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martedì 22 ottobre 2019

‘Pasolini e la cultura spagnola: Alberti, 20 anni dopo’ - Roma, convegno internazionale

"ERETICO e CORSARO"



A Roma il convegno internazionale 

‘Pasolini e la cultura spagnola: Alberti, 20 anni dopo’


Román Reyes
Il 28 ottobre 2019 ricorre il ventesimo anniversario della morte di Rafael Alberti, tra i principali esponenti della Generazione del '27 e uno dei più importanti poeti del Novecento ispanico. Tornò dall'esilio nel 1963 e si stabilì a Roma, prima in via Monserrato, poi al numero 88 in via Garibaldi (Trastevere) fino al suo ritorno in Spagna, 15 anni dopo. E’ nota la sua amicizia con Pier Paolo Pasolini, tanto che il poeta di Casarsa era affascinato dalla scrittura di Alberti. Lo rivela anche un inedito di Pasolini a lui dedicato, trovato da Francesca Coppola, ventinovenne napoletana, dottoranda di ricerca in letteratura spagnola all’Università di Salerno, che ha recuperato il dattiloscritto autografo di Pasolini. L'influenza della cultura spagnola su Pasolini si manifesta durante gli anni Quaranta e Cinquanta, in particolare attraverso Antonio Machado, Juan Ramón Jiménez, Luis Cernuda, García Lorca e lo stesso Rafael Alberti, così come i poeti catalani che usavano la loro lingua madre.
Proprio per rendere omaggio ad Alberti e all’amore di Pasolini per la cultura spagnola, Emui EuroMed University in collaborazione con l’Accademia di Spagna e l’Istituto Cervantes ed il supporto del Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarza della Delizia e la Cineteca di Bologna, ha deciso di dare vita ad un convegno internazionale di grande spessore.
Si parte sabato 26 con una passeggiata letteraria nei luoghi di Alberti a Trastevere a cura dell’Istituto Cervantes di Roma. Si prosegue lunedì 28 ottobre dalle ore 16 con la conferenza di apertura ‘Rafael Alberti y Roma. Un siglo de creación’ con María Asunción Mateo, insegnante, scrittrice, giornalista, ex Direttrice della Fondazione Alberti. Tanti gli incontri e gli interventi nei tre giorni. Tra gli ospiti Silvio Parrello, poeta e pittore, testimone della vita di Pasolini, citato nel romanzo ‘Ragazzi di vita’ edito da Garzanti nel 1955.



PROGRAMMA




26.Ottobre


Ore 10:00
· Visita guidata della Roma di Alberti
· Organizza: l'Istituto Cervantes di Roma e Italia



28.Ottobre

1. sessione |
Ore 16:00
· Conferenza inaugurale
· Rafael Alberti y Roma. Un siglo de creación
María Asunción Mateo. Insegnante, scrittrice, giornalista. Ex Direttrice Fondazione R Alberti



Mostra antologia 
 "Gli Orienti de Pasolini" negli scatti di Roberto Villa (1973)



2. sessione |
Ore 17:00
· Incontro di Weimer 1942, Architrave e Il Setaccio
· La Academiuta: Poesia dialettale e poeti catalani. Stroligut, Il Quaderno romanzo
Rienzo Pellegrini, Ordinario di Lingua e Letteratura Friulana, Università di Trieste
Pasolini a Barcelona. (Interviste: Jordi Carominas i Julian, Francesco Luti, Roberto Imperatori, Asun (Ton) Carandell, Julia Goytisolo, Roman Gubern, Arnau Olivar, Enrique Irazoqui, Salvador Clotas, Santiago Dexeus, Josep Maria López Llaví, Mercè Tatjer)
Hilari M Pellicé. Registra, Projecto Pasolini Barcelona

3. sessione |
Ore 19:00
· L'influenza della cultura spagnola nella produzione poetica e letteraria, nel cinema e nel teatro di Pasolini
· García Lorca e Rafael Alberti: l'amicizia amputata. Cronaca di un percorso unitario per la difesa dei diritti civili. Alberti e gli epicedi per i fratello andaluso
Lorenzo Spurio. Poeta, scrittore. Autore: Recitativo dell'assenza per García Lorca, Ancona
· Rafael Alberti e il pericolo di camminare per Roma
Elisabetta Bagli.
Poetessa, scrittrice. Università degli Studi di Roma - Sapienza


29.Ottobre

4. sessione |
Ore 16:00
· Pasolini e l' iconografía di El Greco: Il Vangelo secondo Matteo
· Pasolini e Buñuel: Salò e L'Age d'or
Roberto Chiesi. Centro Studi-Archivio Pier Paolo Pasolini (Cineteca di Bologna)

