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martedì 17 marzo 2026

Intervista a Totò: “Sono qui pro tempore” - Uccellacci e uccellini. Un film di Pier Paolo Pasolini, a cura di Giacomo Gambetti, Garzanti, Milano, 1966,

 "Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Intervista a Totò
“Sono qui pro tempore”

Uccellacci e uccellini. Un film di Pier Paolo  Pasolini

a cura di Giacomo Gambetti

Garzanti, Milano

1966,




Lei conosce Pasolini da molto tempo?




No, è la prima volta che ho questo piacere. Ho letto delle sue opere, ma di persona l'ho conosciuto soltanto in occasione di questo film [Uccellacci e Uccellini]. So che è bravissimo e un intellettuale vero e profondo, non superficiale come molti altri. Non ho visto però gli altri suoi film, anche perché io vado poco al cinema... So che molti colleghi vanno spesso a vedere film...



Da che cosa deriva questo suo atteggiamento?...




No, non è una posa. Ma ho un po' di paura che vedendo una cosa che mi piace, io possa essere portato a imitarla: mentre ho sempre cercato di essere me stesso, magari sbagliando...





Quindi questa non è una sua diffidenza nei confronti del cinema...



giovedì 12 febbraio 2026

Pasolini: Lampi sull’Eni - Tratto da: Il libro nero delle stragi di Stato, a cura di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Pasolini: Lampi sull’Eni
Tratto da
Il libro nero delle stragi di Stato

a cura di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza 

© Chiarelettere editore srl

Lampi sull’Eni


Sfogliamo ora Petrolio. In particolare, analizziamo il testo chiave del 16 ottobre 1974, ovvero il riassunto dei capitoli che, a quella data, Pasolini ha già scritto. (1) È quanto ci rimane del piano complessivo dell’opera, compreso il riferimento al capitolo scomparso Lampi sull’Eni.

         Appunti 20-30

         Storia del problema del petrolio e retroscena

  ↓

  LAMPI SULL’ENI

 *

  Appunti 20-25 circa (antefatti): Le fonti

 Appunti 25-30 circa (la trama): Appendici gialle


* romanzo non tanto ‘a schidionata’ quanto ‘a brulichio’, o magari a ‘shish kebab’)

↑

tutta questa è un’enorme digressione alla Sterne, che lascia Carlo nell’atto di andare al ricevimento della Signora F. e lo riprende quando egli entra.

Specchietto dell’Impero Eni poi Montedison

– Specchietto dell’Impero Monti secondo questo schema

– La signora presso cui c’è il ricevimento è la Signora titolare di un Ente Culturale finanziato (per ragioni di amicizia o parentela) sia da Cefis che da Monti (fascista) – Il salotto però è un salotto intellettuale di Sinistra.

– in questa occasione Carlo viene osservato e assunto da una delle due grandi Società: ma, risalendo attraverso le diramazioni petrolchimiche comuni – diventerà un pezzo grosso (vicepresidente o presidente nominale, come Beolchini) dell’altra

* Il racconto che porta al punto di incrocio del salotto della Signora è costituito tutto da notizie e informazioni di affari e parentele ecc. (Appunti 20-30). Ma anche nel punto di incrocio si raccontano <?> fatti di affari, interessi, mene, clientelismo che preparano la II parte

↑

mercoledì 17 dicembre 2025

Pasolini contro Bertolucci: Novecento contro Centoventi - Tratto da: Valerio Curcio "Il calcio secondo Pasolini", Compagnia Editoriale Aliberti

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Eretico e Corsaro

Pasolini contro Bertolucci
Novecento contro Centoventi

Tratto da:

Valerio Curcio
Il calcio secondo Pasolini

Prefazione di Antonio Padellaro 

Con un’intervista a Dacia Maraini

Compagnia Editoriale Aliberti


C’è una partita giocata da Pasolini che, più delle altre, è rimasta nella storia. Si è giocata il 16 marzo 1975 a Parma, sul campo della “Cittadella”, sede degli allenamenti della squadra cittadina. L’occasione fu il trentaquattresimo compleanno di Bernardo Bertolucci, ormai regista affermato, peraltro lanciato da Pasolini come aiuto-regia in Accattone. È stata di certo la partita più famosa mai giocata da Pasolini, sia per i significati di cui si caricò sin dall’inizio, sia per le dispute “filologiche” che suscitò.

Pasolini si trovava a Mantova per le riprese di Salò o le 120 giornate di Sodoma, la sua ultima opera cinematografica. Bernardo Bertolucci era invece sul set di Novecento, nei dintorni della sua Parma. Laura Betti, che recitava in Novecento nelle vesti di Regina (cugina del protagonista Alfredo, interpretato da Robert De Niro), fece da madrina all’atipica festa di compleanno organizzata per rompere la tensione provocata, nei mesi precedenti, da alcune critiche di Pasolini a Ultimo tango a Parigi. La partita è rimasta negli annali come “Novecento contro Centoventi” e vide sfidarsi i cast dei due film. I registi però non si affrontarono in campo: Pasolini giocò con la fascia di capitano al braccio, ma Bertolucci si limitò a sostenere da fuori campo i suoi, guidati per l’occasione dal microfonista Decio Trani.

