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sabato 11 luglio 2026

Lettera di Moravia: Troppa fretta per il caso Pasolini - Paese sera, 16 novembre 1975

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Lettera di Moravia
Troppa fretta per il caso Pasolini


Paese sera
16 novembre 1975 

Tu mi chiedi di dire quello che so. Ti rispondo che non so nulla all'infuori di quello Che ormai sanno tutti. Ma ho tatto delle riflessioni sull'assassinio di Pasolini e non ho alcuna difficoltà a comunicarle. Che dire prima di tutto della trasmissione televisiva che accettava pienamente la versione dell'Ansa la quale a sua volta accettava quella della polizia che accettava completamente quella dell'assassino? Che dire se non che la nostra società rozza e incolta non si contenta di essere <<maschile>>, vuole essere anche <<virile>> e per dimostrare a se stesa di esserlo davvero ha trattato in questa orrenda occasione Pier Paolo Pasolini né più né meno come sono trattati i negri in certi stati del Sud, negli Stati Uniti? Cioè, che. una volta di più. il pregiudizio contro l'omosessualità, fatto dl totale ignoranza, di odio del diverso e di senso di colpa ha funzionato con deplorevole automatismo?

mercoledì 16 luglio 2025

Pasolini un anno dopo / Enzo Siciliano intervista Alberto Moravia: Due tre cose che so del mio amico più caro... - Tempo, 24 ottobre 1976, pag.56-61

"Le pagine corsare " 

dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Pasolini un anno dopo
Enzo Siciliano intervista  Alberto Moravia
Due tre cose che so del mio amico più caro... 

Alberto Moravia cambia idea sul delitto Pasolini.

Tempo

24 ottobre 1976

da pag.56 a pag. 61

( © Questa trascrizione da cartaceo, è stata curata da Bruno Esposito )



ALBERTO MORAVIA RIAPRE UNA PAGINA ESALTANTE E DOLOROSA DELLA CULTURA ITALIANA 

« Una persona profondamente morale e buonissima: questo era Pier Paolo », dice Moravia. «Ma era anche un provocatore culturale e politico. Perché era un provocatore? Vediamo .. » 


Colloquio con ALBERTO MORAVIA


Roma. E passato un anno dall'assassinio di Pier Paolo Pasolini. C'è stato il processo Pelosi, la condanna, la sentenza del presidente del Tribunale dei minori Moro, il ricorso in appello contro di essa del sostituto procuratore Guasco. Per la sentenza del Tribunale dei minori, Pelosi ha agito « in concorso di altri »; per Guasco, che aveva condotto l'istruttoria dopo che il suo ufficio l'aveva avocata sottraendola alla procura della Repubblica presso il tribunale, Pelosi avrebbe agito da solo.

Nel delitto Pasolini, se oggi ci sono alcune cose chiare, vi sono zone d'ombra che inquietano sempre più. Anzi, ciò che è chiaro accresce l'alone d'oscurità: cosi che il bisogno di sapere e capire si fa ancora più urgente.
 
L'interrogativo resta: che tipo di delitto è stato il delitto Pasolini?

domenica 13 aprile 2025

Pasolini replica sull'aborto (a Moravia - Sacer) - Corriere della sera 30 gennaio 1975

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Pasolini replica sull'aborto
a Moravia

Corriere della sera 

30 gennaio 1975

( In Scritti corsari con il titolo Sacer) 



   Caro Moravia, sono ormai alcuni anni che io mi precludo di dare del fascista a qualcuno (anche se talvolta la tentazione è forte); e, in seconda istanza mi precludo anche di dare a qualcuno del cattolico.

   In tutti gli italiani alcuni tratti sono fascisti o cattolici. Ma darci a vicenda dei fascisti o dei cattolici - privilegiando quei tratti, spesso trascurabili - 

"diventerebbe un gioco sgradevole e ossessivo".

   Tu, certo per un vecchio, acritico automatismo - e certo non senza grazia e amicizia - ti sei appunto lasciato andare a darmi del «cattolico» 

"(proprio del «cattolico», e non del «cristiano» o del «religioso»)". 

E mi hai dato del cattolico cogliendo, scandalizzato, in me (mi sembra) un trauma per cui la «maggioranza» considera-consciamente o inconsciamente come Himmler - "la mia vita «indegna di essere vissuta»". "Cioè il mio blocco sessuale che mi rende un «diverso»". Corollario di tale blocco è una certa traumatica e profonda «sessuofobia», comprendente la pretesa - altrettanto traumatica e profonda - della verginità o quanto meno della castità da parte della donna. Tutto ciò è vero, fin troppo vero. Ma è anche la mia privata tragedia, su cui mi sembra un po' ingeneroso fondare delle illazioni ideologiche. Tanto più che tali illazioni mi sembrano sbagliate.

