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mercoledì 13 agosto 2025

LIED, un racconto di Pier Paolo Pasolini - L'approdo, anno III, numero 2, aprile/giugno 1954 - da pag. 6 a pag. 9

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


LIED
un racconto di Pier Paolo Pasolini


L'approdo
anno III
numero 2
aprile/giugno 1954
da pag. 6 a pag. 9

( © trascrizione da cartaceo curata da Bruno Esposito )

Premessa di "Le pagine corsare" 

(di seguito, il racconto)

Se si pensa ormai di conoscere tutto o quasi dell'immensa produzione letteraria di Pasolini, si cade facilmente in errore: ecco un racconto non inedito, perché è già stato pubblicato dalla rivista di lettere ed arti "L'Approdo" nel 1954, ma sconosciuto ai più, considerato che non fa parte di alcun volume dedicato alla narrativa del Poeta, né di alcuna antologia. È un gioiellino incastonato nella realtà contadina friulana con i suoi suoni, colori, sapori, che acquista consistenza in un humus letterario in cui si alimenta uno stile di scrittura perfettamente aderente alle situazioni di vita vissuta, mai avulse dalla storia intima, semplice, cadenzata dai rituali consueti che scandiscono le stagioni naturali come l'esistenza dei protagonisti del racconto.

Il titolo è sicuramente di natura sonora, "Lied", che dal tedesco significa "canzone" : e il racconto è pervaso da un continuo vociare, dai rintocchi delle campane che sembrano richiamarsi da un paese all'altro, dal coro finale cantato in chiesa.
Eppure è un racconto che ha lasciato perplessi me e l'amico Bruno Esposito, perché non emergeva subito il suo contesto, a parte che fosse di argomento friulano, per collegarlo ad una fase della produzione narrativa pasoliniana.
Ne è nato un simpatico "dialoghetto" contemporaneamente ad una ricerca immediata, in seguito a nostre intuizioni, che speriamo abbia sortito dei risultati positivi. I nostri amici lettori possono naturalmente esprimere le loro opinioni a tal proposito:

Maria Vittoria Chiarelli

 

Bruno: "Sai qualcosa del suo racconto Lied"?
Maria Vittoria Chiarelli: "Ho letto qualcosa di simile, non mi è nuovo nuovo il titolo, può darsi che l'ho visto da qualche parte...ora controllo, Bruno!"
( Vedo l'anteprima del post ).
 