Ugo De Rossi, montatore di Centoventi, ricorda così la tensione anche “classista” che, nonostante le finalità della partita, aleggiava tra i due cast: 

«I due film erano della stessa produzione, la pea. C’era rivalità, perché avevano due tipi diversi di budget e produzione. Erano soprannominati “Novelento”, perché non finiva mai, e “Salò bleve”. Il nostro era un film di proletari, l’altro era di personaggi col cappello, quelli che chiamavamo i “cappelloni”. Pier Paolo ci teneva molto a vincere, perché era la partita contro il film ricco» (31)

lunedì 24 novembre 2025

Pasolini aveva un incredibile amore per Maria Callas - tratto da Vita di un ragazzo di Vita di Franco Citti e Claudio Valentini.

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Pasolini aveva un incredibile amore per Maria Callas


tratto da "Vita di un ragazzo di Vita"
di Franco Citti e Claudio Valentini.

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )

Un incredibile amore per Maria Callas. Paolo ci aveva girato Medea e lei, la grande inaccostabile, irascile cantante, gli era rimasta nel cuore. Non ne parlò con gli amici. Ma si vedeva benissimo che quando c'era lei avveniva la trasformazione. La idolatrava. Ne studiava i gesti, i movimenti degli occhi, delle labbra. Poteva essere storto e intrattabile, nero e ingrugnato, Maria era la sola in grado di compiere il miracolo. Un rispetto e un amore così, noi che lo conoscevamo bene, possiamo dire che lo aveva manifestato solo per sua madre. Nessuno capì bene quale fosse il filo che li aveva legati. Ma così era. Forse un immenso amore «di testa» perché Paolo era tutto «di testa». Ma non si poteva far altro che stare a guardarli.

Anche lei era diversa. Diversa da come tutti ne avevano sentito parlare. Diversa dalla donna dei mille capricci e delle nevrosi, a cui ci avevano abituato le notizie soprattutto dei settimanali.

martedì 11 novembre 2025

Pier Paolo Pasolini: Può educare solo chi sa che cosa significa amare... - Tratto da Romàns a cura di Nico Naldini © 1994 Ugo Guanda Editore S.r.l

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Eretico e Corsaro

Pasolini insegnante a Valvasone - 1942

Pier Paolo Pasolini
Può educare solo chi sa che cosa significa amare... 

(Invito alla lettura)

Tratto da Romàns a cura di Nico Naldini

© 1994 Ugo Guanda Editore S.r.l., Via Gherardini 10, Milano

 Gruppo editoriale Mauri Spagnol



[...] 

21 febbraio

I miei ragazzi sono quasi tutti di Romàns. San Pietro è un paese molto lungo, che comincia verso la metà del viale della Rimembranza (per mezzo del quale è congiunto a Marsure) e termina alla svolta di San Quirino, proprio dove ha inizio il viale alberato che porta a San Vito. In tutto sarà lungo un chilometro e forse più. Proprio nel centro c’è la piazza con la chiesa, e, di fronte alla chiesa, la mia casa. La canonica e il cinema parrocchiale, con la stanzetta della nostra scuola, si trovano di fianco alla chiesa.

 Ma San Pietro si articola in vari borghi: facendo angolo proprio con la mia casa sbocca in piazza la strada che conduce a Romàns; verso San Quirino si stende il lungo Borgo   Braida; in direzione del Tagliamento Borgo Sassonia, e infine, verso Marsure, Borgo Monte. Il fatto che i miei scolari siano prevalentemente di Romàns è abbastanza importante, perché Romàns è una specie   di paese nel paese. I suoi abitanti hanno caratteri propri, fisici, anzitutto: sono biondi, di un biondo tra barbaro e delicato, alti, solidi come pioppi, hanno una pronuncia strascicata, rude e vezzosa. Al   contrario giù per Braida prevalgono i tipi bruni, con un’aria più svelta e moderna. Dino è di Braida. Pierino abita in piazza, e così Berto.

Cesare è il vero esemplare di Romàns.

mercoledì 8 ottobre 2025

Pier Paolo Pasolini, Scritti Corsari - Con commento

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Pier Paolo Pasolini
Scritti Corsari

Nota introduttiva dell'autore

(Pier Paolo Pasolini)


   "La ricostruzione di questo libro è affidata al lettore. E' lui che deve rimettere insieme i frammenti di un'opera dispersa e incompleta. E' lui che deve ricongiungere passi lontani che però si integrano. E' lui che deve organizzare i momenti contraddittori ricercandone la sostanziale unitarietà. E' lui che deve eliminare le eventuali incoerenze (ossia ricerche o ipotesi abbandonate). E' lui che deve sostituire le ripetizioni con le eventuali varianti (o altrimenti accepire le ripetizioni come delle appassionate anafore).

   Ci sono davanti a lui due «serie» di scritti, le cui date, incolonnate, più o meno corrispondono: una «serie» di scritti primi, e una più umile «serie» di scritti integrativi, corroboranti, documentari. L'occhio deve evidentemente correre dall'una all'altra «serie». Mai mi è capitato nei miei libri, più che in questo di scritti giornalistici, di pretendere dal lettore un così necessario fervore filologico. Il fervore meno diffuso del momento.

