"Le pagine corsare "
dedicate a Pier Paolo Pasolini
Eretico e Corsaro
Pier Paolo Pasolini, Notte nella città di Dio
(secondo frammento)
Passarono a tutta spinta Ponte Galeria; e intanto ricominciarono a cadere le prime gocce di pioggia. Era tutto buio e deserto. Poi, in fondo a una curva, si videro delle luci: erano un po’ di case e un’osteria. Più indietro c’era il benzinaro, in uno spiazzo della strada appena costruito, pieno di brecciola bianca bianca, e tutto illuminato. Il benzinaro era occupato a pulire con uno straccetto un’isomoto, col mozzone incollato sul labbro che col fumo gli bruciava gli occhi.
Come vide i clienti, alzò la testa, e buttando il mozzone con una schìcchera, lì squadrò. Fece capire subito che gli ficcavano poco. Era pure lui un buro, con una massa di capelli che gli stavano sulla testa come un uccellaccio accucciato, un po’ scuri e un po’ biondi: e la faccia secca, affilata, cattiva, con gli spigoli alti. Guardò i compari, chiese quanto, e andò alla pompa della benzina, piano piano, con calma calcolata, pronto a qualsiasi movimento balordo. La rivoltella doveva averla dentro la saccoccia della tuta, una di quelle saccocce fonde fonde, che arrivano quasi al ginocchio. Intanto Lello aveva rifatto, al volante, tutto giobbone, sbadigliando: «A Spia, guarda un po’ le gomme, come stanno». Tommaso s’era alzato, e era sgusciato fuori pure Ugo. Tommaso aveva dato due calci alle gomme e aveva detto: «Stanno bbene!», e intanto guardava il benzinaro con la bocca che gli tremava.
