"Le pagine corsare "
dedicate a Pier Paolo Pasolini
Eretico e Corsaro
Pasolini: Lampi sull’Eni
Tratto da
Il libro nero delle stragi di Stato
a cura di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza
© Chiarelettere editore srl
Lampi sull’Eni
Sfogliamo ora Petrolio. In particolare, analizziamo il testo chiave del 16 ottobre 1974, ovvero il riassunto dei capitoli che, a quella data, Pasolini ha già scritto. (1) È quanto ci rimane del piano complessivo dell’opera, compreso il riferimento al capitolo scomparso Lampi sull’Eni.
Appunti 20-30
Storia del problema del petrolio e retroscena
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LAMPI SULL’ENI
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Appunti 20-25 circa (antefatti): Le fonti
Appunti 25-30 circa (la trama): Appendici gialle
* romanzo non tanto ‘a schidionata’ quanto ‘a brulichio’, o magari a ‘shish kebab’)
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tutta questa è un’enorme digressione alla Sterne, che lascia Carlo nell’atto di andare al ricevimento della Signora F. e lo riprende quando egli entra.
Specchietto dell’Impero Eni poi Montedison
– Specchietto dell’Impero Monti secondo questo schema
– La signora presso cui c’è il ricevimento è la Signora titolare di un Ente Culturale finanziato (per ragioni di amicizia o parentela) sia da Cefis che da Monti (fascista) – Il salotto però è un salotto intellettuale di Sinistra.
– in questa occasione Carlo viene osservato e assunto da una delle due grandi Società: ma, risalendo attraverso le diramazioni petrolchimiche comuni – diventerà un pezzo grosso (vicepresidente o presidente nominale, come Beolchini) dell’altra
* Il racconto che porta al punto di incrocio del salotto della Signora è costituito tutto da notizie e informazioni di affari e parentele ecc. (Appunti 20-30). Ma anche nel punto di incrocio si raccontano <?> fatti di affari, interessi, mene, clientelismo che preparano la II parte
↑
In questo preciso momento storico (I BLOCCO POLITICO) Troya (!) sta per essere fatto presidente dell’Eni: e ciò implica la soppressione del suo predecessore (caso Mattei, cronologicamente spostato in avanti). Egli con la cricca politica ha bisogno di anticomunismo (’68): bombe attribuite ai fascisti
(Restivo lo conosciamo nel salotto della signora F.)
Il II BLOCCO POLITICO (app. sarà caratterizzato dal fatto che la stessa persona (Troya) sta per essere fatto presidente della Montedison. Ha bisogno, con la cricca dei politici, di una verginità fascista (bombe attribuite ai fascisti)
** inserire i discorsi di Cefis: i quali servono a dividere in due parti il romanzo in modo perfettamente simmetrico e esplicito (un po’ come i due episodi dei venti ragazzi ecc.)
(16 ottobre 1974)
In ambedue i delitti Carlo prende parte attiva:
nel I Blocco incoscientemente (in un abnorme rapporto fra l’Io e l’Es) diventando membro attivo del complotto
nel II Blocco allucinatoriamente (facendo esplodere la bomba appunto visionaria alla stazione di Torino)
(16 ott. 1974)
Qui Pasolini spiega la «strategia della tensione», schematizzandola attraverso due passaggi fondamentali: il «I Blocco Politico» e il «II Blocco Politico». Ma nella fretta di completare il «sunto», l’autore commette due lapsus, due errori logici, oltre che cronologici.
Nel «I Blocco Politico», Pasolini scrive che Troya-Cefis, «con la cricca politica ha bisogno di anticomunismo (’68): bombe attribuite ai fascisti».
In realtà, le bombe di questa prima fase del terrorismo vengono attribuite dagli apparati non ai fascisti, ma agli anarchici (l’anarchico Pinelli defenestrato, l’invenzione del mostro Valpreda…).