   Naturalmente, il lettore è rimandato anche altrove che alle «serie» di scritti contenuti nel libro. Per esempio, ai testi degli interlocutori con cui polemizzo o a cui con tanta ostinazione replico o rispondo. Inoltre, all'opera che il lettore deve ricostruire, mancano del tutto dei materiali, che sono peraltro fondamentali. Mi riferisco soprattutto a un gruppo di poesie italo-friulane. Circa nel periodo che comprende, nella prima «serie», l'articolo sul discorso dei «blue-jeans» Jesus (17-5-1973) e quello sul mutamento antropologico degli italiani (10-6-1974), e, nella «serie» parallela, la recensione a Un po' di febbre di Sandro Penna (10-6-1973), e quella a Io faccio il poeta di Ignazio Buttitta (11-1-1974) - è uscito sul «Paese sera» (5-1-1974) - seguendo una nuova mia tradizione appunto italo-friulana, inaugurata sulla «Stampa» (16-12-1973) - un certo gruppo di testi poetici che costituiscono un nesso essenziale non solo tra le due «serie» ma anche all'interno della stessa «serie» prima, cioè del discorso più attualistico di questo libro. Non potevo raccogliere qui quei versi, che non sono «corsari» (o lo sono molto di più). Dunque il lettore è rimandato ad essi, sia nelle sedi già citate, sia nella nuova sede in cui hanno trovato collocazione definitiva, ossia La nuova gioventù"

 

(Einaudi Editore, 1975)


Commento

(O breve saggio)

  Scritti corsari è una raccolta di interventi (a cura dello stesso autore) su politica, società e cultura – apparsi tra il 1973 e il 1975 in quotidiani e riviste (Corriere della Sera, Tempo, Dramma, Paese Sera, Il Mondo, Epoca ecc..) – insieme a recensioni, interviste e lettere già pubblicate in altri periodici e libri (con qualche inedito). La raccolta, revisionata e data a Garzandi, dal suo autore, nel maggio del 1975, fu finita di stampare il 6 novembre 1975, più di un mese dalla morte di Pasolini.

Le principali edizioni (in ordine cronologico):

• 1975: Prima edizione Garzanti, maggio-novembre

• 1976: Seconda edizione Garzanti

• 1988: Con introduzione di Piero Ottone

• 1997-2014: Collana “Gli Elefanti. Saggi” Garzanti

• 2001: Prefazione di Alfonso Berardinelli

• 2007: Collana “Nuova Biblioteca”, Garzanti

• 2008: Collana “Novecento”, Garzanti

• 2015: Prefazione di Paolo Di Stefano, allegato a «Corriere della Sera»

• 2015: Collana Elefanti bestseller, Garzanti

   Gli Scritti corsari rappresentano un esempio eccellente dello stile pasoliniano maturo. Dal punto di vista linguistico, gli articoli presentano uno stile spesso nominale, basato su affermazioni dirette, paratassi e ricorso a figure ossimoriche per accentuare il tono polemico e apocalittico. La scrittura di Pasolini si muove tra una “prosa livida, inquisitoria, chiara, mai manieristica” e una retorica della reiterazione che funge da grido d’allarme, da “scandalo” espressivo.

   Il volume, si presenta come una raccolta eterogenea di testi – articoli, lettere aperte, recensioni, interviste – attraversati però da una singolare unità di tono e di intenti, che Pasolini stesso definisce “libro che il lettore deve ricostruire”. La non linearità degli scritti, nati dall’occasione ma fortemente coesi dalla visione pasoliniana, obbliga l’interprete a ricomporre i frantumi di una riflessione sempre in tensione tra presente e futuro, tra denuncia e profezia.

   La raccolta si struttura come un viaggio attraverso i nodi cruciali della società italiana: dal fenomeno giovanile dei capelli lunghi all’analisi della pubblicità, dall’aborto e la sessualità alle rivoluzioni sociali e culturali, dall’omologazione linguistica all’impatto della televisione, dalla crisi della Chiesa alla mutazione antropologica dell’Italia.

mercoledì 25 giugno 2025

Pier Paolo Pasolini, IL DISTRIBUTORE DI BENZINA - Tratto da "Gridalo" di Roberto Saviano - © 2020 Giunti Editore S.p.A. / Bompiani

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Pier Paolo Pasolini
IL DISTRIBUTORE DI BENZINA

Tratto da "Gridalo"

di Roberto Saviano 

© 2020 Giunti Editore S.p.A. / Bompiani



 Dovunque sia il cadavere, là si raduneranno gli avvoltoi.

 Matteo, 24,28


 Il 18 novembre del 1961 un uomo percorre in macchina la strada litoranea che da Sabaudia porta al Circeo. Sono da poco passate le tre quando si ferma a un distributore di benzina. Entra nel bar e ordina una Coca-Cola.

 Il sole è ancora caldo nonostante sia autunno inoltrato, perché al Circeo l’estate di san Martino dura più a lungo.

 Il bar sorge in un’area nuova di zecca resa calpestabile dalla bonifica mussoliniana, che lì ha piantato foreste di eucalipti voraci che hanno svuotato il terreno dagli acquitrini.

 La presenza del mare tutto intorno è talmente forte e le dune di sabbia così ipnotiche da favorire, come in mezzo al deserto, frequenti stati di allucinazione.