5. sessione |
Ore 17:00
· Su Sobre los ángeles: Pasolini e Alberti
· Pasolini, Alberti, José Agustín Goytisolo
Fiorella Cappelli. Scrittrice, poetessa, giornalista free-lance International Press, Roma

6. sessione |
Ore 18:00
· La Roma de Alberti e Pasolini: Vasi comunicanti di vita culturale e politica
Antonio Giménez-Merino. Ordinario di Filosofia del Diritto. Universitat de Barcelona
· Pasolini: la forma della città, le forme della città
Dario Pontuale.
Giornalista, saggista, critico letterario, scrittore

Ore 19:00
· Pasolini e la Cultura Spagnola
Luis García Montero, Ordinario di Letteratura Spagnola, Universidad de Granada
Directtore del Istituto Cervantes, Madrid
· Documentario: Buscando a Cristo / Cercando Cristo
Valeria Patanè. Giornalista, sceneggiatore, studioso di cinema, Roma
Giacomo Morante. (Giovanni) PPP Il Vangelo secondo Matteo (da confermare)


30.Ottobre

7. sessione |Ore 16:00
· Rafael Alberti e la guerra fredda culturale: i Congressi Mondiali per la Pace
Manuel Aznar Soler, Director del Grupo del Exilio Literario (GEXEL), UA di Barcelona

8. sessione |
Ore 17:00
· Pier Paolo Pasolini e il giornalismo
Simona Zecchi. Scrittrice e giornalista (Euronews, Roma / Lione)
· Pasolini e il giornalismo: il mestiere di giornalista da polemista e da poeta
Irene Toppetta. Filosofo e scrittrice. Università di Roma La Sapienza
Ore 18:30
· Recital poetico / Letture drammatizzate: Leggere Alberti
Pasquale Bellanova, Paloma Criado, Borja Fontalva, Román Reyes, Ana Romeral
· Recital poetico / Letture drammatizzate: Leggere Pasolini
Elisabetta Bagli, Bartolomeo Bellanova, Davide Cortese, Fernando Della Posta, Giuseppe Lorin, Silvio Parrello, Michela Zanarella
· Pasolini e i ragazzi di vita, la vita del quartiere Monteverde
Silvio Parrello. Er Pecetto. Poeta, Scrittore, Pittore. Roma


Chiusura


· Riassunto del Convegno
Román Reyes. Presidente dell' EMUI_ EuroMed University


OSPITI / COLLABORATORI

venerdì 13 novembre 2015

Intervista a Simona Zecchi - Pasolini massacro di un poeta.

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




Intervista a Simona Zecchi - Pasolini massacro di un poeta.
di Giuseppe Mallozzi


...Troppe cose che non tornano. 

L’inchiesta dell’autrice prende le mosse da quella sciagurata notte del 2 novembre 1975 e da quanto accaduto subito dopo, con l’ausilio di straordinarie prove fotografiche mai emerse sinora, di evidenza schiacciante, di documenti inediti, interviste e testimonianze esclusive, con la voglia di confutare moventi ufficiali e spazzare vie le piste finora accreditate – dall’«omicidio a sfondo sessuale» al «misterioso» Appunto 21 di “Petrolio”.

***
Come nasce il progetto di questa inchiesta e quanto tempo ha impiegato per realizzarla?

Mi occupo dell’ “omicidio Pasolini” da ormai 5 anni. Nel 2012 è stato pubblicato già un mio saggio- inchiesta su “I Quaderni de L’Ora” (rivista di cultura approfondimenti e attualità emanazione del quotidiano siciliano “L’Ora”), saggio condotto insieme alla collega Martina Di Matteo. Ho scritto articoli e ho cominciato a raccogliere elementi senza pensare a un libro: volevo vederci chiaro. Niente mi convinceva, nemmeno le totalità delle inchieste uscite sino a quel momento, nemmeno la modalità con la quale stavo lavorando. Ho fatto tabula rasa. Non c’è una tesi da cui si parte per poi fare un libro, almeno io non lavoro così. C’è la volontà di andare a fondo e se ci sono più elementi consistenti che valga la pena trasformare in un libro vi si arriva mano a mano. E’ un work in progress, anche nel momento di piena scrittura: ti sorprendi a scoprire a volte che non è così “come te la stai raccontando.”

Nel suo libro ci sono documenti inediti, foto e altra documentazione che non sono mai stati pubblicati prima e molti mai utilizzati dalla magistratura. Come mai?