Nel «II Blocco Politico», Pasolini scrive che, in un secondo momento, ormai arrivato al vertice della Montedison, «Troya ha bisogno, con la cricca dei politici, di una verginità fascista (bombe attribuite ai fascisti)». In questo caso, quella inseguita da Troya è invece – ovviamente – una «verginità antifascista». Ecco spiegata con chiarezza esemplare, per la prima volta in un’opera letteraria, la strategia della tensione: le bombe della prima fase, volendo «creare in concreto la tensione anticomunista», non potevano certo essere attribuite ai fascisti (per quanto piazzate da loro con la complicità dei servizi), ai quali vengono attribuite solo nella seconda fase: quando – come ha spiegato la commissione Stragi presieduta dal senatore Giovanni Pellegrino – i «neri», dopo il 1974, cominciano a mettere le bombe in proprio per vendicarsi dei servizi deviati che li hanno scaricati. Quando, cioè, Mariano Rumor (allora presidente Dc del Consiglio) si rifiuta di dichiarare lo stato di emergenza promesso ai sicari dopo piazza Fontana.
I due errori sono corretti dallo stesso Pasolini nel suo intervento sul «Corriere della Sera», scritto appena un mese più tardi, quello che inizia col famoso proclama «Io so». Scrive il 14 novembre 1974 il poeta: «Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi, opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969) e una seconda antifascista (Brescia e Bologna 1974). Io so i nomi del gruppo di potenti che, con l’aiuto della Cia (e, in second’ordine, dei colonnelli greci della mafia) hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista (Milano 1969) e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974)». (2)
La prova dello stretto parallelismo che corre tra il contenuto di Petrolio e quello dell’articolo, la fornisce lo stesso Pasolini, facendo nel suo editoriale un esplicito riferimento al romanzo che sta scrivendo: «Credo che sia difficile» scrive «che il mio “progetto di romanzo” sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti».
Dice cioè chiaramente che Petrolio non è più solo narrativa, ma un testo che sfiora la cronaca. Tra romanzo e denuncia civile non c’è più differenza.
A scoprire per primo gli errori di Petrolio e i riferimenti corretti presenti nell’intervento giornalistico del «Corriere», dedicato alle tentazioni eversive della politica italiana, è Gianni D’Elia nel suo libro Il Petrolio delle stragi, che contiene un’acuta analisi del romanzo. 3 D’Elia sottolinea la perfetta consapevolezza da parte di Pasolini delle dinamiche occulte del potere in Italia in quella metà degli anni Settanta, e la sua voglia di svelarle pubblicamente. E spiega: «Dal 1973 (strage della questura di Milano) i fascisti fanno le stragi, i servizi gliele lasciano fare, come scrive Pellegrino nel libro Segreto di Stato (Einaudi, 2000) ma poi gliele attribuiscono, per rifarsi il trucco “antifascista” sulla maschera di Stato, che a sua volta sta sul volto “fascista” nascosto».
Ma non è solo questo il contenuto di denuncia di Petrolio. Negli «Appunti 22a, 22b, 22c», come si è visto, resta a disposizione del lettore un’altra importante testimonianza firmata da Pasolini. È qui che l’autore traccia con minuziosa precisione lo schema dell’economia del petrolio e del potere in Italia. È questa la parte che, palesemente, Pasolini ricalca dalla lettura del volume Questo è Cefis di Giorgio Steimetz, il quale aveva ricostruito una mappa dettagliata dell’impero economico del gran capo della Montedison. Se n’è accorto il pm Calia che, nelle note della sua inchiesta sulla morte di Mattei, trova un perfetto raffronto tra le società di fantasia, attribuite a Troya, e quelle davvero appartenute a Cefis. È evidente che l’uomo nero della finanza italiana, con la sua potentissima holding, è diventato un autentico chiodo fisso per l’autore di Petrolio, che ne conosce ormai alla perfezione proprietà e affari.