 Il bevitore di Coca-Cola posa il bicchiere ormai vuoto sul bancone e inizia a infilarsi lentamente un paio di guanti di pelle nera. A operazione ultimata tira fuori una pistola, apre piano il tamburo, recupera dalla tasca un proiettile e si accinge a caricare. Un raggio di sole si spinge pigro dentro al locale, va a sbattere sulla canna della pistola e rivela allo spaventato barista un altro particolare insolito: il proiettile è d’oro.

 L’uomo punta ora la pistola contro il barista, reclamando l’incasso dell’intera giornata, comprensivo degli introiti della pompa di benzina. Il barista non si perde d’animo, afferra un coltello dal lato della lama, colpisce col manico il rapinatore e lo mette in fuga.

 Il giorno dopo lo vede ricomparire in compagnia di un amico davanti al bar. Stavolta annota il numero di targa.

martedì 1 aprile 2025

Il «compagno» Pasolini alle feste dell’Unità - Anna Tonelli, Per indegnità morale, Il caso Pasolini nell'Italia del buon costume - Editori Laterza

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Eretico e Corsaro


Retro


Il «compagno» Pasolini alle feste dell’Unità

Tratto da una lettura che consiglio: 

Per indegnità morale

Il caso Pasolini nell'Italia del buon costume  

Anna Tonelli

Editori Laterza

.

Domenica 8 settembre 1949
Come tutti i dirigenti e i militanti comunisti, Pasolini non si sottrae al rito delle feste dell’Unità. Secondo quanto riportano le cronache di «Lotta e lavoro», il settimanale comunista stampato a Udine, il poeta partecipa sia alle iniziative legate alla stampa democratica, sia come oratore ai comizi. In soli due anni, nel biennio 1948-49, il suo nome ricorre diverse volte nei programmi ufficiali, a dimostrazione di come l’impegno politico sia declinato attraverso i momenti cardine della liturgia comunista.

Del resto, la Mostra del libro e della stampa democratica – all’interno della quale Pasolini tiene una conferenza (64) – e i comizi alle feste dell’Unità (è annunciato come oratore a Cervignano e Nimis l’11 settembre 1949 (65) e ad Aiello il 16 ottobre 1949 (66) ) sono considerati dal Pci «manifestazioni per la diffusione della nostra ideologia e della stampa» (67). E Pasolini può esprimere in esse il suo spessore culturale e pedagogico, non trascurando l’interesse per quella cultura popolare che proprio attraverso tali iniziative emerge con spontaneità e vigore.

venerdì 31 gennaio 2025

In India con Pier Paolo Pasolini - Serata a soggetto a cura di Romano Costa - Rai, terzo programma radiofonico, trasmesso il 22 marzo 1968, alle ore 21

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Eretico e Corsaro



In India con Pier Paolo Pasolini
Serata a soggetto a cura di Romano Costa

Rai, terzo programma radiofonico

trasmesso il 22 marzo 1968

alle ore 21

La trascrizione è tratta da:

Interviste, scritti, testimonianze

PASOLINI SCONOSCIUTO

Interviste, scritti, testimonianze

a cura di Fabio Francione 

Edizioni Falsopiano


Legenda delle sigle:

Operatore Tv (OP)

Pier Paolo Pasolini (PPP)

Ninetto Davoli (ND)

Traduttore (T)

Voce della Troupe (VT)

Romano Costa (RC)

Accompagnatore (A)

Intervistato (INT)


Il programma di questa sera, un montaggio libero di voci e ambienti indiani ha due protagonisti: Pier Paolo Pasolini e l’India; singolare autore in “nagra”, il registratore professionale portatile perfetto. Il “nagra” ha fatto tutto da sé; riproposte da lui sono le musiche dei templi di Jaipur, le voci dei bambini di Rishikesh, le opinioni dei contadini sul problema demografico, quello degli operai sull’industria, l’urbanizzazione e la coscienza di classe, il giudizio degli industriali italiani in India sulle maestranze indigene, i “si gira” di Pier Paolo Pasolini. Infine i pareri sul problema della lingua e delle caste. Chi ha curato il programma di suo ha messo soltanto una lunga pazienza per scegliere 50 minuti di India su oltre 300 minuti registrati dal “nagra”.


RC. Pier Paolo, senti, ma dov’è che adesso andiamo? Un miglio a piedi su per il Gange, arriviamo in Cina!

PPP. Sto facendo dei sopralluoghi per un film, non ho mai fatto documentari in tutta la mia vita e non saprei neanche farli, quindi l’unico modo per farli è fare questi sopralluoghi che sono una specie di traccia, di filo conduttore nella scelta delle inquadrature, nella scelta delle piccole sequenze ecc…

venerdì 8 dicembre 2023

L’ANTIFASCISMO COME GENERE DI CONSUMO - Massimo Fini intervista Pier Paolo Pasolini - «L’Europeo», dicembre 1974

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Eretico e Corsaro

L'Europeo numero 52 del  26 dicembre 1974

L’ANTIFASCISMO COME GENERE DI CONSUMO
Massimo Fini intervista Pier Paolo Pasolini

 «L’Europeo», 26 dicembre 1974

*

Tratto da:

Massimo Fini

Il giornalismo fatto in pezzi

Marsilio


( Anche in Scritti corsari, con il titolo "Fascista")