Maria Vittoria Chiarelli"Periodo friulano, quindi!
Bruno: "1954"
Maria Vittoria Chiarelli: "Come argomento, intendevo"
Bruno: "Sì. Tra un po' lo posto".
Maria Vittoria Chiarelli: "Allora , Bruno: tra i testi che ho attualmente non ho trovato questo racconto.
La data di pubblicazione è del 1954: non si trova nei volumi dei Romanzi e Racconti curati da Siti, ho controllato.
Può darsi che sia citato in qualche saggio...Volevi notizie per una maggiore contestualizzazione?
Maria Vittoria Chiarelli: " La famiglia dei Faedis è de "Il sogno di una cosa": non è che è un racconto interno al romanzo?"
Bruno: "Vedo".
Bruno: "No"
Maria Vittoria Chiarelli: "C'è la presenza di Nisiuti e potrebbe far parte di Atti Impuri!"
Bruno: "Vedo"
Bruno: "No"
Maria Vittoria Chiarelli: "Bruno, c'è la figlia dei Faedis, Ilde, che è presente in "Il sogno di una cosa"!"
Bruno: "Controllo tutte le parole".
Maria Vittoria Chiarelli: "Se troviamo pure Leonina, allora può darsi che sia un racconto che Pasolini aveva conservato e che per il romanzo ha rimaneggiato. Può darsi che i personaggi siano quelli, ma i racconti diversi: tipico di Pier Paolo fare di questi travasi!"
Bruno: " La parola Lied nel Sogno non c'è".
Maria Vittoria Chiarelli: " Ne "Il sogno di una cosa" compare anche Nisiuti, che si era fatto ormai giovincello!"
Bruno: "Mah, sarà un racconto dimenticato".
Bruno: "Se lui ha dato questo titolo, ( Lied ) significa qualcosa... ma adesso faccio un'analisi di tutte le parole".
Maria Vittoria Chiarelli: Sarebbe il caso di rileggere Il sogno: sono convinta che il periodo è quello della composizione del romanzo. Può darsi che il racconto a sé stante, faccia parte dello stesso materiale del romanzo, ma Pasolini ha ritenuto opportuno non inserirlo. Ma lo stile e i personaggi sono quelli..."
Bruno: "Leonina nel Sogno non c'è".
Bruno: "La località Arzene, non c'è.
Che lo spunto sia simile, sembra evidente..."
Bruno: "Ho un formato digitale un po' speciale del Sogno e con "trova parole", faccio in fretta a fare ricerche".
Maria Vittoria Chiarelli: Infatti...quindi solo Ilde e Nisiuti...Lo stile è quello del romanzo, però. Credo che il racconto sia stato scritto con l'intento di inserirlo nel romanzo, ma poi Pasolini si è accorto che lo scopo comunicativo del romanzo era indirizzato verso un'altra direzione e così non l'ha più considerato. L'ha poi pubblicato come racconto autonomo sull'Approdo".
Bruno: "E pare che nessuno se ne sia accorto".
Maria Vittoria Chiarelli: "Sull'Approdo non c'è nessuna introduzione, vero?"
Bruno: "No, sono tre racconti di tre autori diversi".
Maria Vittoria Chiarelli: " Voglio dire: non c'è alcuna introduzione al racconto di Pasolini?"
Bruno: "No! A mio avviso gli è stato richiesto e lo ha buttato giù in fretta..."
Maria Vittoria Chiarelli: " No, Bruno! Era meticoloso Pier Paolo! Se non era convinto della perfezione formale, non dava nulla! Ne sanno qualcosa gli intervistatori!
Per la questione della parola Lied: è un canto, infatti il racconto termina con un canto corale!"
Bruno: "Non parlo della forma..."
Maria Vittoria Chiarelli: "Del contenuto? È da leggerlo con attenzione, ma io respiro la stessa aria del Sogno!
Possiamo anche porre la questione agli amici lettori : secondo voi a quale periodo può essere ricollegato questo racconto? Rimanda ad altre opere per caratteristiche stilistiche, scelte lessicali...e soprattutto perché Pasolini avrebbe scelto di non inserirlo in un'opera più ampia?
Quale compiutezza esprime, se si può definire qualcosa di compiuto?"
Bruno: "A me viene in mente una poesia che ha lo stesso titolo":

Lied


Sotto i pioppi una vecchina
si muove nell'ultima luce,
lontana dal paese,
a raccogliere sterpi.
Che Domenica tranquilla!

L'alba la vedrà,
piegata con quella fascina,
sul suo sperduto fuocherello:
ultimi giorni incantati
di un vivere sconosciuto.

Bruno: "Lied, una poesia in friulano tratta da "La meglio gioventù" (1954)".
"Quindi, il racconto è ispirato alla poesia".
Maria Vittoria Chiarelli: "Sì, la rileggerò attentamente! Volevo chiarire meglio il significato di Lied! "
Bruno: "Canzone".
Maria Vittoria Chiarelli: "Spesso le vicende contadine sono accompagnate da canti...
C'è anche un suo dipinto Campagna casarsese ,del 1947 , che rimanda moltissimo al racconto, come tutti gli altri paesaggi campestri, e come anche le fotografie di Elio Ciol, che aveva compreso perfettamente l'essenza estetica di Casarsa e il mondo poetico di Pasolini : evocativa la foto che ritrae una vecchina in fondo ad una stradina di campagna, alle prime luci dell'alba o al tramonto...È indefinibile!"
Ecco perché parlo di arte totale in Pasolini: si rileva una fortissima impronta figurativa nei suoi scritti.
È un suono...una lingua...una luce..."
Bruno: "È una parola tedesca, che si diffuse in Friuli a partire dal XV secolo - canzone".
Maria Vittoria Chiarelli: "Perfetto. Anche "Il sogno di una cosa" è pieno di suoni...di canti..."


PIER PAOLO PASOLINI
 
Lied 


   Era stato segato l'ultimo fieno, erano stati raccolti i cartocci di granoturco e arati
i campi. Ormai non restava che tagliare le canne, o fare qualche piccolo lavoro 
per cui c'era tempo. Cosi nell'aria spoglia, ormai gelida in qualche ora, la casa 
risuonava di voci sgolate o scontente, di frasi rimandate dagli stanzoni della cantina ai solai pieni di mucchi arancione di granoturco, di foglie di tabacco appese ai fili di ferrò, di pomi allineati nei graticci dei bachi e uva distesa ad appassire.
 
