"Le pagine corsare "
dedicate a Pier Paolo Pasolini
Eretico e Corsaro
Pier Paolo Pasolini
Da versi introduttivi al «Rio della Grana»
Vie nuove
numero 6
11 febbraio 1965
pag. 32
( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )
Barbarolessi?
Sì, ma irlandese.
(Gli altri sono i Franceschi Colonna).
(Comunque a questa fase dell’italianizzazione dell’Italia,
non comporrei mai dei finti esametri con parolacce tedesche).
E perciò ripropongo questi testi
non classicistici,
al nuovo spirito monoclasse:
e li dedico agli operai torinesi che parlano l’Italiese.
Quivi (in questi testi)
l’urbanizzazione era quella classica di italici profughi;
non si era avuto ancora il poema delle migrazioni interne.
(Né scriverei mai il romanzo di un Puzzilli che s’inurba a Torino:
ma se mai a Liegi, a Lilla, a Liverpool).
Un mio protagonista potrebbe essere un poeta ceco.
. . . . . .
Tuttavia questi morti vivono ancora.
Ma evidentemente vanno visti dal punto di vista dell’Africa.
Come un suonatore d’arpa birmana voglio seppellirli e non dimenticarli.
Quando avrò compiuto il dovere di becchino non battezzato
affidando a Garzanti l’incarico di allestire tombe e bare,
andrò per l’Italia con occhi non meno consacranti.
Mentre i cadaveri fischiettano ancora a Roma
e ballano l’high-life a Lagos…
Comunque anche i vivi sono altrettanto cari
al cuore del suonatore birmano.
Ringrazio gli uomini a uno a uno per essere così buoni,
per aver dato tante manifestazioni d’amore intersoggettivo.
Ringrazio Kubista, per i suoi quadrucci inameni
indenni da falsa pittura, e così Kupka
che dipingeva in un umile anno del principio del secolo
con un amore profondo di grigiore e durezza;
ringrazio Janáček
per la sua opera
dove si riconosce l’amore che si fa tra i cespugli
coi calzoni sbottonati, e le foglie umide contro le cosce,
con la sua tenerezza fatale,
nel grigiore e la durezza d’una musica senza paura.
Ringrazio i piccoli pittori di una nazione-provincia,
soprattutto Kotaki, col suo realismo di classico terrorizzato,
che riconosce con amore gli oggetti a uno a uno,
dissociati e ricomposti come pezzi assoluti (il lume universale
è quello cupo della borghesia sui feticci del popolo)
in un mondo che comprende il miracolo della Boemia.
Ringrazio lo scrittore Mnonko per la sua ossessione
e il poeta Novomeský per i suoi occhi vergini.
Ringrazio la Cecoslovacchia per il suo dolore
che le proviene dall’interruzione della Rivoluzione,
dalla sua paura di distruggere la famiglia e lo Stato.
L’idea della libertà vi sanguina irrelata
(è prodotto della cultura precedente)
L’amore per essa e per la sua libertà di lingua e di stile
è dunque intrattenibile rimpianto per il passato.
E il suonatore di arpa birmana in Cecoslovacchia
ha altre migliaia di morti da seppellire.
Ma il più grande cimitero è la Francia,
ogni francese è un morto davanti alla sua piramide
piena di tutti gli oggetti
ammassati senza distinzioni morali e linguistiche:
Sartre accanto a Mauriac,
il PCF accanto ai Paras,
ognuno nella sua teca
costruita da mani liberali e razionali.
Poveri suonatori di arpe birmane,
c’è da far opera di sepoltura per un secolo.
E questi idioti ragazzi intelligenti
cosa aspettano a allestire la carta ideologica
che presupponga l’avvenuto decesso?
che metta i morti davanti alla loro morte?
Non osano!
Non osano «superare il liberalismo»!
Apprestano carte razionali, invece,
per ammaestrare il Terzo Mondo.
Mentre la Ragione, lei,
ha abbandonato la litote
e ha adottato l’anacoluto.
Ha abbandonato la sua abitazione illuministica e liberty
al centro di Parigi, e si è accampata, irriconoscibile,
in qualcuno degli «spiazzi rosa» del mondo della Fame.
Ma lì ci sono i morti.
Il loro contributo al mondo futuro
è la loro monumentalizzazione,
la barbarie pietrificata?
Pier Paolo Pasolini




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