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giovedì 27 febbraio 2025

Pier Paolo Pasolini, Il fronte della città, Viaggio per Roma e dintorni - Vie nuove, 3 maggio 1958

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Nel 1958 Pier Paolo Pasolini conduce l’inchiesta sulle periferie di Roma dal titolo


 Viaggio per Roma e dintorni

suddivisa in tre articoli

1) Il fronte della città


2) I campi di concentramento


3) I tuguri


pubblicati su Vie Nuove nel mese di maggio.

( © Trascrizione integrale da cartaceo, curata da Bruno Esposito )


Le abitazioni di Roma si dividono in tre categorie: 

1) abitazioni vere e proprie; 

2) baracche, grotte e cantine; 

3) alloggi collettivi (casermaggi, scuole): 

cosi afferma il censimento del 1951. Sono 11.000 i romani che vivono in « alloggi di seconda categoria »: grotte e cantine, baracche e tuguri e capanne, fatti di legno, di lamiera, di sassi e di cartone, costruiti a ridosso delle vecchie borgate, a fianco dei medi quartieri o tra le arcate ed i ruderi di mura romane. Le stesse « borgate » costruite venticinque anni fa per gli abitanti delle zone demolite per far posto alte mostruose costruzioni imperiali, sono ormai un vero agglomerato di malattie di squallore di miseria. I bambini vi sono condannati alla ignoranza ed alta malattia: a Pietralata soltanto 90 bambini sui 117 in età scolastica frequentano le elementari e solo 14 su 94 1'asilo. Su 583 persone, 131 pari al 22,47% sono ammalate. 

Il fronte della città

Cos'è Roma ? 

Qual è Roma ? 

Dove finisce e dove comincia Roma? 

Pier Paolo Pasolini, I campi di concentramento, Viaggio per Roma e dintorni - Vie nuove, 10 maggio 1958

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Nel 1958 Pier Paolo Pasolini conduce l’inchiesta sulle periferie di Roma dal titolo


 Viaggio per Roma e dintorni

suddivisa in tre articoli

1) Il fronte della città


2) I campi di concentramento


3) I tuguri


pubblicati su Vie Nuove nel mese di maggio.

( © Trascrizione integrale da cartaceo, curata da Bruno Esposito )


 OGNI CITTA' italiana, anche nel Nord, ha, alla periferia, dietro gli ultimi orti, i suoi piccoli campi di concentramento per « miserabili » : sono per Io più capannoni, casermette, baracche. Ma in nessuna citta italiana il fatto presenta aspetti cosi impressionanti, complessi, direi grandiosi, come a Roma. La « borgata » è un fenomeno tipicamente romano, in quanto Roma fu capitale dello Stato fascista. E' vero, continuano a sorgere anche oggi delle « borgate ». Ma, per così dire, sono borgate « libere » : ammassi di casette a uno o due piani, senza tetto, per anni e anni senza infissi, e senza intonaco, biancheggianti di calce in fondo alle campagne semi-abbandonate — lussureggianti o fangose — come villaggi beduini. Le strade sono per lo più piste di fango o polverone: come a Rebibbia, ad esempio: dove un certo Graziosi ha venduto il terreno a lotti, facendo firmare ai lottizzatori (operai che si sarebbero poi costruiti da sè la casa) dei compromessi in cui essi accettavano di comprare col lotto anche la sede stradale, con l'assicurazione del tempestivo intervento comunale per la costruzione della strada. Alcuni lottizzatori accettarono, altri no, all'insaputa gli uni degli altri: sicchè la sede stradale, frazionata, è rimasta tale e quale: l'intera borgata ha per strade sentieri polverosi o rigagnoli, secondo le stagioni. 

Pier Paolo Pasolini, I tuguri, Viaggio per Roma e dintorni - Vie nuove, 24 maggio 1958

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Nel 1958 Pier Paolo Pasolini conduce l’inchiesta sulle periferie di Roma dal titolo


 Viaggio per Roma e dintorni

suddivisa in tre articoli

1) Il fronte della città


2) I campi di concentramento


3) I tuguri


pubblicati su Vie Nuove nel mese di maggio.

