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venerdì 13 febbraio 2026

Pasolini: Ritorno alla rubrica - Vie nuove, numero 42, 15 ottobre 1964, pag. 30

 "Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pasolini
Ritorno alla rubrica

Vie nuove
numero 42
15 ottobre 1964
pag. 30

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )

Dopo un anno

Riprendo questa pagina di corrispondenza dopo più di un anno, finito il lavoro troppo impegnativo, per fare qualcos’altro, del «Vangelo secondo Matteo». Un anno non passa mai, per fortuna, inutilmente, e quindi né io né i miei interlocutori, siamo più quelli di un anno fa. Non potrei assolutamente cominciare con un «heri dicebam». Che cosa sia cambiato, risulterà pian piano dal dialogo, dalle confessioni, dai contrasti ecc. Io, per ora, posso fare solo un’osservazione, che senz’altro può servire come discorso preliminare alla ripresa della corrispondenza: si tratta della sede, dell’atteggiamento, del tono, con cui io scambierò le mie opinioni: ed è lì che, forse, qualcosa è cambiato. Infatti: il rischio a cui non voglio neanche pensare – tanto è il disagio, quasi la vergogna che mi prende a pensarci – il rischio di questo mio parlare con degli ignoti lettori di «Vie nuove», per lo più uomini semplici, che fanno della cultura non la loro specializzazione, ma il loro nutrimento – era quello di una certa «ufficialità». Arrossisco nel prospettare la cosa sia pure solo come eventualità. Non dico «ufficialità» con tutti i suoi crismi, questo no («per la contraddizion che no’l consente», e tale «contraddizion» era nel mio animo, nel mio modo di essere): ma «ufficialità» in quanto autorità in qualche modo riconosciuta. Non voglio avere autorità, sappiatelo. Se ce l’avrò, l’avrò di volta in volta, per l’eventuale forza dei miei argomenti di quel dato momento, di quella data circostanza: e soprattutto per la sincerità. Il mostruoso dell’uomo autorevole è di usufruire di una sincerità, di un impegno e di un rischio totale di tutto sé stesso attraverso cui ha potuto raggiungere l’autorità, e che, una volta raggiunta, si sono riprodotti meccanicamente e aprioristicamente. Non voglio far parte della vostra mitologia, neanche per quel po’ che quel po’ di successo o di diffusione diffamatoria o celebratoria del mio nome, potrebbero consentirmelo. Vi prego il massimo di democraticità, non tanto da parte vostra, quanto nella pretesa che ci sia da parte mia. È difficile conservare non goffamente la propria democraticità, quando in qualche modo si è in cattedra: io qui, titolare di una rubrica, proposto, esposto, interrogato sulle mie opinioni ecc. ecc., rischio appunto la cattedra. In altri momenti posso forse aver avuto la inconscia debolezza di lasciarmi un po’ trascinare nel gioco (forse per impegni più importanti che mi tenevano piscologicamente e moralmente occupato, forse per immaturità, forse perché era fatale che ciò avvenisse, era uno scotto che si doveva pagare) comunque ora mi vergognerei selvaggiamente se dovessi prender in qualche modo atto del mio stato di influenza, del mio parlare con la protezione di meriti acquisiti nel campo della mia specializzazione.

domenica 7 dicembre 2025

Risposta di Salinari e replica di Pasolini - Vie nuove, 16 novembre 1961, numero 45, 16 novembre 1961, pag. 37

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pasolini a Casa Stella Assassino (Sulla rivista Ferrara del 1985, n. 6)




Risposta di Salinari e replica di Pasolini

Vie nuove

16 novembre 1961

numero 45

16 novembre 1961

pag. 37

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Qui L'art. del 9 novembre 1961: Una polemica su politica e poesia


Caro Pasolini, già nel passato (nell’indimenticabile 1956, se non sbaglio) avemmo occasione di polemizzare piuttosto aspramente e io ebbi modo di farti osservare che hai un brutto carattere, stizzoso «come quello di un ragazzino». Non ripeterò, oggi, quell’affermazione perché sei cresciuto molto, non solo in anni, ma di bravura e di fama: rimane però il fatto che sei permaloso. Non si giustifica altrimenti la tua risposta del numero scorso a Giordano Siviero, che, in realtà, è una risposta alle cose che ho recentemente scritto nei tuoi riguardi. 