Vedi anche:

Pier Paolo Pasolini, da Poveri ma fascisti, «Il Messaggero», 17 ottobre 1974

    Mai come in questi anni in Italia si è sentita risuonare la parola «antifascista», insieme ai suoi due corollari «laico» e «democratico». Non c’è persona oggi in Italia (a parte i fascisti dichiarati) che non si proclami tutta insieme «laica, democratica e antifascista». Eppure mai come in questi anni la Repubblica è stata, al di là di certe apparenze permissive, percorsa da sindromi di intolleranza, di corporativismo, di antidemocrazia: di fascismo, infine, se fascismo significa anche la prepotenza del potere…

    Il fatto è che essere genericamente antifascista oggi in Italia non costa nulla, anzi spesso e volentieri paga. Ecco perché il termine è diventato ambiguo, si è consumato al punto da non voler dire quasi più nulla. Del resto è già abbastanza straordinario che a trent’anni dalla Resistenza e dalla caduta del regime si ragioni ancora in termini di fascismo e antifascismo. Questo vuol dire solo due cose: o che siamo rimasti perfettamente immobili e che trent’anni sono passati invano, o che dietro un certo antifascismo di maniera (che nulla ha a che vedere con l’antifascismo reale pagato di persona) si nascondono sotto mentite spoglie i vizi di ieri, le intolleranze, il conformismo, il servilismo di fronte al potere. Un «antifascismo» oltretutto pericoloso perché rischia con il suo conformismo e la sua intolleranza di fare dei fascisti reali dei martiri ingiustificati, e rischia di fare apparire quasi dalla parte della ragione chi ha indiscutibilmente torto.

    Da questi dubbi nasce la nostra inchiesta. Un’inchiesta, come si vede, delicata (l’accusa che ci verrà immediatamente rivolta, lo sappiamo, è di “fare il gioco delle destre”). Per questo abbiamo chiamato a rispondere a questi dubbi e a queste domande uomini della cui reale, antica e provata fede antifascista non è lecito dubitare.    

Gocce di Petrolio - Pier Paolo Pasolini, 1974

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Gocce di Petrolio
Pier Paolo Pasolini 
1974


APPENDICE 1 DAL DATTILOSCRITTO

 Carlo I divenuto santo, nel cercare per Carlo II ecc. nella sua “stoica” lotta sociale ecc. ecc. un aiuto soprannaturale ecc. compie

Una DISCESA AGLI INFERI

che si configura come un classico viaggio, secondo i modelli mitologici e medioevali, compreso Dante. Ma non è che un capitolo (come per Ulisse) e molto più semplice, frontale, nomenclatorio ecc.

 Cosa sono questi Inferi oggi, per un uomo come C.: sono il luogo dei Sogni, o dell’Inconscio (il Girone personale e il Girone della Massenpsyche, o Inconscio collettivo) con tutti i suoi simboli. Un “Sogno ideale”, che sintetizzi tutti i sogni possibili, con tutti i loro simboli possibili; il sogno dei sogni, divenuto luogo comune, archetipo e cristallizzato in una serie di visioni didascaliche. Arrivato nel punto più profondo di questi Inferi, di fronte alla Scena originaria (che può essere inventata, ribaltando tutte le ipotesi degli studiosi: e ridotta a un atto irrilevante e deludente, e per questo estremamente significativo, come rovesciare un bicchiere posato sopra una tomba sotto cui si stende la vera Regione della Morte ecc.), C. compie il gesto rituale e liberatorio – liberato appunto da ogni senso e meccanica logica (anche dalla logica del simbolismo dei sogni). Naturalmente la “Discesa” è romanzata. Per es. riapparizione del sesso, attraverso la Visione del Centauro col cazzo enorme tra le gambe davanti anziché tra quelle di dietro ecc.; visioni “architettoniche di città”. Ma la vera e propria Storia romanzesca di questa Discesa non riguarda C. ma un personaggio che egli in realtà accompagna in questa Discesa, e che deve ripetere la sua impresa mitica, riavere un rapporto con un suo pari, un compagno – come Oreste e Pilade ecc. morto (alcuni secoli avanti) prima di lui. Un mito alessandrino (come gli Argonauti, ancora, di Apollonio Rodio) che riguardi fatti accaduti nel mondo classico, benché tutto si riferisca poi ai primordi. Per questo potrei rielaborare un mito primitivo indiano, o africano o polinesiano, in cui ci siano, rozzi, gli elementi del mito mediterraneo e cristiano ecc.

 –  Carrellata indietro per cui Carlo è spettatore delle imprese dell’eroe mitico – Solo alla fine protagonista diventa Carlo – La carrellata è analoga a quella della Visione nella sezione del “Merda”.

 Chia, 16 Agosto 1974

 (sognato durante la notte)

lunedì 31 agosto 2020

MALASTORIA - L’Italia ai tempi di Cefis e Pasolini Pier Paolo - di Giovanni Giovannetti

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Eretico e Corsaro

 



LA STORIA D’ITALIA E PASOLINI. DALLA MORTE NEL 1945 DEL FRATELLO PARTIGIANO A PORZÛS ALLE STRAGI DEGLI ANNI SESSANTA E SETTANTA, NELL’OMBRA DEL NEOFASCISMO E DELLA P2.

