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martedì 3 febbraio 2026

Pier Paolo, Ninetto ed io: autobiografia di un «accattone». Intervista a Franco Citti - L'Unità, 10 settembre 1992, pag. 7

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Pier Paolo, Ninetto ed io:
autobiografia di un «accattone». 
Intervista a  Franco Citti 

Luigi Amendola
L'Unità, 
10 settembre 1992, 
pag. 7
( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Franco Cittì, protagonista di tanti film di Pasolini, racconta di sé e di quegli anni. Dall'infanzia in riformatorio al casuale incontro col regista.

Un suggestivo barcone sul Tevere fa da sfondo alla presentazione dell'autobiografia di Franco Citti, il non dimenticato interprete di Accattone. Vita di un ragazzo di vita (Sugarco), libro scritto a quattro mani con Claudio Valentini, racconta in prima persona; vicende dell'attore scoperto da Pasolini, quasi la sua vita fosse un calco perfetto di quelli dei personaggi interpretati nei film, dal citato Accattone (1961) a Una vita violenta (1961) e Mamma Roma (1962).

«Questo libro - si affretta a spiegare Franco Citti - vuole essere soprattutto un omaggio a Pasolini, un ricordo dell'uomo di cultura, dell'uomo di lettere, dell'uomo di cinema, o, più semplicemente, dell'uomo che aveva modi sinceri, onesti, un mondo tutto suo da far accettare. Un linguaggio che da noi nessuno aveva mai sentito. L'incontro con noi, me, mio fratello, i nostri amici, per lui interessato al nostro modo di vivere, è stato un incontro fortunato. Per lui e per noi... Non sapevo che nell'uomo timido ed educato ci avrebbe, a me e mio fratello, cambiato la vita».

lunedì 24 novembre 2025

Pasolini aveva un incredibile amore per Maria Callas - tratto da Vita di un ragazzo di Vita di Franco Citti e Claudio Valentini.

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pasolini aveva un incredibile amore per Maria Callas


tratto da "Vita di un ragazzo di Vita"
di Franco Citti e Claudio Valentini.

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )

Un incredibile amore per Maria Callas. Paolo ci aveva girato Medea e lei, la grande inaccostabile, irascile cantante, gli era rimasta nel cuore. Non ne parlò con gli amici. Ma si vedeva benissimo che quando c'era lei avveniva la trasformazione. La idolatrava. Ne studiava i gesti, i movimenti degli occhi, delle labbra. Poteva essere storto e intrattabile, nero e ingrugnato, Maria era la sola in grado di compiere il miracolo. Un rispetto e un amore così, noi che lo conoscevamo bene, possiamo dire che lo aveva manifestato solo per sua madre. Nessuno capì bene quale fosse il filo che li aveva legati. Ma così era. Forse un immenso amore «di testa» perché Paolo era tutto «di testa». Ma non si poteva far altro che stare a guardarli.

Anche lei era diversa. Diversa da come tutti ne avevano sentito parlare. Diversa dalla donna dei mille capricci e delle nevrosi, a cui ci avevano abituato le notizie soprattutto dei settimanali.

martedì 14 settembre 2021

Pasolini e le borgate: un'intervista a Franco Citti

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro





Pasolini e le borgate: un'intervista a Franco Citti
di Stefano Milioni
( Ringraziamo Stefano che ci ha permesso di pubblicare questa bellissima intervista)



Fiumicino e' fredda e grigia all'alba. Franco Citti passeggia in riva al mare misurando malinconia e gratitudine. Vent'anni di interviste sull'autore di "Accattone" sembrano non aver esaurito i ricordi. Mentre l'attore romano racconta si compone il ritratto di un Pasolini inconsueto: non l'intellettuale, ma l'amico. L'interprete solitario e opportuno di una capitale "borgatara".


"Guarda, l'abbiamo detto un miliardo di volte io e mio fratello. E' assolutamente escluso che sia stato Pelosi. Lì c'e' un chilometro quadrato di strage. E' stato massacrato, e una sola persona non riesce a fare quelle cose. Ci sono troppe cose oscure, dietro. Anche politiche, naturalmente".
La voce di Franco Citti, indimenticabile volto del cinema di Pier Paolo Pasolini, e' aspra e tagliente. Cosi' come i suoi pensieri, del resto.