Esaminiamo, oggettivamente, i problemi che stavano sul tappeto. C’era la questione del rapporto, in uno scrittore, fra ideologia e poesia. Ebbene, dopo una lunga esemplificazione, tu arrivi esattamente alle stesse conclusioni cui arrivavo io in un paio di periodi: che, cioè, l’ideologia «razionale oggettiva» (uso le tue parole per intenderci meglio, non perché siano precise) che uno scrittore esplicitamente professa è solo un elemento del complicato processo dialettico che porta a quella conoscenza della realtà che è propria della poesia. Solo che non hai il coraggio (che avevano invece Marx ed Engels) di arrivare fino in fondo e riconoscere che, nel corso di quel processo, l’ideologia «razionale e oggettiva» può (non deve) essere contraddetta e che, di conseguenza, uno scrittore che professa un’ideologia reazionaria può arrivare a un risultato poetico elevatissimo, e perciò progressivo. 

Pier Paolo Pasolini: Una polemica su politica e poesia - Polemica tra Pasolini e Salinari - Vie Nuove, numero 44, 9 novembre 1961, pag. 37-38

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pasolini a Casa Stella Assassino (Sulla rivista Ferrara del 1985, n. 6)

Pier Paolo Pasolini
Una polemica su politica e poesia
Polemica tra Pasolini e Salinari

Vie Nuove

numero 44

9 novembre 1961

pag. 37-38

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Qui L'art. del 16 novembre 1961: Risposta di Salinari e replica di Pasolini 


Egregio signor Pasolini, ho letto con meraviglia (nel n. 37 di «Vie nuove») la sua risposta a L. F. di Terni, in cui afferma la possibilità di parentela fra socialismo e cristianesimo. Io non sono della sua opinione: il Vangelo è intriso di rassegnazione, carità, pietà, rinunzia, perdono – sentimenti che hanno servito da sostegno, da sempre, alle classi sfruttatrici. La moglie dell’industriale, socia di associazioni di beneficenza dà qualche lira al povero, sfruttato dal marito industriale. Il Vangelo non serve alla classe operaia che lotta per liberarsi del giogo del capitalismo. Cristianesimo e socialismo scientifico, quindi, non possono avere punti in comune. Il Cristianesimo nacque nella società schiavistica, è permeato di infantilismo contemplativo, è irrazionale. È vero che il Cristianesimo, durante lo schiavismo, dovette affrontare le persecuzioni ordinate dai dirigenti della società pagana: è per questo che può ammantarsi di una aureola di martirio. Ma poi, durante il medio evo, il Cristianesimo svela la sua natura oscurantista, perseguitando quanti vogliano progredire. Mi permetta di domandarle poi, quale sarebbe secondo lei, l’autentica posizione socialista? Non quella marxista? I fatti dimostrano che il Cristianesimo cerca con tutti i mezzi di ostacolare l’avanzata del Socialismo, è nemico della dialettica materialistica come lo fu dell’Illuminismo. E non si creda che l’essenza del Cristianesimo sia stata tradita dal Papato. La Chiesa infatti è reazionaria in politica perché è reazionaria la sua ideologia. 

Giordano Siviero – Terville (Francia)


Rispondo alla lettera di Giordano Siviero partendo dallo scambio di lettere tra Salinari e un gruppo di comunisti cremonesi, apparso sul precedente numero di «Vie nuove». I lettori cremonesi mi fanno circa le stesse obiezioni di Siviero: portandole a conseguenze più generali e definitive, e, purtroppo – per loro, per la loro lealtà – rivolgendole a Salinari anziché a me. Come se, sordi e ciechi, non vedessero in questa mia rubrica il massimo sforzo di sincerità e di buona volontà intellettuale. Quello che mi costa – mi scusino i miei amici – tale assoluta sincerità, in tutte le sedi, non è certamente difficile da capire. E mi pare che stia a dimostrare in modo inconfutabile la saldezza della mia ideologia: la mia assoluta fede in essa. È dal ’45 ormai, che lotto, in questa posizione. E mi sembra addirittura offensivo quello che Salinari ha scritto nella sua risposta ai cremonesi, e cioè che ho cercato di condurre una battaglia per il comunismo come «partito di massa», «almeno finora».

