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giovedì 6 novembre 2025

Vittoria, di Pier Paolo Pasolini - In Poesia in forma di rosa (1964), Appendice 1964

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Vittoria
di Pier Paolo Pasolini

In Poesia in forma di rosa

 Appendice

1964

Pier Paolo Pasolini scrive “Vittoria” come un atto di accusa e insieme di confessione: il titolo promette una gioia storica che il testo smonta riga dopo riga. In un linguaggio che mescola parlata popolare, riferimenti colti e immagini di guerra, la poesia fa della verbalità stessa il terreno di battaglia dove si giocano responsabilità etiche, smarrimenti personali e la memoria collettiva dei morti. 

Pasolini mette in scena il paradosso di una parola — vittoria — che sopravvive ma perde contenuto. L’io lirico apre con una domanda essenziale: dove sono le armi? La risposta implicita è che le uniche «armi» disponibili sono la parola e la ragione. Da qui nasce il nodo tematico: parlare di lotta senza strumenti materiali espone al ridicolo, ma tacere equivale a tradire la memoria dei caduti. La poesia non risolve il dilemma; lo accentua, trasformando il titolo in una lente ironica che svela l’inconsistenza delle rivendicazioni quando la società ricuce il trauma nella routine quotidiana.

"Vittoria" rimane un testo vivo perché chiede al lettore di fare qualcosa di semplice e difficile insieme: non limitarsi ad ascoltare la parola, ma misurare la parola con la storia. Pasolini non offre risposte consolatorie; mette in scena lo scarto tra promessa e realtà, tra linguaggio e azione, e ci obbliga a rivedere la nostra idea di responsabilità civile. La poesia diventa così strumento di memoria e denuncia, capace di trasformare il dubbio in una forma di impegno intellettuale.


Vittoria

Dove sono le armi? Io non conosco

che quelle della mia ragione:

e nella mia violenza non c'è posto


NEANCHE PER UN'OMBRA DI AZIONE

NON INTELLETTUALE. Faccio ridere

ora, se, suggerite dal sogno,