   Ognuno, nella famiglia, aveva la sua frutta da parte: su cui i giovani esercitavano una sospettosa sorveglianza, contando il numero dei pomi o dei grappoli quasi ogni sera, ma mentre Leonina, la più bella dei Faedis, e soprattutto Ilde, durante il conto, sapevano resistere alla tentazione, magari morendo dalla voglia di mangiare almeno un grappolo d'uva, i maschi ai primi di novembre avevano già finito tutto: ed era molto se per il giorno dei morti avevano avanzato una mela ruggine e gelata. 

domenica 2 marzo 2025

Un racconto di Pier Paolo Pasolini, Matrimonio nella baracca - Vie nuove numero 46, 22 novembre 1958

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Un racconto di

Pier Paolo Pasolini
Matrimonio nella baracca

Vie nuove numero 46
22 novembre 1958

( © Trascrizione integrale da cartaceo, curata da Bruno Esposito )

    « DOV'E' Pescron »? Nessuno a Douai sapeva dov'era questo Pescron: un campo di baracche di minatori italiani. Douai è una cittadina vicino a Lilla: perduta in una pianura ch'è tutta una immensa e desolata città. Una città di miniere, col pavé, le piccole case che sembrano di ferro, laccate di rosso e affumicate di carbone sotto i tetti gotici di lavagna. Nel sole, triste, nella tenebra del maltempo nordico, tristissima. Neanche i suoi abitanti, i francesi di Douai, hanno un'aria allegra. 

L'italiano che vedemmo, e distinguemmo subito, era invece riconoscibile per un'aria di intima allegria, di benessere fisico. Era estremamente timido, alle nostre prime domande: coi suoi occhi chiari, la sua parola difficile. Un siciliano ventenne di Aragona. Ci portò lui a Pescron. Le baracche erano di legno scuro, come magazzini in abbandono, allineate in ordine su praticelli d'erba triste e pulita. 

domenica 11 aprile 2021

Pasolini, I dispetti. La Stampa, TuttoLibro del 2 ottobre 1993.

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




La mia Casarsa
bella di donne

I giochi a Casarsa, l'amato gineceo dell'infanzia, la lingua tagliata del Friuli, politica e regionalismo, l'insegnamento, sono i temi degli scritti inediti di Pasolini (dal '45 al '51 ) che escono ora a cura di Nico Naldini per Guanda, «Un paese di

lunedì 22 febbraio 2021

Pier Paolo Pasolini, La padroncina impaziente - Il Mondo, 27 gennaio 1954

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Pier Paolo Pasolini, La padroncina impaziente

Il Mondo, 27 gennaio 1954
Biblioteca nazionale centrale Roma


Biblioteca nazionale centrale Roma

domenica 13 dicembre 2020

Pasolini, la sceneggiatura-racconto dimenticata - La (RI)cotta

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




Pasolini, la sceneggiatura-racconto dimenticata - 
La (RI)cotta - inedito
Film non realizzato
racconto
L'Unità, domenica 6 dicembre 1964
Disegni di Bruno Caruso 

(Trascrizione curata da Bruno Esposito)


 
1°)   Vedrete un salone liberty. Dentro vedrete i < Parenti > (< Parenti tutti >), in due file, davanti i più bassi dietro i più alti. Vedrete che saranno tutti brutti. Li vedrete ballare il twist (1963).
come color che un colpo al basso ventre piega in avanti col sedere indietro. e furba beatitudine negli occhi. 
Li sentirete lanciare urla e vociferazioni con l'accento dell'Adalgisa, mentre lei, la marchesa Crespina Agnellini in Pirelloni,
"la sigherà adiritura in milanes". 
Nella colonna sonora prevarrà, con festosità reiterante prossima a litania, l'allocuzione famigliare
< Viva il nostro Papà >