   Prima di tutto l'assioma 

«il cattolico è sessuofobo, quindi chi è sessuofobo è cattolico», 

è un assioma che io trovo assurdo e irragionevole. 

C'è una sessuofobia protestante, c'è una sessuofobia mussulmana, c'è una sessuofobia indù, c'è una sessuofobia selvaggia.

martedì 8 aprile 2025

Moravia, il 24 gennaio 1975, dalle pagine del Corriere, risponde a Pasolini sull'aborto, con un art. dal titolo "Lo scandalo Pasolini

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Moravia risponde a Pasolini sull'aborto

sul Corriere della sera, del 24 gennaio 1975

con un art. dal titolo 

"Lo scandalo Pasolini"

Emma Bonino a sostegno della legge per l'aborto legalizzato

Il 24 gennaio del 1975, Alberto Moravia risponde ad un articolo di Pier Paolo Pasolini, apparso sulle colonne del Corriere della sera, il 15 gennaio del 1975, con il titolo "Sono contro l'aborto". 

Di seguito alcuni passaggi significativi della sua risposta.


Alberto Moravia:  

Da qualche tempo Pier Paolo Pasolini, per motivi certamente seri e profondi che non mi curo di definire, cerca lo scandalo. La peculiarità distintiva di questo suo atteggiamento è, però, che egli non mira a scandalizzare i conservatori ma gli intellettuali. 

Perché questo?

sabato 5 novembre 2022

Quando muore un poeta - Orazione "funebre" di Alberto Moravia ai funerali di Pier Paolo Pasolini Pasolini - 5 novembre 1975

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Quando muore un poeta
Orazione funebre di Alberto Moravia ai funerali di Pier Paolo Pasolini Pasolini 

5 novembre 1975

(Trascrizione integrale curata da Bruno Esposito)


Prima di tutto voglio ringraziarvi di essere convenuti qui per dare l'estremo addio ad un caro amico e ad un grande artista. 

E adesso vorrei aggiungere una cosa: in questi ultimi giorni sono stato continuamente ossessionato dalle immagini della morte di Pier Paolo Pasolini, non soltanto per la crudeltà, l'atrocità, di questa morte, ma perchè non mi riusciva di rintracciarne il senso, il significato. E noi siamo... noi uomini, vogliamo che le cose significhino qualche cosa, che non siano slegate, assurde, inerti - senza una voce, senza un messaggio. 