Domanda interessante. Le indagini riaperte nel 2010 si sono concentrate più che altro sulla presenza di ignoti, con i quali Pelosi avrebbe potuto concorrere a quel massacro e, sebbene gli inquirenti abbiano scandagliato molti elementi nuovi, come riporto nel mio libro, non hanno ritenuto di analizzare, ribaltandoli se necessario, tutti gli elementi: come a esempio le condizioni del corpo di Pasolini o il passaggio di più auto sul corpo stesso. Per questo, credo, hanno soltanto preso in considerazione la perizia ufficiale dei periti nominati al tempo della magistratura, la quale, però, come dimostro nella mia inchiesta, era tutt’altro che obiettiva. Eppure le indagini sono durate 5 lunghi anni. Per quanto riguarda le inchieste passate, e lo stesso primo processo conclusosi definitivamente nel 1979, ci sono state manipolazioni, depistaggi, oscuramenti e anche una precisa non volontà di andare oltre l’omicidio sessuale, come dimostro ampiamente nel libro. Per cui queste foto, come altre prove e altri indizi emersi dal mio lavoro, hanno subito una dispersione apposita. Anche il solo fatto di lasciarle lì come elementi che non hanno importanza, per poi far dire “se non lo ha scoperto la magistratura allora non c’è niente da rivelare”, è una precisa volontà di affossare la verità.

La tesi portata avanti dalla sua inchiesta è quella che a uccidere Pier Paolo Pasolini non sia stato Pino Pelosi, o perlomeno non lui da solo, e che non si tratterebbe di un omicidio a sfondo omofobo. Secondo la sua ricostruzione si tratterebbe di una “trappola”, di un omicidio su commissione, ma anche di un “massacro tribale”. Ci spieghi meglio.

Che Pelosi non fosse solo quella notte non lo dico io, lo hanno confermato anche le ultime indagini, appunto rilevando i profili di 5 DNA ignoti. Per me questo era già un fatto, ovviamente non dato per scontato anche quello, ma presto dimostrato nell’inchiesta. Il mio libro va oltre e avanza l’ipotesi, che ritengo incontestabile, perché suffragata da molti elementi anche di tipo giudiziario (non presi in considerazione dagli organi inquirenti e dalla magistratura tutta), che ad uccidere barbaramente Pier Paolo Pasolini sono state le convergenze di interessi messe in moto da più livelli, mentre alcuni personaggi si accertavano che il poeta non potesse uscirne vivo. Livelli rappresentati dalla bassa e alta criminalità, dai fascisti locali e catanesi, da elementi dei servizi segreti che certo non ricoprivano un ruolo per scelta personale. E’ stato un massacro tribale, e questa definizione, che ormai ha per me il valore di un’analisi specifica (lo ha riconosciuto Il “Venerdì di Repubblica” e la Francia in ben due articoli), ha un significato trivalente: tribale per la violenza e la precisione inaudite perpetrate sul corpo del letterato; tribale per la quantità delle persone coinvolte e accorse quella notte (almeno tredici ma anche di più); tribale per la forza e la ferocia con cui questo massacro ha continuato a perpetrarsi, influenzando in gran parte la percezione della sua opera anche a volte dei più appassionati pasoliniani.

Quali potrebbero essere le motivazioni dietro questo omicidio? Nell’inchiesta si parla delle pellicole di Salò rubate, di un riscatto per riaverle. Sarebbe questa, secondo lei, la pista investigativa da seguire oppure c’è dell’altro?

Il furto delle pellicole di Salò non è il movente ma un espediente, che definisco di camuffaggio perché insieme a Salò sono state rubate altre pellicole, un trucco, una trappola attraverso la quale hanno irretito Pasolini quella notte. Il movente di più complessa individuazione sicuramente si può ascrivere al contesto di quegli anni e alla forza delle parole trasformate in denunce che negli ultimi tempi Pasolini riversava nel linguaggio poetico, nel cinema, nella narrativa e nella saggistica. Alla fine del libro riporto dei documenti inediti che risalgono a poche settimane prima della morte e che riguardano un carteggio fra un ex editore di sinistra e di destra coinvolto nella strategia della tensione e lo scrittore. Documenti che spostano la possibile analisi del movente fino a poco tempo prima della morte.

Erano anni difficili, con forti scontri da varie fazioni politiche, tra comunisti e fascisti. L’omosessualità non era tollerata. Pasolini si trovava in un mondo che criticava ma al tempo stesso esprimeva con forza la sua libertà di espressione e di “scandalizzare”. E in molti pensano che “se la sia andata a cercare”.