2°)  5 o 6  PPP del principe De Curtis, il Papà, i cui effati celtici al telefono sveleranno anche al pubblicò più cretino (< in via di sviluppo >) i seguenti dati:
a) egli è un grande industriale milanese, e
b) sta per lanciare un nuovo prodotto e quindi si accinge a condizionare alcuni milioni di connazionali,
c) nel frattempo sta portando a termine un affare (speculazione edilizia, vendita di un'intera strada con palazzi del Settecento e dell'Ottocento) per il valore di vari miliardi,
d) sta seguendo una campagna elettorale per le elezioni amminitrative in < una città del Tacco > , dove ha intenzione di impiantare una succursale della sua industria, cercando un uomo di paglia tra gli avvocati del posto,
e) che è anche Presidente di una grande casa di Produzione cinematografica, il cui film < Botte ai buoni borghesi > di prossima programmazione in Italia, lo preoccupa per i suoi contenuti politico-religiosi, e che quindi decide
f) di andare, si, ad assistere alla lettura di poesia da Bagnacàudi, del poeta soggettista del film (per ragioni di flashes pubblicitari), ma contemporaneamente
g) di far venire davanti al Sacrario della poesia un gruppo di giovani del Comitato italo-isterico (appendice attivistica del P.I.S.C.I.O.), per coprire di ignominie e insulti il poeta, e infine
h) di interessare un avvocato per far fare una denuncia contro quello stesso poeta: nella sfilza dei reati di vilipendio, ce ne sarà qualcuno di cui incriminarlo, quel poeta del cavolo!

3°) Contro la cornea il < twist del boom > ....... adesso nel ballo dei subnormali ipersviluppati si sentiranno lacerti di osanna al Capitalismo all'antica altro che Neo-Capitalismo e Centro-Sinistra altro che Giovanni XXIII e Giovanni XXIII . viva la < Edison >, porca miseria !

4°)  Libreria Bagnacàudi.   Int. Giorno.  II poeta sta leggendo dei versi impegnati davanti al pubblico intellettuale, tra cui il principe de Curtis, che da ora in poi chiameremo Mater Danarosa.
Dall'esterno si sentono, grida, botti, pernacchie ecc.
Crescono, crescono, della gente esce ecc. Tafferugli. Intervento polizia.

Libreria Bagnacàudi. Est. Giorno. I giovani del Comitato Italoisterico, in C. L., racchioni, ciccioni, bagoloni, mosciardoni, coglioni, coi cartelloni:
« Viva Papà »,
< Viva la Terra Madre >,
«Viva la moralità»,
« Viva tutte le parole con le iniziali maiuscole » ecc. 
Gazzarra, pugni, indignazione ecc.
La Mater Danarosa che guarda col mistero e il distacco del padrone.
Il suo mistero e il suo distacco si fanno poi fisici, concretandosi in un movimento che lo portano ai margini del caos increscioso, sotto gli alberelli della grande Via della Dolce Vita, e li, ah e ll...

... Una bambina, una bambina dagli occhi di pane fresco, di mare pescoso, azzurri come un cielo rovesciato — d'una purezza che colpisce in pieno petto come un pugno, silenziosi, spalancati, severi, candidi. (Una bambina stracciona che va chiedendo l'elemosina suonando il violino, secondo la tecnica di Charlot).

Il Mater Danarosa domanda, " e lei risponde, con la diligenza della  timidezza: il nome, il cognome... una vocetta innocente, piena di tutta l'allegria del mondo fuori dalla. storia... Suo padre si chiamava Stracci, è morto sulla croce... si, è morto sulla croce facendo in un film la parte del Ladrone Buono... e morto di fame, o di indigestione, per aver mangiato troppa... RICOTTA... Nel dirlo ride e piange... Poi ricomincia a suonare la sua canzoncina al violino, con la vecchia nonna sorda accanto... Piano piano la canzoncina si muta in un sublime motivo di Bach, e i Primi Piani del Mater Danarosa e della Bambina si alternano mille volte.

5°) Vedrete una borgata, non lontana dal cuore di Roma, anzi, a due passi da San Pietro. La cupola di San Pietro, la vedrete, è sempre li, in fondo ai praticelli zellosi, agli spiazzi secchi, agli ammucchiamenti ubriachi di baracche, ai montarozzi d'immondezza, alle stradine tra le frattacce sventrate: e, intorno, la visione dei grattacieli appena alzati, opere della nuova ricchezza, baciati dal sole.

Il Mater Danarosa scende (lunga carr. indietro) dalla sua macchina, e s'interna in quel letamaio, candido al sole.
Cerca la Bambina Stracci.
A ognuno a cui domanda indicazioni, dà un mucchio di soldi liquidi (sempre secondo la tecnica classica; un balletto se vogliamo un po' zavattiniano, insomma: poveri matti, e soldi che volano come uccellacci al sole della borgata).
Finalmente la Bambina Stracci è scovata, nella sua baracca orrenda, di legno putrido e secco come baccalà. E li il Mater Danarosa vuol sentirla suonare. I PP. del Mater Danarosa e della Bambina si alternano mille volte, straziati, ridotti a polpette di tenerezza dalle celesti iterazioni di Bach.


