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domenica 24 agosto 2025

Pier Paolo Pasolini, Notte nella città di Dio (primo frammento) - Il Contemporaneo, numero 7/8, ottobre-novembre 1958, da pag. 55 a pag. 72

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Pier Paolo Pasolini, Notte nella città di Dio
(primo frammento)

Il Contemporaneo
numero 7/8
ottobre-novembre 1958
da pag. 55 a pag. 71 

( © Questa trascrizione da cartaceo, curata da Bruno Esposito, è in molte parti differente rispetto al testo inserito nel libro, "Una vita violenta". Si tratta di un'anticipazione, che Pier Paolo Pasolini, fece pubblicare sul numero de "Il Contemporaneo", sopra citato. )

( Se ci sono parole o frasi che non riuscite a comprendere - probabilmente molte - in fondo alla pagina troverete la traduzione nel "glossario" e "locuzioni" )



   Roma era tutta gocciolante. Specie intorno al Tevere, da Testaccio a Porta Portese, alla Lungaretta. Cadeva giù un’acqua così fitta e leggera che si scioglieva prima di arrivare sul selciato. I viali e i vicoletti erano pieni di quel vapore caldo, dove galleggiavano da una parte l’Aventino, dall’altra Monteverde.

   Erano le sei o sette di sera, e perciò quando Tommaso, Lello e il Cagone, scesero dal 13 ai giardinetti davanti al Ponte Quattro Capi, lì era tutto vuoto o quasi, c’erano solo le prime zoccole che cominciavano a girare e un passaggio di motorini che battevano da Ponte Garibaldi a Caracalla; ma appena passato il ponte, alla Lungaretta, c’era tutta la confusione della domenica sera. I giovincelli passavano a cricche, uscendo dal Reale, dall’Esperia, dal Fontana, o da qualche pidocchietto dei preti, avventurandosi a prendere un po’ d’aria prima d’andare a cena. C'erano pure le famiglie intere, con la nonna, la madre e la figlia, tutte belle cicciotte e acchittate, in fila, e appresso il padre, che le accompagnava magro come un alicione, sorvegliandole locco locco, con la fede, l'anello, l'orologio e la capezza d'oro. 

   Tutti, i cappotti e le sciallette, li portavano solo per apparenza: e faceva bene Lello, a essere uscito senza cappotto o giubbotto a parte il fatto che non ce l’aveva tutto bello e malandro col maglione a striscioni rossi e blu, e intorno al collo, arrotolato stretto un fazzoletto di seta grigio coi fiorellini rossi.

   La sede del Mis era al Vicolo della Luce. Ma Tommaso e gli altri non ebbero bisogno d’arrivare fin lì: incontrarono Ugo all’angolo del vicolo.

   Stava accendendosi una paglia: per questo s’era fermato lì all’angolo, e faceva una smorfia che gli arricciava tutta la faccia, sotto le onde e i riccioletti duri come serci.

   «Mbè?» gli fece Tommaso, alzando incerto una mano a mezz’aria. Quello gettò via il cerino, tirando una bella boccata.

   Poi con la lingua stretta tra le labbra fece schizzare via qualche caccoletta di tabacco che gli dava fastidio e non si voleva distaccare dalla bocca bagnata.