"Le pagine corsare "
dedicate a Pier Paolo Pasolini
Eretico e Corsaro
Pier Paolo Pasolini
le poesie di Mamma Roma
23 aprile
23 aprile
Una coltre di primule. Pecore
controluce (metta, metta, Tonino,
il cinquanta, non abbia paura
che la luce sfondi – facciamo
questo carrello contro natura!).
L’erba fredda tiepida, gialla tenera,
vecchia nuova – sull’Acqua Santa.
Pecore e pastore, un pezzo
di Masaccio (provi col settantacinque,
e carrello fino al primo piano).
Primavera medioevale. Un Santo eretico
(chiamato Bestemmia, dai compari.
Sarà un magnaccia, al solito. Chiedere
al dolente Leonetti consulenza
su prostituzione Medioevo).
Poi visione. La passione popolare
(una infinita carrellata con Maria
che avanza, chiedendo in umbro
del figlio, cantando in umbro l’agonia).
La primavera porta una coltre
di erba dura tenerella, di primule...
e l’atonia dei sensi mista alla libidine.
Dopo la visione (gozzoviglie
mortuarie, empie – di puttane),
una «preghiera» negli ardenti prati.
Puttane, magnaccia, ladri, contadini
con le mani congiunte sotto la faccia
(tutto con il cinquanta controluce).
Girerò i più assolati Appennini.
Quando gli Anni Sessanta
saranno perduti come il Mille,
e, il mio, sarà uno scheletro
senza più neanche nostalgia del mondo,
cosa conterà la mia «vita privata»,
miseri scheletri senza vita
né privata né pubblica, ricattatori,
cosa conterà! Conteranno le mie parole,
sarò io, dopo la morte, in primavera,
a vincere la scommessa, nella furia
del mio amore per l’Acqua Santa al sole.
23 aprile
Scheletri col vestito di Toscano,
la cravatta di Battistoni (a milioni,
basta la Pasquetta per darne un’idea).
Prati convessi e immensi, in panoramica,
mostrano gruppi degni di Mizoguchi
(l’erbetta – cresciuta dalla maledetta
intossicante luce d’aprile, luce
per puzzolenti pastori – sotto,
sfondo universale: in superficie,
superstiti grisaglie, cappelletti verdi
su casacche rosso mattone o morello,
lucenti utilitarie, pittoreschi
gruppi, al gioco della palla,
a un déjeuner sur l’herbe, in ozio,
con tendoni o tappeti al sole:
e dietro, le borgate orientali,
appunto: calce viva e mattoni,
su Cafarnai senza tetti, squadrati,
in distese sul profilo dei prati
convessi, immensi, dove brucano
i milioni di scheletri viventi)
Moravia mi consola sui loro piani:
farmi morire per cancro da scandalo,
non lo vorrebbero, perché io apparterrei,
infine, alla classe dirigente.
(…………………………..................……
………......…[omissis]) Ah, borghesia
sì, vuol dire ipocrisia: ma anche
odio. L’odio vuole la vittima, e
la vittima è una. La luce è monumentale,
forza, forza, approfittiamone, forza,
il cinquanta e il carrello a precedere:
vengono Mamma Roma e suo figlio,
verso la casa nuova, tra ventagli
di case, là dove il sole posa ali
arcaiche: che sfondi, faccia pure
di questi corpi in moto statue
di legno, figure masaccesche
deteriorate, con guance bianche
bianche, e occhiaie nere opache
– occhiaie dei tempi delle primule,
delle ciliege, delle prime invasioni
barbariche negli «ardenti
solicelli italici»... Sono altari
queste quinte dell’Ina-Casa,
in fuga nella Luce Bullicante,
a Cecafumo. Altari della gloria
popolare. Penso con pace al mio
scheletro, alla mia polvere,
nei millenni: e con pena agli scheletri
viventi dei borghesi che cercano
il male – vero, il Possesso,
pretestuale, il Sesso – là dove la morte
è più assoluta nel dissolvere.
Pier Paolo Pasolini
Curatore, Bruno Esposito
Grazie per aver visitato il mio blog


Nessun commento:
Posta un commento