6°) Torna l'idea del twist del remoto '63. Twist di vipere scatenate, che ballano
come color che un po' di pepe al culo fa rotear sul perno della pancia ritratti, come vèrmini acciaccati.
Il dolore è quello della perdita della certezza del capitale nell'incertezza esistenziale.


7°) Ma lui il Danarosa è diventato da capitalista neo-capitalista, per ragioni di < storicità interiore >, in qualche modo mistica — che altre non ce n'è, se non le botte — e la vecchia Pietas, l'Amore dell'epoca antropologica classica, si sono trasformati in Azione. Ma di ciò in seguito. Per ora, al posto delle baracche, il Danarosa sta facendo progetti per costruire - palazzine moderne, ', con Supermarket, asili' infantili e. tutte quelle cose lì.
Intorno i baraccati son tutti contenti, e scrivono cartoline in Calabria e in Sardegna per fare venire i loro parenti ecc. ecc. (gags per Zavattini o Sonego).
L'amore ipostorico del Mater per la Bambina Stracci (che sarà l'Angelo in un film sul Vangelo - nota dell'a.) è al culmine, sempre sotto il segno della musica sacra dei tempi antropologicamente umani. Tanto al culmine, che i fratelli Stracci, che sono andati fin dalla più tenera età a Scuola da Paraguletti, pensano di fargli un ricatto... E i soldi volano, volano, nel sole di stoccafisso del mondo della fame.


8°) La marchesa Crespina  Agnellini in Pirelloni, coi parenti tutti, si sono tatuati, si sono messi le penne in testa, e hanno afferrato l'ascia di guerra. La musica del twist e ora un arrangiamento dal < Rigoletto >, ' e, ballandolo, gli allievi dei Gesuiti e delle Dorotee, lanciano urla selvagge, contro l'ex-Papà:
PAZZO PAZZO PAZZO PAZZO! 
FONDU 

9°) Rappresenterò, a questo punto, in totale, il sacro silenzio del tribunale. La gloriosa sala liberty, che sarà nei prossimi decenni dedicata ai bagni turchi, ma che intanto rappresenta ancora la maestà nazional-dannunziana in tutta la sua tragica bruttezza.
Rappresenterò, in C. L., col massimo rispetto, l'ingresso dei giudici ecc.
E, a sorpresa, nel silenzio rispettoso, il PP. del regista del film < Botte ai buoni borghesi >, che adocchia la Bambina Stracci (testimone).
Egli è fulminato da un'idea: scoprirla, lanciarla, farne una Diva! Chiama i fotografi, paparazzo grande fra i paparazzi piccoli, e flash, flash, flash, la Bambina Stracci è eternata nell'ambiente contro Crocefissi e Toghe, col suo sorriso di terre arabe, zucchero azzurro.
Rappresenterò poi, facendo andare la macchina a 12, secondo l'epica accelerazione chapliniana, la sfilata dei testimoni. A tutta velocità sfileranno uno dopo l'altro i Parenti Tutti, vomitando, come scariche sberleffi e orrende accuse di PAZZIA all'ex-Papà — che se ne sta col suo scucchione come un Cristo sul banco degli imputati. Alla fine di ogni testimonianza, ognuno rende concreta la propria esecrazione morale, prendendo una torta di RICOTTA da un vassoio retto li accanto da un vecchio servo di  famiglia, e gettandola, pànfete sulla faccia del rispettivo padre, zio, nipote, fratello, cugino, cognato, suocero, genero: toh, prendi, matto, prenditi questa ricotta in faccia, e va via, va a durmi, matto, mat d'un : mat, d'un mat, d'un mat! .


DISSOLVENZA
"Adesso tocca testimoniare al Poeta: la macchina va a velocità normale, e nella pace della luce che filtra dal dolce mondo, giù dai davanzali di vainiglia, egli dice le ragioni della Pazzia del vecchio Capitalista lombardo, sulla via del neo-capitalismo al di fuori della razionalità, per un vecchio sentimento d'Amore, destinato rapidamente a invecchiare nel futuro del mondo reale del neo-capitalismo, dove, a mascherare la brutale realtà delle cose, i sentimenti dovranno essere definitivamente finti.

DISSOLVENZA
Un urlo di rapace annuncia che la Corte rientra; e, sempre nel massimo rispetto consentito dall'architettura nazional-termale, la Corte pronuncia il verdetto:



INTERDIZIONE. 