Chi ha per primo pronunciate quelle parole (Giulio Andreotti), parole riferite anche a Giorgio Ambrosoli, poi nel 1993, quando viene raggiunto dal rinvio a giudizio per associazione esterna a Cosa Nostra, si scusa. Mi sembra un fatto anche questo importante, dato che Pasolini chiedeva a gran voce un “processo alla DC”. Se il nostro compito come giornalisti è portare alla luce le evidenze che altri sopprimono, come ha cercato di trasferirci Pier Paolo Pasolini, mi sembra che questo non sia un elemento di poco conto. Ma Andreotti non è il Grande Vecchio che tutto ha mosso. Andreotti era parte di un sistema che tutto fa convergere e piegare ai propri interessi.


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sabato 7 novembre 2015

Pier Paolo Pasolini - Profezie di un Poeta di Periferia

"ERETICO & CORSARO"
Notizie
 
Pier Paolo Pasolini - Profezie di un Poeta di Periferia
Contributo dei visitatori
Fano Stefano Dall'Igna


In occasione del quarantesimo anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini, proponiamo, nel territorio della provincia di Vicenza, una serie di eventi finalizzati alla scoperta e all'approfondimento di questo poeta, "tra i pochissimi che contano", come ha gridato Moravia all'indomani della morte del letterato friulano.

Supportati dalla partecipazione del Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa Della Delizia, presentiamo mostre fotografiche, convegni che approfondiscano la figura di Pasolini e alcuni aspetti della sua vita e delle sue opere, alcuni suoi film, film riguardanti la sua figura o ispirati dalla sua produzione cinematografica, spettacoli, messi in atto da artisti contemporanei, dedicati allo scrittore.

Il filo conduttore della rassegna è la "periferia", tema caro a Pasolini uomo e letterato: la periferia friulana l'ha visto crescere, quella romana lo ha accolto e inghiottito, fino a portarselo via.

Lo stesso pensiero pasoliniano è stato relegato al margine dei poteri politici e istituzionali dell'Italia dell'epoca, come le sue opere rifiutate perchè non pienamente comprese.

Ma proprio scavando ai margini della società Pasolini ritrova la sacralità, la genuinità e la vitalità che il "centro" ha perduto.


Di seguito gli eventi che compongono la rassegna:
 

11 novembre 2015 ore 20.30
Un uomo fioriva
Un film di Enzo Lavagnini. Con Andrea David Quinzi, Anna Macci.
Documentario, b/n durata 70 minuti. Italia 1993.
Sarà ospite il regista Enzo Lavagnini.
Ingresso 3 euro.
Presso Cinema Campana, via Vittorio Veneto 2, Marano Vicentino.

15 novembre 2015 ore 17.00
Pasolini
Presentazione del fumetto di Davide Toffolo.
Presso l’auditorium comunale di Marano Vicentino, via Marconi.

18 novembre 2015 ore 20.30
Accattone
Un film di Pier Paolo Pasolini. Con Franco Citti, Franca Pasut, Adriana Asti, Silvana Corsini, Paola Guidi.
Drammatico, b/n durata 116 min. Italia 1961.
Ingresso 3 euro.
Presso Cinema Campana, via Vittorio Veneto 2, Marano Vicentino.

25 novembre 2015 ore 20.30
Pasolini
Un film di Abel Ferrara. Con Willem Dafoe, Ninetto Davoli, Riccardo Scamarcio, Valerio Mastandrea, Adriana Asti.
Biografico, durata 86 min. Belgio, Italia, Francia 2014.
Sarà ospite l’attore Ninetto Davoli.
Ingresso 10 euro, prevendita disponibile a breve.
Presso Cinema Campana, via Vittorio Veneto 2, Marano Vicentino.

13 dicembre 2015 ore 20.30
La religione del mio tempo
Reading di Pierpaolo Capovilla.
Ingresso 10 euro.
Presso CSA Arcadia, via lago di Tovel, Schio.

Giovedì 28 gennaio alle ore 18.00
Pasolini e il territorio
Diattito con Angela Felice del Centro Studi Pier Paolo Pasolini di Casarsa della Delizia (PN).
Presso la biblioteca civica di Santorso.

30 gennaio 2016 ore 20.30
Comizi d’amore
Un film di Pier Paolo Pasolini. Con Alberto Moravia, Antonella Lualdi, Graziella Granata, Susanna Pasolini.
Documentario, b/n durata 90 min. Italia 1964.
Presso il teatro San Sebastiano di Valli del Pasubio.

Dal 6 febbraio al 13 marzo 2016
Dalla casa della madre
Mostra fotografica, Pasolini negli scatti di Letizia Battaglia.
Presso la Galleria Civica di Villa Valle, Valdagno.
Eventi orgnizzati da:
Cinema Campana di Marano Vicentino;
Comune di Marao Vicentino;
Comune di Santorso;
Comune di Valdagno;
Comune di Valli del Pasubio;
C.S.A. Arcadia di Schio.
 