mercoledì 4 agosto 2021

Edipo re di P.P.Pasolini - Alberto Moravia, L’Espresso , 17/9/1967

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




La tragedia di Edipo, a meno di andare a cercare i primitivi polinesiani tra i quali vige ancora oggi il tabù dell’endogamia e dell’incesto, non ha niente a che fare con il mondo moderno. Anche se poi gli stessi eventi potrebbero benissimo verificarsi negli stessi modi. La tragedia di Edipo appartiene al mondo arcaico greco; tanto è vero che in Grecia essa era un mito, cioè qualche cosa di così insopportabile per la società quale era allora da meritare di essere trasformato in mistero. Tuttavia il recupero della tragedia di Edipo oggi è pur sempre possibile, soprattutto in due modi: sia in senso conoscitivo e razionale, ossia scrivendo una storia moderna che (quasi sempre inconsapevolmente da parte dello scrittore) ne adombri i significati: oppure risuscitando con piena consapevolezza il mito a livello estetico-culturale. Nel primo caso abbiamo un’operazione realistica; nel secondo un’interpretazione estetizzante. I precedenti in ambedue i casi sono molti: per il primo, si potrebbe risalire addirittura ad 
Amleto; per il secondo, il nome di Wagner sembra il più legittimo.
 Realistico è l’inizio dell’Edipo Re di Pier Paolo Pasolini. Realismo che discende da Freud, cioè dalla dimensione tragica che Freud ha legato per sempre al nudo fatto di nascere. Ma Pasolini ha respinto con mano delicata e ferma ogni tentazione didascalica e ci ha dato una bellissima sequenza sull’innocenza dell’amore materno e sulla fatalità di quello filiale. Subito dopo Pasolini abbandona Freud per Jung, cioè abbandona l’ansia conoscitiva per la preoccupazione estetico-culturale e ci presenta l’Edipo di Sofocle sullo sfondo di una natura erosa e solenne, in Marocco, in villaggi turriti simili a rozze regge arcaiche. Abbiamo fatto un salto indietro di migliaia di anni, al tempo in cui il mito era attuale. Anche qui, secondo noi, la poesia è raggiunta, sia pure attraverso un vagheggiamento estetizzante e culturale.
Pasolini, quei monti, quei villaggi, quei riti, li «sente» con elementi essenziali del mito e riesce a comunicarci il suo sentimento. L’uccisione di Laio è scandita con maestria; ma vi si nota un’esaltazione della ferocia che non è giustificata né prima né dopo da un contesto sociale analogo. Tuttavia, finché dura l’ignoranza di Edipo, cioè per tutto il tempo la rappresentazione è degna del migliore Pasolini. L’incrinatura si comincia ad avvertire nel secondo tempo, quando quella stessa brutalità che era servita a far uccidere Laio, impedisce di affrontare il vero dramma di Edipo, quello scritto da Sofocle, con un personaggio adeguato. È il dramma della conoscenza, della scoperta della verità. Come ha osservato il critico americano Ferguson, questo dramma è una specie di match tra 
Tiresia, il cieco che vede, e Edipo, il veggente che è cieco.
 In questo match verbale, Edipo non è un violento, un brutale, bensì un intellettuale come Amleto, strenuo, eroico, avido di verità. Se questo è vero, allora bisognava prolungare al massimo il duello tra Tiresia ed Edipo, lasciando in ombra il rapporto incestuoso con Giocasta (al quale dobbiamo pur tuttavia le parti più valide del secondo tempo). Ma per far questo ci voleva un attore della forza di Julian Beck, non Franco Citti. Pasolini è convinto che il sottoproletariato delle borgate sia omologo al mondo arcaico ma il suo film dimostra che non è vero. Edipo urla quando dovrebbe invece esprimersi quietamente e dialetticamente. Non bisogna infatti dimenticare che incesto e parricidio sono «tentazioni» eterne dell’uomo, cioè qualche cosa di profondo, di misterioso, di segreto. Poi la fine. Diciamo subito che avremmo preferito un ritorno al realismo dell’inizio, senza simboli, di nuovo freudiano, cioè conoscitivo. Una famiglia come quella della prima sequenza ma con una madre invecchiata e 
troppo affettuosa, un padre anziano non amato né rispettato e un figlio che inconsapevolmente, ciecamente, si comporta secondo i modi propri del complesso di Edipo. 
Pasolini invece ha preferito l’elegia al dramma. Ha sostituito Antigone con Angelo, ha fatto trapassare l’Edipo fisicamente cieco del mito nella realtà del mondo moderno. Edipo che era nato a Tebe, qui si identifica con il bambino nato in una piccola città italiana. Una fine «privata», simbolica, tristissima ma non catartica. L’interpretazione di Silvana Mangano è splendida. Accanto a lei, bisogna mettere Julian Beck, eccellente nella parte di Tiresia. Di Franco Citti abbiamo già detto; vogliamo soltanto aggiungere che il suo volto è sì fortemente espressivo ma di qualche cosa che non ha niente a che fare con Edipo.

Alberto Moravia
L’Espresso , 17/9/1967




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Pasolini, Mamma Roma - Alberto Moravia, L'Espresso del 30/9/1962

