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venerdì 30 gennaio 2026

Il Decamerone inglese di Pasolini - La Stampa, 25 novembre 1971, pag. 7

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Il Decamerone inglese di Pasolini

La Stampa

25 novembre 1971

pag. 7  

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )


II regista gira un film da "I racconti di Canterbury,, Il Decamerone inglese di Pasolini  (Nostro servizio particolare I Londra, 22 novembre. Pasolini giudica Chaucer un borghese. Lo scrittore italiano sta girando in Inghilterra le Canterbury Tales. «Chaucer — ha dichiarato il regista al nuovo settimanale socialista " 7 Days " — non appartiene al popolo, anche se trae le sue storie dal popolo. Egli era già un borghese. Egli guarda verso la rivoluzione protestante e persino alla rivoluzione liberale, almeno nella misura' in cui le due cose erano combinate in Cromwell ». 

Pasolini ha confessato di essere « disincantato », deluso dalla vita. Il regista ha detto, parlando di se stesso:

 « Sento la perdita del mondo del passato. Sono un uomo deluso. Sono sempre stato in lotta con la società. Mi sono battuto contro di essa e da essa sono stato perseguitato, ma mi ha anche dato una misura di successo. Ora, non mi piace più. Non mi piace il suo modo di vivere, la qualità della sua vita. E per ciò, rimpiango il passato. Alla mia età, suppongo, è quasi convenzionale ». 

Una delle cose che l'hanno colpito in. Inghilterra, ha detto Pasolini, è la mancanza di senso d'umorismo nella classe operaia. Ha precisato: 

« I ragazzi e le donne che ho impiegato per piccole parli, qui, non sembrano avere lo stesso senso di umorismo delle classi privilegiate inglesi. Forse, il senso dell'umorismo è un privilegio in Inghilterra. Non lo sapevo prima di venire qui ». 

Pasolini ha ammesso di avere scelto di filmare le Canterbury Tales, proprio perché appartengono al passato: 

« Il mondo di Chaucer e di Boccaccio non aveva sperimentato l'industrializzazione. Non c'era la società dei consumi, non c'erano le catene di montaggio. La società di allora non aveva nulla in comune con quella di adesso ». 

Dal rimpianto per il passato, Pasolini è poi venuto a discorrere del presente e del futuro: il processo nella veste di ex direttore responsabile di Lotta continua, infatti, lo aspetta. Non è particolarmente preoccupato. Un poco « eroicamente », ha detto: 

« Non c'è nulla di intollerabile nell'essere processato Che significa per me il processo? Non mi interessa nulla se mi mettono in prigione, neppure sotto il profilo economico. Se mi mandano in galera, avrò l'opportunità di leggere i libri che altri menti non leggerei mai ». 

Pasolini ha affermato di non essere d'accordo con Lotta continua, ma di avere firmato la pubblicazione « per senso' democratico ». 

Renato Proni

Curatore, Bruno Esposito

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