giovedì 6 novembre 2025

Pier Paolo Pasolini: Cultura dopo l’«impegno» - Vie Nuove, numero 34, 26 agosto 1965, pag. 30

 "Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Immagine: Archivio La Notte

Pier Paolo Pasolini
Cultura dopo l’«impegno»

Vie Nuove

numero 34

26 agosto 1965

pag. 30

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Egregio Sig. Pasolini, qualche tempo addietro le scrissi in merito al suo «Vangelo secondo Matteo», non per discutere il film, di cui ella ha sempre detto di averne abbastanza, ma per sentire il suo giudizio etico sui Vangeli in genere. A tale lettera, coraggiosamente ella non ha risposto ed ha tutto il diritto di farlo, anche se per dovere chi dirige una rubrica deve rispondere al più oscuro sconosciuto. Ora le scrivo nuovamente circa la presunta crisi del marxismo da lei tanto decantata. Associandomi a quanto le ha ben detto il sig. Luigi Natale (che non conosco e non so chi sia), lei crede di poter dare lezioni e giudizi su tutto e su tutti; ma si sbaglia, egregio signor Pasolini, in quanto l’italiano d’oggi pensa con la propria testa e non con quella di chi è pagato per dirigere una rubrica.

Se il marxismo è in crisi, come si spiega che sui due terzi dell’umanità dilaga il marxismo? Come si spiega la lotta del proletariato e l’indipendenza dei popoli? Non è forse il marxismo che ha condannato per sempre il colonialismo? Non è merito dell’idea marxista se nazioni quali la Cina, l’Egitto, Cuba, l’Algeria, ecc. ecc. hanno nazionalizzato le loro economie? La stessa Inghilterra, patria di Adam Smith, la nazione più conservatrice del mondo è ricorsa ad alcune nazionalizzazioni, in attesa di farne altre. Mi dica, signor Pasolini, cosa ne pensa di queste mie osservazioni? Perciò se crisi vi è, non è nel marxismo, ma nei partiti politici che non sanno o non vogliono applicare la vera dialettica marxista (vedi revisionismo di cattiva memoria kruscioviana e sue conseguenze). 

E dato che mi ci trovo voglio ancora dirle una cosa. Lasci la politica e continui ad interessarsi di romanzi, poesie e soggetti cinematografici, poiché poche persone sono disposte a seguirla in tale direzione. Ne vuole una prova? Lanci un referendum su «Vie nuove» e se ne convincerà. Se vuole può cestinare anche questa lettera, ma, chi dirige una rubrica deve avere il coraggio civile di trattare qualsiasi argomento gli venga posto. 

Attilio Micale – Pescara

mercoledì 5 novembre 2025

Pier Paolo Pasolini: Liberalizzazione reale - Vie Nuove, numero 38, 23 settembre 1965, pag. 30

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Pier Paolo Pasolini
Liberalizzazione reale

Vie Nuove

numero 38

23 settembre 1965

pag. 30

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Recentemente, «Il Mondo» è sceso in polemica con la rubrica di Pier Paolo Pasolini, pubblicata in queste pagine, tentando di identificare in essa – e in «Vie nuove» – le linee della politica culturale del PCI. Tentativo evidentemente assurdo e privo di ogni concretezza. Lo stesso Pasolini, del resto, in questo numero della sua rubrica, chiarisce la reale portata della propria posizione personale.