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martedì 20 ottobre 2015

Il libro di Simona Zecchi “Pasolini massacro di un poeta”.

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro





“Pasolini massacro di un poeta”
di Simona Zecchi


Il «Caso Pasolini» non è uno dei misteri, 
non è un Mistero, 
è un Fatto con dei lati oscuri celati depistati e dispersi. 
Il Caso Pasolini è un caso di Character Assassination: 
fisico, politico e culturale.
Simona Zecchi.





Il 2 novembre 1975, all’Idroscalo di Ostia, si consuma il «massacro tribale» di uno dei maggiori intellettuali del ventesimo secolo: Pier Paolo Pasolini. L’inchiesta di Simona Zecchi riparte proprio da quella sciagurata notte e, con l’ausilio di prove fotografiche mai emerse sinora, di evidenza schiacciante, documenti inediti, interviste e testimonianze esclusive, fa tabula rasa dei moventi ufficiali e le piste finora accreditati – dall’«omicidio a sfondo sessuale» al «misterioso» Appunto 21 di Petrolio. Come nella Lettera rubata di Edgar Allan Poe, lo «schema perfetto» che condusse il poeta friulano fra le braccia dei suoi carnefici è sempre stato sotto gli occhi degli inquirenti e, in parte, dell’opinione pubblica: un oscuro attentato a pochi passi dall’abitazione di Pasolini la cui funzione viene finalmente svelata, un furto di bobine come espediente dai tratti inediti, la presenza di più macchine all’Idroscalo e la prova del doppio sormontamento del corpo ormai agonizzante, i testimoni che nessuno ha mai voluto veramente ascoltare, la matrice fascista dell’agguato, la direzione dell’intelligence nostrana, il ruolo depistante dell’enigmatico Giuseppe Pelosi, i tentativi di alcuni giornali, sempre ben informati, troppo informati, di trasformare Pasolini in imputato nello stesso processo che avrebbe dovuto stabilire l’identità dei suoi assassini. Tra le numerose inchieste che hanno cercato di decostruire la gigantesca opera di depistaggio messa in atto già all’indomani dell’omicidio, Pasolini, massacro di un poeta si incarica di dire la verità, tutta la verità. 



  E' una modalità d'inchiesta questa usata nel libro diversa dalle solite che convoglia immagini inedite o lasciate affastellarsi dalla fretta della cronaca e dai depistaggi.Documenti e carte giudiziarie vecchie e nuove. Più elementi che provano un fatto e fatti e opinioni divisi. La tesi è supportata tuttavia da molti elementi concreti.
Simona Zecchi.



La contro-inchiesta condotta al tempo dalla Fallaci e dal suo team d'inchiesta è ancora oggi cruciale per andare a incastrare tutti i gangli e gli anfratti di questa storia. Per la Fallaci, la Fallaci di allora, era un omicidio politico. E il libro lo svela nel dettagli.
Simona Zecchi.



Questo incipit che apre il pezzo di ieri su Il Fatto è la scia sulla quale si sviluppa tutto il libro Pasolini massacro di un poeta. Tutto comincia da alcune telefonate. Non quelle, che anche ci sono state, per il recupero delle Pizze di Salò. No. Sono altre. È da li che si dipana il libro in uscita fra pochi giorni. Il 22 ottobre.
Simona Zecchi.




Il libro:

Titolo                     PASOLINI, MASSACRO DI UN POETA 

ISBN                     9788868333904 

Autore                   Simona Zecchi 

Collana                 INCHIESTE 

Casa Editrice        PONTE ALLE GRAZIE 

Dettagli                320 pagine. 

Prezzo di questa edizione cartacea 16,00€ 

In libreria il 22/10/2015


La presentazione del libro:

La Feltrinelli - Galleria Alberto Sordi - Roma  piazza Colonna 31/35, Roma

Venerdì 30 ottobre alle ore !8,00

Presenteranno il libro il giornalista d'inchiesta Paolo Mondani (Report), il magistrato Otello Lupacchini e la scrittrice e saggista autrice anche di teatro e radio Anna Vinci.

La pagina Facebook: 




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lunedì 12 ottobre 2015

"PASOLINARIA" - A quarant’anni dall’assassinio di Pasolini, sonata in contrappunto, in chiave di basso di Piero Zucaro il 07-11-2015

"ERETICO & CORSARO"
"PASOLINARIA" 
 A quarant’anni dall’assassinio di Pasolini
Sonata in contrappunto, in chiave di basso
di Piero Zucaro



«…perché ho perduto il destinatario.
Non vedo più con chi dialogare usando
quella sincerità addirittura crudele
che è tipica della poesia.
Ho creduto per tanti anni che un destinatario
delle mie 'confessioni' esistesse.
Mi sono dunque accorto che non esiste».
( Pier Paolo Pasolini: "Quasi un testamento"
pubblicato su Gente il 17 novembre 1975 )



 "PASOLINARIA"
Sabato 07.11.2015, dalle 18 alle 20,
Teatro "A.Rendano" (Sala Quintieri) -CS.
 