( © Trascrizione integrale da cartaceo, curata da Bruno Esposito )

Uno dei più miseri agglomerati della Roma di periferia, il Mandrione, un budello, che si snoda tra un massiccio muraglione e un tratto di strada ferrata. A ridosso del muraglione sorgono i tuguri, piccoli, fetidi, simili a tanti oscuri e malsani canili, la visione panoramica del villaggio di tuguri dell'Acquedotto Felice. Sotto il cielo annuvolato il desolato paesaggio acquista un rilievo anche più drammatico, nè certo allieta la presenza di due bambini e di un povero cane randagio in cerca di rifiuti. 



I villaggi di tuguri si contano a decine, si acquattano tra gli squarci della città, si aggrappano ai muraglioni degli acquedotti, si stendono lungo gli argini di ferrovie e terrapieni. Queste tane d'uomini sono focolai di malattie, di miseria, spesso di violenza e di malavita, nei cui confronti l'unica misura che le autorità responsabili sono state capaci di adottare è quella della inutile repressione poliziesca : null'altro è stato mai fatto per risanare questa tragica piaga.

 


di Pier Paolo Pasolini 


IL TETTO di De Sica, Le notti di Cabiria di Fellini, i vari prodotti minori del neorealismo: non c'è nessuno in Italia che non abbia almeno una immagine vaga di cosa siano i tuguri della periferia di Roma. 
Ma siamo alle solite: la cultura italiana di questi dieci anni non è stata una cultura realmente realistica, se non forse nei generi specializzati, saggi e inchieste: tutti di fondo o d'ispirazione marxista. Soltanto indirettamente e mediatamente tale realismo è passato in prodotti artistici, films, romanzi o poesie. 

martedì 14 settembre 2021

Pasolini e le borgate: un'intervista a Franco Citti

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro





Pasolini e le borgate: un'intervista a Franco Citti
di Stefano Milioni
( Ringraziamo Stefano che ci ha permesso di pubblicare questa bellissima intervista)



Fiumicino e' fredda e grigia all'alba. Franco Citti passeggia in riva al mare misurando malinconia e gratitudine. Vent'anni di interviste sull'autore di "Accattone" sembrano non aver esaurito i ricordi. Mentre l'attore romano racconta si compone il ritratto di un Pasolini inconsueto: non l'intellettuale, ma l'amico. L'interprete solitario e opportuno di una capitale "borgatara".


"Guarda, l'abbiamo detto un miliardo di volte io e mio fratello. E' assolutamente escluso che sia stato Pelosi. Lì c'e' un chilometro quadrato di strage. E' stato massacrato, e una sola persona non riesce a fare quelle cose. Ci sono troppe cose oscure, dietro. Anche politiche, naturalmente".
La voce di Franco Citti, indimenticabile volto del cinema di Pier Paolo Pasolini, e' aspra e tagliente. Cosi' come i suoi pensieri, del resto.


"Sono andato via da Roma innanzitutto perche' cominciavano a sparire le borgate e con loro i miei amici. E quando non hai piu' le borgate ti rifugi al mare. E' per questo che sono venuto a vivere a Fiumicino. C'e' un senso di morte, qui intorno, che mi piace. Forse io sono gia' morto, qui, in questa solitudine che amo e che mi mette allegria. Anzi, io sono vivo perche' sto a Fiumicino. Forse se stavo a Roma ero gia' morto".





Come hai conosciuto Pasolini?

"Tramite mio fratello Sergio, in una pizzeria di Torpignattara. Lui mi ha detto: 'A Fra', te presento 'no scrittore, 'n amico mio."





Lui era gia' conosciuto, allora?

"No. In quel periodo scriveva delle poesie in friulano, quelle cose dei primi tempi".





Quindi tu non sapevi proprio chi era?