"Sono andato via da Roma innanzitutto perche' cominciavano a sparire le borgate e con loro i miei amici. E quando non hai piu' le borgate ti rifugi al mare. E' per questo che sono venuto a vivere a Fiumicino. C'e' un senso di morte, qui intorno, che mi piace. Forse io sono gia' morto, qui, in questa solitudine che amo e che mi mette allegria. Anzi, io sono vivo perche' sto a Fiumicino. Forse se stavo a Roma ero gia' morto".





Come hai conosciuto Pasolini?

"Tramite mio fratello Sergio, in una pizzeria di Torpignattara. Lui mi ha detto: 'A Fra', te presento 'no scrittore, 'n amico mio."





Lui era gia' conosciuto, allora?

"No. In quel periodo scriveva delle poesie in friulano, quelle cose dei primi tempi".





Quindi tu non sapevi proprio chi era?

"No. All'inizio ho creduto addirittura che fosse analfabeta. Faceva il maestro elementare a Ponte Mammolo. Mio fratello m'ha detto. E' 'no scrittore, magnamose 'na pizza assieme. Io ero tutto sporco di calce perche' lavoravo come muratore con mio padre. Ci siamo conosciuti li' e abbiamo cominciato a frequentarci".


E che impressione ti ha fatto all'inizio Pasolini?

"Quella di una persona normale. Non ci pensavo molto al fatto che lui scrivesse. Se scriveva a me che me fregava? A volte succedeva che gli davo qualche battuta in romanesco e lui se l'appuntava".





Pasolini metteva nei suoi libri i racconti che gli facevate tu e Sergio?

"A Paolo piaceva soprattutto lo spirito, il modo delle borgate romane, questa gente allegra, tanto e' vero che lui ci passava quasi tutto il tempo della sua vita con noi, nelle borgate. E cosi', essendo uno scrittore guardava cio' che gli accadeva intorno, e daje e daje, tirava fuori 'sti libri. Ma quello che piu' mi ha interessato e' quando mi ha detto che mi avrebbe fatto fare una parte nel suo film".


E tu come hai reagito?

"Sai, io sono un pessimista nato, non e' che ci credo molto alle cose che mi offrono. Cosi' gli ho detto: Vabbe', a Paolo, quando lo faremo lo faremo. Lui mi ripeteva: hai una bella particina. Vedrai che lo faremo. E cosi' un giorno e' nato 'sto cavolo di Accattone".





Mentre lo giravi ti sentivi nella parte o era qualcosa che non ti apparteneva?

"Mi sentivo a mio agio perche' l'ho girato con tutti i miei amici della borgata. Giocavamo un po' in casa. E poi quelle avventure, quelle storie, mi piaceva farle. Per il film ho anche dovuto leggere Ragazzi di vita. Che poi, che vuol dire ragazzo di vita non l'ho mai capito".


Giravate a Torpignattara?

"Torpignattara, il Pigneto, Testaccio, Pietralata. Andavamo in tutta la periferia di Roma. Il film e' andato avanti per un po' in questo modo. Lui ci ha diretto, pero' noi eravamo liberi di fare quello che eravamo".


Avevate quindi la possibilita' di inserire cose proprio vostre, personali...

"Sai, i dialoghi erano gia' un po' scritti e Pier Paolo li scriveva con mio fratello Sergio, pero' qualche battuta che in doppiaggio sembrava migliore l'abbiamo messa. Accattone, pero', e' rimasto cosi' come l'abbiamo girato, e infatti e' un bel film proprio perche' e' spontaneo, non c'era nessun attore professionista e l'abbiamo fatto di corsa. Con qualche impiccio di mezzo. 'Sti personaggi che facevano gli attori insieme a me, io compreso, qualche mattina non venivano proprio, chi andava a sfacchina', chi andava a fa' altre cose, allora era un po' complicato".





Si trattava di problemi pratici e non finanziari.

"Finanziariamente non c'erano problemi. Credo che il film costasse piuttosto poco. Io, ad esempio, prendevo ottomila lire al giorno. Ho lavorato otto settimane, piu' il doppiaggio, diciamo che avro' lavorato circa un anno e ho preso all'incirca un milione e trecentomila lire di oggi".