Un corsivista del «Mondo» è intervenuto nel dialogo tra i lettori di «Vie nuove» e me, sul tema della crisi del marxismo, e più precisamente, della crisi della politica culturale del PCI (cfr. la mia lettera del n. 34). Non direi che si tratti del più attento dei corsivisti del «Mondo»: giurerei, per esempio, che non si tratta di Gorresio, il quale è solito documentarsi, leggere e capire prima di intervenire nelle polemiche, e non è abituato a perdere tempo nei caffè allo scirocchetto romano, adottando nelle discussioni letterarie l’infingarda abilità delle signore borghesi poco inclini alla lettura. Bastava che il corsivista del «Mondo» si limitasse a leggere, almeno, i mie corsivi nella loro intera serie. Se egli mi accusa in buona fede di non amare la liberalizzazione post-stalinista e di rimpiangere gli «ordinamenti dall’alto», le direttive ecc., una lettura decente di quei miei scrittarelli espistolari su «Vie nuove» gli sarebbe anche bastata a desistere, in limine, da una così folle interpretazione della mia operazione critica. Ho tuttavia qualche buona ragione per credere che egli non sia in buona, ma in cattiva fede: e a spiarlo è la sua veramente antidiluviana congettura (il vecchio sogno dovuto a cattiva coscienza) di un diabolico piano comunista, per cui io, non sospettabile, sarei mandato in avanscoperta ecc. Ma non mi va neanche di continuare a riassumere una simile sceneggiata dei tempi della guerra fredda e di Scelba. (Anche il colpo basso di definirmi cattolico e, infine, «borghese» risale a quei tempi: sono borghese, certo…)

mercoledì 14 maggio 2025

Pasolini, Le ragioni di un non amore - Uccellacci e uccellini - Vie nove numero 21, del 27 maggio 1965, pag. 26

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Pasolini, Le ragioni di un non amore

Uccellacci e uccellini

Vie nove

numero 21

27 maggio 1965

pag. 26

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Ho letto il suo soggetto intitolato «L’aquila» e vi ho ritrovato un’accentuata francofobia, che del resto non da oggi rilevo nelle sue posizioni critiche e letterarie. Non capisco in concreto che cosa voglia dimostrare l’allegoria del domatore francese i cui sforzi per addomesticare l’aquila non soltanto risultano vani, ma addirittura alla fine mutano lui stesso in aquila. La Sua francofobia giunge fino al punto di definire «pernacchiette» quel piccolo caratteristico soffio con il quale i francesi hanno l’abitudine di sottolineare certe frasi. Ma ciò che è più grave, ciò che fa torto alla Francia, alla sua universale cultura e alla sua tradizionale generosità è che Lei mette tutti i francesi nello stesso sacco, come se niente di ciò che è francese meriti non dico ammirazione, ma almeno stima e comprensione. Infatti nel pantheon del Suo sovrano disprezzo Lei colloca alcuni rappresentanti illustri di correnti politiche constrastanti, da Sartre a Mauriac, da Camus a Claudel. 

Giordano Siviero

Terville (Moselle)

Francia


Cominciano le illazioni, le facili accuse che partono da un particolare isolato, anziché dall’insieme. Io non ce l’ho affatto con la Francia, che considero il centro della mia cultura. Ce l’ho, nel mio episodio, contro un certo tipo di intellettuale laico parigino, in quanto rappresentante supremo di una certa borghesia del mondo occidentale. Inoltre ho molte osservazioni anche polemiche da fare sulla cultura francese di questi anni (però Barthes, Fanon, Lévi-Strauss sono francesi!).

lunedì 24 febbraio 2025

Pasolini, Marxismo e religiosità - Vie nuove, numero 47 del 30 novembre 1961

 "Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Vie nuove n. 47, 30 novembre 1961

 Pier Paolo Pasolini
Marxismo e religiosità 

Vie nuove

numero 47

30 novembre 1961 

pag.35

Egregio Pasolini, se mi permette, vorrei dare la mia risposta alla domanda posta da Lei all’operaio Siviero e al gruppo dei cremonesi. Perché bisogna parlare necessariamente di «moti della coscienza» e «tradimenti della propria classe sociale»? Non crede, Pasolini, che solo il fatto che Lei si ritenga educato borghesemente e traditore della Sua classe sociale sia un moto negativo della Sua coscienza? Mi perdoni se ho cominciato a rispondere domandando a mia volta, ma io ritengo che ad un dato punto della vita ogni essere umano abbia dei «moti»: chi abbraccia una fede diversa, chi un lavoro nuovo, ed anche chi uccide per cambiare il proprio stato sociale. 

