comincia, a questo punto, la mia vera disavventura.
   Ripeto: sono disposto ad affrontare, qualsiasi inconveniente dovuto al mio carattere troppo curioso e impulsivo, e qualsiasi incerto del mestiere. Ma quello che mi continua a dolere è, per dirla con eufemismo, la cattiva informazione:  la campagna del discredito, che rivela la profonda immoralità degli individui che vi si prestano, oltre che la profonda immoralità della società in cui viviamo. Per questo, caro direttore, le mando questo telegrafico referto, che impegna pubblicamente la mia firma di scrittore, attendibile almeno davanti ai suoi lettori...
PIER PAOLO PASOLINI

(Trascrizione dal cartaceo curata da B.Esposito)

L'Unità - Domenica 3 luglio 1960

Fatti di via Panico
cronaca del procedimento  giudiziario

29.06.60 Fatti di via Panico. Fermo per interrogatorio al commissariato. 
30.06.60 Fatti di via Panico. Denuncia della polizia diretta al procuratore della repubblica di Roma. 
02.07.60 Fatti di via Panico. Notifica di una convocazione davanti al procuratore della repubblica per il giorno 04.07.60. 
04.07.60 Fatti di via Panico. Interrogatorio davanti al P.M. 
22.03.61 Fatti di via Panico. Notifica del decreto di citazione in giudizio davanti al tribunale di Roma. 
20.04.61 Fatti di via Panico. I udienza. Rinvio a nuovo ruolo. 
06.06.61 Fatti di via Panico. Notifica di un nuovo decreto di citazione. 
01.07.61 Fatti di via Panico. II udienza. Rinvio a nuovo ruolo. 
30.09.61 Fatti di via Panico. Notifica di decreto di citazione. 
15.11.61 Fatti di via Panico. III udienza. 
16.11.61 Fatti di via Panico. Sentenza di I grado e appello dei difensori (Avv. Roscioni e Berlingieri) contro la sentenza. 
05.12.61 Fatti di via Panico. Notifica della dichiarazione di appello del procuratore generale contro la sentenza di I grado. 
18.12.61 Fatti di via Panico. Notifica dell'avviso di deposito della sentenza di I grado. 
13.10.62 Fatti di via Panico. Notifica del decreto di citazione a comparire davanti alla corte d'appello di Roma. 
30.01.63 Fatti di via Panico. Udienza di corte d'appello e rinvio a nuovo giudizio. 
10.04.63 Fatti di via Panico. Notifica del decreto di citazione a comparire davanti alla corte di appello di Roma. 
05.07.63 Fatti di via Panico. Udienza di corte d'appello. 
14.03.64 Fatti di via Panico. Notifica dell'estratto contumaciale della sentenza di II grado.
Stampa Sera 06-07-1960


Maria Vittoria Chiarelli:

No, non è un racconto noir 

"La mia avventura a Panico": 