 MALASTORIA 

L’Italia ai tempi di Cefis e Pasolini Pier Paolo. 

GIOVANNI GIOVANNETTI

Pasolini da Casarsa e Eugenio Cefis da Cividale. Lo scrittore corsaro e il grintoso manager pubblico dall’oscuro passato militare, prima come fucilatore di partigiani in Jugoslavia, poi in veste di partigiano in Val d’Ossola. Cefis, il massone confratello nella loggia segreta Giustizia e Libertà di Piazza del Gesù, omologa alla P2 del Grande Oriente d’Italia e di Licio Gelli. Cefis, quel grande elemosiniere della politica intento a coltivare progetti autoritari intrecciando la sua trama sull’ordito delle lobbies politico-finanziarie, della Massoneria occulta e degli ambienti militari. Siamo negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, anni di minacce di golpe e vere bombe di Stato, spacciate per anarchiche. E sono bombe messe da coloro che mirano a ripristinare l’ordine a fronte del disordine da loro stessi procurato. Pasolini scrive di politica e società sulla prima pagina del “Corriere della Sera”, un giornale che dall’agosto 1975 (poco prima che lo scrittore venga ucciso) cade in mano proprio al presidente di Montedison Eugenio Cefis, finanziatore occulto dei Rizzoli, che formalmente ne sono i proprietari. Pasolini sta anche scrivendo Petrolio, un romanzo sul nuovo Potere (con la maiuscola) di cui Cefis, chiamato Troya, è uno dei principali protagonisti: il vicepresidente dell’Ente nazionale idrocarburi (Eni) coinvolto nell’uccisione del presidente Enrico Mattei. Quindi Pasolini sta inconsapevolmente raccogliendo notizie, foto e altri documenti su colui che nel frattempo è diventato un suo editore. Malastoria prova a immergere la vita e l’opera di Pasolini nelle profondità della penombra storica e antropologica del Paese: negli eventi che l’hanno toccato personalmente (come, ad esempio, l’omicidio del fratello Guido a Porzûs del febbraio 1945) e in quelli che hanno poi catturato la sua attenzione di cittadino e di intellettuale poiché, lo ha scritto Franco Fortini, la sua vita e la sua opera sono da mettere in relazione alle «stagioni della sua attività».

• Cefis, il partigiano fucilatore di partigiani. La poco lusinghiera pagina slovena del sottotenente dell’Esercito italiano Eugenio Cefis, quell’«esatto esecutore di ordini» impartiti nel 1942 da un manipolo di “criminali di guerra”. 

• L’onorevole proto-gladiatore. L’intrepida figura dell’onorevole Giovan Battista Carron (l’ex partigiano osovano Vico) che funge da cerniera tra l’Ufficio zone di confine di De Gasperi e Andreotti e i gruppi paramilitari nell’Est del Paese. Per tramite di Carron, l’Ufficio paga anche le parcelle agli avvocati del processo per i fatti di Porzûs, ma solo a quelli dell’accusa. 

• Carron aiuta Pasolini... a lasciare il Friuli. «Caro Pasolini, se non la smette con la propaganda comunista dovrà affrontare perniciose reazioni», parola dell’onorevole proto-gladiatore. Più precisamente, fa sapere Carron, o Pasolini «la smette di militare nel Partito comunista o gli sarebbe stato tolto l’incarico di insegnante di scuola pubblica». Ciò che avverrà sul finire del 1949; e Pasolini, rimasto senza lavoro, dovrà fuggire a Roma. 

• Il raccomandato. Dovendo ripartire da zero, nella capitale Pasolini vive una disperante condizione economica. In quell’Italia delle raccomandazioni e dell’esercizio clientelare del potere lo scrittore si rivolge allora ai democristiani e conterranei Tiziano Tessitori (il “padre” dell’’autonomia regionale del Friuli) e... Giovan Battista Carron (sì, il proto-gladiatore), per ottenere un lavoro in Rai o alla Enciclopedia italiana. Ma un posto come insegnante alla scuola parificata di Ciampino, Pasolini lo avrà solo grazie al fascista ferrarese Casimiro Fabbri, poeta e funzionario della Pubblica istruzione. 

• Pasolini, Petrolio e Piazza Fontana. «Uno di questi cade davanti ai suoi piedi di notte dal quarto piano di una clinica (D’Ambrosio). Uno muore cadendo nella tromba dell’ascensore». Lo scrive Pasolini in Petrolio,e sembra sapere che il giudice milanese Gerardo D’Ambrosio, indagando su piazza Fontana, ha dovuto giocoforza inciampare sulla morte non proprio accidentale di Vittorio Ambrosini (ex collaboratore del generale dell’Arma e dei Servizi Giuseppe Pièche). Ambrosini partecipa a una riunione nella sede romana del gruppo neonazista di Ordine nuovo, là dove, presente un deputato del Msi, era stata presa la decisione di «andare a Milano e buttare per aria tutto». Ambrosini verrà “suicidato” a Roma il 20 settembre 1971, precipitando dal quarto piano del policlinico Gemelli, la clinica presso cui è ricoverato, proprio come si legge in Petrolio. Sappiamo nome e cognome anche di colui che in Petrolio «muore cadendo nella tromba dell’ascensore»:si tratta di Alberto Muraro, un ex carabiniere, portinaio dello stabile padovano in cui abita il terrorista nero Massimiliano Fachini, protetto dai Servizi: Muraro si accingeva a confermare al giudice istruttore Carmelo Ruberto la responsabilità del gruppo di Freda e Ventura in alcuni attentati compiuti a Padova poco prima della strage di Milano. 