"No. All'inizio ho creduto addirittura che fosse analfabeta. Faceva il maestro elementare a Ponte Mammolo. Mio fratello m'ha detto. E' 'no scrittore, magnamose 'na pizza assieme. Io ero tutto sporco di calce perche' lavoravo come muratore con mio padre. Ci siamo conosciuti li' e abbiamo cominciato a frequentarci".


E che impressione ti ha fatto all'inizio Pasolini?

"Quella di una persona normale. Non ci pensavo molto al fatto che lui scrivesse. Se scriveva a me che me fregava? A volte succedeva che gli davo qualche battuta in romanesco e lui se l'appuntava".





Pasolini metteva nei suoi libri i racconti che gli facevate tu e Sergio?

"A Paolo piaceva soprattutto lo spirito, il modo delle borgate romane, questa gente allegra, tanto e' vero che lui ci passava quasi tutto il tempo della sua vita con noi, nelle borgate. E cosi', essendo uno scrittore guardava cio' che gli accadeva intorno, e daje e daje, tirava fuori 'sti libri. Ma quello che piu' mi ha interessato e' quando mi ha detto che mi avrebbe fatto fare una parte nel suo film".


E tu come hai reagito?

"Sai, io sono un pessimista nato, non e' che ci credo molto alle cose che mi offrono. Cosi' gli ho detto: Vabbe', a Paolo, quando lo faremo lo faremo. Lui mi ripeteva: hai una bella particina. Vedrai che lo faremo. E cosi' un giorno e' nato 'sto cavolo di Accattone".





Mentre lo giravi ti sentivi nella parte o era qualcosa che non ti apparteneva?

"Mi sentivo a mio agio perche' l'ho girato con tutti i miei amici della borgata. Giocavamo un po' in casa. E poi quelle avventure, quelle storie, mi piaceva farle. Per il film ho anche dovuto leggere Ragazzi di vita. Che poi, che vuol dire ragazzo di vita non l'ho mai capito".


Giravate a Torpignattara?

"Torpignattara, il Pigneto, Testaccio, Pietralata. Andavamo in tutta la periferia di Roma. Il film e' andato avanti per un po' in questo modo. Lui ci ha diretto, pero' noi eravamo liberi di fare quello che eravamo".


Avevate quindi la possibilita' di inserire cose proprio vostre, personali...

"Sai, i dialoghi erano gia' un po' scritti e Pier Paolo li scriveva con mio fratello Sergio, pero' qualche battuta che in doppiaggio sembrava migliore l'abbiamo messa. Accattone, pero', e' rimasto cosi' come l'abbiamo girato, e infatti e' un bel film proprio perche' e' spontaneo, non c'era nessun attore professionista e l'abbiamo fatto di corsa. Con qualche impiccio di mezzo. 'Sti personaggi che facevano gli attori insieme a me, io compreso, qualche mattina non venivano proprio, chi andava a sfacchina', chi andava a fa' altre cose, allora era un po' complicato".





Si trattava di problemi pratici e non finanziari.

"Finanziariamente non c'erano problemi. Credo che il film costasse piuttosto poco. Io, ad esempio, prendevo ottomila lire al giorno. Ho lavorato otto settimane, piu' il doppiaggio, diciamo che avro' lavorato circa un anno e ho preso all'incirca un milione e trecentomila lire di oggi".


Quando ti rivedi in "Accattone" che impressione hai?

"Cerco di non rivedermi".


Perche'?

"Perche' ormai quel film lo conosco a memoria, come gli altri, del resto. A volte fanno Accattone in tivvu', io ho anche le cassette, ma cerco di evitare di vederlo. Ma non perche' sia invecchiato, ma e' perche' mi piacerebbe rivederlo con le persone adatte. Con quelli che all'epoca contestarono il film, ad esempio".





Come e' cambiata la tua vita dopo "Accattone"?

"In peggio. Vedi, il rapporto con Pasolini e' stato per me, in un certo senso, distruttivo, perche' non e' che io amassi proprio fare il cinema, ma nello stesso tempo so che dovevo farlo, forse anche solo per amicizia. E, come ti ho gia' detto, per certi versi mi affascinava, come quando lavoravo con gli amici miei. Poi pero' sono stato costretto a lavorare con altre persone che non conoscevo, e mi rompevo i coglioni perche' non erano leali con me. Miravano al successo, capisci? Allora qualcuno, magari, si e' permesso di dire: Ma sai, quello e' un borgataro".