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro





Mamma Roma il secondo film di Pier Paolo Pasolini racconta la storia di una prostituta che ha un figlio, Ettore. Questo figlio lei lo tiene presso contadini, a Guidonia; ma, una volta grande, lo prende con sé. Naturalmente, mamma Roma non desidera che Ettore sappia del suo mestiere; così un po' glielo nasconde e un po' lo sospende, facendosi fruttarola. Purtroppo, il suo antico pappone ricompare e la costringe di nuovo al marciapiede; e così Ettore viene a sapere che sua madre è una prostituta. Ma Ettore dal canto suo si è già demoralizzato da solo, senza aspettare questa rivelazione. Nonostante gli sforzi della madre che vorrebbe che lui lavorasse, s'impadronisse di un mestiere, diventasse, come dicono i borghesi, una persona normale, a soli quindici anni lui è già ladruncolo, vagabondo, traffica con le donne, fa parte di una banda di discoli. Così alla fine avviene quello che doveva avvenire: colto in flagrante furto, Ettore che è febbricitante viene rinchiuso nell'infermeria del carcere. Ma dà in smanie, lo legano allora sul tavolaccio di rigore e lì muore, solo e abbandonato, invocando la madre. Questi i fatti di Mamma Roma, dai quali forse non si può capire che in realtà il film è composto di due parti che scorrono parallele senza mai congiungersi veramente: la parte di mamma Roma e la parte di Ettore. Nell'intenzione del regista, queste due parti dovevano amalgamarsi, illuminandosi e completandosi a vicenda; ma questo non è avvenuto: le due parti stanno l'una accanto all'altra senza fondersi, come l’olio sta accanto all'aceto. Madre e figlio si incontrano, è vero, ma mai su un terreno veramente necessario ed essenziale; anche senza sua madre Ettore sarebbe quello che è e viceversa. In realtà mamma Roma è una prostituta ed Ettore un piccolo vagabondo; il fatto di essere madre e figlio non ha carattere determinante. E non lo ha, ovviamente, perché il regista non l'ha sentito così. D'altra parte questo sentimento di Pasolini non è di uguale intensità. Forte e profondo per tutta la parte di Ettore, quasi scompare in quella di mamma Roma. Così che alla fine si riporta l'impressione che il titolo del film tragga in inganno e che la storia principale e quella di Ettore e non quella di sua madre.
Che questo sia vero lo dimostra un esame anche superficiale e parti. La poesia elegiaca e civile, decadente ed epica di Pasolini si desta soltanto quando segue Ettore e i suoi compagni nei loro vagabondaggi, nei loro amori e nelle loro imprese ladresche per i prati della periferia, tra i ruderi romani e i casamenti popolari di cemento armato. Tutte le sequenze che riguardano Ettore e i suoi amici sono bellissime, rappresentano un progresso rispetto ad Accattone che non ha cose così delicate ed ineffabili, e fanno rimpiangere il film di soli ragazzi che Pasolini avrebbe potuto fare e non ha fatto. È stato detto che Pasolini è un artista il quale, in Accattone come nei romanzi, non parla mai delle cose che gli premono veramente cioè di se stesso. Ebbene, questa volta Pasolini in tutte le parti che riguardano Ettore è riuscito a fare di solito gli riesce soltanto nelle poesie: ha parlato di se stesso con la sua voce più autentica e più intima. Fino alla morte mantegnesca di Ettore nella quale, con un po' di narcisismo, ha vagheggiato la propria morte.
Tutt’altro discorso va tenuto per la parte che riguarda la madre di Ettore. Dispiace dirlo, ma questa parte appare poco necessaria sia perché qui la poesia di Pasolini tace e ci troviamo di fronte ad un film neorealista di normale fattura; sia perché, costruita per completare il dramma di Ettore, questa parte non aggiunge niente al personaggio già perfettamente definito dalla pietà con la quale il regista ha saputo inventarlo e contemplarlo. A riprova si veda per esempio l'errore di una scena come quella del ricatto; e il carattere generico della descrizione della vita delle prostitute ben diverso dalla precisione dell'analoga descrizione in Accattone. Anzi si ha l'impressione che per quest'aspetto Pasolini abbia utilizzato in Mamma Roma una materia già sfruttata nel suo primo film. Mentre gli avrebbe convenuto darci qualche cosa dissolutamente nuovo, come nelle sequenze di Ettore suoi amici.
In senso spettacolare la parte delle prostitute si regge soprattutto sulla interpretazione di Anna Magnani, al tempo stesso tempo misurata, vigorosa e commovente. Ma resta confermato che questa nostra grande attrice ha bisogno di film tagliati su misura per lei, e male si amalgama con l'impasto dei film di regia interpretati da attori presi dalla strada. Ettore Garofalo pur non avendo la forza di Franco Citti in Accattone, ha una sua patetica autenticità di cui Pasolini ha saputo servirsi fino in fondo. Abbiamo rivisto con piacere Franco Citti nel personaggio del pappone, secondario ma pieno di autorità. Efficaci tutti quanti gli attori delle parti minori tra i quali vogliamo ricordare Luisa Loiano, Silvana Corsini, Paolo Volponi, Luciano Gonini, Vittorio La Paglia, Piero Morgia.

Alberto Moravia
L'Espresso 30/09/1962





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Curatore, Bruno Esposito

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venerdì 14 maggio 2021

Pasolini ma che cosa aveva in mente? - di Alberto Moravia

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Ma che cosa aveva in mente?