• Cefis capo della P2? Secondo una informativa Sismi del 1983, Eugenio Cefis sarebbe stato il vero capo della loggia massonica P2. Non resta che fidarsi, poiché a sostegno di questa ipotesi abbiamo solo indizi. Cefis era massone. Viene iniziato il 15 settembre 1961 dalla Gran loggia di Piazza del Gesù, gli scismatici “gesuiti”, così chiamati per distinguerli dai “giustinianei” del Grande Oriente d’Italia di Palazzo Giustiniani (le due maggiori chiese della Massoneria italiana): era il confratello “OHN - 05371 / S. 15” della esclusiva loggia “coperta” Giustizia e Libertà, retta dal venerabile Giorgio Ciarrocca e riservata ai nomi più in vista, l’equivalente “gesuita” della Propaganda 2 “giustinianea”. Nel 1973 la riunificazione delle due chiese pare a un passo. Il Gran maestro di piazza del Gesù Francesco Bellantonio – un ex funzionario dell’Eni – firma un protocollo d’intesa, ma il tentativo fallirà miseramente. E tuttavia Licio Gelli era stato lesto a muoversi cooptando quasi tutti gli iscritti alla Giustizia e Libertà di Piazza del Gesù. Cosa ha fatto Cefis?aderisce?(come ha aderito il banchiere della Mafia Michele Sindona o il procuratore generale di Roma Carmelo Spagnuolo o il popolare comico e imitatore Alighiero Noschese) si è messo “in sonno”? ne è divenuto il vertice occulto? L’informativa Sismi parrebbe accreditare quest’ultima ipotesi, ma nell’incompleto elenco dei 962 piduisti sequestrato a Gelli nel marzo 1981 il suo nome non figura, né si incontrano quelli degli altri confratelli della loggia Giustizia e Libertà. E tuttavia non si dimentichi che lo stesso venerabile, intervistato da “l’Espresso” il 10 luglio 1976, dice che la P2 sommava 2.400 aderenti. 

• Cefis e il “Corriere”. Dal 1974 il “Corriere della Sera” passa progressivamente sotto controllo piduista: formalmente, i proprietari (Crespi, Agnelli, Moratti) lo cedono al gruppo Rizzoli; in realtà i soldi li mette la Montedison presieduta da Cefis, garantendo un finanziamento senza interessi con una fidejussione ai Rizzoli della Montedison International Holding di Zurigo (che raccoglie tutte le principali partecipazioni industriali e commerciali estere del gruppo) e la promessa – poi disattesa – di ripianare il 50 per cento dell’assai elevato debito del quotidiano. L’accordo tra Montedison International Establishment con sede a Vaduze Rizzoli International, discretamente sottoscritto a Lugano il 6 agosto 1975 (attenzione alle date: tre mesi dopo ammazzano Pasolini), promette un finanziamento di 10 miliardi e 650 milioni di lire per l’acquisto dell’intera proprietà, nonché prestazioni pubblicitarie garantite per almeno 2 miliardi e mezzo l’anno, suddivise in comode rate trimestrali di 650 milioni. Ma il patto svizzero subordina altresì al gradimento di Cefis la scelta del capo redattore delle pagine economiche del “Corriere”; e impone anche a tutte le pubblicazioni del Gruppo editoriale “Corriere della Sera” di svolgere, a decorrere dal 1° luglio 1975, «una intensa costante azione volta a sostenere, con ogni più opportuno intervento ed iniziativa, l’attività industriale e commerciale di Montedison Spa e dell’intero suo gruppo», e in particolare di minimizzare le ricadute ambientali e sulla salute di cittadini e lavoratori provocate da questo gigante della chimica. Cefis ambirebbe anche a dettare la linea editoriale al principale quotidiano italiano: come si legge al punto “2.d” dell’accordo, Rizzoli si impegna «a garantire l’appoggio del l’intero suo Gruppo editoriale all’atteggiamento di Montedison sui grandi temi della politica economica nazionale». Dal 1973 Pasolini è tra i più letti e discussi collaboratori del “Corriere”, di cui è ormai un polemista di punta. Pasolini descrive un nuovo Potere violento e totalizzante, del tutto esemplificabile nel timoniere di Montedison. Va anche raccogliendo notizie su di lui, il neo-padrone segreto del quotidiano, nonché figura-chiave del romanzo che sta scrivendo: Petrolio. Quindi Pasolini sta inconsapevolmente raccogliendo notizie, foto e altri documenti su colui che nel frattempo è diventato un suo editore. 

