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domenica 27 aprile 2025

«Noi di Lotta continua e il nemico-amico Pasolini» - Adele Cambria, L'Unità del 31 ottobre 2005

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pier Paolo Pasolini - Imagoeconomica


«Noi di Lotta continua e il nemico-amico Pasolini» 

Adele Cambria

L'Unità

31 ottobre 2005

pag.1 e pag. 21

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


ADRIANO SOFRI, a trent’anni dalla morte, parla del suo rapporto con l’artista e con l’uomo. «Fu lui, nel ’68 a Venezia, che volle conoscerci. Aveva scritto quella poesia su Valle Giulia. Ma poi col nostro movimento fu enormemente generoso»


ADELE CAMBRIA


Sete e fame di Pasolini? Del suo «corpo mistico», distribuito, a trent’anni dal suo assassinio, in frammenti, quasi particule eucaristiche? Lo chiedo ad Adriano Sofri, nel suo studiolo della Normale di Pisa, una stanzuccia affollata di carte, con un vaso di azalee rosse fragranti sul davanzale della finestra.

Nella mia prima domanda, per l’intervista da realizzare come «contributo» alla tavola rotonda del prossimo 3 novembre ad Arezzo, avevo accennato all’incipit dei versi de Le ceneri di Gramsci: 

«Lo scandalo del contraddirmi/

dell’essere con te e contro te/

con te nel cuore/

in luce, contro te nelle buie viscere…».

segue a pagina 21

Segue dalla prima

Era per parlare della contraddizione in Pier Paolo Pasolini: «Un dato perenne» osserva Sofri «della sua personalità».

«Pasolini» continua «è stato un grande mitologo. Io penso che abbia inventato, da par suo, una mitologia dell’Italia perduta, l’umile Italia, circostanziandola in tutti i dettagli: l’anno, il mese, il giorno, l’ora, in cui la sua Italia, amabile e amata, era scomparsa…» 

giovedì 8 giugno 2023

Pier Paolo Pasolini - L' evoluzione della mia poetica fotografica - Progresso fotografico, anno 77, nº 9, Settembre 1970

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

 (Pier Paolo Pasolini, durante le riprese del film "Salò o le 120 giornate di Sodoma" ) 

Intervista a Pier Paolo Pasolini
L' evoluzione della mia poetica fotografica

Pasolini. per il cinema

I meridiani 

a cura di Walter Siti

( Pubblicato anche in Progresso fotografico, anno 77, nº 9, Settembre 1970 - con il titolo: Incontro con i nostri lettori celebri, Pier Paolo Pasolini )


Pier Paolo Pasolini non è solo uno scrittore di successo, ma anche un regista altrettanto famoso. La cinematografia italiana gli deve film acuti, polemici, esasperati. La cultura cinematografica gli è debitrice di temi, certo mai facili, ma sempre profondamente umani, sempre ispirati, come i volti, come i gesti degli attori, alla vita difficile ed assurda di ogni giorno. Film come Il Vangelo secondo Matteo, Teorema e via via sino all’ultimissimo Medea non sono mai fine a se stessi ma appaiono piuttosto come gli anelli ben congegnati di una medesima catena, la catena umana che si distende nel tempo diversa e sempre uguale. I meriti di Pasolini regista sono innumerevoli, non ultimo quello di aver trasferito sulla celluloide le sue esperienze letterarie, l’essere riuscito a tradurre in immagini da cassetta una filosofia che non lo è altrettanto, ma a parte ogni altra considerazione c’è un fattore che ha collocato Pasolini tra i registi d’avanguardia: la particolare attenzione che egli dedica alla fotografia. Nella sua casa romana tra valanghe di libri e di appunti, Pasolini parla con voce pacata, lentamente. Veste in maniera anonima, non si atteggia, solo quella sua incredibile faccia dai lineamenti scavati stona con il resto del corpo che è esile, timido nei movimenti.

Come vede lei oggi la situazione della fotografia in generale?

mercoledì 19 gennaio 2022

Sono qui pro tempore. Intervista con Totò, uomo di due secoli di Giacomo Gambetti - Uccellacci e uccellini 1966

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



“Sono qui pro tempore”
Intervista con Totò, uomo di due secoli 

Giacomo Gambetti 
Garzanti, Uccellacci e uccellini 1966

Intervista apparsa per la prima volta nel volume Uccellacci e uccellini. Un film di Pier Paolo Pasolini, a cura di Giacomo Gambetti, Garzanti, Milano, 1966, con il titolo Intervista con Totò, uomo di due secoli. 
(Le note fra parentesi quadre sono di Gabriele Gimmelli)


Giacomo Gambetti
Lei conosce Pasolini da molto tempo?