a dirla tutta, il suo autore, Pier Paolo Pasolini, non avrebbe voluto scriverlo, ma è stato costretto dalle circostanze che, se non avessero comportato delle conseguenze dal sapore amaramente persecutorio, avrebbero potuto essere annoverate in uno spiacevole fatto di cronaca tipico di borgata, magari a tinte forti, dai toni chiassosi, dalle dinamiche esagerate, ma fortunatamente non degenerate in un omicidio. 
Sicuramente anche grazie all'intervento di Pasolini, che proprio quella sera aveva ceduto alla richiesta di un suo giovane amico di Trastevere, denominato il "Tedesco", che incontrava sempre tornando verso casa, di provare la sua nuova auto, una Giulietta TI. 
Aveva molti amici Pasolini nelle borgate e l'attrazione passionale e conoscitiva verso quell'umanità che viveva alla giornata, innocente e malandrina, abituata ad arrangiarsi , in perenne conflitto con la miseria e pronta a tutto pur di rimediare qualche soddisfacimento materiale, gli era cresciuta dentro dal germoglio di un amore poetico verso la realtà che, nato nella terra materna in Friuli, si era alimentato di innesti fecondi nell'ambiente romano, dove ogni esperienza diretta di contatto umano si traduceva in lingua e stile, dando vita a poesie, racconti , romanzi, e non solo...Già in quell'anno 1960, Pasolini lavorava al suo primo film, dal titolo emblematico di "Accattone", sceneggiato e diretto da lui stesso. Ecco che sempre più l'ambiente sottoproletario, grazie a lui, diveniva visibile, solleticando il razzismo latente della mentalità piccolo-borghese italiana, che non gli perdonava quel suo coinvolgimento così viscerale, quel desiderio rovente di rendere poetico l'abietto, di scorgere la luce nelle tenebre di vite miserabili. Si percepiva con fastidio che il suo non era "neorealismo" che condannava uno stato di cose, un'arte solo meramente puntata verso la denuncia, era maledettamente qualcosa di più e, soprattutto, qualcosa di diverso: era presenza viva nel mondo, era visione, era mito primigenio che si affacciava alla storia, questa volta non più raccontata in
maniera simbolica, ma attraverso la realtà che è metafora di se stessa. L'episodio di via Panico, la sua assurda dinamica, fa riflettere sui rapporti che la società italiana , attraverso le sue istituzioni, stabilirà con un intellettuale che ne porrà in evidenza tutto il bieco perbenismo e la conseguente volontà persecutoria, in nome di falsi e razzistici principi morali. 
Quella notte tra il 29 e il 30 giugno del 1960, Pasolini, per aver imboccato via delle Campanelle e poi via Panico, per aver assistito con abbaglianti accesi ad una rissa tra due giovani, per la precisione un maschio e una femmina, che si colpivano furiosamente afferrandosi per la gola, il tutto condito da uno scippo di un anello con granati del valore di lire 24.000, di una catenina e di un orologio d'oro, subito dalla ragazza e da un suo amico ( con una ventina di persone urlanti intorno), e aver sollecitato il Tedesco, il quale aveva riconosciuto nel ragazzo della rissa una sua vecchia conoscenza, cioè il "Barone", ad intervenire subito, strappando quest'ultimo alla lite e trascinandolo nell'auto, verrà etichettato dalla stampa come appartenente al mondo criminale. Si trovava per caso, Pasolini, in via Panico, nessun "sopralluogo" intenzionale lo aveva condotto in quel posto: un cittadino come altri che si è trovato a soccorrere un altro essere umano, senza calcolare preventivamente la sua
classe sociale di appartenenza...era una persona in difficoltà e Pasolini ha agito mosso dall'istinto delle persone generose e, a livello di coscienza, con un alto senso di presenza civile nel territorio: ma guarda caso, quel cittadino, non era uno qualunque, era proprio "quel" Pier Paolo Pasolini, scrittore anomalo, in odore non di santità letteraria, ma di omosessualità, come i precedenti fatti di Anzio avevano evidenziato, che per svolgere il suo lavoro, si immedesimava con l'ambiente osservato, viveva la stessa esistenza dei suoi eroi, o meglio "antieroi", dimostrandolo già con la pubblicazione nel '55 di "Ragazzi di vita", romanzo che era stato sottoposto a giudizio per oscenità. Era ignorato completamente e, volutamente, il confine tra realtà e la sua rappresentazione, la