• Il colonnello Santoro e l'autista dei Marsigliesi. Tra i protagonisti più defilati della stagione stragista andrà ricordato il colonnello dei Carabinieri e agente dei Servizi segreti Michele Santoro. Santoro è amico fraterno del criminologo Aldo Semerari (il teorico della santa alleanza tra malavita organizzata e destra eversiva) nonché uomo di collegamento tra l’Arma e i Nuclei in difesa dello Stato. Santoro è anche il fornitore di tritolo, proveniente dal Genio militare, di cui dispone il gruppo terroristico della Fenice (l’articolazione milanese di Ordine nuovo) per alcuni attentati sui treni da compiere nell’estate 1974. Per il giudice Guido Salvini è lecito «ritenere che Santoro fosse uno stabile punto di riferimento per i gruppi di estrema destra». Ebbene, nel marzo 1976 sarà Santoro a far espatriare l’autista dei “Marsigliesi” Antonio Pinna, uno dei componenti del “misto” di neofascisti e criminali comuni (almeno sette persone) che la notte tra l’1 e il 2 novembre 1975 massacrano Pasolini. 

Indice:


Da Porzûs a Gladio
Nel nome Di Dio, 4 - Tra pianti e pianti e pianti, 6 - La Evelina va a morire, 16 - Alberto e Marconi, 18 - Fratelli coltelli, 25 - I monarchici, i repubblicani e gli indifferenti, 27 - Delitti sul lago, 30 - Alla fiera dell'Est, 36 - Fronte unico antislavo, 41 - Intorno a Porzûs, 49 - Bolla, 53 - «Pier Paolo carissimo...», 60 - La croce e il fucile, 72 - Noi vogliam Dio Patria Famiglia, 76 - Guerra non ortodossa, 79 - Il grande fratello, 87 - L’onorevole protogladiatore, 97 - «Il mio corpo nella lotta», 103 - Paramilitari di Stato, 105 - Che cos’è la verità?, 112 - Le due chiese, 115 - I fatti di Ramuscello, 120.

Clero
Il paradiso fiscale, 137 - Tu chiamale se vuoi, raccomandazioni, 140 - Lo stipendio
fisso, 145 - Viva la Rai, 146 - Il colpo dello Strega, 148 - La casa e la chiesa, 150 - Lo Ior tiene Banco, 160.

Stragi, atto primo
Come la santissima trinità, 169 - Chi spara a Portella?, 177 - Operazione malavita,
185 - A Pola come a Portella, come a piazza Fontana, 194 - Foibe?, 199 - Di nuovo canta la mitraglia, 212.

Boom
L’Italia del boom, 225 - Solo Carabinieri, o quasi, 241 - Il testimone, 246 - L’Amerikano, 259 - Venditore di materassi, 269 - L'interferenza Pasolini, 273 - Nasco, 284 - Uomini tutti d’un prezzo, 286 - L’Italia del boom: bombe e stragi, 289 - Legionari e infiltrati, 292 - Si ammazza troppo poco, 320 - Dodici dicembre, 323. 

Stragi, atto secondo
Piazza Fontana, trent’anni dopo, 333 - L’Antiquario, il Paracadutista e l’Anello, 341 - L’altra “verità”, 345 - E se le bombe fossero state due?, 348 - Tora tora, 355 - Poi ci sono i “tragici ragazzi”, 363 - Brescia, piazza della Loggia, 364 - Italicus, 376 - La piramide rovesciata, 390 - 2 agosto 1980, 393 - Le altre “verità”, 402 - Mafiocrazia, 406 - Un Paese di primule e cemento, 413.

L’onorato presidente
Tra la Sicilia e il West, 426 - Burattini e burattinai, 429 - Delitto senza castigo, 437 - Mattei, De Mauro, Pasolini, 448 - L’oro e il piombo, 454 - Cefis piduista?, 459 - Chi è il “vero” capo?, 465 - Il romanzo delle stragi, 468 - Pasolini come Pecorelli?, 478 - Il grande vecchio, 482 - «Se fate debiti, vi maledico», 486 - Pagine roventi, 492 - Come corsari sulla filibusta, 496 - Pagine mancanti, 503 - «Come qualcuno che mi spia di nascosto», 507 - Mattinali, 512 - Mortedison, 529.

Trasformismo
Retrobotteghe oscure, 538 - «Le verità stanno nella penombra», 539 - Opposizione al potere, 543 - Vi odio, cari poliziotti, 551 - Il Pci e il suo doppio, 565.

Il colore del sangue
Eroina di Stato, 569 - «Mistici della democrazia», 576 - Soccorso nero, 578 - Il criminologo, 580 - Rossi e neri, 584 - Attenti a quei tre, 588 - Siamo tutti in pericolo, 598 - Chi sono i Marsigliesi?, 611 - Le iene, 614 - Il colore del sangue, 624.

Fonti

Indice dei nomi e dei luoghi

GIOVANNI GIOVANNETTI (Lucca, 1955). Editore e giornalista. Tra i suoi libri: Belfast. Appunti sulla realtà nord-irlandese (1981), Diario polacco. Immagini di un anno di sindacato libero (1982), Ritorno a Danzica (con A. Sowa, 2004), Sprofondo nord (2011), Frocio e basta (con C. Benedetti, 2012 e 2016), Comprati e venduti (2013), Indagine su Leonardo (2015), Bananopoli (2019), Il tamburo di lotta (2020). 

 



Curatore, Bruno Esposito

Collaborano alla creazione di queste pagine corsare:

Carlo Picca
Mario Pozzi
Alessandro Barbato
Maria Vittoria Chiarelli
Giovanna Caterina Salice
Simona Zecchi