 

Il PROLOGO: lo scrittore Pino Sassano che intervista: - Pasquale Voza (prof.emerito di Letteratura-UNIBA),  Bruno Roberti (docente UNICAL-Cinema)  ed altri.

L'EPILOGO: "sonata in contrappunto in chiave di basso" di Piero Zucaro.





A quarant’anni dall’assassinio di Pasolini (2.11.1975), è perlomeno imbarazzante, se non agghiacciante, che alcuni intellettuali nostrani si preoccupino ancora di come si debba interpretare la sua morte, di quale significato allegorico le si debba attribuire, e che abbiano prodotto tanti arzigògoli sulla morte omosessuale, sulla morte sacrificale, sulla morte simbolo ecc., come si trattasse di un testo letterario e non di un omicidio!
Non se ne può pensare nulla finché non si conosce la verità, e se mai la si conoscerà, in un paese come il nostro «… senza memoria. Il che equivale a dire senza storia».
La cultura italiana, anche quella di tradizione marxista, è allergica a quel genere di figura così sbilanciata sulla singolarità individuale, tanto da doverle tessere attorno una specie di cordone sanitario.
 Mi riferisco alla serie di definizioni velenose da cui è stato bersagliato Pasolini nel corso degli anni, anche dopo la sua morte. Definizioni che mirano a delegittimarne la voce, a renderla ideologicamente e artisticamente sospetta. Gli intellettuali di sinistra lo hanno, infatti, definito "populista" (Asor Rosa), "reazionario nostalgico" (Sanguineti e molti altri), affetto da "delirio di onnipotenza" (Fortini).

P.Zucaro




V.R.: (tra il pubblico) 
Idiota!
Cercarmi dei seguaci, inventarmi una cerchia? Io non credo nell’esistenza del tuo mondo,
dove si cercano seguaci, dove s’inventano cerchie.
Sei un cadavere: e mi credi con te in una tomba.
Non sei mai esistito: ora, a un tratto risorto,
fai, parli, minacci: ma sei cadavere di morto. Sei così ipocrita, che come l’ipocrisia ti avrà ucciso,
sarai all’inferno, e ti crederai in paradiso.
Non illuderti: la passione non ottiene mai perdono. Non ti perdono neanch’io, che vivo di passione. 
Non siete mai esistiti, vecchi pecoroni papalini: ora un po’ esistete perché un po’ esiste Pasolini. Ehi voi! Gruppi culturali avanzati della borghesia! Voi che, in massima parte, vi definite "progressisti di sinistra" (compresi quei cattolici che tendono a costituire in Italia una Nuova Sinistra). Voi che tollerate, al vostro interno, quell’élite di sopravissuti al laicismo liberale crociano ed ai radicali, che vi fa da minoranza. A voi, dico: "Il nuovo teatro non è né accademico, (antico o moderno, quello con le poltrone di velluto per intendersi), né d'avanguardia (cantine, vecchi teatri in disuso, ecc., ecc., ecc...). Il nuovo teatro non si inserisce in una tradizione.
[...]
Pasolinaria di P.Zucaro


Sabato 07.11.2015, dalle 18 alle 20,
Teatro "A.Rendano" (Sala Quintieri) -CS.



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giovedì 16 luglio 2015

L'oriente di Pier Paolo Pasolini di Roberto Villa in mostra da Eataly Smeraldo

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro




“L'oriente di Pier Paolo Pasolini” di Roberto Villa in mostra da Eataly Smeraldo


L'Oriente di Pier Paolo Pasolini , “Il fiore delle mille e una notte” nelle fotografie di Roberto Villa.

È questo il titolo della mostra che Eataly Smeraldo ospiterà all'interno del suo centro congressi dal 17 luglio al 31 agosto. Eataly, alfiere della cultura alimentare italiana nel mondo, in collaborazione con Art Commission di Genova, Cineteca di Bologna e Fondo Roberto Villa, ha deciso infatti di rendere omaggio ad uno dei più grandi intellettuali italiani. Nell'ambito della mostra, curata da Rosalba Trebian, sarà proposta una ricca collezione di fotografie scattate da Roberto Villa durante le riprese del film “Il fiore delle Mille e una notte”, ultimo capitolo de “La trilogia della vita”.