Per questo molta gente soffre, e io credo alle Sue rinunce, ai Suoi sacrifici; ma secondo me non è, Le ripeto, una cosa positiva, penso che nasca semplicemente da una debolezza umana, dal bisogno di una bontà che non si è ancora trovata, dalla delusione… Non dall’educazione borghese sbagliata. Io credo, forse puerilmente, che al mondo esista un’unica classe sociale. 

Mi scusi se non sono d’accordo con Lei, anche se l’ammiro sinceramente per la Sua lotta nella vita. 

L. C. G. – Genova

venerdì 10 novembre 2023

Pasolini - Fascisti: padri e figli - Vie nuove, n. 36 a. XVII, 6 settembre 1962

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




Fascisti: padri e figli
di Pier Paolo Pasolini

Signor Pasolini, perché tante giovani menti vengono attratte dal pericolo dell’idea fascista? Vivendo in una società di giovani, noi ci poniamo questa domanda e non sappiamo rispondere. 

Michele Brucculeri, Daniele Squinzani - Torino



Le racconto un caso personale, un esempio.
Lei forse saprà o immaginerà come la mia vita sia funestata da una serie di doveri inutili. Un rispondere a vuoto a domande fatte a vuoto. Il vivere cioè in parte nel mondo della pseudo-cultura, o come dice più esplicitamente la mia amica Elsa
Morante, dell’irrealtà.

lunedì 30 ottobre 2023

Pier Paolo Pasolini, "Gli anni della rabbia" - La Rabbia - Vie nuove, numero 38, pag. 35 del 20 settembre 1962

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

 
 
 
Pier Paolo Pasolini, "Gli anni della rabbia"
La Rabbia
Vie nuove
numero 38
pag. 35
20 settembre 1962


Gli anni della rabbia

Caro Pasolini
ho sentito che lei deve fare un film intitolato << La rabbia >>, sarei curioso di sapere di cosa si tratta.

Elio Filippo Carrozza - Isole Tremiti

«E' un film tratto da materiale di repertorio (novantamila metri di pellicola: il materiale cioè di circa sei anni di vita di un settimanale cinematografico, ora estinto). Un'opera giornalistica, dunque, più che creativa. Un saggio più che un racconto. Per dargliene un'idea più precisa, le accludo il "trattamento" del lavoro: le solite cinque paginette che il produttore chiede per il noleggio. Tenga quindi conto della destinazione di questo scritto: una destinazione che implica da una parte una certa ipocrita prudenza ideologica (il film sarà molto più decisamente marxista, nell'impostazione, di quanto non sembri da questo riassunto), e dall'altra parte una certa goffaggine estetica (il film sarà molto più raffinato, nel montaggio e nella scelta delle immagini, di quanto non si deduca da queste affrettate righe).

domenica 5 giugno 2022

Pier Paolo Pasolini, "Le lettere personali", "Devo difendermi" - Vie Nuove, numero 10, 8 marzo 1962, pagina 35.

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Vie Nuove, numero 10, 8 marzo 1962.

Vie Nuove, numero 10, 8 marzo 1962.


Pier Paolo Pasolini
"Le lettere personali"
"Devo difendermi"

Vie Nuove

numero 10

8 marzo 1962

pagina 35. 