Scrive il giudice Calia:
Pasolini aveva quindi elencato una lunga serie di società tra loro collegate, amministrate da persone riconducibili al vicepresidente dell’Eni. Si tratta di alcune delle società elencate da Giorgio Steimetz in Questo è Cefis, l’altra faccia dell’onorato presidente, Ami, Milano 1972: i nomi di tali società sono stati sostituiti con altri assonanti. Alla Immobiliari e Partecipazioni di Pasolini, corrisponde la In.Im.Par. (Iniziative Partecipazioni Immobiliari) di Steimetz.
Alla Spiritcasauno e Spiritcasadieci di Pasolini, che devono il nome «al fatto che presentemente Carlo Troya abitava in Via di Santo Spirito, a Milano», corrispondono, nella realtà, la Chiocasauno, Chioscasadue eccetera, così chiamate perché Eugenio Cefis abitava in via Chiossetto a Milano.
Mentre Steimetz citava la Ge.Da., poi Pro.De. (Profili Demografici S.p.A.), Da.Ma. (Data Management S.p.A.) e quindi System-Italia (la stessa società che aveva assunto la figlia del contadino Mario Ronchi), Pasolini le elencava con acronimi assonanti: «[…] Am.Da., Amministrazione Dati S.p.A. […]. La Am.Da. viene incorporata dalla Li.De. (Lineamenti Demografici S.p.A.), con oggetto “stampa e spedizione di lettere e corrispondenze, formazione di schedari ecc.”. […] Qualcosa insomma, tecnicamente, come un piccolo Sid […]. Poi la Li.De. si trasferisce (appunto) a Roma […]. E la società prende il nome di Da.Off., Data Office S.p.A. Ma per poco, perché ben presto […] la società si richiama di nuovo Am.Da. E a questo punto […] la società ampliandosi, espandendosi, prende il definitivo nome di Pattern italiana […]».
E così via, con altre società, immobiliari, petrolifere, metanifere, finanziarie, del legno, della plastica della pubblicità, televisive, eccetera.
Il cuore di Petrolio è tutto qui. Nella denuncia della ramificazione criminale del potere economico in Italia. Nella scoperta delle origini della strategia della tensione, orchestrata e finanziata dai potentati economici, con un gioco perverso tollerato dai più alti rappresentanti delle istituzioni. Nella consapevolezza della totale manipolazione degli organi di informazione in un paese che non ha mai conosciuto, e forse non conoscerà mai, una vera libertà di stampa. Nella individuazione di un progetto eversivo, che corre parallelo alla storia repubblicana degli anni Settanta, e che funziona come perenne arma di ricatto, di corruzione, di potere.
Gianni D’Elia, nel suo volume, si chiede come mai l’ultimo romanzo di Pasolini non sia mai stato letto come un testo di denuncia, di cronaca e di controinformazione, quale evidentemente è, ma solo come opera di letteratura. «A rileggere le recensioni del 1992 e del 1993» scrive D’Elia «si resta colpiti dalla quasi totale e univoca lettura sessuale (o sessista) del romanzo, presentato universalmente come scandaloso ed erotico perverso, tutto schiacciato sull’“Appunto 55”, dove il protagonista, Carlo, ingegnere petrolifero dell’Eni, fa l’amore con dieci ragazzi, all’aperto e sotto la luna.»
Il vero scandalo del romanzo, l’indicibile di Petrolio, non è la carne, né l’omofilia, ma il potere. Il vero tema di Petrolio non è la sessualità, ma il volto nascosto del potere in Italia, il potere occulto e stragista, celato dietro la maschera di quello ufficiale economico e parlamentare.
Questa la verità impronunciabile urlata da Pasolini nel suo libro incompiuto. Questa la sua ultima, disperata denuncia. È possibile continuare a credere che l’autore di Petrolio sia stato ucciso al culmine di una stupida lite tra «froci»?
Note:
1) Edizione Einaudi 1992, pp. 117-118.
2) Cos’è questo golpe?, ora con il titolo Il romanzo delle stragi, in Scritti corsari, Garzanti, Milano 1977
Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza
Grazie per aver visitato il mio blog




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