sua riproduzione attraverso l'arte. Già, proprio in Italia, la terra con tanti esempi di realismo in letteratura. Ma il realismo di Pasolini possiede una cifra diversa: è intessuto di "soggettive" poetiche che introiettano la realtà, restituendola "trasumanata", illuminata da quel sole onirico che si tramuta in coscienza, una "luce" reale che ha sempre costituto il problema del suo cinema di poesia, la "lingua scritta della realtà" , come ha teorizzato appunto Pasolini. Ci si sentiva, pertanto, legittimati, non tanto ad indagare, prelevando dalla propria casa e di buon mattino, un cittadino che aveva sottratto un giovane ad una rissa che poteva degenerare in un omicidio, che era cosa normale per appurare la dinamica dei fatti, quanto a sospettare che quello stesso cittadino, proprio perchè rispondeva al nome di Pasolini, poteva in qualche modo essere coinvolto come colui che, volontariamente, aveva voluto sottrarre un criminale alle indagini della polizia.
Ma chi era il "Barone"? Il suo vero nome era Luciano Benevello e la vicenda com'era andata realmente con il suo pregresso, fino all'arrivo di Pasolini in via Panico, in compagnia del Tedesco e di un amico di quest'ultimo, soprannominato il Picchio, è raccontata nel libro "Pasolini: cronaca giudiziaria, persecuzione, morte " ( ...'<<in un paese orribilmente sporco>> ), a cura di Laura Betti, edito da Garzanti nel 1977. Ciò che a noi interessa, è l'aura funesta e denigratoria che è stata costruita intorno alla persona di Pasolini, attraverso l'assunto dell'identificazione arbitraria della realtà con la sua rappresentazione che diventa oggetto di scandalo, come scandaloso è chi racconta la verità ruvida e urticante di quella realtà. Fu così che il 15 novembre 1961, quasi un anno e mezzo dopo i fatti, Pasolini viene processato dalla seconda sezione penale del tribunale di Roma , assieme ad altre tredici persone accusate di rissa e furto. È imputato di favoreggiamento: di aver preso a bordo della propria automobile uno dei contendenti , Luciano Benevello, detto il Barone, allontanandolo dalla via Panico, luogo della rissa, e sottraendolo alle indagini della polizia.
A poco servì la testimonianza calma e lucida di Pasolini che, la mattina seguente , spiegava con dovizia di particolari ciò che era avvenuto la notte precedente, al commissariato di Ponte, il cui commissario capo Baldinotti, nella sua denuncia alla procura della repubblica di Roma, così scrive: " Si ha fondato motivo di ritenere che il Pasolini abbia voluto deliberatamente e con piena consapevolezza agevolare , sottraendolo alle indagini della polizia, il Benevello Luciano amico del giovane e non meno losco amico col quale il brillante scrittore si accompagnava nella scorribanda notturna attraverso la via Panico, una delle strade più malfamate della città. La colpevolezza del Pasolini appare piena, netta e inequivocabile ove si consideri che neanche agli appelli della ragazza egli volle dare ascolto, allontanandosi invece rapidamente". Pertanto Pasolini viene rinviato a giudizio. La stampa si sbizzarrisce nel definire ogni aspetto violento e torbido degli strati popolari marginali della società come "pasoliniano", come "pasoliniani" sono i ragazzi dell'irrequieto quartiere dei ladri. La figura pubblica dello scrittore sarà completamente condizionata da questo tipo di giudizio che raggiunge i toni del dileggio e dell'ironia piccolo-borghese a buon mercato nella lettera aperta a Pasolini del settimanale democristiano <<La Discussione>>, dove si legge : " Gentile Signore, ho letto con interesse la sua autodifesa dopo, l'avventura in via Panico o Panico...C'è un fatto che non ho afferrato: perché Ella metta tanto impegno a scagionarsi. Non mi creda uno sciocco. Ma che differenza avrebbe fatto per Lei se il ragazzo o i ragazzi saliti a bordo della Giulietta, cui le dà accesso la sua professione di scrittore, avessero veramente <<scippato>> la collana o la borsetta alla ragazza? Non li avrebbe salvati ugualmente, anche sapendolo, dalle guardie? Non é forse vero che questi rappresentano in carne la società crudele, corrotta e sopraffattrice, e i ragazzi di vita, le sue vittime, crudeli anch'essi magari, ma con nel cuore il germe della resurrezione?