10°) Un manifesto per le strade — quelle per cui passava Arcibaldo nell'America degli Anni Trenta: sul manifesto campeggia lo scucchione del Mater, che, onesto, mortificato, chiotto, volge intorno gli occhioni da interdetto, mentre sotto, occhieggia la scritta delle vipere:
« Cattolici, ' non votate più ' ' Mater Danarosa: egli vi tradisce con i social-comunisti »
(ogni riferimento a un manifesto simile apparso l'anno scorso, contro Fanfani o Moro, ad opera del MSI è puramente casuale). 
Il Mater in carne e ossa passa ' davanti alla sua effige: senza più la sua macchinona, a pedagna, col cavallo di San Francesco, e piuttosto male in arnese. Schierati davanti a un Liceo, i mammoni, bagoloni, racchioni, coglioni coi loro cartelloni, lo guardano, con l'ironia dei prodi, degli intatti, che benché squisiti fiori di borghesia, possono concedersi la violenza militaresca e popolana della viril pernacchia.
E lo < spectaculum vulgi >, se ne va, col suo scucchione, seguito da un coro di pernacchie nazionali, per la Via del Barbone.


11°) E' la strada che porta nel mondo umanistico dell'Amore. La borgata polverefango dominata dalla cupola oromarmo. Cerca di Baracca in baracca la sua Bambina Stracci, l'angelo dagli occhi di pane che fu emblema di quell'Amore: ma non ha più soldi, per ottenere informazioni: deve mendicarle. (Balletto zavattiniano alla rovescia, con secco, rapido, significativo, esplicito < voltar di spalle» da parte della gente già beneficiata, che dà chiaramente a divedere come nei film americani di Capra, i suoi sentimenti nuovi, che sono di sufficienza, disprezzo e noia contro l'ex benefattore. Il buon selvaggio è cattivo. E perchè dovrebbe essere buono?).
Arriva, il Mater, al tugurio degli Stracci: ma la Bambina non c'è. E' laggiù, nel cielo delle Gaioni, delle Sandrelli, delle Spaak. Qui c'è un mucchio di parenti maschi venuti da Sardegne e da Calabrie, neri, ancora, e torvi, perduti come lupi nella loro alloglossia.


12°) Twist di trionfo del Parenti [tutti con osanna osanna al Corriere della Sera e appelli alle ombre di Balbo e di Schuster...........


13°) Il Mater è ora un barbone, e da bravo barbone, vaga per il fango e la polvere della borgata, lungo il filo bruciante di sole dei grattacieli lontani. E' brutto, brutto ch'el fa spavent, co la palandrana, i scarp che paren cos, la barbacia longa de tre di.
Il gà fame, povareto. Mannaggia, non ciò un c... da magna. Va parlando da solo sotto una scarpata, piena di manichi di vasi da notte, bottigliette di medicinali, ovatta sporca di iodio, fondi di ceste marce, carogne di gatti coi dentini scoperti... Finalmente trova un secchio di immondezza, e cerca li dentro se trova qualcosa da mangiare. Arriva anche un cane, che ha le stesse intenzioni. Ma indugia un po' per ragioni di delicatezza, facendo finta di essere li per caso, stirandosi, e leccandosi le labbra distrattamente. Ma il Mater gli fa posto, e cosi cercano tra l'immondezza - insieme da buoni compari. Cercano, capano, ogni tanto mangiano qualcosa: e, intanto, cominciano a scambiarsi qualche parola. Il Mater si sente vicino alla fine, e vorrebbe lasciare le sue ultime volontà a quel solo casuale amico delicato. Ma... non ha « ultime volontà »: non ha che il desiderio di averle... Cerca, cerca, costernato dentro di sé,  ma non trova parole per esprimerle, né come capitalista, né come barbone. Non sa niente, lui, non sa quello che gli è successo, non sa quello che è successo, e succederà, al mondo, quali siano le ragioni dell'ingiustizia, del dolore, dell'amore e della mancanza d'amore. C'è dentro, in tutto questo, ma non Io sa. Cosi muore, senza lasciare neanche una parola.
Il cane, povero santo, mormora una preghiera (o se questo dovesse suonare vilpendioso alla religione, un elogio funebre laico): poi se ne va, su per l'erba che incrosta come una rogna la scarpata.
Pier Paolo Pasolini

(Trascrizione dal cartaceo curata da B.Esposito




Curatore, Bruno Esposito

Collaborano alla creazione di queste pagine corsare:

Carlo Picca
Mario Pozzi
Alessandro Barbato
Maria Vittoria Chiarelli
Giovanna Caterina Salice
Simona Zecchi