( Trascrizione dal cartaceo interamente curata da Bruno Esposito )


Le lettere personali 

   Sono tornato dal Sudan, e, appena a casa. una delle prime cose che ho fatto, è stato aprite la posta di Vie Nuove. La posta mi viene mandata in una busta abbastanza voluminosa che consiste che m viene mandata a mano dal giornale, con sopra scritto, sempre con la solita calligrafia filiforme e dilatata, il mio norne con l'aggiunta << da parte di Vie Nuove >>. Ho ritrovato qui, sul tavolo in orribile disordine, questa busta famigliare ormai: proprio un dato della vita quotidiana, dopo quasi due anni di consuetudine. Sono abbastanza consuetudinario per averne provato un  certo piacere.

venerdì 7 gennaio 2022

Pier Paolo Pasolini, VIAGGIO IN MAROCCO - Vie nuove n. 16, 22 aprile 1965

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




Pier Paolo Pasolini 
VIAGGIO IN MAROCCO

Vie nuove n. 16, 22 aprile 1965

Naturalmente, quando si va a visitare un paese nuovo, si hanno già dei progetti d’interpretazione. E ogni scoperta è una lotta contro questi progetti, che piano piano cadono, e vengono sostituiti da altri, quelli reali. Perciò scoprire è sempre molto faticoso, in qualche modo disgustoso. Per quel che riguarda il Marocco io ho dovuto lentamente rinunciare a tutta una serie di idee che mi ero fatte sulla sua presenza nel «Terzo Mondo». Sapevo, certo, che il Marocco non era il paese tipico dello «scandaloso rapporto dialettico che il Terzo Mondo instaura col mondo industrializzato, neocapitalista o marxista»: tuttavia, alcuni dei dati che credevo costanti di questo rapporto, ero convinto di ritrovarli e verificarli nella gita marocchina. Sono rimasto non deluso, no, ma confuso. Nessuno di quei dati è nella coscienza dei marocchini. Essi ci sono certo, ma sono sprofondati nella realtà bruta: pragmatici, inconsapevoli. Naturalmente io parlo di quello che appare all’occhio di un visitatore che fa un viaggio di piacere e di vacanza. Io non ho

lunedì 20 dicembre 2021

Pier Paolo Pasolini, TANTI AUGURI! Tempo numero 1, 3 gennaio 1970

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro





Pier Paolo Pasolini
TANTI AUGURI! 

Tempo numero 1
3 gennaio 1970


Siamo arrivati all’insopportabile Natale. Non ho niente da aggiungere a quanto dicevo un anno fa, qui, contro questa festa stupida e irreligiosa.
Tanti auguri ai fabbricanti di regali pagani! Tanti auguri ai carismatici industriali che producono strenne tutte uguali!

sabato 18 dicembre 2021

Il Natale e La Risurrezione, Le ragioni della pietà, Postilla personale - Vie Nuove n. 15 del 15 aprile 1961 e Vie Nuove n. 21 del 27 maggio 1961

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




LE RAGIONI DELLA PIETÀ



Egregio signore, in questo giorno, di tanta gioia e di tanta commozione per il cuore di ogni cristiano, non posso fare a meno di farle conoscere tutta l’amarezza, tutto il dolore e in un primo tempo lo sdegno, che un suo scritto suscitò nel mio animo.
Io non sono colta, non sono iscritta ad alcuna associazione. Sono una semplice donna, che vive la sua vita di lavoro, di preoccupazioni, di sofferenze; sempre serena perché, una grande fede, dà forza al mio animo e mi dice che la nostra vita, non finisce con la morte del corpo.
Qualche mese fa, l’ortolano mi involse della verdura in una pagina di giornale. Non leggo mai nulla, perché non ne ho il tempo, ma quel giorno, posai gli occhi, sugli ultimi versi di una sua poesia: «Vengano tra noi, a cui non è rimasta che la speranza di una lotta che dispera, non c’è più luce di Natale o di Pasqua. Tu, sei la luce, ormai dell’Italia vera».

venerdì 17 dicembre 2021

Pasolini, non c'è più luce di Natale - Vie Nuove, 21 gennaio 1961

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Non c'è più luce di Natale

Conversazioni con i compagni di scuola

Pier Paolo Pasolini
Vie Nuove, 21 gennaio 1961

Sono gli ultimi giorni dell’anno. Il benessere
accende, verso sera, in tutti gli uomini
una specie di follia: la smania inespressa
di essere più felici di quanto siano …

giovedì 5 agosto 2021

Pier Paolo Pasolini, "Puoi leggere, leggere, leggere" - Vie nuove n. 27, 8 luglio 1965

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Pier Paolo Pasolini
"Puoi leggere, leggere, leggere"

Vie nuove n. 27
8 luglio 1965

( © Questa trascrizione da cartaceo è stata curata da Bruno Esposito )

A precedere la lettura del dialogo tra Pasolini e la Lettrice, alcune mie personali riflessioni. 