Totò
No, è la prima volta che ho questo piacere. Ho letto delle sue opere, ma di persona l'ho conosciuto soltanto in occasione di questo film [Uccellacci e Uccellini]. So che è bravissimo e un intellettuale vero e profondo, non superficiale come molti altri. Non ho visto però gli altri suoi film, anche perché io vado poco al cinema... So che molti colleghi vanno spesso a vedere film...

Giacomo Gambetti
Da che cosa deriva questo suo atteggiamento?...

Totò
No, non è una posa. Ma ho un po' di paura che vedendo una cosa che mi piace, io possa essere portato a imitarla: mentre ho sempre cercato di essere me stesso, magari sbagliando...

giovedì 9 maggio 2013

«Fotografami qui, sarà uno scandalo». Pasolini tre giorni prima di morire

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro





«Fotografami qui, sarà uno scandalo». Pasolini tre giorni prima di morire


La scrittura, le case, l’intimità: settantotto scatti a Sabaudia e Chia, che il poeta non fece in tempo a vedere

Lorenzo Viganò per “Il Corriere della Sera


Seduto a un grande fratino di fronte alla finestra. Mentre batte sui tasti della Lettera 22. Intento a rileggere e correggere con una Bic i fogli dattiloscritti. Ma anche di fianco alla sua Alfa 2000 sul ponte di una Sabaudia spettrale, con il vento che gli scombina i capelli o mentre cammina tra strade deserte e architetture fasciste. E poi ancora al lavoro, inginocchiato per terra a disegnare, e infine nudo, completamente nudo, in una camera da letto austera, con le pareti di pietra e la coperta a uncinetto, disteso a leggere un libro prima di addormentarsi. Lui, solamente lui, circondato dal silenzio e dalla solitudine. È un Pier Paolo Pasolini intimo e privato quello ritratto dal fotografo Dino Pedriali nell’ottobre del 1975. Spiato con discrezione nei momenti della sua vita quotidiana in situazioni che, nelle intenzioni dello scrittore, avrebbero dovuto rientrare nel progetto Petrolio, il suo ultimo romanzo (incompiuto) uscito postumo, nel 1992. Immagini in bianco e nero che dopo essere state custodite gelosamente per 35 anni, intraviste appena in una mostra allestita a Roma dopo la morte dello scrittore, e in parte stampate per quell’occasione in un libro (ormai introvabile), vengono ora pubblicate integralmente nel volume Pier Paolo Pasolini. Fotografie di Dino Pedriali (Johan & Levi editore, pp. 120, € 38), in uscita il 17 marzo. Settantotto immagini, scattate in un due sessioni di due giorni ciascuna tra la casa di Sabaudia e quella di Chia, nel viterbese, di cui fanno parte per la prima volta tutti quei nudi (anche notturni, scattati tra il 28 e il 29 ottobre) che nessuno aveva mai visto; nessuno, nemmeno lo stesso Pasolini che morì poche ore prima che Pedriali glieli mostrasse. Un libro che non è solo una raccolta di fotografie, dunque, ma una sorta di documento, di racconto, reso ancora più intenso, e tragico, dalla storia che lo accompagna.
Tutto comincia con Man Ray. Dino Pedriali e Pasolini si incontrano perché lo scrittore vuole conoscere il surrealista, che il giovane venticinquenne ha fotografato. Si vedono, entrano in sintonia e Pedriali gli scatta qualche foto a Sabaudia, nella casa che lo scrittore divide con Moravia e Dacia Maraini. E forse è allora che a Pasolini viene un’idea e sceglie il giovane fotografo per realizzarla. «”Chiamami la prossima settimana”, mi dice», ricorderà il Pedriali: «”Andiamo in questo posto che io amo tantissimo e che si chiama Chia. Però ti prego di non parlarne con nessuno”». Come d’accordo, qualche giorno dopo Pedriali lo raggiunge a casa dove lo trova con Ninetto Davoli e la madre, «con la quale Pier Paolo parla in dialetto e che ha un’aria fragile e dolce allo stesso tempo». Pasolini prende la sua Olivetti e partono. «Arrivati a Chia», continua Pedriali, «imbocchiamo un viottolo molto nascosto e giungiamo a un luogo che lascia stupefatti. “Nessuno ama questo posto”, mi dice Pasolini, “fa paura anche a te? Sai, qui è dove riesco a scrivere meglio”. Poi mi parla di un lavoro che vuole fare con me, rischioso, pericoloso fino alla galera e di cui nessuno, né Laura (Betti, ndr), né Moravia devono sapere nulla. “Oggi mi si considera uno che vuol dare solo scandalo, ma io lotto sempre per la verità”, mi dice. “Ora basta, non ne posso più! Non ho più la forza di lottare, voglio mettere a nudo tutto di me; e questa volta sì, sarà un’opera scandalosa! Così mi hanno giudicato e così voglio essere. Fino in fondo!”». Quindi chiede a Pedriali di ritrarlo nudo. «”Sarai tu a decidere come”, dice: “Ti chiedo solo di farlo come se venissi sorpreso o, meglio, come se non mi accorgessi della presenza di un fotografo. Solo in seguito mi comporterò come se intuissi la presenza di qualcuno che mi spia di nascosto”».
È notte fonda, ma Pedriali non riesce a dormire. È emozionato e preoccupato. Il giorno seguente, Pasolini, dopo essere stato ritratto mentre scrive e disegna, gli domanda se si sente pronto per «quelle» foto e gli si presenta davanti nudo. «”Ti fotografo dall’esterno, se sei d’accordo, oltre gli alberi e i vetri”, gli dico», ricorda ancora Pedriali, «”poi, col buio, catturo la luce dell’interno: mi permetterà di entrare più violentemente nella tua intimità”. Resto un quarto d’ora fuori a osservarlo. Ho delle strane sensazioni. Qualcosa di magico sta per accadere: tra le fronde, oltre i vetri, la sua immagine a momenti scompare. Rimango solo con gli alberi e questo mi terrorizza. Poi col buio tutto è diverso. Quando rientro lui si è già rivestito e mi viene incontro. “Separa questi rullini dagli altri”, dice. “E telefonami quando sono pronte, ma mi raccomando: non dire niente a nessuno. Appena vedrò le foto ti spiegherò dettagliatamente il lavoro. Ricordati però che avremo molti nemici, anzi tu ti creerai molti nemici, perché la gente non capisce”. Ci lasciamo così».