Tra fermi di scenari suggestivi, primi piani del regista e scatti rubati durante la quotidianità delle riprese, il fotografo ha prodotto un documento felice sul lavoro di Pasolini in Oriente, ma anche uno degli ultimi sguardi su di un'area geografica in cui nel giro di pochi anni l'atmosfera fiabesca e il sogno di libertà avrebbero lasciato posto ad un prolungato scenario di guerra.

Ad inaugurare la mostra, che vedrà il Centro Congressi arredato con una serie di stampe realizzate nel 1973 sul set e oltre 300 immagini proiettate su due schermi, venerdì 17 luglio, alle ore 11.30 sarà proprio il fotografo Roberto Villa. In prima persona, durante un vernissage aperto al pubblico, ci racconterà l'esperienza mediorientale e l'amicizia con il grande artista. La mostra, in allestimento fino a fine Agosto, sarà ad ingresso libero, dalle ore 10 alle ore 24 (salvo indisponibilità del Centro Congressi per la preparazione o lo svolgimento di eventi privati).



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lunedì 1 giugno 2015

A Roma un’istallazione di Ernest Pignon-Ernest dedicati a Pier Paolo Pasolini

"ERETICO & CORSARO"



A Roma un’istallazione di Ernest Pignon-Ernest dedicati a Pier Paolo Pasolini
Catia Bagnoli 


Un fan­ta­sma si aggira per Roma in que­sti giorni: si depo­sita con i suoi mul­ti­pli, ade­ri­sce alle pie­ghe dei muri della nostra città. È il fan­ta­sma di una figura distur­bante, molto amata e molto odiata ancora oggi, quella di Pier­paolo Paso­lini, che Ernest Pignon-Ernest ci resti­tui­sce sotto forma di pietà dram­ma­tica e magne­tica, capace di rias­sume in sé l’icona del poeta intel­let­tuale ma anche il suo doppio-vittima, tenuto in brac­cio come un Cri­sto morto.
I rimandi pit­to­rici sal­tano imme­dia­ta­mente agli occhi nella cita­zione cara­vag­ge­sca (e miche­lan­gio­le­sca) del brac­cio pen­dente della depo­si­zione vati­cana, men­tre la nostra memo­ria corre ai mede­simi rimandi ico­nici cari a Paso­lini quando, in Mamma Roma, sacra­liz­zava la fine in galera del gio­vane pro­le­ta­rio Ettore come un Cri­sto morto del Man­te­gna. Non è un’immagine che possa lasciare indif­fe­renti: ho visto mac­chine fre­nare e con­du­centi scen­derne per fare una foto con il cel­lu­lare, per­sone fer­marsi e inter­ro­garsi davanti a que­sti grandi fogli di carta incol­lati. Non sem­pre le rea­zioni sono state di ammi­ra­zione, né que­sta può essere un’opera che chiede sor­risi e parole di con­ve­nienza. Qual­cuno ha anche voluto rimuo­verla in nome del rispetto per la puli­zia urbana. Per chi cono­sce l’artista fran­cese che in que­sti giorni gira per la nostra città cer­can­dovi i luo­ghi più sim­bo­lici e per­ti­nenti alle sue instal­la­zioni, l’intelaiatura murale più adatta per mate­ria, colore, segni già pre­senti, ma anche la luce fun­zio­nale al suo pen­nello, la sua firma appare imme­diata: Ernest Pignon-Ernest ha già lavo­rato nel nostro paese con instal­la­zioni impor­tanti a Cer­taldo, in pro­vin­cia di Firenze, nel 1980, e a Napoli, tra 1988 e il 95, dove Paso­lini ricorre come una figura di forte pre­senza. A Cer­taldo, luogo di nascita e morte di Boc­cac­cio, ispi­ra­tore del «Deca­me­ron» paso­li­niano, Pignon ha mon­tato un alle­sti­mento pen­sando all’immagine del poeta come vit­tima del nostro tempo. A Napoli lo ha evo­cato inse­ren­dolo su un muro ros­sa­stro pom­peiano presso la cap­pella di San­se­vero, in un qua­dro cara­vag­ge­sco dove c’è un Davide che regge con la mano la testa di Golia men­tre con l’altra tiene la testa di Pasolini.