E non avrebbe dunque Ella posto il suo impegno a salvare questi boccioli di speranza dalla furia tetra e stupida dell'Ordine con la O maiuscola di questa società formalistica?... Forse che quella società che lei stuzzica frustandola, Le abbia trasmesso, con la Giulietta TI, anche i germi della rispettabilità? Se ne liberi o cesserà di piacerLe! " . I fatti di via Panico danno il via all'identificazione di Pasolini con la figura del fuorilegge, immagine che sarà a breve rafforzata oltre che da "Accattone", il suo primo film, il cui autore è definito dal Secolo d'Italia, <<un insieme di materia bruta che si regge verticalmente soltanto per uno di quegli scherzi della natura che come crea uccelli marini e pesci volanti così crea 'mostri umani'>>, anche dalla sua partecipazione al film di Lizzani, Il Gobbo, dove interpreta un criminale monco con il mitra spianato. La storia di via Panico è fatto troppo ghiotto per le gole scandalistiche e morboso per non riempire le prime pagine, con tanto di fotografie e titoli su quattro e anche cinque colonne. <<Il Tempo>> scrive: "Per aver così veristicamente e intimamente vissuto le esperienze dei ragazzi di vita e delle vite violente, Pasolini era in un certo senso destinato ad assaporare tra le altre anche l'emozione di un fermo di polizia". Alfredo Todisco su <<La Stampa>>: "Chiaramente, tra la vita personale dello scrittore ed i fantasmi della sua creazione letteraria vi é una compenetrazione singolarissima, al segno che i fatti in cui ora appare coinvolto sembrano un capitolo dei suoi romanzi". Per il settimanale <<Gente>, Pasolini e la figura del "ragazzo di vita" si sovrappongono e così intitola l'articolo sulla rissa: " Il ragazzo di vita l'ha fatta proprio grossa".
Anche i giornali più obiettivi, fra i quali quelli di sinistra che sostengono la buona fede di Pasolini, insinuano elementi del sentire comune, come l'inopportunitá di "essersi messo in mezzo", di girare di notte in zone poco raccomandabili, giustificandoli poi con una tiepida comprensione di dubbia natura, quando si pone l'attenzione sulla "necessitá di lavoro" e ,quindi, di mero guadagno: Pasolini "doveva" frequentare quei luoghi particolarmente degradati, per prendere dal vivo materiale utile per le sue opere. Una giustificazione che lo stesso Pasolini sarà costretto ad ammettere rassegnato, pur di chiudere la questione davanti al presidente del tribunale: "Come mai Lei quella notte si trovava a così tarda ora in strada?" E Pasolini :" Facevo una passeggiata per raccogliere le impressioni sull'ambiente destinato a fare da sfondo a un'opera letteraria che dovevo scrivere". Le pagine di "Pasolini: cronaca giudiziaria, persecuzione, morte" mettono in evidenza come le disfunzioni tipiche del sistema giudiziario abbiano favorito la massiccia operazione stampa, che oggi chiameremmo la "macchina del fango". Le lunghe fasi processuali sono così sinteticamente riassunte: "Il processo per la notte di via Panico...viene fissato, rinviato a nuovo ruolo a causa di alcuni errori nel decreto di citazione, ancora fissato, ancora rinviato per uno sciopero di cancellieri, celebrato in prima istanza, fissatodue anni dopo in seconda istanza, ancora rinviato, ancora fissato...Ognuna di queste scadenze giudiziarie alimenta la fame insaziabile della stampa. Il processo di criminalizzazione dello scrittore ad opera dell'Associazione Stampa-Magistratura funziona perfettamente.
Il 16 novembre 1961 il tribunale di Roma assolve Pasolini per insufficienza di prove. I giudici, prigionieri della morale borghese secondo cui l'amico del cattivo non può non essere egli stesso cattivo, trascurano la realtà dei fatti per rifugiarsi nel dubbio <<sulle intenzioni>>. Lo scrittore agì - come dovrebbe essere logico - per separare due litiganti o piuttosto oer sottrarre un ragazzo di borgata alle indagini della polizia? Della gratuità della seconda ipotesi è solida riprova il fatto che Benevello non si era minimamente sottratto alla polizia che lo trovò infatti a dormire nel suo letto, a casa sua. Per questa sola realtà il tribunale avrebbe dovuto assolvere Pasolini <<perché il fatto non sussiste>>. La sentenza
d'appello, il 5 luglio '63 scopre addirittura che la rissa - giuridicamente - non è mai esistita e di conseguenza assolve Pasolini con formula piena". Quasi tutta l'opera di sarà di Pasolini sarà segnata da segnalazioni, da denunce alle Procure, da processi : 33 in tutto. Un bilancio amaro per aver amato la realtá alla quale è sempre stato fedele, misurandosi con le proprie contraddizioni, sempre razionalizzate attraverso il "logos" , in un progressivo lavoro di analisi, coniugando i drammi irrisolti della propria personalità con l'evolversi delle condizioni storiche, sempre avvertendo dentro di sé l'obbligo della conoscenza, come Edipo. A distanza di anni, Pasolini ricorderà le vicende che gli hanno segnato profondamente la vita, tra cui i fatti di via Panico, che non furono i primi e neanche gli ultimi a fargli toccare con mano la mancanza totale di libertá di giudizio sia del mondo della cultura, che delle istituzioni, come anche di larghi strati della popolazione, troppo spesso trascinati nel vortice di un conformismo acritico e superficiale. 
In "Trasumanar ed organizzar" Appendice , nei versi che portano il titolo di "Comunicazione schizoide all'Anac", Pasolini parlerà di "aspetto infernale della realtà", riferendosi anche alla vicenda grottesca di via Panico:


[...] Dovete sapere 
Da parte del soggetto che vive le 
cose, e non le rivive, 
attraverso le informazioni, la 
realtà ha sempre un aspetto 
infernale. 
Fu nell’Inferno che una corte mi 
condannò 
per aver diviso due litiganti 
(adesso ogni volta che vedo 
gente che litiga, taglio la corda. 
Grazie, Patria, 
per avermi insegnato a tagliare la 
corda e commettere 
almeno in caso di rissa – reato 
d’omissione, che nessuno 
m’imputerà. 
È stato nel mio Inferno, 
non ancora in quello della 
Repressione, 
che un Pubblico Ministero 
(commedia dell’arte) 
mi accusò di voler fondare una 
nuova religione 
sostenendo che: 

Stracci ejaculava fuori campo. 

Inoltre fui condannato per 
essermi messo un cappello nero 
in testa, essermi infilato dei 
guanti neri 
nelle mani, aver caricato con una 
pallottola d’oro
 una pistola, e così aver rapinato 
un cristiano di duemila lire. 

In altre parole sono stato 
condannato per un’azione 
accaduta nel sogno di un altro. 

Accennerò solo di sfuggita 
a un’altra condanna subita 
per aver consegnato una 
sceneggiatura 
che essendo apparsa brutta e 
scandalosa 

Il produttore disse di non aver 
potuto fare il suo film 
perché la mia sceneggiatura era 
brutta e scandalosa, 
e pretendeva quindi i danni. Il 
tribunale gli diede ragione!! 

Cari, colleghi, questo è un 
precedente: e siamo nel ’62 o ’63. 

Il Libro Bianco delle Sentenze 
stilato contro di me dalla 
Magistratura Italiana 
sarà il libro più comico 

Per me è stata una tragedia: 
ma non temete. Fingo che le mie 
spalle siano fragili: 
in realtà sono più forti di quelle di 
Simone. 
Ma fatemi fare il bravo cittadino 
per qualche mese 
se no, non potrò fare più il cattivo 
cittadino per tutta la vita. 


(Pier Paolo Pasolini, Trasumanar e organizzar. Appendice)



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Curatore, Bruno Esposito

Grazie per aver visitato il mio blog