"Le pagine corsare "
dedicate a Pier Paolo Pasolini
Eretico e Corsaro
in Africa?
Dialogo con Pasolini
Vie nuove
7 febbraio 1963
pagine 48-49-50-51
P. P. Pasolini, dopo una permanenza di alcune settimane in Africa, è rientrato a Roma. La sua sosta in Italia sarà però breve. Dal suo soggiorno africano Pasolini è tornato con idee concrete e pronto ad iniziare, fra poco, le riprese di «Il padre selvaggio». Dopo aver vissuto, durante un precedente viaggio, vicino alle popolazioni del «continente nero», in mezzo alle genti che da poco hanno conquistato la libertà per la quale hanno lottato e sofferto lunghi anni, lo scrittore ha deciso di fare un film nel quale verrà analizzato il dramma interiore di un giovane studente africano che, strappato alla «sua» realtà culturale, si trova improvvisamente davanti alla primitiva realtà del proprio villaggio. Nell'intervista concessa al nostro giornale Pasolini spiega le ragioni che l'hanno indotto a fare questo film, che è un atto d'amore verso i popoli liberi dell'Africa.
dialogo con Pasolini
2) Ha già messo a punto la sceneggiatura? Può raccontarne l'intreccio?
3) Perchè ha scelto Serge Reggiani per uno dei ruoli principali?
4) In quali Paesi si è recato per i suoi sopralluoghi e quali impressioni ne ha ricavato?
Non so se sia proprio esatto di re che sono profondamente legato alla realtà «italiana». Se mai alla realtà, semplicemente. Forse ciò non risulta chiaro nei miei romanzi (del resto così perdutamente inabissati in un settore della realtà italiana, da farla quasi dimenticare, da renderla quasi assente e inesistente, nella sua integralità): ma risulta chiaro, penso, dalle mie poesie.
Ora romanzi e poesie tendono a confluire...
L'Africa è l'aspetto di una realtà che riguarda anche l'Italia. Essa è, in sostanza, una immensa riserva di sottoproletariati, addirittura, in qualche caso, preistorici, venuti a contatto con le magnifiche sorti e progressive del Neocapitalismo.
MA FORSE lei vorrà sapere quale è stata l'occasione di questo cambiamento apparentemente clamoroso del mio tema narrativo. Ebbene, è stata semplicissima, la solita. Sono andato in Africa per caso due anni fa, tornando da un viaggio in India. E mi ha irrazionalmente e ontologicamente incantato.
Tutto sarebbe rimasto fermo a questo privato incanto, se non avessi poi letto una antologia di poeti africani (per cui mi era stata chiesta una prefazione): e, in conseguenza, mi sono interessato più a fondo del problema dei nuovi Stati negri. Son tornato in Africa altre due volte, e l'amore e l'interesse sono cresciuti.
LA STORIA del mio film («Il padre selvaggio») è strettamente, vorrei dire, «culturale», non ci sono seconde storie d'amore, d'intreccio, di avventura. Tutto si svolge rigorosamente su un terreno di interessi ideali. Un professore europeo insegna nel liceo di uno Stato africano libero da uno o due anni. E' un uomo democratico, laico, non privo di un certo donchisciottismo di giovane leggermente nevrotico. Tra gli scolari negri ce n'è uno, Davidson, più capace degli altri a imparare, a interessarsi: dotato di un irrazionale talento poetico.
IL FILM è la storia di una educazione (educazione reciproca): e questa storia ha un arco, naturalmente: una introduzione, al liceo di Kado, in cui si fondano e si pongono problemi del rapporto fra una mentalità passiva, deformata dal colonialismo appena vinto ecc, con la realtà della cultura e della storia; una crisi, dovuta alle vacanze di Davidson al suo villaggio, dove rivive l'esperienza arcaica del padre selvaggio (la situazione è orribile: quella del Katanga, con eccidi, lotte tribali, e, forse, come a Kindu, un incerto, innominabile caso di cannibalismo); la conclusione, al liceo, a cui Davidson torna traumatizzato, malato, nevrotico, incapace di affrontare la realtà appena sofferta: il professore lo aiuterà, dandogli la coscienza e il coraggio di affrontare la verità, offrendogli, insomma, gli strumenti culturali della liberazione. E Davidson si guarirà scrivendo dei versi: diventando un poeta.
NON CI SONO ragioni di una scelta. Ho scelto Serge Reggiani perchè mi sembrava «adatto». Non so dirle altro. Poi, conoscendolo, ho capito che avevo ragione: è un uomo simpatico, colto, democratico, con un fondo italo-emiliano che me lo affratella, e un'educazione europea che è l'ideale per il mio personaggio.
Ghana, Nigeria, Kenya, Tanganika. Ma dirle le mie impressioni sarebbe troppo lungo. Non pretenda da me questo! Non ho tempo di farle un «reportage» sul mio viaggio, e mi vergogno a cavarmela in due parole generiche... Le mie impressioni le concentrerò nel film, se la fortuna mi assiste.
Pier Paolo Pasolini











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