L’installazione di Roma è dun­que la terza parte di un lavoro dedi­cato al nostro più dolce e pro­fe­tico intel­let­tuale, ancora oggi ber­sa­glio del per­be­ni­smo bor­ghese, ma punto di rife­ri­mento basi­lare per le gene­ra­zioni di insod­di­sfatti pas­sati e futuri.
Par­lare di street art per Ernest Pignon è ridut­tivo così come fer­marsi alla super­fi­cie del modo in cui que­sto arti­sta ha deciso di lavo­rare fin dal suo esor­dio nel 1966, quando mise su una instal­la­zione che riflet­teva i peri­coli del nucleare, con la silhouette dram­ma­tica di tutto ciò che restava di una vit­tima di Hiro­shima. Dall’esordio in poi tutti i suoi lavori sono stati rifles­sioni cri­ti­che di ombre della sto­ria e di nodi tra­gici e com­plessi delle nostre società. Penso alle instal­la­zioni straor­di­na­rie a Parigi per il cen­te­na­rio della Comune, con la cascata di vit­time della set­ti­mana di san­gue sro­to­lata lungo la sca­li­nata della basi­lica del Sacré Coeur, ai per­so­naggi che Pignon sce­glie, figure sem­pre inquiete e piene di inter­ro­ga­tivi, Rim­baud, Genet, Artaud, Maja­ko­v­skij. Fino al lavoro più com­pleto e straor­di­na­rio di Lyon, nell’antica pri­gione Saint Paul, prima che venisse tra­sfor­mata in uno spa­zio uni­ver­si­ta­rio, dove sono state tor­tu­rate e uccise molte vit­time del nazi­smo ricor­date dall’artista, tra cui lo sto­rico Marc Bloch, ma anche mili­tanti del movi­mento di libe­ra­zione alge­rino, come Ahmed Cher­chari, o il nostro anar­chico Sante Caserio.
Pignon riflette sulle con­di­zioni di costri­zione e disu­ma­niz­za­zione dei pri­gio­nieri e li imma­gina sper­so­na­liz­zati nella ripe­ti­zione osses­siva dei suoi arti­stici mul­ti­pli. L’idea di arte cri­tica di Prou­d­hon è alla base del lavoro di Pignon: sua è un’arte in situa­zione, for­te­mente intrisa di spi­rito etico, un’arte giu­sti­ziera, ossia attiva, che non si limita alla sem­plice espres­sione, ma eccita e sti­mola. Se vi capi­terà di vedere il film docu­men­ta­rio su Pignon e Napoli, del col­let­tivo Siko­zel, vedrete come le rifles­sioni delle per­sone comuni, del popolo, degli scu­gnizzi dei vicoli, sono per­ti­nenti e pene­tranti, come fanno pen­sare alla forza comu­ni­ca­tiva intrin­seca a una vera opera d’arte, che si tra­smette anche a chi non ha stru­menti per leggerla.

Fonte:
http://ilmanifesto.info/figure-multiple-dellumanita-perduta/



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Curatore, Bruno Esposito

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domenica 17 maggio 2015

ART Commission Events presenta al Parenti di Milano, l'”Oriente di Pasolini” nelle foto di Roberto Villa

"Le pagine corsare " 
dedicate a Pier Paolo Pasolini

Eretico e Corsaro

Il collage è stato creato da Eretico e Corsaro ed è di uso libero.
Le immagini in collage, sono di Roberto Villa
Isfahan - Moschea del Venerdì
Sul set del Fiore delle mille e una notte, di Pier Paolo Pasolini.
 
 
ART Commission Events
presenta
al Parenti di Milano,
l'”Oriente di Pasolini” nelle foto di
Roberto Villa
Dal 24 al 29 maggio


 

Estesi gli orari per un successo previsto.
 

L'oriente di Pasolini, narrato dalle bellissime immagini di Roberto Villa, fotografo di scena del set del film Il fiore delle mille e una notte. 
 

Dal 24 al 29 maggio 2015
10.30-14.00 e 16.30 a 22.00

In occasione dello spettacolo LA RICOTTA
in scena dal 24 al 29 maggio


ART Commission Events presenta la mostra
"L'oriente di Pasolini"
Il fiore delle mille e una notte nelle fotografie di Roberto Villa

La mostra, curata da Virginia Monteverde, vede l'esposizione di un gruppo di fotografie scelte fra oltre 270 immagini, scattate da Villa durante le riprese del film Il fiore delle mille e una notte.

L'incontro fra Pier Paolo Pasolini e Roberto Villa avvenne a Milano nel 1973. Fu lo stesso regista a invitare il fotografo a seguirlo in Iran e nello Yemen, per seguire le fasi di lavorazione del film nel suggestivo scenario delle città di Isfahan e di Sana’a, .

Villa rimase sul set per ben cento giorni e oggi, attraverso i suoi scatti, abbiamo a disposizione uno straordinario documento che ci mostra Pasolini e la sua troupe al lavoro sul set del film che il grande regista ha scelto come ultimo capitolo della sua Trilogia della vita. Non un semplice backstage, ma una rappresentazione reale e fiabesca al tempo stesso delle persone e dei luoghi che fanno da sfondo all'opera di Pasolini.

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