Che tipo di rapporto avevi con Pasolini?

"Lui era un po' come un padre. Aveva una grande paura di me. Gli potevo sparire da un giorno all'altro, senza finire il film. E' successo mentre facevamo Mamma Roma con la Magnani. Ho avuto una disavventura con la polizia. Ho litigato con una guardia e m'hanno arrestato per oltraggio. Mi sono fatto una ventina di giorni e poi sono uscito".


Il film e' stato interrotto per questo motivo?

"No. Hanno messo mio fratello di spalle, tipo controfigura. E dopo quell'episodio, quando abbiamo fatto Edipo Re, Pier Paolo e' stato costretto a mettere nell'albergo due guardie in borghese, in modo che non uscissi. Ma, sai, io il cinema l'avevo preso nel senso del divertimento. Professionalmente non e' che mi interessasse piu' di tanto".





Se non sbaglio era proprio Pasolini a dirti che tu dovevi fare semplicemente te stesso e non recitare.

"Si', tanto e' vero che ha cercato di non farmi diventare ne' francese, ne' inglese, ne' americano. Avevo molte richieste, allora. Il mio terzo film l'ho fatto con Marcel Carne'. Poi ho lavorato in America. Ho fatto due padrini con Coppola. Il primo e il terzo".


Non ti ha mai pesato la figura di Pasolini?

"In un certo senso si'. Io ero l'immagine del suo cinema, e non e' detto che potessi essere l'unica. Poteva anche trovare qualcun altro, e forse sarebbe stato meglio per me, avrei seguitato a fare il muratore, il pittore. Certo, sono contento di aver fatto il cinema con lui, mi ha dato la possibilita' di stare meglio anche economicamente pero', se tornassi indietro non so se lo rifarei il cinema. Perche' sono trentacinque anni di domande e, in fondo, il contatto con una persona e' quello, niente di piu', niente di meno. Ogni tanto ti puoi ricordare una cosa in piu', pero', ecco, Pasolini parla con le sue immagini, con la scrittura. E chissa' quante volte non mi avra' detto certe cose".


Che importanza avrebbe avuto Pasolini nella societa' di oggi?

"Pensa quante cose ci avrebbe raccontato con la sua scrittura o attraverso le immagini".





Che poi, se ci pensi, ci sono molte realta', e tensioni da raccontare qui in Italia...

"Si', certo. Io penso che se Pasolini fosse stato in vita i giovani di oggi non sarebbero stati cosi'. Lo avrebbero amato e lui avrebbe amato la gioventu' di oggi, gli avrebbe dato un insegnamento nella scrittura e nel cinema. Ho letto pochissime cose di Pier Paolo, ma l'ho conosciuto bene ed e' stata la persona piu' umana che abbia incontrato. Lui era il padre di tutti noi, delle borgate, ed e' stato molto amato. Per noi era il Baggio della situazione, quello che risolveva tutto. Faceva l'elemosina ai poveri, quando ha incominciato a fare due lire andavamo sempre a mangiare, invitava tutti. Era una famiglia allegra. Ed io sono sicuro che rimarra' per sempre, anche per quelli che non l'hanno mai letto".






Qual'e' il sentimento piu' forte che ti ha lasciato?

"Mi ha lasciato il sentimento di una grande guerra, di una lotta continua con la gente. Ma, ti ripeto, e' la persona piu' umana che abbia conosciuto. Non ho piu' trovato un altro cosi', uno che chiedeva alle comparse: Per favore, mettiti cosi'. Era di una dolcezza straordinaria, ed e' quella che mi manca di piu'. Era un padre, capisci? Una guida sulla retta via.

Stefano MILIONI

@Eretico e Corsaro - Le Pagine Corsare

Curatore, Bruno Esposito

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