Quando ti rivedi in "Accattone" che impressione hai?

"Cerco di non rivedermi".


Perche'?

"Perche' ormai quel film lo conosco a memoria, come gli altri, del resto. A volte fanno Accattone in tivvu', io ho anche le cassette, ma cerco di evitare di vederlo. Ma non perche' sia invecchiato, ma e' perche' mi piacerebbe rivederlo con le persone adatte. Con quelli che all'epoca contestarono il film, ad esempio".





Come e' cambiata la tua vita dopo "Accattone"?

"In peggio. Vedi, il rapporto con Pasolini e' stato per me, in un certo senso, distruttivo, perche' non e' che io amassi proprio fare il cinema, ma nello stesso tempo so che dovevo farlo, forse anche solo per amicizia. E, come ti ho gia' detto, per certi versi mi affascinava, come quando lavoravo con gli amici miei. Poi pero' sono stato costretto a lavorare con altre persone che non conoscevo, e mi rompevo i coglioni perche' non erano leali con me. Miravano al successo, capisci? Allora qualcuno, magari, si e' permesso di dire: Ma sai, quello e' un borgataro".


Che tipo di rapporto avevi con Pasolini?

"Lui era un po' come un padre. Aveva una grande paura di me. Gli potevo sparire da un giorno all'altro, senza finire il film. E' successo mentre facevamo Mamma Roma con la Magnani. Ho avuto una disavventura con la polizia. Ho litigato con una guardia e m'hanno arrestato per oltraggio. Mi sono fatto una ventina di giorni e poi sono uscito".


Il film e' stato interrotto per questo motivo?

"No. Hanno messo mio fratello di spalle, tipo controfigura. E dopo quell'episodio, quando abbiamo fatto Edipo Re, Pier Paolo e' stato costretto a mettere nell'albergo due guardie in borghese, in modo che non uscissi. Ma, sai, io il cinema l'avevo preso nel senso del divertimento. Professionalmente non e' che mi interessasse piu' di tanto".





Se non sbaglio era proprio Pasolini a dirti che tu dovevi fare semplicemente te stesso e non recitare.

"Si', tanto e' vero che ha cercato di non farmi diventare ne' francese, ne' inglese, ne' americano. Avevo molte richieste, allora. Il mio terzo film l'ho fatto con Marcel Carne'. Poi ho lavorato in America. Ho fatto due padrini con Coppola. Il primo e il terzo".


Non ti ha mai pesato la figura di Pasolini?

"In un certo senso si'. Io ero l'immagine del suo cinema, e non e' detto che potessi essere l'unica. Poteva anche trovare qualcun altro, e forse sarebbe stato meglio per me, avrei seguitato a fare il muratore, il pittore. Certo, sono contento di aver fatto il cinema con lui, mi ha dato la possibilita' di stare meglio anche economicamente pero', se tornassi indietro non so se lo rifarei il cinema. Perche' sono trentacinque anni di domande e, in fondo, il contatto con una persona e' quello, niente di piu', niente di meno. Ogni tanto ti puoi ricordare una cosa in piu', pero', ecco, Pasolini parla con le sue immagini, con la scrittura. E chissa' quante volte non mi avra' detto certe cose".


Che importanza avrebbe avuto Pasolini nella societa' di oggi?

"Pensa quante cose ci avrebbe raccontato con la sua scrittura o attraverso le immagini".





Che poi, se ci pensi, ci sono molte realta', e tensioni da raccontare qui in Italia...

"Si', certo. Io penso che se Pasolini fosse stato in vita i giovani di oggi non sarebbero stati cosi'. Lo avrebbero amato e lui avrebbe amato la gioventu' di oggi, gli avrebbe dato un insegnamento nella scrittura e nel cinema. Ho letto pochissime cose di Pier Paolo, ma l'ho conosciuto bene ed e' stata la persona piu' umana che abbia incontrato. Lui era il padre di tutti noi, delle borgate, ed e' stato molto amato. Per noi era il Baggio della situazione, quello che risolveva tutto. Faceva l'elemosina ai poveri, quando ha incominciato a fare due lire andavamo sempre a mangiare, invitava tutti. Era una famiglia allegra. Ed io sono sicuro che rimarra' per sempre, anche per quelli che non l'hanno mai letto".