Il giorno dopo Dino Pedriali, che abita a Torino, fa sviluppare i rullini; ma l’emozione per quelle foto è così forte da fargli perdere la cognizione del tempo. È il due novembre quando viene svegliato dallo squillo del telefono. «”Ma tu non dovevi essere a Roma, da Pasolini?”, mi chiedono dall’altra parte del filo», ricorda Pedriali. «Sono stordito, mi sveglio di colpo, e vedo che sono ormai le due passate. “Avrei già dovuto essere a Roma!, dico. “Non ti preoccupare, hai tutto il tempo che vuoi, non c’è più fretta”. Non c’è più fretta… “Accendi la radio e lo saprai”».
Nella notte Pier Paolo Pasolini è stato ucciso sul litorale di Ostia. Il suo corpo deturpato e massacrato. Irriconoscibile. Da quel momento, Dino Pedriali, in seguito diventato un affermato fotografo di nudi, custodirà quelle foto contro tutto e contro tutti per preservarne la purezza. Difenderà «il Corpo del Poeta» per restituircelo intatto. Oggi come allora.
Il fotografo di artisti e scrittori
La copertina del libro «Pier Paolo Pasolini. Fotografie di Dino Pedriali». Nato a Roma nel 1950, il fotografo Dino Pedriali ha iniziato a lavorare nel mondo dell’arte con il gallerista torinese Anselmino. Si avvicina alla fotografia grazie a Man Ray, di cui è assistente e dal quale impara i primi segreti. Da quel momento realizzerà numerosi servizi fotografici a esponenti del mondo dell’arte e della cultura, da Giorgio De Chirico ad Alberto Moravia, da Federico Fellini a Andy Warhol. È specializzato in nudo maschile.
Per le foto: © Dino Pedriali by Siae 2011


Fonte:
http://sottoosservazione.wordpress.com/2011/03/18/%c2%abfotografami-qui-sara-uno-scandalo%c2%bb-pasolini-tre-giorni-prima-di-morire/#more-19835

@Eretico e Corsaro - Le Pagine Corsare

Curatore, Bruno Esposito

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