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domenica 8 febbraio 2026

Pier Paolo Pasolini, le poesie di Mamma Roma - 23 aprile

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Pier Paolo Pasolini
le poesie di Mamma Roma
 23 aprile

 

23 aprile

Una coltre di primule. Pecore

controluce (metta, metta, Tonino,

il cinquanta, non abbia paura

che la luce sfondi – facciamo

questo carrello contro natura!).

L’erba fredda tiepida, gialla tenera,

vecchia nuova – sull’Acqua Santa.

Pecore e pastore, un pezzo

di Masaccio (provi col settantacinque,

e carrello fino al primo piano).

Primavera medioevale. Un Santo eretico

(chiamato Bestemmia, dai compari.

Sarà un magnaccia, al solito. Chiedere

al dolente Leonetti consulenza

su prostituzione Medioevo).
Poi visione. La passione popolare

(una infinita carrellata con Maria

che avanza, chiedendo in umbro

del figlio, cantando in umbro l’agonia).

La primavera porta una coltre

di erba dura tenerella, di primule...

e l’atonia dei sensi mista alla libidine.

Dopo la visione (gozzoviglie

mortuarie, empie – di puttane),

una «preghiera» negli ardenti prati.

Puttane, magnaccia, ladri, contadini

con le mani congiunte sotto la faccia

(tutto con il cinquanta controluce).

Girerò i più assolati Appennini.

Quando gli Anni Sessanta

saranno perduti come il Mille,

e, il mio, sarà uno scheletro

senza più neanche nostalgia del mondo,

cosa conterà la mia «vita privata»,

miseri scheletri senza vita

né privata né pubblica, ricattatori,

cosa conterà! Conteranno le mie parole,

sarò io, dopo la morte, in primavera,

a vincere la scommessa, nella furia

del mio amore per l’Acqua Santa al sole.


23 aprile

Scheletri col vestito di Toscano,

la cravatta di Battistoni (a milioni,

basta la Pasquetta per darne un’idea).

Prati convessi e immensi, in panoramica,

mostrano gruppi degni di Mizoguchi

(l’erbetta – cresciuta dalla maledetta

intossicante luce d’aprile, luce

per puzzolenti pastori – sotto,

sfondo universale: in superficie,

superstiti grisaglie, cappelletti verdi

su casacche rosso mattone o morello,

lucenti utilitarie, pittoreschi

gruppi, al gioco della palla,

a un déjeuner sur l’herbe, in ozio,

con tendoni o tappeti al sole:

e dietro, le borgate orientali,

appunto: calce viva e mattoni,

su Cafarnai senza tetti, squadrati,

in distese sul profilo dei prati

convessi, immensi, dove brucano

i milioni di scheletri viventi)

Moravia mi consola sui loro piani:

farmi morire per cancro da scandalo,

non lo vorrebbero, perché io apparterrei,

infine, alla classe dirigente.

(…………………………..................……

………......…[omissis]) Ah, borghesia

sì, vuol dire ipocrisia: ma anche

odio. L’odio vuole la vittima, e

la vittima è una. La luce è monumentale,

forza, forza, approfittiamone, forza,

il cinquanta e il carrello a precedere:

vengono Mamma Roma e suo figlio,

verso la casa nuova, tra ventagli

di case, là dove il sole posa ali

arcaiche: che sfondi, faccia pure

di questi corpi in moto statue

di legno, figure masaccesche

deteriorate, con guance bianche

bianche, e occhiaie nere opache

– occhiaie dei tempi delle primule,

delle ciliege, delle prime invasioni

barbariche negli «ardenti

solicelli italici»... Sono altari

queste quinte dell’Ina-Casa,

in fuga nella Luce Bullicante,

a Cecafumo. Altari della gloria

popolare. Penso con pace al mio

scheletro, alla mia polvere,

nei millenni: e con pena agli scheletri

viventi dei borghesi che cercano

il male – vero, il Possesso,

pretestuale, il Sesso – là dove la morte

è più assoluta nel dissolvere.

Pier Paolo Pasolini

Curatore, Bruno Esposito

Grazie per aver visitato il mio blog

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