Qual'e' il sentimento piu' forte che ti ha lasciato?

"Mi ha lasciato il sentimento di una grande guerra, di una lotta continua con la gente. Ma, ti ripeto, e' la persona piu' umana che abbia conosciuto. Non ho piu' trovato un altro cosi', uno che chiedeva alle comparse: Per favore, mettiti cosi'. Era di una dolcezza straordinaria, ed e' quella che mi manca di piu'. Era un padre, capisci? Una guida sulla retta via.

Stefano MILIONI

@Eretico e Corsaro - Le Pagine Corsare

Curatore, Bruno Esposito

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venerdì 15 gennaio 2016

E' morto Franco Citti - Eretico e Corsaro lo ricorda.

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



"Lui era un po' come un padre. Aveva una grande paura di me. Gli potevo sparire da un giorno all'altro, senza finire il film. E' successo mentre facevamo Mamma Roma con la Magnani. Ho avuto una disavventura con la polizia. Ho litigato con una guardia e m'hanno arrestato per oltraggio. Mi sono fatto una ventina di giorni e poi sono uscito".
Franco Citti


Da anni bloccato sulla sedia a rotelle a causa di tre ictus, Franco Citti si è spento il 14 gennaio 2016, nella sua Fiumicino luogo che aveva scelto per viverci:


"Sono andato via da Roma innanzitutto perche' cominciavano a sparire le borgate e con loro i miei amici. E quando non hai piu' le borgate ti rifugi al mare. E' per questo che sono venuto a vivere a Fiumicino. C'e' un senso di morte, qui intorno, che mi piace. Forse io sono gia' morto, qui, in questa solitudine che amo e che mi mette allegria. Anzi, io sono vivo perche' sto a Fiumicino. Forse se stavo a Roma ero gia' morto"
Il suo incontro con il Poeta avvenne all'inizio degli anni '50 quando Pasolini, lasciata Casarsa con la madre, insegnava a Roma in periferia e si circondava di un gruppo di ragazzi-poeti di strada:
Ho conosciuto Pasolini tramite mio fratello Sergio, in una pizzeria di Torpignattara. Lui mi ha detto: 'A Fra', te presento 'no scrittore, 'n amico mio. In quel periodo scriveva delle poesie in friulano, quelle cose dei primi tempi. All'inizio ho creduto addirittura che fosse analfabeta. Faceva il maestro elementare a Ponte Mammolo. Mio fratello m'ha detto. E' 'no scrittore, magnamose 'na pizza assieme. Io ero tutto sporco di calce perche' lavoravo come muratore con mio padre. Ci siamo conosciuti li' e abbiamo cominciato a frequentarci.


