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martedì 24 febbraio 2026

Pier Paolo Pasolini: Il settarismo rende disumani - Vie nuove, numero 37, 23 settembre 1961, pag. 20

 "Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pier Paolo Pasolini
Il settarismo rende disumani

Vie nuove

numero 37

23 settembre 1961

pag. 20

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


Ho avuto una discussione con un compagno iscritto al PCI dal 1921. Sostiene che Gesù Cristo lottava per l’uguaglianza e la libertà dei popoli e aggiunge che nel ’21 il PCI stampava ritratti di Gesù. Mi è capitato «Il pioniere». Vi ho letto: anche Gesù Cristo infatti morì sulla croce perché tutti gli uomini fossero uguali e tutti avessero giustizia (sulla storia di Spartaco). Nel Vangelo degli Apostoli, nella parabola del Seminatore, vi è scritto: «Infatti, a chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, sarà tolto anche quello che ha. Beato quel servo che il padrone tornando troverà a fare il suo dovere». Cortesemente chiedo una spiegazione anche di questa frase evangelica: «Quando sentirete guerre e rumori di guerre, non temete, è necessario che ciò avvenga». 

L. F. – Terni

È quasi un luogo comune dire che la dinamica morale del socialismo è profondamente cristiana. Tanto è vero che alcuni uomini di sinistra, un po’ schizzinosi, se ne vergognano, e torcono il naso davanti all’«umanitarismo», al «populismo» ecc. come fossero malattie infettive. Non bisogna più parlare di lealtà, amore, generosità, innocenza, perché altrimenti gli Asor Rosa decretano che si è reazionari e cristiani. Il settarismo rende disumani, questa è la verità. O altrimenti, chi è per traumi suoi, per sue ragioni private, disumano, o poco umano, tende al settarismo, alla miopia dell’eccesso ideologico-moralistico. In realtà, per conto mio, penso che alla radice o alla preistoria di ogni autentica posizione socialista, ci sia un sentimento cristiano, evangelico. E ciò, direi, per lunga tradizione storica. Proprio in questi giorni, durante la lunga corsa in macchina da Venezia a Roma, mi sono divertito a pensare a un dramma «brechtiano», in cui Dio fonda, direttamente, la Chiesa, e poi il Diavolo, piano piano, indirettamente, se la piglia.

Poi è chiaro: sarebbe ridicolo cercare nel Vangelo pezze d’appoggio per Marx: quello che conta è il sentimento del Vangelo, la sostanza della sua predicazione. Vi si possono leggere, certo, delle frasi come quelle che lei cita: e che non si potrebbero più accettare, almeno se prese alla lettera. Ma che, d’altra parte, sono storicamente giustificabili. Se ai tempi in cui è stato scritto il Vangelo, non si fosse stati così rassegnati davanti all’idea della guerra e del male, il Vangelo sarebbe stato un «monstrum», fuori dall’esperienza e dalla storia.

Ma perché non voler interpretare le «guerre» del Vangelo come «guerre» interiori? In tal senso, la frase del Vangelo filerebbe benissimo e sarebbe, anzi, una grande lezione, per i conformisti di qualsiasi tipo. Mai niente nell’uomo si ordina e si placa: dentro di lui è necessario che ci siano guerre o rumori di guerre, perché altrimenti egli resterebbe fuori dal processo che lo vuole in evoluzione continua: e l’evoluzione è crisi, è richiesta di critica, e quindi, dolore e guerra.

Pier Paolo Pasolini

Curatore, Bruno Esposito

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