L'Espresso del 09/11/1975

La storia e la personalità di Pier Paolo Pasolini raccontate da Alberto Moravia


Chi era, che cercava Pasolini? In principio c'è stata, perché non ammetterlo?, l'omosessualità, intesa però nella stessa maniera dell'eterosessualità: come rapporto con il reale, come filo di Arianna nel labirinto della vita. Pensiamo un momento solo alla fondamentale importanza che ha sempre avuto nella cultura occidentale l'amore; come dall'amore siano venute le grandi costruzioni dello spirito, i grandi sistemi conoscitivi; e vedremo che l'omosessualità ha avuto nella

domenica 11 aprile 2021

Pasolini, Moravia - Tempo, n. 40 a. XXXI, 4 ottobre 1969

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro


Caro Pier Paolo

non è vero niente. Non mi sono lasciato trascinare da te a discutere di cinema a livello linguistico e semiologico. Come non mi lascerei trascinare a discuterne a livello sociologico, a livello psicanalitico, a livello politico, a livello antropologico, a livello ideologico e così via. Tutti livelli legittimi almeno quanto quello linguistico.

Caro Pier Paolo Pasolini, Caro Alberto Moravia - Tempo, n. 39 a. XXXI, 27 settembre 1969 

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




Caro Pier Paolo Pasolini, 
Caro Alberto Moravia 

Tempo, n. 39 a. XXXI, 27 settembre 1969 




Caro Pier Paolo

a proposito del mio articolo sul "Satyricon" di Fellini mi hai accusato di essere incorso in un errore sostanziale parlando del film senza capire quel che i personaggi dicevano. In realtà il film che ho visto non era muto e io ho capito quello che i personaggi dicevano perché parlavano in lingue che conosco. Piuttosto bisognerebbe intendersi sul significato della parola "audiovisivo". Anche il teatro, è audiovisivo. Lo spettatore, a teatro, guarda e ascolta. Ma il testo teatrale può essere letto senza la rappresentazione perché ha un valore letterario ossia estetico. Questo non si può dire delle sceneggiature se non in casi rarissimi.
É evidente che noi al cinema guardiamo e ascoltiamo come nella realtà. É evidente pure che la parola rende più "completa" l'immagine. Ma non sono altrettanto sicuro che la renda "diversa", come mostri di credere. E questo, appunto, perché la parola al cinema non ha una funzione espressiva cioè estetica ma informativa. D'altra parte tu dici che "il cinema a livello linguistico è audiovisivo: in quanto il codice di interpretazione della realtà (che è appunto audiovisivo) e il codice di interpretazione del cinema in gran parte coincidono". Ora io penso che il cinema va decodificato soltanto a livello estetico. A quel livello la parola, nel cinema, o conta poco o non conta nulla. E infatti tu ammetti che a

Pasolini - Un po' di ostrogoto - Tempo, n. 37 a. XXXI, 13 settembre 1969 

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Un po' di ostrogoto
Tempo, n. 37 a. XXXI, 13 settembre 1969 


L'intera conversazione tra Pasolini e Moravia - Vedi anche:

 




Anche Moravia si è occupato del "Satyricon", con un articolo grande come un lenzuolo steso ad asciugare. Vi fa le sue consuete osservazioni acute, vive, intelligenti e convincenti.
"L'Espresso" dice, annunciando l'articolo, che Moravia ha visto in "anteprima mondiale" il film: in realtà, come egli mi ha detto, si è trattato semplicemente di una delle solite visioni private (di cui Fellini è maestro), e d'una copia ancora non doppiata in cui gli attori, come mi diceva appunto Moravia, parlano in romanesco, in svedese, in ostrogoto.
Ora, io sostengo e ho sempre sostenuto che il cinema è una "tecnica audiovisiva".

giovedì 1 aprile 2021

Il Vangelo secondo Matteo, visto da Moravia - L'Espresso 4/10/1964

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro



Il Vangelo secondo Matteo, visto da Moravia

Alcuni critici si sono meravigliati che Pier Paolo Pasolini, scrittore marxista,
traducendo sullo schermo Il
Vangelo secondo Matteo, si sia mantenuto fedele
al testo originale. Non c'è, infatti, incompatibilità assoluta fra il cristianesimo e
il marxismo? Fra gli apostoli e i ragazzi di vita? Fra la poesia civile di sinistra e
il cattolicesimo di destra? Nella meraviglia si esprimeva il moralismo d'una
società come quella italiana, pochissimo religiosa e perciò costretta ad un
conformismo di comportamento, Pasolini s'era “comportato” fin ora in un certo
modo; come poteva, ad un tratto, “comportarsi” in un modo tanto diverso?