Il suo essere anima libera senza compromessi o cedimenti, fecero di Franco il personaggio ideale per le narrazioni di Pasolini, che lo volle protagonista del suo primo film da regista, Accattone:
Ancora cucciolo, timidissimo, con gli occhi d'angoscia della timidezza e della cattiveria che deriva dalla timidezza, sempre pronto a dibattersi, difendersi, aggredire, per proteggere la sua intima indecisione: il senso quasi di non esistere che egli cova dentro di sé. Per contraddire questa sua ingiusta incertezza d'esistenza, egli non ha altri strumenti che la propria violenza e la propria prestanza fisica: e ne fa abuso. (...)
P.P.P.
Il suo volto inquieto e sofferto, la sua fisicità e la sua umanità, che nonostante la degradazione del mondo in cui viveva, conservavano una intatta e inattesa innocenza, fecero di lui il personaggio ideale per raccontare quel mondo violento e contraddittoriamente ricco di umane speranze:
Come tutti coloro la cui psicologia è infantile, Franco ha un profondo senso della giustizia. Sente profondamente la propria colpa quando commette qualcosa di ingiusto e non sa ammettere che altri compiano qualcosa di ingiusto. Questa consacrazione, avvenuta nella sua infanzia, di un fondamentale senso di giustizia, e quindi di colpa, fa sì che tutta la sua vita sia pervasa da qualcosa di mitico, di rigido, di immodificabile (come in tutte le consacrazioni). Ha dovuto costruirselo da sé questo senso di giustizia (nelle strade della Maranella, negli istituti di educazione), e l'ha fatto male. (...)
P.P.P.
Franco fu il volto che Pasolini volle per mostrare un'umanità, che dal degrado e dalla sofferenza, riusciva a trasmettere la sua carica vitale:
Lui e Accattone sono la stessa persona. Accattone naturalmente è portato ad un altro livello, al livello estetico di un "grave estetismo di morte" come dice il mio amico Pietro Citati ma in realtà Franco Citti e Accattone si assomigliano come due gocce d'acqua. (...)
Franco Citti è uno di quegli uomini che devono combattere contro il serpente grande. La sua enorme carica vitale lo costringe ad una lotta incessante contro se stesso, a un tipo di vita eccezionale, speciale, fuori dalla norma - che io fra l'altro comprendo benissimo. È la lotta contro questa carica vitale che coloro che devono combattere contro una carica vitale piccolissima condannano. I signori che passano le loro serate davanti alla televisione a vedere gli ambigui sorrisi perbene delle presentatrici o la barba ricattatrice di Padre Mariano, sono coloro che combattono contro una carica vitale poco più grande di un vermiciattolo ed è quindi per loro facile condannare chi perde ore e ore del suo giorno e della sua notte a combattere contro la dolce violenza della tentazione».

(da Diario al registratore, a cura di Carlo di Carlo, maggio 1962).


Io penso che se Pasolini fosse stato in vita i giovani di oggi non sarebbero stati cosi'. Lo avrebbero amato e lui avrebbe amato la gioventu' di oggi, gli avrebbe dato un insegnamento nella scrittura e nel cinema. Ho letto pochissime cose di Pier Paolo, ma l'ho conosciuto bene ed e' stata la persona piu' umana che abbia incontrato. Lui era il padre di tutti noi, delle borgate, ed e' stato molto amato. Per noi era il Baggio della situazione, quello che risolveva tutto. Faceva l'elemosina ai poveri, quando ha incominciato a fare due lire andavamo sempre a mangiare, invitava tutti. Era una famiglia allegra. Ed io sono sicuro che rimarra' per sempre, anche per quelli che non l'hanno mai letto".
Franco Citti.