Il titolo, da me attribuito al dialogo tra la lettrice e Pasolini è: “Puoi leggere, leggere, leggere”. 
Quello dato da Pasolini alla sua risposta alla lettrice è: "Coraggio collettivo"

Il contributo che Pasolini ci offre con questo scritto, nasce dalla risposta a una lettera di una giovane lettrice – “Anna da Certaldo” – che pone all’intellettuale questioni cruciali di formazione culturale, di scelte di vita, di condizione sociale e di rapporto tra destino individuale e responsabilità collettiva. “Coraggio collettivo”, ne riassume la tensione pedagogica ed esistenziale.
Il testo esprime apertamente il carattere dialogico e la volontà di Pasolini di parlare direttamente, senza mediazioni, alla nuova generazione, interpretando le angosce e le speranze di una ragazza che si confronta con l’impossibilità economica di frequentare l’università, il peso delle responsabilità familiari, il fascino e insieme la delusione dei modelli offerti dalla società contemporanea.
Questo specifico intervento, pur nella sua apparente marginalità rispetto a saggi strutturati o a grandi inchieste, evidenzia la cifra più autentica dell’impegno pasoliniano in quegli anni: la tensione tra universale e particolare, tra valore pedagogico e coscienza del limite, tra desiderio di rivoluzione e accettazione della realtà.
“Coraggio collettivo”, pubblicato su "Vie nuove", n. 27, dell’8 luglio 1965, testimonia una posizione pedagogica radicale, che invita a non accettare la rassegnazione: la cultura può essere strumento di emancipazione anche quando la società sembra negarla; la "lotta di classe", lungi dal rimanere una parola d’ordine, diventa percorso personale e collettivo di consapevolezza. Sullo sfondo, si avverte il senso del limite e della crisi dei modelli di mobilità sociale: la risposta non sta nel successo individuale, ma nella riconversione coraggiosa dei travagli in nuovi modi di "stare al mondo".
L’articolo di Pasolini, così come la sua intera esperienza sulla rivista, rimane modello di "giornalismo partecipato", in cui l’intellettuale, più che "maestro", diventa interlocutore, stimolando la crescita di una generazione come soggetto critico e autonomo. Il suo messaggio, allora come oggi, invita a leggere, leggere, leggere: non solo libri – ma la realtà, la società, se stessi.

Di seguito la trascrizione del dialogo tra la lettrice e P.P.Pasolini

"Puoi leggere, leggere, leggere"

(Coraggio collettivo)

Caro Pasolini, sei la 3a persona «che scrive sui giornali» a cui scrivo. Sai, sono una ragazza di 18 anni; a 14 anni scrissi a Liala, a 16 a Candida, adesso scrivo a te. Buffo vero?
Tranquillizzati, non è per il consiglio amoroso, come nei due casi precedenti, credo proprio che a 18 anni l’amore non possa essere consigliato. Non lo so perché ti scrivo: forse perché sono un’incosciente, pensa che fra 10 giorni avrò gli esami di Stato ed io perdo le serate a scriverti. Stasera era destinata a filosofia, ma ho cominciato a leggere «Vie Nuove» ed addio studio.

mercoledì 2 giugno 2021

Pier Paolo Pasolini, Lettera dalla Cappadocia. Rubrica il Caos, pubblicata su "Tempo" il 21 giugno 1969.

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Nei primi giorni di giugno 1969, Pasolini inizia le riprese del film Medea. In quei giorni, nella sua rubrica "Il Caos", sulla  rivista Tempo del 21 giugno 1969, scrive:

Lettera dalla Cappadocia.





@Eretico e Corsaro - Le Pagine Corsare

Curatore, Bruno Esposito

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