Filmografia

  1. Accattone, regia di Pier Paolo Pasolini (1961)
  2. Una vita violenta, regia di Paolo Heusch e Brunello Rondi (1962) 
  3. Il giorno più corto, regia di Sergio Corbucci (1962) 
  4. Mamma Roma, regia di Pier Paolo Pasolini (1962) 
  5. Parigi proibita, regia di Marcel Carné (1963) 
  6. Requiescant, regia di Carlo Lizzani (1967)
  7. Edipo Re, regia di Pier Paolo Pasolini (1967) 
  8. Seduto alla sua destra, regia di Valerio Zurlini (1968) 
  9. Ammazzali tutti e torna solo, regia di Enzo G. Castellari (1968) 
  10. Una ragazza di Praga, regia di Sergio Pastore (1969) 
  11. Gli angeli del 2000, regia di Hanil Ranieri (1969) 
  12. Il magnaccio, regia di Franco De Rosis (1969) 
  13. La legge dei gangsters, regia di Siro Marcellini (1969) 
  14. Porcile, regia di Pier Paolo Pasolini (1969) 
  15. Ostia, regia di Sergio Citti (1970) 
  16. Il Decameron, regia di Pier Paolo Pasolini (1971) 
  17. Dirai: ho ucciso per legittima difesa, regia di Angelino Fons (1971) 
  18. Il padrino, regia di Francis Ford Coppola (1972) 
  19. I racconti di Canterbury, regia di Pier Paolo Pasolini (1972) 
  20. Roma, regia di Federico Fellini (1972) 
  21. Storie scellerate, regia di Sergio Citti (1973)
  22. Ingrid sulla strada, regia di Brunello Rondi (1973)
  23. Macrò, regia di Stelvio Massi (1974)
  24. Storia de fratelli e de cortelli, regia di Mario Amendola (1974)
  25. Il fiore delle Mille e una notte, regia di Pier Paolo Pasolini (1974)
  26. Colpita da improvviso benessere, regia di Franco Giraldi (1975)
  27. Puttana galera!, regia di Gianfranco Piccioli (1976) 
  28. Chi dice donna dice donna, regia di Tonino Cervi (1976) 
  29. Uomini si nasce poliziotti si muore, regia di Ruggero Deodato (1976) 
  30. Roma: l'altra faccia della violenza, regia di Marino Girolami (1976) 
  31. La banda del trucido, regia di Stelvio Massi (1977) 
  32. Todo modo, regia di Elio Petri (1977) 
  33. Il gatto dagli occhi di giada, regia di Antonio Bido (1977) 
  34. Casotto, regia di Sergio Citti (1977) 
  35. Yerma, regia di Marco Ferreri - Film per la TV (1977-1978) 
  36. L'albero della maldicenza, regia di Giacinto Bonacquisti (1979)
  37. La luna, regia di Bernardo Bertolucci (1979) 
  38. Eroina, regia di Massimo Pirri (1980) 
  39. Ciao marziano, regia di Pier Francesco Pingitore (1980) 
  40. Il minestrone, regia di Sergio Citti (1981) 
  41. The Black Stallion Returns, regia di Robert Dalva (1983) 
  42. Sogni e bisogni, serie televisiva, regia di Sergio Citti (1985) 
  43. La coda del diavolo, regia di Giorgio Treves (1986) 
  44. Rosso di sera, regia di Beppe Cino (1988) 
  45. Kafka - La colonia penale, regia di Giuliano Betti (1988) 
  46. Il segreto, regia di Francesco Maselli (1990) 
  47. Il padrino - Parte III, regia di Francis Ford Coppola (1990) 
  48. Appuntamento in nero (1991) 
  49. El infierno prometido, regia di Juan Manuel Chumilla (1992) 
  50. La chance, regia di Aldo Lado (1994) 
  51. Il sindaco, regia di Ugo Fabrizio Giordani (1996) 
  52. I magi randagi, regia di Sergio Citti (1996) 
  53. Il miracolo di Sant'Oronzo, regia di Luca Verdone (1997) 
  54. Cartoni animati, regia di Franco e Sergio Citti (1997) 
  55. E insieme vivremo tutte le stagioni, regia di Gianni Minello (1999)

@Eretico e Corsaro - Le Pagine Corsare

Curatore, Bruno Esposito

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mercoledì 16 aprile 2014

Pasolini e le borgate: un'intervista a Franco Citti

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Pasolini e le borgate: un'intervista a Franco Citti
di Stefano Milioni


Dall'altra parte Fiumicino e' fredda e grigia all'alba. Franco Citti passeggia in riva al mare misurando malinconia e gratitudine. Vent'anni di interviste sull'autore di "Accattone" sembrano non aver esaurito i ricordi. Mentre l'attore romano racconta si compone il ritratto di un Pasolini inconsueto: non l'intellettuale, ma l'amico. L'interprete solitario e opportuno di una capitale "borgatara". 

"Guarda, l'abbiamo detto un miliardo di volte io e mio fratello. E' assolutamente escluso che sia stato Pelosi. Lì c'e' un chilometro quadrato di strage. E' stato massacrato, e una sola persona non riesce a fare quelle cose. Ci sono troppe cose oscure, dietro. Anche politiche, naturalmente". 

La voce di Franco Citti, indimenticabile volto del cinema di Pier Paolo Pasolini, e' aspra e tagliente. Cosi' come i suoi pensieri, del resto. 

 "Sono andato via da Roma innanzitutto perche' cominciavano a sparire le borgate e con loro i miei amici. E quando non hai piu' le borgate ti rifugi al mare. E' per questo che sono venuto a vivere a Fiumicino. C'e' un senso di morte, qui intorno, che mi piace. Forse io sono gia' morto, qui, in questa solitudine che amo e che mi mette allegria. Anzi, io sono vivo perche' sto a Fiumicino. Forse se stavo a Roma ero gia' morto". 

Come hai conosciuto Pasolini? 

"Tramite mio fratello Sergio, in una pizzeria di Torpignattara. Lui mi ha detto: 'A Fra', te presento 'no scrittore, 'n amico mio." 

Lui era gia' conosciuto, allora? 

"No. In quel periodo scriveva delle poesie in friulano, quelle cose dei primi tempi". 

 Quindi tu non sapevi proprio chi era? 

"No. All'inizio ho creduto addirittura che fosse analfabeta. Faceva il maestro elementare a Ponte Mammolo. Mio fratello m'ha detto. E' 'no scrittore, magnamose 'na pizza assieme. Io ero tutto sporco di calce perche' lavoravo come muratore con mio padre. Ci siamo conosciuti li' e abbiamo cominciato a frequentarci". 

E che impressione ti ha fatto all'inizio Pasolini? 

"Quella di una persona normale. Non ci pensavo molto al fatto che lui scrivesse. Se scriveva a me che me fregava? A volte succedeva che gli davo qualche battuta in romanesco e lui se l'appuntava". 

Pasolini metteva nei suoi libri i racconti che gli facevate tu e Sergio? 

"A Paolo piaceva soprattutto lo spirito, il modo delle borgate romane, questa gente allegra, tanto e' vero che lui ci passava quasi tutto il tempo della sua vita con noi, nelle borgate. E cosi', essendo uno scrittore guardava cio' che gli accadeva intorno, e daje e daje, tirava fuori 'sti libri. Ma quello che piu' mi ha interessato e' quando mi ha detto che mi avrebbe fatto fare una parte nel suo film". 

E tu come hai reagito? 

"Sai, io sono un pessimista nato, non e' che ci credo molto alle cose che mi offrono. Cosi' gli ho detto: Vabbe', a Paolo, quando lo faremo lo faremo. Lui mi ripeteva: hai una bella particina. Vedrai che lo faremo. E cosi' un giorno e' nato 'sto cavolo di Accattone". 

Mentre lo giravi ti sentivi nella parte o era qualcosa che non ti apparteneva?

"Mi sentivo a mio agio perche' l'ho girato con tutti i miei amici della borgata. Giocavamo un po' in casa. E poi quelle avventure, quelle storie, mi piaceva farle. Per il film ho anche dovuto leggere Ragazzi di vita. Che poi, che vuol dire ragazzo di vita non l'ho mai capito". 

Giravate a Torpignattara? 

"Torpignattara, il Pigneto, Testaccio, Pietralata. Andavamo in tutta la periferia di Roma. Il film e' andato avanti per un po' in questo modo. Lui ci ha diretto, pero' noi eravamo liberi di fare quello che eravamo". 

Avevate quindi la possibilita' di inserire cose proprio vostre, personali... 

"Sai, i dialoghi erano gia' un po' scritti e Pier Paolo li scriveva con mio fratello Sergio, pero' qualche battuta che in doppiaggio sembrava migliore l'abbiamo messa. Accattone, pero', e' rimasto cosi' come l'abbiamo girato, e infatti e' un bel film proprio perche' e' spontaneo, non c'era nessun attore professionista e l'abbiamo fatto di corsa. Con qualche impiccio di mezzo. 'Sti personaggi che facevano gli attori insieme a me, io compreso, qualche mattina non venivano proprio, chi andava a sfacchina', chi andava a fa' altre cose, allora era un po' complicato". 

Si trattava di problemi pratici e non finanziari. 

"Finanziariamente non c'erano problemi. Credo che il film costasse piuttosto poco. Io, ad esempio, prendevo ottomila lire al giorno. Ho lavorato otto settimane, piu' il doppiaggio, diciamo che avro' lavorato circa un anno e ho preso all'incirca un milione e trecentomila lire di oggi". 

Quando ti rivedi in "Accattone" che impressione hai? 

"Cerco di non rivedermi". 

Perche'? 

 "Perche' ormai quel film lo conosco a memoria, come gli altri, del resto. A volte fanno Accattone in tivvu', io ho anche le cassette, ma cerco di evitare di vederlo. Ma non perche' sia invecchiato, ma e' perche' mi piacerebbe rivederlo con le persone adatte. Con quelli che all'epoca contestarono il film, ad esempio". 

Come e' cambiata la tua vita dopo "Accattone"? 

"In peggio. Vedi, il rapporto con Pasolini e' stato per me, in un certo senso, distruttivo, perche' non e' che io amassi proprio fare il cinema, ma nello stesso tempo so che dovevo farlo, forse anche solo per amicizia. E, come ti ho gia' detto, per certi versi mi affascinava, come quando lavoravo con gli amici miei. Poi pero' sono stato costretto a lavorare con altre persone che non conoscevo, e mi rompevo i coglioni perche' non erano leali con me. Miravano al successo, capisci? Allora qualcuno, magari, si e' permesso di dire: Ma sai, quello e' un borgataro". 

Che tipo di rapporto avevi con Pasolini? 

"Lui era un po' come un padre. Aveva una grande paura di me. Gli potevo sparire da un giorno all'altro, senza finire il film. E' successo mentre facevamo Mamma Roma con la Magnani. Ho avuto una disavventura con la polizia. Ho litigato con una guardia e m'hanno arrestato per oltraggio. Mi sono fatto una ventina di giorni e poi sono uscito". 

Il film e' stato interrotto per questo motivo? 

"No. Hanno messo mio fratello di spalle, tipo controfigura. E dopo quell'episodio, quando abbiamo fatto Edipo Re, Pier Paolo e' stato costretto a mettere nell'albergo due guardie in borghese, in modo che non uscissi. Ma, sai, io il cinema l'avevo preso nel senso del divertimento. Professionalmente non e' che mi interessasse piu' di tanto". 

Se non sbaglio era proprio Pasolini a dirti che tu dovevi fare semplicemente te stesso e non recitare. 

"Si', tanto e' vero che ha cercato di non farmi diventare ne' francese, ne' inglese, ne' americano. Avevo molte richieste, allora. Il mio terzo film l'ho fatto con Marcel Carne'. Poi ho lavorato in America. Ho fatto due padrini con Coppola. Il primo e il terzo". 

Non ti ha mai pesato la figura di Pasolini? 

"In un certo senso si'. Io ero l'immagine del suo cinema, e non e' detto che potessi essere l'unica. Poteva anche trovare qualcun altro, e forse sarebbe stato meglio per me, avrei seguitato a fare il muratore, il pittore. Certo, sono contento di aver fatto il cinema con lui, mi ha dato la possibilita' di stare meglio anche economicamente pero', se tornassi indietro non so se lo rifarei il cinema. Perche' sono trentacinque anni di domande e, in fondo, il contatto con una persona e' quello, niente di piu', niente di meno. Ogni tanto ti puoi ricordare una cosa in piu', pero', ecco, Pasolini parla con le sue immagini, con la scrittura. E chissa' quante volte non mi avra' detto certe cose". 

Che importanza avrebbe avuto Pasolini nella societa' di oggi? 

"Pensa quante cose ci avrebbe raccontato con la sua scrittura o attraverso le immagini". 

Che poi, se ci pensi, ci sono molte realta', e tensioni da raccontare qui in Italia... 

"Si', certo. Io penso che se Pasolini fosse stato in vita i giovani di oggi non sarebbero stati cosi'. Lo avrebbero amato e lui avrebbe amato la gioventu' di oggi, gli avrebbe dato un insegnamento nella scrittura e nel cinema. Ho letto pochissime cose di Pier Paolo, ma l'ho conosciuto bene ed e' stata la persona piu' umana che abbia incontrato. Lui era il padre di tutti noi, delle borgate, ed e' stato molto amato. Per noi era il Baggio della situazione, quello che risolveva tutto. Faceva l'elemosina ai poveri, quando ha incominciato a fare due lire andavamo sempre a mangiare, invitava tutti. Era una famiglia allegra. Ed io sono sicuro che rimarra' per sempre, anche per quelli che non l'hanno mai letto". 

Qual'e' il sentimento piu' forte che ti ha lasciato? 

 "Mi ha lasciato il sentimento di una grande guerra, di una lotta continua con la gente. Ma, ti ripeto, e' la persona piu' umana che abbia conosciuto. Non ho piu' trovato un altro cosi', uno che chiedeva alle comparse: Per favore, mettiti cosi'. Era di una dolcezza straordinaria, ed e' quella che mi manca di piu'. Era un padre, capisci? Una guida sulla retta via.

Stefano MILIONI 


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